Domenica 3 Gennaio 1999

Entra in vigore il decreto Ronchi per l’Ambiente: motorini verdi e guerra ai rumori

Ripetitori e mega parabole,via per sempre dalle città

di STEFANO BEVACQUA
ROMA - Addio antenne trasmittenti e parabole aggrovigliate sulle colline come grappoli tecnologici. Arriva, con il decreto entrato ufficialmente in vigore ieri, un limite per l’esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza, quelli generati dai ripetitori di telefonini ed emittenti televisive. Per Monte Mario Cavo, a Roma e a Rocca di Papa, e per tutti gli altri punti di emissione a radiofrequenza presenti nelle aree urbanizzate, si annunciano traslochi in massa, verso colline più lontane dalle case, le scuole, gli ospedali.
E’ forse questa la prima e più significativa novità che il 1999 ci riserva in fatto di ambiente. Il vice del ministro Ronchi, il sottosegretario Valerio Calzolaio, ne va tanto fiero, dopo due anni di infernali trattative, che ha voluto suggellare l’anno nuovo proprio con l’entrata in vigore del «suo» decreto, firmato anche dai colleghi Bettoni, della Sanità, e Vita, delle Telecomunicazioni. Mica facile spuntarla, tra le superpotenti «corporate» delle telecomunicazioni telefoniche e televisive, ed un popolo infuriato, come quello dei Castelli Romani, che vive da vent’anni con un’antenna pro capite sopra la testa, e quello dei genitori degli alunni della Scuola Leopardi di Monte Mario, dove se accendi un cellulare senti anche la radio cilena. Ma bisognava, e in fretta, colmare un vuoto legislativo vecchio quanto l’invenzione di Guglielmo Marconi, e durante il quale, per decenni, tutti hanno agito come pareva a loro. Vuoto che sarà definitivamente superato con la nuova legge quadro, destinata a regolamentare in via definitiva tutta la materia. Ora spetterà alle amministrazioni regionali effettuare i necessari controlli ed individuare i luoghi ove trasferire antenne e parabole, questa volta badando che nel loro immediato raggio d’azione non vi siano scuole materne e nosocomi, condomini e centri commerciali. Una misura di cautela e di precauzione, spiegano al ministero dell’Ambiente, che non riguarderà le singole istallazioni per i telefonini, ma soltanto i grandi «grappoli» di antenne, come quelli che affollano quasi tutte le alture circostanti le grandi città italiane.
Ma veniamo anche alle altre novità che, sempre in materia di ambiente, sono annunciate per questo 1999. Anzi, cominciamo con la novità che non ci sarà: quella della nuova tariffa sui rifiuti urbani. In base al decreto Ronchi del 1997, dal 1° gennaio 1999 doveva, infatti, entrare in vigore il nuovo sistema tariffario, tale per cui ogni famiglia avrebbe dovuto pagare in funzione della quantità di rifiuti effettivamente prodotta e non con il vecchio sistema della tassa comunale, calcolata in relazione alla superficie degli appartamenti. Mettere a punto il nuovo sistema è risultato un pò più complicato del previsto, molti comuni non hanno nemmeno cominciato a fare i necessari calcoli sul costo dei servizi resi, e alla fine si è rinviato tutto di un anno esatto, al 1° gennaio 2000.
Per il resto, il 1999 sarà anche l’anno dei motorini «verdi». Dal 1° luglio, infatti, non potranno più essere messi in circolazione ciclomotori e motociclette nuove che non rispettino i nuovi e più severi limiti di emissione stabiliti dall’Unione Europea. Le vecchie due ruote puzzolenti e sporcaccione potranno ancora circolare per qualche anno (fino al 2005, salvo deroghe), sempre che i sindaci dei comuni ove l’inquinamento da benzene dovesse superare le soglie di allerta e non li mettano al bando.
Altre novità sono previste in materia di inquinamento acustico: dovrebbe finalmente essere definita la questione dei grandi scali aeroportuali (Fiumicino e Linate soprattutto). Poi sarà la volta dei taxi collettivi, degli autobus a metano e dei «mobility manager» (obbligatori soltanto per le grandi aziende) destinati a ridurre il traffico nei grandi agglomerati urbani è a contribuire, così, alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica promesse in occasione delle conferenze di Kyoto e di Buenos Aires da tutti i paesi occidentali, Unione Europea ed Italia in testa.
Ultima nota, due importanti decreti legislativi, che non riguarderanno immediatamente la vita quotidiana dei cittadini, ma che sono destinati a cambiare di molto ed in meglio la qualità dell’ambiente nel quale viviamo. Il primo riguarda la tutela delle acque. La legge Merli, vecchia di oltre vent’anni, andrà in pensione, per lasciare posto ad un nuovo sistema di norme più moderne e, speriamo, più efficaci. Il secondo concerne invece le aziende industriali a rischio di incidente. La nuova legge servirà a recepire la direttiva comunitaria «Seveso bis», destinata a migliorare la sicurezza degli impianti e a tutelare l’incolumità di chi vive vicino ad essi.