U.S. Navy         Royal Navy       Marina Francese        Marina Sovietica e Russa

Marina Imperiale Giapponese                 Kriegsmarine          Marina Italiana         

 NAVI DA GUERRA,

Lo stemma ufficiale dello ShinanoINCROCIATORI E CORAZZATE Lo stemma ufficiale dello Shinano

WARSHIPS, BATTLESHIPS, CRUISERS AND BATTLECRUISERS

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INCROCIATORI E CORAZZATE / WARSHIPS AND CRUISERS

        Arizona

   Rodney

NAVI  DA GUERRA DIVISE PER NAZIONI :
U.S. NAVY

 

ROYAL NAVY

 

FRANCIA / FRENCH NAVY

 

MARINA RUSSA / MARINA SOVIETICA

 

ITALIA / REGIA MARINA

 

GERMANIA / KRIEGSMARINE

 

GIAPPONE / MARINA IMPERIALE

 

AUSTRIA / K.U.K.

CORAZZATE/ BATTLESHIPS:
      Vittorio Veneto        

      Bismarck

La nave corazzata, spesso indicata col termine inglese ironclad, fu un tipo di nave da guerra a vapore impiegata nella seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da una corazzatura in ferro o in acciaio. L'adozione di una corazzatura fu reso necessario dallo sviluppo di proiettili esplosivi e incendiari, che avevano reso le navi in legno molto vulnerabili. La prima nave corazzata, la Gloire, fu varata dalla Marine nationale francese nel novembre 1859. L'Ammiragliato britannico aveva già preso in considerazione l'idea di una nave corazzata nel 1856, preparando già nel 1857 una prima bozza per un progetto di una corvetta corazzata che non ebbe però seguito. Nel 1859 la Royal Navy costruì due fregate corazzate con lo scafo in ferro e, nel 1861, decise di passare ad una flotta completamente corazzata. Dopo i primi scontri che videro coinvolte navi corazzate (sia solo tra navi corazzate che con navi in legno), avvenuti nel 1862 durante la guerra di secessione americana, divenne chiaro che le navi corazzate avrebbero sostituito i vascelli come unità navali più potenti. Questo nuovo tipo di nave si rivelerà un modello vincente nel corso della guerra di secessione americana.

Furono progettate navi corazzate per diversi ruoli, dalle navi da battaglia alle nave da difesa costiera fino agli incrociatori a lungo raggio. Il design delle navi corazzate subì un rapido cambiamento alla fine del XIX secolo, le navi con scafo in legno e propulsione mista vele/vapore lasciarono il posto a navi di costruzione interamente metallica, prive di vele e dotate di torrette, il cui aspetto divenne familiare già all'inizio del XX secolo. Tali cambiamenti si susseguirono con tale rapidità che molte navi corazzate erano già obsolete al momento del varo, inoltre anche le tattiche di combattimento navale erano in uno stato di continuo cambiamento. Molte navi corazzate furono progettate appositamente per l'impiego del rostro o di siluri, armi ritenute fondamentali da un certo numero di ingegneri navali dell'epoca. Sebbene non ci sia una data precisa per la fine delle navi corazzate, tale termine iniziò a sparire alla fine degli anni novanta del XIX secolo. Le nuove navi, infatti, furono sempre più costruite secondo uno standard simili e chiamate navi da battaglia o incrociatori corazzati.

Con il termine nave da battaglia (chiamata anche corazzata) si indicano le più potenti navi da guerra delle marine militari per tutto il periodo che va circa dalla metà del XIX secolo fino a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le navi da battaglia erano protette da pesanti corazze in acciaio e avevano come ruolo principale l'ingaggio di navi da guerra nemiche con il fuoco diretto o indiretto di un arsenale di cannoni. Inoltre, come ruolo secondario, il bombardamento di bersagli costieri o in prossimità della costa come supporto agli assalti della fanteria. Dopo la seconda guerra mondiale vennero considerate obsolete a causa delle maggiori potenzialità belliche ed operative delle portaerei, sebbene alcune corazzate degli Stati Uniti d'America siano state mantenute in riserva ed utilizzate per il bombardamento costiero e come piattaforme lanciamissili fino all'inizio degli anni 1990.

 

NAVI  DA BATTAGLIA / CORAZZATE  FAMOSE :
la corazzata Musashi in navigazione

MUSASHI

La corazzata Musashi, insieme ala gemella Yamato, è, è stata e sarà la nave da guerra più grande e poderosa mai creata (è tuttora nel Guiness dei primati 2004).  Rappresenta il limite estremo dello sviluppo della nave corazzata in grandezza ed in potenza di fuoco. Con la sua enorme stazza di 73.000 tonnellate a pieno carico, con i suoi 9 cannoni da 460 mm., con i suoi giganteschi motori a turbina da 150.000 cavalli vapore rappresenta il non plus ultra dello sviluppo bellico della corazzata. La sua potenza doveva metterla in grado di affondare qualsiasi nave e di resistere a qualunque attacco aereo.  La Musashi entrò in servizio successivamente alla Yamato quando i destini della guerra volgevano al peggio per la Marina Imperiale. Partecipò senza praticamente combattere alla Battaglia delle Marianne. Fu affondata all'inizio della Battaglia Navale di Leyte nel Mar di Sibuyan il 24.10.1944. La Musashi nella sua carriera navale non riuscì nemmeno a sparare un colpo contro una nave nemica, limitandosi a difendersi disperatamente contro gli attacchi aerei. Dimostrò indubbiamente una capacità difensiva e resistenza ai colpi incredibile, incassando ben 19 bombe e 26 siluri prima di affondare, ma alla prova dei fatti dimostrò che anche la più resistente e poderosa corazzata del mondo nulla poteva contro gli attacchi aerei. Evidentemente i giapponesi non avevano imparato la lezione che loro stessi avevano dato al mondo affondando senza eccessivi affanni la corazzata  Prince of Wales e l'incrociatore da battaglia Repulse orgoglio della Royal Navy ma prive di copertura aerea. Fu una nave potente, eccezionalmente corazzata, costosissima ed estremamente lenta, ha rappresentato l'ultimo esemplare delle super corazzate. (Shinano)

HMS BARHAM

La HMS Barham (Pennant number 04), terza nave da guerra della Royal Navy britannica a portare questo nome è stata una nave da battaglia classe Queen Elizabeth, così battezzata in onore dell'ammiraglio Charles Middleton I barone di Barham. Costruita nei cantieri navali John Brown a Clydebank, Scozia venne impostata il 24 febbraio 1913 e varata nel 1914, entrando in servizio nel 1915, a prima guerra mondiale già iniziata. La corazzata HMS Barham, colpita quattro volte allo Jutland, ebbe 26 morti e 46 feriti e sparò 337 colpi. Durante il secondo conflitto mondiale partecipò alla battaglia di Capo Matapan. IL 25 novembre 1941 venne colpita da tre siluri lanciati dall'U-331 e affondò con 850 membri dell'equipaggio. Fu l'unica delle corazzate di classe Queen Elizabeth a finire affondata definitivamente.

HMS QUEEN ELIZABETH

La corazzata HMS Queen Elizabeth fu la prima nave della sua classe della Royal Navy, così battezzata in onore della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Prestò servizio in entrambe le guerre mondiali. Diede il nome alla classe di super dreadnought che si dimostrarono le migliori corazzate delle prima guerra Mondiale. Venne varata il 16 ottobre 1913 a Portsmouth, nell'Hampshire ed entrò in servizio nel gennaio 1915, durante la prima guerra mondiale, non partecipò alla battaglia dello Jutland, prendendo parte invece alla campagna dei Dardanelli.  Nella seconda guerra mondiale venne minata in porto da uomini-rana italiani della X MAS e affondò nelle acque poco profonde della rada di Alessandria d'Egitto nel 1941. Venne quindi riparata e prestò servizio in Estremo Oriente fino al 1945.

CONTE DI CAVOUR

La Conte di Cavour fu una nave da battaglia italiana della classe omonima, in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. Venne così battezzata in onore dello statista Camillo Benso Conte di Cavour. Il motto della nave, scritto da D'Annunzio, era "A nessuno secondo".

La nave aveva un dislocamento a pieno carico di oltre 25000 tonnellate e raggiungeva i 21 nodi grazie ad un apparato motore costituito da venti caldaie Blechhynden, di cui otto con combustione a nafta e dodici con combustione mista carbone e nafta, che alimentavano tre gruppi indipendenti di turbine (uno ad alta pressione e due a bassa pressione) che agivano su quattro eliche, sviluppando 31.000 HP di potenza complessiva, con un'autonomia di 4.800 miglia ad una velocità di 10 nodi.
 L'armamento principale si componeva di tredici cannoni da 305/46mm ripartiti in cinque torri, tre trinate e due binate. L'armamento secondario era costituito da 18 cannoni da 120/50mm, e 22 cannoni da 76/50mm, mentre l'armamento silurante era costituito da tre tubi lanciasiluri da 450mm, ognuno dei quali dotato di tre siluri.

DANTE ALIGHIERI

La Dante Alighieri è stata una nave da battaglia italiana varata nel 1910. Prestò servizio con la Regia Marina durante la prima guerra mondiale. Prima nave da battaglia monocalibro (tipo dreadnought) della Regia Marina è nota per essere stata la prima nave da battaglia al mondo ad avere l'armamento principale in torri trinate, con dodici cannoni calibro 305mm in 4 torri corazzate.

Sebbene sia stata la prima e unica nave della Regia Marina e della Marina Militare Italiana intitolata al sommo poeta, non fu l'unica nave della marina italiana dedicata ad un poeta; negli anni trenta entrarono in servizio i quattro cacciatorpediniere classe Alfredo Oriani (o Poeti): Alfredo Oriani, Vittorio Alfieri, Giosuè Carducci e Vincenzo Gioberti. Il motto della nave "Con l'animo che vince ogni battaglia" venne tratto dal verso 53 del Canto XXIV dell'Inferno; Dante dopo essere passato dalla sesta alla settima bolgia è sfinito e Virgilio rincuorandolo lo incita con queste parole: "e però leva su! vinci l'ambascia con l'anima che vince ogni battaglia, se con suo grave corpo non s'accascia".

VITTORIO VENETO

La nave da battaglia Vittorio Veneto fu una nave della Regia Marina italiana appartenente alla classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale.  Pur essendo considerata la seconda unità della Classe Littorio fu la prima ad essere consegnata, tanto che la classe, a volte viene anche chiamata Classe Vittorio Veneto. La corazzata Vittorio Veneto venne progettata dal generale Umberto Pugliese e fu la prima nave da battaglia che superò i limiti delle 35.000 tonnellate di dislocamento del Trattato Navale di Washington. Lo scafo della Vittorio Veneto venne impostato il 28 ottobre 1934 nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, lo stesso in cui qualche anno dopo sarebbe stata costruita la gemella Roma, venne varata il 25 luglio 1937 e la sua costruzione venne completata il 28 aprile 1940, entrando in servizio solamente il successivo 2 agosto dopo l'ingresso in guerra dell'Italia contro la Francia ed il Regno Unito, inquadrata nella IXª Divisione Corazzate della Iª Squadra di base a Taranto. La caratteristica più significativa della corazzata Vittorio Veneto fu data dalle pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Vittorio Veneto non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio (Shinano).

BISMARCK

Inizio questa mia libera dissertazione sulla corazzata Bismarck dicendo che molto probabilmente è la nave più difficile da giudicare. All'apparenza questa può sembrare un'affermazione azzardata o inesatta poiché sono state scritte migliaia di pagine su questa corazzata e si conosce tutto su di essa, quasi fino all'ultimo bullone della sua chiglia. Il problema base nel formulare un giudizio obiettivo sta non nella scarsa conoscenza dell'imbarcazione ma nel fatto che è difficilissimo separare la nave dal mito. La corazzata Bismarck è infatti la nave che più di tutte (assieme forse alla Victory di Nelson) ha subito questo processo inarrestabile di mitizzazione. D'altronde gli elementi per farla assurgere nell'iperuranio delle navi ci sono tutti. La miglior nave da battaglia nel momento della sua entrata in servizio, viene mandata nuova fiammante a combattere contro la gloriosa Royal Navy. In un epico scontro affonda con una sola cannonata  l'incrociatore da battaglia Hood, orgoglio della stessa Royal Navy, considerato fino a quel momento inaffondabile e ferisce gravemente la Prince of Wales, nave di punta della stessa marina britannica. Da quel momento, pur sapendo di essere braccata dall'intera flotta inglese, non scappa ma accetta coraggiosamente la lotta. Viene resa ingovernabile da uno sfortunato siluro e attende con orgoglio e sicurezza la propria inesorabile fine. Combatte da sola ed  immobilizzata contro quattro unità della propria classe, resistendo a lungo contro le bordate delle unità nemiche prima di affondare. Oltretutto dalla recente escursione di Cameron negli abissi marini è emerso che la corazzata Bismarck molto probabilmente non è stata affondata dalle bordate della Rodney e della King George V, se fosse stata per l'azione di queste navi probabilmente sarebbe ancora a galla! L'esame del relitto, eseguito tramite un sofisticato battiscafo ha mostrato, infatti, come la nave sia affondata a causa delle cariche di profondità all'interno della nave azionate dagli stessi marinai per impedire ai cacciatorpediniere inglesi di rimorchiare lo scafo della nave fino in Inghilterra. La corazzata Bismarck ha fatto quindi un glorioso karakiri per impedire di diventare una preda bellica di inestimabile valore tecnologico. Questa è la storia che si è fatta leggenda. Analizzando la corazzata Bismarck dal punto di vista meramente tecnico si può osservare come fosse, al momento del varo, la miglior corazzata del mondo. Veloce, potente, corazzata in maniera esemplare, dotata di una artiglieria poderosa, rapida e mortalmente efficace, di un livello di addestramento del suo equipaggio quasi perfetto, era in grado da sola di incutere timore all'intera Royal Navy. L'unico difetto riscontrabile era il radar, ben più primitivo rispetto a quello delle navi inglesi (vedi l'esempio dell'incontro con il Suffolk ed il Norfolk). In conclusione si può dire che la corazzata Bismarck non è stata in assoluto la miglior corazzata del mondo (le successive classi Iowa e New Jersey avevano velocità, radar e armamento antiaereo migliori rispetto alla tedesca) ma indubbiamente è e sarà per sempre la corazzata più famosa e gloriosa del mondo per la sua storia che confina con la leggenda. Leggendaria!!

YAMATO

La Yamato (大和), fu una nave da battaglia della Marina Imperiale Giapponese. Insieme alla gemella Musashi fu la più grande nave da battaglia mai costruita, con un dislocamento di 72.810 tonnellate ed armamento principale costituito da 9 cannoni da 460 mm. Le dimensioni eccessive, il peso enorme e la grande corazzatura la resero un gigante lento inferiore alle corazzate americane di classe Iowa. I suoi giganteschi cannoni si dimostrarono poco efficaci nell'unica battaglia in cui furono impegnati, quella di Samar, la sua fine fu però gloriosa immolandosi in una crociera suicida verso Okinawa.  Rappresenta il limite estremo dello sviluppo della nave corazzata in grandezza ed in potenza di fuoco. Con la sua enorme stazza di 73.000 tonnellate a pieno carico, con i suoi 9 cannoni da 460 mm., con i suoi giganteschi motori a turbina da 150.000 cavalli vapore rappresenta il non plus ultra dello sviluppo bellico della corazzata. La sua potenza doveva metterla in grado di affondare qualsiasi nave e di resistere a qualunque attacco aereo. Entrò in servizio appena dopo l'attacco di Pearl Harbor e combattè da nave ammiraglia della Marina Imperiale in tutte le battaglie navali più significative della Seconda Guerra Mondiale (dalla battaglia navale delle Midway, passando per la battaglia navale di Santa Cruz, per la battaglia navale delle Marianne, per la battaglia navale di Leyte, fino ad arrivare al suo "canto del cigno" con la battaglia navale di Okinawa).  La nave da battaglia Yamato fu impegnata in un scontro navale un'unica volta, durante la battaglia del Mar di Samar, nel Golfo di Lyte, nella quale diede prova di scarsa precisione e cadenze di tiro eccessivamente lente. Mi riferisco allo scontro con le portaerei di scorta americane, durante la battaglia navale del Golfo di Leyte. In questo frangente il gruppo di Kurita riuscì a fare pochissimi danni alle numerose portaerei leggere americane difese da valorosissimi cacciatorpediniere. La Yamato sparò sì a lungo, ma con scarsissima precisione e coordinazione, quindi "alla prova del fuoco" fallì clamorosamente. (Shinano). La Yamato entrò nella leggenda per il modo con cui, durante la campagna di Okinawa, fu mandata ad immolarsi, senza alcuna protezione aerea, ma con il carburante con cui tornare (al contrario della convinzione di molti storici). Il perchè la corazzata Yamato fu mandata al "sacrificio" lo troviamo nello splendido libro "Per un milione di morti" del comandante di torpediniere Tameichi Hara "... quindi si è rivolto a Moroshita e gli ha spiegato che l'alto comando e in special modo i membri dell'esercito, erano rimasti sgomenti per la ritirata della Yamato a Leyte.... inoltre ha detto che a Tokio sono malcontenti perché la Yamato è tornata da Leyte senza aver sparato un colpo dei suoi cannoni da 457 mm..... Kusaka ha detto che l'intera nazione odierebbe la marina se la guerra dovesse finire e la potente Yamato fosse rimasta inattiva.... la Yamato era rimasta inattiva per tre anni prima di Leyte e si parlava di essa come un albergo galleggiante per ammiragli inetti."

Von Der Tann

Prima guerra mondiale

Una corsa navale agli armamenti era stata in corso tra la Germania e il Regno Unito fin dall'ultimo decennio del XIX secolo. La costruzione del Dreadnought aiutò in realtà la Germania, dato che ridusse di fatto il divario in navi da battaglia rispetto al Regno Unito da 15 navi dell'ultimo modello ad appena una. Inoltre la politica britannica di mantenere una marina più grande delle seconda e terza marina combinate stava diventando insostenibilmente costosa. Nel giro di pochi anni tutte le rimanenti marine passarono a costruire il nuovo tipo di navi.

Da diversi secoli la Royal Navy dominava i mari, ma il kaiser Guglielmo II ed il suo ministro della marina, Alfred von Tirpitz, si misero al lavoro per cambiare la situazione. La Hochseeflotte e la Grand Fleet valevano troppo per essere rischiate in battaglia e quindi trascorsero la maggior parte della guerra in porto aspettando che l'avversario prendesse il mare, ma rimanendo una minaccia potenziale per l'avversario secondo il concetto di Alfred Thayer Mahan della Fleet in being. Paradossalmente le navi erano troppo costose (perlomeno strategicamente) per essere lasciate in porto e troppo costose da usare in battaglia. Eccetto per alcune operazioni nel mar Baltico contro la Russia, la flotta principale tedesca si limitò a attacchi di incrociatori da battaglia contro la costa orientale britannica, nel tentativo di attirare la flotta di Sua Maestà in mare aperto, così che potesse essere distrutta dalla Flotta d'alto mare tedesca in attesa. A sua volta i britannici fecero puntate contro il Mare del Nord ed entrambe le fazioni stesero estesi campi minati. Sebbene ci furono diverse battaglie navali l'unico scontro tra le flotte principali inglesi e tedesche fu la battaglia dello Jutland, una vittoria tattica tedesca (furono affondate quattordici navi britanniche contro undici navi tedesche, sebbene la Hochseeflotte abbandonò il campo), ma una vittoria strategica britannica, dato che sebbene la flotta tedesca non venisse distrutta, perse tempo per riportarsi in stato di piena efficienza e rimase in gran parte in porto per il resto della guerra.

Dopo la prima guerra mondiale, l'armistizio con la Germania richiese che la maggior parte della flotta d'alto mare tedesca venisse internata a Scapa Flow in Scozia. La maggior parte di queste navi vennero successivamente affondate dai loro equipaggi tedeschi il 21 giugno 1919 appena prima della resa formale della Germania; i marinai tedeschi erano di fatto imbattuti e non desideravano che le loro navi cadessero nelle mani dei britannici.


Vittorio Veneto

Seconda Guerra Mondiale

Con il Trattato navale di Washington del 1922 le principali marine del mondo ridussero il loro programma di costruzione di corazzate e numerose navi furono smantellate (come per esempio l'italiana Francesco Caracciolo) o destinate ad altro scopo, come la USS Lexington, trasformata in portaerei. Il trattato durò, con varie estensioni, fino al 1936 quando le principali marine del mondo iniziarono una nuova corsa agli armamenti. Navi famose come la Bismarck, Prince of Wales e la Yamato furono tutte varate in questi pochi anni. Durante il conflitto la guerra navale evolse rapidamente e le navi da battaglia persero il loro ruolo di navi principali della flotta. La maggior parte delle navi da battaglia di nuova costruzione della seconda guerra mondiale erano dotate di torri trinate con cannoni di calibro tra i 14" ed i 16" (18.1" nel caso della Yamato) in una disposizione "2-A-1" (due torri a prua ed una a poppa) ed una sovrastruttura fiancheggiata da cannoni secondari di calibro 4"-6".


Missouri

Dopoguerra

Nella marina militare statunitense le navi battaglia ottennero un'estensione di vita come navi di supporto fuoco. L'artiglieria imbarcata veniva giudicata dalla marina come un metodo più efficace, accurato ed economico di un attacco aereo. Il fuoco d'artiglieria controllato da radar e computer poteva essere indirizzato con estrema precisione sul bersaglio. Gli Stati Uniti rimisero in servizio tutte le quattro navi da battaglia classe Iowa per la guerra di Corea e la New Jersey per la Guerra del Vietnam. Furono usate principalmente per il bombardamento costiero. Come parte dello sforzo del Segretario della Marina John F. Lehman di ricostituire la forza della marina statunitense (il piano 600-ship Navy) ed in risposta alla messa in servizio della Kirov da parte dell'Unione Sovietica gli Stati Uniti modernizzarono tutte le navi da battaglia classe Iowa armandole di Tomahawk rimettendole in servizio insieme alla New Jersey (furono utilizzate in missioni di bombardamento in Libano) mentre la Missouri e la Wisconsin parteciparono alla Guerra del Golfo del 1991. La Wisconsin servì come TLAM strike commander (centrale di controllo dei missili Tomahawk) per la guerra del Golfo, dirigendo la sequenza di attacchi che segnarono l'apertura dell'Operazione Tempesta nel Deserto e lanciò un totale di 24 Tomahawk durante i primi due giorni della campagna. Questo è per il momento l'ultima azione di guerra in cui venne impegnata una nave da battaglia.

Tutte e quattro vennero messe fuori servizio all'inizio degli anni 1990. La Missouri e la New Jersey sono ora navi museo (rispettivamente a Pearl Harbor e a Camden, N.J.. La Wisconsin funziona ancora da nave museo (a Norfolk, Va.), ma è mantenuta tuttora nel Naval Vessel Register, ed il pubblico può visitare solo il ponte. La Iowa (a Suisun Bay) e la Wisconsin fanno ancora parte della United States Navy reserve fleets e potrebbero essere riattivate.

INCROCIATORI DA BATTAGLIA/ BATTLECRUISER
               

L'incrociatore da battaglia (traduzione letterale del termine inglese battlecruiser) fu un tipo di grande nave da guerra dell'inizio del XX secolo. Si evolse a partire dall'incrociatore corazzato man mano che la nuova tecnologia permise di costruire navi più grandi. La differenza principale era il suo armamento principale uniforme, a differenza dell'incrociatore corazzato che possedeva cannoni di calibro grande ed intermedio. Gli incrociatori da battaglia erano di dimensioni comparabili ad una corazzata ed avevano i cannoni di una corazzata, ma una corazzatura sostanzialmente più leggera (almeno inizialmente), utilizzando il risparmio di peso per installare motori potenti per ottenere una velocità maggiore. Un elemento alla base della loro costruzione fu la battaglia di Tsushima, dove gli incrociatori corazzati vennero utilizzati dalla Marina imperiale giapponese nella loro linea di battaglia e dove nessuna corazzatura più spessa di 6 pollici (150 mm) venne penetrata.

L'idea era che i grossi cannoni avrebbero permesso ad un incrociatore da battaglia di eliminare i cacciatorpediniere ed altri incrociatori minori prima che questi potessero portare a distanza di tiro i loro cannoni o torpedini, mentre la loro velocità avrebbe permesso di sfuggire alle corazzate nemiche o di affondare una corazzata nemica danneggiata durante un'azione di flotta. L'idea venne concepita principalmente dall'ammiraglio britannico Jackie Fisher e riassunta nel suo detto "la velocità è la miglior protezione".

Giusto prima della prima guerra mondiale venne tentata una deviazione significativa dalla regola, all'epoca in vigore per il progetto delle navi da guerra, che prevedeva che esse dovessero essere corazzate in modo da resistere ad attacchi di una nave con armamento uguale o analogo al proprio. L'intenzione era di creare in questo modo una nave che fosse più veloce di un incrociatore (grazie alla minore corazzatura e quindi al minor peso) ed armata con cannoni molto più potenti, così da poter cacciare e distruggere gli incrociatori avversari.

Il ruolo di incrociatore da battaglia venne soddisfatto costruendo un vascello che aveva le dimensioni e la potenza di fuoco di una corazzata, ma la corazzatura di un incrociatore; il risparmio di peso lo lasciava con una propulsione più potente. Il risultato fu una nave con una superiore iniziativa tattica: poteva ingaggiare e superare in potenza di fuoco ogni nave di superficie di classe pari o inferiore ad un incrociatore e poteva sfuggire ad ogni nemico che potenzialmente poteva superarlo in potenza di fuoco.

Il concetto ebbe successo quando gli incrociatori da battaglia vennero impiegati nel loro ruolo designato, come nella battaglia delle Isole Falkland nel 1914. Invece queste navi si dimostrarono disastrosamente vulnerabili quando ingaggiavano incrociatori da battaglia o corazzate in azioni di flotta, come nella battaglia dello Jutland nel 1916 quando tre incrociatori da battaglia britannici esplosero sotto il fuoco concentrato dei tedeschi. La Royal Navy britannica demolì la maggior parte dei suoi incrociatori da battaglia dopo la guerra e potenziò quel tanto possibile la corazzatura dei rimanenti.

La debolezza del concetto di incrociatore da battaglia fu ulteriormente dimostrata nella seconda guerra mondiale, durante la caccia alla nave da battaglia tedesca Bismarck da parte della flotta britannica nel 1940. L'incrociatore da battaglia HMS Hood era l'orgoglio della flotta britannica, tanto da essere conosciuto come The Mighty Hood ("Il Potente Hood"). Armato con 8 cannoni da 15 pollici, possedeva una potenza di fuoco pari a quella della Bismarck. Nello scontro con l'unità tedesca, tuttavia, il ponte debolmente corazzato dell'Hood venne penetrato dai colpi avversari e la nave esplose. Soli 3 uomini sopravvissero su un equipaggio di 1.419 unità.

INCROCIATORI DA BATTAGLIA FAMOSI:

HMS QUEEN MARY

La HMS Queen Mary fu un incrociatore da battaglia della Royal Navy classe Lion armato con otto cannoni da 343 mm, un dislocamento di 27.200 tonnellate ed una velocità di 28 nodi (52 km/h). Differiva leggermente dalle sue navi sorelle per le ciminiere tonde invece che ovali e per il fatto di montare tutti i suoi cannoni da 102 mm sullo stesso ponte. Partecipò alla battaglia dello Jutland del 31 maggio 1916 al comando del capitano Cecil I. Prowse. Sparò circa 150 colpi con i cannoni principali contro il SMS Seydlitz, colpendolo quattro volte, ma venne a sua volta centrata dal fuoco di risposta del Seydlitz. La Queen Mary venne prima colpita sopra al cannone di destra della torre 'Q' che venne messo fuori servizio, mentre quello di sinistra continuò a sparare. Poco dopo un altro proiettile da 305 mm la colpì verso prua vicino alle torri 'A' e 'B' ed un altro colpì la torre 'Q'. Il magazzino di prua esplose, la nave si inclinò a sinistra e squassata da ulteriori esplosioni iniziò ad affondare

SMS HINDENBURG

La SMS Hindenburg fu un incrociatore da battaglia (Schlachtkreuzer in lingua tedesca), terza unità della classe Derfflinger. La nave fu battezzata in onore del feldmaresciallo Paul von Hindenburg, vincitore della battaglia di Tannenberg (1914) nella prima guerra mondiale. Fu l'ultima nave da battaglia costruita dai cantieri tedeschi prima della fine della guerra. L'Hindenburg entrò in servizio tardi per partecipare alle principali azioni della Hochseeflotte, come ammiraglia del I. Aufklärungsgruppe (I° Gruppo da ricognizione) effettuò alcune incursioni tra il 1917 ed il 1918 senza scontri importanti con il nemico. Alla fine della guerra, L'Hindenburg fu condotta insieme alla maggior parte dellaHochseeflotte presso la base di Scapa Flow mentre venivano discusse le clausole deltrattato di Versailles. Il 21 giugno 1919 la flotta preferì autoaffondarsi che cadere in mani britanniche. L'Hindenburg fu l'ultima nave tedesca ad affondare.

HMS LION

La diciassettesima nave della Royal Navy ad essere battezzata HMS Lion fu un incrociatore da battaglia varato il 6 agosto 1910 nei cantieri di Devonport[1], la prima nave della sua classe. Venne originariamente costruita con l'albero di prua e posto di avvistamento dietro alla ciminiera di prua; il fumo ed il calore rendevano difficile l'accesso al posto di avvistamento e dopo alcune prove iniziali venne ricostruita invertendo le posizioni dell'albero di prua e della ciminiera.

Durante la prima guerra mondiale servì come ammiraglia degli incrociatori da battaglia della Grand Fleet al comando di David Beatty. Prese parte alla Battaglia di Helgoland il 28 agosto 1914 e alla Battaglia di Dogger Bank del 24 gennaio 1915. Durante il combattimento venne danneggiata seriamente dal fuoco di artiglieria nemico venendo colpita 21 volte e non prendendo parte attiva alla battaglia dopo le 11:00; in precedenza era riuscita a piazzare un colpo fortunato sulla Seydlitz eliminando le sue due torrette di poppa e facendo comprendere ai tedeschi la necessità di proteggere meglio i magazzini munizioni. Questo diede i suoi frutti alla battaglia dello Jutland nel corso della quale gli incrociatori da battaglia tedeschi, pur venendo gravemente danneggiati, si dimostrarono immuni all'esplosione del deposito munizioni che affondò tre delle loro controparti britanniche.
La Lion brucia alla battaglia dello Jutland. Il 31 maggio 1916 partecipò alla battaglia dello Jutland, dove venne colpito da una bordata dei cannoni da 305 mm della Lützow che fecero saltare il tetto della torretta "Q". Dozzine di marinai rimasero uccisi, ma venne evitata una catastrofe molto più grave quando il comandante della torretta, mortalmente ferito (il maggiore Francis Harvey), ordinò di sigillare il deposito munizioni e di allagarlo, impedendo pertanto all'instabile cordite di scatenare una massiccia esplosione. Quanto vicino alla distruzione arrivò la nave venne scoperto solo successivamente quando diversi membri dell'equipaggio vennero ritrovati morti, con le mani ancora strette intorno alle maniglie dei portelloni. Per questa azione ricevette postuma la Victoria Cross. Nello scontro rimasero uccisi in totale 99 uomini dell'equipaggio. Nel 1924 venne venduta per rientrare nei limiti del Trattato Navale di Washington e demolita nello stesso anno a Blyth.

HMS HOOD

L'incrociatore da battaglia Hood fu l'unico completato di una classe che avrebbe dovuto essere composta da 4 incrociatori, di cui tre, Anson, Howe e Rodney furono impostati nell'aprile 1916 e demoliti sullo scalo dopo il marzo 1917.  Avevano il compito di contrastare gli incrociatori da battaglia tedeschi della classe Derfflinger e altri impostati nel 1916 ma non ultimati.   Il progetto iniziale fu redatto nel 1915.  Dovevano avere un dislocamento di circa 36600 tonnellate e una velocità di 32-33 nodi, adottata in base alla teoria dell'Amm. Fisher, allora Primo Lord dell'Ammiragliato, che «la velocità è la miglior protezione».  Quando infatti venne costruita, nel 1916, rappresentava l'ultima ed estrema rappresentazione degli incrociatori da battaglia, navi bellissime, poderose, velocissime ma aimè debolmente corazzate (gli incrociatori da battaglia tedeschi ne rappresentano un eccezione) e destinate a saltare in aria dopo essere state colpite da poche salve (vedere il Queen Mary, l'Indefatigable e l'Invincible). Non è un caso se la U.S. Navy trasformò i suoi incrociatori da battaglia nelle portaerei Lexington e Saratoga e la Marina Imperiale Giapponese fece altrettanto con l'Akagi. Gli inglesi si resero conto della sua intrinseca debolezza fin dalla sua nascita e cercarono di tamponare gli errori progettuali rimodernando la nave prima ancora di vararla. Nel 1939 si capì finalmente che la nave era facilmente affondabile con colpi provenienti da grande distanza (con angolo di impatto molto alto) e si decise di rimodernarla completamente, aumentandone la corazzatura. Purtroppo la guerra scoppiò prima di questi interventi e l'Hood ne pagò le conseguenze. Al vero battesimo del fuoco venne infatti miseramente affondata dopo aver retto il combattimento per ben undici minuti! (Shinano)

SAN GIORGIO

Il San Giorgio fu un incrociatore corazzato della Regia Marina che partecipò prima alla guerra italo turca e successivamente, alla prima e alla seconda guerra mondiale e nel ruolo di nave ammiraglia, alla guerra civile spagnola. La nave venne impostata sugli scali del cantiere navale di Castellammare di Stabia il 4 luglio 1905 e varata nel 1908 venne consegnata il 1º luglio 1910 e ricevette la bandiera di combattimento a Genova il 4 marzo 1911 dalla Duchessa di Genova. Il motto della nave, "Tutor et ultor", venne poi cambiato in "Protector et vindicator" nel corso del primo conflitto mondiale.

VON DER TANN

L'incrociatore da battaglia SMS Von der Tann, varato nel 1911, fu il primo di questa categoria di navi ad essere immesso in servizio nella marina imperiale tedesca. La sigla SMS sta per Seiner Majestät Schiff, cioè nave di sua maestà, di significato analogo alla sigla inglese HMS. Deve il suo nome al generale Ludwig von der Tann. Venne impiegato come parte del I Gruppo Esplorante, insieme ad altri incrociatori da battaglia, e partecipò all'azione di copertura della battaglia di Helgoland, al bombardamento di Yarmouth e al raid di Scarborough. Pur con cannoni di calibro inferiore, grazie alla precisione del tiro e alla maggiore robustezza della struttura, si dimostrò un temibile avversario durante la battaglia dello Jutland, nella quale affondò il suo omologo Indefatigable durante i primi minuti della battaglia e, nonostante avesse incassato 4 colpi di grosso calibro, ossia 2 da 381mm e 2 da 343 dall'incrociatore da battaglia Tiger, ritornò in servizio dopo due soli mesi di riparazioni.

SMS DERFFLINGER

La SMS Derfflinger era un incrociatore da battaglia (Schlachtkreuzer in lingua tedesca) della Kaiserliche Marine costruito appena prima dell'inizio della prima guerra mondiale. Era la prima nave della sua classe comprendente anche la SMS Lützow e la SMS Hindenburg. Il Derfflinger era più grande e comprendeva notevoli miglioramenti rispetto agli incrociatori della classe precedente nell'armamento, la protezione e l'autonomia. La nave fu battezzata in onore del Generalfeldmarschall Georg von Derfflinger.

Il Derfflinger fece parte del I. Aufklärungsgruppe (I° Gruppo da ricognizione) per la maggior parte della prima guerra mondiale, partecipando alle azioni della flotta tedesca. Presente nelle azioni di bombardamento della costa inglese, come nelle battaglie sul Dogger bank e nello Jutland, dove la sua estrema resistenza gli fece guadagnare il soprannome di Iron dog (cane di ferro in lingua inglese) da parte degli avversari britannici. Durante la battaglia dello Jutland, insieme al Seydlitz, distrusse la HMS Queen Mary ed insieme al Lützow affondò il HMS Invincible. Alla fine della guerra, la Derfflinger fu condotta insieme alla maggior parte della Hochseeflotte presso la base di Scapa Flow mentre venivano discusse le clausole del trattato di Versailles. Il 21 giugno 1919 la flotta preferì autoaffondarsi che cadere in mani britanniche. Il Derfflinger affondò alle 14.45.

SMS LUTZOW

La SMS Lützow fu il secondo incrociatore da battaglia (Schlachtkreuzer in lingua tedesca) della Classe Derfflinger costruito per la Kaiserliche Marine appena prima dell'inizio della prima guerra mondiale. Ordinato sotto il nome di Ersatz Kaiserin Augusta (Sostituto dell'Imperatrice Augusta) poiché doveva sostituire il vecchio incrociatore protetto SMS Kaiserin Augusta (1892), fu varato il 29 novembre 1913, dopo lunghi test, entrò in servizio l'8 agosto 1915. Rispetto al Derfflinger differiva per avere un compartimento stagno in più e due cannoni secondari da 150mm in più. La nave fu battezzata in onore del Generalmajor Ludwig Adolf Wilhelm von Lützow, promotore e comandante dei Lützowsches Freikorps una milizia volontaria che combatté nelle guerre napoleoniche.

Il Lützow entrò a far parte del I. Aufklärungsgruppe (I Gruppo da ricognizione) il 20 marzo 1915, non potendo così partecipare alle precedenti azioni della flotta tedesca. Partecipò solamente al bombardamento di Yarmouth e Lowestoft il 24 e 25 aprile 1916, diventando l'ammiraglia del Konteradmiral Franz von Hipper e un mese dopo combatté duramente nella battaglia dello Jutland, tra il 31 maggio ed il primo giugno. Durante la battaglia affondò l'incrociatore da battaglia britannico Invincible ed gli è attribuita anche la distruzione dell'incrociatore corazzato HMS Defence. Durante la battaglia fu gravemente danneggiato da 24 proietti di grosso calibro delle batterie principali delle navi britanniche. Con lo scafo quasi completamente allagato, la nave non fu in grado di riuscire a tornare in porto; l'equipaggio fu evacuato e fu affondata dai siluri lanciati da una delle torpediniere di scorta, la SMS G38.

La battaglia di Dogger Bank

Il concetto originale di incrociatore da battaglia si dimostrò un successo alla Battaglia delle Isole Falkland durante la prima guerra mondiale quando gli incrociatori da battaglia britannici Inflexible e Invincible svolsero esattamente il compito per cui erano stati pensati, annichilendo una squadra di incrociatori tedeschi comandati dall'Ammiraglio Maximilian Graf Von Spee nell'oceano Atlantico del Sud.

La vulnerabilità degli incrociatori da battaglia britannici iniziò a manifestarsi alla Battaglia di Dogger Bank (1915), nella quale l'ammiraglia britannica Lion sfuggì alla distruzione solo allagando i propri magazzini; questo perché le vie di accesso dai depositi di munizioni alle torri dei cannoni non erano sufficientemente isolate da evitare la propagazione delle fiamme da una torretta perforata ai depositi munizioni. I britannici non presero tempestive contromisure, con gravi conseguenze alla Battaglia dello Jutland.


Battaglia dello Jutland

Alla Battaglia dello Jutland 18 mesi più tardi alcuni degli incrociatori da battaglia britannici vennero impiegati come unità di linea ed ingaggiarono gli incrociatori da battaglia tedeschi prima dell'arrivo delle corazzate della Grande Flotta britannica. Il risultato fu un disastro per la Royal Navy: Invincible, Queen Mary e Indefatigable esplosero, causando la morte di quasi tutti i loro equipaggi. Gli incrociatori da battaglia tedeschi erano invece meglio corazzati, tanto che riuscirono a resistere al fuoco degli incrociatori da battaglia inglesi nella prima fase della battaglia ed al tiro incrociato delle corazzate inglesi nella seconda parte, quando erano stati lasciati a proteggere da soli la ritirata della forza tedesca (il Lützow venne danneggiato e dovette essere autoaffondato e il Seydlitz fu pesantemente danneggiato; solo il primo venne però perso). Nessuna corazzata britannica o tedesca venne affondata nella battaglia, con l'eccezione della vecchia pre-Dreadnought tedesca Pommern, che peraltro affondò dopo essere stata silurata da un cacciatorpediniere durante la notte.


Dopo la prima guerra mondiale

Successivamente la Royal Navy britannica deenfatizzò gli incrociatori da battaglia nel senso originale della parola. Nella Royal Navy britannica il termine venne applicato a navi con corazzatura pesante ma comunque capaci di velocità oltre i 25 nodi (46 km/h). L'Hood, varato nel 1918, fu l'ultimo incrociatore da battaglia britannico ad esser completato - comunque era dotato di un'armatura ritenuta in grado di resistere alle proprie armi, la classica misura di una nave da battaglia "bilanciata". Molte nazioni decisero di ridurre la loro flotta di incrociatori da battaglia in seguito al Trattato di limitazione degli armamenti navali di Washington, piuttosto che disarmare corazzate di maggior valore. Due scafi di incrociatori da battaglia vennero convertiti nelle portaerei della Classe Glorious. Tra le due guerre mondiali l'Hood fu la più grande nave da guerra del mondo e si guadagnò il soprannome The Mighty Hood (Il Potente Hood) da un adorante pubblico britannico. Tutto ciò era un'illusione: anche se la sua corazzatura era più resistente di quella dei primi incrociatori da battaglia, esplose ed affondò senza lasciare tracce pochi minuti dopo aver ingaggiato la nuova potente corazzata tedesca Bismarck nella seconda guerra mondiale. Questa catastrofe, passata alla storia come la battaglia dello Stretto di Danimarca, fu attribuita alla corazzatura insufficiente del suo ponte. Indagini più recenti suggeriscono, comunque, che potrebbe essere stata responsabile una falla nel sistema di protezione: a causa della maniera affrettata con cui venne incrementato il suo livello di protezione vennero commessi errori.

La Marina giapponese convertì i suoi quattro incrociatori da battaglia della classe Kongo in "navi da battaglia veloci", demolendo tre dei quattro incrociatori classe Amagi che erano in corso di costruzione e convertendo il quarto nella portaerei Akagi. La Marina degli Stati Uniti convertì due scafi di incrociatori da battaglia in portaerei: l'USS Lexington e la Saratoga furono entrambe progettate come incrociatori da battaglia (le designazioni degli scafi erano originariamente CC-1 e CC-3) ma a metà della costruzione convertite, sebbene questo venne considerato solo marginalmente preferibile a demolire direttamente gli scafi (i rimanenti quattro: Constellation, Ranger, Constitution e United States furono effettivamente demoliti).

NAVE DI LINEA / VESSEL
                         

Il vascello fu un tipo di nave da guerra a vela sviluppato dal galeone a partire dal XVII secolo e che divenne la principale nave da battaglia delle marine militari.

Verso la fine del XVIII secolo se ne ridusse l'importanza a causa dei suoi costi di gestione e della maggiore flessibilità d'uso della più piccola ma agile fregata. Quest'ultima però non lo rimpiazzò nell'uso operativo, poiché il vascello aveva una potenza di fuoco enormemente superiore, oltre che notevoli capacità di incassare i colpi nemici e trasportare grossi contingenti di truppe su lunghe distanze. Il vascello rimase la principale nave da battaglia europea (e delle potenze mediterranee come l'impero ottomano, oltre che degli Stati Uniti d'America) fino alla comparsa delle navi corazzate a vapore. In particolar modo la pirofregata e la pirofregata corazzata risultarono superiori al pirovascello, tanto che le prime corazzate furono chiamate "fregate corazzate". Il dualismo vascello-fregata continuò però come corazzata-incrociatore.

NAVI DI LINEA, VASCELLI FAMOSI:

ROYAL SOVEREIGN (1805)

La HMS Royal Sovereign fu un vascello di linea da 100 cannoni di prima classe  della Royal Navy , che serviva come nave ammiraglia di Admiral Collingwood alla battaglia di Trafalgar . Era il terzo di sette navi della Royal Navy a portare il nome. Progettato da Sir Edward Hunt, che è stato lanciato a Plymouth Dockyard 11 settembre 1786, ad un costo di £ 67.458, ed era l'unica nave costruita per il suo progetto. Era conosciuta per la sua squadra come "West Country Wagon" a causa della sua scarsa manovrabilità e velocità.

HMS VICTORY

La HMS Victory è un vascello di prima classe, a tre ponti da 104 cannoni della Royal Navy, costruita negli anni 1760. Risiede nel suo bacino di carenaggio a Portsmouth come nave museo.
La polena, sostituita nel 1801, porta all'interno di un medaglione i segni delle Armi Reali e dell'Ordine della Giarrettiera. Vi sono due iscrizioni: Honi soit qui mal y pense (sia svergognato chi pensa male) e Dieu et mon droit (Dio e il mio diritto). Il medaglione è sostenuto da due putti e sormontato da una corona.
Nel dicembre 1758 il sovrintendente del Chatham Dockyard venne incaricato di preparare un bacino di carenaggio per la costruzione di una nuova nave di prima classe da 100 cannoni. Questo era inusuale per l'epoca, durante tutto il XVIII secolo solo dieci navi di questo tipo furono costruite, la Royal Navy preferiva navi più piccole e più manovrabili ed era insolito che più di due fossero in servizio simultaneamente.

SOLEIL ROYAL

La Soleil Royal (Sole Reale) francese era una vascello di  linea di 104 cannoni, nave ammiraglia dell'Ammiraglio Tourville. Fu costruita in Brest tra il 1669 ed il 1670 da ingegnere Laurent Hubac, fu lanciata nel 1670, e fu stata non usato in harbour di Brest per anni. Fu riarmata con 112 cannoni e 1200 uomini di equipaggio quando la Guerra della Grande Alleanza ruppe fuori nel 1688 come la nave ammiraglia dell'escadre du Ponant (squadrone del Ponant). Fu conosciuta per essere una buona nave a vela e le sue decorazioni erano fra le più belle ed elaborate di tutte le navi ammiraglie barocche. L'emblema del "sole" era stato scelto da Luigi XIV come il suo simbolo personale.

BUCENTAURE

La nave aveva una struttura a tre ponti per complessivi 80 cannoni; apparteneva alla classe Tonnant, ed era stata progettata dall'ingegnere Jacques-Noël Sané. Durante la battaglia, Nelson a bordo della Victory tagliò la linea di fila franco-spagnola tra la Bucentaure e la Redoutable, colpendo la prima di poppa e spazzandole i ponti ed impossibilitandola a manovrare. Dopo tre ore di combattimento, de Villeneuve si arrese e la Bucentaure venne presa a rimorchio dal vascello inglese Conqueror, ma durante la notte e complice il mare grosso, si spezzò il cavo di rimorchio. Gli ufficiali francesi a bordo, allora, ripresero il controllo della nave e tentarono di dirigersi sul porto spagnolo di Cadice, ma fallirono la manovra per la tempesta e la scarsa governabilità della nave che si incagliò irrimediabilmente sugli scogli, affondando il 22 ottobre 1805.

SANTISSIMA TRINIDAD

Il vascello spagnolo Santísima Trinidad, il cui nome completo era Nuestra Señora de la Santísima Trinidad, fu un vascello a tre ponti da 120 cannoni della Armada Española della seconda metà del XVIII secolo. Varata nel 1769, tra il 1795 ed il 1796 i cannoni furono aumentati a 136 unità.
Costruito nell'arsenale dell'Avana a Cuba fu varato il 3 marzo 1769, su disegno di un irlandese, Matthew Mullan. Inizialmente si presentava come un vascello a tre ponti con 120 o, secondo altre fonti, 116 pezzi di artiglieria. I disegni originali non sono conservati, ma si stima fosse lungo m. 61,40 (o 59,53). Fu superato in grandezza dalle nuove navi francesi da 120 cannoni della classe Océan (tra cui celebre L'Orient) varate a partire dal 1790. Nel 1795 ricevette una batteria supplementare di cannoni da otto libbre, alloggiata in un quarto ponte creato congiungendo il castello di prua a quello di poppa, il che ne fece l'unico quattro ponti al mondo. L'armamento fu portato così a 144 pezzi (che però furono spesso ridotti a 130 o 136 per ridurre il peso dei ponti superiori). Solo un'altra nave da guerra, la statunitense Pennsylvania, sarebbe stata, molti anni dopo, costruita con quattro ponti. Dopo le modifiche la sua lunghezza salì a 63,36 m.

SANTA ANA

Il Santa Ana fu un vascello di linea spagnolo da 112 cannoni che prestò servizio nella Armada Española tra il 1784 e il 1816.  Realizzato nei Reales Astilleros del Esteiro di El Ferrol sui piani costruttivi elaborati dal tenente generale e ingegnere navale José Joaquín Romero y Fernández de Landa fu la prima unità di una classe di 9 vascelli a tre ponti armati designata classe Meregildos o Santa Ana. Le altre unità della classe furono Mejicano, Conde de Regla, Salvador del Mundo, Real Carlos, San Hermenegildo, Reina María Luisa e Príncipe de Asturias e costituirono il nerbo della flotta spagnola durante le guerre napoleoniche. Le unità della classe, tutte armate con 112 cannoni, furono costruite nei cantieri navali di El Ferrol e L'Avana, Cuba.

Evoluzione tecnica

Il XVII secolo è caratterizzato da alcune importanti innovazioni che porteranno, nelle marine militari di tutto il mondo, alla creazione del vascello. La prima di queste innovazioni, adottata per prima dalla marina britannica, fu la formazione della linea di fila per il combattimento navale. Infatti nel 1653, per la prima volta, le Fighting Instructions (ovvero il codice di condotta della battaglia navale) dell'Ammiragliato britannico indicavano la "linea di fila" come la più efficiente disposizione tattica delle unità per un combattimento navale. Questa formazione avrebbe avuto la massima efficacia se ogni unità impiegata avesse avuto analoghe prestazioni: cioè a condizione che «tutte le navi che la compongono possano avere la medesima velocità, siano in grado di manovrare nello stesso modo e dispongano di un armamento sufficiente per evitare che una unità si trovi contro una nave nemica con volume di fuoco superiore». Di conseguenza le navi militari vennero classificate secondo il loro potenziale bellico, ovvero in base al numero di cannoni imbarcati, ed alla loro velocità. Nella I, II e III classe vennero inquadrati i vascelli da battaglia, nella IV classe le navi destinate alla scorta di convogli ed alle spedizioni in acque straniere, nella V classe le unità destinate alla esplorazione ed alle trasmissioni, nella VI infine le unità guardacoste.

La seconda innovazione, di gran lunga la più importante, fu quella che condusse, attraverso migliorie tecniche e scientifiche, ad un perfezionamento della vela nonché dell'armamento. Uno dei più grandi innovatori del secolo fu sir Anthony Deane al quale si devono i primi studi sul rapporto tra i pesi imbarcati e la forma della carena. Verso la fine del secolo, però, i vascelli francesi, più stabili e veloci, erano considerati il prodotto di punta della cantieristica europea. La struttura del vascello di linea, la capital ship delle flotte europee, era particolarmente robusta grazie all'adozione della doppia ordinata. In questo modo l'elemento strutturale principale dello scafo veniva raddoppiato, conferendo all'ossatura una resistenza mai ottenuta prima. Anche il tipo di legname fu sostituito, passando gradatamente dal rovere (quercus robur) al teak, scoperto alla fine del XVIII secolo.

I pennoni, gli alberi e le verghe erano solitamente in abete. Il fasciame, in quercia, veniva fissato alle ordinate con dei cunei di legno, detti caviglie, e non più da chiodi metallici, facilmente deteriorabili. Il fasciame spesso veniva raddoppiato e poteva raggiungere facilmente lo spessore di 60 cm, una muraglia che poteva resistere all'impatto dei colpi d'artiglieria dell'epoca. Per la costruzione di questa struttura potevano essere impiegate 2.000 piante di quercia, i cui elementi curvi erano ricavati direttamente dalla forma naturale degli alberi, in tal modo se ne aumentava la robustezza. La parte immersa dello scafo veniva protetto dal mare e dai parassiti con uno strato di catrame e con uno spessore di tavole di olmo di un paio di centimetri. Attaccando questo strato, la teredine, il vorace verme marino, divoratore del legno, non danneggiava lo scafo sottostante.

Nel 1761, in Gran Bretagna, venne adottata per la prima volta la tecnica della protezione degli scafi attraverso delle lastre di rame lungo la carena. Sino alla fine del XVIII secolo la carena era bianca, colorazione dovuta al pattume con cui veniva dipinta, parte essenziale del sistema di protezione, una miscela di zolfo, sego, minio, olio di pesce e catrame. A questi ingredienti venne poi aggiunto catrame minerale, che conferì il classico colore nero che ebbero i vascelli fino alla metà circa dell'Ottocento. La colorazione delle fiancate era solitamente nera con linee gialle dove si aprivano i sabordi dei cannoni, internamente dipinti in rosso, mentre esternamente erano neri: ne risultava un motivo a scacchi detto "scacchiera di Nelson". Questa è la livrea ad esempio del HMS Victory. In seguito la decorazione in giallo divenne bianca, mentre tutto l'interno della nave era di color ocra.

Nel XVII secolo la decorazione a bordo raggiunse il suo apice, in concomitanza con il gusto architettonico dell'epoca, il barocco. Da prua a poppa le navi erano ornate da ricche decorazioni, sculture dorate, ghirlande di fiori in molti casi anche intorno ai portelli dei cannoni. Erano montati enormi e sfarzosi fanali e sugli specchi di prua (parete della nave a prua) erano dipinte complesse scene. Col passare degli anni dette decorazioni vennero ben presto abbandonate, sia per ragioni economiche che pratiche, tanto che verso il 1750 le decorazioni più pesanti erano scomparse quasi del tutto, mentre rimaneva comunque l'uso di porre sull'estrema prua una polena che ricordava il nome della nave.

Agli inizi del XVIII secolo venne adottato il timone a ruota al posto della barra di comando. La poppa rimase quadrata fino al 1804, quando l'architetto navale Robert Seppings costruì, per il vascello di II classe Namur, una poppa rotonda, molto più facile da costruire e robusta. Lo spazio sottocoperta era suddiviso in tre ponti, mentre gli alberi erano suddivisi in tre sezioni, albero maestro, albero di gabbia ed alberetto, tutte armate con vele quadre. L'albero di mezzana possedeva ancora una vela latina, col tempo poi divenuta aurica, detta randa, sormontata da una vela quadra, la controranda.

 Dalla seconda metà del XVIII secolo scomparve l'albero di controcivada, il piccolo albero verticale che sormontava l'albero di bompresso (albero in direzione obliqua alla linea di galleggiamento, a prua della nave), già raramente usato. Fu sostituito dall'asta di fiocco, un'asta che prolungava il bompresso cui si assicuravano la vela di fiocco, controfiocco ed eventuale trinchettina. Sono vele triangolari che si possono notare ancora oggi sui velieri più moderni. Vele simili vennero montate anche tra gli alberi, dette vele di straglio, per aumentare la manovrabilità della nave. Allo stesso modo, cadde in disuso la vela di civada e di controcivada, normalmente inferita sull'omonimo pennone, ortogonale al bompresso. Il pennone in questione acquisì la funzione di dare angolatura opportuna alle manovre fisse di ritenuta laterale dell'albero di bompresso.

I pennoni vennero dotati di marciapiedi, corde dove i marinai potevano mettere i piedi durante le manovre alle vele. Le colubrine installate a bordo raggiungevano le 42 libbre. Le marine, con alcune minime varianti, dividevano le unità in vascelli di prima classe, con più di cento cannoni a bordo, vascelli di seconda classe, con più di ottanta cannoni, vascelli di terza classe, con più di sessanta cannoni, vascelli di quarta classe, con più di quaranta cannoni, vascelli di quinta classe, con più di trenta cannoni e vascelli di sesta classe, con almeno venti cannoni. A quest'ultima categoria appartenevano le fregate, mentre le unità con meno di 20 cannoni non erano raggruppate in alcuna classe e comprendevano principalmente golette, cutter e brigantini. A seconda delle classi il tonnellaggio andava dalle 5.000 t alle 800 t.

Le navi dalla prima alla sesta classe erano solitamente comandate da un capitano di vascello, mentre i velieri minori erano sotto la responsabilità dei cosiddetti capitani di fregata, chiamati Master and Commander nella marina inglese.

La linea di fila, a cui si è accennato più sopra, aveva lo scopo di evitare l'attacco al solo punto debole del vascello: la poppa. Senza la protezione delle paratie trasversali un colpo di cannone che l'avesse centrata avrebbe potuto provocare danni molto gravi.

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