Breve Storia
 

 

Circa venti anni fa durante un viaggio in Olanda in una vetrina di un negozio vidi per la prima volta un bonsai, ne rimasi subito affascinato. Dando fondo ai miei risparmi decisi di comprarne uno, così cominciò la mia storia con gli alberelli.   

Ma purtroppo quella pianta come tante altre non ebbe vita lunga, visti i prezzi per me proibitivi, con l'ausilio di un libro cominciai a creare e coltivare i miei bonsai. Era un mondo completamente nuovo, che ricordo con estrema tenerezza, tutte quelle piantine informi, raccolte un po' qui e un po' la mi consentivano di sperimentare le tecniche lette.  

A quell'epoca a Napoli non c'erano clubs e l'unico posto dove ci si forniva di materiale, nozioni e dove si potevano incontrare gli appassionati era il negozio di Bruno Senese, un caro amico che ha dato il battesimo a molti bonsaisti napoletani. Li contattai alcuni amici ed in dieci fondammo il primo club bonsai napoletano, ma alla terza riunione il club abortì 

Dopo svariati stage con maestri giapponesi ed italiani il mio livello tecnico era sicuramente migliorato, ma mi mancava ancora qualcosa, cosi mi iscrissi all'università del bonsai di Milano, con non poche difficoltà frequentai e superai l'intero triennio di corso. E poi ancora svariati  master di approfondimento. 

Nel 1986,  una delle prime dimostrazioni in pubblico, e credo prima anche per la città di Napoli, un bel esemplare cedro del libano, da due metri a settanta cm.

Qui siamo nel 1990 in primo piano il faggio che diede nome al club. 

Intanto in Italia fervevano le attività associative, e ben tre organizzazioni nazionali agivano in nome del bonsai : ABAN, ABI e IBI. Fu in questo lasso di tempo  che insieme ad altri amici, uno per tutti Geppino Mauriello, ed in seno all' ABI fondammo il Bonsai club il faggio. Fra le tre si era creata una sana e leale competizione, ognuna di esse lavorava per un unico scopo tanto che ad un certo punto si penso e si realizzo la fusione in un unica grande associazione nazionale ovvero  l ' Unione Bonsaisti Italiani.      

La mia più devota gratitudine va ai maestri giapponesi che hanno curato la mia preparazione. Grazie a loro ho esplorato l'universo bonsai, tecnica, filosofia, estetica, fitopatologia, botanica sono alcuni dei canali percorsi. Ma sopratutto mi hanno insegnato a leggere e capire il linguaggio delle piante e come allevare un bonsai trasferendoci le proprie emozioni.   Grazie al compianto Noboru Kaneko, Grazie Nobuyuki Kajiwara, Grazie Hideo Suzuki       

 

Parallelamente e grazie anche alla unificazione, tutti i clubs campani  cominciarono ad incontrarsi : ARBORES BONSAI CLUB, NAPOLI BONSAI CLUB, EDEN BONSAI CLUB SARNO, STUDIO BONSAI CLUB ARIANO IRPINO e il mio BONSAI CLUB IL FAGGIO NAPOLI, finalmente sotto un unica bandiera. Ma anche il club bonsai il faggio non riuscì a sopravvivere, ridotto ormai a tre amici e poi in due decidemmo di scioglierlo per poi confluire in quella grande  realtà culturale napoletana che era e lo è ancora il Napoli Bonsai Club.   

I momenti di popolarità non mi sono mancati.Una volta, ospite della trasmissione "uno verde mattina" fui chiamato per dimostrare il travaso di un bonsai, quei cinque minuti di diretta televisiva in qualità di esperto del settore sono per me motivo di orgoglio. Un'altra volta invece grazie ad una manifestazione del N.B.C feci una dimostrazione in un posto magnifico della mia città, nel chiostro di Santa Chiara potei lavorare in pubblico un ginepro da vivaio, il risultato non fu eccellente ma l'emozione fu tantissima e anche di questo ne sono orgoglioso. Oggi sono istruttore bonsai, ma sopratutto resto un grande amatore, capace di amare la  natura in tutte le sue espressioni, ed è questo che cerco di esprimere quando mostro le mie sculture viventi.