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a cura di Vincenzo de Simone

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Sant'Andrea de Lavina - pagina collegata

 

            Controcampo Salerno, 15 aprile 2008

Le chiese omonime - 1

Le tre Sant'Andrea (Vincenzo de Simone)

La città di Salerno conserva dal suo passato, chiusa al culto e attualmente oggetto di indagine archeologica, la chiesa di Sant’Andrea de Lama o de Lavina, alle spalle della fontana di largo Campo; essa è la superstite fra i tre luoghi di culto dedicati all’apostolo Andrea una volta esistenti nel centro storico cittadino.
La storiografia salernitana, troppo spesso costruita su ripetizioni da autori precedenti senza alcuna verifica critica, generalmente attribuisce a questa chiesa anche le citazioni relative alle altre due, per cui essa diviene Sant’Andrea de Lama o de Lavina, soggetta nel 970 al vescovo di Paestum, sita a settentrione della porta cittadina detta di Rateprando.
In realtà, la nostra Sant’Andrea compare in documentazione certamente ad essa attribuibile, nonostante la sua evidente maggiore antichità, soltanto nell’agosto 1084, con l’appellativo de Lama derivatale dal fatto di essere edificata presso il torrentello che allora correva lungo l’attuale via Porta Rateprandi lambendo la sua zona absidale, avendo essa, come tutte le chiese di origine longobarda, l’ingresso dall’oriente, lungo il vicolo attualmente delle Galesse. Nell’ottobre 1091, Guaimario conte di Giffoni, figlio del duca Guidone, a sua volta figlio del principe Guaimario III, ne dona parte del patronato alla badia di Cava. Questo atto è la chiave che permette di separare le vicende della nostra Sant’Andrea da quelle dell’omonimo luogo di culto sito a settentrione della porta di Rateprando, poiché, contestualmente, Guaimario dona alla badia anche parte del patronato del monastero dedicato allo stesso apostolo Andrea sito sopra quella porta. Una confusa lettura di questo documento indusse lo storico Michele de Angelis ad identificare fra di loro i due siti e indusse la commissione per la revisione dei nomi delle vie cittadine, operante nel 1932, di cui lo stesso de Angeli fece parte, ad attribuire all’allora vicolo Ruggi la denominazione di via Porta Rateprandi.
Il sito di questo monastero di Sant’Andrea è precisato in un documento del novembre 1092, che recita come il monastero del beato Andrea apostolo, del cui patronato parte spetta alla badia di Cava per donazione del figlio di Guidone, è sito in Plaio Montis; al di sopra della porta di Prando, si aggiunge nel novembre 1128. Ricerche condotte su documenti successivi, hanno permesso di conoscere che la porta di Rateprando si apriva nella muraglia orientale che calava dal castello, a settentrione dell’attuale largo abate Conforti, costituendo il tramite fra la città e il sito che sarà del convento di San Domenico. Il monastero di Sant’Andrea, di cui rimaneva attiva la sola chiesa a seguito della soppressione della comunità monastica, sarà citato ancora nell’ultimo quarto del XV secolo.
La terza chiesa di Sant’Andrea, quella soggetta al vescovo di Paestum, fin dalla sua prima citazione giunta fino a noi, del dicembre 970, è detta sita in Orto Magno, quindi è incomprensibile come possa essere confusa con Sant’Andrea de Lavina. Essa era posta grosso modo a settentrione dell’area oggi occupata da Palazzo Carrara. Sarà citata per l’ultima volta in occasione della morte del suo cappellano Roberto Galla, fra il settembre 1316 e l’agosto 1317.