Storia di paese
-------
     Il mio è un paese dell'estremo sud come tanti, bello per chi soprattutto lo vede con gli occhi del cuore e per chi, vivendoci da sempre, trova in ogni angolo delle sue vie i ricordi di persone e cose, come tessere di un mosaico messe lì a raccontare la propria vita; ma per questa storia ho bisogno di portarvi indietro nel tempo fino alla fine degli anni venti, epoca in cui approssimativamente si può collocare questo racconto.
     Mi ricordo le viuzze assolate e polverose d'estate, fangose e piene di pozzanghere d'inverno, dove le galline razzolavano liberamente e dove qualche raro carretto inverosimilmente carico di frasche per le fornaci degli stoviglieri rompeva la monotonia quotidiana tra l'indifferenza dei ragazzini intenti ai loro giochi.
     Di macchine nemmeno a parlarne, e solo un vecchio autobus sgangherato osava sfidare le buche e il fondo sconnesso delle strade per portare i rari viaggiatori dalla stazione ferroviaria ai paesi vicini.
     Già di primo mattino, prima di avviarsi al pascolo, era passato il pastore con le sue capre ad offrire il latte munto direttamente nelle scodelle delle clienti, attente più alla quantità che all'igiene del latte ricevuto.
     Ogni tanto il richiamo di qualche massaia per le proprie galline si mescolava allo starnazzamento di esse teso alla conquista di un bocconcino più prelibato tra il mangime sparso direttamente sulla pubblica via.
     Non era nemmeno raro che sorgessero delle liti furibonde a causa delle galline che per ragioni territoriali o di rivalità trasferivano i loro battibecchi, è il caso di dirlo, alle rispettive padrone.
     Naturalmente in mezzo a tanto disordine poteva capitare che qualche gallina smarrisse la via di casa e finisse nella pentola di qualcuno.
     Ed è qui che comincia il mio racconto ed è qui che devo introdurre un personaggio determinante per la storia che sto raccontando: il banditore.
     Erano tempi in cui le comunicazioni erano veramente a misura d'uomo ed avvenivano con modalità variegate in dipendenza del contenuto della notizia da diffondere e delle ingegnose trovate, che sapeva metterci il banditore stesso.
     La sparizione di una gallina era un'occasione ghiotta per il nostro banditore, perchè poteva sfoderare la sua straordinaria potenza di imbonitore capace di attirare i fulmini del Cielo sul malcapitato ladruncolo e di indurlo alla restituzione del magrissimo bottino.
     Un misto di fanatismo religioso e di superstizioni teneva accese numerose lampade votive davanti alla statua di Sant'Antonio, ritenuto notoriamente il Santo protettore del fuoco.
     Ricevuto l'incarico, accompagnato da pochi spiccioli, un bicchiere di vino e molte raccomandazioni, il nostro banditore si avviava a diffondere ai quattro venti il suo bando.
     "Ascoltatemi tutti! - Gridava - Chi ha trovato una gallina bianca e nera è pregato di restituirla alla legittima proprietaria, che gli farà un regalo; altrimenti accenderà una lampada a Sant'Antonio".
     Annunci di questo genere non erano infrequenti, almeno per quanto posso ricordare, nè posso dire quanto positivamente potesse influire la minaccia della lampada.
     Quella volta lì però, posso testimoniare che avvenne un fatto straordinario, perchè nella pentola di coccio dove stava cuocendo la gallina bianca e nera, il fondo andò in frantumi e tutto il suo contenuto finì in mezzo ai carboni ardenti.
     Ci fu perfino un principio di incendio presto domato e quello che rimase di questa storia fu che in casa di donna Peppina, proprietaria della pentola, da quel giorno in poi non entrarono più galline, nè cotte, nè crude.

Giovanni Sammataro

Elenco