Oggi esistono cinque specie di bambini sul nostro pianeta: il bambino cliente da noi, il bambino produttore sotto altri cieli, altrove il bambino soldato, il bambino prostituito, e sui cartelloni della metropolitana il bambino morente la cui immagine, periodicamente, protende verso la nostra indifferenza lo sguardo della fame e dell'abbandono.

Sono bambini, tutti e cinque.

Strumentalizzati tutti e cinque.

Dal testo:

L'idea che si possa insegnare senza difficoltà deriva da una rappresentazione idealizzata dello studente. Il buon senso pedagogico dovrebbe rappresentarci il somaro come lo studente più normale che ci sia.: quello che giustifica pienamente la funzione di insegnante poiché abbiamo
tutto da insegnargli, a cominciare dalla necessità stessa di imparare! E invece no. Sin dalla notte dei tempi scolastici, lo studente ritenuto normale è quello che oppone meno resistenza all'insegnamento, quello che si presume non dubiti del nostro sapere e non metta alla prova la nostra competenza, uno studente che ci faciliti il compito, dotato di una capacità di comprensione immediata, che ci risparmi la ricerca delle vie di accesso al suo intelletto, uno studente naturalmente fornito di capacità di apprendimento, che cessi di essere un ragazzino turbolento o un adolescente problematico durante la nostra ora di lezione, uno studente convinto sin dalla culla della necessità di tenere a freno i propri istinti e le proprie emozioni mediante l'esercizio della ragione se non si vuole vivere in una giungla di predatori, uno studente consapevole che la vita intellettuale è una fonte di piaceri che possiamo variare all'infinito, rendere sempre più raffinati, mentre la maggior parte degli altri piaceri è condannata alla monotonia della ripetizione o all'usura del corpo, insomma uno studente che abbia capito che il sapere è l'unica soluzione: soluzione allo stato di schiavitù in cui ci terrebbe l'ignoranza e consolazione unica alla nostra ontologica solitudine.

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Uno degli elementi cui il giovane professore di oggi non è preparato è il confronto con una classe di bambini clienti. (...) Qui siamo alla scuola elementare, alla scuola media, alle superiori non in un centro commerciale: non si esaudiscono desideri superficiali tramite regali, si soddisfano necessità fondamentali tramite obblighi. Necessità di istruirsi tanto più difficili da appagare in quanto occorre in primo piano sollecitarle! Duro compito, per l'insegnante,  questo conflitto tra desideri e i bisogni! E dolorosa prospettiva per il giovane cliente, doversi preoccupare delle proprie necessità a scapito dei propri desideri: vuotarsi la testa per formarsi la mente, staccare la spina per connettersi al sapere, scambiare la pseudo-ubiquità delle macchine con l'universalità delle conoscenze, dimenticare rutilanti carabattole per assimilare invisibili astrazioni. E doverle pagare, queste conoscenze scolastiche, mentre la soddisfazione dei desideri non impegna minimamente! (...) La scuola pubblica rimane oggi l'ultimo luogo della società di mercato in cui il bambino cliente debba pagare di persona, piegarsi al do ut des: sapere in cambio di studio, conoscenze in cambio di sforzi, accesso all'universalità in cambio dell'esercizio solitario della riflessione, una vaga promessa di futuro in cambio di una piena presenza in classe, ecco ciò che la scuola esige da lui.

Se il bravo studente, forte della sua capacità di valutare concretamente i fatti, è soddisfatto di tale situazione, perché mai il somaro dovrebbe accettarla? Perché dovrebbe abbandonare la propria condizione di maturità commerciale per la posizione dell'allievo ubbidiente, che lui reputa infantilizzante? Perché dovrebbe pagare a scuola, in una società dove surrogati di conoscenza gli sono proposti gratuitamente dal mattino alla sera sotto forma di sensazioni e di scambi? Per quanto somaro sia in classe, non si sente forse padrone dell'universo quando, chiuso in camera sua, è seduto davanti alla sua consolle? Chattando fino all'alba, non prova forse la sensazione di comunicare con la terra intera? La sua tastiera non gli promette forse l'accesso a tutte le conoscenze sollecitate dai suoi desideri? Le sue sfide contro gli eserciti virtuali non gli offrono forse una vita piena di emozioni? Perché dovrebbe cedere questa posizione privilegiata per avere in cambio un banco in una classe? Perché dovrebbe sopportare i giudizi pieni di rimprovero degli adulti chini sulla sua pagella quando, chiuso a chiave in camera sua, separato dai suoi e dalla classe, lui è re?

(...) questa epoca che, se non garantisce alcun avvenire ai suoi cattivi studenti, è prodiga di macchine che permettono loro di abolire il presente! Diventano prede ideali per una società che riesce in questa prodezza: creare giovani obesi disincarnandoli.