MINIERA PRATO DEGLI ARNAGI O CALCARELLA

Questa miniera che comprende le vecchie ricerche di Calcarella era limitrofa alla miniera di S.Domenica e quella di Prato o Mangialardo. La ricerca che ebbe una certa rilevanza fu per prima Calcarella, poi la Prato ed infine la Mangialardo. Questa concessione Prato degli Arnagi che aveva un'estensione di circa 22 ettari, fu assegnata al Comune di San Nicola dell'Alto in base ad una legge del 29/ luglio/1927, poi trasformata in decreto il 27/gennaio/1943. Fino a quella data, le tre miniere ebbero diversi proprietari: la Calcarella era dei F.lli Pelaggi di Strongoli, la Prato era del Comune di San Nicola dell'Alto e la Mangialardo di proprietà dei F.lli Ferraro di Melissa. In seguito, dopo l'istruttoria delle domande di concessione definitiva presentate da tutti e tre gli interessati, in base alla legge sopra citata e le contestazioni presentate dal Comune di San Nicola nei confronti degli altri due contendenti che ne reclamavano i diritti di proprietà, il Commissario Regionale, accolto il reclamo del Comune arbereshe, concesse a quest'ultimo la proprietà di tutte e tre le miniere. La nuova concessione confinava con la miniera Santa Domenica e con la Fiumara seccata.

I primi lavori iniziati su questa miniera e quella di Santa Domenica, sembra che siano stati iniziati sin dall'antica epoca romana, e ciò lo si poté constatare dagli oggetti ritrovati e dal materiale residuo del luogo. Invece i lavori industriali pare che abbiano avuto inizio nella località Calcarella nel 1870 ad opera della Ditta Broccolo - Pugliese e Basta con risultati molto deludenti. Nel 1879 la Ditta Labate tentò nuove ricerche nella proprietà dei Pelaggi Giacinto, con una galleria denominata San Giuseppe al limite della Fiumara seccata.

Con l'inizio dei lavori, la Ditta Broccolo, corrispondeva al proprietario del terreno un canone annuo pari al l 12% sul prodotto netto ricavato. Lo stesso canone veniva corrisposto anche ai proprietari della Miniera Parto da parte degli esercenti di turno.

I lavori, che venivano organizzati in modo molto disumano, rendevano la vita degli operai simile a quella delle talpe che scavano una moltitudine di buche senza capo e ne coda. Infatti già nel 1886 questa miniera venne considerata in fase di esaurimento perché difficile da governare e di conseguenza inadatta per poter continuare i lavori.

Solo più tardi, con il passaggio della Galleria Alba si poté sfruttare il più possibile l'estrazione dello zolfo. Nel 1916, quando l'esercizio passò nelle mani della Ditta Tucci, Salerno & C., la Concessione venne divisa in tre sezioni, ognuna delle quali venne assegnata a cottino alle Ditte Scarpelli, Mustacchio e Splendido, le svolgevano lavori in cantieri diversi ed in modo molto disordinato. Nel 1921 con la crisi in corso ed il fallimento della Ditta Tucci, Salerno & C. tutta la Miniera venne assegnata alla Ditta Vetta Francesco, con un contratto datato 03/04/1924.

Questa Ditta, senza ricorrere a cottimistiti, da sola incominciò a fare delle ricerche nella zona situata sopra la Galleria Alba, riuscendo a trovare dei giacimenti molto interessanti che diedero frutti fino alla fine del 1931.

La produzione s'interruppe nel periodo della contestazione da parte del Comune di San Nicola dell'Alto per il diritto di proprietà e rimase inattiva fino a quando con la nuova legge mineraria, tutta la concessione non venne assegnata al Comune Sannicolese, assieme alle ex miniere di Prato e Mangialardo.

Per quanto riguarda la Miniera Prato, le prime ricerche iniziarono verso il 1881 con la Ditta Deni Giuseppe. Fino al 1885 non ci furono risultati confortanti, infatti fino al 1894 furono scoperti soltanto quattro strati di minerale che diedero una resa considerata soltanto medio discreta. Nel 1896 la Prato venne ceduta in sub affitto alla Ditta Cesario Giovanni Michele e Tucci Tommaso. Nel 1898 due inondazioni avvenute in due stagioni diverse resero pressoché impossibili tutti i lavori e solo nel 1899 si poterono iniziare nuove ricerche con la Ditta Tommasi Bartolomeo mediante la costruzione di una galleria, poi battezzata Alba, allo stesso livello della Fiumara Seccata.

Questa Galleria divenne in seguito la vena principale di tutte le miniere limitrofe, infatti essa servì anche agli esercenti delle miniere Calcarella e Santa Domenica, i quali offrirono al Tommasi un contratto in cui gli si  offriva  la possibilità di sfruttare anche le miniere non di sua competenza, in cambio del proseguimento della galleria anche nelle suddette miniere.

Con l'apertura della Galleria, avvenuta nel 1905, venne iniziata una nuova esplorazione nella sezione denominata Mangialardo.

Nel 1918 la Ditta Tucci Tommaso abbandonò il subaffitto che teneva dal 1896 e dopo brevi ricerche da parte del cottimista Vetere Vincenzo, la Miniera restò inattiva fino al 1930.

Nel 1941 le concessioni Prato degli Arnagi e Promiscui furono date in affitto dal Comune di San Nicola dell'Alto alla Società Esercizio Solfare (S.E.S.) con un contratto datato 17/luglio 1941.

Con questo contratto di fitto, il Comune di San Nicola percepì un canone fisso di £. 30.000 annue, anche in caso di mancata produzione, però da riscuotere solo nelle future produzioni.

Vetta Francesco, Tallarico Giuseppe e Signora Ancona Frida erano i soci che formavano la S.E.S. s.n.c. con quote ripartite in misura uguale. Dopo breve tempo gli ultimi due cedettero le loro quote al primo socio e Vetta Francesco divenne l'unico titolare della società.

La nuova Ditta, dopo aver sgomberata la Galleria Alba, cercò di dare una bella sistemata ed una nuova organizzazione esplorativa con l'intento di agevolare i nuovi lavori e dare una nuova immagine a tutto il sistema minerario.

Per quanto riguarda la Miniera Mangialardo, che si trovava nella zona sud del Prato degli Arnagi, per motivi di scarso ritrovamento e dopo diversi tentativi effettuati dal 1949 al 1950 mediante la costruzione di una galleria di oltre 100 metri, fu abbandonata definitivamente per la presenza di gas esplosivi (grisù).

Infatti quella galleria, poi crollata venne soprannominata "Galleria del Grisù"