SPIRITUALITÀ  ORIENTALE

Dott. Carmelo GIUFFRIDA S.J.

20 gennaio 2012

      Don Mario Pio: Alcuni di voi già conoscono Padre Carmelo Giuffrida, gesuita. Per chi non lo conoscesse dirò che Padre Giuffrida da tredici anni vive a Roma, attualmente è Padre Spirituale del Pontificio Collegio Ucraino “San Giosafat”, al Gianicolo, ed è oramai di rito greco-bizantino visto che da quando è gesuita per studio e ministero ha abbracciato la tradizione liturgica greca.
      Questa sera lo abbiamo tra di noi affinché ci parli un po’ della Spiritualità Orientale, e quindi subito lasciamo la parola a Lei, Padre Carmelo.

      Relatore: Iniziamo, però, con un’Ave, Maria. Vi dispiace?

[Segue da parte di tutti i presenti la recita dell’Ave, Maria con poi la benedizione finale da parte del Sacerdote].

L’Angelus
Jean-François Millet (1814-1875)
L’Angelus (I contadini interrompono il lavoro per la recita della preghiera)
Musée d’Orsay, Parigi
 

      Buona sera! Io conosco alcuni di voi, quindi mi sento a casa, e con gli altri ci conosceremo.
      La tematica è la Spiritualità Orientale. È una tematica estremamente vasta. Quando io insegnavo Spiritualità Orientale vi si dedicava un intero semestre e si toccavano appena alcuni punti dell’argomento, quindi in un’oretta, capite, non si può abbracciare tutto. Invece di fare una lezione, che credo sia poco utile a tutti, proveremo a fare spiritualità orientale, a entrare dentro questo mondo, che non è un mondo così lontano e distante come si pensa, anzi è molto vicino a noi, solo che abbiamo sviluppato, nel corso dei secoli, una certa diffidenza storica nei confronti dell’Oriente cristiano, siamo diffidenti e cerchiamo magari di non comprenderlo a fondo per sottolineare un primato della cultura occidentale.
      Questa sera cercheremo di evitare questi giochetti psicologici. La nostra identità è quella di essere cristiani, redenti dal Cristo, figli di Dio, e dentro questo mondo, che è l’amore di Dio, cercheremo di conoscere il Signore con un approccio diverso: invece di entrare da una porta, che è la porta dell’Occidente, proveremo a imboccare un’altra entrata, un’altra porta, la porta dell’Oriente.
      Innanzitutto, però, cerchiamo di contestualizzare: quando si parla di Spiritualità o di Chiese Orientali che cosa si dice, di che cosa si sta parlando?
      La parola “Oriente” vuol dire tante cose, vuol dire Egitto, Iran, Irak, ma vuol dire anche Cina, vuol dire anche Giappone, India. Cos’è l’Oriente?... Vuol dire anche Russia, Romania, che sono in Europa, o la Grecia, allora di che cosa stiamo parlando quando si parla di Chiese Orientali?
      Proverò a fare un piccolo schema e a usare la lavagna per essere un po’ più comprensibile.
      [Lo schema disegnato con il gesso dal Relatore elenca le varie strutture delle Chiese del primo Cristianesimo] (n.d.r.)
      Quando nasce la Chiesa, cioè con la predicazione dei dodici Apostoli, con la prima Eucarestia celebrata dagli Apostoli, abbiamo una identità, un gruppo di persone che si riconoscono redente, salvate da Cristo.
      Questa comunità si allarga e si estende con la predicazione degli Apostoli, poi dei Vescovi ordinati dagli Apostoli, i famosi Padri Apostolici, e poi degli altri Vescovi che vengono a poco a poco riordinati. Ogni volta che il Vescovo celebra l’Eucarestia fonda la Chiesa, fonda la sua Comunità ecclesiale.
      Questa grande Comunità vive inserita dentro quel contesto politico che è l’Impero Romano, un Impero Romano che ha due poli importanti: un polo è Roma dove noi viviamo e qualche secolo dopo, con Costantino il Grande, sarà anche Costantinopoli.

I due poli dell’Impero Romano dopo Costantino
I due poli dell’Impero Romano dopo Costantino
 

      Allora, c’è un grande mondo geografico e politico che è l’Impero Romano, dentro questo Impero Romano sorge la Chiesa, il centro di questa Chiesa è Gesù Cristo.
      Questa comunità ecclesiale, e quelle che poi verranno chiamate diocesi, all’origine si chiamavano eparchie che vuol dire “regioni”, una diocesi non era altro che una regione dell’Impero dove a capo c’era un Vescovo con dei Presbìti e il popolo cristiano. Con Costantino I finiscono le persecuzioni, la Chiesa esce dal nascondimento e diventa una Chiesa alla luce del sole.
      Non ci sono più persecuzioni, non solo, ma con Costantino il Grande la Chiesa diventa Religione di Stato e in qualche modo Chiesa e Stato si identificano.
      Lo Stato è l’Impero, l’Impero Romano che con Costantino ha due poli, un polo sarà la Roma d’Occidente, dove ci troviamo noi, e l’altro polo sarà la Roma d’Oriente, Costantinopoli (Costantino il Grande, il primo Imperatore cristiano, è, fra l’altro, colui che ha fondato le grandi basiliche romane: San Pietro è stata fondata da Costantino, San Paolo da Costantino, tutte le grandi basiliche sono state fondate da lui. Santa Croce in Gerusalemme, qua vicino, non era altro che il palazzo dove viveva l’Augusta, cioè la madre di Costantino, Sant’Elena).
      Avere due poli era soltanto un problema di natura politica per poter meglio governare. Oltretutto sappiamo che Roma in questo periodo comincia a decadere, come grande città, e Costantinopoli, invece, incomincia a crescere, diventa una città più importante. L’Imperatore vive a Costantinopoli, ma è come se vivesse a Roma. Una grande identità culturale.
      Questa identità culturale, che è la identità culturale dei “romei”, assorbe in sé la fede del Vangelo e la fede di Cristo. A poco a poco dire romano, “romeo”, e dire cristiano sarà sempre più la stessa cosa. Dire membro della Chiesa o dire membro dell’Impero romano era la stessa cosa. Il Vicario di Cristo era l’Imperatore, cioè Costantino ed i suoi successori.
      Nascevano intanto i famosi Patriarcati: le diverse diocesi si organizzavano fra di loro con un capo, questo capo era l’Arcivescovo, poi al di sopra dell’Arcivescovo ci stava il Metropolita e sopra il Metropolita ci stava il Patriarca; per cui la Chiesa era formata da diverse diocesi, o Eparchie, con a capo i Vescovi, più diocesi, minimo dovevano essere tre, formavano degli Arcivescovati, più Arcivescovati formavano le Metropolie, più Metropolie formavano i Patriarcati.
      Per esempio, in Sicilia, che è la mia regione, c’era la Diocesi di Catania, la Diocesi di Palermo, la Diocesi di Piazza Armerina, diverse diocesi. Queste Diocesi formavano riunite insieme degli Arcivescovati. Catania era un Arcivescovato (e tuttora lo è) che comprendeva le diverse Diocesi di Acireale e altre regioni. Poi più Arcivescovati formavano le Metropolie, che oggi per la Chiesa latina sono diventate un titolo onorifico, non ci sono più.
      Al tempo di Costantino il Grande i Patriarcati erano tre, i più importanti: il Patriarcato di Roma, che era il primo in quanto fondato da San Pietro, il Patriarcato di Alessandria di Egitto e il Patriarcato di Antiochia.
      I Patriarchi di questi Patriarcati avevano un titolo, questo titolo era “Papa” che vuol dire “Padre”. Quindi abbiamo il Papa di Roma, il Papa di Alessandria, il Papa di Antiochia.
      A questi Patriarcati se ne aggiunsero, con il tempo, altri due: il Patriarcato di Gerusalemme e, prima ancora, il Patriarcato di Costantinopoli.
      Il Patriarcato di Costantinopoli, essendo Costantinopoli la seconda città dell’Impero, diventò il secondo Patriarcato dopo quello di Roma.
      Cosa notiamo in ciò che vi ho detto? C’è un Patriarcato grande in Occidente che è il Patriarcato di Roma e, nella zona orientale dell’Impero, altri Patriarcati: il Patriarcato di Costantinopoli, il Patriarcato di Antiochia, il Patriarcato di Gerusalemme e il Patriarcato di Alessandria. Quindi, un grande Patriarcato che è quello romano, dove il Patriarca di Roma, il Papa di Roma, era il primo, in quanto sedeva sulla cattedra del primo apostolo che fu Pietro – nella lista degli Apostoli che oggi abbiamo letto durante la liturgia Pietro spunta il primo –, e poi gli altri Patriarcati.
      Questi Patriarcati erano tutti uguali tra di loro, Roma aveva un primato nel confermare nella fede e nella unità gli altri Patriarcati. Quando sorgeva una disputa, l’Imperatore, che rappresentava il Capo di tutta la Chiesa, il successore di Cristo, convocava un Concilio, in questo Concilio si prendevano le decisioni, si stabiliva la “retta fede”, e ci si metteva tutti d’accordo; il Papa diceva “sì” e con il del Papa ogni decisione veniva confermata per sempre.
      È vero che nei vari Concili, sono sette i Concili della fede (i primi sette Concili che furono convocati dall’Imperatore furono i Concili che stabilirono i dogmi, il catechismo, detto in termini semplici, le verità di fede), parti della Chiesa si staccavano perché non erano d’accordo con quelle decisioni.
      Per esempio, nel Primo Concilio di Costantinopoli, indetto da Costantino il Grande, si doveva stabilire se Cristo era Dio oppure no. Si diceva: Ma, se Cristo è Dio, allora esistono due divinità, ma Dio è Uno, e come è possibile? Allora Cristo non è Dio, in quanto figlio di Dio o è un angelo che è stato elevato oppure è un uomo come tutti gli altri che è stato elevato oppure è un Dio minore, un Demiurgo.
      Il Concilio stabilisce: No! Cristo è Dio. Uguale al Padre. Due persone diverse ma una sola sostanza (omooùsios, in greco), stabiliva la fede.

    Ario (256 - 336 d.C.)
Ario (256 - 336 d.C.)

      Questi che dicevano: “No, non è vero! Cristo non può essere Dio” erano legati a un prete che si chiamava Ario e quindi vengono detti “ariani” e ci fu un primo scisma nella Chiesa, parte della Chiesa si staccò e se ne andò.
      Di scismi ce ne furono diversi, tutti però riguardano il problema della fede, non si credeva più all’unica fede sancita dai Concili.
      Con il termine “grande Chiesa” si intende la Chiesa che sottostà ai primi sette grandi Concili Ecumenici.
      Questa Chiesa fedele ai Concili si autodefiniva “Chiesa cattolica” (quando diciamo il Simbolo di fede di Nicea-Costantinopoli, diciamo: “Credo nella Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica”), in quanto aderiva ai sette Concili Ecumenici che stabilivano la retta fede si definiva “ortodossa”. “Retta fede” in greco (che era la lingua parlata da tutta la Chiesa, perché era la lingua ufficiale di tutto l’Impero insieme al latino; il latino veniva usato più per la parte giuridica, mentre la lingua parlata da tutti era la koinè greca) si dice “ortodossia”, da cui “cattolica ortodossa”. Se ancora oggi noi andiamo a prendere il Canone romano, cioè l’unico Canone che c’era nella Chiesa di Roma fino al Concilio Vaticano II, e leggiamo il testo originale, quello latino (non la traduzione italiana), troviamo, nella seconda preghiera di intercessione, anche il termine “ortodossa”. In italiano è scomparso, l’hanno levato, forse per non creare problemi, dubbi; non lo so.
      Ma “ortodossa” che vuol dire? Che noi siamo ortodossi, cioè rispettiamo la retta fede, cioè i sette Concili Ecumenici.
      “Cattolica” che cosa voleva dire? Cattolica è stata tradotta con universale, cioè di tutto l’Impero: la Chiesa di tutto l’Impero che rispetta la retta fede dei sette Concili Ecumenici. Ma cattolica non vuol dire soltanto universale di numero, di tutti quanti, perché molti erano scismatici, se ne erano andati a poco a poco ariani, eunomiani e altri.
      Cattolica significa che è della pienezza, che è nella pienezza della comunione di tutti, cioè di tutti i Patriarcati, cattolica vuol dire che aderisce a quella che è la fede di tutta quanta la Chiesa. Se oggi per caso succede una guerra atomica e muoiono tutti i cattolici del mondo e ne rimane uno solo, quello è uno eppure in quella persona è il cattolico, è l’universale, cioè in quella persona c’è tutta la fede professata nei sette Concili Ecumenici accettata da tutti i Patriarcati. Quindi “cattolica” e “ortodossa” in qualche modo coincidono, sono la stessa cosa. Cattolico non indica soltanto il numero, la maggioranza, ma cattolico vuol dire la fede ufficiale di tutta la Chiesa, che allora coincideva e sussisteva con l’Impero.
      Che cosa succede ad un certo momento della storia? Succede che l’Impero Romano d’Occidente crolla. Arrivano le invasioni barbariche, Roma diventa un paesino di pecorai, di ruderi. La Sede viene spostata prima a Milano, poi in diverse altre città d’Occidente. L’Impero smette di esistere, incominciano a nascere gli Stati nazionali, ci si separa. L’Imperatore rimane una identità astratta, coloro che veramente comandano sono i Signori feudali, capi di queste diverse etnie che invadono l’Occidente.
      Il Papa di Roma si trova ad essere, come dire?, in qualche modo il successore dell’Imperatore, se l’Imperatore non c’è più e comunque non si sente più investito di una carica sacrale. Allora i titoli sacrali che erano dell’Imperatore passano al Papa di Roma, al Patriarca di Roma. Per esempio, oggi come mai vediamo i Cardinali vestiti di rosso? Il Papa una volta vestiva di rosso, non vestiva di bianco, soltanto con Pio V cominciò a vestirsi di bianco, perché Pio V era un domenicano e portò la tonaca domenicana.
      Il Papa vestiva di rosso. Perché vestiva di rosso? Il rosso era il colore dell’Imperatore, solo l’Imperatore poteva indossare il colore rosso e perfino firmare con il colore rosso. Era il colore della divinità, dell’onnipotenza, del Pantocrator. Solo l’Imperatore lo indossava. Quando l’Impero d’Occidente crolla, il rosso viene adottato dal Papa di Roma; il Papa e i suoi collaboratori, cioè i Cardinali, che erano i diaconi della città di Roma, iniziarono ad indossare la porpora.
      L’Oriente invece continua ad avere i suoi Imperatori, non solo, ma diventa estremamente ricco, forte, potente. Sebbene sia circondato dal mondo dell’Islam, si rafforza sempre di più, entra a fare patti di alleanza con diversi popoli barbari.

Il grande scisma
Il grande scisma
 
   

      Questo l’Occidente incomincia a non tollerarlo, incomincia ad avere paura dell’Oriente. Incominciano dei dissidi che sono di natura esclusivamente politica, fin quando poi si arriva a delle lotte tra i due mondi, tra queste due realtà culturali ormai diverse, lotte che hanno un’origine politica. I contendenti incominciano a tergiversare anche su questioni di natura religiosa, fin quando si arriverà, nel 1054, a quello che è chiamato il grande scisma della grande Chiesa, quando il cardinale Silva di Ripa Candida andrà a Costantinopoli e metterà una bolla di scomunica sopra l’altare di Santa Sofia – che corrisponde al Vaticano per l’Oriente –, la grande chiesa di Santa Sofia. Dopo una settimana Michele Cerulario, il Patriarca di Costantinopoli, risponde con un’altra scomunica; questa suole essere la data, il 16 luglio del 1054.
      La Chiesa si separa in due tronconi: la Chiesa d’Oriente con i suoi Patriarchi – a cui si aggiungerà in seguito, al posto di Roma, la Russia, Mosca –  e l’unico grande Patriarcato, che è quello di Roma, con a capo il Patriarca che è il Papa.
      Questa separazione del 1054 fu una separazione di natura politica non recepita dalla gente. In realtà, lo scisma era qualcosa che riguardava le alte sfere ecclesiastiche; la gente tutte queste cose non le seguiva, non dava un vero peso a questo scisma, almeno non quello che diamo noi, anche perché la vecchia questione del Filioque era già stata risolta, era un problema precedente. Il Filioque è l’aver aggiunto nel “Credo” che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio oltre che dal Padre; questo problema nel 1054 non fu minimamente toccato, perché già era stato superato, si erano rappacificati; perché, badate, queste lotte non è che arrivano tutte in una volta, ci sono diverse fasi e qua stiamo sintetizzando per abbreviare.
      I problemi sapete quali erano? Sapete per quale motivo si sono scomunicati?

  1. La barba dei preti: i preti di Oriente portano la barba, i preti di Occidente non la portano. Cristo portava o non portava la barba?
  2. Altro grande problema, il colore delle candele: le candele devono essere bianche o rosse?
  3. Ancora altro grande problema, che poi fu quello determinante: la liturgia si celebra con pane azzimo o con pane lievitato? I latini celebrano con pane azzimo, gli orientali celebrano con pane lievitato: qual è la verità?

      Ognuno diceva che la sua era la verità, e per questi futili problemi hanno diviso il corpo di Cristo in due grossi tronconi, hanno spezzato l’altare del Signore! Ripeto, però, era un fatto soltanto di alto clero. La gente di Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata appartenevano alla zona d’Oriente, non appartenevano a Roma come eparchie ecclesiastiche. La gente nominava durante la liturgia il Papa di Roma come tutti gli altri Patriarchi, non ci furono  grossi problemi, e lo continuò a fare anche dopo il 1054.
      Quando arrivò il problema, grosso veramente, che segnò lo scisma? Arrivò molto più tardi, e cioè con l’invasione del mondo musulmano dell’Impero d’Oriente.
      Quando i musulmani arrivano in Oriente e incominciano a circondare il cuore dell’Oriente, che era la città di Costantinopoli, gli Orientali chiedono aiuto a Roma, chiedono aiuto a quegli staterelli che si erano formati al posto dell’Impero d’Occidente.
      Questi qua vanno per aiutare Costantinopoli e, invece dell’aiuto, è il saccheggio, saccheggiano la città, la distruggono, la radono al suolo. Cacciano via l’Imperatore, cacciano via il Patriarca e mettono dei Patriarchi e dei Vescovi latini, impongono il rito latino e la cosa che fu più scandalosa, e che rimane oggi come una grossa ferita, fu che presero una prostituta, la vestirono da Patriarca, la posero a sedere sul trono patriarcale di Costantinopoli, poi la elevarono come se fosse una Imperatrice, la fecero sedere sull’altare d’oro della chiesa del Patriarcato e la violarono, prima i dignitari, poi i generali e poi tutti i soldati, profanando l’altare. Da allora in poi nessun ortodosso ha più celebrato a Santa Sofia.
      Quando i latini tornarono in Occidente, gli Orientali erano ormai indeboliti, arrivarono gli Ottomani e gli Ottomani prenderanno tutto l’Impero d’Oriente. La Chiesa orientale continua a esistere, ma esiste come una Chiesa di catacomba, come Chiesa sotterranea, come Chiesa umiliata e come Chiesa ferita. Tuttora il Patriarca di Costantinopoli non celebra a Santa Sofia, non mette più piede in Santa Sofia. La sua sede è un monastero vicino Costantinopoli, San Giorgio del Fanar.
      Dall’invasione latina di Costantinopoli si può dire che nasce il vero scisma, l’Oriente non potrà più vedere l’Occidente e l’Occidente non potrà più vedere l’Oriente. I Patriarcati non nomineranno più il Papa di Roma durante la Messa e il Papa di Roma non riconoscerà più i Patriarchi. Questo è il vero scisma.
      Voi capite bene, allora, che lo scisma indica una stessa Chiesa, con una stessa fede, ma separata in due, tagliata in due. Da che cosa? Dalla cattiveria umana, dal diavolo. “Diavolo” in greco significa “separatore”. È il separatore, il diavolo, che ha diviso l’unica Chiesa di Cristo. Le due parti non si potevano dire, in quanto in lite tra di loro, parti di una stessa Chiesa, ormai si odiavano l’una con l’altra, ma di un odio profondo e duraturo. Per esempio, la Guerra di Crimea, tanto elogiata, che cos’era? Erano gli occidentali che si allearono con i musulmani contro la Russia che difendeva la Grecia, cioè l’Occidente che preferiva allearsi con i musulmani piuttosto che difendere la tradizione orientale, il mondo orientale.
      Ogni troncone di Chiesa, ogni parte di Chiesa si diceva cattolica e ortodossa. Il Papa di Roma è cattolico e ortodosso, fedele ai sette Concili. I Patriarchi d’Oriente dicono: “Noi siamo i veri cattolici, noi siamo i veri ortodossi”. “No, lo siamo noi” è la risposta; “No, lo siamo noi” è la contro-risposta . Lo erano tutti e due e si ammazzavano a vicenda.

Lo storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora nel 1967
Lo storico abbraccio tra
Paolo VI e Atenagora nel 1967
 
   

      Questo è durato fino a quando sorsero nella Chiesa due giganti di santità, due grandi uomini, due grandi cristiani, purtroppo oggi poco ricordati: uno è stato Paolo VI, prima ancora Giovanni XXIII, Papa Giovanni, e in Oriente un grande Patriarca: Atenagora, i quali, forti della fede in Cristo, che è unità, che è comunione, decidono di riunirsi e cancellare le reciproche scomuniche. Nonostante il fatto che le scomuniche siano state cancellate, resta il problema della divisione, perché le Chiese rimangono separate, non si riesce a metterle d’accordo.
      Da dopo quel famoso incontro tra Paolo VI e Atenagora sorgono delle Commissioni di Dialogo, per cui tutti i problemi che erano di natura dogmatica, di fede, sono stati tutti risolti. La Chiesa latina, da una parte, le Chiese orientali, dall’altra parte, hanno riconosciuto che non ci sono problemi dogmatici, di fede, che li separano, la fede è una ed è quella dei sette Concili.
      Il problema oggi rimane quello ecclesiale, poiché a Roma è rimasto un unico grande Patriarca, che era il primo dei Patriarchi, il Papa di Roma, che diventò Capo di tutta la Chiesa d’Occidente, e in Oriente rimasero i Patriarcati. I Patriarcati governano la Chiesa in una maniera sinodale, cioè si riuniscono tra di loro e tra di loro prendono le decisioni, in Occidente la gestione è piramidale: il Papa al di sopra di tutti, perché è rimasto l’unico. Allora l’Oriente dice: “No, la Chiesa deve essere conciliare, sinodale”, l’Occidente dice: “No, ci deve essere il primato del Papa”, e non riescono a mettersi d’accordo.
      Oggi il vero problema della separazione tra le due Chiese è questo, non è più un problema di natura dogmatica, non c’entra più il pane, se azzimo oppure lievitato, non c’entrano più le barbe dei preti, non c’entrano più i colori delle candele e nemmeno il problema del Filioque, che è stato superato ai tempi di Fozio, quindi prima del 1054.
      Già nel 1439 le due Chiese cercano di mettersi d’accordo. Il Papa fa un Concilio, a Ferrara e a Firenze, riunisce tutti i Patriarchi di Oriente e dice: “Mettiamoci d’accordo per l’unità”. Dopo il Concilio di Ferrara-Firenze vi saranno altri tentativi. Alcune delle Chiese orientali ritornano in comunione con Roma, e a questo punto nascono le Chiese cattoliche, legate a Roma, ma di tradizione orientale. Per esempio, tutta la Chiesa italo-greca, che ormai non esiste più perché è stata eliminata dalla Chiesa latina nel Concilio di Trento, era legata a Roma, ma era di rito orientale; le Chiese melchite sono Chiese di tradizione bizantina, ma legate a Roma; alcune Chiese ucraine sono delle Chiese di tradizione bizantina, di tradizione e cultura orientale, ma legate a Roma.
      Mentre la Chiesa romana ha dentro di sé Diocesi e Patriarcati orientali, le Chiese orientali non hanno elementi latini dentro di sé.
      Quando noi parliamo di Chiese orientali intendiamo Chiese Ortodosse, con la “o” maiuscola, per indicare queste Chiese separate da Roma, e Chiese greco-cattoliche, cioè delle Chiese cattoliche in comunione con Roma, ma di cultura e tradizione e liturgia orientali. Io faccio parte di una di queste Chiese greco-cattoliche, cioè una Chiesa di tradizione orientale, ma fedele a Roma, che riconosce il Primato di Roma.
      Quando parliamo di Spiritualità Orientale di che cosa stiamo parlando? Di tantissimi approcci alla Spiritualità. Nel mio caso, io parlo di quella Spiritualità Orientale che nasce nel mondo orientale (Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, in parte Gerusalemme) che poi rimane metà con gli Ortodossi, ma metà con i Cattolici. Tra un greco cattolico e uno ortodosso, però, non cambia nulla come approccio spirituale, l’unica cosa che cambia è la fedeltà al Papa di Roma (o almeno così dovrebbe essere).
      Questo, velocemente, il quadro storico che mi è stato richiesto.
      Per iniziare un po’ a sentire la Spiritualità Orientale, dare un’idea di quello che è l’approccio, la porta d’Oriente, la porta alle Chiese orientali, possiamo dire che questa porta ha due battenti, due ante: un’anta è la meditazione, la contemplazione del creato, l’altra è un’anta liturgica, la liturgia.
      Quando parliamo di spiritualità noi abbiamo in mente, all’interno di un contesto latino, che so?, la spiritualità di Sant’Ignazio di Lojola, la spiritualità di Santa Rita da Cascia, la spiritualità di questo, di quell’altro, dei carmelitani, dei domenicani.
      È un modo sbagliato di parlare, la Chiesa è una e c’è un solo Spirito nella Chiesa e una è la spiritualità. Questa spiritualità, cioè lo Spirito della Chiesa, si manifesta attraverso i diversi karismi dei diversi Santi che ci sono nella Chiesa, ma esiste una sola spiritualità, cioè esiste un solo Spirito che vivifica la Chiesa, che è lo Spirito Santo. Allora, quando noi parliamo di spiritualità, dobbiamo intendere (e io ora sto parlando da orientale) in che modo l’uomo, il cristiano, riceve questo Spirito, che è lo Spirito di Dio, per essere santificato, per essere divinizzato, per essere salvato.

    La discesa dello Spirito Santo
Miniatura del XIV secolo
La discesa dello Spirito Santo
Miniatura del XIV secolo

      Qual è il fine dell’uomo? Il fine dell’uomo è la salvezza e la salvezza arriva attraverso lo Spirito che ci viene donato, Spirito Santo, che santifica, che divinizza.
      Santo vuol dire divino, solo Dio è Santo, si è santi per grazia, cioè divini per grazia.
      Ma questo anche nella Chiesa latina, badate! Infatti, se voi andate in giro per Roma, in alto nelle vecchie chiese cosa trovate scritto? Deo optimo maximo - Divo Antonio oppure Divae Agathae. Che vuol dire Divo Antonio, Divae Agathae? Al divino Antonio - Alla divina Agata (o Alla divina Lucia ,ecc.). “Divina” che vuol dire? Che è una dea? No!, ma è divinizzata, cioè santificata dalla forza dello Spirito. E consideriamo il culto delle reliquie: perché noi veneriamo le reliquie? Veneriamo i morti? Se un uomo è santo, un uomo è anima, corpo e spirito, quindi tutto è santo, non soltanto la sua anima. Il corpo si è riempito di Spirito Santo e porta lo Spirito Santo, è tempio di Spirito Santo. Questo essere tempio di Spirito Santo non finisce con la morte. Il corpo dei nostri genitori, se sono defunti, dei nostri antenati, erano corpi di battezzati, unti col crisma, sono corpi santi.
      Nella Chiesa antica non trovate mai una chiesa dedicata allo Spirito Santo, perché il culto dello Spirito Santo nella Chiesa antica non era altro che il culto dei Santi.
      Venerando i Santi si adora Colui che li ha santificati, cioè lo Spirito Santo, venerando le sante reliquie, baciando le sante reliquie non veneriamo la materia e le ossa dei morti, ma adoriamo quello Spirito Santo che ha santificato quelle persone e che in esse inabita.
      Quindi lo Spirito Santo è il centro e il perno su cui si gioca tutta la spiritualità della Chiesa, latina e orientale.
      Noi stiamo parlando di una spiritualità che è quella delle origini ed è comune a tutti, quindi non facciamo troppe distinzioni, non facciamo quel gioco del diavolo che separa. Oriente o Occidente? No! Noi siamo cristiani e una volta che noi siamo dei buoni cristiani non ci saranno più separazioni, se viviamo dello Spirito di Amore che è comunione e che unisce.
      Ma, per poter capire qual è il ruolo che ha lo Spirito Santo nella tradizione orientale, io vi leggo una breve preghiera che è una preghiera che si fa all’inizio di tutte le preghiere orientali. Il buon cristiano orientale inizia la sua preghiera invocando lo Spirito Santo, e Lo invoca con questa preghiera:

      Re celeste, Consolatore, Spirito di Verità,
       che sei presente in ogni luogo e tutto riempi,
      Tesoro di beni e Datore di vita,
      vieni e abita in noi,
      purificaci da ogni macchia
      e salva, Tu che sei Santo, le anime nostre.


      Questa è la prima preghiera che ogni buon cristiano d’Oriente celebra quando si alza e a tutte le ore canoniche, compresa la Divina Liturgia, la Messa (originariamente l’Eucarestia si chiamava “Divina Liturgia”. “Messa” viene da “Demissio”, cioè l’ultima parte della Messa, l’invio: “Andate in pace”. Quindi: Demissio, Messa, Messale).
      Cosa vuol dire questa preghiera? Perché la prendiamo come modello della Spiritualità Orientale? Perché ci sono quegli elementi che caratterizzano la Spiritualità di ogni cristiano legato a questa tradizione.

      - Re celeste: lo Spirito Santo è Re divino, “celeste” vuol dire “divino”; è Dio. Tu, Spirito Santo, sei Dio.

      - Consolatore, Paraclito, ma anche Avvocato: Tu sei Colui che con gemiti inesprimibili gridi a Dio Padre di avere misericordia del tuo popolo. Sei Tu che difendi il popolo di Dio, sei l’Avvocato difensore, il Paraclito.

      - Tu sei Spirito di Verità: la Verità è Cristo, ma la Verità che è Cristo si manifesta attraverso di Te, perché Cristo si riconosce attraverso lo Spirito Santo.
      Che cosa vuol dire questo?
      Se noi prendiamo il mistero della Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il Padre è invisibile e inconoscibile, è vero?, ma noi come facciamo a conoscere il Padre? Attraverso il Figlio, che è Sua immagine e che Lo ha rivelato. È il Figlio che ci ha rivelato il volto del Padre: “Nessuno conosce il Padre se non il Figlio”.
      Ma chi ci dice chi è veramente il Figlio? Chi è che ci dice di avere fede in quell’uomo, in Gesù di Nazaret, come il Figlio di Dio? Come si fa ad avere fede in quello là? Perché lui e non un altro? È lo Spirito Santo che suscita in noi la fede nel Figlio; allora il volto del Figlio lo manifesta lo Spirito Santo.
      Il Figlio manifesta il Padre, lo Spirito Santo manifesta il Figlio, lo Spirito Santo allora manifesta la verità sul Figlio.
      Ma dove sta lo Spirito Santo, come si fa a riconoscere lo Spirito Santo? Lo abbiamo detto poco fa: nei Suoi frutti, cioè i Santi, cioè la Chiesa. La Chiesa è il volto dello Spirito Santo. Se si è nella Chiesa, allora si è nella verità dello Spirito Santo.
      Re celeste, Difensore dell’umanità, Spirito di verità: la verità che è la Tua Chiesa. Dentro la Chiesa – e stasera io vi invito a pensare la Chiesa di Oriente e di Occidente insieme – c’è la verità dello Spirito Santo che mi manifesta il Figlio e che mi rivela il volto del Padre.

      - Che sei presente in ogni luogo e tutto riempi: Tu, Spirito Santo, sei presente in ogni luogo e tutto riempi, perché il tutto è opera Tua.
      «E Dio disse: “Sia la luce” e la luce fu», E Dio disse: Sia la terra, e la terra fu, “E Dio vide che era cosa bella” (“buona” nel testo masoretico, “bella” nel testo greco, ma coincide: “bello” e “buono” sono la stessa cosa). Questa luce, che non nasce dal sole, che non nasce dalla luna, che non nasce dagli astri, perché ancora non sono stati creati, che luce è se non la bellezza stessa di Dio, il Suo Amore che s’irradia, la forza dello Spirito Santo? Amore, Spirito Santo, da cui scaturisce tutta la creazione. Dio, Spirito Santo, Bellezza, Luce: la stessa cosa! Tutto fatto in questa Luce, in questa Bellezza! La creazione risplende della Luce dello Spirito Santo, e in modo particolare nell’uomo, che non è cosa “bella”, ma cosa “molto bella”, perché creato a immagine e somiglianza.
      Allora dire: “che sei presente in ogni luogo” significa che lo Spirito Santo risplende in tutta la creazione, in tutte le cose. Essere spirituale, per un orientale, significa andare alla ricerca dello Spirito Santo che risplende in tutto ciò che ci circonda.
      Un orientale sa che in una fogliolina di menta respira Dio, che nel ruscello, che scorre in campagna, Dio là canta, con i Suoi Angeli, che nella luce del sole o nella luce della luna e delle stelle, nel mormorio delle piante, ma anche nel rumore delle nostre città, fatto di gente frettolosa, affannata, stanca, carica anche delle proprie fatiche e dei propri peccati, là, nascosto, risplende lo Spirito Santo.
      Lo Spirito Santo è come l’oro che si trova in una miniera. È una montagna la miniera, fatta di pietra dura, ma dentro, nascoste, ci sono le vene d’oro. Il cristiano si deve armare di piccozza e pala, della Parola di Dio e delle virtù cristiane, per scavare e arrivare a cercare quest’oro nascosto, che è la voce dello Spirito Santo.

      - Tesoro di beni, Datore di vita: ogni bene, che è Dio che è la salvezza, procede da Te. Datore di vita, Tu sei la vita, perché tutto scaturisce da Te.

      - Abita in noi, purificaci da ogni macchia: il fine della vita cristiana è l’inabitazione dello Spirito Santo in noi. Se si vive in consonanza con la ricerca dello Spirito Santo, nel cosmo, nella natura, in modo particolare poi nella Parola di Dio che è la rivelazione, e si vive in unisono con la bellezza che è nel mondo, lo Spirito Santo inabita in noi. Badate che bellezza e amore sono una sola cosa, vivere d’amore significa vivere di Spirito Santo e questo è dono, è grazia: Vieni e abita in noi.
      Purificaci da ogni macchia: non è il peccato che è importante, possiamo commettere i peccati più atroci, non è il peccato che ci identifica, che dice chi siamo, ma è la nostra fede, una fede che è adesione a questo Spirito che soffia nel mondo. “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

      - Purificaci da ogni macchia e salva, o Buono, le nostre anime, perché non c’è salvezza al di fuori della bellezza, al di fuori dell’amore, al di fuori dello Spirito, al di fuori di Dio.
      Il cristiano si trova inserito in un contesto di teofania, tutto manifesta Dio, basta avere gli occhi spirituali per vederLo, le orecchie spirituali per sentirLo, la bocca spirituale per invocarLo, il naso spirituale per odorarLo e sentirne la Sua presenza, il tatto per percepirne i Suoi abbracci spirituali.
      Ogni luogo è teofanico, in ogni luogo Dio è realmente presente: “Dove due o tre si riuniscono nel mio nome, là, sono io”. Se è vero il Vangelo che le dice, queste parole sono vere e se sono vere sono reali. La presenza reale di Cristo Dio è là dove c’è lo Spirito, in ogni luogo, perché ogni luogo è pieno della bellezza di Dio.
      Se il corpo fisico ha cinque sensi per relazionarsi al mondo, ci sono cinque sensi dello Spirito per relazionarsi e trovare Dio dove Dio si manifesta, in questo mondo, in questa terra.

    “Film Blu” - la locandina
“Film Blu” - La locandina

      Bellissimo, se l’avete visto, Film Blu, film di un regista polacco nazionalizzato in Francia. Nel colore blu il regista identifica la presenza di Cristo, la presenza di Dio nel mondo. E in una storia di una donna appare questo colore blu. Per caso questa donna fa amicizia con una prostituta, con una donna che si vendeva in un postribolo, in uno di questi locali francesi del genere, e mentre questa donna sta ballando tutta nuda lì, nel luogo dove si immagina che ci sia il peccato più grande, spunta la luce blu.
      Stiamo attenti: “Dove ha abbondato il peccato sovrabbonda la grazia”. Lo Spirito dell’Amore è uno Spirito che non giudica, ma tutto accoglie, tutto riunisce, tutto ama, tutto perdona: l’Inno dell’Amore di San Paolo. Sta ai nostri occhi saperLo trovare, sta ai nostri occhi spirituali trasformare il mondo da un mondo di peccato a un mondo di grazia. Ma sta a noi. Se io benedico, dico-bene di ciò che Dio ha creato, non troverò mai il male. Se io maledico, dico-male, tutto il mondo sarà male.
      Ma, badate!, non basta, questo è un atteggiamento del cuore, il secondo momento è il momento, dicevo, liturgico, la seconda anta.
      Quando parlo di liturgia, non parlo di riti, parlo dei Misteri, cioè parlo dei Sacramenti.
      I Sacramenti sono sette in Oriente e in Occidente, è vero che tutta la Chiesa è Sacramento di salvezza, lo dice anche il Vaticano II ispirato alla tradizione orientale. Chi è nella Chiesa vive la realtà dei Sacramenti, e sono questi Sacramenti che trasformano il mondo. Vivere di Liturgia significa vivere dei Misteri Sacramentali. Centro di questi Misteri Sacramentali sono i tre Sacramenti dell’Iniziazione, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia, dove realmente l’uomo e il cosmo è trasformato dalla morte e resurrezione di Cristo.
      Quando Cristo risorge, risorge la materia con cui Cristo è fatto, una materia spiritualizzata, trasfigurata, ma è questa materia che viene trasformata e portata alla luce della santità e della divinizzazione, materia e spirito. E allora tutto il mondo ogni volta che si celebra la Morte e la Resurrezione di Cristo, in particolare l’Eucarestia, viene trasformato e divinizzato dalla forza di Cristo.
      Quando il sacerdote consacra il pane e il vino, separa il corpo dal sangue, celebra la Morte. Poi prende un pezzetto di pane e lo unisce nel vino: la Resurrezione. Pane e vino sono materia, in quel pane e vino ci siamo noi trasformati nel Corpo di Cristo, ma è il cosmo intero che viene trasformato nel Corpo di Cristo. Tutto risplende nella luce della Resurrezione.
      Quando i peccatori andavano da San Serafino di Sarov, gli dicevano: “Padre, ho molto peccato! Ho fatto questo, ho fatto quest’altro, e di qua e di là”, allora lui gli prendeva la mano e gli diceva: “Figlio, di che hai paura? Anima bella, Cristo è risorto!”. Queste sono le basi della Spiritualità Orientale.

Don Mario Pio: Ringraziamo Padre Giuffrida, che ci ha illustrato tanti aspetti del Cristianesimo dei nostri Fratelli orientali. In questo nostro Occidente troppo legato alle cose materiali, questi spunti di meditazione, provenienti da un mondo così ricco di spiritualità, possono veramente farci comprendere quello che si è perduto con la frattura provocata da uno scisma di quasi mille anni fa.