BIKERS ON THE RIVER TIBER
LA RISALITA DEL TEVERE IN MOTOCICLETTA


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FINALMENTE IN SELLA

 

 

OASI DI ALVIANO

 

 

LAGO DI CORBARA

 

 

AL CONVENTO DEL CARMINE

 

 

SUL MONTE FUMAIOLO

 

 

LA SACRA FONTE

 

LA CERIMONIA E' COMPIUTA

 

IL DESOLANTE LIVELLO DEL FIUME

 

SI RITORNA...PURTROPPO

 

Era da ben trent’anni che coltivavo la voglia di ripetere l’esperienza già compiuta con i miei genitori di compiere un viaggio fino alle sorgenti del Tevere. A quel tempo avevo circa tredici anni e il viaggio lo facemmo con la nostra automobile Simca 1500. Allora non era difficile come oggi “evitare” le autostrade e superstrade e  il viaggio, seppur di soli 350 chilometri, era una piccola avventura. Ora che dovevo provare l’emozione del primo raid con la mia “pallottola” (Royal  Enfield 500 bullet), l’occasione mi sembrò più che propizia. Per farla  breve, l’idea piacque a  molti e fra amici e conoscenti ci stimavamo in otto partecipanti. Purtroppo per qualche defezione a  causa di impegni lavorative (la partenza era fissata per lunedì 15 settembre 2003), che per improvvisi e  malaugurati problemi meccanici alle moto, ci ritrovammo, sempre con lo stesso entusiasmo, in tre partecipanti; Io con la mia Enfield con Marcello come passeggero e Il giovane Marco con il suo  Transalp della Honda. Il giorno della partenza abbiamo aspettato circa un ora nella speranza  di raccogliere Enrico che aveva problemi alla sua Honda CB 500, ma invano. Due parole su Marcello, la nostra “guida spirituale”; grande personaggio nello spirito anche se non nella statura fisica, aveva il compito di raccogliere l’acqua sorgiva del Tevere in una ampolla e riportarla a Roma.
Finalmente si parte! Il tempo era perfetto, imbocchiamo la Tiberina, trafficatissima, fino a Fiano Romano per poi dirigersi verso Nazzano dove attuammo la prima sosta e il primo punto di contemplazione delle anse del Tevere. Infatti la nostra “missione“ era di risalire il fiume costeggiandolo il più possibile evitando scrupolosamente quelle lunghe, noiose e impersonali  strisce d’asfalto chiamate autostrade, superstrade e statali a scorrimento veloce. Dopo altri 40-50 chilometri  ci fermiamo a Orte Scalo per mangiare qualche panino. Da lì in poi sarebbe stata  dura per Marco, il nostro navigatore, tenere la rotta in una rete stradale che ti porta con le indicazioni ad escludere gli itinerari tradizionali. Le nostre carte, per quanto accurate non lo erano tanto da evitarci in più di una occasione di perdere la strada compiendo lunghi giri. Ma il nostro spirito ci portava anche ad apprezzare questi fuori programma transitando per strade e borghi dimenticati e mi domando che cosa avranno pensato gli abitanti del posto vedendo passare due moto attrezzate da viaggio. All’altezza della riserva Naturale del Lago di Alviano, lasciammo l’asfalto per deviare in una serie di stradine sterrate che ci conducono nell’oasi.  Marco con il suo Transalp si muoveva agevolmente sullo sterrato ma anch’io, nonostante il peso del passeggero me la cavo bene. Mantenendo sempre la nostra media di circa 70-80 Km orari ci portiavamo  lungo le rive dello splendido invaso di Corbara dove faccevamo sosta presso un circolo velico noto a Marcello in quanto organizzatore della discesa internazionale del Tevere in canoa  e devo dire che questo viaggio è dedicato anche a lui e a tutti gli amanti di questo splendido fiume. Todi si ergeva dinnanzi a noi  e la strada  con strette curve risultava più impegnativa del previsto. Proseguivamo verso Perugia  godendoci sempre lo splendido panorama dell’Umbria viaggiando su strade semideserte, ma l’incontro con il caotico interland della città ci stressa non poco; per fortuna la strada per Umbertide e Città di Castello è scorrevole e gradevole. Da lì, visto che eravamo a pomeriggio inoltrato, decidemmo di pernottare ad Anghiari vicino Sansepolcro; come al solito invece di andare diretti a Sansepolcro, sbagliammo strada (non siamo così tonti, è veramente difficile portarsi fuori dagli itinerari predisposti) e arrivammo ad Anghiari attraverso delle affascinanti vie traverse. Ormai eravamo al tramonto e alloggiammo presso un caratteristico ostello ex convento del Carmine ma che in realtà è quasi un albergo di stile agrituristico ; un posto bellissimo fra le colline toscane con appena 20 euro a testa, considerando la media degli alloggi umbro-toscani. La sera a cena, in un ristorante di Anghiari, propongo di darci un terzo giorno per completare il viaggio  ma  i miei amici dovevano tornare ai loro impegni. La mattina successiva trovammo il tempo per visitare nel sempre splendido borgo di Anghiari una mostra di armi antiche; alle 9.45 ripartiamo. Sia per fretta che per deviazioni , che hanno congestionato le arterie  stradali, impegniammo gli ultimi 50 km sulla superstrada che conduce a Cesena; ben segnalata, prendemmo l’uscita che ci porta alla nostra meta, Monte Fumaiolo, le sorgenti del Tevere. Per il nostro piacere la strada (deserta) si inerpicava con gustose curve e tornanti non impegnativi, verso i 1000 metri la diversa densità dell’aria favoriva la carburazione della mia Enfield che procedeva senza fatica alla media di circa 60 Km/h in due su una discreta pendenza. Arrivammo allo slargo attrezzato turisticamente a circa 1200 metri da dove proseguire a piedi nel bosco fino alla sorgente. Il sentiero in ripida salita è comunque ben attrezzato e ci porta verso un piazzaletto con la sorgente sormontata da una stele con aquila imperiale di chiaro stile ventennio. La nostra visita è stata breve ma intensa di emozione nel vedere un rigagnolo che diventerà fiume, e che fiume! Marcello compì il suo rito, colse  la sacra acqua e la suggellò in una ampolla. Ripartimmo forse un po’ troppo frettolosamente alla volta di casa. La mia Enfield forse a causa dello sbalzo di pressione atmosferica non partiva, la  lanciai in discesa e partì subito. La discesa è a dir poco emozionante con una serie infinita   di curve che la Enfield affronta bene anche con discrete “pieghe”. A causa del tempo limitato decidemmo di tornare con la superstrada e  autostrada. Dopo Todi non ce la facemmo  più e uscimmo per costeggiare il lago di Corbara, piacevole sia come strada che  come vista. Lì Marcello ci fece notare lo stato drammatico del livello del fiume che sta arrivando a valori mai visti.( Nella foto che vedete, nel maggio scorso il fiume arrivava oltre i campi di granturco che ora crescono dove una volta c’era il fondo. Anche se veniamo da una lunga estate, la cosa è molto preoccupante. ) Superato Corbara  prendemmo la Firenze-Roma, per la mia moto e per me viaggiare a 100-110 Km/h è uno stillicidio di noia e vibrazioni ma comunque  arrivammo a Roma anche prima del previsto. In conclusione ci trovammo   col rammarico della mancanza  dei nostri amici rimasti a casa con i quali avremmo voluto  condividere le nostre emozioni; coscienti di aver svolto come nostra prima esperienza un viaggio piuttosto impegnativo ma pur sempre indimenticabile e ora che conosciamo i luoghi abbiamo la base per organizzare altre spedizioni sullo stesso percorso.

Bruno