La Fanciulla e il Salice

C'era una volta un bellissimo bosco abitato solamente da salici. Questi erano tutti bravi alberi molto rispettosi delle tradizioni e proprio per questo motivo passavano tutto il giorno a piangere e lamentarsi per ogni sorta di problema. Piccolo o grande che fosse non aveva importanza: essi potevano disperarsi perché una formica sentiva male alle antenne oppure a causa delle guerre degli uomini, l'importante era piangere e urlare di dolore il più possibile. D'altro canto quello era da secoli il loro mestiere nonché la cosa che ai salici riusciva meglio e nessuno di loro avrebbe mai osato venir meno a questo sacro dovere…O forse qualcuno si…Euforino era la disperazione di tutta la foresta ed in primo luogo dei suoi stessi genitori. " Eppure sembra un salice come tutti gli altri" dicevano nel bosco "Allora perché è sempre così allegro?Da quando è venuto al mondo non ha versato alcuna lacrima!". Papà salice non faceva che incolpare sua moglie e addirittura gli venne il dubbio che quello non fosse figlio suo bensì di un pino: "Non può essere altrimenti!" Esclamava. "Quei pini, sempre lì a ridere tutto l'anno! Sono matti come pigne!". Mamma salice dal canto suo incolpava pesantemente il marito. "La colpa è tutta tua invece! Sei tu il tenero della famiglia! Ricordo benissimo che la scorsa primavera non volevi piangere per quella povera zanzara con il mal di denti!" "Ma le zanzare non hanno i denti!" "Lo vedi? Continui con quell'assurda motivazione! Oh se è colpa tua!"
Euforino intanto, tra tutte le parole e le liti non faceva che ridere, ridere e ancora ridere a dismisura e più lui rideva più i genitori piangevano dalla disperazione. Ridendo e scherzando Euforino crebbe e raggiunse l'età della ragione, indi per cui tutti i salici del bosco facevano il possibile per farlo ragionare: "Perché mai ridi?" Gli domandavano "Non vedi che non c'è motivo al mondo per essere allegri? Non senti il lamento degli uccelli ed il vento urlare disperato? Non vedi il ruscello fuggire impaurito e le nuvole formare presagi di sciagure nel cielo? Non sai che le guerre degli uomini macchiano ogni giorno col loro sangue le nostre terre?" A tutto questo Euforino rispondeva con una sonora risata perché quel modo solenne di parlare gli sembrava molto buffo e poi secondo lui gli uccelli cantavano canzoni meravigliose, il vento accarezzava tutti ed il ruscello non fuggiva perché alla fine era sempre lì! Per lui le nuvole assumevano le forme dei bei sogni e le guerre degli uomini non lo toccavano affatto "Cosa me ne importa degli uomini!" Diceva…Ma…A proposito di uomini…Nel vicino villaggio di Cloudy, abitato interamente da esseri più o meno umani, viveva una giovane fanciulla. Questa ragazza, naturalmente bellissima, aveva gli occhi di un colore stupendo così come i capelli e poi una bocca, un naso e… Beh, per farla breve a questa fanciulla non mancava proprio nulla! Il suo nome era Sperantia e mentre tutte le altre giovani della sua età si divertivano in mille maniere, lei non faceva altro che studiare un modo per migliorare il mondo. "Cosa fai tutto il giorno su quei libri?" Le domandavano "Cerco un modo per migliorare il mondo!" Rispondeva lei con un triste sospiro "Cosa fai lì seduta tutto il tempo?" Le chiedevano altri  " Penso ad un modo per migliorare il mondo!" Rispondeva, e poi piangeva, piangeva forte perché non ci riusciva e tutti i suoi sforzi sembravano non portare a nulla. Ogni giorno Sperantia vedeva i suoi simili lottare, maltrattarsi a vicenda e gente prepotente avere la meglio sui più deboli. Tutto questo la rendeva molto triste e raramente la si vedeva sorridere un po'. Sperantia non perdeva mai occasione di intervenire se qualcuno bisticciava o diceva cose terribili sulle altre persone, ma ogni volta si sentiva rispondere con frasi decisamente poco carine da dire ad una fanciulla. Alcuni le urlavano: "Fatti gli affari tuoi ragazzina!" Oppure: " Cosa vuoi che me ne importi delle tue ciance?" o ancora "Sei solo una stupida, non capisci che queste cose che combatti fanno parte della natura umana?". Tuttavia questo non era il peggio che potesse capitare alla povera Sperantia: il più delle volte infatti veniva completamente ignorata e lei urlava tanto da sprecare tutte le sue energie inutilmente. Tutti questi fattacci la stremarono a tal punto che prese il suo piccolo fagotto e se ne fuggì via da quella città senza dire niente a nessuno!
Sperantia si ritrovò a vagare per i boschi ma presto capì che da sola, piccola com'era, non poteva sopravvivere; quando poi finì le poche provviste che aveva portato con se pensò che sarebbe morta di fame o divorata da qualche lupo cattivo. "Io non porto un cappuccio rosso, ma con la fortuna che ho qualche lupo mi mangerà di certo!" Diceva ad alta voce "E poi figuriamoci se qualche cacciatore verrebbe ad aiutarmi, mi odiano tutti!" Assorta com'era in questi suoi pensieri non si accorse nemmeno di un piccolo gnomo che le si era seduto accanto fissandola incuriosito: "Non sapevo che gli umani sapessero parlare con le coccinelle!" Disse lo gnomo, e Sperantia spaventata cacciò un grido, ma poi si ricompose e disse: "Io…Stavo parlando con me! Ma tu chi saresti?" Lo gnomo si alzò in piedi e rispose: "Ancora più curioso, non sapevo che gli umani parlassero con se stessi a quel modo! Beh comunque quella povera coccinella crede che tu ce l'abbia con lei ed è lì che cerca in tutti i modi di capirti aiutandosi con un dizionario! Ora le dirò di andarsene." Sperantia vide la coccinella che prima non aveva notato e sentì lo gnomo parlare in modo decisamente strano. Quando ebbe finito, la coccinella chiuse il dizionario e se ne fuggì via lanciando una brutta occhiata alla fanciulla. "Questa è davvero bella!" Disse Sperantia "Una coccinella con un dizionario, neanche la mia amica Alice mi crederebbe, e lei ne racconta di storie strane…Ma cosa le hai detto? E come ti chiami?" Lo gnomo la ignorò. "Hey, dico a te, sai!" Lo gnomo la guardò di traverso e rispose: "Oh, scusa tanto credevo stessi parlando con te stessa. Il mio nome è Koby e sono qui per aiutarti! Mi sembravi in difficoltà!" Sperantia, che era molto orgogliosa, si sentì profondamente offesa da quell'affermazione e rispose: "Pfui! Io in difficoltà? Figuriamoci, non ho bisogno di nessun aiuto io, piccolo gnomo insolente! Figurati che sono qui per migliorare il mondo!" Koby rise sonoramente e poi disse: "Oh, quale nobile intento! E tu speri di migliorare il mondo vagando per le foreste tutta sola? Dammi retta e tornatene a casa! Prendi questa cioccolata magica che può essere mangiata all'infinito e torna indietro!" Lo gnometto sparì senza lasciare possibilità di replica a Sperantia alla quale non restò altro da fare che mangiare per tre ore buone la cioccolata magica. Scesa la notte, la golosa fanciulla si fermò a riposare  ai piedi di un grande salice ed il mattino dopo, di buon ora, venne svegliata da ripetute e grossolane risate. Avrete ormai capito che Sperantia si era addormentata ai piedi di Euforino che se ne stava tutto solo in uno spiazzo senza alberi. "Cos'hai tu da ridere tanto?" Domandò Sperantia arrabbiata, pensando che Euforino ridesse dei suoi capelli spettinati. "E tu cos'hai da essere così triste!" Ribatté il salice "Io mi chiamo Euforino e sono fuggito via dai miei simili perché erano sempre a piagnucolare e adesso cosa mi capita? Una bambina isterica con la faccia triste!Oh, Che divertimento!" Sperantia a sentirsi dire quelle cose scoppiò a piangere e per la prima volta in vita sua Euforino smise di ridere e porse le sue scuse alla giovane. I due passarono insieme molto tempo raccontandosi le proprie vite e qualche volta Euforino riusciva a far ridere di gusto la triste fanciulla come quando le raccontò della sua fuga dalla foresta dei salici: "Cos'hai da ridere? Ti ho detto che ho tirato su le mie radici e sono fuggito via!" Raccontava Euforino "Scusami, rido perché non sapevo che gli alberi potessero fare di queste cose! Mi sembra così buffo!" I due continuavano a parlare ed Euforino si commosse spesso nel sentire la storia di Sperantia e dei suoi tentativi di migliorare il mondo. La scena commosse anche una fata che aveva udito tutti i loro discorsi rendendosi invisibile. Questa, decise allora di rendersi visibile ai nostri amici: ad Euforino la cosa sembrò normale perché le fate vivono tra gli alberi e lui ne aveva conosciute molte ma per Sperantia era la prima volta e rimase quasi spaventata da quell'apparizione."Non temere nobile giovane" Disse la fata. "Sono qui per dirti che tu oggi hai migliorato il mondo con l'aiuto di questo simpatico salice!" Sperantia sorrise ma non capiva "Come posso aver migliorato il mondo? E' forse cessata ogni guerra e le persone non si uccidono e maltrattano più?" Chiese. "Vedi Sperantia, il mondo si migliora partendo dalle piccole cose ed un poco per volta. Io ti dico che tu oggi hai migliorato il mondo perché hai reso consapevole Euforino che non bisogna sempre ridere e tu hai capito che è inutile piangere sempre, hai migliorato il mondo perché mi hai commossa ed io racconterò a tutti le cose che ho imparato da te, ed il vento con i fili d'erba e tutti gli animali qui attorno faranno altrettanto. Tu ed Euforino avete migliorato il mondo perché oggi qui è nato un amore tra due opposti e non odio." Euforino e Sperantia arrossirono ognuno a modo proprio perché in effetti sentivano di volersi bene e di voler passare insieme l'eternità. La fata allora, che lo sapeva bene, decise di donare ad entrambi un'incredibile potere: i due potevano trasformarsi in esseri umani ed in salici ogni volta che desideravano. Ancora oggi se vedete due salici molto vicini tra loro che si abbracciano con i rami, fate attenzione a come li trattate, potrebbero essere Euforino e Sperantia! Si dice che a volte si trasformino ancora in esseri umani per andare a compiere piccole buone azioni per migliorare il mondo. Poi però ritornano salici per recuperare le forze, e non si abbandonano mai perché da soli e stanchi è davvero impossibile migliorare il mondo!

                                                                                                                                                       S.M.  

Cuordispine e Giacomino

C'era una volta, non molto tempo fa, una giovane principessa che mise al mondo una bellissima bimba. La bimba crebbe sana e forte ma soprattutto diventava ogni giorno più buona e non faceva altro che rendersi utile agli altri aiutando chiunque. Ma il male, amici miei, era in agguato! Il re del male, che viveva sottoterra, non poteva permettere tanta bontà e decise di mandare una strega per fermare quella fanciulla che veniva chiamata da tutti Cuordoro. La ragazzina quel giorno stava raccontando fiabe ad un gruppo di bambini più piccoli di lei quando la strega, che aveva preso le sembianze di un fanciullo, le si avvicinò gridando: "Aiuto!Aiuto!La mia sorellina è caduta nel fiume, aiutami ti prego!". Cuordoro cadde nella trappola della perfida megera e fattasi indicare il posto esatto, corse a perdifiato verso il fiume dove un folletto del male la stava aspettando con un arco magico. Appena Cuordoro si avvicinò alla sponda del fiume il folletto scagliò una freccia invisibile colpendo in pieno cuore la giovane! Cuordoro sul momento non sentì altro che un pizzico e neanche si accorse del folletto: non vedendo nessuno tornò al villaggio dove scoprì che la strega aveva rapito tutti i bambini che lei aveva lasciato incustoditi! La gente del villaggio accusò Cuordoro di essere la complice della strega e lei poverina, si mise a piangere disperatamente. Il peggio però doveva ancora verificarsi: la maledizione della freccia non tardò a manifestarsi ed era il maleficio più crudele che si possa immaginare! Ogni volta che Cuordoro compiva o pensava di compiere una buona azione, ogni volta che un pensiero buono le attraversava la mente, il suo cuore si circondava di spine provocandole un forte dolore e lei non poteva farci nulla. Oltre che con questo tremendo maleficio la giovane doveva convivere con persone che la odiavano perché in un modo o nell'altro aveva fatto rapire i loro bambini e così, passato un po' di tempo, Cuordoro diventava sempre più intollerante e cattiva nei confronti degli altri. Il male nel frattempo rideva, mentre i genitori di Cuordoro chiamarono fate e maghe da ogni luogo per tentare di curare loro figlia. Ogni tentativo era però inutile e Cuordoro divenne, nel giro di pochi anni, Cuordispine: era crudele più di ogni immaginazione e per la sua cattiveria venne cacciata dal villaggio e relegata in una vecchia catapecchia vicino al fiume.
Giacomino era un povero pescatore di un villaggio vicino che viveva sempre con la testa tra le nuvole ed immaginava quasi tutta la sua vita. Un giorno ad esempio, aveva sgominato una banda di malviventi per salvare una ninfa che poi si innamorò di lui e lo sposò. Un'altra volta invece era stato addirittura sulla luna per salvare il suo villaggio da buffissimi esseri che volevano incendiarlo, ma nessuno lo sapeva! Nessuno sapeva di queste storie perché Giacomino le viveva solo nella sua fantasia, ma tutti sapevano bene che Giacomino era un poveraccio ed erano pronti a scommettere che non avrebbe mai combinato nulla di buono nella vita proprio perché viveva in un mondo inesistente. Pochi sapevano invece, che Giacomino parlava spesso con un suo amico fantasma: un cavaliere chiamato Sir Shy! Sir Shy era troppo timido per mostrarsi e parlare agli altri ma a Giacomino raccontava in continuazione le sue mille avventure da mortale. La storia di Cuordispine aveva fatto il giro del regno e le sue atrocità avevano fatto dimenticare a tutti che un tempo era stata buona. Anche Giacomino la conosceva e spesso ci fantasticava su: "Se avessi un destriero partirei io stesso alla volta di quella malefica ragazza! Affronterei draghi e cavalieri neri e poi…Zac!Ucciderei lei stessa con la mia spada d'oro e tutti mi acclamerebbero come un eroe. Piazzerebbero una mia statua in ogni piazza del regno e gliela farei vedere a quegli antipatici del mio villaggio!". Queste erano le fantasie di Giacomino mentre pescava il suo pranzo. Ad un tratto un pesce che aveva appena tolto dalla lenza cominciò a parlare: "Giacomino!Giacomino! Non mi mangiare ti prego!E rimettimi in acqua!". Giacomino sconvolto cominciò a pensare che la sua immaginazione stava esagerando e disse: "Bah!Che ci devo fare con un pesce parlante! Che razza di storia avventurosa può iniziare con un pescatore che cattura un pesce parlante!" "Giacomino! Giacomino! Per carità! Non sono una tua fantasia!Mi ha mandato da te un mago molto buono e potente per affidarti una missione!Lui ti osserva da molto tempo e ha detto che se mi avessi rigettato in acqua dopo avermi catturato, stanotte stessa avresti ricevuto la visita di una fata!" Giacomino consultò il suo amico fantasma Sir Shy e giunsero alla conclusione che quello doveva essere un vero pesce parlante decidendo così di rigettarlo in acqua. Mentre Giacomino tornava al villaggio per raccontare l'accaduto a tutti, Sir Shy gli raccontava delle moltissime fate che aveva salvato quando era ancora in vita: "Una più bella dell'altra, Giacomino mio! Sei proprio un ragazzo fortunato!" diceva ridacchiando sotto la barba ed i baffi bianchi.
Naturalmente, cari amici, Giacomino fu preso in giro da tutti gli abitanti del suo villaggio e persino dai bambini! Beh, provate un po' voi a raccontare in giro che avete parlato con un pesce! Ad ogni modo Giacomino non vedeva l'ora che calasse la notte: come sarebbe stata questa fata? Sir Shy continuava a ripetere: "Beato te Giacomino!Ricordo ancora la fata Camilla che salvai da un'invasione di fenicotteri!". La notte arrivò e Giacomino era nella sua stanza, su di una sedia, con gli occhi spalancati ad aspettare la fata!Ad un tratto una luce fortissima penetrò nella stanza e formò un vortice di stelle colorate dal quale spuntò fuori un vecchietta rugosa con le ali e la bacchetta magica: "Ehm…Deve aver sbagliato indirizzo signora befana, io aspettavo una fata!" Disse Giacomino. La vecchia lo guardò malissimo e si presentò : "Signorina, prego! E seppure in pensione sono sempre una fata!Ah!Lo sapevo che non dovevo accettare questa missione ma il mago Bobidi è un mio vecchio amico…Sappi che lo faccio solo per lui...Comunque piacere, io sono la fata Camilla!" Giacomino era rimasto così deluso che non fece caso al nome della fata, ma Sir Shy a quel punto si mostrò ed esclamò: "Per tutte le meduse giganti! Camilla!" Camilla si voltò verso Sir Shy e lo riconobbe in un attimo: "Sir Shy! Eccoti qui vecchio mascalzone! Scommetto che sei morto solo per non dovermi dare spiegazioni, vero?!" A quel punto Sir Shy stava per rispondere ma intervenne Giacomino: "Scusate se mi intrometto ma io sono il protagonista della storia e vorrei sapere cosa devo fare!" La fata controllò per un istante una vecchia e polverosa agenda e poi rispose: "Dunque Giacomino caro, il potente mago Bobidi ti ha osservato per lungo tempo ed ha deciso di affidarti un importante missione. Quello che dovrai fare, se accetterai, è sconfiggere la perfida Cuordispine che terrorizza tutti i villaggi del regno! Per farlo dovrai affrontare alcuni pericoli, cose da nulla per un eroe, come ad esempio il temibile cavaliere nero con il suo drago abbinato." Giacomino non sapeva davvero cosa dire: da una parte era quello che aveva sempre sognato ma dall'altra aveva una paura tremenda! Camilla riprese la parola: "Comunque mi è stato detto di aiutarti, in effetti mi sembri un po' piccolino per fare l'eroe da solo in giro per il regno…Beh prima di tutto ti procurerò un destriero…Ehm…Solo un momento" Camilla estrasse di nuovo la sua agendina e pronunciò una strana formula; un grosso polverone si alzò nella stanza di Giacomino e dopo pochi istanti ecco apparire un piccolissimo pulcino tutto rosa! "Ops…Devo essere un po' arrugginita…Temo che questo sia tutto ciò che posso fare per ora ma…Con l'aiuto di Sir Shy ce la caveremo! Sempre che non decida di sparire nel nulla, VERO Sir Shy?!?" Sir Shy rispose un po' imbarazzato che potevano contare su di lui, ma Giacomino appariva perplesso : "Io non vorrei mancare di rispetto a nessuno ma…Dovrei affrontare un dragone nero e cavaliere annesso con un pulcino rosa?E come arma cosa avrò?Un fiorellino?Beh comunque accetto lo stesso!Sarò un eroe!" Sir Shy si mise ad applaudire sonoramente: "Bene!Bene! quest'avventura mi ricorda quella volta che affrontai un drago a tre teste nella mia camera da letto: ero in mutande e canottiera armato soltanto di un pomo del letto! Partiamo dunque!". E così appena fece giorno Giacomino si armò della sua canna da pesca ed i quattro partirono.
Dopo poche ore di cammino ecco apparire il primo pericolo da dietro una roccia:un folletto del male! Era evidente che il signore del male era venuto a sapere dell'intento di Giacomino ed ora avrebbe fatto di tutto per fermarlo. Il malefico folletto cominciò a correre attorno ai nostri piccoli e grandi amici che lo seguivano con lo sguardo. Il folletto girava e girava e Giacomino e gli altri giravano e giravano la testa per seguirlo finché non cominciarono a sentirsi male e finirono in terra svenuti! Al loro risveglio si trovarono in una grande cella con tante altre persone. Giacomino chiese subito a questi individui chi fossero ed uno rispose per tutti: "Noi siamo del villaggio di Melonia e siamo prigionieri di una strega e di un folletto da alcuni anni! Eravamo bambini quando siamo stati rapiti: l'ultima cosa che ricordiamo è una giovane fanciulla che badava a noi!" Camilla capì immediatamente tutto: lei sapeva la vera storia di Cuordoro e di come era diventata Cuordispine ma aveva promesso a Bobidi che non avrebbe detto nulla al giovane Giacomino. Giacomino promise ai prigionieri che li avrebbe aiutati. Il piano del ragazzo era geniale: Sir Shy era un fantasma e poteva benissimo passare attraverso le sbarre della cella; una volta passato avrebbe quindi rubato la chiave per liberarli tutti! Sir Shy accettò la missione per il bene comune e dopo aver attraversato qualche parete trovò finalmente la chiave. La prese velocemente e fece ritorno subito dai compagni liberando tutti. I ragazzi, una volta liberi, misero a soqquadro tutto il rifugio della strega ed una volta trovata erano in procinto di ucciderla! Giacomino però, che era proprio un bravo figliolo, disse ai ragazzi di fare ritorno al loro villaggio portando con se la vecchia ed il folletto come prigionieri: i nostri amici erano rimasti di nuovo soli e potevano riprendere il loro viaggio.
Durante il cammino Giacomino non poteva fare a meno di notare che c'era qualcosa di strano tra Sir Shy e la fata Camilla, così la sua curiosità lo spinse a chiedere spiegazioni ai due: "Beh se proprio vuoi saperlo, il qui presente cavaliere mi ha sedotta e abbandonata circa quarant' anni fa!" Esclamò Camilla. "Ah ora la colpa è mia vero? Non ti ricordi che ero partito per una pericolosissima missione?Io affrontavo draghi, insetti giganti e maiali volanti mentre tu ti divertivi col quel perditempo di Sir Losky!" replicò Sir Shy. Nei minuti seguenti Giacomino si pentì amaramente di aver tirato fuori quel discorso: "Oh, tu eri sempre in giro, cosa avrei dovuto fare? E poi Sir Losky era solo un amico…" "Ah un amico!Ma se tu mi lasciasti per lui!" "Inaudito! Io ti minacciai di lasciarti per lui per vedere se eri geloso!Fosti tu a lasciarmi!". I due continuarono a discutere per lungo tempo e si fermarono solo di fronte ad un porcospino: "Mio Dio!" Esclamò Sir Shy "Un porcospino, fate attenzione! Vi salverò io dal mostro! Fatti indietro Camilla, tieniti al sicuro!" Camilla indietreggiò dicendo: "Oh mio eroe…Lascia che ti aiuti con la mia magia!" "Oh, non sono cose da donna queste, lascia fare a me!" A quelle parole Camilla cambiò d'umore: "Ah, è così! Sei sempre il solito! Ho detto che ti aiuto e ti aiuterò!" rispose Camilla tirando fuori la sua agendina. Giacomino era sconvolto e continuava ad urlare: "Ma è solo un porcospino!Che male può farci?!" "Eh, si vede che non hai vissuto la grande invasione di porcospini del 42 ragazzo!" disse Sir Shy mentre tratteneva Camilla dal puntare la bacchetta verso l'animaletto che li guardava incuriosito. Purtroppo nell'agitare troppo la bacchetta, i due litiganti fecero partire un colpo che colpì in pieno la bestiola che si trasformò in un istante in un porcospino gigante! "Ehm…In effetti queste sono cose da uomini!" Esclamò Camilla "Ma no cara, ma no! Credo che potresti occupartene anche tu senza difficoltà…" Al porcospino non andava molto bene il fatto di essersi ingigantito ed era abbastanza arrabbiato, così cominciò ad avanzare verso il buffo gruppo di "eroi". Giacomino propose a Sir Shy di farsi avanti facendogli notare che lui era un fantasma e che quindi il mostro non poteva fargli nulla! Mentre Sir Shy teneva a bada il mostro, Camilla cercava una contro-formula sulla sua agendina e Giacomino ed il pulcino rosa, si godevano la scena da sopra un albero molto alto: "il problema lo hanno creato loro e adesso che se lo risolvano da soli!" pensava. La scena vista dall'alto faceva molto ridere: Sir Shy si faceva rincorrere da tutte le parti dalla bestia gigante mentre Camilla in tutta fretta cercava di trovare la formula tenendo la sua agendina al contrario. Passato qualche minuto la fata iniziò ad agitare la sua bacchetta e a proferire strane formule: il porcospino divenne prima un armadio a sei ante, poi un rinoceronte verde, poi ancora un porcospino gigante! Infine con un ultimo incantesimo la maga diede come uno spintone al mostro che finì nel fiume lì vicino tornando alle sue dimensioni normali. Si poteva finalmente riprendere il viaggio.
Dopo un lungo e tortuoso tragitto, l'ultimo ostacolo che divideva Giacomino e la sua compagnia dalla malefica Cuordispine era il temutissimo cavaliere nero a cavallo del suo drago: "Ahahah" Rise il cavaliere "E così avrebbero mandato te, con questi ridicoli compagni per sconfiggere me e Bobby? Semplicemente ridicolo!" Giacomino in effetti era armato solo della sua canna da pesca e poteva contare, al momento, solo sull'aiuto del pulcino rosa poiché Camilla e Sir Shy stavano ancora discutendo animatamente su chi fosse stato a lasciare l'altro molti anni prima e sulle colpe del precedente incidente. Il cavaliere nero sguainò la sua spada d'argento ed il drago iniziò a sputare fuoco dalla bocca agitandosi furiosamente! Giacomino pensò che sarebbe stato sciocco tirar fuori il pulcino rosa dal taschino della camicia per farlo polverizzare dal drago e temeva che sarebbero stati ugualmente polverizzati entrambi! Il drago si avvicinava sempre più minaccioso quando all'improvviso il pulcino, mise leggermente fuori la testolina dalla tasca di Giacomino e accadde una cosa a dir poco buffa: il drago si spaventò terribilmente facendo ruzzolare in terra il cavaliere nero e poi se ne fuggì via con la coda tra le zampe! Giacomino rise di gusto : "Ahahah! E quello sarebbe il terribile drago nero?Che fifone!Ahahah!" Il cavaliere nero si ricompose e rispose indispettito: "Ehm…Giovanotto impertinente! Il mio drago non è un codardo è solamente allergico ai pulcini rosa, tutto qui!Da piccolino ne fece indigestione ed ora li teme…Hai solo avuto molta fortuna! Comunque basterò io a sconfiggerti con la mia lama!" Giacomino smise presto di ridere perché il cavaliere si avvicinava di gran carriera verso di lui! Cosa poteva fare? Doveva agire in fretta: prese la sua canna da pesca e tentò di afferrare, con la lenza, l'elsa della spada d'argento. Il colpo riuscì perfettamente ma il cavaliere non sembrava voler mollare la presa e iniziò a tirare. Giacomino non era molto forte e stava per soccombere quando ebbe la grande idea di girare attorno al cavaliere! Così fece, ed il cavaliere finì legato come un salame senza possibilità di muoversi. A quel punto il pulcino rosa, che aveva acquistato coraggio dopo l'episodio del drago, saltò sull'elmo del cavaliere ed iniziò a beccarlo: "Scendi subito di lì, canaglia! Vuoi rovinarmi l'elmetto?E' di marca sai! Ed è quasi nuovo!!"
Giacomino rimase solo di fronte alla porta di Cuordispine: si girò verso Sir Shy e Camilla intenzionato a chiamarli in suo aiuto ma una forza misteriosa spalancò la porta e lo trascinò nella casa. La porta si richiuse immediatamente e Cuordispine si mostrò. Giacomino rimase a bocca aperta: era bellissima! Più bella di ogni fata che lui avesse mai immaginato, più bella di ogni suo sogno. "Ebbene?" disse Cuordispine "Sei venuto qui per uccidermi? Cosa stai aspettando? Combatti!" Giacomino rimase perfettamente immobile, poi con un fil di voce rispose: "No!" Cuordispine si avvicinò a lui dicendo: "Se non vuoi morire immediatamente devi provare a combattere! Sei forse paralizzato dalla paura?" Giacomino era sempre immobile e Cuordispine sentiva male al cuore perché un sentimento buono la stava attraversando. "Io non alzerò un dito contro di te" proferì Giacomino "Preferisco farmi uccidere piuttosto che farti un solo graffio!" Cuordispine cadde in ginocchio: il dolore era sempre più forte: chi era quel giovane che dopo tanto tempo l'aveva resa di nuovo sensibile? Era Giacomino! Direte voi lettori! Cuordispine si domandava perché quel ragazzo non era furioso e voglioso di ucciderla come tutti i cavalieri che erano giunti da lei in quegli anni, si chiedeva perché non la insultava e perché non la incolpava di qualsiasi tragedia fosse avvenuta nel regno! Nel vederla accasciata, Giacomino la soccorse: lui non poteva sapere che più si comportava gentilmente più Cuordispine provava buoni sentimenti e che più lei provava buoni sentimenti più la maledizione la faceva soffrire. Quando Giacomino abbracciò Cuordispine per tentare di tirarla su, lei lanciò un grido e cadde esanime tra le sue braccia. La ragazza non dava alcun segno di vita: Giacomino avrebbe voluto baciarla, proprio come un principe delle favole per farla risvegliare, ma era troppo timido per farlo. La strinse ancora di più tra le braccia mentre dalla porta spuntarono Sir Shy e Camilla quasi in lacrime "Non era poi così malvagia" disse Giacomino "Se non ha avuto la forza di uccidermi subito!" e poi scoppiò in lacrime. Vi garantisco che la scena era davvero molto triste: tutto sembrava ormai perduto per la fanciulla quando apparve dal nulla il potentissimo mago Bobidi. Bobidi si avvicinò a Giacomino e lo accarezzò sul capo: " Ragazzo mio, hai brillantemente superato la tua prova, ora ti racconterò una storia…" Il mago Bobidi raccontò a Giacomino la storia di Cuordoro e Giacomino allora pianse ancora di più e pregò il mago di salvarla. Bobidi disse: "Giacomino mio, se io avessi potuto far qualcosa per questa giovane lo avrei fatto fin dall'inizio! Purtroppo il male è forte quanto il bene. Tu sei il solo che può fare qualcosa, è per questo che sei stato scelto. Ora guardala! Guardala con gli occhi pieni di lacrime, guardala con la consapevolezza, la fantasia, l'amore e con la sincerità!" Giacomino non capiva e piangeva sempre di più: aveva gli occhi così pieni di lacrime che quasi non ci vedeva ma si girò verso la fanciulla e vide. Vide la sagoma di una freccia piantata nel petto della ragazza: nessuno l'aveva mai vista e tantomeno nessuno avrebbe mai potuto toglierla ma Giacomino, che sapeva guardare oltre le apparenze, la impugnò e la estrasse dal corpo di Cuordispine. Subito la freccia svanì nel nulla e la giovane riaprì gli occhi. Bobidi scomparve sorridendo e Sir Shy e Camilla si abbracciarono presi dall'entusiasmo del momento: la maledizione era stata spezzata! Cuordispine era tornata ad essere Cuordoro grazie anche alla sua stessa volontà. Avrebbe infatti potuto uccidere fin da subito Giacomino con i poteri che il signore del male gli aveva donato, ma qualcosa la trattenne: era il briciolo di umanità che portava ancora con se. Cuordoro e Giacomino vissero per sempre felici e contenti e nessuno osò mai più pensare che al mondo vi fosse qualcosa di impossibile, perché dopo quello che accadde ai due giovani, in ogni persona, era tornata la speranza e la voglia di sognare.

S.M.












"La Fanciulla e Il Salice" & "Cuordispine e Giacomino"