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Kansas City Blues: chapter 5

Basie incontra Lady Day ed incoraggia gli shouters

Fu a New York che l'orchestra di Basie scritturò per qualche tempo Billie Holiday.
Raccontava lei stessa: « Mi misi a lavorare con Basie per fare un po' di soldi e per vedere il mondo. Per quasi due anni non vidi altro che l'interno di un torpedone e non riuscii a mandare a casa neppure dieci cents.» (1)
Un'altra celebre testimonianza del periodo riporta
: « Non è per le tre ore di musica che vogliamo essere pagati - diceva Count Basie - Sono le dieci ore di autobus che ci dovete pagare!»
Certo, viaggiare stanca più di ogni altra cosa, anche se sei stato seduto a guardare dal finestrino, pigramente trasportato.
E nelle prime incisioni di Basie il senso del viaggio si percepisce fisicamente. Jumpin' At The Woodside rispecchia la frenesia di una locomotiva a vapore lanciata come un missile. Lousiana è un attraversamento di contrade e ricorda le marchin' band che suonavano per le strade di New Orleans. Un brano delicato come Katy sembra intriso di spossatezza e della gran voglia di finire in un letto... per dormire finalmente un po'.
Ma dopo gli estenuanti trasferimenti, la giornata lavorativa dei pendolari della musica doveva ancora cominciare. Scesi dal bus, i suonatori andavano in un albergo "per negri", si cambiavano, e subito di corsa al locale, a prender posto sul palco. Facce tirate, palpebre pesanti; aveva da passà a nuttata.
Non sempre la musica riusciva a tenere svegli. Quando il clarinettista si appisolava, il trombonista gli dava una pacca per richiamarlo in vita: "tocca a te, Herschel!" Ed Herschel partiva.
In Blue And Sentimental, se le informazioni sono giuste, l'assolo di tenore è di Lester Young (indiscutibilmente!), mentre la parte del clarinetto è affidata a Herschel Evans, il suo rivale.
I due si intendono, musicalmente, alla perfezione. Ma nella vita reale
tra i due non correva buon sangue, perchè Evans era geloso dei successi che Lester conseguiva. Forse, molto dipendeva dalla presenza di Billie Holiday.
Lo fece intendere lei stessa scrivendo nel suo libro: « Una volta mi accusarono di far la corte a tutta l'orchestra, sostenendo che questo seminava zizzania. Ma era una bugia, e lo dissi forte. Non facevo niente con nessuno della banda, solo con uno e poi neanche tanto spesso.» (1)
Quell'uno era Lester Young, si sa. « Per me - proseguiva Billie - Lester era il migliore del mondo. Amavo sinceramente la sua musica, ed alcuni dei miei dischi preferiti sono quelli dove lui è con me a suonare uno dei suoi splendidi assoli. Ricordo che Herschel Evans non mi poteva soffrire, perchè tutte le volte che Basie faceva arrangiare una canzone per me, io volevo che ci infilassero un assolo di Lester. Questo riempiva di bile Herschel, ma non è che non mi andasse come suonava, solo mi andava di più Lester, ecco tutto. Lester quando suona canta, racconta; lo ascolti, e sembra quasi di sentire le parole...» (1)

Con Basie giravano diversi cantanti, oltre a Billie: il più celebre era Jimmy Rushing, uno shouter, un verace interprete di blues "urlato", eseguito con piglio aggressivo.
I singers si alternavano nella stessa serata ed era questo che rendeva eccitante e vario lo spettacolo; piaceva sia che s'andasse nel locale solo per ballare, sia si volesse soprattutto ascoltare la musica.
Jimmy era nato nel 1903 a Oklahoma City in una famiglia di musicisti. Imparò presto a suonare il pianoforte, ed anche il violino, ed iniziò una vita da nomade, girando per gli stati dell'ovest, arrivando fino a Dallas, nel sud, e fino in California all'estremo ovest. Tornato nel Kansas, si unì ai Blue Devils di Walter Page, e poi all'orchestra di Bennie Moten, per finire, come molti, nella neonata formazione messa in piedi da Count Basie, con cui rimase oltre quindici anni, condivedendo fame (non fama) e successi.
Scriveva lo storico del blues Paul Oliver: «I suoi blues "urlati" erano l'ideale per i tipo di jazz che si suonava a Kansas City. La sua voce così energica aveva un piglio travolgente ed egli la usava come se si trattasse di uno strumento musicale di primo piano. I testi delle sue canzoni erano mediocri, insignificanti e poveri di stile; ripeteva sempre gli stessi versi ripresi dalla tradizione...
Jimmy Rushing aveva tutte le caratteristiche tipiche del cantante di jazz-blues: cantava ad alta voce, ballava scuotendo il suo fisico massiccio, pronunciava le parole delle sue canzoni fuori dalle battute musicali. Il suo stile fu imitato da molti altri cantanti del Mid West...» (2)
Il libro di Paul Oliver contiene una miniera di informazioni introvabili altrove, ma non si sfugge all'impressione di un lavoro parziale e poco amichevole nei confronti del jazz. Tanto per fare un esempio: il nome di Billie Holiday non compare nemmeno una volta, come se Billie non fosse stata anche una cantante di blues!
Del resto, il giudizio su Rushing non sembra tra i più equilibrati. In realtà, a prescindere dallo stile urlato, egli appare, a chunque lo ascolti, come un musicista affinato, duttile, sensibile ai contesti.

Le incisioni di Sent For You Yesterday e Harvard Blues, facilmente reperibili nella discografia di Count Basie, gli rendono giustizia.

Ben altre parole, comunque, ha usato di recente Luciano Federighi: « nei ranghi dell'orchestra di Bennie Moten, poi rilevata da Count Basie, il corpulento Jimmy Rushing gridava blues e boogie con l'agilità ritmica e melodica di un sassofonista, in un bel timbro raschiante, tenorile, ed esibendo quel "lirismo romantico" che il romanziere Ralph Ellison (come lui originario della non lontana Oklahoma City) attribuisce alle sue origini di balladeur e a certo candore ottimistico, visionario, proprio del nero di frontiera; mentre il barman cantante Big Joe Turner, sospinto dal drive folgorante del pianista Pete Johnson, o circondato da un manipolo di ardenti jazzmen, levava il suo canto alto e poderoso, saldo come una roccia, nelle gioiose suppliche erotiche di Roll 'Em Pete o Cherry Red. Erano i primi blues shouters, gli eclettici urlatori che avevano nel volume e nella pienezza di enunciazione un'arma necessaria per sostenere l'impatto di un accompagnamento strumentale ampio e veemente.» (3)


note:
(1) Billie Holiday - La Signora canta i blues - edizione italiana Feltrinelli
(2) Paul Oliver - La Grande Storia del Blues - edizione italiana Anthropos
(3) Luciano Federighi - Blues On My Mind - L'Epos Società Editrice

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