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marzo 2018

 

Champions, undici anni dopo due italiane ai quarti

Ma ora c'è il rischio derby

 

La Roma raggiunge la Juve nel lotto della magnifiche otto. Venerdì il sorteggio a Nyon che potrebbe contrapporre le due squadre nostrane per l'approdo in semifinale.

 

Roma, 14 marzo 2018 - Undici anni dopo, il calcio italiano può di nuovo brindare per la qualificazione di due sue rappresentati ai quarti di finale di Champions League. Nella stagione 2006/07 toccò a Milan e Roma tenere alto l'onore nazionale, con i rossoneri capaci di arrivare fino in fondo e di alzare la coppa nel cielo di Atene. A questo giro invece sono Juventus (terza volta negli ultimi quattro anni) e ancora la Roma (prima volta a distanza di dieci stagioni) ad approdare nel lotto delle migliori otto squadre d'Europa. Un risultato che non può che dare lustro all'intero movimento, alla disperata ricerca di una risalita, specie dopo il mancato accesso della Nazionale ai prossimi Mondiali.

Occhio però, perché venerdì il sorteggio di Nyon, essendo aperto, potrebbe anche regalare un derby italiano ai quarti. E sarebbe la prima volta dalla sfida fra Milan e Inter del 2005 che due formazioni del Belpaese incrociano le proprie strade. Ma nel caso di Juve e Roma ciò rappresenterebbe una novità assoluta, visto che bianconeri e giallorossi mai si sono fronteggiati in campo internazionale. L'Italia avrebbe sì la certezza di avere una squadra almeno in semifinale (traguardo tagliato dalla Signora in due delle ultime tre annate), ma perché non puntare lo sguardo ancora più in là? Vero che in gioco restano ancora Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester City e forse Barcellona, ma è altrettanto vero che in questa edizione della Champions entrambe hanno dimostrato di potersela vedere con chiunque.

Ed esiste sempre la possibilità di sperare in un accoppiamento più favorevole pescando Liverpool e Siviglia. Già, perché c'è un altro po' di Italia nei quarti: Vincenzo Montella e i suoi ragazzi hanno riscritto la propria storia, estrapolando dalla manifestazione il Manchester United ed entrando per la prima volta fra le magnifiche otto d'Europa. Obiettivo anche di Antonio Conte, con il suo Chelsea chiamato stasera all'impresa al Camp Nou per passare il turno. Sarebbe una sorta di en plein per il calcio nostrano, tornato ormai a recitare un ruolo di primissimo piano in Champions.

E il bello deve ancora venire...

 


 

Bravissimo Gattuso: merita la conferma

 

Gattuso si è guadagnato, nella serata dell’Olimpico, la possibilità di contendere alla Juve la Coppa Italia e quasi certamente la conferma di allenatore del Milan anche per il prossimo anno.

Già, perché sarebbe improprio, a questo punto, fare programmi differenti, impostare un progetto diverso, senza tener conto di un tecnico che il 9 maggio potrebbe addirittura alzare un trofeo.

Se lo merita Gattuso, che in pochi mesi ha saputo trasformare una squadra erroneamente giudicata da chi aveva cominciato ad elencare i presunti errori (?) di mercato, senza immaginare che in questo gruppo ci fossero qualità inesplorate. Le ha invece valorizzate quasi tutte questo allenatore che non è solo grinta, carattere, cuore, come vorrebbe far credere la letteratura.

Il Milan ha un equilibrio che stavolta è servito per eliminare una Lazio piena di buona volontà ma senza il guizzo di altre circostanze. Chissà che, per una volta, non sarebbe stato utile provare con Luis Alberto e Felipe Anderson insieme. Fatto sta che Allegri e Gattuso, gli unici due allenatori ancora impegnati su tre fronti, si giocheranno la Coppa, ripensando magari ai loro trascorsi insieme. Uno era in panchina, nell’era rossonera, l’altro in campo.

Stavolta si affronteranno due allenatori «veri», perché Gattuso ha superato all’Olimpico l’esame di laurea, dimostrando di avere idee chiare e tutto - non solo il carattere - per ambire a una grande carriera.

 


 

febbraio 2018

 

Il disastro della Roma, il capolavoro di Gattuso

 

Il calcio è davvero uno spettacolo, ormai senza confini. E’ stata una domenica pazzesca non solo per i tifosi inglesi, con il Manchester di Mourinho che ha battuto in rimonta il Chelsea di Conte; e il Manchester di Guardiola - il City - che ha vinto la sua Coppa schiantando l’Arsenal.

Il ventiduesimo titolo per un allenatore che parla una lingua universale, capace di essere protagonista con il suo calcio fatto di studio, riflessione, per passare in un attimo alle fiammate improvvise di campioni come Aguero.

Anche da noi, però, il campionato è interessante, interessantissimo, come non era più da qualche anno. Si lotta punto a punto per lo scudetto, per la Champions League, per l’Europa League e per la salvezza, con Spal e Verona che si prendono la scena e fanno capire a tanti che non è proprio il caso di essere tranquilli. Nella domenica senza squilli per lo scudetto - con la Juve fermata dalla neve e il Napoli che stasera sarà di scena a Cagliari - è stata la lotta per la Champions a vivere un’altra tappa molto importante. Il Milan ha espugnato l’Olimpico, infilando contro la Roma l’ottavo risultato utile consecutivo: sei vittorie e due pareggi. Merito di una squadra piena di valori che, con Gattuso, ha ritrovato carattere, misure ed equilibrio e mercoledì all’Olimpico si giocherà, stavolta contro la Lazio, la finale di Coppa Italia. Una Roma imbarazzante e in disarmo - che si è meritata tutti i fischi del suo pubblico - ha invece riempito la sua partita di errori, equivoci e stavolta anche dubbi molto forti sulle scelte non solo iniziali di Di Francesco. Sostituire Nainggolan con Dzeko, ad esempio, ha creato una spaccatura ancora più evidente in una squadra già lunga e senza troppe idee. Fatto sta, come dicevamo, che adesso la Roma è tornata dietro a Inter e Lazio.

Già, la Lazio. Una Lazio, terza in campionato, impegnata su tutti i fronti e avviata probabilmente a battere il record stagionale di 57 partite della stagione più affollata di Eriksson. E’ da agosto che si sprecano i complimenti per Inzaghi e per un gruppo capace di conquistare la Supercoppa, battendo la Juventus, e di infilare una serie di risultati eccezionali. La Lazio è al momento la squadra che ha segnato di più in campionato: addirittura 64 gol, in 26 partite, con una media che sfiora i due e mezzo a partita. Un rendimento pazzesco, a cui ha sicuramente contribuito moltissimo Immobile, con le sue 23 reti, che segnano un confine di eccellenza assoluta. Pensate che negli ultimi sessant’anni soltanto Higuain, nel 2015-2016, aveva fatto ancora meglio alla stessa giornata.

Ma il rendimento complessivo della Lazio - un’ottima squadra, con tanti giocatori di livello - è sicuramente orientato dalle prodezze di un giocatore giovanissimo, che domani compirà 23 anni e ha tutto per diventare davvero un fuoriclasse del suo ruolo. Parliamo naturalmente di Milinkovic Savic, un tuttocampista che sta impressionando come fece Pogba nei suoi anni juventini. E se il francese è stato ceduto per 110 milioni di euro, non ha torto il ds Tare a sostenere che 70 milioni oggi non bastano di certo per poter ambire al giocatore serbo. Milinkovic ha un fisico che gli permette di difendere il pallone in ogni circostanza, tecnica assoluta che gli consente di destreggiarsi anche nello stretto, tiro da fuori e colpo di testa. Insomma, un giocatore completo, il prototipo del calciatore moderno, scusate l’esagerazione, un po’ Rijkaard e un po’ Gullit. Sarà anche per questo che Ancelotti, magari, non sa ancora quale squadra allenerà ma sa già quale rinforzo gli piacerebbe chiedere al suo futuro presidente. Un po’ Rijkaard e un po’ Gullit: il massimo, per chi ci ha giocato insieme e con quei due campioni ha fatto la storia.

 


 

Giallo Marchisio: messaggio polemico della moglie

 

Malumori nello spogliatoio bianconero dopo il derby

 

In casa bianconera preoccupano le condizioni di alcuni attaccanti (Higuain e Bernardeschi) e i malumori di Claudio Marchisio, il grande escluso di questa parte di stagione.

Per il Principino 13 presenze stagionali in tutto per ora, 10 in A, 2 in Coppa Italia, una in Champions. Minuti totali 586, titolare solo per 6 volte, e solo 2 volte in campo per tutti i 90' minuti. Una situazione che sta rattristando il giocatore, che negli scorsi mesi ha ribadito la sua fedeltà al club nonostante alcune voci lo diano in partenza.

Anche sabato in occasione del derby Marchisio non è sceso in campo, nonostante l'assenza di Matuidi: il giocatore sembra finito dietro nelle gerarchie anche a Sturaro e Bentancur.

Mentre il centrocampista, come suo solito, ha preferito non fare polemiche, a tuonare su Instagram è stata la moglie, Roberta Sinopoli: "La tolleranza arriva fino alla linea del rispetto reciproco, passando quella si trasforma", è la frase pubblicata sui social.

Marchisio ha preferito glissare ed ha fatto i complimenti ai compagni: "Ci vuole audacia, passione e ambizione per vincere un derby. Ci vuole audacia, passione e ambizione per essere Bianconeri. Grandi ragazzi". Il veterano bianconero, che ha sempre ribadito che in Italia non vestirà altre maglie, è cercato da diverse società di MLS, la massima serie statunitense.

"Ho un contratto di altri due anni e mezzo con la Juve e mi interessa soltanto stare bene e dare una mano ai compagni. Nel calcio non si può mai sapere, ma anche se dovesse succedere qualcosa mai e poi mai indosserei la maglia di un'altra squadra italiana. Comunque ripeto: sono contento di essere qui e se mi alleno ancora con così tanta voglia e determinazione ogni giorno, pur avendo avuto dei problemi importanti, è perché dentro di me ho ancora molte motivazioni e perché ho la stessa grande voglia di vincere di sempre", ha dichiarato alcuni giorni fa sul suo futuro.

 

Riflessione

 

Sono del parere che a questi livelli Allegri debba dare una spiegazione visto che preferisce Sturaro, giocatore mediocre, e non certo paragonabile a Marchisio.

 


 

Paul Pogba deriso e distrutto in Inghilterra

 

Il centrocampista francese definito 'scolaretto' e 'bidone'. Anche Mourinho è stufo.

 

Paul Pogba contro tutti in Inghilterra. Il centrocampista francese, approdato al Manchester United nell'estate del 2016 dalla Juventus per la somma, allora record, di 110 milioni di euro, non riesce a giocare ai livelli del suo periodo bianconero ed ora sta vivendo il suo momento più difficile da quando è nei Red Devils.

L'ultima sconfitta del Manchester United, battuto clamorosamente in casa contro il Newcastle di Rafa Benitez, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: a scaricarlo anche José Mourinho, che l'ha sostituito. "Perché l'ho cambiato? Avevo bisogno di qualcuno che facesse bene le cose semplici", è la frase tranchant dello Special One, che la dice lunga sul malcontento del portoghese nei confronti dell'ex biaconero.

Pogboom o Pogbust?" (più o meno campione o bidone), è il quesito che gira in queste ore sui social, dove tanti tifosi dello United vogliono la sua cacciata.

A fare rumore anche il giudizio dell'ex giocatore, ora opinionista, Grame Souness: "Paul Pogba è capace di grandi cose ma è molto lontano dall'essere un grande calciatore. Non è uno in grado di prendersi le responsabilità che spettano a un regista. E' un centrocampista centrale ma non sa prendere la sua squadra per mano, sembra scappare dalle responsabilità. Quando gli viene chiesto di giocare centrale, lascia costantemente la posizione per spostarsi verso la linea laterale e chiedere la palla. Abbandona troppo facilmente la zona centrale. E' in grado di essere determinante nella trequarti avversaria, ma nella sua posizione è spesso assente. Ha 24 anni ed è stato pagato 89 milioni di sterline ma ancora non ha capito cosa viene chiesto a un calciatore che gioca nella sua posizione. E' come uno scolaretto che gioca al parco, corre dietro la palla senza concretezza".

La valanga di critiche fa sognare tanti tifosi della Juventus, che chiedono a gran voce il ritorno del giocatore, magari a prezzo scontato, in bianconero: dopo il colpaccio di Marotta nel 2012, quando lo prelevò a parametro zero proprio dagli inglesi, potrebbe profilarsi all'orizzonte un altro affare beffa per il Manchester United e d'oro per la Vecchia Signora.

 

Riflessione

 

In tempi meno sospetti dichiarai che Paul era stato sopravvalutato perché non faceva niente di trascendentale. Fa il suo compitino e nulla di più.

Altro giocatore che farà la stessa fine di Pogba è Donnarumma. Ho visto portieri più bravi di lui: Thomas Strakosha, Alisson per restare in Italia, ma i Vari De Gea, Marc-André ter Stegen sono, a mio avviso, migliori del portierone rossonero.

 


 

Luis Enrique a un passo dal Chelsea

 

In Spagna sicuri: l'esonero di Conte sarebbe solo questione di ore e il tecnico asturiano sarebbe in pole position per sostituirlo.

 

L'esonero di Antonio Conte sarebbe questione di ore, secondo il sito spagnolo Sport.es, e in pole position come suo successore ci sarebbe l'ex tecnico di Roma e Barça.

 

 

La sconfitta contro il Watford per 4-1 sarebbe stata solo l'ultima goccia: dopo tre sconfitte negli ultimi quattro incontri Abramovich starebbe per esonerare l'allenatore, che in conferenza stampa ha risposto nervosamente alle domande dei giornalisti:

"Io ho la coscienza pulita perché do il 120% ogni giorno e sono tranquillo. Se poi la società deciderà che questo non basta farà le sue scelte".

 

Nella stessa conferenza Conte ha ribadito che:

" I giocatori non possono esonerarmi".

 


 

Chelsea: "Conte a rischio esonero, è pronto Luis Enrique"

 

Secondo i media britannici il tecnico italiano sarebbe rimasto molto deluso dal mercato. La società la pensa in modo diverso e prepara la rivoluzione a giugno (se non prima)

 

Antonio Conte e il Chelsea prenderanno strade diverse a fine stagione, se non prima. In Inghilterra non hanno dubbi sul fatto che il futuro del tecnico salentino sarà lontano da Stamford Bridge vista ormai la frattura insanabile con i vertici della società.

L'ex allenatore della Juve non si è sentito supportato adeguatamente sul mercato e ha spesso sottolineato come stia ottenendo più di quanto non gli consenta la rosa a disposizione: "Se riusciremo a qualificarci per la prossima Champions sarà un grande successo", ha ribadito nei giorni scorsi Conte, che avrebbe voluto Alex Sandro, Van Dijk e Sanchez e si è ritrovato invece con Emerson Palmieri, Barkley e Giroud. Acquisti che però la società difende visto che comunque non sono costati poco (20 milioni di euro per l'attaccante francese nonostante abbia superato la trentina) e che vanno incontro alle esigenze dell'allenatore (Emerson sarà l'alternativa a Marcos Alonso come chiesto da Conte).

Al momento non ci sono indizi su una separazione a stagione in corso visto che i Blues sono comunque agli ottavi di Champions, terzi in Premier a pari merito col Liverpool e in corsa in FA Cup ma a giugno il divorzio sarà inevitabile tanto che sui tabloid inglesi circola con maggior frequenza il nome di Luis Enrique come erede designato di Conte mentre sarebbe più complicato strappare Pochettino al Tottenham. Se poi le cose dovessero precipitare, vedi un brutto ko col Barcellona in Europa o la qualificazione Champions a rischio, a quel punto l'esperienza londinese del tecnico salentino si esaurirebbe prima di giugno.

E dopo? Anche Oltre Manica sono convinti che Conte tornerebbe volentieri sulla panchina della Nazionale.

"Nazionale? Costacurta dimentica che ho ancora 18 mesi di contratto"

 

Il manager dei Blues frena le voci su un suo possibile ritorno in Italia come ct degli Azzurri

 

"Costacurta è un amico, abbiamo giocato insieme in Nazionale, ma forse dimentica che ho ancora 18 mesi di contratto con il Chelsea e il mio desiderio è rispettarlo. Se ho in programma di parlare con lui? No". Antonio Conte risponde così - alla tre giorni del match del suo Chelsea contro il Watford - a chi gli chiede di un viaggio del nuovo subcommissario della Figc a Londra per convincerlo a tornare alla guida della Nazionale. L'ex ct, durante la conferenza stampa, ha più volte ribadito la sua volontà di rimanere al Chelsea, con il quale ha firmato un rinnovo biennale soltanto 6 mesi fa.

 

Sul fronte mercato, Conte si dice soddisfatto, nonostante le frecciate rivolte in più occasioni alla società. "Come ho ripetuto più volte io do la mia opinione al club e il club prende la sua decisione in materia di acquisti. In questo caso ho detto che sarei stato felice di prendere giocatori come Giroud ed Emerson Palmieri. Morata? Ha un problema alla schiena che gli sta facendo saltare tante partite. Non è un bene per me e nemmeno per la squadra. Spero che in futura lo staff medico risolva questa situazione".

 

Riflessione: Tutto e il contrario di tutto...a chi credere? Trattandosi di Conte (liar) sono propenso a pensare ad un suo esonero prima di giugno. Staremo a vedere.

 


GENNAIO 2018

 

Allegri meglio di Conte e Mourinho

 

Lo studio eseguito da 'Comunicar es Ganar' mette il tecnico della Juventus al secondo posto assoluto.

 

Massimiliano Allegri meglio di Antonio Conte e José Mourinho.

E’ quanto emerge dallo studio eseguito da ‘Comunicar es Ganar’, un’agenzia spagnola specializzata nello sport che ha stilato una speciale classifica tra gli allenatori prendendo in considerazione qualcosa come 100 variabili.

Il tecnico della Juventus, che lunedì sconfiggendo il Genoa (1-0, gol del brasiliano Douglas Costa nel primo tempo) è tornata a un punto soltanto dal Napoli, si è piazzato al secondo posto. Meglio del livornese solamente Pep Guardiola, che al timone del Manchester City sta dominando la Premier League.

Sul podio, insieme a loro, Zinedine Zidane. Che a giugno ha vinto la Champions League con il Real Madrid, ma che ora sta faticando oltre l’immaginabile nella Liga con i bianchi. In quarta posizione Antonio Conte, campione di Inghilterra in carica con il Chelsea, e in quinta Diego Pablo Simeone, l’allenatore di un Atletico Madrid che è già stato estromesso dalla Champions League e che in campionato è al secondo posto, ma a 11 lunghezze addirittura dal battistrada Barcellona (Ernesto Valverde, che guida Lionel Messi e compagni, è solamente nono).

José Mourinho, ora al Manchester United, si è dovuto accontentare della sesta posizione.

Massimiliano Allegri, al termine della gara con i liguri, ha intanto polemizzato a distanza con il tecnico del Napoli Maurizio Sarri. "Le partite vanno giocate e basta, non ho bisogno di replicare a lui. A me portano il calendario, guardo le partite e le giochiamo, punto" ha detto, per poi analizzare la situazione della sua squadra: "Ho detto ai ragazzi che arrivare al settimo scudetto sarebbe una cosa che va oltre la leggenda, è una sfida con noi stessi. Stiamo facendo bene come sta facendo bene anche il Napoli, quindi c’è da rimanere lì e sfruttare il momento buono".

Le critiche per la prestazione dei bianconeri, non particolarmente brillanti lunedì sera all’Allianz Stadium, sono state respinte da un Massimiliano Allegri particolarmente stizzito.

“Ascolto numeri, schemi, commenti… a me interessa solo segnare e prendermi i tre punti. Quando dicono che la Juve gioca male io sono felice, pensate un po’. Fate un branco di chiacchiere che non servono a niente, nel calcio conta far gol e vincere le partite, non conta altro. L’importante era vincere, perché nel contesto di una stagione non tutte le partite sono uguali e non sempre si può essere brillanti. Alla fine c’è stata un po’ di ansia perché ci mancavano un po’ le gambe. Abbiamo alle spalle sei giorni di lavoro importante ed i ragazzi l’hanno sentito. Potevamo chiudere la partita già nel primo tempo ed ancora con un paio di occasioni nella ripresa. Non ci siamo riusciti e quindi complimenti al Genoa”.


 

Svelato il Bidone del 2017

 

Quest'anno non ci sono dubbi La Flop Ten della serie A: un giocatore trionfa, ottenendo più del 50% dei voti.

 

Gabriel Barbosa Almeida, per tutti Gabigol, è il bidone dell'anno solare 2017. L'attaccante dell'Inter, sbarcato trionfalmente in Italia nell'estate del 2016, ha ottenuto il largo consenso dei partecipanti al tradizionale e beffardo sondaggio di Calciobidoni.it: oltre il 50% dei voti sono andati a lui.

Stracciati l'ex attaccante della Roma e del Torino Juan Iturbe e e il difensore giallorosso Thomas Vermaelen.

Gabigol, 10 presenze e un gol in serie A, non verrà riscattato dal Benfica e sta cercando una squadra in Brasile. "Le cose al Benfica non sono andate come ci aspettavamo – ha confessato uno dei suoi agenti, César Bonaventura -, non perché Gabriel non abbia qualità, ma perché l’allenatore fa delle scelte e nessuno può discuterle. Sia che torni in Brasile o che resti in Europa sono sicuro che giocherà. Le qualità le ha, bisogna scommettere su di lui e il giocatore si adatterà alle condizioni, ora deve giocare dove pensa sia meglio. Gabriel è un grande professionista, una bellissima persona, non molla mai e avrà successo ovunque andrà".

La punta brasiliana succede a un altro ex interista, Geoffrey Kondogbia.

L'albo d'oro: Quaresma (2009 e 2010), Adriano (2011), Forlan (2012), Bendtner (2013), Belfodil (2014), Iturbe (2015), Kondogbia (2016), Gabigol (2017). Nella classifica 2017 dedicata al flop straniero dell’anno presenti anche l'ex milanista Carlos Bacca, quarto, e l'interista Joao Mario. Poi Maksimovic, Banega, Paletta, Posavec e Murillo.

Sul podio della classifica "Calciobidone Jolly 2017", ovvero i giocatori esclusi dalla 'flop' ten ma segnalati dai tifosi, è invece finito lo juventino Marko Pjaca, attualmente in prestito allo Shalke 04.

Il bianconero ha preceduto i romanisti Bruno Peres e Gerson.

 


 

Walter Mazzarri torna ad allenare in serie A

 

Il tecnico di San Vincenzo è il nuovo allenatore del Torino

 

Ribaltone nello spazio di poche ore al Torino. Nella notte di mercoledì, dopo il derby di Coppa Italia perso contro la Juventus, il patron dei granata Urbano Cairo ha deciso di rimuovere Sinisa Mihajlovic dalla carica di allenatore del Toro, esonero poi confermato e ufficializzato questa mattina.

Nel primo pomeriggio, al termine di una trattativa lampo, è arrivata la firma di Walter Mazzarri, che prenderà immediatamente il posto dell’allenatore serbo e guiderà la squadra nella prossima partita di campionato contro il Bologna. Il tecnico toscano, ultima esperienza al Watford nella scorsa stagione, dirigerà l’allenamento delle 16 allo stadio Filadelfia, dove conoscerà i suoi nuovi giocatori. Ha firmato un contratto fino al giugno 2020.

“Il Torino Football Club comunica di aver esonerato Sinisa Mihajlovic dall’incarico di allenatore della Prima Squadra. A Sinisa e al suo staff vanno i ringraziamenti per l’impegno e per la passione dimostrati in questi 18 mesi in granata”, è la nota pubblicata dal sito ufficiale del Toro.

Dopo la gavetta nelle serie minori, Mazzarri approda in serie A sulla panchina della Reggina nel 2004. Dirige la Sampdoria nel biennio 2007-2009, prima dei quattro anni al Napoli, dove vince una Coppa Italia e da cui si separa al termine della stagione 2012/2013. Quindi gli anni all’Inter e il primo esonero in carriera nel 2014, prima dell’avventura, poco brillante, in Premier League alla guida del Watford.

In Inghilterra, Mazzarri ha proposto la difesa a tre, il suo marchio di fabbrica.

Il 3-5-2, con varianti di 3-4-2-1, rimane il sistema di gioco di riferimento. Con 4 centrali di buon livello come N’Koulou, Lyanco (ora infortunato), Burdisso e Moretti, il problema ora è essenzialmente sulle fasce, visto l’infortunio di Ansaldi.

Davanti, quando tornerà Belotti ci sarà un discreto intasamento: il Gallo, Ljajic, Iago Falque e Niang, oltre a Boyé, Sadiq, Edera e Berenguer, lotteranno per 2-3 posti.

 

 

Riflessione

 

Ci mancava e sarà una bella coppia (Sarri-Mazzarri) di "piagnoni".

Da notare che entrambi hanno la finale "arri" - (voce d'incitamento alle bestie da soma o da tiro)

D'altronde anche l'ex Watford viene dalla scuola Napoli-De Laurentis.

 


 

Per Napoli e Juventus un primo accenno di fuga

 

Una giornata, l'ultima del girone di andata, che ha fatto registrare il vivace dibattito sull'utilizzo del Var

 

Già, sull’utilizzo del Var, non semplicemente sul Var, che resta un’innovazione da difendere, perché aiuta a correggere gli errori. Sì, ma una volta giudicato positivamente lo strumento, viene da chiedersi - e lo hanno fatto gli allenatori - se poi lo strumento venga utilizzato nel modo giusto, o almeno con l’uniformità che servirebbe.

A Firenze, ad esempio, si è fatto sentire Pioli, assolutamente a ragione, chiedendosi perché nessuno ha avvertito l’arbitro - e se è stato fatto, perché l’arbitro non ne ha tenuto conto - del fallo di Romagnoli che al di là di qualsiasi valutazione soggettiva avrebbe meritato il rosso. Le espulsioni, d’altronde, sono proprio un esempio di scuola: in casi del genere, per aiutare l’arbitro a non sbagliare, bisogna intervenire e accendere un riflettore sull’episodio.

Ecco, la domanda è questa: ma in base a cosa si decide di dare un conforto al direttore di gara o no?

Di sicuro non si può sostituire la discrezionalità dell’arbitro - che tanti danni ha fatto in passato - con la discrezionalità del Var a suggerire un intervento che corregga l’errore. Ne sa qualcosa, anzi molto più di qualcosa, la Lazio. E anche se non tutti hanno capito il discorso di Inzaghi - addirittura in tv c’è stato chi lo ha invitato a cambiare argomento - non c’è dubbio che il tecnico laziale abbia invece molte ragioni nel farsi sentire. Non per l’episodio di San Siro - in cui Rocchi si è giustamente corretto non assegnando il rigore - ma per quello che in un recentissimo passato hanno dovuto sopportare i biancocelesti. Se l’arbitro ha sentito correttamente il dovere di andare a riguardare le immagini alla moviola, perché altrettanto non ha fatto Giacomelli in Lazio-Torino? Invece di troncare la discussione, in nome di chissà quale principio, sarebbe molto meglio parlarne, lasciar parlare Simone Inzaghi che giustamente pone un problema di utilizzo del Var.

È solo così, non mettendo la testa sotto la sabbia, che si migliorano le cose e il prodotto calcio italiano cresce di valore. Insomma, è un bene che il nostro campionato abbia fatto da apripista all’innovazione tecnologica, ma non è possibile ignorare il coro di critiche che ne sta accompagnando il modo di metterla in pratica.

Certo è che la Lazio, semplicemente correggendo tutti gli errori degli arbitri, avrebbe una classifica ben diversa e non sarebbe stata addirittura costretta a fare a meno di Immobile, per una protesta legata proprio a un’azione in cui - palesemente - gli sarebbe stata riconosciuta la totale ragione.

Il Var è stato decisivo anche nel pareggio della Romaa.

Di Francesco, in questo caso, ha puntato l’indice sui tempi di controllo, sulle pause, che costringono giocatori e spettatori a gioire, ad aspettare, a volte eccessivamente, spezzando così il ritmo oltre all’entusiasmo.

Anche in questo caso è bene parlarne, come però la Roma deve parlare al suo interno di questa difficoltà di far gol che sta diventando significativa, se non preoccupante, per una squadra che giustamente ambisce a traguardi importanti.

La Roma è alle prese con l’inserimento, badate bene non col problema, di Schick, ma anche con numeri complessivi legati ai gol degli attaccanti.

Le sei punte romaniste - da Dzeko a Schick, da Perotti a El Shaarawy, da Defrel a Under - hanno finora segnato quindici gol. Meno di quanti ne hanno fatti da soli Icardi (17) e Immobile (16), poco più di quanti ne hanno fatti da soli Dybala (14) e Quagliarella (12).

Certo, i problemi legati agli infortuni sono stati parecchi. Ma è difficile tacere sulla rinuncia a un giocatore come Salah - anche se i dirigenti ci hanno detto che è stato lui a voler partire - che in Premier ne ha già messi insieme 17.

Il mercato è fatto sì di acquisti, ma purtroppo anche di cessioni che pesano parecchio.

 


 

Il Manchester United perde il secondo posto

 

Gli uomini di Mourinho impattano 0-0 contro il Southampton e vengono superati al secondo gradino del podio dal Chelsea, che annienta 5-0 lo Stoke City. Salah, con una doppietta, consegna i tre punti al Liverpool.

 

In attesa del l Manchester City (gli uomini di Guardiola affronteranno oggi alle 13.00 il Crystal Palace), il Manchester United non va oltre lo 0-0 contro il Southampton.

Gli uomini di Mourinho, per effetto di questo pareggio, perdono la seconda posizione a vantaggio del Chelsea, che strapazza 5-0 lo Stoke City. Rudiger, Drinkwater, Pedro, Willian su rigore e Zappacosta regalano i tre punti agli uomini di Contete.

Il Liverpool, grazie al 2-1 rifilato al Leicester, mantiene la quarta posizione. Salah, con una doppietta, ribalta l’iniziale vantaggio delle Foxes firmato da Vardy.

Stesso risultato anche per Bournemouth e Swansea. Le Cherries superano l’Everton e portano a casa tre punti fondamentali per la corsa alla salvezza: Fraser trova la doppietta vincente, mentre Gueye, per i Toffees, realizza il momentaneo pareggio.

Vittoria di platino in chiave lotta per non retrocedere pure per gli Swans. La compagine gallese espugna “Vicarage Road” di Watford e lascia momentaneamente l’ultimo posto al West Bromwich Albion. Jordan Ayew e Narsingh capovolgono il vantaggio di Carrillo per le Hornets.

Terminano senza reti Huddersfield-Burnley e Newcastle-Brighton.

Oltre al match del City, mancano all’appello West Bromich Albion-Arsenal (oggi alle 17.30) e il derby di Londra tra Tottenham e West Ham. Quest’ultimo si disputerà il 4 gennaio.

 


 

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