Domenica 10 Settembr 2000

L’autunno caldo/Dal carburante alle tasse, una raffica di rincari in vista. La Regione: per ora nessun “ritocco” dei biglietti dei mezzi pubblici
Benzina, la stangata sfiora il milione
Ecco quanto pesano in un anno gli aumenti nelle tasche dei romani. E i taxi chiedono di alzare le tariffe

di CLAUDIA CICHETTI
e MARCO GIOVANNELLI


Fare il pieno svuota le tasche degli automobilisti. Il prezzo del gasolio continua a crescere, quello della benzina pure e fermarsi alle stazioni di servizio è diventato un momento doloroso per gli automobilisti. Ne sanno qualcosa i romani a cui, conti alla mano, converrebbe lasciare l’auto a casa, almeno fino a quando anche gli autobus pubblici non saranno diventati più cari. Aumenta la benzina e, senza considerare gli spostamenti di piacere, recarsi al lavoro sta diventando un salasso per le famiglie. Facendo i conti, prendendo ad esempio quattro percorsi-tipo, abbiamo misurato il peso dei rincari. Chi abita a Fiano Romano e lavora in un ufficio di viale Europa all’Eur, oltre allo stress da traffico deve aggiungere quasi un milione in più all’anno per le maggiori spese che derivano dal caro petrolio. Il calcolo è presto fatto: considerando un percorso tra andata e ritorno di circa 100 chilometri, una automobile di media cilindrata che consuma un litro di benzina per percorrere dieci chilometri, il risultato del rincaro sfiora il milione l’anno. La conseguenza è quella che vivere in campagna, lontani da rumore e smog, non conviene più se sul bilancio familiare gravano queste nuove spese per il trasporto.
Ma ad asciugare il portafoglio non è solo un problema di lunghezza dei percorsi: il traffico di un città come Roma, soprattutto nelle ore di punta fa aumentare il consumo di benzina. Il caro petrolio ha come alleati file e attese ai semafori. E così anche chi si sposta per una quindicina di chilometri al giorno, vede aumentare le spese dal benzinaio di poco meno di 150mila lire. Una spesa che comunque va sottratta al reddito di un anno.
Il caro petrolio non risparmia il trasporto pubblico. L’Atac ha denunciato di aver speso nei primi otto mesi del 2000 nove miliardi in più per riempire i serbatoi degli autobus che in un anno consumano circa 35 milioni di carburante. Nonostante i maggiori costi, la Regione (che determina i prezzi di biglietti e abbonamenti) non ha intenzione di ritoccare le tariffe. «Non prevedo nessun aumento - spiega Francesco Aracri, assessore regionale ai Trasporti - ma ho chiesto al sottosegretario al Lavoro Raffaele Morese di defiscalizzare il costo del gasolio e dell’elettricità utilizzati dalle aziende di trasporto pubblico. Un settore vitale per la mobilità dei lavoratori pendolari, degli studenti e degli anziani».
Se l’Atac non ride, piangono ancor di più i tassisti. «Abbiamo chiesto al Campidoglio da mesi un aumento delle tariffe del 15 per cento per compensare gli aumenti dei costi determinai anche dal caro petrolio - denuncia Carlo Bologna, presidente dell’Associazione italiana tassisti -. Non abbiamo però ricevuto risposte e siamo pronti a scendere in guerra contro il Comune. Allo Stato invece chiediamo i contributi per il gasolio come quelli devoluti per la benzina dal momento che ormai il prezzo dei carburanti sono molto simili». I tassisti che non usano il diesel, infatti, ricevono uno sconto sulle tasse sotto forma di credito di imposta che si può calcolare in circa 200mila lire al mese. «Tariffe ferme ma tutte le spese sono più che raddoppiate in pochi mesi - aggiunge Loreno Bittarelli, presidente della cooperativa “Radiotaxi 3570" -. Se il Comune non ci ascolterà siamo pronti alla protesta. I costi di gestione di un taxi sono sempre maggiori, ogni 10mila lire di incasso il 60 per cento se ne va in spese».