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Il
25 Marzo si è svolta una serata molto particolare nella nostra scuola:
nella sala video, gremita di studenti, si è assistito alla lettura di
alcune poesie di tre grandi poeti del Novecento:Attilio Bertolucci,
Pierpaolo Pasolini e Giorgio Caproni. Perché la scelta di far conoscere
e di ascltare della poesia è caduta su questi tre autori? Innanzitutto
perché essi hanno vissuto parte della loro vita a Roma e precisamente
nel quartiere Monteverde negli stessi anni, dal dopoguerra in poi. La
lettura è stata affidata al professore Vittorio Viti, grande amante
della poesia, che con molta passione e con una interpretazione
“sentita”, ha fatto vivere quei versi, facendoli risuonare
nell’aula, trasmettendo nell’animo di chi era in ascolto tutto il
dolore, lo sdegno, la nostalgia, l’amore
presenti nella poesia di questi poeti. In
quell’Italia che usciva a pezzi dalla guerra, ma con grandi speranze
per ilfuturo, si trovarono a vivere questi tre poeti. Ancora freschi i
ricordi della resistenza, delle lotte partigiane cui avevano aderito, in
una societòà che voleva voltare pagina, dimenticare in fretta,
Pasolini,Bertolucci e Caproni con le loro opere, volevano continuare a
trasmettere ideali e valori. Dall’ascolto delle poesie è emerso
quanto accomuna i tre poeti: il dolore. Dolore mai superato ma
“sublimato” nella poesia per la morte della madre in G.Caproni,
quello per la morte del fratello partigiano ucciso da “mano fraterna
nemica” in P. Pasolini e la sottile malinconia di A.Bertolucci,
per il constatato inesorabile scorrere del tempo osservato negli
amati figli Giuseppe e Bernardo. Bertolucci si rifugia nei ricordidella
giovinezza quando, dopo l’
8 Settenbre del 1943, in un Paese diviso, scelse di schierarsi dalla
parte della libertà. Quale
può essere il ruolo della poesia nella attuale società dominata
dall’arroganza, dall’egoismo, dall’interesse dei potenti mentre il
mondo è ancora più diviso e le
ingiustizie sono ancora più evidenti?
Questa serata mi ha fatto riflettere
su quanto proprio oggi possa servire conoscere ed amare la
poesia, soprattutto poesie di poeti
che hanno vissuto e raccontato la guerra.
Le loro parole ci trasmettono il valore della pace e della libertà
e perché si debba lottare quando pace e libertò mancano o sono negate.
La poesia forse non ha il potere di fermare la guerra, di far tacere le
armi, ma può servire, in chi è disposto ad amarla, a dare importanza
delle piccole cose. La luce di un tramonto, la forma delle nuvole, gli
occhi di un bambino, il sorriso di una ragazza, la malinconia dolce e
rassegnata dei vecchi, ma anche a leggere tra le righe, a non
accontentarsi delle “verità ufficiali”, a volere un mondo migliore,
perché sono sempre attuali le parole di F.Dostojevskji: ”è la
bellezza che salverà il mondo”. |
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Incontriamo il signor Aldo Zargani in un’aula della nostra scuola, in occasione della recente seconda edizione del suo libro che ripercorre, attraverso i ricordi dell’ Autore, gli anni bui del fascismo. In particolare le leggi razziali segnarono profondamente l’esistenza del piccolo Aldo: essendo ebreo fuggì con la famiglia da Torino dove viveva per rifugiarsi nel biellese, ospite della ex-tata (ironia della sorte) . L’Autore ha raccontato, tra l’altro le dolorose vicende della cugina Pucci che fu presa da fascisti italiani e consegnata ai soldati tedeschi per essere deportata ad Auschwitz da cui non fece più ritorno. Dal libro l’autore ha citato solo alcuni episodi; la sua non è stata affatto una “promozione” del libro. Il libro è stato un pretesto per rievocare, per ricordare quello che c’è stato in Italia e in Europa (nella civile Europa) solo fino a 56 anni fa: l’avvento del fascismo in Italia,prima, e il nazismo in Germania, poi, la seconda guerra mondiale,la vergogna dei campi di sterminio con tutto il retroterra che porta alla loro creazione. Lo sgomento che provo ogni volta che sento parlare di Auschwitz, Buchenwald, Treblinka è sempre lo stesso. Perché? Come è stato possibile solo concepire l’idea? Non ci può essere alcuna giustificazione, nessun perdono. Ecco , il perdono è stato uno degli argomenti scaturiti dal dibattito: un giovane della nostra classe, di religione ebraica ha raccontato con molta sincerità di avere apostrofato così dei ragazzi tedeschi forse in gita a Roma:”I vostri nonni si sono portati via i miei nonni!” Con molta serenità Aldo Zargani ha spiegato al giovane ebreo e a noi tutti che in Germania, dopo la guerra è iniziato un lungo e doloroso percorso di “presa di coscienza” e di “assunzione della colpa” che è vivo ancora oggi nelle nuove generazioni perché quel che è successo non accada mai più. In Italia forse non c’è stata una analoga assunzione di responsabilità per i 20 anni di violenze fasciste, soprusi, per l’ infamia delle leggi razziali. L’Italia è stata responsabile quanto la Germania; ha mandato a morire migliaia di soldati nelle disgraziate campagne di Russia e ha contribuito attivamente a riempire i campi di sterminio con i rastrellamenti della solerte polizia fascista, per non parlare della Repubblica di Salò il cui esercito fu responsabile di efferati massacri. Se in futuro ci sarà un altro incontro con il signor Aldo Zargani, come spero,vorrei poter affrontare il tema dell’ eredità di quegli anni; del fascismo, della guerra civile, delle deportazioni, della fame, della miseria che ha vissuto il nostro paese, delle cicatrici rimaste e che gli eredi di quella ideologia oggi governano l’ Italia Aldo
Zargani è autore di: “Per violino solo, la mia infanzia nell’ aldiqua 1938-1945”
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incontra
gli allievi delle classi quinte del corso serale Sirio
per
parlare delle peripezie esilaranti e tragiche di un bambini ebreo nell’ Italia
delle leggi razziali
Ore
21 - Mostra documentaria delle dotazioni librarie di Istituto sulla storia del
Novecento
curatrice della mostra e della visita guidata è la
professoressa M.T.Meluccio
L’incontro
è aperto alle persone interessate all’ argomento e a coloro che desiderano
conoscere il progetto di studio del corso serale del nostro Istituto