le figurine LIEBIG

(collezione privata, carlo matteo mossa)

 

Le figurine che la Compagnia  Liebig distribuiva gratuitamente insieme al proprio prodotto di punta, e cioè "il vero estratto di carne Liebig", hanno costituito un potente veicolo di diffusione dell'opera lirica, e di quella verdiana in particolare, nel corso del secolo XX. Sul retro della figurina il compratore trovava decantate le qualità del prodotto, l'indicazione di qualche ricetta, ed il riassunto dell'opera (spesso arricchito di elementi stravaganti) suddiviso secondo le scene illustrate da ciascuna cartolina della serie. Di fianco si trascrive il sunto della vicenda come riportato sul retro delle figurine. Per chi volesse approfondire questioni legate alle figurine Liebig, si segnala nella pagina della "retina" l'indirizzo di Tony Nollet, esperto in materia (ma si comunica con lui solo in inglese o francese). 

Si segnalano i possibili temi di ricerca connessi a questo argomento:

l.   la popolarità delle opere verdiane nel panorama della cultura e della società italiana (bibliografia di riferimento: Marzio Pieri, Opera e letteratura, in Storia dell'opera italiana. Teorie e tecniche, immagini e fantasmi, vol. 6, Torino, EDT, pp. 235-299; Roberto Leydi, Diffusione e volgarizzazione, ibid., pp. 301-392.)

2.   arti, tecniche e media al servizio dell'opera e della sua diffusione (incisione, cromolitografia, pubblicità, etc.)

Su temi analoghi ma relativi al secolo XIX, la mattina del 25 gennaio 2001 presso il Palazzo Sanvitale di Parma si terrà una seduta del Convegno internazionale di studi Verdi 2001, moderata da Markus Engelhardt, con relazioni incentrate su aspetti musicali, storico-sociali e di costume.

 

1. La serie del Trovatore è del 1905. 

 

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Il conte di Luna, potente signore spagnolo, ama Leonora ed è preso di furore quando sente il trovatore Manrico, ch'egli spia, fare una serenata che è nel medesimo tempo un segno di chiamata. Il conte e Manrico sono fratelli senza saperlo. L'atto termina con un duello furioso fra essi.

 

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Manrico si crede il figlio della zingara Azucena. Un giorno il vecchio conte di Luna ha fatto bruciare come strega la madre d'Azucena.  Per vendicarsi la zingara rapì uno dei giovani figli del conte per dare il fanciullo parimenti alla morte. Nella forsennata agitazione ella s'ingannò e gettò nelle fiamme il suo proprio figlio. Da allora la sua mente si oscurò interamente ed il suo canto risuonò dolorosamente nel campo degli zingari.

 

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Leonora, credendo Manrico ucciso in guerra, vuol prendere il velo. Ma il conte di Luna tiene pronte le sue genti per rapirla prima della sua entrata in convento. Al momento ch'egli assalì il corteo religioso, Manrico, che si credeva sparito per sempre, appare improvvisamente grazie alla velocità del suo corsiero ed aiutato dai suoi guerrieri, libera Leonora e la conduce seco.

 

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Nel castello fortificato, assediato dalle forze superiori del conte di Luna, Manrico vuol condurre Leonora all'altare.Improvvisamente egli riceve la notizia che Azucena - fatta prigioniera nel campo di Luna - sarà condotta al supplizio. Col cuore straziato, egli si strappa dalle braccia della sua fidanzata ed alla testa dei suoi fedeli compagni si slancia in un combattimento disperato per liberare la madre.

 

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La lotta finì male; Manrico, vinto e fatto prigioniero, languì coi suoi compagni di sventura nei sotterranei della torre, aspettando il momento del supplizio. Leonora sente il suo canto di dolore: essa vuole ad ogni costo salvare l'infelice e dichiara al conte che sarà sua s'egli renderà la libertà a Manrico.

 

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Leonora porta nella prigione la notizia dell'accaduto. Avendo preso del veleno, essa muore. Il conte di Luna, vedendosi ingannato, fa condurre Manrico al supplizio. Egli mostra questo terribile spettacolo alla zingara, la quale grida fremendo: "Egli era tuo fratello!". L'opera termina con l'esclamazione del conte di Luna: "Quale orror!!!"

 

 

2. La serie Verdi e le sue opere è del 1913; la seconda cartolina è dedicata al Trovatore:

 

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Incoraggiato dal grande successo ottenuto dall'opera "Rigoletto", Verdi fece rappresentare due anni dopo a Roma "Il Trovatore", il libretto del quale deriva dal dramma del medesimo titolo di Antonio Garcia Guttierez. L'azione risale al 15° secolo in Biscaglia ed in Aragona. La scena rappresentata dalla nostra cromolitografia, avviene in un convento nelle vicinanze di Castellor, dove Leonora sta per prendere il velo. Il conte di Luna, che l'ama perdutamente, tenta di rapirla col concorso di alcuni compagni, ma Manrico, il fidanzato di Leonora,  sopraggiunge a capo di un manipolo armato, la libera e la trae seco come sua sposa.

                                                                                                                                   

 pagina aggiornata al 10.04.2005