"Iardica, iardichetra nun mi muzzicari, ca quannu ti mariti ti viegn' accumpagnari (Ortica, ortichella non mi mordere, che quando ti sposi verrò ad accompagnarti)."
Era questa la formula magica che le nostre mamme ci insegnavano a pronunciare da bambini quando ci capitava di venire a contatto con le ortiche.e si voleva lenire il bruciore provocato dall'azione urticante di esse.
Non era vero, ma in un certo senso serviva a distogliere la nostra attenzione dal dolore e a creare un rapporto più cauto ed attento nei confronti di questa pianta.
D'altra parte, non avendo recitato la formula magica prima di esserne venuti a contatto non c'era nulla da recriminare!
Un po' come fa il medico quando prescrive un "placebo", che sul paziente non ha nessun effetto se non quello psicologico e sul medico serve a non far pensare di lui di essere una schiappa.
Che volete farci? Così va il mondo.
Correva l'anno....e lasciamolo correre, tanto per la storia che voglio raccontare basta dire che allora avevo appena festeggiato i miei sedici anni e si era in piena guerra.
I bombardamenti non ci davano tregua e le nostre città si spopolavano, chi poteva cercava scampo nei paesi vicini.
Fu così che la conobbi.
Alta, un viso d'angelo, portava le trecce arrotolate attorno al capo, occhi neri e profondi, che ti guardavano dall'alto del suo magnifico corpo.
Insomma era bellissima e non tardò a conquistare tutti i giovanotti del paese.
Quando usciva sembrava una regina con la sua corte di spasimanti.
Era ritenuta una mangiatrice di uomini, essendo lei cittadina libera ed evoluta. Catapultata dagli eventi bellici in un paese arretrato dove si stava attenti perfino a come ci si muoveva, doveva essere piuttosto infastidita dagli assalti non sempre corretti dei giovanotti del paese.
Ci conoscemmo d'estate, durante le vacanze, e devo dire che la prima volta che la vidi non mi aveva colpito molto.
Galeotto fu il mio amore per la bicicletta, durante una delle mie solite passeggiate sulla nazionale, lontano dal paese parecchi chilometri.
La vidi seduta sulla spalletta di un ponte con la bicicletta, che giaceva a terra vicino a lei.
Temetti un incidente, ma mi resi subito conto che si trattava di una banalissima foratura che l'aveva appiedata.
Devo esserle apparso come un angelo salvatore in tempi in cui la circolazione stradale era piuttosto rara e spesso bisognava far fronte autonomamente agli eventuali inconvenienti che l'andare in bici comportava.
Abbiamo fatto subito amicizia e così mi raccontò che aveva forato e che, non sapendo come eseguire la riparazione, aveva tentato di marciare con la gomma a terra, ma che aveva dovuto desistere non riuscendo ad andare avanti.
In considerazione della scarsa possibilità di ricevere assistenza le biciclette erano fornite di una pompa e di un borsellino dove erano contenute le leve per liberare il copertone dal cerchione ed estrarre il tubolare, un tubetto di mastice e una serie di pezze di varia misura.
Mi misi subito all'opera, ma dopo un po' mi accorsi che non c'era nulla da fare perchè la strada percorsa con la ruota a terra aveva tranciato la camera d'aria.
Lei era disperata, ma io pregustavo già il piacere di doverla portare a casa sulla canna della mia bicicletta, sennonché restava il problema della sua bicicletta, che non potevamo abbandonare lì.
Pensa che ti ripensa, decidemmo di imbottire il copertone di erbacce per riuscire in qualche modo a camminare.
Diedi a lei l'incarico di raccogliere le erbacce più consistenti, che abbondavano sul ciglio della strada, mentre io provvedevo a pressarle con tutte le mie forze dentro al copertone.
All'improvviso urla e pianti di lei mi fecero sobbalzare e le corsi subito vicino.
Aveva cercato di raccogliere un ramoscello di ortica!
E chi poteva immaginare che lei non conoscesse gli effetti urticanti di questa pianta?
Cercai di consolarla come potevo ed a un certo punto mi venne in mente la formula magica con la quale ho iniziato questo racconto e gliela recitai, invitandola a fare altrettanto.
Improvvisamente scoppiò a ridere e mi abbracciò.
Ci baciammo e quello fu il nostro primo bacio bagnato dalle sue lagrime.
Un po' imbarazzati riprendemmo ad imbottire il copertone e come Dio volle potemmo tornare a casa.
Il nostro amore finì con la fine della guerra, quando lei tornò alla sua città ed io ripresi la mia solita vita di paese.
Ma non ho mai potuto appurare se fosse stata la formula magica a lenire il dolore causatole dall'ortica, o i miei baci.