CLASSE
I° F
Coordinanata
dalla prof.ssa Vilda Piovanello
PROGETTO
PER “LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO E NATURALE”
IL
GIANICOLO IN EPOCA ARCAICA E REPUBBLICANA FINO ALL’ETA’ DEI GRACCHI
IN
COLLABORAZIONE CON IL XVI°MUNICIPIO ED ITALIA NOSTRA
Hanno collaborato:
Prof. Ivo Ferretti e gli alunni
del corso di fotografia
Prof. Teresa Meluccio
IL COLLE GIANICOLO.
IL BALCONE DI ROMA : 82m. di
altezza sul livello del mare
Uno dei colli di Roma sulla riva destra del Tevere che, in
origine, come tutte le terre, non era altro che un enorme mare.
Poi tutto comincia a cambiare e tracce di questi primi
cambiamenti sono rintracciabili alla base del colle stesso: sono i depositi
sedimentari di 2.000.000 di anni fa. Si tratta di rocce di argille di colore
grigio-azzurre che contengono foraminiferi (protozoi ciliati) e molluschi.(
foto 1)
Le
argille azzurre sono state utilizzate sin dai tempi delle civiltà più
antiche per la produzione di laterizi: oggi
possibile intravedere testimonianze di tale rocce in via delle Fornaci, lungo i tagli della ferrovia Roma-Genova,
a Villa Pamphili, alla confluenza della
valle dei Daini con
via di Donna Olimpia ( la scomparsa marrana di Tiradiavoli) ed infine
all'inizio di Via di Villa Pamphili, quando si distacca da piazza Quattro venti
: sulla parte destra della strada, dietro ad una folta vegetazione
possibile intravedere l'argilla testimone di due milioni di anni di
storia!
Continuando nel tempo, sappiamo
che un milione di anni fa tutta la
fascia costiera del mar Tirreno si solleva . Tale avvenimento geologico cominciò
a configurare tutta l’Italia e, nel territorio dove sorgerà Roma,le sabbie e
i conglomerati degli ambienti nati da tale sollevamento, emergono fino a formare
il rilievo più alto di tutta la città: una struttura che da nord si estende
attraverso i colli di Montemario, del Vaticano e del Granicolo.(foto
2)
Siamo nel pieno dell’era Quaternaria: sulle argille si
depositano sedimenti litoidi di un bel colore giallo oro ( non per nulla il
Granicolo verrà detto “monte d’oro”) e si estendono su quasi tutto il
territorio alla base del colle:
Monteverde era tutto d'oro! Oggi, gli studenti dell’ ITCG “Via di Villa
Pamphili”, ai lati della scalinata che collega i due plessi, possono osservare
proprio i sedimenti litoidi che sovrastano le argille azzurre! Ma anche sotto il
Faro del Granicolo, lungo uno dei tornanti, possiamo renderci conto di questo
antico fenomeno.( foto 3)
A questo punto della storia
dunque, quello che un tempo era il fondo del mare, è diventata un’ampia zona
collinare con paludi, l,aghetti e fiumiciattoli che erodono e depositano i
terreni che incontrano sul loro corso: i conglomerati con ciottoli arrotondati
sono la testimonianza di questa fase ulteriore del formarsi del colle e si
possono osservare lungo la scalinata che conduce da via Cesari a via Barrili.( foto 4 )
Poi,intorno a 600.00 anni fa, avviene un nuovo fatto
importante che interessa tutto il paesaggio romano: dal monte Amiata al Golfo di
Napoli, si genera un insieme di vulcani, per lo più esplosivi, che depositano,
con le loro energiche esplosioni, “i tufi” – materiali dovuti proprio
all’attività esplosiva – anche sui precedenti rilievi sedimentari e il “
tufo “ del Colle verrà utilizzato a partire dagli Etruschi , fino ai giorni
nostri. Dalla zona dell’attuale Viale Trastevere sino al quartiere Portuense,
attraverso il quartiere Monteverde, vi sono, a testimonianza di questa attività
estrattiva, tutta una serie di gallerie che verranno utilizzate poi come
catacombe e successivamente come rimesse ed officine -
via di Ponziano ne è la più
evidente testimonianza.
Ora facciamo un lungo salto nel
tempo: facciamo trascorrere circa 588.000 anni e arriviamo intorno a 12000 anni
fa: siamo nell’ultima fase climatica fredda: si abbassa il livello del mare: i
moltissimi corsi d’acqua esistenti in quello che verrà detto “paesaggio
romano”, provocano una macroscopica incisione del paesaggio e preparano la
forma naturale della valle del Tevere che è così pronta ad accogliere l’Homo
sapiens sapiens!( foto 5)
IANICULUM:
luogo di Giano
tra leggenda e
storia
. Dionigi di Alicarnasso,nelle
sue "storie", ci dice che sul colle Gianicolo, ancor prima di
Roma ,fu fondata da Romos, figlio di Enea, una importante città:ENEIA, della
cui storia però nulla ci viene detto.
Anche Plinio ci racconta
dell'esistenza di un insediamento primitivo sul colle: egli ci parla però di
ANTIPOLIS- "città rivale” – legandola
con ogni probabilità agli Etruschi che dominavano l’attuale Granicolo e gran
parte del territorio circostante sulla riva destra del Tevere: la ripa Veientana.
La
zona, scarsamente abitata, fu soprattutto via di transito verso l'Etruria e
limite che segnava i confini della città. Ancor prima della creazione della via
Aurelia –avvenuta probabilmente intorno al 240 a.C.- non poteva certo mancare
una strada di comunicazione con l’Etruria meridionale che, identificata con le
attuali via di San Pancrazio e via Vitellia, Svetonio definisce “antichissima”
e che in età tardo –imperiale assunse il nome di “Ianiculensis”.
Tito Livio, nel V libro
della sua "Storia di Roma" ci racconta che,
poco prima che i Galli arrivassero a Roma (387 o 390 a. C.)e la
saccheggiassero, “le vergini Vestali dopo aver
attentamente scelto gli oggetti sacri da portare via ed aver nascosto quelli che
avrebbero dovuto lasciare perché non avevano sufficienti forze per portarli via
tutti, seguendo la strada che, attraverso il ponte Sublicio conduce al
Granicolo, si avviarono verso Cere”.
Un’altra tradizione
molta antica, relativa al colle, che ci viene mandata da Dione Cassio e che fu
conservata anche in età imperiale, era quella di porre una bandiera, come
segnale di sicurezza sul colle
Granicolo quando erano in corso i “Comizi Centuriati” (Assemblea
del popolo romano in armi che procedeva alle elezioni dei magistrati, votava le
leggi da questi proposte, dichiarava la guerra e svolgeva funzioni di tribunale
d’appello) in Campo Marzio da dove il segnale era ben visibile:se la
bandiera continuava a sventolare, significava che nessun popolo nemico era alle
porte in quanto un esercito nemico,come prima cosa avrebbe “rubato” la
bandiera! Questo antico uso risale sicuramente al periodo in cui si temeva che
dal lato del Granicolo, potesse venire un attacco dalle città Etrusche,per il
controllo delle aree che portavano alle saline che erano proprio sulla riva
destra del fiume e di cui, tutti i popoli, compresi i ricchi Etruschi, avevano
un bisogno vitale, ma che i Romani
non volevano cedere a nessuno perché avevano ben compreso che da quel sale
sarebbe nata la loro potenza!
Alcuni studiosi pensano che il “vexillum” dovesse
essere collocato in un tempio e non certo in un luogo qualunque e dovesse essere
ben visibile dai “saepta Julia”(il
luogo dove, in epoca repubblicana si svolgevano i Comizi Centuriati e che è
localizzabile nella pianura immediatamente a Ovest del Pantheon.)
![]() |
All’epoca il luogo era fuori del perimetro urbano perché il popolo romano vi si riuniva in centurie -quindi armato- e per legge, l’esercito non poteva entrare in città. |
La piazza dei Saepta era orientata, come i templi, secondo i
punti cardinale.Da tale orientamento derivò poi quello di tutto il grande
quartiere di Roma sorto nel Campo Marzio e conservato nella forma attuale della
città moderna).
Per tornare al "vexillum",
il luogo sul Granicolo dove esso veniva innalzato, potrebbe essere Villa Lante.
Un’iscrizione su un cippo non rifinito di
travertino, proveniente proprio da questa zona del Gianicolo, ci informa : "
Cippus decimus a cippo /decimo ad primum ped./
LXXXX VII. ( Decimo cippo, dal cippo decimo al primo,piedi 97*)
I
cippi sicuramente servivano per delimitare un’area che, se i calcoli degli
studiosi sono giusti, aveva la forma di un rettangolo di 110 piedi di perimetro
con lati di 33 e 22 piedi vale a dire di m. 9.71 per m. 6.47. Le dimensioni
dell’edificio di villa Lante(m.
12.5 per m.8) corrisponderebbero piuttosto bene
a quelle delimitate dai cippi considerando anche che le strutture più
antiche della costruzione, potrebbero corrispondere ad una piattaforma
parzialmente artificiale.
Il nome latino IANICULUM
deriva da un presunto culto al dio Giano, qui praticato in età arcaica,
del quale tuttavia non restano molte tracce.
La tradizione leggendaria,
collegando Giano con l’origine di Roma, ne fece un re del Lazio primitivo che
risiedeva in un villaggio su un’altura della riva destra del Tevere. Qui Giano
avrebbe ospitato Saturno, cacciato dalla Grecia dal figlio Giove, e gli
avrebbe offerto di stanziarsi sul Campidoglio dove Saturno avrebbe fondato la
sua città: Saturnia.
Virgilio
nell’Eneide (libro VIII°) ci racconta che Evandro, che
accompagna Enea sui luoghi della futura Roma, arrivato sul Campidoglio, indica
all'eroe troiano le rovine di due città scomparse:
...."
Ancora qui tu vedi le mura diroccate di
due città:
sono ricordi, sono
memorie di lontani eroi:
dell’una rocca
fondatore il padre Giano, dell’altra Saturno,
quella si chiamò
Gianicolo, questa Saturnia".
Durante il suo regno, una vera e propria età dell'oro, Giano risiedeva
sul colle che da lui prese il nome ed insegnò agli abitanti l’arte di
coltivare la terra; introdusse, presso i suoi sudditi, la pratica della
navigazione e l’uso della moneta: il più antico “asse”
romano portava la sua effigie. (Alla metà del IV secolo –circa nel 338 a.C.-
e secondo l’esempio greco, Roma cominciò a coniare, anzi a fondere moneta,
sotto forma di cerchietti di peso determinato e con una determinata
stampigliatura: così apparve la
moneta di rame da una libbra, detta aes
grave o semplicemente as:
sull'as, da una parte era raffigurato Giano Bifronte e dall’altra il rostro di
un vascello)
In ogni caso, fin dall’età
arcaica, Giano era il dio barbuto dei campi e dell’ordine cittadino, oltre che
il protettore di ogni passaggio nello spazio e nel tempo, quindi di ogni entrata
e di ogni uscita. Il nome è infatti collegato con i termini “IANUA”
(porta) e “IANUS” (passaggio coperto): ogni soglia aveva in IANUS il
dio protettore e, rappresentato con due facce, così come ogni porta serve per
entrare o per uscire. I luoghi sacri a Giano erano perciò i crocicchi, i
passaggi coperti, gli archi, tra cui quello di Giano Quadrifronte e il
cosiddetto IANUS GEMINUS, piccolo tempio con la statua bronzea del dio
attribuito a Numa, consistente in una specie di passaggio con due porte posta
l’una di fronte all’altra, chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di
guerra, come a significare l’uscita degli eserciti per la guerra e l’attesa
per il loro rientro seguito dalla pace.
Come buon propiziatore
dell’inizio di ogni cosa, Giano aveva l’epiteto di PATER,
presiedeva alla prima parte del giorno –pater matutinus- e dava il nome
ad un mese dell’anno, il primo: IANUARIUS.
(Fu Numa, riformando il calendario, ad aggiungere due nuovi mesi gennaio e
febbraio, ai dieci istituiti da Romolo).
Il dio Giano ebbe anche un figlio
“FONTUS” a cui i Romani
erano molto devoti e il cui culto era particolarmente diffuso presso le
classi sociali meno ricche.
Con ogni probabilità i santuario
di Fontus doveva essere nel luogo ora occupato dal Ministero della
Pubblica Istruzione: nel 1914, durante lo scavo delle fondazioni, fu scoperta
un’iscrizione con una dedica a Fontus datata 24 maggio del 70 d.C.
La tradizione più antica ci
tramanda che, presso questo santuario, sarebbe stati sepolti corpi e non le
ceneri,come invece era in uso all’epoca cui ci riferiamo, di Numa Pompilio e
del suo successore Tullo Ostilio.
In epoca repubblicana, come ci
testimonia Svetonio, sul Gianicolo fu sepolto, nel 167 a.c., il poeta Ennio,
e l’anno dopo il suo amico e collega Stazio. Sembra che, anche in epoca
più anticha, vi fosse l’uso di seppellire sul Gianicolo le persone in qualche
modo connesse con attività teatrali: a Roma, gli autori teatrali e i poeti
facevano parte della stessa associazione: “collegium scribarum istrionumque”[1]
che, sembra, sia stato istituito intorno al 207 a.c.
Poco lontano dal tempio di Fontus,
in un bosco, ai piedi dell’attuale Villa Sciarra, c’era il tempio dedicato
alla dea Furrina. Quasi nulla si conosce
intorno a questa dea: la sua natura era sconosciuta agli stessi Romani tanto
che, verso la fine della repubblica, fu annoverata tra le Ninfe; cessò poi di
essere venerata e in epoca imperiale il suo tempio verrà consacrato a culti
orientali.
Sappiamo che nel bosco sacro di
Furrina, Caio Gracco, fuggito da Roma per non essere catturato dai suoi
oppositori,chiese al suo fedele servo Filocrate di ucciderlo: Filocrate
ubbidì in silenzio e, a sua volta, si tolse la vita: era il 121 a.C.
Attraverso i calendari
epigrafici,sappiamo che la Dea Furrina aveva un sacerdote – un Flamen
– la cui istituzione sembra risalire a Numa Pompilio; sappiamo inoltre che il
giorno a Lei dedicato era il 25 luglio. Sappiamo quindi che il culto
della dea Furrina era antichissimo
e che era praticato all’esterno delle mura della Roma arcaica:è giustificato
quindi, pensare al culto in un pagus (villaggio di campagna)autonomo,
presente nella zona in età arcaica.
Il Gianicolo, in epoca storica,
viene indicato con il termine PAGUS ( villaggio della campagna) IANICULENSIS:
lo testimoniano tre iscrizioni venute alla luce nel 1861 durante i lavori di
costruzione della Manifattura dei Tabacchi a piazza Mastai. In due di queste
iscrizioni appare l’indicazione di “pagus ianiculensis” in rapporto
con dei lavori edilizi realizzati dai “magistri pagi”, ovvero
gli uomini politici che avevano il compito di avviare e controllare i lavori del
villaggio; nella terza lastra si parla del restauro di un’ara: i nomi dei
“magistri” incaricati sono in gran parte perduti però vi sono le
indicazioni dei due edili curuli che avevano l’incarico di autorizzare
i lavori: Postumius e Octavius.
Proprio questi nomi danno la
possibilità agli studiosi di indicare delle date certe: gli anni tra il 120
e il 110 a.C. Inoltre, se era necessario restaurare un altare, è ovvio
pensare che tale altare dovesse essere ben più antico.
Si
può quindi ipotizzare che sul pagus Ianiculensis si trovasse un Santuario,
forse quello più importante del pagus.
Oltre al pagus Ianiculensis,
abbiamo testimonianza di altri pagi, con relativi santuari esistenti sulla riva
sinistra del Tevere: un Pagus Primus,
un Pagus Sucusanus, uno Montanus
ed uno Aventinus. I pagi erano esterni al Pomerio
ed era amministrati da “magistri” locali; non erano entità isolate ma
presentavano varie forme di aggregazione sia religiose che per lo scambio di
prodotti della terra.
Dalle poche testimonianze emerse,
sembra che il pagus Ianiculensis fosse, in qualche modo, ubicato, quasi a forma
di cuneo, tra il corso del Tevere e le mura Aureliane e che l’asse viario
principale fosse il tratto urbano della via Aurelia ( attuale via della
Lungaretta).
Il pagus Ianiculensis e quindi il
colle, in epoca arcaica erano occupati dai Veienti che avevano il controllo
della riva destra del Tevere e avevano grande interesse alle saline presenti
alla foce del fiume.
Il re Anco Marcio, facendo leva
sul bisogno del sale, riuscì ad accordarsi con i Veienti ai quali concesse il
rifornimento di questo bene primario in cambio dell’autorizzazione per
costruire un ponte sul fiume Tevere e collegare le due rive.
Anco Marcio fece costruire il ponte SUBLICIO ( il nome deriva dalle sublicae, pali in legno che servivano per la costruzione del ponte). Esso fu il primo ponte stabile sul fiume: così proprio sul Gianicolo, che distava da Roma 16 stadi( circa 2960 metri) si venne costituendo una zona controllata dai Romani.
![]() |
Tito Livio ci informa che sul colle, lo stesso re Anco Marcio fece costruire un tempio dedicato a Giano e che, in seguito all’incremento della popolazione e all’ampliamento urbanistico che posero nuovi problemi per la città,fece costruire intorno alla zona del Gianicolo un “murus terreus”(muro di terra)che, poi, Tarquinio Prisco avrebbe trasformato in “murus lapideus”(muro di pietra). |
Tale
fortificazione diverrà importantissima contro quella che sarà l’antagonista
di Roma nei primi anni della Repubblica: l’’etrusca Veio.
La riforma attribuita a Servio
Tullio comportò una nuova divisione del territorio cittadino in tribù: le tre
tribù gentilizie, volute da Romolo –“RAMNI , TIZI , LUCERI”- furono
abolite e la città venne divisa in 4 tribù territoriali- le tribù urbane. Il
resto del territorio costituiva le Tribù Rustiche che prendevano i nomi dalle
aree geografiche in cui si trovavano o dalle famiglie patrizie più
rappresentative che le abitavano e che ne possedevano le terre.
I
piccoli possessi al di là del Tevere, indicati con il termine “septem pagi”,
quindi anche il Gianicolo,costituirono la tribù Romilia.
Da questo momento in poi,molti
episodi della storia di Roma ci rimandano a questo colle.
Ancora Tito Livio ci
tramanda che durante la guerra scatenata per poter riprendere il potere a Roma,
da Tarquinio il Superbo, con l’aiuto dei Veienti e dei Tarquini, nella selva ARSIA,
sul Gianicolo,fu il dio Silvano, dio profetico delle foreste, a decidere quale
popolo avesse vinto la guerra: il dio dichiarò che , nella battaglia appena
terminata, gli Etruschi avevano avuto un morto in più, pertanto la guerra era
stata vinta dai Romani.
Anche l’episodio di Orazio
Coclite ci rinvia al Gianicolo, luogo ben visibile dal punto in cui era il
ponte Sublicio: Il giovane aristocratico romano organizzò una strenua e
solitaria difesa della sua patria sul ponte, fronteggiando gli Etruschi e
fermandoli in attesa che i suoi compagni tagliassero il ponte.
Dopo che Orazio ebbe impedito
l’ingresso in città a Porsenna, questi, lasciato un presidio sul Gianicolo,
si era accampato alle falde del Colle, per impedire qualsiasi arrivo di merci in
città.
In questo accampamento avverrà
l’episodio di Muzio Scevola che con la determinazione del suo atto,
dimostrò il valore dei soldati romani e contribuì alla partenza del re
etrusco.
![]() |
Quindi l’occupazione della riva
destra, oltre ad essere importante per costituire una testa di ponte contro i
Veienti, comportò lo sfruttamento agricolo di tutte le zone coltivabili, fatta
eccezione per le ampie zone paludose presenti a causa della vicinanza del fiume.
Cosa vi coltivavano? Fino al V°
secolo a.C. solo farro e orzo; a partire dal IV° secolo a.C. frumento,
vite ed olivo: tutte colture, ad eccezione del farro, che hanno continuato
ad essere presenti per tutti i secoli successivi nei territori intorno al
Gianicolo ed in particolare a Monteverde Nuovo dove, fino ai primi anni
cinquanta, vi erano ancora ettari di terreni adibiti alla coltivazione del
frumento e della vite!
Per tornare all’epoca
repubblicana, abbiamo una notizia certa di un importante evento consumatosi
proprio sul Gianicolo: uno dei tanti “scioperi generali” della Plebe
per ottenere la parificazione con i Patrizi.
Dopo la secessione del 494 sul
monte Santo e quella del 471 sul monte Aventino, ancora una volta, nel 287,
i plebei furono costretti, per ottenere ciò che spettava loro di diritto –
l’uguaglianza politica con i patrizi – a separarsi da Roma. In armi, si
ritirano sul Gianicolo.
I patrizi, presi dal timore,
elessero un Dittatore, come accadeva ogni volta che si sentivano in pericolo. Il
dittatore in questione era Quinto Ortensio che, consapevole dell’assoluta
necessità di non dividere la città, appianò la contesa facendo promulgare la “lex
ortensia de plebiscitis”.
I Plebisciti,
deliberazioni dei Concili della Plebe, divenivano leggi vere e
proprie, valide non solo per i plebei ma anche per i patrizi: le deliberazioni
dei plebei, da quel momento in poi, ebbero lo stesso valore delle altre leggi.