Il faggio più comune in Europa è il:

Fagus sylvatica è alto in media 25-35 m.  (ma può superare i 40 ); ha corteccia di colore grigio-cenerina , liscia nei soggetti

di media età , spesso coperta da licheni .

 La chioma è alta e densa, espansa soprattutto nelle parti più alte.

In Italia il genere è rappresentato dall'unica specie Fagus sylvatica L. diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, dove forma boschi puri (faggete) o misti (di solito con Abeti) nelle stazioni oltre i 1500 m s.l.m. sugli Appennini e oltre i 700 m sulle alpi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foglie sono ovate, appena appuntite all’apice, ondulate sul margine.

            
I fiori maschili sono riuniti in capolini portati da lunghi peduncoli; quelli femminili sono a due per due entro una specie di cappuccio o coppetta che diventerà , nel frutto , la “cupola” ( perciò le piante della famiglia delle Fagacee sono dette anche Cuculicee , in quanto i frutti sono, come nel Faggio e nel Castagno contenuti dentro la “cupola” un rivestimento di varia durezza ).

 

 

                 

Il frutto del Faggio è una piccola noce, botanicamente detta “faggiola”, avvolta completamente dalla cupola significata, a maturità si apre in quattro spicchi , lasciando liberi i semi .

 

                

Oltre ad essere bellissime a vedersi, le faggete sono anche redditizie per il legname che se ne ricava: legname prima biancastro, poi rossiccio , pesante , poco elastico ma consistente e resistente . Si utilizza per lavori di falegnameria, per mobili, per compensati. Un tempo serviva a preparare il carbone, oggi poco richiesto. Per distillazione a secco dal legno di faggio si ottiene il creosoto, un liquido oleoso di odore pungente , aromatico , usato nella cura delle malattie polmonari .

Le faggiole, anzi l’involucro di queste, contengono sostanze tossiche, per cui non possono essere date in pasto agli animali. I soli maiali, tra i grossi mammiferi, sembrano non risentirne gli effetti. In compenso sono ghiotti di faggiole gli scoiattoli e i topi campagnoli.

Entrare in faggeta, specialmente se si è soli, dà l’impressione di entrare in un tempio.

Si ha un’immediata sensazione di freschezza, di silenzio raccolto, di riposo per gli occhi e per lo spirito, di luce dolcemente, filtrante in mezzo a una verde, leggera cortina di foglie.

In primavera sembra che, tra i tronchi slanciati dei faggi sostino lievi nuvole di un verde tenero e nuovo, fatte di foglie appena spuntate. D’estate, quando il verde si fa più intenso e maturo, l’ombra si addensa e i raggi del sole che giungono al fertile humus illuminano Stelline odorose, Anemoni, Seneci, Agrifogli, Mirtilli...  Ma già alle prime avvisaglie dell’autunno la faggeta si ricopre,anzi si immerge in tutti più accesi e luminosi toni del giallo, del rosso, del rubino, dell’ocra, della terra DI Siena. Vista agli ultimi raggi del sole che tramonta, una faggeta è uno spettacolo irripetibile.