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Pontremoli
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Nel 1495 entra
nella contesa anche il re di Francia, Carlo VIII, le cui soldataglie svizzere
il 28 di Giugno incendiarono la cittadina dopo averne massacrato i pochi
abitanti. Alla fine, qualche secolo più tardi, nel 1650, la città
entra a far parte del territorio toscano fino all'unità d'Italia:
durante questi secoli Pontremoli diviene capoluogo della Lunigiana granducale,
si fa diocesi e guadagna di conseguenza il titolo di "città".
Secondo Filippo
Augusto, che mentre scrive si sta dirigendo a nord, "qui finisce la
Toscana e comincia l'Italia", questo perché secondo una consuetudine
che affonda probabilmente le origine nell'organizzazione del tardo impero
d'occidente, con "Italia" si intendeva la parte della penisola
a nord degli Appennini (non a caso il regno longobardo "d'Italia"
sarà centrato nella pianura padana: non era esagerato il termine
"Italia": era semplicemente la sua accezione più naturale
per l'epoca).
Una curiosità
molto interessante del paese è "il labirinto" medievale,
scolpito e conservato nella chiesa di San Pietro (distrutta durante l'ultima
guerra e oggi ricostruita con fattezze moderne).
Come elemento simbolico il labirinto è tipico della simbologia medievale
(e non solo di quell'epoca) ed infatti è presente altrove lungo il
percorso della francigena, ma questo di Pontremoli è particolarmente
ben conservato: sua caratteristica è l'essere campeggiato al centro
dalla frase "sic currite ac cumprehendatis", citazione dal passo
di San Paolo in cui l'apostolo paragona il cristiano all'atleta che si allena
per la competizione; il significato doveva essere piuttosto palese per il
viandante: come la via che sta affrontando, così la vita è
piena di insidie e difficoltà, ma alla sua fine il pellegrino se
avrà saputo superarle tutte, come avrà saputo raggiunge la
propria meta su questa terra (Roma), così saprà conseguire
la salvezza nell'altra vita.
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