RINASCITA

Principio

Ripley Nove, Ripley Nove. Ripley Nove.

Nove.

Nove.

Nove.

Il numero da una voce disincarnata, ripetuto nel nulla, l'eco sempre più forte, sempre più indistinto, fino a fondersi in un rumore bianco.

[stacco.]

Una bambina, con un piccolo vestito azzurro a fiori. Ride. Sta correndo in un campo coltivato. Grano maturo, un mare dorato in movimento, con i punti rossi dei papaveri, illuminato dal caldo sole estivo. La bambina corre, corre, inciampa, cade, ride. Sentiamo la sua voce. "Mamma, mamma, è vero che non esistono i mostri?"

[stacco.]

Un corridoio buio, scuro, gocciolante di umidità. Passi pesanti, resi ancora più goffi dal massiccio mitragliatore che la donna si sta portando dietro. Le orecchie tese a sentire ogni più piccolo rumore. Una a frase a denti stretti. "È vero che non esistono i mostri?"

[stacco.]

Le grigie pareti di quello che non può essere che una prigione in un pianeta dimenticato dall'universo. La consapevolezza di sapere di averne una dentro. La corsa affannosa nel corridoio di cemento sbrecciato, verso la luce. E poi la fornace. La fornace.

[stacco.]

Buio.

Inganno

Il generale Perez guardò i due dottori con aria inquisitoria. "Avete detto... un backup?"

Il dottor Wren appoggiò le mani sul piccolo tavolino con ricercata noncuranza. "Una copia di sicurezza. Ciò che abbiamo tra le mani è troppo importante perché non si prenda ogni tipo di ...precauzione, generale."

"Capisco, dottor Wren" il generale aveva dato al titolo un'inflessione percettibilmente spregiativa. Wren decise di non farci caso. "Potevate essere più chiaro, comunque."

"Non si preoccupi. Ho fatto approntare una capsula speciale. La mia intenzione era di... lasciarla in un posto sicuro, in modo che la si possa andare a riprendere nel caso... servisse, ecco tutto."

"Lei pensa davvero che in orbita attorno a Europa possa essere... "sicuro," dottore?"

"Me l'avete confermato voi più volte, generale. E poi, chi vuole che vada a vedere che cosa ci possa essere in orbita attorno a Giove?"

"Già."

"Comunicazione per il generale" si udì dall'interfono.

Perez accusò ricevuta, e l'addetto comunicazione continuò: "è arrivato quel cargo di ...materiale... che aveva richiesto, signore. La nave cargo Betty chiede di attraccare."

"Bene. Permesso concesso, chiudo" e spense l'apparecchio.

"Dottore, è roba che le appartiene."

"Lo so" rispose quest'ultimo, con un ghigno sinistro sul volto...

Lontano

Immersa nel liquido di stasi, sognava. Davanti alle stelle, pianeti, pianeti, galassie. Era solo un grumo di cellule, eppure sognava. Di guardare nell'anima di creature senz'anima, di guardare se stessa... sognava lo spazio, lontano, lontano.

Sognava di andarsene. Sognava l'Auriga, da poco schiantatasi sulla superficie terrestre, sognava le sue sorelle -- i cloni -- le sue otto sorelle. Solo l'ottava era vitale, e adesso era libera. Lei era la nona, prigioniera in un'orbita infinita attorno a Giove. Sognava di andarsene, lontano, lontano. Ovunque.

Figli della notte, anime oscure, alle quali lei apparteneva per metà. Immersa nel liquido di stasi la numero nove sognava.

L'enorme corpo celeste sembrò aver ascoltato i suoi sogni. Se qualcuno fosse andato a vedere che cosa ci fosse stato in orbita attorno a Giove, non avrebbe trovato niente. perché adesso, ciò che c'era, se ne era andato...

Alieno

La Dottoressa Crusher guardò la capsula di stasi. Nel gel opaco si intravedeva una forma, decisamente umanoide. "Eppure" disse "sono passati solo trentasette giorni."

"Davvero sconcertante" rispose Picard. ripensò ad oltre un mese prima, quando erano ripartiti da Terra dopo la consueta revisione quinquennale ai cantieri di Utopia Planitia. Attorno all'orbita di Sol V era stato segnalato un contatto sensorio anomalo, e l'Enterprise era la nave più vicina. Fu una fortuna: in quella capsula i tecnici e gli infermieri avevano trovato un embrione, in via di sviluppo... La Forge aveva sensorizzato la sonda, e ne aveva ricavato che poteva essere tecnologia terrestre, sicuramente piuttosto vecchia, e forse neanche di questo continuum: la firma quantica dei generatori a fusione era sottilmente diversa.

La Crusher aveva sottoposto l'embrione a vari esami, tutti con lo stesso risultato. Era di sesso femminile, era umana, in parte, e mostrava inscritta in ogni sua cellula ciò che poteva essere solo dato da un processo di clonazione. "Umana, e poi?" aveva chiesto Picard. La dottoressa non aveva saputo rispondergli. Riker aveva commentato, tra il serio e il faceto, "Vorrà dire che glielo chiederemo quando si sveglia!"

Umano

L'uomo davanti a lei le si era presentato come Jean-Luc Picard, il capitano dell'astronave su cui stava. Un umano. La nave, si chiamava USS Enterprise. La prima cosa a stupirla furono l'incredibile varietà di razze che si trovavano a bordo. Persino un androide, ma quanto era diverso da Bishop e dai suoi simili! Era stata quella nave a trovare la capsula di stasi in cui era, ed era stato il capitano Picard a ordinare di fare il possibile per completare il processo di crescita... le avevano insegnato dove stava, cosa era successo. Le avevano detto tante cose, specie quella dottoressa... Crusher, ricordava che si chiamasse, e il primo ufficiale - Riker, Gillian, no, William... anche loro umani. Altre cose se le ricordava. Il suo nome, frammenti della storia della sua vita. Contro ogni possibilità ed evidenza, si ricordava degli eventi dell'organismo di origine.

Ripley. Lei era la nona.

Ed era umana solo in parte.

Le avevano detto che aveva "cambiato universo." Teorie del genere facevano parte del suo bagaglio di istruzioni... o meglio, facevano parte della Ripley originale... ma non aveva mai pensato che fossero reali.

Non esisteva la Weyland Yutani. Non esisteva la marina spaziale del Sistema Unito.

E, a quanto pare, non esistevano neanche loro.

Una cosa si ricordava benissimo. Loro. C'era comunque metà del suo patrimonio genetico a ricordarglielo nel caso se ne fosse dimenticata, la sua forza fuori standard per un terrestre, e soprattutto il suo sangue e i suoi umori... corrosivi, come un acido di notevole potenza.

Non e' possibile che non esistano, aveva detto smarrita. Le era stato spiegato che, se fossero esistiti, nei tre secoli di esplorazioni avrebbero trovato perlomeno gli indizi. E invece non esisteva Acheron, non esisteva Fiorina 161. Prima o poi li troverete, aveva detto amaramente, e con sua grande sorpresa il capitano della nave da cui era stata trovata e "cresciuta" aveva chiesto di parlarle.

Il capitano Picard le stava parlando. Non aveva mai incontrato un uomo come lui, prima. Non aveva mai incontrato qualcuno di cui potersi fidare, qualcuno che non avesse secondi fini... pensava sempre stesse ancora sognando... si trovava in una nave di gente premurosa, quando le avevano detto che era comunque una nave militare non ci aveva creduto.

Il capitano le stava dicendo che un modo per ricominciare c'era.

Ricominciare?, aveva detto.

"Ripley, è ovvio che quello che le è successo l'ha resa diversa da tutti. Ma vede, nelle varie escursioni che ha fatto a bordo dell'Enterprise si sarà resa conto che la diversità non è certo un problema. Quello che intendo è che un'occasione perché vi rifacciate una vita esiste. Avete serbato ricordi della vostra" e così dicendo si schiarì leggermente la voce "vita precedente, giusto?"

, aveva risposto, ma qua non mi serviranno. E' tutto troppo diverso.

"Ripley, come le ho detto a suo tempo, se questa specie di "xenomorfi" esiste anche in questo continuum, avremmo bisogno di tutte le informazioni che lei ci può dare."

Ho gia' detto tutto quello che sapevo, aveva detto lei.

"Infatti. Ma ho pensato che se lei diventa un organico attivo della Flotta Stellare, avrà molte più occasioni di offrire il suo aiuto, non pensa?"

Cosa posso fare? aveva chiesto.

"C'è l'Accademia di Flotta Stellare. Lì potrà imparare molte cose su questo mondo. Penserà il Consigliere a tutta la questione burocratica, a lei non rimane che ambientarsi e rifarsi una vita. Cosa ne dice?"

Per la prima volta dopo secoli, Ripley aveva sorriso.

FINE CAPITOLO