Bambino?? Chi era costui?
di Giulietta Poli

Scuola Giovanni XXIII
Padova - 2 gennaio 2009


Dopo le mie riflessioni pubblicate dalla rivista “Bambini” del mese di ottobre 2009 e dal Mattino di Padova il 17-12-2009 sui bambini a rischio invisibilità, mi vedo costretta a tornare su queste tematiche.

Il Bel Paese esce da un anno che sarà ricordato, ahinoi, fra i più xenofobi della sua storia; xenofobia pura, in parole, opere ed ammissioni. Becera intolleranza che, immemore del nostro recente passato di emigrazione, dilaga terribilmente sui media, fra tutti gli strati della popolazione, a partire dai politici che, per loro mandato istituzionale, dovrebbero soffocare l’odio e non reclutarlo.
Quale arcano avranno escogitato stavolta per colpire, nuovamente, i diritti dei minori?

Il disegno di legge sulla cittadinanza presentato alla Camera il 23 dicembre u.s. non risolve affatto le problematiche attinenti i G2 (seconde generazioni) sollevate da tempo immemorabile dall’ associazionismo che si occupa di minori; essendo improponibile parlare di ius soli, previsto nei Paesi civili (così gli Usa, il Canada, l’Australia che teneri con le migrazioni non sono mai stati) si è pensato bene di peggiorare, restringendola, la già discussa legge n.91 del 1992 attualmente in vigore, da più parti considerata inappropriata e superata.
Nel testo in discussione non prende in nessuna considerazione gli oltre 800.000 bambini migranti (tra cui oltre 500.000 nati nel nostro Paese).
Figli di un dio minore, buoni solo per le statistiche e per le crisi di nervi da salotti televisivi.
Manca un qualsivoglia riferimento ai diritti dell’infanzia; qualcuno di loro potrebbe ben trasformarsi nel corso degli anni in un pericoloso kamikaze; meglio sottacere, rimuove lo scabroso argomento, negare la necessità di rivedere una legge ormai fuori dal tempo e dalla storia.

Si prevede, invece, che i figli dei migranti, ricongiunti in fasce o sebbene nati in Italia, possano ottenere la cittadinanza italiana comunque al compimento dei 18 anni come attualmente a condizione però di aver frequentato tutta la scuola dell’obbligo “con profitto” !!!

Non ho capito tra le notizie reperite in rete se anch’essi, come gli adulti, dovranno dimostrare “un percorso di cittadinanza che attesti il livello di inserimento sociale e il mantenimento dei requisiti di legge”; né si evince se dovranno sottoporsi ad esami di lingua, storia e cultura italiana.
Un’altra anacronistica perla potrebbe essere l’imposizione alla rinuncia della propria cittadinanza di origine, quando in moltissimi paesi, nostro compreso, sono ammesse dall’ordinamento le doppie nazionalità.
È forse una pubblica abiura quello che si vorrebbe da questi ragazzi dalle doppie radici?

Mi sorgono alcuni semplici interrogativi; concesso, per ipotesi, l’accesso all’italianità solo ai migranti freschi di maggiore età con tutte le altre categorie escluse, se il richiedente fosse un adolescente straniero disabile, magari grave? Come avrebbe potuto frequentare la scuola con profitto, visto che sono previsti (per legge!) piani di studio specifici ed individualizzati?
E se lo sventurato neo maggiorenne avesse avuto, come molti ragazzi italiani, un percorso scolastico nel corso del quale si sono verificate difficoltà di apprendimento?
E se per sua somma disgrazia avesse patito una bocciatura (come migliaia di suoi coetanei indigeni)?
Un inconveniente occorso lungo l’iter scolastico anche a grandi geni; e non per questo costoro hanno mai subito limitazioni nei loro diritti civili.
Che si farà del giovane diciottenne? Lo gettiamo dalla rupe Tarpea? Ci saranno richiesti i registri di classe o copia dei documenti di valutazione?
Che accadrà: sotto il 7 tutti esclusi? Come verrà valutato quel “profitto” e soprattutto chi lo valuterà?
[...]
Sostenere un eventuale “esame” di italianità, poi, che cosa potrà mai significare per uno studente nato e vissuto qui, con una formazione linguistico-culturale sicuramente italiana, ma con un cognome sicuramente straniero?

Ricorro dunque alla mia Bibbia, la Convenzione sui diritti dei bambini e dei ragazzi:

- art. 8 “(omissis) a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua NAZIONALITÀ, il suo nome e le sue relazioni familiari..senza ingerenza illegali..”
- art. 30 “(omissis) (se) esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche…un fanciullo che appartiene ad una di tali minoranze NON PUÒ essere privato del diritto di avere una propria vita culturale, di professare e praticare la propria religione o di fare uso della propria lingua”
- art. 2 “..(omissis)..rispettare i diritti…e a garantirli ad ogni fanciullo …SENZA DISTINZIONE DI SORTA E A PRESCINDERE DA OGNI CONSIDERAZIONE”.

Tralascio, per non appesantire il testo, i riferimenti alla Convenzione Europea ed all’ampia disponibilità di strumenti internazionali elaborati dalle NU.

Le Erodiadi continuano con ricchi premi per i deliranti fomentatori d’odio: espliciti inviti ai cittadini italianissimi alla delazione; proposte orripilanti di classi a numero chiuso (occorre urgentemente legiferare per stabilire che fare dei soprannumerari!) e di mezzi pubblici separati; traduzioni forzate all’alba di bambini rom che in fretta e furia abbandonano tutto, zaini scolastici compresi lasciati fra il pattume: un orrido segno dei tempi e del totale disinteresse per il ruolo della vassalla scuola pubblica ed al suo indispensabile e faticoso compito per un reale processo di inclusione.
E ancora: vietare l’accesso al Piave per alcune categorie di non-persone, stranieri compresi; organizzazione di farneticanti White Christmas; continui ossessionanti richiami alla nostra cultura (che più meticcia non può essere, considerati i nostri pregressi storici!) soprattutto a quella cristiana da parte di cristianissimi pluri-divorziati, praticanti di pagane cerimonie celtiche o di altrettanto pagane venerazioni di fiumi. Da quale pulpito!

Ho l’impressione che costoro conoscano e valorizzino le radici cristiane del nostro Paese tanto quanto la sagra dello gnocco, il gioco delle bocce, la corsa coi sacchi o qualche ricettario tipico della nonna ritrovato in soffitta; sempre di cultura italica trattasi!

Sono da poco trascorse le festività natalizie contraddistinte da prodighi richiami alla difesa delle tradizioni e delle identità cristiane; ma a nessuno è venuto in mente che il Bambinello è nato in Palestina e che sicuramente non aveva i tratti nordici dell’iconografia classica?
Forse era leggermente abbronzato pure lui e, stando ai racconti ufficiali, non è che se la sia passata tanto bene; abbronzatelli erano i sicuramente pure i 3 Magi, non a caso chiamati i Magi d’Oriente.
I personaggi della Natività sono tutti contraddistinti da caratteristiche comuni a coloro che oggi non vogliamo per le nostre belle strade; siano essi adulti esuli, donne incinte o, peggio, bambini. Sono una famigliola rifiutata e in terra straniera, presto profuga e fuggitiva, poveri pastori e nomadi, sapienti non omologati col potere provenienti dall’Oriente. Quando si dice che la Storia si ripete!
La citazione finale che leggerete è d’obbligo.

Questo disegno di legge sulla cittadinanza non può essere condivisibile; l’Associazionismo ha gia lanciato i suoi strali: è un testo capace di alimentare pericolosamente i numeri dell’esclusione e di congelare gli stereotipi che continuano a favorirli.
La Rete G2 ( i ragazzi delle seconde generazioni) ha dichiarato. “Così ci chiudete le porte”; tra le raffinate preziosità in risposta sul forum trascrivo, a fatica, la seguente che si commenta da sola – “Anonimo ha scritto: Padroni a casa vostra, raza di imbecili” - Gli errori ovviamente non sono miei!

Cosa augurare per il 2010 a questi nostri giovani concittadini, giacché tali li voglio considerare?
Le loro famiglie hanno scommesso su di noi e sul nostro (ingrato) Paese; a loro dobbiamo almeno questo: rassicurarli che i loro figli, i nostri nuovi allievi, saranno uguali ai loro compagni di banco e assolutamente uguali su pagelle scolastiche e documenti d’identità.
Diremo loro anche che questi figli, sui quali hanno tanto investito, saranno una speranza ed una salvezza per la Scuola Pubblica condannata a morte.
Una ventata di fresco per questo paese sull’orlo dell’ospizio.
Affermeremo con determinazione che per noi, Operatori della Conoscenza consapevoli della ricchezza delle differenze, saranno anzitutto SOLO bambini e ragazzi da stimolare, tutelare e difendere, qui, come altrove.
Come sempre si dice: NON UNO DI MENO!

Felice anno dunque ai bambini e ragazzi dai nomi un po’ strani e buon anno a tutti quei Lavoratori della Scuola Pubblica, Precari in primis, consci che proprio dalla Scuola prenderanno corpo le speranze per un mondo diverso che, in molti, crediamo tuttora possibile.

“Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” Luca 2 – 7