DOCUMENTARIO DELLA MALVAGITA'
di Giuseppe Piccolotto
Al mio piccolo Romolo perché gli serva di indice nella vita


8 Settembre 1943 - Mi trovo a Lechenà quale telefonista nel locale centralino telefonico, sono di turno di servizio; alle ore 9 viene in caserma un soldato tedesco chiedendomi la comunicazione con il suo Comando di Patrasso, però la linea è occupata e lo faccio aspettare. Nel frattempo da Gustuni il centralinista che ogni sera mi trasmetteva il Comunicato, dopo di esso mi comunica che una cosa della massima importanza dovrebbe trasmettermi però non si arrischia con la scusa che è troppo grave. Il giorno prima era giunto per un giro d'ispezione il Capitano Comandante le varie Brigate di Finanza dislocate in quella zona ; io gli porgo il Comunicato e lo informo di ciò che il mio collega da Gustuni mi aveva detto pregandolo di parlarne per poter chiarire l'enigma. Al telefono, dopo un po' di titubanza viene a sapere che l'Italia aveva chiesto l'Armistizio; a questo annuncio un certo senso di gioia ci impossessò, però un indefinito incubo per le conseguenze di cui saremmo stati protagonisti ci rese quasi silenziosi. Verso le 11 venne un'Ufficiale Tedesco e due telefonisti, e con la scusa che dovevano mettersi in comunicazione con i suoi Comandi, voleva il telefono, io resistetti dicendogli che ero di servizio e le comunicazioni dovevo dargliele io; si iniziò un po' di battibecco al quale intervenne il Capitano di Finanza pregandomi di lasciare libero il centralino ; il mio compagno, che era presente, con la scusa di rimettere in funzione una linea guasta si mise a frugare nell'interno dell'apparato rendendolo quasi inservibile , e così i Tedeschi non poterono servirsene. Al mattino ( 9 settembre ) per tempo partiamo per un giro di raccolta io Buratto ed altri due Finanzieri nel paesetto vicino. Mentre stiamo facendo colazione in una casa, vediamo passare per la via una colonna di autocarri carichi di Tedeschi armati al completo diretti a Killini, per disarmare
quel nostro presidio. Ore 9 ritorno, ci disarmano e ci portano con un autocarro a Vickeneca ove troviamo una compagnia di artiglieri. Vi rimaniamo otto giorni e poi si parte per Atene ove si giunge il giorno 19.

Il giorno 21 si riparte in tradotta per il lunghissimo viaggio che toccando l'Albania, la Bulgaria, l'Ungheria e l'Austria, ci porterà nella maledetta terra Tedesca, concentrandoci ne campo di smistamento III° A di LUCKENWALDE
( a sud di Berlino) . Non dimenticherò mai quel lungo viaggio che, specie negli ultimi giorni, ci fece provare la fame ( avevamo finito presto le scorte ) i signori tedeschi con tutti magazzini di viveri nostri, di cui si avevano impossessato. In 12 giorni di viaggio ci diedero solo un pane di kg. 2 ed un po' di marmellata ogni 40 ( dico quaranta ) persone !
Gli Ungheresi invece si dimostrarono molto buoni con noi, e nel loro territorio ci fornirono del pane e qualche zuppa.

A Vienna a mezzanotte ci diedero un mestolo di quella zuppa lunga tedesca che ancora non conoscevamo !
In territorio tedesco le donne, al nostro passaggio, ci mostravano i pugni ed insegnavano ai bambini a tirarci i sassi ed a chiamarci con disprezzo "Badoglio"

Il giorno 2 ottobre giungemmo a Luckenwalde. Qui ci danno giornalmente una fetta di pane (250 grammi ) un po' di miele e zucchero ed una zuppa di verdura o patate da sbucciare; nella gavetta, appena finito di mangiare, vi rimaneva un cucchiaio di sabbia ( peggio dei porci ! )

Ogni giorno qui ci incitavano che ci arruolassimo volontari con le S.S. raccontandoci che diversi reggimenti avevano aderito in massa e promettendo-ci un trattamento pari ai soldati tedeschi. Solo qualcuno aderì ( circa 1 per mille ) . Noi rimanemmo insensibili alle promesse ed anche alle minacce….. avevamo giurato fedeltà al Re e lo volevamo mantenere a qualunque costo … …… !

Qui al "lager" III° A veniamo immatricolati, ed io prendo il N° 126210 !!!!! 
Da questo momento non siamo più degli esseri umani o militari che meritino rispetto, il nostro NOME sarà UN NUMERO !…..e comincia qui la nostra vita piena di doveri senza alcun diritto….trattati alla stregua di animali . Non possiamo reagire, e se per caso qualcuno nell'estremo della esasperazione farà l'atto di reagire, ci sarà lo staffile, la cella, il campo di punizione dal quale rari ritornano e questi rari hanno già i giorni contati, tante sono le sofferenze, le privazioni ed i maltrattamenti ai quali vengono sottoposti. Qui ci viene tolto il vestiario lasciandoci il minimo indispensabile.

Dopo circa 15 giorni partiamo in 700 diretti Borsigvalde ( dintorni di Berlino )
E ci sistemiano nelle baracche. Passati due giorni ci radunarono in gruppi ed iniziamo il lavoro in fabbrica. Io fui assegnato alla A.E.G.Gesundbaummen. Qui lavorai alla pressa ed al trapano. Venni poi trasferito ad una piccola Centrale Elettrica ad Heinnigsdorf. 

Nel frattempo i bombardamenti che erano già iniziati prima del nostro arrivo, aumentarono di numero; quasi ogni sera le sirene si facevano scappare nei rifugi in…costruzione.

Il 26 Novembre 1943 data memorabile ! data che rimarrà scolpita indelebilmen-te nella mia mente : avevamo appena mangiato la scodella di zuppa ( ci davano solo alla sera ,al ritorno dal lavoro, una zuppa, 3 etti di pane e circa 10 grammi di margarina) ed eravamo seduti attorno alla tavola indecisi se andare o no a letto, quando lontano sentiamo il sibilo delle sirene, altre molto più vicine lo ripetono, i fari delle fotoelettriche si accendono e frugano il cielo, corro al rifugio e dalla premura non prendo neppure lo zaino. Il rifugio coperto era pieno e vado così con Buratto in uno scoperto, ed ecco che sentiamo il rumore degli aerei che si fa sempre più distinto e vediamo migliaia di razzi rossi scendere lentamente illuminando a giorno la nostra zona . L'artiglieria contraerea spara rabbiosamente però gli aerei senza preoccuparsene scaricano il loro carico micidiale: una infinità di spezzoni cadono tutto intorno, già la baracca-lavandino piglia fuoco per prima, subito si accende quella vicina alla mia n° 3 e poi le altre, cadono tutt'attorno bombe, una bomba vicina ci sotterra franando il rifugio ; a malapena ci leviamo e scappiamo atterriti da questo spettacolo epocalitico. Giunti ad un torrente, mi accorgo che gli apparecchi si abbassavano mitragliando.

Facciamo tempo a buttarci a terra che già l'apparecchio vicinissimo sgrana la mitraglia ; per fortuna senza ferirci. Corriamo di qua e di là per la zona senza direzione ,mezzi instupiditi . Intanto si sentono scoppi che continuano poi per tutta la notte : è la fabbrica di munizioni che colpita esplode. In quella notte infernale vengono bruciati completamente oltre al nostro lager quello dei Russi, dei Polacchi e Francesi , nonché colpite seriamente le diverse fabbriche della zona. Ci riuniamo poi nella notte in una cantina ove ci tengono chiusi, al gabinetto ci accompagnano i soldati armati , tre volte al giorno. Per 48 ore rimanemmo senza mangiare e senza bere, finalmente giunse una zuppa con una fetta di pane ed un po' di margarina ; in pochi secondi divorammo tutto senza però estinguere la fame !. Per fortuna dopo 4 giorni fui incluso numero dei 90 e ci trasferirono il 1° dicembre 1943 a Spindersfeld. Qui trovammo un lager piccolo ( con 100 compagni). Capi baracca erano 2 marescialli di marina veneti, due buoni padri di famiglia che fecero il possibile per aiutarci in tutto
Dopo due giorni ci portarono al lavoro a Schoneveide nella fabbrica AEG-TRO.; io vengo assegnato alla squadra esterna. La zona non è mai stata colpita da bombardamenti e passiamo alcuni giorni tranquilli , però verso il 20 di dicembre le sirene alla sera ricominciano con il loro lugubre sibilo a farci correre al rifugio. Il 24 sera si ripete la scena di Borsingwalde però meno tragica. Vengono colpite e bruciate 3 baracche, la nostra malmenata dallo spostamento d'aria viene poi riparata. La neve copre il terreno, il freddo è intenso e noi passiamo il Natale più duro della vita nella baracca che lascia entrare il freddo delle molte spaccature. Tra allarmi alternati arriviamo al 27 gennaio 1944. Gli aerei, dopo aver illuminato a giorno la zona sganciano senza economia un'infinità di bombe e spezzoni ; noi tremanti siamo nel rifugio che dai continui scoppi sembra voglia sfasciarsi, in fine uno spostamento d'aria che ci butta via i berretti e ci copre di sabbia ci fa uscire e vediamo uno spettacolo terrificante : tutto intorno fuoco e fumo, case sventrate, la nostra baracca colpita in pieno era tutta sfasciata . A 5 metri era caduta quella bomba e per un vero miracolo rimanemmo tutti salvi ed illesi !! Ed eccoci senza casa…….!

Ritorniamo in fabbrica , che fu pure colpita con tre bombe. Alla sera ci portano a Villensagen. 

Il 15 febbraio 1944 ci spostano a Hensigsdorf in un lager dove troviamo oltre 1000 prigionieri italiani. Questo è il peggiore lager finora passato: la vita si fa molto dura, distiamo dalla fabbrica km 80. Sveglia alle 3 si va a letto alle 22 !

Qui ne vidi e passai di tutti i colori, sarebbe assai lungo il narrarle tutte !

Qui, per il buon ordine e la disciplina , c'erano nel campo degli italiani sutt'ufficiali dell'esercito chiamati "polizai" ( di origine Altoatesina, in funzione d'interpreti !!). Diversi di questi si sono dimostrati in qualche occasione più cattivi e barbari degli stessi tedeschi. Quante volte alla sera nelle adunate d'appello pigliavano a calci, schiaffi e scudisciate qualche nostro compagno perché aveva preso dagli immondenzai qualche patata, qualche rapa….! Ed era la fame più nera che ci spingeva a frugare in questi muchi di rifiuti come fossimo…tanti……. ANIMALI IMMONDI !!! 

Era comandante del lager un sergente tedesco che si è dimostrato il peggiore che io abbia conosciuto durante la prigionia . Più di una volta ci aspettava alla stazione e ci faceva fare il passo cadenzato nei 4 km che ci separavano dal campo, immaginate do 15 ore tra viaggio e lavoro quale volontà e forza avevamo per fare questo tanto più che nelle vetture della metropolitana ( Sbann ) eravamo pigiati come sardine e ci era assolutamente proibito di sederci
Se qualcuno sfinito cadeva a terra era pronto l'aguzzino con lo scudiscio a farlo rialzare. Giunti al lager non essendo soddisfatto del nostro marciare, ebbe il coraggio di farci ripetere la strada sino alla stazione; un "polizai" della AEG che ci accompagnava nel viaggio, vedendo questo trattamento così disumano verso queste ombre di uomini ( da 75 kg. di peso eravamo ridotti a 49 kg.!!!) che avevano lavorato tutto il giorno, cercò di fargli comprendere che non meritavamo un simile trattamento, ma il sergentino ( poteva avere 20'anni ) lo fece tacere dicendo che era lui il Comandante e dovemmo ripetere la marcia !

Ogni sera per giunta al lager ci fermavano davanti il Comando Tedesco e subito alcuni soldati ci frugavano intorno e…guai se avessero trovato una patata, un pezzo di pane, un marco,; quanti compagni per questa piccolezza li portarono in prigione dopo aver dato loro una buona dose di scudisciate sulle spalle scoperte!

Un veronese trovato dai tedeschi con degli orologi ,che erano dei suoi compagni per la riparazione, fu battuto a sangue e gli fu fatto un verbale di denuncia che lo condannava alla compagnia disciplinare……il poveretto nel colmo della disperazione la notte si impicco , al mattino alla sveglia lo trovarono penzoloni con una sottile cordicella stretta al collo agganciata al cardine della porta esterna della baracca !!!

Un altro , napoletano , che lavorava nella mia squadra fece un mese di di reclusione perché gli trovarono in tasca alcune patate, rientrato……non era più lui…..era impazzito ! Un altro ancora, sempre per le solite piccolezze, tornò da quel infernale luogo di tortura ridotto uno scheletro,…dopo pochi giorni moriva…di inedia ! Aveva come capo ( scef ) un fanatico itleriano che seguiva e spiava tutti i nostri movimenti sempre pronto a sferzarci nel lavoro con quel " los, los " ( avanti, avanti ) esasperante, si può ben dire che non ci lasciava neppure respirare, guai se ci avesse visto raccogliere una patata, una rapa, dopo avercela tolta ci minacciava di portarci dalla polizia. 

Un giorno una donna mi diede un pezzo di pane, me lo misi in tasca, subito dopo giunse lui e vedendomi la tasca rigonfia, mi fermò, me la tastò e sentendo un gonfiore, me lo fece togliere e, vedendo il pane, con un sorriso di trionfo mi portò dal ragioniere, chiamato l'interprete mi chiese : da chi avevo avuto il pane e perché l'avevo avuto. Risposi che me l'aveva dato una donna mentre lavoravo, ma non la conoscevo e che l'avevo ricevuto perché avevo fame. Allora il ragioniere mi fece mille minacce dicendomi che per la prima volta mi avrebbe perdonato, ma che stessi bene attento poiché, se mi avesse scoperto un'altra volta mi avrebbe punito severamente; mi disse poi che dovrei rifiutare il pane poiché il vitto che mi davano era più che sufficiente………immaginate mezzo litro di zuppa lunga a mezzogiorno, un altro mezzo litro di acqua e rape con……
300 grammi di pane e 10 grammi di margarina se….mi poteva bastare con dieci ore di lavoro ed in più il viaggio !!!

Il lavoro che facevo in fabbrica era multiforme e faticoso, il lavoro di facchino . Ogni giorno avevo da portare dal sotterraneo al terzo piano negli uffici, con altri 9 compagni, circa 70 cassette in più circa 30 macchine varie che servivano agli impiegati, alla sera poi dovevamo ripetere il lavoro in senso inverso. Durante il giorno eravamo sempre in giro per la fabbrica per caricare o scaricare qualche rimorchio o barcone, spostare mobili, legname, ferro. Pulire viali, spalare la neve che nell'inverno si faceva spesso vedere.

Non erano certo modi benevoli che adoperavano. Se lavoravamo lenti se ci lamentavamo ci dicevano che eravamo Badogliani e che avevamo meritato peggior trattamento. Minacce, spinte e schiaffi erano all'ordine del giorno.
Un dì chiesi, mostrando un cumulo di macerie frutto del bombardamento della notte prima , perché non cessa la guerra ? ( varum nix fertig cric ? ) dopo così terrificanti disastri, e lui rispose mostrandomi le poche case ancora in piedi:
quando tutto sarà distrutto allora finirà la guerra ( ven alles ause caput , cric fertig ) !…..! E veramente la guerra fini dopo la quasi completa distruzione di Berlino e di tutte le altre città della Germania . !!

Verso i primi di agosto 1944 si iniziò da parte dei tedeschi una propaganda che Hitler e Mussolini avevano risolto il problema degli Italiani Internati , veramente la nostra posizione era ambigua: ci chiamavano I.M.I. ma avevamo un trattamento molto peggiore dei prigionieri !. Dunque, in base a questo accordo, saremmo passati civili liberi con gli stessi diritti degli altri civili italiani. Però a noi non garbava quella "cosa" ; avevamo sofferto ogni privazione ed umiliazione e non volevamo mutare la nostra situazione nell'avvicinarsi della fine della guerra.

Ma alle promesse seguirono le minacce, presi in massa ci obbligarono firmare il contratto di lavoro; chi si rifiutava lo chiudevano nel rifugio senza mangiare finchè non avesse cambiato idea. Ad onore della verità, quasi nessuno aderì spontaneamente a questa iniziativa, da qui la falsità della propaganda tedesca che disse che tutti gli ex internati avevano aderito in massa.

Passati liberi, escludendo che andavamo senza guardia in fabbrica e potevamo uscire liberamente dal lager, il trattamento era uguale a prima. La nostra fabbrica AEG ci trasferì più vicini ad essa ( Adlerherf Bismark 7 ), in un lager con altri civili italiani, dandoci la tessera dei viveri e così con un po' di mercato nero migliorammo le nostre condizioni di salute. Però anche adesso, quali liberi lavoratori, in fabbrica dovevamo lavorare come e più di prima. Nello Sbann
(metropolitana ) se siamo seduti ed entra qualche soldato delle SS dobbiamo alzarci e, se non siamo pronti, con un "veh" via un'occhiata di disprezzo e magari uno spintone ci obbliga ad alzarci …… e pensare che siamo civili e..paghiamo il biglietto !!.. ma i nostri " gualciti " abiti militari ci fanno subito riconoscere per "Badogliani" degni quindi di ogni disprezzo ! Ho quante
umiliazioni abbiamo sofferto ! Una mattina, per la fretta, salimmo in II^ classe, un Ihtleriano in divisa volle cacciarci fuori sebbene il convoglio fosse già in movimento, due compagni uscirono in tempo un terzo, data la aumentata velocità, non si rischiava; il fanatico nazista con una forte spinta lo scaraventò fuori. Il poverino lo vidi cadere lungo disteso sul marciapiede, per fortuna si ferì solo leggermente. Un borghese rinfacciò a quel tizio un simile atto dicendo che era come un civile ed aveva diritto di essere rispettato. Il militare lo fece tacere dicendo: " vuoi proteggere questi traditori di italiani ?, sei anche tu Badogliano ? "

Per il vestiario eravamo ridotti in condizioni pietose, tutte le promesse di procurarci vestiti più decenti erano solo chiacchiere, solo pochissimi poterono avere qualche capo di vestiario. Io dei due pacchi vestiario che mi spedirono da casa non ricevetti nulla. ! 

A causa dei maltrattamenti e della scarsità di nutrimento quanti compagni ci lasciarono..….per sempre ! In un campo, per citare solo un esempio, dei 700 prigionieri solo 200 conservavano la salute. Di questi, 500 erano sotto peso per la denutrizione e molti morirono ; altri vennero colpiti dalla TISI ! 
Oltre 100.000 furono poi rimpatriati perché inguaribili.! Quanta gioventù morta ! e quanta rovinata senza speranza di poter guarire. Quando tutto sarà ritornato normale, quante mamme piangeranno il figlio che non torna !…..Quante ancora riabbracceranno un figlio malaticcio che avrà bisogno di ogni riguardo, senza speranza però che quelle cure lo riportino alla primitiva salute ….! Quelle mamme non avranno più la speranza di avere un aiuto nella loro incipiente vecchiaia, bensì un peso, perché quel loro figlio ridotto un'ombra d'uomo si spegnerà gradatamente alla vita………..!!!!!!!!

Intanto con lo sbarco alleato in Francia, il ritiro delle truppe tedesche dalla Grecia e dai Balcani, l'avanzata russa nella Prussia Orientale, i tedeschi si trovarono chiusi nel loro territorio e, giorno per giorno, si vedeva che il cerchio si restringeva sempre di più. Ma quei capi fanatici avevano dato l'ordine di difendere il territorio metro per metro e di lasciarsi distruggere ma mai capitolare ! E così gli Americani e loro Alleati avevano avvicinato le loro basi aeree ed il 5 febbraio 1945 dalle ore 11 alle 13.30 con un grosso bombardamento a tappeto che distrusse completamente il centro di Berlino, iniziarono la sistematica distruzione della Germania. 

Erano chiusi in un cerchio di ferro, ristretti nel loro territorio senza alcuna debole speranza di rifarsi e…non volevano cedere . Ora senza pietà gli avrebbero distrutti. E da quel giorno, si può ben dire che i bombardieri Americani si susseguirono ininterrottamente sul cielo della Germania e non lasciarono più di 24 ore Berlino senza farci visita.

Abbiamo passato in questo frattempo così tanti e svariati pericoli che ci sembra un sogno l'essere ancora vivi e, di certo , senza la protezione del Buon Dio non saremmo ora qui.

In Gennaio cominciarono a scarseggiare i viveri e le materie prime, diminuirono gli operai nelle fabbriche e mandati a lavorare nelle fortificazioni verso Kustrin e Stettino. I Russi erano giunti a Kustrin e si preparavano per l'assalto finale.

Fu vietato di viaggiare in treno, ci fecero un permesso speciale per poter usufruire del tram. Eravamo rimasti ancora 10 Italiani nella fabbrica. Notte e giorno nel " Bunker" (rifugio), magari per 5 ore consecutive.

16 aprile 1945 alla sera e per tutta le notti seguenti si vedeva un lampeggiare lontano verso Kustrin, segno che i Russi avevano iniziato l'offensiva e ripresa l'avanzata.

Confusione e disorientamento in tutto , segno certo che la fine era vicina. 

Al lampeggiare segui via via sempre più distinto il brontolio rabbioso del cannone. Colonne sempre più numerose di soldati, mezzi sbandati, che si ritiravano. Il 21 aprile 1945 faccio le mie ultime ore di lavoro in fabbrica.
Il bombardamento è intenso verso Ostrens. I Russi avanzano mentre i tedeschi si ritirano in disordine. La notte la passo con altri 5 compagni nel rifugio.
Il giorno dopo la grossa artiglieria Russa spara sopra noi con obiettivo la linea ferroviaria di Adlershof ; apparecchi mitragliano a bassa quota. L'amico Buratto di ritorno dal lavoro viene colpito alle gambe ed al braccio da una raffica, però non gravemente.

Il 23 aprile 1945 alle ore 9 inizia un bombardamento tambureggiante sulla nostra zona, scoppi da tutte le parti, fuoco e fumo.! Intanto i Russi eliminata la resistenza lungo il fiume Sprea e varcatolo giungono a sistemarsi sulla linea ferroviaria di Spindersfeld a circa 100 metri da noi e si inizia una sparatoria rabbiosa loro ed i tedeschi sistemati lungo le case all'altezza del nostro lager. Siamo nel rifugio sotto quel fuoco incrociato.!!! 

Un francese che si trovava con noi , uscito un po' per guardare cadeva subito colpito alla testa da una pallottola tedesca, a quello spettacolo raccapricciante ci ranicchiammo tremanti nel fondo del rifugio raccomandandoci a Dio.

Dopo la notte insonne, al mattino verso le 9 udimmo un continuo e sordo ruore, affacciatosi uno all'uscita, vide che sulla vicina strada passava ininterrottamente una lunga colonna di carri armati con la stella rossa. Mettemmo fuori uno straccio bianco, vennero subito un ufficiale e due soldati Russi ; ci chiesero chi fossimo e sapendoci italiani ci offrirono delle sigarette e ci invitarono a rifornirci di viveri nelle botteghe che vennero subito prese d'assalto dagli stessi tedeschi.

Otto giorni durò accanita la resistenza nel centro di Berlino e finalmente il 9 maggio 1945 la Germania capitolò……dopo 5 anni e 7 mesi di guerra !!!!!

Il 13 maggio ci trasferirono a Friedichsfelde ove trovammo Polacchi , Cechi , Olandesi , Belgi e Francesi.

Il 15 maggio si parte e dopo 3 giorni di marcia a piedi giungemmo a Bukov, ridente cittadina che ha risentito poco della guerra, posta fra alcuni splendidi laghetti , attorniata da verdi e boscose colline, un luogo adatto per ritemprare un po' le forze e per calmare i nostri nervi già cosi eccitati ; un vero luogo di villeggiatura. Qui ci sistemiamo bene nelle case già evacuate dai tedeschi e raggiungiamo i 10.000, tutti italiani. Si ha l'impressione d'essere in Terra Italiana, suoni e canzoni italiane riempiono l'aria. Spesso alla sera, osservando il bel cielo stellato viene spontaneo di dire : 


" Cielo di stelle, cielo color del mare
tu che sei lo stesso cielo del mio casolare
portami in sogno verso la Patria mia
portale un cuor che muor di nostalgia "

E qui con ansia febbrile attendiamo il fausto giorno del nostro rimpatrio

Giuseppe Piccolotto

Bukov martedì 22 Maggio 1945