IL GIORNO DELLE ELEZIONI

Accademia della Flotta Stellare.
San Francisco, Terra.

L'Aula Magna dell'Accademia aveva sempre fatto una certa impressione a Vaarik. Non erano tanto le dimensioni dell'ambiente ad intimorirlo, il soffitto ciclopico o le altissime gradinate. Nel corso della sua vita, Vaarik aveva visto un gran numero di strutture enormi, a cominciare dagli sconfinati altiforni in cui era nato, fino alle titaniche sale di udienza dei Reggenti sotto cui aveva lavorato, con buona pace dell'impegno quasi ossessivo dell'Alleanza nell'ostentazione architettonica del suo potere. Era invece tutta quella massa di persone a renderlo inquieto. Tutta quella gente, tutti quei cadetti, erano giunti in quel luogo attirati non da interessi personali o desideri di grandezza, ma semplicemente inseguendo quello che non poteva essere chiamato altro che un sogno. Il sogno di centinaia di culture che si univano pacificamente per marciare insieme in quel vasto territorio inesplorato che la galassia offriva, alla ricerca di nuove risposte e soprattutto di nuove domande. Ora quel sogno era davanti a lui, incarnato dalle migliaia di cadetti che gli sedevano intorno, rendendo quello un luogo quasi mistico per la carica di significati che attirava su di sé.

Quello era un concetto di fronte al quale anche il cinico e spietato Vaarik non poteva non provare un moto di timore e di rispetto.

Tuttavia, nei tortuosi sentieri che il destino amava seguire in questa galassia, quel moto di timore e di rispetto poteva tramutarsi in uno di fastidio e di irritazione con una rapidità a dir poco prodigiosa. Questo evento accadde esattamente nel momento in cui il vulcaniano udì le parole del capitano Maxwell e percepì su di sé la pressione di migliaia di sguardi rivolti verso di lui.

"Venite pure, cadetti, non siate timidi. Qui stiamo aspettando solo voi."

* * *

La cosa era iniziata quella mattina, quando lui, Renko, Foster e Dalton stavano lavorando insieme ad una consolle durante una lezione congiunta di Stark ed Ailoura sui sistemi di protezione delle comunicazioni subspaziali.

Come in ogni lavoro di gruppo che si rispetti, metà dei componenti stava pisolando biecamente appoggiati alla consolle, sbolognando in questo modo tutto il lavoro sulle spalle di Vaarik e Renko. Purtroppo, nel momento in cui uno degli istruttori si era avvicinato per controllare il lavoro dei cadetti, quelli, svegliatisi di soprassalto, avevano avuto la buona pensata di pigiare qualche bottone a caso, tanto per fingersi indaffarati. Quasi immediatamente, la loro consolle si era bloccata, riempiendosi poi di simboli assurdi. A poco a poco, il problema si era diffuso a tutto il sistema informatico dell'Accademia, causando problemi e malfunzionamenti a catena in numerosi sottosistemi, come quello dei replicatori, delle docce soniche e delle porte automatiche.

Nonostante le numerose e appassionate assicurazioni del quartetto che loro non c'entravano assolutamente nulla con il problema in corso, molti dei cadetti e anche alcuni degli istruttori, costretti assurdamente a nutrirsi di razioni d'emergenza, lavarsi con l'acqua fredda e aprirsi le porte da soli, avevano cominciato a lanciare loro sguardi decisamente ostili, al che i nostri avevano preferito chiudersi in un dignitoso silenzio e tentare di sopportare stoicamente quella piccola persecuzione nei loro confronti.

Tuttavia, la mancanza di un supporto informatico rendeva anche impossibile svolgere automaticamente il conteggio delle schede per le imminenti elezioni del rappresentante degli studenti, e a quanto pareva la famigerata procedura di volontariato coercitivo si era implacabilmente abbattuta su di loro.

* * *

Sapendo di non avere alcuno scampo, il vulcaniano si alzò in piedi tra il mormorio dei presenti, accompagnato da Foster, Renko e Dalton. I quattro scesero in un silenzio imbarazzato gli scalini della gradinata, mentre dentro di sé il vulcaniano recitava con fervore i versi di antiche ed oscure maledizioni vulcaniane la cui crudeltà avrebbe fatto venire la pelle d'oca ad uno squadrone di mercenari klingon. Sfortunatamente, nonostante la perfetta conoscenza del Vulcaniano Antico da parte di Vaarik, nessun demone divoratore di occhi si scagliò contro quella massa di lavativi senza disciplina che non avevano di meglio da fare nelle loro inutili vite se non stare lì a tormentarlo, quindi a lui e ai suoi compagni non restò altro che percorrere tutta la scalinata fino al centro dell'anfiteatro, ostentando un freddo distacco da ciò che gli accadeva intorno. Saliti sul palco, i quattro cadetti furono accolti dalla gioviale crudeltà del capitano Maxwell e da un altro gruppo sparuto di cadetti.

"Ora che il gruppo di volontari per le operazioni di spoglio dei voti è completo," continuò allegramente la donna, "penso sia il caso di presentare ufficialmente quelli che sono i candidati per il seggio di rappresentate degli studenti."

Maxwell prese un PADD dalla cattedra e si schiarì la voce con aria ufficiale. "Presentato dal Comitato Perfect, il cadetto del terzo anno Peter Eugene Perfect."

Salutato da un caloroso applauso, il capitano della squadra di Parrises Squares, un ragazzone alto e dalla mascella volitiva, si alzò dal primo banco, salendo con passo atletico i tre gradini della predella rialzata che sottolineava la posizione centrale dell'anfiteatro. Dopo che Maxwell ebbe sedato gli applausi con pochi cenni della mano, il capitano riprese a leggere dal suo PADD.

"Presentato dall'Unità Rivoluzionaria Socialista Studentesca, il cadetto del secondo anno Ilaij Vladimirovic Ulianov."

L'ovazione questa volta fu più limitata in numero, ma quelli che parteciparono furono doppiamente calorosi. Un istante dopo, Vaarik osservò con interesse il suo vicino di stanza coprire in pochi passi la distanza che lo separava dal centro dell'anfiteatro. Dopo un attimo di legittima perplessità, il vulcaniano ragionò che la candidatura di Ilaij non era poi così strana. Il russo aveva sempre dimostrato un interesse quasi ossessivo nei confronti della politica, e questa candidatura ne era la naturale conseguenza. Arrivato sul palco, Ilaij lanciò un'occhiata di sottecchi a Vaarik, poi salutò il pubblico con il pugno alzato, sollevando una seconda ondata di applausi dai suoi sostenitori.

Infine, Maxwell annunciò il terzo candidato.

"Presentato dal Movimento Indipendente Accademico, il cadetto del secondo anno Rebecca Goldblum."

Appena sentito quel nome, la metà maschile dell'auditorium si alzò in piedi applaudendo calorosamente, mentre una favolosa ragazza dai capelli rossi discendeva con lentezza le gradinate, arrivando fino al palco con andatura deliberatamente ondeggiante. Fino ad allora Vaarik non aveva mai avuto idea che anche Rebecca provasse un interesse per la politica, essendo invece conosciuta negli ambienti accademici per altre sue qualita'. In ogni caso, qualunque fosse l'obbiettivo di Rebecca, era piuttosto chiaro che intendeva usare tutte le armi a sua disposizione.

Mentre gli applausi scemavano sotto lo sguardo severo del capitano Maxwell, Vaarik ebbe modo di notare dalla sua posizione privilegiata uno scambio di sguardi tra Ilaij e Rebecca, e a meno che il vulcaniano non si sbagliasse, era uno scambio decisamente non amichevole.

Per nessuna ragione tranne il suo istinto, Vaarik avvertì un innegabile brivido di gelo correre lungo la sua spina dorsale.

Accademia della Flotta Stellare, Sezione Laboratori Scientifici.
Mezz'ora dopo...

All'uscita dall'Aula Magna, Vaarik aveva fatto di tutto per cercare di allontanarsi il più presto possibile dal luogo del delitto. Si era separato dagli altri del gruppo appena finita la presentazione dei candidati, ma si sarebbero rivisti il giorno seguente con gli altri scrutinatori per una lezione particolare sulle modalità di voto.

In quel momento il vulcaniano stava percorrendo a passo misurato il lungo corridoio di un edificio dell'Accademia riservata ai laboratori scientifici, rimuginando su quello che era successo nelle ore precedenti. Nonostante i suoi sforzi, Vaarik non riusciva liberarsi della spiacevole sensazione che qualcosa stesse andando storto. Tutta quella faccenda delle elezioni stava attirando un po' troppa attenzione, e per esperienza Vaarik sapeva che quando l'interesse di un gran numero di persone era catalizzata da un solo argomento, non sarebbe passato molto tempo prima che i problemi iniziassero a sorgere. Inoltre, le tensioni personali che già esistevano tra Ilaij e Rebecca non potevano fare altro che accelerare le cose. Le dinamiche emotive della cosa erano del tutto estranee al vulcaniano, che quindi non era in grado di fare una statistica sulle possibili soluzioni, ma conosceva abbastanza i due per sapere che le cose sarebbero peggiorate.

La storia era iniziata quasi due anni prima, all'inizio del corso in Accademia. Ilaij e Rebecca erano stati assegnati ad alloggi vicini nel Blocco J, lo stesso di Vaarik, e Ilaij aveva subito perso la testa per quella favolosa ragazza dalla chioma selvaggia. Da grande casanova quale si reputava, il russo si era lanciato immediatamente in una corte serrata, invitandola più volte ad uscire insieme. Neanche da dire che Rebecca lo aveva mandato rigorosamente in bianco per un buon semestre abbondante, ma i rapporti fra i due erano sempre rimasti estremamente cordiali. Poi, con l'inizio del secondo anno e l'arrivo di Eru, le cose erano decisamente peggiorate. Ilaij si era perso dietro gli occhi a mandorla e il fascino misterioso della chiropteriana, dimenticando completamente le grazie della sua adorata Rebecca.

Con grande stupore di Vaarik, questo cambiamento di prospettiva non era stato accolto dalla ragazza con un'alzata di spalle e un sospiro di sollievo, ma con un inspiegabile attacco di gelosia. Rebecca aveva dato fondo a tutte le sue risorse, tentando in ogni maniera di concupire il giovane russo, il quale però sembrava tutto perso all'inseguimento della silenziosa chiroperiana. La situazione era rimasta immutata per qualche tempo, almeno finché alcuni cadetti erano partiti per qualche settimana alla volta del Pianeta del Sempre per il seminario di fisica temporale. Vaarik aveva partecipato al viaggio in compagnia di molti dei suo compagni di corso, ma tra di loro non vi erano né Ilaij né Rebecca, entrambi non interessati ai corsi di meccanica temporale. Durante quel periodo, le cose tra Ilaij e Rebecca erano peggiorate esponenzialmente, e anche se Vaarik non conosceva i particolari, sapeva che tra i due si era instaurato un clima di aperta ostilità.

Ora, le tensioni personali si stavano sovrapponendo alle tensioni politiche, e pure essendo completamente impreparato su entrambe, Vaarik aveva la spiacevole sensazione che insieme costituissero una miscela decisamente esplosiva.

Conscio quindi dell'estrema pericolosità della situazione, Vaarik aveva deciso che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per tenersi alla larga da entrambi i concorrenti, svolgendo il suo lavoro di scrutinatore in maniera efficiente, ma senza lasciarsi trascinare in alcuna forma di delirio politico.

L'unica cosa di cui aveva bisogno era evitare di farsi prendere in mezzo da Ilaij e Rebecca, e tutto quanto sarebbe stato sotto controllo.

Sì, doveva fare proprio così.

"Compagno Vaarik!", lo aggredì la voce di Ilaij sbucando da una svolta che il vulcaniano aveva appena superato.

Sentendo quella voce irritante Vaarik si immobilizzò per un attimo, riprendendo poi immediatamente a camminare, tentando di svicolare in maniera sufficientemente rapida. La sua speranza era però del tutto illogica, naturalmente.

"Vaarik, compagno, aspettami!" lo rincorse Ilaij, tentando di richiamare la sua attenzione. Dietro di lui erano apparsi alcuni dei suoi sostenitori, carichi di volantini e striscioni rosseggianti.

Vaarik accelerò il passo.

"Ehi, Vaarik! Non mi senti?" proseguiva intanto Ilaij, gesticolando animatamente e tentando di raggiungere il vulcaniano insieme alla sua folta schiera di compagni. "Sono io! Ilaij! Aspettami!"

Vaarik si tuffò in mezzo ad un gruppo di persone disposte a capannello in mezzo al corridoio, scomparendo alla vista di Ilaij. Il russo si gettò all'inseguimento, ma la folla lo respinse come un muro di gomma. Quando finalmente grazie all'aiuto dei suoi sostenitori riuscì ad intrufolarsi in mezzo alla gente e a sbucare dall'altra parte, del vulcaniano non c'era più alcuna traccia.

"Ehi, voi," chiese ad un paio di cadetti del primo anno, "avete visto il compagno Vaarik passare di qua?"

"Chi, scusa?" chiesero stupiti i due, evidentemente allo scuro di quello di cui stava parlando.

"Ma sì che lo conoscete: alto, vulcaniano, capelli lunghi, pizzo, una cicatrice sulla fronte..."

"Ah, il beccamorto vulcaniano!" si illuminarono gli altri, ripetendo quell'odioso appellativo che Vaarik si sentiva ripetere di continuo. "No, di qui per fortuna non è passato."

Ilaij passò quindi a chiedere a qualche altro cadetto lì a fianco, ma nemmeno loro furono in grado di aiutarlo.

Scuotendo le spalle con aria afflitta, Ilaij rivolse uno sguardo alla sua truppa.

"Pare che sia svanito nel nulla, compagni," li informò, "ma noi non ci arrendremo. Quell'uomo deve essere nel mio comitato elettorale," disse con aria determinata. E insieme se andarono marciando come cosacchi.

In ascolto dietro alla porta di un ripostiglio per le scope nel quale aveva fortunosamente trovato rifugio, Vaarik non poté fare altro che passarsi sconsolatamente una mano sul volto.

Campus dell'Accademia della Flotta Stellare.
Alcune ore dopo...

Dopo l'agguato di Ilaij, Vaarik decise che era necessario essere più guardingo. Anche se non ne sapeva la ragione, sapeva per certo che, se era intenzione di Ilaij portarlo nel suo comitato elettorale, allora il russo avrebbe fatto di tutto per ottenere quello che voleva. Che lui fosse d'accordo o meno.

Immerso in queste cupe riflessioni, Vaarik non fece immediatamente caso al fatto che qualcosa nell'aria intorno a lui stesse cambiando. Quando però il cambiamento divenne così intenso da non poter più essere ignorato, la mente cosciente del vulcaniano si attivò immediatamente.

Guardandosi intorno, Vaarik notò che da un lato del vialetto che attraversava il campus c'era un folto gruppo di cadetti che si accalcavano in maniera insolita intorno a qualcosa che il vulcaniano non riusciva vedere.

Incuriosito dalla cosa, Vaarik deviò da suo cammino per ispezionare.

Mano a mano che si avvicinava, la calca diventava sempre più fitta. Fendendo la folla grazie alla sua aria di disastro imminente, Vaarik tentò di avvicinarsi alla fonte di tutta quella confusione, mentre intorno a lui nessuno sembrava fare caso al suo arrivo. Infine, dopo non poca fatica, il vulcaniano arrivò al cuore della confusione. E rimpianse immediatamente la sua curiosità.

Al centro del capannello, c'era una bancarella improvvisata di materiale plastico.

Sopra la bancarella, pile di volantini e branchi di spillette.

Attorno alla bancarella, il comitato elettorale di Rebecca.

Quattro ragazze e tre ragazzi, direttamente usciti dalla sezione "bold and beautiful" di stanza all'Accademia, stavano distribuendo gadget e sorrisi alla piccola folla di cadetti che si era radunata attorno alla bancarella. Cappellini, magliette, spillette olografiche, e su tutto il simbolo del movimento e il nome di Rebecca.

E naturalmente c'era anche lei. Fasciata dall'uniforme che metteva in risalto tutte le sue forme, distribuiva sorrisi e strette di mano muovendosi con la grazia felina di un le'matya sull'altopiano di Gol.

Deluso da quello che aveva trovato dopo tutta la fatica fatta per intrufolarsi nella folla, Vaarik accennò ad allontanarsi dalla bancarella quando qualcuno, probabilmente uno degli aiutanti di Rebecca, fece il grossolano errore di tentare di omaggiare il vulcaniano con un simpatico cappellino dai colori sgargianti.

"Dal dizionario Sedak-Nakawa-Tasselloni: la metereodemiurgia e' una particolare capacita' psicocinetica che consente ad un soggetto di alterare localmente il tempo atmosferico grazie alla sola forza di volontà. Scientificamente parlando, il dibattito circa l'esistenza della metereodemiurgia e' ancora aperto. Purtroppo non sono ancora state raccolte prove inconfutabili circa l'esistenza di tale fenomeno, e soprattutto finora non è stato possibile ripetere alcun esperimento in laboratorio."

Ora, sia che la metereodemiurgia esista veramente o che sia una sorta di leggenda metropolitana nell'ambito delle scienze psichiche, quello che è certo è che in quel momento tutti i presenti, indistintamente, avvertirono una folata di vento gelido spirare all'improvviso e la temperatura esterna calare repentinamente di alcuni gradi.

Il cappellino restò sospeso a mezz'aria nelle mani di colui che lo stava sporgendo, poi sembrò rimpicciolirsi sotto lo sguardo glaciale di Vaarik e tornare di corsa a nascondersi tra i suoi simili alla ricerca di sostegno e conforto morale.

Senza dire una parola il vulcaniano riprese ad allontanarsi, ma questa volta gli occhi di tutti erano puntati verso di lui. Sfortunatamente, non riuscì a fare più di un passo prima che Rebecca lo intercettasse.

"Oh, Vaarik, capiti proprio a proposito," disse. "Ho bisogno di parlarti un attimo. In privato," aggiunse poi, facendo cenno al vulcaniano di seguirla a qualche metro di distanza.

Il vulcaniano sollevò un sopracciglio, poi seguì la ragazza lontano dalla piccola folla attorno al banchetto. Dietro le sue spalle, il vulcaniano non poté fare a meno di sentire i soliti commenti poco edificanti sul suo conto che lo seguivano ovunque egli andasse.

"Senti, Vaarik," disse Rebecca appena furono fuori dalla portata delle orecchie degli altri cadetti, "volevo chiederti se ti andava di fare parte del mio comitato elettorale. Sai, per me sarebbe importante che tu ci fossi."

Vaarik rimase perplesso per qualche secondo, poi si incupì. "Sono desolato, Rebecca," disse il vulcaniano, "ma non sono minimamente interessato a farmi coinvolgere nelle vostre sciocche schermaglie politiche."

"Vostre in che senso?" domandò la ragazza, incuriosita dalle parole di Vaarik.

"Tue e di Ilaij," spiegò il vulcaniano. "Non più di tre ore fa il tuo avversario mi ha teso un agguato nell'ala dei laboratori per farmi la tua stessa proposta."

"Quel figlio di un kolchoz!" esplose Rebecca con insospettata eloquenza. "Non avrai accettato spero!"

Vaarik la guardò come avrebbe guardato un'alga unicellulare. "Come ho già detto in precedenza, non sono minimamente interessato a farmi coinvolgere nelle vostre sciocche schermaglie politiche."

"Ma io..." azzardò la ragazza, ma fu interrotta da un gesto perentorio di Vaarik

"La mia risposta è definitiva," la informò il vulcaniano. "Ti sarò grato se non insisterai ulteriormente sull'argomento." Poi girò le spalle e se ne andò senza darle tempo di aggiungere altro.

Mentre si allontanava sotto lo sguardo dei collaboratori del movimento di Rebecca, Vaarik ebbe la nettissima sensazione che, nonostante le sue parole, questa storia fosse soltanto all'inizio.

Accademia della Flotta Stellare, Sala Riunioni B11.
Il giorno seguente...

L'incontro per discutere le operazioni di spoglio delle schede stava andando meglio di quanto Vaarik si fosse aspettato. Oltre al capitano Maxwell, responsabile dell'organizzazione interna dell'Accademia, era fortunatamente presente anche il capitano Stark, apparso grazie alla capacità tipica dei vulcaniani di comparire ogni qual volta si debba dare voce a dissertazioni lunghe e particolareggiate. Grazie alle solide e inappuntabili parole del capitano, Vaarik aveva potuto godersi con interesse del tutto scientifico la spiegazione di termini esotici quali scrutatore, presidente di seggio, rappresentate di partito, tutto un campionario di personaggi di cui in quest'epoca di votazioni computerizzate non si era quasi mai sentito parlare.

Ritenendo conveniente arrivare alla riunione già preparato, Vaarik aveva fatto alcune ricerche di tipo storico durante la sera precedente, documentandosi su procedure di voto e modalità di elezione. Il sistema della Federazione si basava sul principio di democrazia, un concetto che a Vaarik, cresciuto e indottrinato in un luogo dove il potere lo deteneva chi se lo prendeva, appariva piuttosto curioso. Secondo quanto riportato nei testi, questa democrazia trovava il suo fondamento su un assioma la cui ipotesi di veridicità pareva a Vaarik piuttosto dubbia, ossia che è estremamente improbabile che un gran numero di persone facciano contemporaneamente lo stesso errore. Di conseguenza, aumentando il numero dei votanti si abbassava automaticamente la probabilità che venisse eletto un pessimo rappresentante. Questo concetto, per quanto intuitivo, trovava secondo Vaarik il suo contraltare nel fatto che era ugualmente improbabile che un gran numero di persone facessero contemporaneamente la scelta giusta, così come i valori esterni di una distribuzione gaussiana di probabilità sono quelli che hanno probabilità più bassa di trovare realizzazione. Il sistema democratico, quindi, sembrava a Vaarik un mezzo di governo che tendeva ad esaltare gli individui mediocri, reprimendo contemporaneamente quelli peggiori e quelli migliori.

Tuttavia, doveva ammettere il vulcaniano, nonostante le sue riserve su di esso, il sistema decisamente funzionava. Almeno per la Federazione.

Quasi senza accorgersene Vaarik lanciò uno sguardo agli altri partecipanti all'incontro, senza tuttavia perdere nemmeno una parola del capitano Stark. Da un lato del tavolo sedevano i suoi compagni di disavventure, intenti chi più chi meno a seguire la spiegazione. Di fianco a lui era Renko, intento a digitare instancabilmente sul suo inseparabile PADD, ma dalla sua posizione il vulcaniano non avrebbe saputo dire se stesse prendendo appunti o fosse impegnato in una sorta di videogioco. Più in là c'era Foster, che tamburellava con la penna ottica sulla superficie del tavolo, sembrando piuttosto ansioso di terminare il prima possibile quell'incontro. Da ultimo c'era Dalton che, senza alcun pudore, ronfava beatamente con la testa reclinata all'indietro. Se Vaarik fosse stato dotato di una certa carica immaginativa, non avrebbe potuto fare a meno di vedere una bolla attaccata al naso dell'umano gonfiandosi e sgonfiandosi a ritmo con il suo respiro.

Dall'altro lato del tavolo, invece, c'era l'altro gruppo di scrutatori, quelli cioè che si erano offerti come volontari e non erano invece stati cooptati biecamente dal capitano Maxwell.

Il gruppo sembrava piuttosto eterogeneo, ma, ora che ci pensava, Vaarik notò che erano tutti membri di spicco della squadra di Parrises Squares dell'Accademia. C'era Krufus della casa di Ruff'kut, uno dei pochi klingon iscritti all'Accademia disposto a praticare uno sport che non avesse a che fare con lo spargimento di sangue. Ovviamente la sua interpretazione del gioco era piuttosto rude, ma sempre entro i limiti del regolamento. Al suo fianco Peneloe Pytstop, una betazoide dai capelli biondi e una cura quasi maniacale per il suo aspetto. Subito dopo Patrick Pending, un umano allampanato che tutti chiamavano il Professore. Ancora oltre Clyde Oxmyx, uno dei sette iotiani iscritti all'Accademia. Nonostante fossero tutti e sette piuttosto bassi di statura, era voce comune che con loro in squadra la difesa fosse letteralmente antiproiettile. Da ultimo, un umano dal naso adunco e dagli inconsueti baffi neri spioventi. Nonostante Vaarik fosse restio a dare ascolto a considerazioni di carattere non strettamente logico, il vulcaniano doveva ammettere che gli occhi di quel Dick Dastardly decisamente non gli piacevano. E nemmeno gli piaceva il suo compare, un anticano basso e tozzo che passava le giornate a sghignazzare sulla panchina della squadra.

"...e quindi le operazioni di spoglio delle schede proseguiranno ad oltranza finché tutte le schede non saranno visionate."

Qualcosa nelle parole di Stark richiamò nuovamente l'attenzione di Vaarik.

"Mi perdoni, signore," chiese il giovane vulcaniano sollevando discretamente una mano. "Cosa intende esattamente con 'ad oltranza'?"

"Significa che proseguirete nello spoglio delle schede finché non saranno esaurite," spiegò l'istruttore. "Per assicurare il corretto svolgimento delle operazioni, durante l'intero periodo non potrete lasciare la stanza, né avrete altri contatti con l'esterno."

"Ehm, giusto per curiosità," chiese Foster grattandosi dietro un orecchio, "quanto tempo durerà l'intera faccenda?"

"Calcolando il numero di iscritti all'Accademia, il tempo medio di spoglio di ogni singola scheda, il tempo necessario alle inevitabili contestazioni..." Stark eseguì un rapido calcolo mentale. "Circa diciassette ore, ventiquattro minuti ed una manciata di secondi."

Il fracasso di una sedia che cadeva all'indietro mandando a gambe all'aria il suo cavaliere fece voltare tutti gli sguardi verso un estremo del tavolo.

"Tranquilli, non mi sono fatto niente!" disse Dalton piuttosto imbarazzato, tentando faticosamente di rialzarsi e assumere una postura dignitosa.

Peccato, non riuscì a trattenersi dal commentare dentro di sé il vulcaniano. Stavolta ci e' andata male...

Accademia della Flotta Stellare, Aula Magna.
Il giorno del dibattito...

Vaarik arrivò in Aula Magna che la sala già straripava di gente. Aveva deciso di arrivare all'ultimo momento per evitare incontri sfortunati, come avrebbero potuto essere quelli con Ilaij, Rebecca o con qualcuno del loro staff. Durante gli ultimi giorni, Vaarik era stato vittima di una caccia spietata da parte di entrambi i candidati, che tentavano in ogni modo di portarlo dalla propria parte. I due cadetti ce la stavano mettendo veramente tutta pur di fargli perdere la pazienza, nonostante sapessero che la cosa avrebbe potuto avere conseguenze spiacevoli, soprattutto per loro.

Infastidito dal ricordo degli eventi degli ultimi giorni, Vaarik varcò la soglia dell'Aula Magna, puntando dritto verso il palco che sottolineava la posizione centrale dell'anfiteatro. Intorno a lui c'era la folla dei sostenitori, che si accalcavano per trovare un posto nelle prime file in attesa del dibattito. Sul palco erano predisposti tre tavoli, uno per ogni movimento che si presentava alle elezioni, dietro i quali erano pronte alcune sedie per i collaboratori più stretti, e un leggio dal quale i candidati avrebbero fatto le loro dichiarazioni. A presiedere la seduta nelle funzioni di moderatrice, l'onnipresente capitano Maxwell.

I candidati erano già seduti ai loro posti, così come alcuni dei loro collaboratori. Perfect stava parlando animatamente con il suo braccio destro, Dastardly, forse discutendo un ultimo ritocco al suo discorso. Al tavolo di Ilaij regnava una calma irreale, mentre lui e i suoi irsuti collaboratori parlottavano con aria da cospiratori. Attorno a Rebecca, infine, sciamava la consueta torma di adulatori.

Mentre gli ultimi ritardatari prendevano posto, Vaarik fece alcuni passi in direzione del palco e con estrema calma percorse i tre gradini che gli permisero di salire su di esso. All'inizio il suo movimento non attirò più di tanto l'attenzione, poi a poco a poco alcuni di quelli sul palco colsero il suo spostamento e diedero di gomito ai propri vicini.

Con passo misurato il vulcaniano percorse parte del palco, dirigendosi in direzione dei tavoli dei candidati. Il primo era quello di Rebecca, e lei e i suoi collaboratori osservarono Vaarik avvicinarsi a loro, arrivare ad un braccio di distanza e passare oltre senza nemmeno degnarli di uno sguardo.

Sentendo i loro sguardi perplessi sulla nuca ma senza dare a vedere di farci minimamente caso, il vulcaniano proseguì in direzione del secondo tavolo, quello di Ilaij, mentre lui e i suoi collaboratori lo guardavano stupiti. Ilaij fece per accogliere il vulcaniano a braccia aperte, ma Vaarik superò anche lui senza guardarlo in faccia e proseguì imperterrito verso il tavolo di Perfect.

Questi lo accolse con un sorriso, mentre uno dei suoi collaboratori, il tozzo anticano Muttley, spostava per lui una sedia, spolverandola reverenzialmente con un piumino tirato fuori da chissà dove.

Mentre Vaarik si accomodava compostamente sulla sedia, Dastardly si sporse verso di lui, sussurrandogli mellifluamente "È un piacere inaspettato averti con noi, vulcaniano."

Il vulcaniano gli rivolse un cenno del capo, poi unì le mani sulla superficie del tavolo e assunse quell'aria vagamente meditativa che tendono ad assumere i vulcaniani quando vogliono evitare che qualcuno gli rivolga ulteriormente la parola.

Tuttavia i sensi di Vaarik erano sempre all'erta, e grazie al suo udito il vulcaniano poteva chiaramente sentire i commenti poco edificanti su di lui che provenivano dagli altri tavoli.

Il suo schieramento dalla parte di Perfect era stato del tutto imprevisto, ed aveva colto alla sprovvista un po' tutti quanti. I più stupiti erano sicuramente Ilaij e Rebecca, i quali si erano aspramente contesi la collaborazione di Vaarik.

In effetti, questa era una cosa alla quale Vaarik aveva pensato a lungo, nelle ultime ore.

Non c'era assolutamente alcun motivo logico per cui qualcuno volesse averlo nel proprio comitato elettorale.

Il suo comportamento era gelido, sprezzante, praticamente antisociale. Il suo atteggiamento da misantropo gli aveva attirato numerose antipatie, e i commenti ironici sul suo conto si sprecavano. Avere attorno un elemento del genere durante una campagna elettorale era una scelta del tutto sconsigliabile.

Anche la scusa, proposta da entrambi i candidati, di avere un vulcaniano nel proprio staff per dare credibilità al programma appariva fragile e inconsistente. L'Accademia era ricca di vulcaniani, molti dei quali avrebbero potuto fare come e meglio di lui.

Di conseguenza, non restava che un'unica motivazione che potesse spingere Ilaij e Rebecca ad un atto di tale portata autolesionista: il mero puntiglio di impedire all'altro di averla vinta nel convincere il vulcaniano.

Vaarik si era quindi ritrovato in mezzo a due fuochi, mentre i due candidati si litigavano la sua collaborazione come un trofeo da mostrare agli amici. Si erano talmente incaponiti su quell'argomento che sarebbero perfino stati disposti a subire il crollo di popolarità dovuto all'ingaggio del cupo vulcaniano pur di evitare che entrasse nelle file dell'altro.

Questo era un comportamento estremamente irragionevole, e Vaarik non era assolutamente disposto a tollerarlo.

Sfortunatamente, conosceva i suoi compagni di corso abbastanza bene da sapere che erano entrambi sufficientemente testardi da non arrendersi di fronte alla sua palese mancanza di interesse, e aveva quindi deciso di mostrare loro l'illogicità di quel comportamento tramite un gesto decisivo e vincolante, con il quale avessero dovuto confrontarsi sul piano pratico.

La logica della sua scelta appariva quindi chiara a Vaarik, e poteva essere riassunta in una assioma che il vulcaniano aveva imparato fin troppo bene: "se proprio devi schierarti dalla parte di qualcuno, schierati dalla parte di chi vince."

Quando, poche ore prima del dibattito, Vaarik era stato contattato dal braccio destro di Perfect, Dick Dastardly, il vulcaniano aveva visto in quello l'occasione che stava aspettando per la sua piccola lezione.

Alla sua repentina risposta, l'umano era rimasto grandemente sorpreso, come se si fosse già preparato a sostenere una lunga discussione per convincere il vulcaniano ad entrare nel suo comitato, ma era stato sufficientemente veloce da assecondare la sua fortuna senza fare ulteriori domande.

Ora il vulcaniano sedeva al tavolo con gli altri collaboratori di Perfect, sopportando con stoica determinazione gli sguardi stupiti e delusi di Ilaij e Rebecca.

Per qualche strana ragione che Vaarik non riusciva assolutamente a comprendere, i due avevano dato dimostrazione di aver sviluppato un certo attaccamento verso di lui, dichiarando più volte di considerarlo un amico. Quindi, in questo momento, dovevano di certo sentirsi feriti dal comportamento del vulcaniano.

Seppur controvoglia, Vaarik ammise a se stesso di provare un certo grado di disagio per quella situazione. La lealtà verso gli amici era un sentimento che anche i vulcaniani più oltranzisti non negavano di provare, e questo la diceva lunga sulla sua importanza nella cultura di Vulcano.

Tuttavia, Vaarik era anche consapevole della logicità delle sue azioni, e nessun sentimento di lealtà, per quanto meritorio, avrebbe potuto convincerlo del contrario.

Oltretutto, rifletté cupamente il vulcaniano, prima Ilaij e Rebecca avessero imparato a non fidarsi di nessuno, nemmeno degli amici più stretti, più a lungo sarebbero sopravvissuti contro la cinica indifferenza dell'universo che li circondava.

Se ci rifletteva bene, il suo era in fondo un nobile scopo.

Immerso nelle sue riflessioni, Vaarik si era perso l'inizio del dibattito. Il capitano Maxwell aveva fatto un breve discorso ai cadetti, ribadendo l'importanza del ruolo del rappresentante dei cadetti all'interno del comitato organizzativo dell'Accademia, e citando i nomi di illustri ufficiali che erano stati eletti a questo incarico durante il loro corso accademico e che avevano successivamente portato lustro e gloria alla Flotta Stellare durante il loro servizio attivo. Alla conclusione del discorso introduttivo, il capitano Maxwell aveva dato ufficialmente inizio al dibattito, invitando i candidati a fare le loro dichiarazioni.

La prima a prendere la parola sarebbe stata Rebecca. Vaarik vide la ragazza alzarsi con grazia dal posto che le era stato assegnato e dirigersi al leggio con passo elegante. A dispetto dell'assurdità della cosa, Vaarik avrebbe giurato di aver sentito il ronzio subliminale degli ormoni di gran parte dei maschi presenti in sala che si mettevano in agitazione osservando l'uniforme della cadetta che tirava esattamente nei punti giusti.

Rebecca si appoggiò delicatamente al leggio e per prima cosa scoccò alla folla uno dei suoi migliori sorrisi, i cui effetti furono sicuramente percepiti fino alle ultime file della piccionaia.

"Amici miei," disse Rebecca con voce calda e tranquilla, "molti di voi si staranno ora chiedendo che cosa ci facciamo qui oggi, mentre fuori è una splendida giornata e avremmo sicuramente cose migliori da fare che non stare qui rinchiusi ad ascoltare discorsi fumosi su chi tra noi abbia più faccia tosta degli altri."

Poi la ragazza alzò gli occhi blu intenso verso le file di cadetti.

"Ma non è così. Non ci sono cose migliori da fare di quello che stiamo facendo noi oggi. Oggi noi siamo qui per esercitare uno dei diritti più antichi e più difficilmente conquistati della storia della civiltà. Il diritto di voto non è solo un modo per scegliere una persona che ci rappresenti di fronte al potere, per meglio perseguire i nostri interessi.

"No, il diritto di voto è un atto sacro, un atto in cui noi dichiariamo a gran voce che noi abbiamo il diritto di decidere della nostra esistenza, che noi siamo padroni delle nostre vite, che noi non abbiamo paura di far sentire la nostra voce in qualunque occasione. È un grande potere quello che oggi noi abbiamo nelle nostre mani. E come dice il proverbio, da un grande potere derivano grandi responsabilità. Usatelo bene, usatelo con saggezza, e insieme potremo ottenere grandi risultati. Ma, attenzione.

"Usatelo con negligenza, o con trascuratezza, e avrete gettato via quello che i vostri padri e le vostre madri hanno conquistato con il loro sangue e il loro sudore, quello in cui hanno creduto e per cui hanno lottato."

Nel fervore del discorso, alcune ciocche di capelli color fiamma le scivolarono sul volto, e Rebecca se ne liberò con un movimento ferino del capo.

"Amici miei, ascoltate la mia voce, perché oggi io parlo con mille voci diverse, e parlo mille lingue diverse. E tutte queste voci dicono una sola cosa, una sola cosa: oggi noi celebriamo il nostro diritto di indipendenza!"

La folla rispose al discorso con un ruggito di gioia, inondando di applausi l'intera Aula Magna. Vaarik era stupefatto. Era certo che Rebecca sarebbe stata in grado di catalizzare un buon numero di sostenitori, ma non certo per le sue doti... oratorie, diciamo così. Invece quella che Vaarik si trovava davanti era una donna convinta delle sue idee, pronta a combattere e lottare per difenderle. Vaarik ebbe modo di meditare in profondità su questo suo stupore mentre Maxwell riportava la calma nella sala con non poca difficoltà.

Rebecca salutò la folla lanciando un bacio verso le gradinate, poi si diresse con passo felino al suo posto, incrociando Ilaij che, secondo nell'ordine di parola, si stava preparando a pronunciare il suo discorso.

Quando i loro sguardi si incontrarono Vaarik poté percepire distintamente una scintilla scoccare tra loro, in maniera non diversa dalle lame di due duellanti che sfreghino violentemente l'una sull'altra.

Tuttavia, qualcosa era cambiato in quello scambio di occhiate dalla volta della presentazione delle candidature, anche se il vulcaniano non avrebbe potuto dire cosa. Poi il momento passò e Rebecca guadagnò la sua sedia mentre Ilaij si impossessava del leggio.

Nonostante la bassa statura, il russo riusciva comunque ad incutere una certa dose di soggezione. Sotto quegli occhi color ghiaccio, la folla ammutolì rapidamente.

Ilaij aspettò ancora qualche istante, passandosi un fazzoletto sulla fronte stempiata, come a detergere il sudore di una giornata di lavoro. Poi parlò, e la sua voce era dura e rabbiosa come Vaarik non l'aveva mai sentita.

"Compagni!" gridò. "Poco fa, in questa sala, avete udito le parole dell'imperialismo. Avete udito le parole di chi, indossando la maschera seducente dell'individualismo, non ha altre mire se non ottenere il potere al solo fine di perseguire i propri meschini interessi. Avete udito le parole di chi vuole convincervi facendo leva sul carisma, sul consenso, sull'apparenza. Crede forse egli che il popolo non sappia decidere da solo qual è il suo destino?" domandò retoricamente Ilaij, scrutando la folla come a cercare tra di essa la risposta.

"Illuso!" tuonò infine, scuotendo gli ascoltatori dalle loro poltrone. "Mille volte illuso, perché egli non ha rispetto del popolo, e chi non ha rispetto del popolo è destinato a soccombere!"

La folla che riempiva l'Aula Magna era letteralmente stregata dalle parole di Ilaij, che il quel momento si trovava davvero nel suo ambiente naturale. Così come per Rebecca, il cupo vulcaniano non riusciva a spiegarsi le motivazioni di quel cambiamento. Vaarik conosceva Ilaij da quasi due anni, e il russo era sempre stato più che altro una scocciatura. Ora, invece, era un leader carismatico che parlava ad una folla ammaliata. Se quel cambiamento aveva una spiegazione logica, in quel momento Vaarik non riusciva proprio a trovarla.

Ma nel frattempo la voce di Ilaij era diventata poco più di un sussurro, come se stesse facendo una dolorosa ammissione.

"Non votate per me," disse infine in tono confidenziale, attirandosi più di uno sguardo perplesso. "Vi prego, non votate per me. Votate per le mie idee, votate per i miei sogni, votate per le mie utopie. Ma non votate per me: io sono solo un uomo, e gli uomini sono destinati ad essere dimenticati.

Gli uomini possono essere dimenticati, ma le idee sono per sempre!"

Il suo grido fu inghiottito dagli applausi della folla, così come aveva sempre sognato che sarebbe successo.

Mentre Maxwell lavorava nuovamente per frenare gli applausi e Ilaij tornava al suo posto, Vaarik notò che l'umore al tavolo di Perfect non era dei migliori. I discorsi di Rebecca ed Ilaij erano stati davvero buoni, e il loro ascendente sull'elettorato non poteva che essere aumentato. Come spesso succedeva, i risultati delle elezioni erano decisi soprattutto negli ultimi giorni, quando quella inevitabile percentuale di indecisi e perplessi sceglieva il proprio candidato. Perfect sapeva che avrebbe dovuto dare del suo meglio, se voleva mantenere il vantaggio accumulato nelle giornate precedenti. Determinato a non farsi scavalcare, il giovane si alzò dalla sua sedia con passo baldanzoso e si incamminò verso il leggio.

Intanto, mentre l'attenzione di tutti era catalizzata al candidato, Vaarik ebbe modo di notare che Dastardly, seduto accanto lui, non sembrava minimamente preoccupato dalla piega che avevano preso gli eventi. Se ne stava lì, tranquillo, a ridacchiare sommessamente sotto i baffi spioventi così inconsueti per uno della sua età, mentre gli altri collaboratori sudavano freddo in attesa del discorso di Perfect. Era davvero così sicuro che il suo candidato fosse indiscutibilmente superiore agli altri, o c'era qualcosa sotto?

Intanto, Perfect aveva iniziato il suo discorso.

"Nel momento in cui un cadetto entra in Accademia, è come se si mettesse al timone di una stravagante nave, perché non si può certo dire che la vita di un cadetto sia comune né semplice, sempre in gara. Sempre in corsa su di un circuito che ci può apparire senza senso, con diramazioni assurde o barriere impreviste. Ostacoli che vengono posti sul nostro percorso per testare le nostre capacità, che ci spingono ad escogitare originali artifici per poter andare avanti. Ostacoli che non si possono superare se si è al timone di navi obsolete od eccessivamente corazzate ma neanche piene di fronzoli. Per superarli ci vuole una marcia in più, ci vuole il turbo, ed io posso fornirvelo. Se mi darete il vostro appoggio, farò in modo che questo percorso si snodi innanzi a voi in maniera lineare, privo di curve pericolose ed interruzioni improvvise."

Perfect fece una pausa ad effetto, per catalizzare l'attenzione del pubblico.

"Amici, se mi sosterrete io mi impegnerò a far si che il cammino che avete imboccato sia il più possibile onesto e privo di trabocchetti. Giusto, Dick?" chiese al suo braccio destro, seduto al tavolo accanto a Vaarik.

"Giusto, Peter" rispose l'umano, sfregandosi come di consueto le mani adunche.

"Se mi eleggerete come vostro rappresentante, condurrò la nostra pazza corsa verso il traguardo che tutti ci prefiggiamo: il diploma di ufficiale della Flotta Stellare!"

A questo punto l'intera squadra di Parisses Squares e molti dei loro più accaniti tifosi esplosero in un ovazione che quasi coprì le ultime parole di Perfect. In un istante, il palco venne invaso da una squadra di ragazze e ragazzi pronti per l'occasione, ognuno munito di due enormi pon-pon rossi bianchi e blu e di una maglietta attillata con il simbolo del Comitato Perfect.

Da quel momento in poi, il tono politico del dibattito degenerò notevolmente.

Quartiere di China Town.
Quella sera stessa...

Vaarik aveva raggiunto il locale di Chun insieme a Foster e alla sua compagna di stanza Ripley. Con grande sconforto dei tre, videro che un numero impressionante di cadetti aveva avuto la loro stessa idea, ossia cercare un locale nei dintorni dell'Accademia dove mangiare del cibo degno di tale nome e non le assurde razioni di pongo propinate in mensa fino a che il problema del computer non fosse stato risolto. Stavano quasi per dirigersi ad un altro locale quando tra la folla intravidero Dalton e Renko. Quando riuscirono a raggiungerli, le notizie che portarono non furono delle più confortanti.

"Dentro è completamente murato di gente, non entreremo mai. Proviamo ai Tre Tellariti?"

"L'orda barbarica ha già invaso anche quello," disse sconsolatamente Foster. "Non vedo l'ora che i replicatori rientrino in funzione."

Ma Renko aveva altro da raccontare che i problemi di sovraffollamento da Chun.

"Non crederete mai a quello che mi è successo," annunciò. "Questa mattina ho avuto un'interessante chiacchierata con Dick Dastardly, il braccio destro di Perfect."

"Anche tu?" chiese Foster, adombrandosi. "Guarda caso, da quando siamo stati nominati scrutatori gli sforzi dei candidati per farci entrare nei loro comitati elettorali sono praticamente triplicati."

"Pensate che Dastardly è perfino arrivato a ricattarmi," rivelò Renko scuotendo la testa incredulo. "Cioè, non è che l'abbia proprio fatto esplicitamente, ma ha lasciato intendere che se non davo loro il mio appoggio avrebbe informato chi di dovere dei rapporti che scrivo regolarmente al mio pianeta informandoli di come sia lo stile di vita all'interno della Federazione."

"Un tentativo a dir poco goffo," commentò Vaarik sollevando un sopracciglio.

"Decisamente goffo," confermò Renko, "tantopiù se tieni conto del fatto che del mio temibile ruolo di 'spia' sono a conoscenza il Rettore, l'ammiraglio DeLeone, il capitano Maxwell, tutti gli istruttori, ed in più almeno un'altra decina di cadetti miei amici, tra cui voi."

"Già mi vedo i titoli," scherzò Foster mimando con le mani un enorme cartellone pubblicitario. "512.451, da Delta Gamma con candore... no, no, meglio: 512.451, una cascata di shuriken!..."

Tutti sghignazzarono alla battuta di Foster, e perfino Vaarik increspò le labbra nel più infinitesimale dei sorrisi. Tutti tranne Dalton, che invece rimase stranamente serio.

O per meglio dire, mortalmente serio...

Accademia della Flotta Stellare, Aula B21.
Il giorno dello spoglio delle schede...

Lo spoglio delle schede era stato uno dei lavori più noiosi e snervanti che il vulcaniano avesse mai dovuto svolgere. Più di una volta. Vaarik si era sorpreso a ripensare quasi con nostalgia a quei bei lavori che svolgeva quando era più giovane nell'universo dello specchio, come spostare sacchi di cemento in mezzo ai rovi e cose simili.

Quello che Vaarik non riusciva a comprendere era come potesse esserci una tale varietà di errori e di imprecisioni in un compito talmente facile che, dicendolo con uno dei paragoni preferiti di Foster, anche una scimmia arturiana ammaestrata avrebbe potuto farlo ad occhi bendati e con le mani legate dietro la schiena.

Dovevano prendere un foglio di cartoncino, prendere una perforatrice, e fare un foro nel cartoncino in corrispondenza del nominativo prescelto. Cosa c'era di così difficile?

E invece no, c'era della gente che faceva buchi ovunque tranne che nella zona contrassegnata, o che li faceva in corrispondenza di tutti i nominativo, altri ancora che riducevano il cartoncino come un groviera svizzero dopo il passaggio di un'orda di lemming inferociti.

E quelli erano i cadetti destinati un giorno a diventare l'élite della Flotta Stellare? Vaarik scosse cupamente la testa e si mise davanti un'altra pila di schede elettorali orribilmente sfigurate.

Erano ormai più di sette ore che scrutinavano i voti, e gli scrutatori cominciavano ormai a dare i primi segni di instabilità mentale, dovuta all'isolamento e all'attività alienante che stavano svolgendo. Alcuni, come Foster o Peneloe, erano sprofondati nella più profonda apatia, mentre altri, come Krufus o lo iotiano Clyde, mostravano una certa aggressività, ma era difficile quantificare quanto questa fosse dovuta alla situazione contingente o al loro comportamento abituale.

Quelli che sembravano divertirsi più di tutti erano però indubbiamente Dastadly e Muttley, che sghignazzavano in continuazione dandosi di gomito con aria furtiva.

Davvero Vaarik non capiva cosa ci fosse di così divertente.

Esaurite le schede in una delle prime urne Dalton e Dastadly si alzarono per andare a recuperare la seconda. Appena si furono allontanati, e mentre gli altri si prendevano una meritata pausa di riposo, dagli altoparlanti dell'interfono scaturì gracchiante e distorta la voce di Dalton.

<"Non funzionerà mai, Dastardly. E' il piano più ridicolo che abbia mai sentito.">

Molti dei presenti in sala si guardarono l'un l'altro stupiti, incerti sul significato di quello che stava succedendo. Altri, invece, si guardarono con aria stranamente soddisfatta.

<"E' un piano perfetto, invece! Ho calcolato tutto nei minimi dettagli. Abbiamo l'urna, e non ci resta che invalidare tutti i voti a favore degli avversari. Ho anche rubato un perforatore per le votazioni.">

Allibiti per quello che stavano sentendo, gli scrutatori concentrarono la loro attenzione sulle voci senza corpo che stavano sentendo.

<"Appunto, Dick, è proprio questo il problema. Non credi darebbe un pochettino troppo nell'occhio se, improvvisamente, venisse trovata una gran quantità di schede nulle a sfavore di Perfect e per coincidenza proprio nell'urna che abbiamo trasportato noi?">

<"Ah! Ho pensato anche a questo. Ho fatto in modo che gli scrutatori venissero scelti nella squadra di Perfect: sono tanto fiduciosi della sua vittoria che non si accorgerebbero di nulla. Per quanto riguarda voi... Foster non è minimamente interessato alla politica e non dovrebbe fare questioni, tu e Renko siete ormai nelle mie mani, anche se lui si ostina a negarlo, e infine il corvaccio vulcaniano ha avuto la bella pensata di saltare sulla barca del vincitore ancora prima che potessi trovare qualcosa per ricattare anche lui...">

Ciò che stava succedendo aveva del surreale. Come in sogno i cadetti andarono alla finestra e videro che l'intera Accademia si era congelata con il naso all'insù, attonita di fronte alla conversazione che giungeva alle loro orecchie.

<"Ma... è impossibile! Come potevi sapere che ci sarebbe stato bisogno di contare i voti a mano? Non posso credere che tu l'avessi previsto!">

<"E' questo il colpo di genio!"> giubilò la voce gracchiante di Dastardly, ignara di essere udita da ogni singolo membro dell'Accademia. <"Sono stato io a criptare l'intero sistema di computer! Mentre tutta l'Accademia pensava foste stati voi, in realtà era stato Muttley a inserire un virus appositamente studiato...">

<"Intendi dire che è stato Muttley, su tuo ordine, ad incasinare il computer? E che invece io, Renko, Vaarik e Foster non c'entriamo assolutamente nulla con quello che è successo?"> chiese la voce di Dalton, cercando di scandire bene le parole affinché fossero ben chiare. Questo però mise in allarme Dastardly.

<"Dimmi un po', Dalton, come mai tutte queste domande proprio adesso?">

<"Mah... così, non c'è un motivo preciso... ehi! No! Fermo, cosa cerchi di fare?..."> La conversazione venne interrotta dai rumori di una piccola colluttazione, poi riperse con la voce oltraggiata di Dastardly. <"Un registratore! Nascondevi un registratore?!? Avrei dovuto sospettarlo, razza di doppiogiochista! E tu ti aspettavi di fregarmi così, eh? Fregare me, un genio, con questi mezzucci preistorici?">

<"Si, è vero, lo ammetto,"> rispose Luke, esibendosi in una notevole prova d'attore. <"Volevo registrare questa conversazione per ricattarti e tenerti in scacco... ma tu mi hai scoperto, e ormai non ho più scelta. Io sono in mano tua, ma prima dimmi: perché? Perché tutto questo?">

<"Perché Perfect è un burattino! Quello non è in grado di distinguere un piccione da un biplano, figuriamoci! Io avrei esercitato il potere, e se qualcosa fosse andato storto sarebbe stato lui a prendersi tutta la colpa. Capisci la perfezione del mio piano? Riesci ad intuire la mia genialità? Ed ora, nulla può più andare storto! NULLA!">

Proprio in quel momento dall'interfono giunsero dei rumori confusi, poi si udì Dastardly lanciare un grido stupito.

<"Ehi! Chi siete voi? Sicurezza? Ma... cosa fate? No! Un momento! Fermi! Lasciatemi, brutti... Aiuto! Soccorso! MUTTLEY, FA' QUALCOSA!!!">

Accademia della Flotta Stellare, Blocco J.
Quella sera stessa...

Vaarik stava camminando a passi misurati lungo il corridoio principale del Blocco J, quello dove si trovava l'alloggio che divideva tristemente con Dalton.

Data l'ora piuttosto tarda il corridoio era fortunatamente deserto, e gli unici rumori che si udivano erano il rimbombare dei suoi passi e qualche suono sporadico proveniente della stanze, laddove i cadetti stavano ascoltano della musica o guardavano qualche programma olografico.

Il vulcaniano si fermò di fronte alla porta di un alloggio, per la precisione quello che Ilaij divideva con un altro cadetto del suo corso. Respirando profondamente, Vaarik esitò un istante prima di poggiare il dito sul campanello.

Il vulcaniano aveva fatto di tutto per allontanare da sé quell'amaro calice, ma nonostante tutti i suoi sforzi alla fine non era riuscito a posporre ulteriormente quel momento.

Durante tutta la sua permanenza all'Accademia di Flotta, Vaarik aveva sempre considerato Ilaij e Rebecca creature bizzarre, frutto di un universo al quale si sentiva completamente alieno e di cui in definitiva non gli importava assolutamente nulla. Tuttavia, negli ultimi giorni li aveva visti impegnati a lottare per le proprie idee, pronti a mettersi in gioco per fare qualcosa per gli altri. Ilaij e Rebecca si erano impegnati duramente per ottenere quel seggio di rappresentante, e anche se Vaarik non riusciva assolutamente a capire le loro motivazioni, un vulcaniano aveva il dovere di riconoscere un lavoro ben fatto quando ne vedeva uno. Sfortunatamente poi le elezioni avevano preso la direzione che tutti sapevano, e di conseguenza il loro lavoro sarebbe dovuto ricominciare tutto daccapo.

Forse proprio in virtù di questo fatto, Vaarik era riuscito ad inghiottire parte del suo orgoglio e aveva deciso che i suoi due compagni di corso meritavano una spiegazione per il suo comportamento. Non delle scuse, sia ben chiaro: Vaarik era ancora fermamente convinto che in quel momento la sua era stata la scelta più logica.

Però, alla luce degli eventi successivi, Vaarik non poteva più negare che se non altro doveva ai due umani una spiegazione del perché avesse deciso di schierarsi con Perfect. In questa maniera, avrebbe potuto assicurargli che la sua era stata una decisione dettata dalla logica e non un gesto di disprezzo personale, cosa che, in definitiva, era ciò che gli premeva chiarire.

Tenendo ben presente le motivazioni di quello che stava facendo, Vaarik fece quindi un ultimo respiro e sfiorò con un polpastrello il comando sonoro della porta. Il cicalino trillò come di consueto, ma dall'interno non giunse alcun invito ad entrare. Anzi, grazie al suo udito il vulcaniano fu in grado di percepire dei rumori all'interno, come se qualcuno stesse inciampando in tutti i mobili dell'alloggio. Insieme a quello, però giunse all'orecchio di Vaarik anche un altro suono, come se qualcuno stesse tentando di soffocare delle risatine inopportune.

Il vulcaniano attese ancora qualche istante di fronte alla porta, indeciso se suonare nuovamente il campanello o fare marcia indietro, quando la porta scivolò di lato rivelando la figura di Ilaij con un lenzuolo avvolto intorno al corpo come un antico romano. L'umano stava saltellando su un piede solo, mentre si teneva l'altro con entrambe le mani.

"Ho sbattuto l'alluce scendendo dal letto," spiegò il russo, biascicando ogni parola con il suo consueto accento.

"Sono spiacente di disturbarti, Ilaij," disse Vaarik un po' imbarazzato. "Forse stavi dormendo."

"Non preoccuparti, non stavo dormendo," rispose rapidamente Ilaij. "Volevi qualcosa?"

"Volevo parlarti di una questione personale, ma forse non è il momento migliore," commentò Vaarik, poi il suo sguardo cadde su qualcosa sparso in mezzo all'alloggio di Ilaij. Sentendo le sue orecchie che diventavano sempre più verdi, Vaarik capì che si trattava di vestiti, sparsi in tutto l'appartamento nei luoghi più impensabili. Tra di essi, faceva bella mostra di sé un reggiseno che penzolava pigramente da una lampada.

Decisamente non è il momento migliore, decise immediatamente Vaarik.

Ilaij notò lo sguardo di Vaarik e lo seguì fino al reggiseno incriminato. In quel momento, dalla stanza da letto provenne una voce che indiscutibilmente non apparteneva al compagno di stanza di Ilaij.

"Sono felice di vederti, Vaarik," disse Rebecca facendo spuntare solo la testa dallo stipite della porta. I suoi capelli rossi erano scarmigliati come Vaarik non li aveva mai visti prima. "Anche se forse non è la situazione migliore per farlo, volevo ringraziarti per quello che hai fatto per noi durante la faccenda della elezioni."

"Fatto per voi?" chiese Vaarik sinceramente confuso, non sapendo tra l'altro se guardare Ilaij, Rebecca, il reggiseno o la moquette ai suoi piedi.

"Sì, quello che avete fatto tu e i tuoi amici per smascherare quel furfante di Dastadly è stato davvero eccezionale. Senza di voi l'avrebbe quasi certamente fatta franca."

"E' vero," si inserì Ilaij, che nel frattempo aveva smesso di saltellare. "Poi la tua idea di infiltrarti tra i collaboratori di Perfect è stata a dir poco geniale. Avrei voluto averla io!"

Vaarik non avrebbe potuto essere più confuso. Era vero che Dalton e Renko avevano teso una trappola a Dastadly per indurlo a confessare, ma in realtà lui c'entrava poco o nulla in tutto quel piano.

Tuttavia, una delle cose che il vulcaniano aveva imparato nella sua vita era di non farsi mai sfuggire le occasioni propizie. In quel momento, una luce sinistra prese a brillare negli occhi nerissimi del vulcaniano.

"Vi ringrazio," disse Vaarik producendosi in un lieve inchino. "In effetti non è stato facile convincere Perfect a farmi entrare nel suo comitato elettorale, ma la presenza di qualcuno all'interno era indispensabile per la riuscita del piano."

"E chi avrebbe dubitato delle parole del vulcaniano più serio e taciturno di tutta l'Accademia?" commentò ironicamente Rebecca, sempre facendo spuntare solo la testa. "Vaarik, sei un vero demonio!"

"Qualcosa del genere," rispose Vaarik, permettendosi quello che poteva essere considerato l'equivalente vulcaniano di un sorriso. "Ora però devo andare. Oggi è stata una giornata faticosa e desidero riposare. Buonanotte... a tutti e due."

"Ehm, Vaarik..." disse Ilaij tossicchiando imbarazzato. "Ti sarei ancora più grato se potessi essere... discreto su quello che hai visto qui stasera."

"Sono un vulcaniano," disse Vaarik come se spiegasse il teorema di Weierstrass ad un paguro delle sabbie. "Nel dizionario alla parola discrezione c'è una nostra fotografia."

"Grazie ancora, compagno. Buonanotte," lo salutò Ilaij chiudendo la porta, mentre Rebecca scompariva nuovamente nella stanza da letto.

Di fronte alla porta chiusa dell'alloggio di Ilaij, Vaarik decise che, definitivamente, non sarebbe mai riuscito a capire che cosa potesse passare nella testa di un umano.

* * *

Oltre la porta che il vulcaniano aveva appena visto chiudersi, Ilaij scivolò nuovamente tra le lenzuola e tra le braccia di Rebecca.

"Mi spiace per l'interruzione," disse dolcemente il russo accarezzandole i capelli. "Forse avrei dovuto mettere un cartello 'non disturbare' fuori dalla porta."

Intanto però Rebecca lo stava guardando in maniera strana. "Cosa c'è?" le chiese, appoggiandosi su un gomito accanto a lei.

"Niente," rispose la ragazza sorridendo. "Mi stavo solo chiedendo come abbiamo fatto io e te a finire qui insieme."

"Be', dunque," disse Ilaij cercando di ricordare. "Se non sbaglio tu eri venuta nel mio alloggio per dirmi che il comitato organizzativo aveva deliberato di indire nuove elezioni appena fosse stato possibile. Io ho detto che un avvenimento del genere doveva essere adeguatamente festeggiato, al che tu..."

"Non intendevo dire questo," ridacchiò Rebecca, arrossendo leggermente al ricordo di quello che aveva fatto. "È che mi sembra talmente strano... io e te, dopo tutto quello che è successo... mi chiedo come potremo spiegarlo ai nostri amici."

"Be', non c'è nessun regolamento che vieti a due avversari politici di stare insieme. Forse non sarà un rapporto facile, ma del resto... quale rapporto lo è?"

Rebecca dovette riconoscere che in fondo Ilaij aveva ragione. "Però c'è una cosa che mi devi promettere. Chiunque di noi vincerà le elezioni, l'altro non dovrà prenderla come un fatto personale." Puntò un dito verso il naso di Ilaij. "Promettilo, avanti!"

"Sui baffi di Stalin," le disse il russo afferrandole in dito al volo e baciandole il polpastrello. Poi sospirò malinconicamente. "So che per te sarà una cosa dura da accettare, perciò apprezzo quello che hai detto."

Rebecca gli lanciò uno sguardo di sfida. "Guarda che sarai tu a dover fare i conti con la sconfitta, caro mio!"

"Non credo proprio," le disse Ilaij beffardamente. "L'avanzata del socialismo non può essere arrestata."

"Ah sì?" disse allegramente Rebecca. "Vediamo se almeno posso riuscire a ritardarla!"

Poi abbrancò Ilaij per i fianchi e iniziò a fargli il solletico senza pietà, insensibile alle soffocate proteste del russo.

FINE CAPITOLO