Facciata - Nel
1737 il Ricca, probabilmente afflitto da gravi problemi fisici,
dovette lasciare la direzione dei lavori a Pietro Cantone che
completò la facciata conforme il disegno fatto da Gio Antonio
Ricca. Essa si sviluppa su due ordini di lesene che terminano
con capitelli decorati con foglie d'acanto, fiori e teste d'angelo
ed è animata da una serie di pinnacoli decorati a fiori
e frutti. L'insieme dell'edificio avrà il suo ultimo elemento
architettonico, il campanile, qualche decennio dopo, nel 1771.
Parrocchiale:
interno - L'edificio fu realizzato tra il 1729 ed il 1737
su progetto di uno tra i più autorevoli architetti liguri
del tempo: Gio Antonio Ricca junior. Nel 1733 l'impianto architettonico
era già completato. Il Ricca realizzò una struttura
a pianta ellittica, con due prolungamenti in corrispondenza del
presbiterio e dell'ingresso. Una grande volta a vela è
sorretta dai pilastri laterali che delimitano a loro volta le
sei cappelle. Nel corso del settecento, e poi nell'ottocento,
la chiesa sarà gradualmente completata nelle decorazioni:
altari, quadri, fasciature in marmo, stucchi ed affreschi. Il
12 ottobre 1794 la chiesa fu consacrata dall'Arcivescovo di Genova
Giovanni Lercari.
L'altare
maggiore - Fu costruito tra il 1782 ed il 1783 dallo scultore
Bernardo Pasquale Mantero che il 12 giugno 1783 presentava ai
Massari della chiesa, retta dal Parroco Camillo Pittaluga, il
conto dei lavori di marmo fatti in quell'anno e comprendenti sia
la costruzione dell'altare maggiore, sia quella del pavimento
del presbiterio e della chiesa tutta. La spesa per questi lavori
fu complessivamente di 6.581 lire dell'epoca. L'altare, mentre
presenta ancora lo schema compositivo settecentesco, con accenti
barocchi nei due angeli posti ai suoi lati, prelude già
al neoclassicismo nelle specchiature dei marmi e nelle coppie
di colonnine poste sul paliotto, adornato peraltro da un bel medaglione
barocco raffigurante l'Immacolata Concezione incorniciata da due
foglie di palma.
Il nuovo
altare (2001) - Davanti al presbiterio è stato collocato,
secondo i dettami della nuova liturgia, un nuovo altare realizzato
su progetto dell'architetto Matteo Ferrari e nato da un'idea del
parroco don Silvio Grilli. Il principio è stato quello
della migliore partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica,
mantenendo inalterati i valori storici, artistici ed architettonici
e ricercando un intervento definitivo ma al tempo stesso reversibile.
Si è provveduto al recupero e restauro di un'acquasantiera
del XVIII secolo, in marmo intarsiato a diversi colori, sulla
quale è stata posta la mensa vera e propria in marmo bianco
di Carrara. Il nuovo altare è collocato all'esterno del
presbiterio su un basamento di marmo bianco che si allunga a penisola
innanzi al presbiterio stesso. L'altare è stato consacrato
dall'Arcivescovo di Genova Card. Dionigi Tettamanzi il 15 settembre
2001.
Il primo organo
- Posto nella precedente chiesa, fu costruito da Lorenzo Roccatagliata
di S. Margherita Ligure nel 1722. Nel 1794 fu ceduto alla Confraternita,
nel cui Oratorio è tuttora collocato e recentemente sottoposto
a restauro. Il successivo strumento, realizzato per la Parrocchiale
nel 1795 circa, è opera quasi certamente di Luigi Ciurlo
Roccatagliata sammargheritese e fu venduto nel 1861 alla Chiesa
Parrocchiale di Coreglia Ligure, dove è ancor oggi esistente.
Dopo aver esaminato vari progetti la Fabbriceria decise la costruzione
dell'attuale organo, realizzato nel 1862 da Nicomede Agati e fratelli
di Pistoia, eccellenti artefici molto attivi in Liguria, e reca
il numero d'opus 486. Posto sulla controfacciata con cantoria
in muratura, parapetto mistilineo decorato da cornici, fregi e
strumenti musicali intagliati e dorati. La cassa, addossata alla
parete di fondo, è in legno dipinto in stile neoclassico,
con paraste laterali scanalate e capitelli, decorata con ornamentazioni
ad intaglio dorate. Il prospetto è ad unica campata contenente
29 canne di facciata.
Via Crucis
di Raimondo Sirotti - Da una lettera del 1881 di Gaetano Mazzini,
parroco di Bogliasco, indirizzata alla Curia Arcivescovile di
Genova, apprendiamo che fu un certo Padre Andrea da Varazze, che
venuto a Bogliasco per far compiere gli esercizi spirituali ai
parrocchiani, eresse nella nostra parrocchiale una Via Crucis,
nella domenica di Settuagesima, giorno 13 febbraio 1881, per licenza
speciale ottenuta dal Generale dei Minori di San Francesco. E
sino al 1991 nella parrocchiale di Bogliasco esistevano le quattordici
stampe oleografiche; certamente non erano opere d'arte, ma conservavano
tuttavia una forte componente di suggestione. Nel 1990 Raimondo
Sirotti, pittore all'epoca sindaco del Comune, si offrì
di realizzare una nuova Via Crucis, ispirandosi alle immagini
di una Via Crucis di Giovan Battista Tiepolo conservata nella
chiesa del Redentore di Venezia. L'opera fu presentata e benedetta
il 5 gennaio 1991.
Natività
di Maria (Melchiorre Jeli, 1791) - Il grande quadro che sta
nell'abside raffigura la Natività di Maria. Fu dipinto
da un pittore marchigiano, Melchiorre Jeli, nel 1791. Su questo
personaggio non si conosceva assolutamente nulla, neppure il nome;
infatti, sino al 1994 era ancora chiamato, per un'errata lettura
della firma posta sul quadro, Felice Melchiorri d'Ancona. Una
recente ricerca fatta presso Enti culturali marchigiani ci ha
portato a scoprire altre opere di Melchiorre Jeli in due chiese
delle Marche. Il quadro di Bogliasco, dalla impaginazione monumentale
che raffigura le donne indaffarate attorno a Sant'Anna che ha
appena partorito la Vergine, è ricco di delicati particolari
come la culla posta a sinistra con l'angelo che indica le rose
sparse, simbolo mariano, il cesto col lavoro di cucito poco più
in alto, o ancora il festoso girotondo di angioletti in alto,
sotto l'immagine di Dio Creatore.
Presentazione
di Maria al Tempio (Carlo Giuseppe Ratti, 1791) - Sul lato
destro del presbiterio è collocata la Presentazione di
Maria al Tempio un episodio narrato in un Vangelo apocrifo, il
Protovangelo di Giacomo. La scelta di questo soggetto, per il
grande quadro da collocare su un lato del presbiterio, fu fatta
per completare quella trilogia mariana che doveva arredare il
presbiterio e formata dai dipinti che stiamo appunto vedendo:
la Natività, l'Assunzione e la Presentazione al Tempio
della Vergine. Il quadro fu commissionato nel 1791 al noto pittore
savonese operante a Genova, Carlo Giuseppe Ratti. La tela è
un'opera della tarda età, quando il Ratti operò
attivamente nella Riviera di Levante tra Nervi, Sori e Polanesi.
La matrice tardo barocca della spazialità del dipinto viene
rivista dal Ratti in forma più accademica e classicistica
con la composizione che si articola sui giochi di diagonali. La
teatralità della scena non impedisce tuttavia di osservare
alcuni deliziosi particolari come le due tortore in mano alla
donna in basso a sinistra, o i panneggi nella veste e nelle maniche
della madre di Maria.
Assunzione
della Vergine (Francesco Pascucci, 1790) - Sul lato sinistro
del presbiterio troviamo la tela con l'Assunzione della Vergine,
opera del 1790 del pittore romano Francesco Pascucci. Questi non
fu certamente un pittore di spicco nel panorama artistico di fine
Settecento, tuttavia la sua pur ridotta produzione che conosciamo
presenta notevoli punti di interesse. Il quadro di Bogliasco si
colloca nella tradizione classicistica, con figure derivate da
Raffaello, mentre la composizione ricorda gli artisti emiliani.
In alto una corona di putti chiude il dipinto incorniciando la
figura della Vergine. E' interessante evidenziare l'animata scena
degli Apostoli stupiti dell'evento al quale assistono, mentre
sul sudario della tomba sono dipinte alcune rose, ricorrente simbolo
legato alla Madonna.Il quadro è stato restaurato nel 1991.
Battesimo di
Gesù (sec. XVII) - Collocato nella controfacciata,
entrando a sinistra, troviamo il piccolo gruppo scultoreo del
Battesimo di Gesù opera di uno sconosciuto artista della
seconda metà del Seicento. Su questo gruppo, appartenente
alla chiesa preesistente, non abbiamo alcuna indicazione documentaria;
esso è composto di due figure: San Giovanni Battista e
Gesù inginocchiato mentre riceve il Battesimo. Accanto
a loro l'agnello, sempre presente nella iconografia del Cristo
col Battista. La scultura, racchiusa da un cancello e completata
da una vasca per acqua benedetta di fattura posteriore, è
l'attuale Fonte battesimale.
N.S. del
Carmelo appare a San Simone Stock (G.Agostino Ratti, 1750)
- Il dipinto si riconduce all'episodio della visione avuta da
San Simone Stock, Priore Generale della Congregazione dei Carmelitani,
vissuto in Inghilterra nel XIII secolo, al quale apparve la Vergine
consegnandogli il cosiddetto "scapolare" divenuto poi
distintivo dell'Ordine carmelitano. Nel quadro si possono riconoscere
caratteri tipici di Gio Agostino Ratti: a cominciare dagli angeli
che fanno da cornice alla scena e sono raffigurati mentre esprimono
gesti usuali. Un angioletto in alto indica la scena ad un compagno
e sulla destra altri due angeli commentano l'avvenimento. Più
teatrali sono i gesti della Vergine e di San Simone. Pur essendo
il dipinto firmato e datato 1750 non si è trovata alcuna
documentazione d'archivio riguardo ad esso: potrebbe pertanto
anche trattarsi di una donazione.
Santi Gerolamo, Giovanni
Battista e Antonio da Padova (Scuola Genovese, Sec. XVII)
- I soggetti del quadro sono tre Santi verso i quali esisteva
una particolare devozione nella famiglia Campodonico, che aveva
il giuspatronato della Cappella. Questi santi sono raffigurati
con i loro classici attributi iconografici. San Gerolamo col libro
in quanto egli fu traduttore della Bibbia in latino (la famosa
Vulgata). Porta la veste rossa ed accanto ha il cappello cardinalizio.
San Gerolamo non fu mai Cardinale, ma un suo incarico alla corte
di papa Damaso I° fece sì che tutte le sue raffigurazioni
ricordassero questo fatto abbinando al Santo i simboli cardinalizi.
Accanto a San Gerolamo, San Giovanni Battista vestito con pelli
di animali, che porta la croce quale precursore del sacrificio
di Cristo e sottostante è l'agnello attributo del Santo.
Infine, Sant'Antonio da Padova che tiene Gesù Bambino a
ricordo della visione che ebbe nella sua cella. Accanto un putto
tiene il giglio, simbolo di castità, e un libro aperto
sul quale si leggono i primi versi di un antico Responsorio. Riguardo
all'autore, una prudente attribuzione è stata fatta da
Alessandra Cabella e Marzia Castaldi Gallo che hanno suggerito
il pittore genovese Gio Raffaele Badaracco (1648-1726) anche se
la qualità del dipinto non sembra all'altezza di questo
artista.
Madonna Addolorata
(Antonio Maria Piola, 1697) - Il quadro fu commissionato al pittore,
figlio del più celebre Domenico, nel 1697, il che significa
che il dipinto apparteneva alla vecchia chiesa. Lo ha dimostrato
il fatto che, durante il recente restauro, si è potuto
accertare l'esistenza di un'aggiunta nella parte inferiore della
tela: evidentemente esso fu adattato alla nuova collocazione.
Oltre alla Madonna Addolorata, nel quadro sono raffigurati altri
Santi riconoscibili dai loro attributi iconografici: Chiara con
l'antico Ostensorio, Filippo Neri con il cuore e la fiamma, Giuseppe
col bastone fiorito, Erasmo con il cero e forse Antonio da Padova.
A sinistra è l'Angelo Custode che indica al bimbo la strada
della Salvezza, proteggendolo dalle fiamme dell'Inferno, dipinte
in basso. Nel mezzo della tela, da uno squarcio tra le nubi, è
visibile un tratto di mare dove naviga un'imbarcazione genovese;
potrebbe essere una tartana, usata dai nostri naviganti per la
pesca. La presenza di questo elemento iconografico testimonia
come l'altare fosse stato edificato con le donazioni fatte dai
naviganti di Bogliasco, tant'è vero che in un passato abbastanza
recente esso era chiamato l'altare dei naviganti.
Sacra Famiglia
(Scuola genovese, sec. XVII) - Il dipinto posto sul primo altare
a destra, proviene probabilmente dalla chiesa preesistente, è
stato attribuito genericamente alla "scuola genovese"
della seconda metà seicento, anche se ipotesi più
recenti lo farebbero avvicinare per i suoi caratteri stilistici
a due pittori liguri, i fratelli Bartolomeo e Domenico Guidobono.
Esso rappresenta la Sacra Famiglia e ne riporta gli attributi
iconografici che generalmente compaiono nella rappresentazione:
Gesù che indica a Maria e a Giuseppe che la sua missione
viene dall'alto, dove troviamo raffigurata la colomba dello Spirito
Santo in un alone di luce; la Madonna che accetta rassegnata le
parole del Redentore e, in ombra, San Giuseppe con un'espressione
molto indicativa tra la sorpresa e l'incredulità.
(*) Testo e immagini tratti dal volume:
Pier Luigi Gardella, Bogliasco, la Chiesa della Natività
di Maria, Parrocchia di Bogliasco, Compagnia di Bogliasco
'90, 2002, pagg. 104, euro 10
Il libro è disponibile (ordinativi anche per posta) presso
la segreteria parrocchiale