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a cura di Vincenzo de Simone

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Rascica

 

de Lauro

Palazzo Lauro Grotto - via Torquato Tasso, 19

 

Naturalmente, la denominazione non gli deriva da un presunto susseguirsi di possesso fra le famiglie Lauro e Grotto, come stupidamente scrivono pił autori che esercitano la facile arte di copiarsi a vicenda, ma da quello dei Lauro Grotto, che come molte famiglie dell'aristocrazia e della medio-alta borghesia, adottarono un doppio cognome.

L'area su cui l'immobile insiste la troviamo a inizio Seicento impegnata da case in tre appartamenti che nel 1590 Giovanni Battista Guarna aveva acquistato all'asta dai beni di Ascanio Rascica per costituire le doti della figlia Vittoria, che sposava Francesco Maria de Ruggiero Orilia. Esse, nel 1625, sono vendute al canonico d. Tommaso Farao che nel 1650 ne farą dono alla nipote Lucia, moglie del veronese trapiantato in Salerno Carlo de Grotto. Alla morte di Carlo e Lucia, nella divisione della loro ingente ereditą, l'immobile sarą assegnato alla figlia Erminia che, morendo nubile, lo lascerą agli altri eredi, per cui sarą riassegnato alla sorella Giovanna, moglie di Nicola de Lauro, trapiantato in cittą dall'Irpinia, i cui discendenti adotteranno il doppio cognome Lauro Grotto.

Nell'Apprezzo del Catasto onciario, il 21 febbraio 1754, il palazzo risulta distinto in due particelle: la prima (foglio 501, particella 3), in possesso di Nicola Giardullo, consistente in un basso e sette stanze superiori situate sotto le case di Andrea Filippo Lauro Grotto costituenti l'altra particella (foglio 501, particella 4) descritta in una casa palaziata consistente in quattro bassi e due appartamenti superiori: il primo in quindici stanze, il secondo in otto, confinante da levante con Nicola Giardullo e d. Andrea Barra, da tramontana e ponente con strade, da mezzogiorno con le case del conservatorio della Nunziatella, in parrocchia di San Grammazio, nel luogo detto alla porta piccola del Gesł.