La Confraternita di Santa Zita

 

 

Cenni storici sulle Confraternite

 

 

Le Confraternite attuali hanno origine del movimento dei “disciplinati” o “battuti bianchi”; gruppi di penitenti che nel 1260 erano giunti a Genova da Perugia.

Altri gruppi numerosi nel 1399, provenendo dalla Provenza, avevano percorso la Francia meridionale e l’Italia indossando un saio bianco dì sacco ed esortando le popolazioni incontrate ad atti di penitenza e di preghiera.

San Vincenzo Ferrer, domenicano spagnolo italianizzato in Ferreri, agli inizi del 1400 aveva disciplinato con statuti, le usanze e la forma di preghiera e devozione, per evitare deviazioni e personalismi che dovevano essere certo numerosi ed ostinati, tanto che nel 1528 la Repubblica di Genova per regolarizzare le attività istituisce una magistratura “interna” , quella dei “quattro Sindaci delle Casacce” con il compito di regolamentare le precedenze, i percorsi processionali, le spese; nel 1587 l’Arcivescovo di Genova Antonio Sauli estende alle Confraternite genovesi le norme istituite da S:Carlo Borromeo a Milano.

 

Ben presto infatti erano sorti nelle varie località gruppi stanziali , fra loro legati da vincoli professionali (tessitori, argentieri, fraveghi - orafi - lanaioli, macellai, scaricatori, soldati ) che dedicavano a luogo di riunione e preghiera un ambiente comune da loro scelto.

Comuni ai membri di questi gruppi, allora e sino ad oggi, sono

 

• il desiderio di indipendenza e di gestione interna delle proprie attività

 

• il perseguimento di obiettivi specifici;

 

Dal primo nasce la costruzione e la cura gelosa dell’oratorio sede comune del gruppo e del suo ornamento e corredo (da cui "casaccia" casa di tutti, casa semplice);

il secondo si manifesta con la scelta di attività di assistenza e mutuo appoggio, quali

 

-         aiuto e cura dei Confratelli malati od indigenti

 

-         suffragio dei Confratelli defunti

 

-         organizzazione razionale delle risorse disponibili per la beneficenza.

 

 

ma anche con attività di maggior respiro a beneficio della collettività, quali

 

-         organizzazione e mantenimento di opere pubbliche, ad esempio ponti, edifici, fondazione di ospedali (molti ospedali ancora oggi esistenti sono stati fondati e fino a pochi anni fa mantenuti da Confraternite: si ricordano queffi di Gavi, Arquata, Volti);

 

-         fondazione e gestione di Monti di Pietà per aiutare disinteressatamente in caso di necessità e combattere efficacemente lo strozzinaggio ; da queste istituzioni sono poi nate grandi banche (Istituto S.Paolo ; casse di risparmio, Monte dei Paschì, etc, le quali hanno mantenuto fra le loro attività marginali anche il Prestito su pegno come in antico: Recentemente la Diocesi ha rilanciato queste attività di fronte al dilagare di casi di strozzinaggio dei nostri giorni).

 

 

Negli Oratori, specie quelli del Centro, la Confraternita, assai numerosa - talvolta contava più di 1000 associati - era suddivisa in diverse Compagnie, intitolate ad uno specifico Santo patrono o con una specifica attività o devozione cui si dedicavano i Confratelli (Esempio : tessitori, tintori).

In tempi in cui non esisteva in pratica una amministrazione civile, né mutue nè pensioni ,né assistenza sanitaria queste funzioni conferivano alle Confraternite una grande importanza e quel prestigio che può spiegare certe ambizioni.

 

A Genova, il secolo d’oro delle Confraternite fu il 1600 come per la Repubblica; ma il massimo sviluppo numerico, organizzativo, edilizio, artistico avvenne nel 1700.

 

 

 

 

Cenni storici sulla Confraternita del SS.mo Sacramento e delle Anime Purganti eretta nella chiesa di Santa Zita in Genova

 

In Parrocchia oggi la Confraternita ha sede in un locale vicino alla sacrestia e in chiesa un punto di riferimento presso un altare (il primo entrando a destra). Questo altare è dedicato alla Deposizione di Gesù dalla Croce. La Confraternita vi ha collocato anche il piccolo gruppo ligneo raffigurante il Crocifisso e le anime del Purgatorio, come riferimento per i Confratelli che pregano per i loro cari defunti.

 

L’origine della Confraternita di Santa Zita è dovuta ad una colonia di mercanti lucchesi stabilita nel 1200 a Genova sulla riva sinistra del Bisagno .Essa aveva costruito una piccola chiesa sulla riva del fiume ed a capo del ponte Pila che conduceva in città. ll nome della Santa - da poco deceduta- era stato citato da Dante ed era già famoso in tutta l’Europa cristiana. Nella chiesetta si riuniva la Confraternita dei lucchesi sotto il titolo del “Volto Santo", crocifisso venerato nella Cattedrale di Lucca, cui aggiunsero poi quello di “Santa Zita” quando questa dopo la morte avvenuta nel 1273 fu dichiarata Santa.

 

La Confraternita, sita all’esterno delle mura era formata da un gruppo omogeneo di cittadini “esterni” a Genova, e mantenne a lungo le sue tradizioni. Essa forniva alla chiesa gli arredi sacri e la cera per gli usi liturgici; ed apparteneva alle compagnie dei disciplinanti. Nei confronti delle altre confraternite cittadine era considerata ultima nelle precedenze perché unica fuori città ; ma poiché veniva da più lontano nella Processione del Giovedì Santo era la prima ad entrare in Cattedrale. A questa processione che si tiene tuttora, partecipavano tutte le 21 Casacce cittadine , e S.Zita partecipava con 300 Confratelli, cui si univano anche centinaia di aggregati disciplinanti e le Consorelle, già allora presenti.

 

La Confraternita possedeva pregevoli arredi sacri ; tra questi si ricorda una Croce con gli Emblemi della Passione ed una statua di S.Zita in argento. Questa fu requisita ed asportata al tempo dell’invasione francese dopo la rivoluzione quando i “Bisagnini” si sollevarono contro gli invasori per impedire che si stabilissero in Genova le condizioni del “Terrore” e si perdesse l’antica indipendenza.

 

Si salvò soltanto l’artistico Crocifisso del Maragliano perché fu nascosto in tempo nel sottosuolo dell’oratorio; lo stesso ora è situato sopra l’altare maggiore dell’attuale Chiesa parrocchiale costruita alla fine dell’ ottocento, nelle vicinanze dell'antico Oratorio del "SS.Sacramento e delle Anime Purganti".

 

Nel 1764 la Confraternita fu riformata ed assunse il nome attuale. Soffocata dalle turbolenze agli inizi dell’ottocento risorse dopo alcuni anni, con lo stesso nome che porta anche ai nostri giorni. Con l’espandersi della città è mutato completamente l’ambiente agricolo in cui è vissuta per secoli, trasformandosi nel nuovo centro cittadino Essa conta attualmente circa 140 Confratelli e Consorelle.

 


 

 

 

Programma attività

-         Ultima domenica di ogni mese S. Messa ore 11.00 per i Confratelli defunti.

 

     -   In morte di ogni singolo Confratello vengono celebrate tre S. Messe a suffragio

 

-         Partecipazione al raduno regionale delle Confraternite liguri

 

     -   Partecipazione alla processione penitenziale del Giovedì Santo nelle Chiese del Centro Storico

 

-         Partecipazione alle Processioni cittadine del Corpus Domini (6 Giugno) e S. Giovanni Battista    (24 Giugno)

 

     -   Partecipazione alle attività indette dal Priorato ligure

 

-         Novena dei defunti dal 24 Ottobre al 31 alle ore 18.30

 

 

Priore in carica:

-         Dott. Eugenio Montaldo

 

 

 

 

San Vincenzo Ferreri riformatore ed animatore delle Confraternite

 

San Vincenzo Ferrer - il cui nome fu poi italianizzato in Ferreri - nacque a Valencia (Spagna) il 23 gennaio 1350 .Dotato di grande intelligenza ed amore per lo studio ,a diciotto anni intraprese la vita religiosa vedendo nella mistica domenicana un ideale di perfezione che espresse più tardi nel trattato “De Vita spirituali”.Entrato nell’ordine di San Domenico nel febbraio 1368, si dedicò alla preghiera ed allo studio; Sentì la vocazione di apostolo, alla quale con il suo studio e la vita si era preparato, e cominciò a peregrinare per l’Europa occidentale, dedicandosi alla predicazione del Vangelo, con particolare accento e ricordo al Giudizio finale che attende tutti.In questo spirito si rivolse ai Catari ed ai Valdesi, ma anche alle varie fazioni, che combattevano la guerra dei Cento Anni.

 

Il popolo cristiano era allora travagliato non solo dalle guerre ma dallo scisma di Avignone che opponeva Urbano VI, eletto a Roma in modo tumultuoso, all’antipapa Clemente VII ( Roberto da Ginevra) tornato ad Avignone in soggezione alla Francia.

 

In questo confuso periodo i regni di Europa si schierano con l’uno o con l’altro , e persino si dividono fra loro quelli che poi diventeranno grandi Santi: Caterina da Siena è con il Papa di Roma, Vincenzo Ferreri segue dapprima il sovrano di Spagna e si schiera con Avignone.

 

Vincenzo è un dotto frate che insegna a Lerida ed a Valencia filosofia e teologia; il suo trattato diviene un testo di fama europea. Nei primi anni dello scisma collabora con il cardinale aragonese Pedro de Luna, uomo di grandi doti di energia ed intelligenza, che nel 1394 succede all’antipapa di Avignone con il nome di Benedetto XIII, di cui diviene confessore, amico e consigliere autorevole .Ma Vincenzo è inquieto per le divisioni della Chiesa, che si cerca di risolvere nel Concilio di Costanza del 1414, inducendo alle dimissioni tutti i contendenti per procedere poi ad una elezione canonica del Papa.Gli altri si sottomettono, ma Benedetto resta irremovibile; a questo punto, dopo tante preghiere, mediazioni, esortazioni, Vincenzo sceglie di essere giusto, ed annuncia che l’Aragona non intende proseguire sulla via della divisione. Pietro de Luna a malincuore si sottomette e nel 1417 lo scisma è composto.

 

La storia considera Vincenzo uno dei restauratori della Chiesa, non solo e non tanto per la sua azione sui vertici, pur essenziale : in realtà Vincenzo ha unificato la chiesa sulle piazze e nelle città in Spagna, Savoia, Francia, Piemonte, Liguria, predicando e visitando, organizzando e dando l’esempio per più di venti anni.

 

In tal modo, in una epoca in cui non c’erano mezzi di divulgazione, e dove pochissimi potevano apprendere dallo scritto, egli ha incontrato milioni di persone , raccontando loro i suoi viaggi e ricordando le verità eterne , che si riassumono nel Giudizio Universale , al quale non ci si può sottrarre per .. prescrizione o amnistia.

 

Dopo venti anni la morte lo colse in viaggio ed in attività, a Vannes in Bretagna . Nel 1458, quando ancora risuonavano gli echi delle sue parole, Callisto III, suo compatriota lo proclamò Santo.

 

Vincenzo, a contatto con il modo di base della Chiesa, vedeva bene che un vivo fermento animava le Confraternite dei flagellanti alle quali era però essenziale una guida chiara ed una disciplina di indirizzo. Si dedicò quindi alla loro organizzazione, fondandone alcune e dando statuti a quelle esistenti.

 

È tradizione ancor viva nel popolo che S.Vincenzo Ferreri abbia predicato anche nell’Oratorio di Santa Zita e che per l’affluenza del popolo accorso fosse costretto a predicare fuori della chiesa sopra una loggia. Due affreschi, che erano uno sulla facciata e uno sulla volta, dell’antico Oratorio confermerebbero tale tesi. Questo indurrà erroneamente l’arcivescovo Pallavicini a scrivere che S.Vincenzo Ferreri fondò la chiesa di S.Zita, mentre si limitò, come già scritto, ad alcuni interventi. Un’altra testimonianza della predicazione di S.Vincenzo Ferreri nella chiesa di S.Zita rappresentata da una medaglia di ottone coniata a Roma e che ritraeva da una parte S.Zita e dall’altra S.Vincenzo nell’atto di predicare: tale medaglia fu coniata nel 1696, quando su istanza, presentata l’anno precedente, dall’arcivescovo Giovanni Battista Spinola e del Doge Francesco Maria Invrea, fu riconosciuto il culto della Vergine lucchese e ne fu posto il nome nel martirologio romano.

 

La confraternita di santa Zita lo ricorda come Visitatore e riorganizzatore, a Genova nel 1405, quando era al seguito di Pietro da Luna. Costui cercò di stimolarne il movimento ordinato, dando regole chiare per l’Ufficio ed il canto delle Lodi, l’elezione dei Massari e Priori, l’organizzazione delle funzioni e delle sacre rappresentazioni allora essenziali strumenti di insegnamento della Dottrina.

 

Dopo alcuni anni (siamo nel 1417), San Bernardino da Siena, francescano, ne riprese l’opera in Liguria. Oggi molte confraternite ne serbano il ricordo negli statuti e nelle loro storie.

 

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