NO PERDONO

 

 

 

Aprì la porta di casa ed entrò.

Si sedette al tavolo e guardando oltre la finestra, iniziò a scrutare l’orizzonte pieno di nere nuvole minacciose. Il lavoro non procedeva secondo le aspettative, il continuo piovere aveva reso le strade e la campagna impraticabili. La semina del grano non poteva attendere altro tempo, ma l’acqua lo costringeva a rimandarla giorno dopo giorno oramai da un mese. Non sapeva più cosa attendersi dalla vita, la monotonia lo attanagliava e quasi non lo faceva respirare e poi Maria, sua moglie, non riusciva più a stimolarlo ad andare avanti. Il loro rapporto si era ridotto ad un continuo scontro, per ogni piccolo contrasto la discussione assumeva toni così accesi quasi a sfociare nella violenza .

Gli mancava uno spazio vitale, solo suo, tutto suo, dove potersi rintanare, una specie di camera ideale il cui accesso fosse precluso agli indesiderati ma non certamente ai sogni che,riposti nel cassetto della realtà, andavano ripresi e rivalutati come fonte di energia scardinante quel torpore che gli offuscava la mente e gli impediva di pensare ,sognare e quindi vivere.

Ogni qualvolta aveva provato ad esprimere ciò che provava, l’interlocutore ,chiunque fosse , aveva frainteso o voluto fraintendere le sue parole.

<< Ma chi credi di essere, cosa vuoi dalla vita, possibile che non ti basti ciò che hai, pensa alla salute, le scelte ci impongono delle rinunce, questa è la vita , ognuno ha i propri limiti.>> I soliti luoghi comuni che cercano, in modo plateale, di nascondere un profondo disinteresse.

Nicola era consapevole che la campagna era stata una sua scelta ,come lo era stato il matrimonio con Maria ; durante il corso di psicocibernetica e dinamica mentale, effettuato presso un Istituto di Motivazione, era diventato tutto chiaro e credeva di aver finalmente capito la chiave di lettura per decifrare le proprie aspettative di vita.

I rilassamenti e le schede mnemoniche, gli avevano permesso di entrare nel profondo subconscio, condizionando positivamente ogni suo pensiero, inculcandogli una maggiore fiducia in se stesso ed indebolendo quella paura che, in passato, gli aveva impedito di agire e fare delle scelte. Aveva costruito, pietra su pietra, un suo rifugio mentale, però gli eventi ne avevano demolito anche le fondamenta.

Quell’ubriacatura improvvisa ,il desiderio di rimettersi in gioco, quel rinnovamento mentale lo avevano portato a scelte istintive piuttosto che ragionate.

La campagna, si era rivelata una scelta economicamente disastrosa e nessuno dei migliori atteggiamenti positivi avrebbe potuto condizionarla al pari dei cicli metereologici e stagionali, inoltre Maria era una entità distaccata e gli rendeva la vita difficile con continue richieste che non potevano essere esaudite da una economia così incerta e rappresentava un giudice troppo severo nel decretare giudizi e sentenze su ogni azione che compiva.

Nicola, tornò con lo sguardo al cielo sempre più minaccioso oltre la finestra e decise che era tempo di riprendere in mano la propria vita.

Sarebbe stato duro, mettere in discussione il proprio concetto etico, rinnegando il ciò che deve essere, per ciò che realmente è. I suoi punti di vista, condizionati da una educazione religiosa oramai acquisita, gli imponevano norme di condotta morale che lo inchiodavano a quella realtà senza possibili vie di uscita. Agognava un ritorno allo stato di natura, ai primordi dell’umanità, senza obblighi civili, per dare sfogo ai suoi sentimenti più spontanei.

Si alzò dalla sedia e a ritroso si ritrovò fuori della casa, il cielo rimasto minaccioso non gli incuteva oramai nessuna paura, sentiva un gran vuoto e attese che il figlio ritornasse dalla scuola e sedersi a tavola per il pranzo.

Sentì squillare il telefono in casa e subito dopo Maria che lo chiamava gridando.

<<Me lo sentivo, già questa mattina avevo un presentimento, cosa voleva dire la preside con presto

correte perché è successa una disgrazia a Mirko >> gridava ripetutamente verso Nicola che, alla guida della sua auto, cercava di raggiungere il più presto possibile la scuola.

Un cordone compatto di bambini gli impediva la visuale, dietro Maria si fece largo e così lo vide; il dolore fu lancinante, quel corpo inanimato e le grida disperate della moglie, gli annebbiarono la vista facendolo stramazzare a terra svenuto.

Parcheggiò la macchina a ridosso del centro islamico, guardò in alto verso il minareto avviandosi a passo svelto verso la guardia in divisa che stava piantonando il parcheggio.

<<Buongiorno, ho un appuntamento con il signor Rosari Hammad, mi può indicare dove posso trovarlo ?>> chiese rivolto alla guardia, la quale gli indicò gli uffici della scuola islamica adiacenti la Moschea. Sotto lo sguardo attento della guardia, che nel frattempo aveva estratto un cellulare portandolo all' orecchio, si avviò ad incontrare quell’avvocato italosiriano, così distinto e solare da cozzare contro l’immagine idealizzata che si era fatto degli arabi musulmani.

Rosari, stava recitando dei versetti in arabo ad alcuni alunni intenti ad ascoltarlo curvi su dei grossi volumi, probabilmente dei Corani, la porta aperta gli permise di osservarlo nella sua gestualità pacata, che accompagnava le parole come un maestro di musica durante una lezione di solfeggio.

Appena Rosari lo vide, si interruppe e lo pregò di attenderlo in una saletta attigua.

<<Eccoci a noi , signor , scusi non ricordo il suo nome >> << Alosei Nicola >> <<allora signor Nicola forse non ho capito bene le sue intenzioni , vorrei anche sapere,gentilmente, chi l’ha indirizzata a me >> L’imbarazzo di Nicola era evidente, << mi sono permesso di telefonarle, dopo aver avuto il piacere di vederla e ascoltarla in tribunale, mentre difendeva un ragazzo giordano dall’accusa di terrorismo; sinceramente mi ha molto impressionato la sua preparazione religiosa, priva di retorica, che le ha permesso di dimostrare l’innocenza del ragazzo>> ritrasse la mano dalla presa dell’avvocato e continuò << mi trovavo in tribunale per avere giustizia, ma la lieve pena inflitta all’assassino di mio figlio, ha aumentato il mio dolore e la rabbia, anche se non credo che un ergastolo avrebbe potuto alleviarle.>>

<<Sono dolorosamente combattuto>> continuò << Il mio credo religioso mi impone il perdono, ma io non voglio e posso perdonare, mi è stato tolto l’unico figlio e non ho altra guancia da offrire e a prescindere dalla giustizia umana e le sue inevitabili implicazioni, la questione morale è l’unico vincolo giustificante la mia attesa.>>

<< Mi scusi >> lo interruppe Rosari, << se ho bene inteso, lei per telefono mi ha chiesto un appuntamento per capire quale fosse la strada da seguire per abbracciare la fede islamica, con tutto il rispetto per il suo dolore, mi spieghi cosa c’entra con questo. Il mio Dio è comprensivo però io,

prima di esserlo devo capire.>> << Vede, il mio Dio non è in grado di tutelare i miei diritti di padre e mai permetterebbe una vendetta consona al danno che ho subito, vorrei sapere quindi se il Santo Corano potrebbe aiutarmi ad acquisire tale diritto.>>

Rosari di colpo sbiancò << lei è un pazzo, cosa crede sia la mia religione? Sicuramente non è un fatto personale. Il nostro Profeta ha trascritto delle regole dettate da Allah, tramite l’Arcangelo Gabriele; è blasfemo affermare che in esse viene incoraggiata la vendetta. Il risarcimento per un danno o lutto , ha sempre rappresentato esclusivamente una garanzia di sopravvivenza per la famiglia che lo ha subito senza ricorrere necessariamente al ‘’occhio per occhio, dente per dente’’ . Inoltre, chi accerta la buona fede dell’autore, può perdonarlo e quindi scagionarlo. Inoltre questi discorsi sono per noi fuori luogo, l’Italia non ha una legislazione islamica.>> <<Vede signor Rosari, >>insistette Nicola << Non è in discussione la questione legislativa, perché so a cosa mi porterebbe la vendetta, la mia è puramente una questione morale, che solo una fede potrebbe darmi.>>

<< Che Allah ci aiuti , >> Gridò l’avvocato oramai spazientito e offeso << Queste sono bestemmie dettate dal diavolo, il Santo Corano è un libro di pace e una sacra filosofia di vita. Come è stato per voi Cristiani, le innumerevoli scissioni dell’Islam, hanno creato correnti di pensiero fuorvianti la strada maestra tracciata dal nostro Profeta Maometto. Il terrorismo che lei si propone è già in atto, se ancora non le fosse chiaro, in tutto il mondo.Il termine Jihad significa ‘’lo sforzo’’ finalizzato alla realizzazione del Disegno Divino, che i fondamentalisti interpretano come ‘’Guerra Santa’’. Ognuno di noi può trovare delle motivazioni, però nulla e nessuno potrebbe giustificare atti barbari e nessun Dio potrebbe perdonarle. Solo Satana in persona accetterebbe di esserle complice. Ora esca da questo luogo sacro e sappia che ogni anno mi reco alla Mecca per lapidare quel Satana che ora vedo in lei.>>

Nicola, rimasto solo, uscì dalla scuola passando oltre la Moschea oramai colma dei fedeli accorsi per la preghiera di mezzogiorno.

Non riusciva a spiegarsi l’ira di Rosari e sinceramente non aveva capito il senso delle sue parole.

<<Non importa>> si disse, << la mia ricerca è appena iniziata, e con un po’ di pazienza riuscirò a trovare ciò che cerco. >>

 

 

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