torna alla home page
torna a "best of the rest"


Bob Dylan

Good As I Been To You - cd Columbia 1992


Ho raccattato questo cd in un negozio dell'usato, il mitico Discomane a Milano, ad un prezzo più che onesto, credo nel '98 o giù di lì. Avevo però una cassetta fatta con un cd prestato da un amico.
Non avevo sottovalutato il lavoro: ero soltanto a corto di lire, il disco mi piaceva ma, avendo già la cassetta, aspettavo solo l'occasione di trovarlo, da buon opportunista.
Anzi, ogni volta che l'ascolto il disco mi piace sempre più.
Attenzione; non sono un patito del primo Dylan folk ed acustico: quello che si esibiva solo voce, chitarra ed armonica, ed era appassionato di Jesse Fuller.
Ho conosciuto prima il Dylan della svolta elettrica e rock, ed è quello che prediligo, a partire da Like A Rolling Stone.
Se segnalo questo lavoro, è perchè c'è un valore aggiunto e specifico: rispetto al primissimo Dylan folk, qui il nostro suona e canta perfino meglio un materiale non così scontato e caratterizzato, diciamo standard.
Non c'è un pezzo monstre come The House Of The Rising Sun, ad esempio.
Il materiale è più raro e prezioso, più ricercato e maturo, almeno per quanto riguarda noi italiani, che, certo non abbiamo, neanche da appassionati, una grande confidenza con la musica popolare americana, specie quella più nascosta dagli strati di polvere.
Siamo in pochi ad aver letto la Repubblica Invisibile di Greil Marcus e quindi siamo anche in pochi a sapere quale lavorio si nascondesse dai Basements in avanti.
Good As Been To You è una ripresa dei Basements senza la Band e con tanti anni in più sulla schiena.

Questi sono anni in cui la parola roots va tanto di moda. Ma tutto si risolve, spesso, con il sentire le ultime band raccomandate dal buon Paolo Carù sul Buscadero.
Chi volesse andare più a fondo, oltre i tecnicismi di questa gente che suona benissimo il roots, ma, forse, non è ancora ben sintonizzata sul cuore di questa musica e di questa letteratura, confrontandosi col Dylan del '92 troverebbe una ghiotta occasione per capire meglio le cose.

Bob interpreta traditionals come Hard Times e Sittin' On The Top Of The World con perizia ed umiltà, aggiungendo, ovviamente un tocco di personalità, anche se in modo meno marcato che in altre occasioni.
Ci voleva coraggio, oppure sfrontatezza, od anche noncuranza per i riscontri commerciali a fare un cd del genere nel 1992, anche se all'anagrafe sei Bob Dylan e la tua cartella delle tasse interessa molto più gli uffici federali di quella di Tom Ovans o Calvin Russell.
Il risultato è notevole.
Certo, chi si stufa e trova monotone queste esecuzioni, potrebbe avere persino un po' di ragione. Lo stesso Dylan ha fatto molto meglio creando le sue canzoni invece che eseguire quelle degli altri, o cercando nel repertorio popolare, come in questo caso.
Tuttavia, il modo nel quale Bob sente ed interpreta questi brani ha qualcosa di magico ed autentico, così come autentici risultano i brani stessi.
Potremmo scommettere sul fatto che qualche interprete più tecnicamente versato alla chitarra, o con una voce più gradevole, sarebbe in grado di superare Dylan.
Potremmo scommettere che i Wilco, o Mark Olson, o Lucinda Williams, o persino Mary Gauthier, oggi come oggi, saprebbero fare altrettanto.
Però, ormai, il dato rimane: questo disco lo fece Bob Dylan, e, per ora, rimanendo allo stesso genere, non mi risulta vi sia nulla di meglio, a meno che non si voglia scomodare un talento come Doc Watson.

Dunque, se volete farvi un bel regalo, procuratevi questo disco, ascoltatelo almeno tre volte, cercatevi i testi su internet, e poi fatemi sapere.

guido marenco - 1 novembre 2002 - giorno dei santi e dei misconosciuti da rivalutare