L’islam a scuola?!
di
Adel Jabbar


Da tempo si discute dei temi legati alla pluralità di credenze e fedi, che ormai fanno parte del panorama sociale e culturale dell’Italia e ne modificano il profilo. Tale trasformazione avviene in un contesto che per lunghi secoli è stato caratterizzato dalla predominante, radicata e profonda appartenenza alla chiesa cattolica. Questo fatto per alcuni versi rappresenta non solo una sfida ma anche una “benevola” provocazione.

Ciò potrebbe avere diversi esiti, vediamone ad esempio due.
L’alterità religiosa si colloca dentro uno spazio storicamente ben definito, nel quale le persone autoctone si muovono secondo riti e tradizioni collettivi, interiorizzati, costitutivi di una memoria storica e culturale condivisa. In questa situazione l’alterità può essere vissuta come una “turbativa” che rimescola le carte e rende irriconoscibile il proprio contesto provocando un senso di smarrimento e di perdita di certezza. Questa condizione produce in alcuni settori della popolazione una visione comunitarista, chiusa su se stessa, che vede l’altro meramente come una minaccia per la propria concezione.

Il secondo esito, di segno opposto è quello che trova nell’avvicinarsi dei modelli culturali e delle esperienze religiose uno stimolo a ripensare i riferimenti abituali, in particolare la dimensione territoriale dell’appartenenza. Questo tipo di esito potrebbe contribuire allo sviluppo di un approccio inclusivo e di una competenza dialogica in grado di parlare a tutte le persone, a prescindere dai connotati territoriali, oltre che religiosi e culturali.

A tale proposito, l’idea espressa da alcuni esponenti politici riguardo all’introduzione dell’ora islamica nell’ambito scolastico è stata accolta da opinioni contrastanti. A parte il fatto che tale proposta dovrebbe forse considerare la pluralità religiosa (e dunque non solo quella islamica), sul piano di principio va letta positivamente, perché rappresenta un’apertura significativa che risponde ad un’esigenza non più eludibile in una società che richiede la messa in atto di pratiche in grado di affrontare una realtà molteplice. Tuttavia proprio in virtù di questa pluralità, ci si deve chiedere se questa sia la modalità più adatta per intervenire sul tema religioso: in tal caso, tanto per iniziare, quante ore di diverse religioni andrebbero garantite? La risposta più auspicabile e pertinente non sarebbe invece quella, in realtà da più parti auspicata, di introdurre una materia(non necessariamente una ora delle religioni) che tratta i temi relativi ai vari pensieri religiosi dal punto di vista antropologico storico e filosofico?

La società odierna è condivisa da persone che abbracciano diversificate pratiche di vita ma che di fatto coesistono, dentro uno spazio comune, dove al di là dei diversi credi religiosi o di altra natura, quotidianamente si devono affrontare problematiche comuni e questioni identiche. In questo senso, i diversi pensieri religiosi, studiati e analizzati in modo critico e interculturale, potrebbero contribuire alla formazione degli alunni fornendo loro quella “competenza” nel comunicare con i nuovi compagni di scuola, di gioco e di vita. Per gli alunni di oggi infatti può essere importante conoscere le diverse esperienze religiose, ma soprattutto essi hanno bisogno di poter vivere in un ambiente dove lo scambio, scolastico ed extrascolastico, diventi una pratica di vita.