Arrivo

 

Giovedì, 22 marzo 1945


Non posso più rimanere a Ponte, la mia situazione si fa sempre più critica; vivo sempre con l'impressione che mi debbano venire a prendere da un momento all'altro. Da parecchio tempo non dormo più al Centrale, vado un po' da tutte le parti come un disgraziato. Il mio lavoro lo terminerà O.B.; questa volta con una recluta (D.A.) prendo definitivamente il largo per raggiungere il comando in Mortirolo. Tutto è preparato. Alle 23 sarò dietro le Canossiane. Zaino, mitra, pistole, bombe a mano, sono carico come un mulo. Dopo aver salutato C e compagnia, passo a prendere la roba da R che mi accompagna per 5 minuti, mi dà "in bocca al lupo" e rientra.
Alle 23 e 5 siamo già in marcia sulla via di Villa, andiamo veloci per passare col buio sopra Vezza. In poco più di un'ora siamo sopra Vione. Tiriamo dritto e passiamo benissimo sopra Vezza,  sbocchiamo in Val Grande e la risaliamo fino in fondo. Sono le due. La luna si è spenta e c'è un buio pesto. Abbandoniamo la via normale per raggiungere una baita fuori mano dove passare il resto della notte. Sfondato il tetto ed aperta la porta, acceso un bel fuoco, bevuto un buon te, mi caccio nel sacco a pelo e mi sveglio verso le 6.



Venerdì,23 marzo 1945


Si riparte, la strada è buona, la neve diminuita moltissimo. Verso le 8 siamo ai piedi del Pianaccio; se la neve sarà buona alle 10 al più tardi saremo al comando. La neve è bestiale, crostosa e marcia, si sprofonda in buchi fino alla cintola, bisogna procedere a carponi, bagnati come pulcini. Più di 3 ore e mezza; finalmente arriviamo.
Subito a colloquio con Gabrielli per le notizie e le novità di P e quattro chiacchiere coi vecchi amici. Alla sera rivedo Peppino e parliamo dei tempi passati. Il morale è altissimo, tutti sono allegri e tranquilli (nemico ferito).
Purtroppo una brutta notizia che mi viene comunicata con molta tristezza da Gallo: 2 giorni fa, in un sfortunato quanto banale incidente è morto il maresciallo Tosetti, colui che aveva sfidato fra i primi i colpi delle mitraglie fasciste, che in piedi presso i suoi uomini si era prodigato instancabile e coraggioso, è morto rientrando da una spedizione all'Aprica, a 200 metri dal Comando per lo scoppio di un sipex (bomba a mano inglese n.d.t) che teneva nello zaino.
Caduto squartato pronunciava il nome del figlio e spirava: ora riposa presso la chiesetta vicino ad un compagno morto di malattia.
Messaggio speciale: lancio imminente. Gli uomini sono tutti ai fuochi; alle 20,30 il rumore degli apparecchi si fa sentire, in un attimo i fuochi mandano vividi bagliori. Purtroppo la nebbia e le nubi bassissime impediscono lo sgancio. Sarà per domani. Me ne vado a dormire; io dormo per il momento in una cameretta della dependence dell'albergo alto con Pastasciutta e Mistrilli.


24 marzo, sabato.


Nessuna novità, la mattinata passa con qualche partita a stop. Nel pomeriggio, Gabrielli mi affida una squadra con relativo mulo e carretto per procurare legna per i fuochi dei lanci. Scendo fino alla caserma e faccio demolire un po' di pavimento: mentre il carico rientra, passo dalla tomba di Tosetti a rendergli gli onori militari. Il tempo sembra buono, speriamo nel lancio notturno; dovrebbero arrivare i mortai che saranno affidati a me. Rientra Tiù con 3 uomini: hanno recuperato 4 colli di viveri di conforto del lancio precedente. Distribuzione di "Cesterfiel" e cioccolato squisito. Rumore di aerei; i fuochi brillano simultaneamente, ma ancora la pessima visibilità ci frega. A nanna dopo aver bevuto un buon te con Peppino e Dido.

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