Il mio nome è dolore

Sono nata sotto un ponte del porto
Sono nata con una polmonite doppia.
Fragile, sottopeso e denutrita
nessuno pensava che ce l'avrei fatta.

Ma mia madre disse che ero una combattente nata
una piccola, brutta, minuscola combattente,
a cui una barbona aveva reciso il cordone ombelicale
con il collo spezzato di una bottiglia di birra.

Il mio nome è dolore e l'altro nome è fame.

Litigo sempre con le altre perché non mi sopportano.
Sniffo colla per farmi coraggio,
fumo erba per avere allucinazioni
per stare bene con me stessa.

Non chiedo mai soldi per mangiare
ma me li guadagno.
Da quando avevo cinque anni
gli uomini mi hanno aperto le gambe
hanno toccato le mie parti intime.

Ogni madre mi ha voluto per figlia
per potermi vendere come schiava del sesso
e procurarsi i soldi per la sua droga.

Sei, sette,
ricordo ogni penetrazione,
il sudore, gli strilli
di ogni colore e misura.

Non ricordo quando ho avuto la prima mestruazione,
ma ricordo gli uomini che strillavano come pazzi
perché....
ero sporca

Perciò
non giudicate
perché voi
non sapete
da dove vengo.

Nise Malangi poetessa sudafricana

 

Componimento di grande durezza che ci dà l'idea dell'Africa oggi e la situazione delle donne che sono quelle che pagano il peso maggiore di questo disastro continentale.

E' un ritratto della condizione femminile delle giovani donne, una delle milioni di giovani donne esposte alla violenza sessuale, alla necessità di vendere se stesse per pochi centesimi di dollari per sopravvivere.

Le cifre sono allarmanti: in Africa l'AIDS colpisce sei volte di più le donne: è un dato che da solo indica la subordinazione delle donne. E' il segno della progressiva erosione del potere decisionale delle donne in merito alla propria vita sessuale e più in genere alla costruzione del proprio destino