ANORESSIA

BULIMIA


 

ANORESSIA, BULIMIA 
...Ecco uno dei problemi che affligge la gioventù...
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Mangiare è un fenomeno ben più complesso della semplice assunzione di sostanze nutritive per espletare le nostre funzioni primarie.

Il cibo implica un atto di amore, di aggressività, di autoaffermazione, è un modo di comunicare, di essere persona nella famiglia con gli estranei e nel mondo, quando questa rete di fenomeni perde il suo equilibrio , si registra una regressione con l’oggetto "cibo".

Il cibo diventa il persecutore da cui bisogna guardarsi come pericoloso ed ossessionante o al contrario si ricerca in modo esagerato perché solo così se ne realizza il controllo placando la propria angoscia.

L’Anoressia nervosa e la Bulimia nervosa sono disturbi dell’alimentazione che esordiscono nell’età adolescenziale o nella prima vita adulta; del primo disturbo soffre all’incirca l’1% delle giovani (abbiamo usato il femminile in quanto è raro veder un disturbo alimentare soprattutto anoressico in un individuo maschio).

Da tali ,manifestazioni sarebbe opportuno distinguere l’obesità che è solo un disturbo fisico, sebbene con risvolti psicologici, ma che non ha nulla a vedere con una chiara sindrome psichica e comportamentale, e quelle forme "border line" dove il soggetto è solamente preoccupato per il suo corpo e per gli aumenti ponderali di esso.

Anoressia nervosa

E’ un disturbo dell’alimentazione con un’intensa paura di diventare grassi o di eccedere nel peso corporeo. A livello di immagine del proprio corpo si registra una vera e propria alterazione dell’autopercezione non adeguata alla realtà (il soggetto di solito si sente sovrappeso quando in realtà è severamente sotto la norma), la preoccupazione per il proprio peso diventa eccessiva e la riduzione della assunzione del cibo può essere totale. Nella maggioranza dei casi compare amenorrea, sovente ancora prima di un eccessivo calo ponderale.

Nella quasi totalità i soggetti con tali disturbi alimentari difficilmente accetteranno razionalmente di prendere coscienza delle gravità della loro malattia, e spesso meccanismi inconsci porteranno a mantenere il sintomo ( si lotta contro la guarigione perchè il comunicare un disagio o il potere ottenuto in un contesto familiare potrebbero venir meno?).

Bulimia nervosa

Caratteristica essenziale della bulimia nervosa è l’eccessiva e rapida assunzione di enormi quantità di cibo, con frequente induzione di vomito.

Esiste tutto un cerimoniale nelle "abbuffate" spesso sono pianificate in gran segreto, e consumate molto rapidamente, la scelta per il cibo è quasi sempre per alimenti altamente calorici e dolci, in ultimo il vomito viene prepotentemente cercato come liberatorio dallo stato di tensione.

Nei bulimici sovente è ben presente il problema che il loro vivere sia gravemente influenzato da problemi alimentari.

Statisticamente molto più frequente dell’anoressia si situa nella popolazione adolescenziale e giovanile intorno al 4.5 % per le femmine nettamente inferiore o quasi assente nei maschi ( si parla di una distribuzione intorno allo 0,4% ).


Alla base del malessere di entrambe le manifestazioni(anoressia/bulimia nervosa) troviamo sempre il senso di frustrazione narcisistica dovuto all’impossibilità di realizzare il controllo sull’oggetto d’amore, il cibo diventa un "sostituto" di tale oggetto.

Solo risalendo alle cause che hanno determinato tale disturbo possiamo portare in superficie i conflitti irrisolti , si tratta di individuarne il fattore eziologico che sta alla base, ed è nella chiarificazione di tali meccanismi la chiave della risoluzione del problema

Il comportamento patologico alimentare è correlato quasi sempre a turbe psichiche, per cui l’intervento non deve essere mirato al sintomo, ma deve rivolgersi alle cause che stanno ala base del disturbo.

L’approccio per affrontare questo tipo di problema può essere duplice:

Da ciò si evince la necessità di un approccio psicoterapico nelle sue più svariate forme da quello cognitivo-comportamentale, al sistemico-relazionale a quello psicoanalitico sia rivolto al singolo soggetto che all’intero nucleo familiare, ed anche a gruppi di discussione, autoaiuto e sostegno fra persone con disturbi simili.

La scelta del metodo migliore, dipende spesso dalle circostanze del caso individuale, e dalla volontà sia del soggetto che dei familiari a lasciarsi coinvolgere, ma come afferma Hilde Bruch un malato del genere ha soprattutto bisogno di aiuto ed incoraggiamento per diventare conscio degli impulsi, pensieri e sentimenti che nascono in lui; solo così può imparare a scoprire le proprie risorse non sviluppate e ad ascoltare quando accade dentro di lui, tutto ciò indispensabile per sviluppare autonomia, iniziativa e responsabilità della propria persona.


 

ROMA - Oltre due milioni di giovani in Italia con disturbi alimentari. Anoressia e bulimia, quel rifiuto o quell'abbuffata di cibo che nascondono una carenza affettiva, e anche una nuova forma di nevrosi più subdola e meno identificabile: le adolescenti di oggi mangiano normalmente i loro pasti a tavola (senza le esagerazioni dei bulimici), davanti agli occhi vigili dei genitori, poi si rifugiano in bagno pochi minuti dopo e rivomitano tutto, per riuscire a mantenere il peso ideale. Un comportamento che negli ultimi quattro anni ha avuto un'impennata (più 30 per cento), ha spiegato oggi a Roma Michele Campanelli del Centro italiano studi alimentari psicogeni durante un convegno dedicato alle dipendenze da alcol, tabacco e cibo.

"Queste pazienti - ha detto Campanelli - possono andare avanti anche per sei o sette anni prima di essere scoperte. A tradirle sarà proprio il loro fisico debilitato". E questo uno dei motivi che porta a sottostimare il numero delle donne e delle ragazze che soffrono di disturbi alimentari: i dati ufficiali dei centri specializzati parlano di quasi 150 mila ragazze colpite, 60 mila per bulimia e 80 mila per anoressia, ma in realtà i problemi con il cibo toccano almeno due milioni e duecentomila italiane.

Un mondo sommerso che vive in silenzio la lotta contro il proprio peso e la propria "fame" di affetti negati. E che non sempre cerca un aiuto: solo il 10 per cento di loro lo farà e in ogni caso dopo molto tempo dall'esordio della malattia. In media infatti passano 3-4 anni negando il problema, un altro parlando del disturbo, e solo dopo si rivolgono a un medico. Una scelta obbligata a quel punto, perché i danni causati dai disturbi alimentari finiscono per provocare anemia, crampi muscolari, distruzione dei denti, demineralizzazione delle ossa.

Una patologica conflittualità con il cibo che secondo gli esperti rivela un vuoto interiore, spesso causato dall'assenza di uno dei due familiari e che si combatte con l'aiuto di psicoterapeuti e nutrizionisti.

(3 giugno 2000)