E' necessario sviluppare tra le giovani generazioni le molte qualità che fanno i buoni cittadini; dare sotto il nome di 'Scautismo' una nuova e attraente forma di educazione (B.P.)
IL SUO FONDATORE, LE ORIGINI - Se si vuole comprendere appieno lo Scautismo, occorre conoscere qualcosa dell'uomo che fondò il Movimento Scout, uno degli uomini più genuinamente dotati di spirito giovanile che mai siano vissuti, Lord Baden-Powell of Gilwell, Capo Scout del mondo, conosciuto da tutti gli Scouts come B.- P. Nacque a Londra nel 1857, dopo aver completato gli studi si dedicò alla vita militare e fu protagonista di molte campagne militari del tempo, soprattutto in India e in Africa. Da queste particolari esperienze egli sviluppò lentamente ed attentamente l'idea dello Scautismo. Essendo ormai considerato un eroe dalla sua nazione per le sue vittoriose battaglie e dopo aver raggiunto una certa popolarità con i suoi scritti sulle sue avventure militari, B.- P. capì che gli si offriva una grande occasione, si rese conto che gli si apriva la possibilità di aiutare i ragazzi del suo Paese e che occorreva insegnare ai giovani ad essere veri uomini e buoni cittadini. Scelse di sperimentare sul terreno la sua idea, organizzando un campo con un gruppo di 20 ragazzi. Così, nell'estate del 1907, li portò con sé sull'Isola di Brownsea, sulla Manica, per il primo campo scout che il mondo abbia mai visto! I ragazzi, divisi in gruppi, sperimentarono le strutture portanti del metodo che il fondatore stava elaborando: il sistema delle pattuglie, le tecniche dello scouting, i giochi, le tecniche della vita di campo, la contemplazione di Dio attraverso la natura, il servizio verso gli altri Fu un gran successo! Nei primi mesi del 1908 B.- P. scrisse il manuale di formazione, in uso ancora oggi, per tutti gli scout, "Scautismo per ragazzi", senza nemmeno sognare che questo libro avrebbe messo in marcia un movimento che avrebbe interessato la gioventù di tutto il mondo! Fu così che pattuglie e Reparti Scout cominciarono a sorgere non solo in Inghilterra, ma anche in numerosi altri Paesi. Il movimento crebbe a dismisura e raggiunse proporzioni tali che B.- P. si rese conto che lo Scautismo sarebbe stato la missione della sua vita! Nel 1920, per la prima volta, Scouts di ogni parte del mondo si incontrarono a Londra per la prima riunione internazionale scout: nacque così il jamboree mondiale. Questo evento, vivissimo ancora oggi, si celebra ogni quattro anni ed è la dimostrazione concreta dell'idea di fraternità mondiale che caratterizza lo Scautismo. B.- P. morì in Kenya nel 1941 e gli ultimi pensieri furono per i suoi scouts, nell' "Ultimo messaggio agli esploratori" ci ricorda infatti che: "il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Cercate di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'avete trovato così non avrete sprecato il vostro tempo, ma avrete fatto del vostro meglio. Siate sempre preparati. Mantenete la vostra Promessa di scout anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo". Queste parole ogni scout le ha sempre impresse nella sua mente, ma soprattutto nel suo cuore.
LE STRUTTURE - In Italia lo Scautismo ufficiale è rappresentato dalla Federazione Italiana dello Scautismo (FIS) che riunisce il Corpo Nazionale Giovani Esploratrici ed Esploratori Italiani (CNGEI) e l'Associazione Guide E Scouts Cattolici Italiani (AGESCI). Il CNGEI è un'associazione laica, fondata nel 1913, alla quale possono aderire giovani di qualsiasi confessione o tendenza religiosa. Ognuno segue il proprio culto e le proprie scelte religiose; durante le attività viene lasciato il necessario spazio per permettere a tutti di dedicarsi a momenti di spiritualità. Alla base del proprio progetto educativo il CNGEI pone il concetto di laicità, secondo il quale la fede è considerata un fatto privato dei propri membri. L'AGESCI, fondata nel 1974 dalla fusione delle preesistenti associazioni ASCI (maschile) e AGI (femminile), pur essendo rivolta a tutti, ha una decisa ispirazione cattolica e altrettanto decisamente (e gioiosamente!) cattolica è la sua proposta. L'Agesci opera a livello centrale, zonale, regionale. Il vertice associativo è costituito da due copresidenti e da un Capo Scout e una Capo Guida, i quali rappresentano l'unità dell'Associazione. A livello regionale si lavora suddivisi in zone, ogni zona comprende più gruppi scout.
AGESCI: IL GRUPPO LE UNITA' - La formazione scout maschile e femminile è suddivisa in tre fasce di età, cui corrispondono le tre branche dello scautismo, ciascuna con il suo metodo:
1) BRANCA L/C Branco di lupetti e lupette: per bambini e bambine da 8 a 11 anni; 2) BRANCA E/G Reparto di esploratori e guide: per ragazzi e ragazze da 11 a 16 anni; 3) BRANCA R/S Noviziato/Clan di rover e scolte: per ragazzi e ragazze dai 16 ai 20 anni. Quando sia presente almeno una unità per ogni branca nello stesso territorio si avrà un gruppo.
Il gruppo è guidato da una Comunità Capi (Co.Ca.), formata dagli adulti educatori cui l'associazione ha riconosciuto la qualità di capo. La Co.Ca. si assume la responsabilità educativa del gruppo.
LA FORMAZIONE DEI CAPI - E' il dare, non il ricevere, che paga (B.- P.) L'adulto che abbia fatto una scelta di servizio quale capo in Associazione è responsabile dell'educazione dei ragazzi che gli sono stati affidati. La formazione capi sarà pertanto utile e necessaria per svolgere un servizio educativo competente e responsabile. L'itinerario formativo conduce alla nomina a Capo e comprende un periodo di tirocinio in un'unità ( aiuto-capo) e due momenti specifici di formazione: Il Campo di Formazione Metodologica (CFM) e il Campo di Formazione Associativa (CFA). Il CFM offre una conoscenza del metodo scout, presenta problemi ed esigenze dei ragazzi delle branche alle quali il campo è dedicato, illustra e sperimenta la specifica metodologia della branca prescelta. Il CFA (da svolgersi dopo almeno un anno dal CFM) ha lo scopo di affinare l'arte del capo attraverso la valutazione critica della propria esperienza di servizio, verificando la propria vocazione di capo e completando le competenze di educazione con il metodo scout. Una volta terminato l'iter formativo si può richiedere il "brevetto", ossia la nomina a capo, riconosciuta a livello mondiale. A partire dai primi momenti del loro servizio i capi sono chiamati a razionalizzare la propria esperienza di crescita personale e di educazione di altri, preparando il proprio progetto personale, formulando il cosiddetto "Progetto del Capo" che consiste in un'analisi che il capo fa su se stesso sui diversi aspetti della propria vita (fede, servizio, vita privata.) verificabile all'interno della comunità capi.
I VALORI IL METODO - Ricordatevi del contenuto della Promessa e della Legge e cercate di metterle in pratica. Così avrete fatto il vostro dovere (B.- P.) LEGGE - PROMESSA Il profilo morale dello scout è fatto di lealtà, fedeltà, generosità, schietta gioia, fiducia reciproca, senso di responsabilità, spirito di servizio del prossimo. Questi valori si fondono in un serio impegno educativo, continuamente richiamato da una legge scout, coscientemente accettata e da una promessa scout volontariamente pronunciata. Legge e promessa sono i cardini su cui poggia l'intero metodo-scout e in cui sono sintetizzati gli impegni proposti dallo scautismo. "Con l'aiuto di Dio, prometto di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio paese, per aiutare gli altri in ogni circostanza, per osservare la Legge scout". La promessa non è un giuramento, ma un impegno. Non chiede un risultato, ma uno sforzo ( fare del proprio meglio). La promessa costituisce un vincolo personale: fatta di fronte a un capo, essa è elemento essenziale del rapporto capo-ragazzo; al tempo stesso il singolo assume il suo impegno dinanzi a una comunità e con essa entra anche a far parte della comunità dell'associazione e della fraternità degli scouts di tutto il mondo.
LA PROPOSTA DI FEDE - "La religione non è che: 1°) credere in Dio; 2°) fare del bene al prossimo" (B.- P.) Lo scout promette di compiere il suo dovere verso Dio. B.-P. diceva che: "Nessun uomo può essere veramente buono se non crede in Dio e non ubbidisce alle sue leggi. Per questo tutti gli scouts debbono avere una religione". Come già accennato, la proposta dell'Agesci è cattolica. Durante le attività c'è sempre il momento dedicato alla catechesi e alla partecipazione alla Messa. In ogni unità ci si accosterà al momento di fede ovviamente con uno stile e un approccio diverso, a seconda dell'età dei ragazzi; comune è il messaggio che si vuole passare: l'amore verso Dio, attraverso gli "strumenti" della natura e della preghiera, e l'amore verso il prossimo, con l'abituare i ragazzi al servizio (verso i componenti del proprio gruppo, verso quelli più piccoli, in famiglia, a scuola)
IL GIOCO E LA VITA ALL'APERTO - "Lo Scautismo non è una scienza da studiare solennemente, è un gioco allegro all'aperto" (B.- P.) Nello scautismo quasi tutto si fa col gioco, niente si fa per gioco. Il gioco è la cosa più importante nella vita di un bambino e di un ragazzo. Il fine dell'educatore è di insegnare a "ben vivere"; ora, se per il bambino giocare è vivere, occorrerà insegnargli a "ben giocare"! Il nostro metodo consiste nell'offrire giochi e attività che, mentre sono per i ragazzi attraenti, li educheranno seriamente dal punto di vista morale, mentale e fisico. Ogni gioco deve avere uno scopo, premiare non solo il risultato, ma lo sforzo, l'impegno e lo stile di ognuno; deve coinvolgere tutti, deve evitare di emarginare i meno dotati, privilegiare l'antagonismo tra le squadre anziché tra le persone, fare affidamento sulla stretta osservanza delle regole e sulla lealtà di ogni giocatore; il gioco richiede al vinto di accettare la sconfitta e di congratularsi col vincitore, e a quest'ultimo di simpatizzare col vinto! Il gioco che si propone deve essere divertente, mai noioso e ripetitivo e svolgersi per quanto possibile sempre all'aperto. La vita all'aperto si giustifica nello scautismo sempre in funzione della formazione del carattere. L'ambiente naturale, con le sue difficoltà il freddo, il caldo, la pioggia, la fatica ma anche con la sua bellezza, forma la personalità, in modo forse unico, sui tre piani dell'educazione: fisico, con l'irrobustimento progressivo del corpo alle prese con le forze della natura; intellettuale, per le meraviglie che si ha la possibilità di apprezzare e al tempo stesso per la necessità di trovare soluzioni agli ostacoli da affrontare; spirituale, poiché la natura e al sua conoscenza rappresentano un modo per avvicinarsi a Dio.
SIMBOLISMO E UNIFORME - "E' l'uniforme che identifica uno scout, in qualunque parte del mondo lo si incontri" (B.- P.) Grande importanza nello scautismo ha una serie di "segni": il saluto, il motto ("sii preparato"), la stretta di mano sinistra, il linguaggio e la terminologia, le cerimonie, l'uniforme tutto questo oltre a creare una particolare identità, racchiude una dimensione educativa. L'uso dell'uniforme, elemento apparentemente esteriore, ha invece un valore sostanziale: è il segno dell'appartenenza a una fraternità mondiale e costituisce un ulteriore mezzo educativo, perché ricorda al ragazzo una serietà ed un impegno particolari incoraggiandolo all'ordine e allo stile scout; è attestazione di uno stile di vita che rifiuta le mode passeggere ed è un mezzo per consentire a chi la indossa di dimostrare pubblicamente per mezzo di "segni" (i distintivi) le tappe e gli obiettivi raggiunti nel campo della progressione personale.
IL METODO DELLE BRANCHE - Come già accennato, se i principi rimangono gli stessi, ogni branca possiede il proprio metodo particolare. BRANCA LUPETTI = "Un cuore coraggioso e una lingua cortese ti porteranno lontano nella giungla" (R.Kipling, Il libro della giungla). La branca lupetti utilizza come sfondo l'ambiente della giungla, con riferimento alle storie di Mowgli del "Libro della giungla" di R. Kipling, e ciò consente di presentare l'ideale morale ispirandosi ad un clima avventuroso e fantastico. Con i suoi personaggi tutti positivi (Akela, capo del branco; Baloo, l'orso maestro della legge; Bagheera, la pantera nera; Kaa, il pitone) e altri tutti negativi (Shere Khan, la tigre violenta e vigliacca; Tabaqui, lo sciacallo adulatore e servile; le Bandar, scimmie indisciplinate e dispettose), la giungla rappresenta non solo una storia bella e avventurosa da raccontare ai lupetti, ma è anche lo scenario permanente della vita di branco. I "vecchi lupi" incarnano i personaggi positivi, mentre i personaggi negativi rappresentano i vizi da fuggire. L'unico personaggio non statico è lo stesso Mowgli, il "cucciolo d'uomo", in quanto, idealmente, rappresenta il bambino stesso. Attraverso la storia della giungla, quindi, il bambino può giocare da protagonista, anziché da spettatore. La storia della giungla è raccontata al branco ogni anno in modo sistematico, secondo un preciso programma che suddivide il racconto tra le varie riunioni e cacce. B.- P. diceva che dobbiamo riunire i lupetti in una famiglia, non una famiglia qualsiasi, ma una 'famiglia felice'; lo spirito della "famiglia felice" designa l'atmosfera gioiosa e allegra del sincero volersi bene in cui è immersa la comunità del branco. Va inoltre menzionata la "pista" del lupetto: essa è l'insieme delle esperienze ed attività che costituiscono la progressione personale del bambino; con l'aiuto degli altri e dei suoi "vecchi lupi", egli completerà il suo percorso di lupetto acquisendo capacità che hanno per scopo di sviluppare le sue qualità individuali (per mezzo di specialità, tappe.). Il branco è suddiviso in "sestiglie", gruppi di bambini cui a capo c'è sempre un capo e un vice-capo sestiglia, che sono i lupetti più anziani e che a loro volta formano il cosiddetto Consiglio di Akela (CdA). E' nel CdA che si preparano gli anziani alla salita al Reparto degli esploratori. Le attività del Branco sono costituite da riunioni settimanali in sede (nella "tana" di branco!); uscite di intera giornata (dette "cacce" almeno una al mese); un campo estivo (le "vacanze di Branco") di 7-10 giorni di solito in strutture idonee a offrire ospitalità e pernottamento. In Agesci, la figura di Baloo, l'orso bruno maestro della legge, è interpretata dall'Assistente Ecclesiastico, che viene così inserito nel gioco della giungla sullo stesso piano degli altri "vecchi lupi". Ciò non comporta alcuna commistione tra giungla e formazione religiosa nel linguaggio o nelle attività: "la giungla si dice nello scautismo cattolico si ferma ai piedi dell'altare". Il patrono dei lupetti è S. Francesco.
BRANCA ESPLORATORI - "Attraverso monti e valli ti senti libero. Non c'è piacere che si avvicini a quello di preparasi il proprio pasto su un piccolo fuoco di braci ardentinessun profumo vale l'odore di quel fuoco" (B.- P.) La pista si fa sentiero... A differenza del lupettismo, la branca esploratori non si fonda su una storia portante. Il motivo è che, per il gruppo di età cui essa si rivolge (12-16 anni), la dimensione dell'avventura si spoglia delle sue connotazioni fantastiche per assumere quelle di vita reale. E' per questa età che B.-P. ha inizialmente pensato lo scautismo, applicando le tecniche dello scouting: la vita al campo, i nodi, le costruzioni, l'osservazione delle stelle, l'orientamento e così via. Sono tecniche che stimolano l'assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi, il senso della competenza, il lavoro di squadra. Quest'ultimo, costruito su piccoli gruppi (squadriglie) guidati dai ragazzi stessi è alla base della struttura portante del metodo esploratori: è la squadriglia, non il reparto, l'unità educativa essenziale della branca. Essa costituisce la principale scuola di formazione della personalità di ciascun ragazzo, perché attraverso di essa egli prende coscienza di essere responsabile, per la sua parte, del bene della comunità della squadriglia. I capi squadriglia, anche qui i ragazzi più anziani, formano, insieme con la direzione (il e la capo-reparto), il "consiglio capi" e contribuiscono alle decisioni sulle attività del reparto. Ciascun ragazzo ha in squadriglia un proprio incarico che deve personalmente svolgere: avremo così il magazziniere, il cuciniere, il segnalatore, il cassiere. Ogni squadriglia è contraddistinta da un nome di animale che viene riprodotto su una bandierina (il "guidone") che sarà il simbolo della Sq. La squadriglia ha un proprio grido di presentazione, proprie tradizioni, propri "angoli" nella sede di reparto; ma soprattutto, ogni Sq. ha un proprio "spirito" con cui affronta le situazioni, che fa sì che i ragazzi si sentano veramente una squadra! La squadriglia è un organismo verticale: è cioè composta da ragazzi non tutti della stessa età, ma apprtenenti alle diverse età del gruppo 12-16. E' una "famiglia" con fratelli maggiori e minori, con i primi che assumono la responsabilità dei secondi e i secondi che imparano dai primi. Uno dei principi tipici della branca è proprio il "trapasso nozioni", che comporta che l'apprendimento delle tecniche e di qualunque altra nozione scout avvenga per il tramite degli scout più anziani ed esperti. Le squadriglie, anche in reparti "misti", cioè frequentati da ragazzi e ragazze, sono sempre monosessuali. Le attività del reparto sono costituite da riunioni settimanali in sede, sia di squadriglia che di reparto; da uscite di intera giornata; da bivacchi mensili e da un campo estivo di 12-15 giorni sotto tenda. Il campo estivo ha per gli esploratori e le guide un valore assai maggiore delle vacanze di branco per i lupetti, in quanto rappresenta veramente lo sbocco delle attività dell'intero anno, dove la squadriglia può attuare tutto ciò che ha appreso durante l'anno e sperimentare la vita comunitaria in mezzo alla natura, in essenzialità. Il patrono degli esploratori è S. Giorgio.
BRANCA ROVER - "Il buon cittadino è colui che è pronto a prestare servizio alla comunità in qualsiasi momento" (B.- P.) - Il sentiero si fa stradaIl roverismo si distacca nettamente dalle due branche che lo precedono, non solo nei mezzi, ma nello spirito. Esso non comporta più solo il principio dell'adesione volontaria, ma una scelta di valori che diviene sistema di vita. Tra i mezzi del roverismo non troviamo più il gioco. L'uniforme è semplificata, la progressione personale è essenzialmente subordinata a scelte personali del giovane. Una grande importanza assume invece la vita all'aperto con l'atmosfera e la spiritualità della "strada". Immagine di alto valore simbolico (il cammino dell'esistenza umana), la strada diviene un preciso strumento pedagogico. Questo metodo, sviluppato nel dopoguerra, propone al giovane una serie di attività all'aperto (uscite itineranti e campi mobili detti "routes") fisicamente molto impegnative, che lo portano a confrontarsi con le difficoltà del freddo, della stanchezza, della fame, del maltempo e a prendere coscienza dei propri limiti, ma che gli offrono al tempo stesso un'occasione di contemplazione della natura e una dimensione di essenzialità e di semplicità (uno zaino ha una capienza ridotta!!!) e lo portano, infine, all'incontro con gli altri. L'incontro con gli altri: momento essenziale della strada. Lo sforzo di comprendere, di amare e di servire il prossimo è fondamentale per formare al senso del servizio della comunità, che è da sempre uno degli scopi dello scautismo. Per questo è previsto infatti che i rover e le scolte, accanto alle attività con la loro comunità, svolgano un'attività di servizio in associazione e non (solitamente nei tre anni di clan il servizio viene così suddiviso: 1° anno: servizio extra-associativo a scelta catechismo, anziani, ospedali.- 2° anno: servizio in branco; 3° anno: servizio in reparto). Anche nel roverismo vi è una progressione personale. Inizialmente gli esploratori e le guide che provengono dal reparto sono immessi in un periodo sperimentale, chiamato Noviziato, della durata di un anno, affidato ad un maestro dei novizi. Il noviziato ha per scopo di consentire al giovane di valutare la proposta educativa del roverismo; se deciderà di aderirvi, al momento dell'entrata in Clan, assumerà il cosiddetto "impegno" con la firma della "Carta di Clan", dove sono espressi in forma particolare i valori, gli impegni e gli obiettivi della comunità. Il patrono dei rover è S.Paolo. Verso i 21 anni, infine, il giovane lascia il clan, terminando così l'itinerario educativo dello scautismo. Se deciderà di informare la propria vita di adulto ai valori dello scautismo (in particolare all'impegno di servizio), il suo distacco dal clan verrà segnato con una particolare cerimonia che prende il nome di "partenza". Dopo la partenza, il giovane sceglierà se svolgere un servizio all'interno dell'associazione o all'esterno. Coloro che proseguiranno il loro cammino in associazione entreranno a far parte della Comunità Capi (Co.Ca.).
IL BELLO DELLO SCAUTISMO - Scrivere di Scautismo però non gli rende davvero giustizia. Per comprenderl occorre viverlo, a volte soffrirlo, perché lo scautismo non è solo un metodo, ma è un qualcosa che "ti si cuce sulla pelle e non si stacca più". Bisogna quindi aver fatto l'esperienza della vita all'aperto in un clima scout, dei campi e delle uscite; dell'avventura di un grande gioco di combattimento; della difficoltà di cucinare al campo quando la legna si rifiuta di prender fuoco perché o è verde o è bagnata; delle notti in tenda; della soddisfazione di una costruzione ben fatta; dell'atmosfera gioiosa e incantata di un fuoco di bivacco; dello stupore di una veglia alle stelle, quando si è soli di fronte all'immensamente grande; dell'allegria di un canto insieme a compagni esausti per una comune esperienza di servizio; della gioia di fare la strada insieme. Sentimentalismi? ForseMa i sentimenti sono necessari all'uomo quanto la razionalità e, nello, scautismo, sono tanto più importanti in quanto derivano da esperienze esistenziali che formano la personalità. Dunque nel nostro lavoro dovremo guardare avanti, molto avanti, con grande speranza e obiettivi elevati. Ma quando guardiamo, guardiamo lontano, e anche quando crediamo di stare guardando lontano, guardiamo ancora più lontano (B.- P.)