La storia sinnaese
Per la sua
posizione, per l'aria sana che inonda, per l'acqua gradevole di cui è dotata, e
per l'amenità delle sue campagne Sinnai richiama un gran numero di ospiti, che,
specialmente dalla città vano a ricercare riposo e svago.
Antichi documenti
Prima menzione di questo grosso centro
rurale si ha in un documento del 22 agosto 1218 dall'archivio
Vaticano recentemente pubblicato da Dionigi Scano (è contenuto nella sua
magistrale opera "Codice diplomatico delle relazioni fra la Santa Sede e
la Sardegna".)
Con tale documento Papa Onori III concedeva
al Convento di San Saturnino della Diocesi di Cagliari il possesso di diverse
chiese e relative rendite, fra cui quella di "Santa Victoria de
Sinai". In tale località pare, e lo cinvalidano le vestigia di antichi
fabbrichi, sorgesse in origine il paese.
Nel 1324, poco dopo l'occupazione aragonese, Sinnai fu donata in feudo ,in uno a Settimo, Selargius, Sestu ed altre "ville" adiacenti a Berengario Carroz ed alla moglie Teresa Gombal de Enteca, cognata dell'infante D. Alfonso perché coi relativi redditi si ritrasse il castello di San Michele e ne costituì, si può dire, il centro più florido ed apprezzato.
Con un altro
antico strumento in data 20 novembre 1496 D. Allemanda Carroz contessa di
Quirra donavano a Sinnai e a Settimo i salti dei villaggi di Calagoni, Sixi,
Sedani ed altri allora spopolati.
Queste tre documentazioni già dimostrano
l'importanza di Sinnai nell medioevo, mentre i circa trenta nuraghi sparsi
nelle sue campagne, ci rivelano, sebbene oggi presentino la loro torre sfatta
ed i loro ciclopi massi sparpagliati all'interno l'importanza preistorica della
zona.
Sinnai un secolo fa possedeva 10.000 capre,
700 pecore, 2.700 suini 1.000 cavalli e nei superbi recessi del Serpeddì,
cervi, daini, cinghiali e mufloni formavano la delizia dei cacciatori.
Indice inoltre
della prosperità della "villa" era data da una sintomatica contingenza. Quella di
possedere 10 notai segno infatti evidente dell'importante sviluppo d'affari che
la contraddistingueva. Era pure sede, di una di una stazione di
cavalleggeri di Sardegna nonché di due
compagnie di miliziani, di cui una a cavallo.
Oggi Sinnai sarebbe spoglia delle sue
antiche querce, tende a ricostruire le sue risorse forestali con lo sviluppo
di una magnifica pineta che va ammontando di
verde cupo, suoi ameni declivi a breve distanza dall'abitato. 
L'ingresso della Pineta di Sinnai
La città di Sinnai vista dalla sommità della Pineta.
Questa, se pure stretto attorno alla bella dallo snello campanile dilaga ormai verso Sant'Isidoro e
verso Santa Vittoria, assumendo man mano la vastità e l'aspetto d'una cittadina mentre una feroce produzione di biade la situano all'avanguardia dei centri agricoli.
Pagina creata da LAURA PISU