Styx

Cyclorama

Sanctuary

Track list :

1 Do things my way

2 Waiting for our time

3 Fields of the brave

4 Bourgeois Pig

5 These are the times

6 Yes a i can

7 More love for the money

8 Together

9 fooling yourself(palm of your hands)

10 Captain America

11 Killing the thing that you love

12 One with everything

13 Genki desu ka


Line up :

Chuck Panozzo Bass guitar vocals

Tommy Shaw Electric Guitar vocals

Glen Burtnik Electric Bass vocals

Lawrence Gowan Keyboards vocals

James "jy"Young Elctric guitar vocals

Todd Suckerman Drums percussions vocals

 

  Cyclorama è l’ennesimo disco per gli Styx, un gruppo che ha circa trent’anni di storia alle spalle ma che mostra ancora molta voglia di suonare e divertirsi.

  Dopo la breve parentesi con i Damn Yankees assieme col leone di Detroit ovverosia Ted Nugent con il quale hanno girato in tutta l’America all’inizio degli novanta, e una manciata di album pubblicati nel frattempo ritroviamo gli Styx con questa nuova avventura alle prese con i gruppi del momento.

  In Cyclorama si evince la voglia di far vedere agli altri che Tommy Shaw e company si devono la maggior parte dei gruppi odierni e soprattutto "Kiss your ass goodbye" tutti quei gruppettini tipo Linking Park Sum 41 President of United States etc. etc. spariscono del tutto anche perché non hanno storia.

  Bisogna dire che da parte degli Styx questo brano rappresenta una ruffianata niente male d’altro canto tutto fa brodo come si dice a casa mia.

  Personalmente ammetto una certa lacuna nella conoscenza totale della discografia all’epoca quando ancora vigevano il doppio mitico live incontrastati gli L.P. ne avevo circa due o tre tipo kilroy was Here e Paradise Theater certo questo nuovo disco è lontano mille anni luce dai dischi appena citati ma la classe è sempre quella e brani come "Fields of the brave"con quel suo Flavour alla Queen meets Beatles veramente fondamentale come del resto non mancano i brani più hard di cui "Captain America " ne è fulgido esempio. 

  Cyclorama non è uno di quei dischi che ti fanno gridare al miracolo ma senz’altro è uno di quei dischi da aggiungere orgogliosi alla discografia del gruppo Americano che americano di così non si può.

     Stefano Bonelli