Ai primordi del Medio evo, il priore della confraternita, tal Giuseppe Marafioti, ordinò ad uno scultore di Gerace, un certo Fausto Condì la commissione della statua di Maria SS. Degli Afflitti, raccomandandogli ripetutamente di dare al volto un’espressione soffusa di accorato dolore. L’artista accettò l’impegno e si mise all’opera. Con suo disappunto, però, dovette constatare che per quanti sforzi aveva fatto non riusciva a ritrarre la sembianza della Vergine velata di tristezza. E ciò lo rammaricava molto. Proprio in quei giorni però la famiglia dell’artista fu colpita da un grave lutto: suo fratello veniva ucciso a coltellate in una rissa tra paesani. La madre dello scultore in preda al dolore senza versare lacrima alcuna strinse fortemente al seno il figlio trucidato. Era spettatore di simile scena Fausto Condì. Furano quegli spasimi indicibili fu proprio il ricordo del volto della mamma sua pieno dell’angoscia più profonda dello scultore pochi giorni dopo impresse alla statua della Madonna degli Afflitti che si venera a San Procopio (RC). La tradizione vuole ancora che la statua della Madonna appena ultimata, abbia rivolto allo scultore queste parole: “Undi mi vidisti chi tanta afflitta mi facisti?”. Il Condì cadendo in ginocchio ed aprendo le braccia rispose: “E se ti vidia cchù afflitta ti facia” L’emozione fu tale che in quel momento stesso l’artista moriva. L’eco fu cosi strepitoso che giunse in un baleno in questo paese ed il priore Marafioti, ordinò che tutta la confraternita si recasse a piedi a Gerace a prelevare la statua che doveva essere trasportata a spalla. Alla confraternita si aggiunsero altri fedeli volenterosi. Dopo un lungo, estenuante cammino attraverso sentieri impervi e fiumare in piena Maria SS. Degli Afflitti, fece il suo ingresso trionfale in San Procopio tra grida di osanna di un popolo in festa. Straordinariamente miracolata fu una ragazza di Melicuccà, cieca nata tal Vicenzina Francica che ebbe la vista, essendole comparsa Maria Addolorata, mentre faceva ritorno al suo paese, dopo che il medico curante, che era di San Procopio, le aveva assicurato che non c’era nulla per i suoi occhi.

 

Testo tratto da un articolo pubblicato sulla gazzetta del sud a firma di Stefano Occhiuto – le notizie storiche  sono state pubblicate dalla rivista “La Rocca” a firma  di Igino Pagnini