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    Francesco Rossi

    T E A T R O

     

    AGAMENNONE

    L'imperatore,1994,rame sbalzato,cm 20x30,di Vittorio Traversi,Editori del Grifo 1995

    Personaggi:

    Agamennone

    Egisto

    Clitennestra

    Popolo

    Elettra

    Soldati

    Scena, La Reggia in Argo

    Atto primo

    Scena prima

    Egisto

    Perché m’insegui, ombra irata di mio padre non ancora vendicato, orribile e insaguinata? Lasciami,... va’... Cessa Tieste, vai, ritorna ad abitare le rive dello Stige . Le ho tutte in seno le tue furie; purtroppo il tuo sangue scorre dentro le mie vene. Lo so, sono nato da incesto, per il delitto; non è necessario che tu venga a ricordarmelo. So che in Argo regna un Atride, che tornerà da Troia vincitore superbo e pieno di gloria. Io l’aspetto qui, nella sua reggia: che venga! Il suo trionfo sarà breve, te lo giuro. La vendetta guida i miei passi; la vendetta mi risuona intorno al cuore; il tempo l’avvicina e l’avrai. Tieste avrai le vittime qui, più d’una, berrai a gorghi il sangue di Atreo. Ma prima del ferro mi conviene usare l’inganno. Sto solo e inerme contro un re possente: posso io uscirne vincitore , se non trattengo in petto l’odio e il furore?

    Scena seconda

    (Egisto, Clitennestra)

    Clitenn. Egisto ti trovo ancora solo e in preda a cupi pensieri? Nascondi le tue preoccupazioni, proprio a me? Devo vedere che sfuggi chi respira solo per te?

    Egisto Io sono in questa reggia troppo straniero. Tu fai affidamento che io resti, e vero; ma non vi avrei mai posto il piede, io, se tu non eri qui regina. Lo sai: sono venuto per te e rimango per te. Ma il giorno , ahi me , già si appresta il giorno doloroso , in cui mi farai partire tu stessa.

    Clitenn. Io? Che dici? E lo credi? Ah, no! Ma poco o nulla vale giurare; vedrai se, oltre a te, ho chiuso nel mio petto altro pensiero.

    Egisto Ammesso che il solo tuo pensiero sia io, se a me preme un po’ il tuo onore, dovrei perdere me stesso (e voglio perdermi) prima di turbare la tua serenità, prima di offuscare il tuo onore, o toglierti in parte l’amore di Atride. Andare a vagare ramingo, avvilito e sconosciuto è il mio destino infelice; hai dimenticato che discendo da Tieste? Sono ritenuto figlio ancora più ignobile, di un padre ignobile, benché io sia innocente: mi mancano la ricchezza, il regno e i modi arroganti per cancellare su di me la macchia della mia nascita e il disonore del nome paterno. Non così per Atride : lui sta per tornare, valoroso distruggitore di Troia; potrebbe mai sopportare in Argo l’odiato figlio del suo implacabile nemico mortale?

    Clitenn. Anche se torna , i suoi nuovi alti trofei avranno posto fine agli odi antichi: un re vincitore non serba odio a un nemico che non teme.

    Egisto E’ vero che non faccio paura a nessuno; esule, solo, inerme e misero. Agamennone non si degnerà di odiarmi ma mi può disprezzare: a un tale oltraggio vuoi che non reagisca? Me lo consigli, e mi ami?

    Clitenn. Tu mi ami, e puoi pensare di abbandonarmi?

    Egisto E’ inutile ingannarti ormai, regina. La necessità mi spinge a questo triste pensiero. Puoi sperare che il tuo signore, anche se volesse dimenticare le offese di mio padre, voglia nascondere o ignorare l’affronto che si fa al suo onore? Se io stessi qui dovrei sfuggire la tua vista ed ogni scelta sarebbe la peggiore. Se venissi talvolta al tuo cospetto, un solo sguardo, anche un solo respiro potrebbe tradirmi. Allora che sarebbe? Purtroppo è vero: il solo lieve sospetto, nel cuore del superbo re, ci fa colpevoli di ogni errore. Non penso a me. Nulla temo per me; ma devo darti questa terribile prova di vero amore per salvarti l’onore e la vita.

    Clitenn. Chissà? Forse questo pericolo è lontano da noi più di quanto non credi: già si sono rinnovate più lune, da quando sono cadute a terra le mura di Troia ; l’Atride ancora sta per tornare, ma non giunge mai. Lo sai che si è diffusa la voce che l’armata greca è stata sparpagliata e dispersa da forti venti. Ah, forse è giunto il giorno che mi sarà data la possibilità di vendicarmi, anche se tardi, di mia figlia Ifigenia (sacrificata ad Artemide per propiziare la partenza dei Greci contro Troia).

    Egisto Anche se fosse quel giorno, illustre vedova del Re dei Re, ti degneresti di volgere lo sguardo a me, rampollo oscuro di un sangue detestato? A me , misero gioco di un’avversa fortuna? A me, privo di gloria, di oro, di armi, di sudditi, di amici?

    Clitenn. E di delitti, aggiungi. Tu non hai in mano lo scettro di Atride, ma non hai ancora in mano il pugnale sporco e grondante del sangue di tua figlia. Il cielo mi è testimone. Nessun altro regnava nel mio cuore che Agamennone, prima che osasse strapparmi dal seno la figlia per trascinarla vittima all’empio altare. Ancora il ricordo mortale di quel giorno funesto , dell’orribile momento, mi riempie di dolore e di rabbia atroce. Vidi immolare il mio sangue ai sogni vani di un falso indovino e alla caparbia ambizione di un padre disumano. Mi fu sottratta con l’inganno (da Ulisse e Diomede), lasciandomi la speranza falsa che sarebbe andata a nozze felici (con Achille). Ah, da quel giorno in poi , mi sento fremere di orrore al solo udire il nome di un tale padre. Io non l’ho più visto e se oggi finalmente lo tradisse la fortuna...

    Egisto Non sarà mai che la fortuna gli volga le spalle, per quanto l’abbia stancata. Essa ha portato il condottiero dei Greci sulle rive dello Xanto (a Troia); Qui la fortuna di Achille e la sua ira non placabile, più che la sua virtù, gli ha fatto vincere il valore di Ettore: E sempre la fortuna lo ricondurrà in Argo fiero e grasso di bottino. No, non passerà molto tempo che avrai al fianco Agamennone; egli saprà bene spegnere ogni tuo sdegno: rimangono sempre a voi Elettra e Oreste, come prove del vostro primo amore e di una pace rinnovata. Al suo splendore, si dileguerà come nebbia al sole il basso amore che ora nutri in petto per me.

    Clitenn. Elettra mi è cara e Oreste necessario ma in cuore mi risuona ancora la flebile voce di Ifigenia morente: la sento intorno gridare con meste parole: Madre tu ami il mio crudele uccisore? Non l’amo, io, no. Tu Egisto saresti stato ben altro padre per i miei figli.

    Egisto Potessi un giorno tenerli nelle mie mani! Ma non spero tanto. Non vedo altro nel mio avvenire che affanni, e disonore, precipizi e rovina. Eppure, se lo vuoi, aspetto qui il mio destino, quale che sia. Io rimarrò finché il pericolo è mio; se diviene tuo saprò bene cadere vittima, da solo, di un amore infelice.

    Clitenn. Saprò bene prima io condividere con te il destino. Il tuo parlare chiaro e dimesso mi eccita di più: E ti vedo sempre più degno di tutt’altra sorte. Ma viene Elettra! Lasciami con lei. Io l’amo; vorrei volgerla pienamente a tuo favore.

     

     

    Scena terza

    (Elettra, Clitennestra)

    Elettra Mamma, sarà vero che il nostro destino ingrato ci abbia sempre condannate a tremare e a sospirare invano: tu il tuo consorte e io il genitore? Che giova a noi ormai sentire che Troia è stata rasa al suolo, se sorgono sempre nuovi pericoli a toglierci la speranza che Agamennone possa ritornare?

    Clitenn. Si è accertata la voce che vuole disperse e affondate le navi degli Achei?

    Elettra Corre una voce assai diversa in Argo. C’è chi narra che le nostre navi siano state sospinte da impetuosi venti del Sud, fin dentro al Bosforo; altri giurano di aver visto le loro vele biancheggiare su quelle spiagge e purtroppo c’è anche chi afferma che la prua della imbarcazione reale si sia infranta in uno scoglio, e siano stati sommersi tutti quelli che erano su di essa, insieme al re. Misere noi... mamma! A chi prestare fede ormai? Come possiamo toglierci dal dubbio? Come far cessare il timore?

    Clitenn. I venti furiosi che non si placarono, al suo partire, se non col sangue, ora, al ritorno, forse vorranno ancora sangue per placarsi. Oh, figli! Quanto mi giova ora, tenervi sicuri al mio fianco! Almeno per voi oggi non devo tremare, come già faccio da dieci anni.

    Elettra Ancora quel sacrificio ti sta impresso nel cuore? Fu terribile, funesto, ma era necessario. Se oggi il cielo chiedesse ancora il sangue di una figlia, corro all’ara piena di gioia, io, per salvare a te il marito, ai Greci il condottiero e ad Argo il suo Re!

    Clitenn. So che il padre ti è caro. Tu amassi così tanto la madre!

    Elettra Vi amo entrambi, ma il padre è in pericolo... e nel sentire le sue tristi vicende non ti vedo piangere, né vedo cambiare il tuo aspetto. Oh, madre, tu lo amassi quanto me!

    Clitenn. Lo conosco troppo.

    Elettra Che dici, cielo! Alcuni anni addietro, non parlavi così. Ancora non erano passati cinque anni da che i Greci erano partiti, e io stessa ti sentivo ogni giorno sospirare di rivederlo. A noi narravi le sue imprese; vivevi tutta per lui, e ci educavi nel suo ricordo. Parlavi di lui e ti vedevo la guancia solcata da lacrime amare e sincere... Poi non lo hai più visto. Lui è come già era; purtroppo ti sei fatta diversa tu. Ah, si! Ti sei fatta una nuova ragione che lo dipinge agli occhi tuoi diverso da quello di prima.

    Clitenn. Nuova ragione? Che dici?... Ho sempre avuto contro di lui il cuore inasprito! Ah, tu non lo sai... Ma che dico? Se io ti svelassi, o figlia, i più nascosti segreti del mio cuore...

     

    Elettra Oh, mamma, preferisco non saperli!

    Clitenn. Ohimè, che mi tocca sentire! L’ho forse commossa?

    Elettra Io sola almeno avessi toccato il tuo cuore! Ma tu non lo sai che i movimenti di chi regna sono vigilati da quanti, maligni, attenti e invidiosi, gli stanno più intorno in atto riverente? Ormai tu sola non senti il mormorio della gente, e credi che ad ogni uomo sia nascosto, ciò che tu nascondi male e che, a te sola, non si ha il coraggio di dire. Ti acceca l’amore.

    Clitenn. Amore? Misera me! Chi mi ha tradito?..

    Elettra Tu stessa, già da molto tempo, ma non dalle tue labbra: purtroppo il parlarne ti costerebbe. O madre amata, che fai? Io non credo, no, che una fiamma ardente ti avvampi il cuore: è invece un affetto involontario , misto a pietà, che ti ispira la giovinezza , quando sei infelice. Sono questi gli amori da cui sei presa, senza avvedertene. Finora non hai chiesto a te stessa una ragione seria di ciò; su di un cuore che è consapevole della sua virtù non cade il sospetto; ma forse non c’è motivo di sospettare; forse hai offeso appena non il tuo onore , ma la fama della tua integrità e sei ancora in tempo a riparare : ogni tuo lieve passo verso un comportamento irreprensibile può farlo. Ti prego per l’ombra sacra, a te cara, della figlia uccisa, per quell’amore che mi hai portato (se io non ne sono indegna), Che più? Te ne prego per la vita d’Oreste, o madre, arretra, arretra il piede dal precipizio orrendo. Vada lontano da noi codesto Egisto: fa che non si parli di te; piangi insieme a noi la sorte di Agamennone: vieni ai templi ad implorare gli Dei per il suo ritorno.

    Clitenn. Egisto lontano?

    Elettra Non lo vuoi? ... Ma il tuo Signore, mio genitore, non merita di essere tradito, né lo sopporterà.

    Clitenn. Ma se lui non vivesse più?

    Elettra Mi fai raccapricciare, inorridire.

    Clitenn. Che dico? Povera me!... Ohimè! Che desidero? Elettra piangi l’errore di una madre traviata, piangi... Che errore... Ma la lunga assenza di un marito crudele, i pregi di Egisto... il mio destino fatale...

    Elettra Oh, cielo? Che hai detto? I pregi di Egisto? Ah, tu non sai quale sia il cuore di Egisto: E’ nato da una tale stirpe, che in lui la virtù non può mai essere integra. Esule, vile, figlio di orrido incesto; nel tuo pensiero ti figuri un tale successore al Re dei Re?

    Clitenn. E chi sono io? Non sono figlia di Leda e sorella di Elena? Nelle mie vene scorre uno stesso sangue. Il volere degli Dei irati, una forza ignota mi tira, mio malgrado.

    Elettra Chiami ancora sorella Elena? Ora, se tu lo vuoi, somiglia dunque ad Elena! Ma almeno non farti più colpevole di lei. Lei ha tradito il marito, ma non aveva un figlio. E’ fuggita ma non ha tolto il trono al proprio sangue. E tu metteresti nelle mani di un Egisto non solo te stessa, ma lo scettro e i figli?

    Clitenn. Nel caso in cui il destino pur mi volesse privare di Atride, o figlia, non devi credere che potrei privare Oreste del trono. Se Egisto mi sposa, non sarebbe per questo re e sarebbe per Oreste un nuovo padre, un difensore...

     

     

    Elettra Sarebbe un tiranno malvagio; nemico di Oreste indifeso e forse (agghiaccio solo al pensarlo) sarebbe il suo assassino. O madre, affideresti il figlio a chi ambisce il suo trono? Affideresti il nipote di Agamennone al figlio di Tieste? ... Ma inutilmente varco, con te, il confine del rispetto filiale. Giova ad entrambe sperare che Agamennone sia vivo. Me lo dice il cuore. Ogni ardore meno nobile si spegnerà in te, solo a vederlo, ed io come deve fare una figlia pietosa, terrò sempre l’importante segreto chiuso nel petto.

    Clitenn. Ahi, me infelice! Ora in quello che tu hai detto, la verità mi è chiara: davanti ai miei occhi splende un lampo di ragione che mi fa tremare.

    ATTO SECONDO

    Scena prima

    (Clitennestra, Egisto)

    Egisto Te lo dicevo prima: ora vedi che non è più il tempo della speranza; ora è il tempo di tremare. La fortuna, gli Dei e i venti placati guidano Atride in porto, a piene vele. Io che potevo fuggire da Argo prima , almeno senza rischi per te, e senza che il tuo onore ne ricevesse alcuna macchia, dovrò fuggire ora dal cospetto del re. Dovrò lasciarti in preda al suo potere dispotico e andare, non so dove, lontano da te e morire di dolore. Ora vedi come mi ha ridotto l’eccessivo tuo sperare.

    Clitenn. Perché fuggire? Di cosa sei colpevole? Perché tremare? Io sono colpevole : ma lo sono solo nel cuore, e Atride non legge nel mio cuore.

    Egisto Il vero amore non si nasconde. Purtroppo il nostro è già noto. Ora come speri che lo ignori il re?

    Clitenn. Chi avrà l’ardire di svelarlo al re, prima di sapere se avranno una punizione o un premio, per l’infamante avviso? Tu non conosci gli intrighi spietati di corte: spesso attribuiscono i falsi delitti agli innocenti, ma non sempre si rivelano al re quelli veri, nel timore che risulti offeso il suo orgoglio superbo. Io non sono priva di paura, ma non ho messa da parte del tutto la speranza dal mio cuore. Ti chiedo, solo per ora, non me lo negare, Egisto, un giorno di tempo, un giorno solo. Finora credevo il pericolo incerto e lontano, e mi trovo poco preparata a rimediarvi. Lascia che io ricavi dal tempo il consiglio opportuno. Osserverò i movimenti del re e le espressioni del suo volto. Tu intanto potresti restare in Argo, in incognito...

    Egisto In incognito in Argo, io figlio di Tieste?

    Clitenn. Lo voglio almeno sperare un giorno, e a me basta un giorno perché io prenda una decisione. Abbi intanto completa fiducia in me; sappi che sono prima decisa a seguire i passi di Elena, piuttosto che abbandonarti...

    Egisto Sappi che io voglio morire mille volte, piuttosto che contaminare mai il tuo nome. Io non parlo del mio, che il destino ingiusto ha condannato a infamia eterna. Sapessi almeno che perderei solo la mia vita, se rimanessi in Argo! Ma , io figlio di Tieste, a corte aspetto solo insulti e beffe, da Atride. E che sarebbe, se poi mi sapesse tuo amante? Avrei, è vero, la morte desiderata; chi lo sa quanto infamante?

    Saresti forzata a vedermi sofferente e insieme dovresti sentirti biasimare e insultare aspramente da quell’uomo orgoglioso, se non peggio. A temere mi insegna il mio amore: tremo per te.

    Tu mi devi dimenticare, ne hai tempo. Sono nato male, lascia che muoia male. Abbandonami al mio destino, quale che sia. Mi impongo l’esilio eterno da te. Rendi al tuo consorte l’affetto di un tempo. Ti merita più di me; se non lo vuole il tuo amore, lo vogliono la sua fortuna e gli Dei.

    Clitenn. Dei, ragione, fortuna contrastano il mio amore invano. O tu cedi per un giorno alle mie preghiere, o io con i fatti deludo ogni tua attenzione pietosa. Io corro incontro alla morte volontaria, anche incontro al disonore: corro dal feroce Atride a svelare io stessa la mia passione impura, per perdermi con te. Speri invano di dividere la tua sorte dalla mia: se fuggi, anch’io fuggo, se perisci, muoio anch’io.

     

    Egisto Oh, sfortunato Egisto!

    Clitenn. Ora via, rispondi: puoi negare, a tanto amore, un giorno?

    Egisto Me lo vuoi chiedere? Che devo fare?

    Clitenn. Giurami di non lasciare le mura d’Argo , prima che tramonti il sole.

    Egisto A ciò mi costringi?... Lo giuro.

     

    Scena seconda

    (Elettra, Clitennestra, Egisto)

    Elettra Ecco il giorno felice! I venti si sono placati ed è cessato il rumore cupo delle onde. La nostra speranza è divenuta certezza: ogni timore è volto in gioia. Le navi argive già stanno per approdare al porto tanto sospirato. Si vedono torreggiare le loro antenne da lontano, folte, quasi una foresta in movimento. O madre, tuo marito è salvo, mio padre vive. Ho sentito che è balzato a terra sulla spiaggia per primo e che si è diretto subito verso Argo, e già è giunto quasi alle porte. O madre, stai ancora qui?

    Clitenn. Ricorda il giuramento, Egisto.

    Elettra Forse anche Egisto esce per venire ad incontrare il Re dei Re, insieme a noi?

    Clitenn. Che soddisfazione provi, figlia, a pungere con battute amare un infelice?

    Egisto A Elettra spiace troppo il nome di Egisto, ma il cuore d’Egisto , ancora, non le è noto.

    Elettra Più noto di quanto non credi, così fosse per mia madre accecata.

    Clitenn. L’odio feroce degli avi rende cieca anche te: di lui sai che è figlio di Tieste, nient’altro. Perché allora ti ripugna ascoltare quant’è mite, discreto, umile e degno di migliore nascita e sorte? Consapevole della sua nascita voleva partire da Argo subito, per sottrarsi alla vista di Agamennone trionfante.

    Elettra Perché non l’ha fatto? Perché rimane?

    Egisto Rasserenati: resto ancora per poco. La presenza di quest’uomo che non ti odia e che tu detesti tanto, col nuovo giorno, ti sarà tolta dagli occhi per sempre. Elettra, l’ho promesso prima alla regina e lo manterrò.

    Clitenn. Che cuore duro racchiudi! Ora vedi che al fiele crudele col quale cospargi le tue parole, lui nulla oppone: solo umiltà e pazienza...

    Elettra Non sono venuta ad indagare i rari pregi di costui. Mi ha portata qui il mio dovere, per informarti dell’arrivo di mio padre e per dirti che una gran folla di Argivi, di ogni ceto, e di ogni età, festeggiano lieti e sono usciti per andargli incontro . Io pure starei già fra le braccia di mio padre, tanto atteso; ma...può una figlia prevenire i passi di una madre? E prendersi prima i dolci abbracci, dovuti alla consorte? Che aspetti? Andiamo! Ogni nostro indugiare è un delitto.

    Clitenn. Ti è noto appieno lo stato doloroso del mio cuore afflitto; eppure godi nel trafiggermi il cuore, con colpi ripetuti.

    Elettra Lo sanno gli Dei, madre, se t’amo; e se nutro in cuore pietà per te. Mi hanno mosso solo l’amore e la pietà: vuoi che il re ti trovi al fianco di Egisto? Ciò che tu speri di nascondere, con il tardare ancora, lo mostri. Andiamo.

    Egisto Donna, io pure ti prego: vai; non ostinarti, a tuo danno.

     

     

    Clitenn. (a voce bassa) Se andassi a morte sicura, non potrei tremare tanto. Oh, vista... momento orribile! Da dove posso prendere il coraggio, che davanti a lui non mi abbandoni? Lui è mio Signore e benché l’abbia tradito solo col pensiero, pure non posso vederlo con gli occhi di prima. Non so, né voglio fingere di amarlo... Oh, giorno tremendo per me! ( e acconsente)

    Elettra Oh, lieto giorno per noi! Non sono lontana dal riacquistare la madre. Senti il rimorso? Non c’è più colpa in te, ormai.

    Egisto Non sei mai stata in colpa. Tu, donna, hai creduto morto il tuo consorte e hai pensato di poter dare la tua mano, in sposa, a me. Chi può per un tale pensiero, addossarti un delitto? Se non lo dici , lui non lo sa. Tu non hai colpa , e non c’è motivo di tremare davanti a lui. Vedrai che lui non conserva alcun rimorso per la tua figlia uccisa. Prendi, con sicurezza, l’esempio da lui.

    Elettra Lingua mortifera, osi contaminare il nome di Atride? Andiamo madre, i suoi consigli hanno superato ogni limite, in parzialità. Vieni.

    Clitenn. Hai giurato, Egisto, ricordati: hai giurato.

    Egisto Rimane un giorno.

    Clitenn. Oh, cielo! Un giorno?

    Elettra E’ troppo un giorno per una persona non gradita.

    Scena terza

    (Coro, Egisto)

     

    Coro

    Oh, Elettra! Odia pure Egisto

    ben altrimenti lui ti detesta;

    vedrai, il suo odio profondo

    non è di vane parole al vento:

    è morte, l’odio tremendo d’Egisto.

    Per lui, siete abominevole stirpe

    voi Atridi, caduti nelle sue mani.

    Oh, che rammarico aveva nel cuore

    se l’Atride era preda dell’onde.

    Quale vendetta rubavano l’onde!

    I figli d’Atreo potranno espiare

    l’esecrando banchetto di sangue.

    Tieste avrà la sete appagata

    e il giuramento sarà compiuto.

    Egisto Odiami Elettra, odiami pure, ben altrimenti ti detesta Egisto; e il mio odio profondo , lo vedrai, non è di vane parole al vento: l’odio tremendo di Egisto è morte. Stirpe abominevole, sei alfine caduta tutta fra le mie mani. Oh, quale rammarico avrei avuto nel cuore, se l’Atride fosse rimasto preda della furia dei venti. Quanta parte di vendetta mi avrebbero sottratto quelle onde. Vero è che i suoi figli avrebbero espiato con il loro sangue, il pasto abominevole e funesto (della carne dei figli) che Atreo preparò a mio padre.

    Avrei così appagato un po’ la tua sete di vendetta, Tieste! E avrei adempiuto in parte, se non in tutto, al terribile giuramento. Ma che dico?

    Il rivivere del padre, non scampa i figli dalla morte. Ecco il Re trionfante con il seguito. Su via, cediamo il passo al popolo e alla sua stolta gioia. Sarai breve, gioia! Sono qui straniero ad ogni festa, che non sia di sangue.

     

    Scena quarta

    (Popolo, Agamennone, Elettra, Clitennestra, soldati)

    Agamenn. Alfine rivedo le mura sospirate della mia Argo: quello che io calpesto è il suolo amato, sul quale camminai da bambino. Quelli che vedo al mio fianco mi sono amici: la figlia, la consorte, il mio popolo fedele, e voi Dei Penati che finalmente torno ad adorare. Che altro posso desiderare? Che mi è consentito di sperare? Oh, come sono stati lunghi e pesanti dieci anni vissuti in terra straniera, lontano da quanto si ama! Oh, quanto è dolce rimpatriare dopo i tanti affanni di una guerra sanguinosa! E’ un vero porto di pace, essere a casa, tra i propri. Ma sono il solo a godere qui? Moglie, figlia, voi state taciturne, fissando a terra lo sguardo irrequieto Oh, cielo! La vostra gioia non è pari alla mia, nel tornare fra le mie braccia?

    Elettra Oh, padre!...

    Clitenn. Signore, oggi abbiamo provato una forte emozione.. sospinte ora dalla speranza ,ora dal timore... a una gioia inaspettata Il cuore regge male cambiamenti dei moti dell’animo così rapidi.

    Elettra Abbiamo tremato finora per te, e pianto. Si erano sparse orrende notizie, su di te, che i forti venti tempestosi, che per più giorni hanno tenuto il mare in burrasca, ci hanno fatto credere vere. Alfine sei salvo e ritorni vincitore da Troia, desiderato tanto, e così invano, da tante, tante lune. O padre, su questa tua stessa mano, in cui impressi quasi bambina, quando partisti, i miei primi baci, imprimo i più fervidi baci. O mano che hai fatto tremare l’Asia , non disprezzi l’omaggio di una semplice fanciulla: oh, no! Sono certa che è uno spettacolo grato, agli occhi di un buon padre, rivedere e riabbracciare la sua prole cresciuta e ubbidiente, più che vedere i re sottomessi e i regni conquistati.

    Agamenn. Si, figlia, si; il mio sangue mi è caro più della gloria: fossi felice padre e marito, quanto sono felice guerriero e re! Non mi dolgo di voi, ma di me e della mia sorte. Il cielo mi ha tolto una figlia: manca lei sola e non posso essere pienamente contento in questo mio ritorno. Il cielo non ha voluto e devo distogliere il mio pensiero da quell’evento fatale. Solo tu sei rimasta alla madre dolente e rimani a me. Oh, nella mia lunga assenza , tenera figlia mia, avrai diviso con lei, a suo conforto, come compagna fedele, i lunghi pianti, la noia e il dolore. Oh, quanti giorni e quante notti ho passato a ricordare; Eppure sempre, tra le atroci vicende delle imprese militari, fra il sangue, nella gloria, di fronte alla morte, avevo sempre presenti voi , che eravate a piangere, a palpitare, a dubitare , senza sapere.

    Io , sotto l’elmo, in silenzio, spesso piangevo, ma solo come padre: il guerriero non lo sapeva. Ma ormai è giunta la fine del pianto. Solo Clitennestra non riconosco più, con quel viso mesto e in lacrime.

     

    Clitenn. Io mesta?...

    Elettra Ah, si; di gioia! Quando è troppa, anche il suo peso opprime quanto il dolore. O padre, ora lascia che anche lei si rilassi. Parla poco anche perché parlo troppo io, di me.

    Agamenn. Ancora non mi ha parlato di Oreste.

    Clitenn. Di Oreste?

    Elettra Dai, padre, vieni ad abbracciarlo!

    Agamenn. Ah, Oreste, unica mia speranza, erede del mio trono e mio sostegno fidato; non voglio concedere un istante di posa alle mie stanche membra, se prima non ti stringo al petto mille volte. Andiamo consorte, andiamo ad abbracciarlo, quel caro figlio che non mi hai nominato; eppure sei sua madre. L’ho lasciato in fasce che piangeva , partendo mio malgrado. Ora dimmi: è cresciuto? Che fa? Somiglia al padre? E’ virtuoso? Al nome della Gloria, al lampeggiare di una spada, si sprigiona dai suoi occhi un ardore nobile e impaziente?

    Clitenn. Non posso più trattenere il pianto...

    Elettra Ah, vieni padre; lo vedrai. E’ la tua immagine precisa. Non l’ho mai lasciato da quando sei partito. Che età ingenua! Spesso, sentendo da noi nominare il padre, grida: "Quando sarà, quando potrò vederlo anch’io?". E quando sente parlare di Troia, delle armi e dei nemici, è ansioso lui stesso di correre armato in tua difesa, come fanno i ragazzi, per affrontare i pericoli.

    Agamenn. Suvvia, non dirmi altro: andiamo. Ogni momento che ritardo a vederlo, è un colpo al mio cuore.

    ATTO TERZO

    Scena prima

    (Agamennone, Elettra)

     

    Agamenn. Sono tornato fra amici, o mi ritrovo fra nuovi nemici? Elettra, toglimi questo dubbio atroce. Nella mia reggia ho trovato un’accoglienza inaspettata: sono diventato quasi un estraneo, per mia moglie; eppure mi sembra che è tornata pienamente in sé. Ogni sua parola, ogni suo sguardo, ogni suo atto portano scolpite la diffidenza e la simulazione . Sono dunque per lei così terribile che non sono capace di risvegliare nel suo cuore nessun altro sentimento che il terrore? Dove sono finiti quei suoi abbracci casti e spontanei, quelle parole semplici e dolci? E quei mille e mille segni certi d’amore, che mi rendevano così pesante la partenza, così lusinghiera la speranza, così desiderato e sospirato il momento del ritorno, perché, dimmi, non li ritrovo più in lei?

    Elettra Padre, e signore (sono tali i titoli che raccogli in te, che infondi al mio cuore riverenza, non meno che amore). La tua consorte ha vissuto per un decennio in preda al dolore; e un giorno , lo vedi, è troppo breve per sanare i lunghi affanni sofferti. Il suo silenzio...

    Agamenn. Oh, quanto mi stupiva meno il silenzio di prima , che la sua voce misurata e studiata di ora! Oh, come si avvolge male il vero affetto con parole pompose! Vi è un silenzio, figlio dell’amore che esprime tutto e dice più di quanto non può la lingua; sono questi moti involontari che rivelano un’anima: ma il suo tacere e il suo parlare non sono figli dell’amore, di certo. Ora a che mi giova la gloria di cui sono pieno? A che serve guadagnarsi gli allori , col sudore, in mezzo a tanti rischi e angosce indimenticabili , se io per essi ho dato il bene sommo del mio cuore: la pace?

    Elettra Suvvia, scaccia un tale pensiero: per quanto dipende da me e dalla madre, avrai in mezzo a noi tutta la pace che cerchi.

    Agamenn. Eppure cos’è che l’ha resa così diversa? Dillo tu stessa: prima, quando ha messo Oreste fra le mie braccia, hai visto? Mentre io ero quasi fuori di me e non potevo mai saziarmi di abbracciarlo e di baciarlo, l’hai vista forse partecipare alla gioia di un padre? Chi lo avrebbe detto che fosse figlio a lei, come a me? Oreste, nostra speranza comune e ultima testimonianza del nostro amore! O io mi inganno, oppure quelli non erano segni inconfondibili e sinceri di un cuore gioioso, non erano i sentimenti di una madre tenera, né le effusioni di una moglie che ama.

    Elettra Purtroppo, è vero, è alquanto diversa da quella di prima! In lei non è più tornato un raggio di gioia, dal giorno funesto in cui fosti costretto, padre, a sacrificare la tua figlia per la salvezza comune. A stento si può sanare, nel cuore di una madre, una piaga così. Un intero decennio non le ha ancora tolto dalla mente il tuo inganno, pietoso e insieme crudele, ma necessario, con il quale le strappasti la figlia.

    Agamenn. Misero me! Non basta che lo ricordi per mio supplizio? Ero infelice meno di lei in quel giorno drammatico? Era figlia a me meno che a lei? Potevo, da solo, sottrarla alle grida imperversanti, al forte tumulto e alle minacce di tante schiere furiose, che erano state adescate da un oracolo crudele? Io solo, fra tanti re, fieri e inflessibili, assetati di gloria e di vendetta e irrefrenabili, che potevo fare? Loro, spietati, sentirono il pianto di un padre , ma non piansero con me: Quando tuona la voce irata del Cielo, la natura tace e invano l’innocente innalza le sue grida: si ascolta solo il Cielo.

    Elettra Padre, non turbare con ricordi amari il giorno felice in cui sei ritornato. Te ne ho parlato solo per volerti diminuire, in parte, il giusto turbamento, che i sentimenti incerti della madre hanno fatto nascere in te. Aggiungi al dolore di prima che si è trovata troppo in preda a sé stessa e che non ha avuto nessuno, con cui sfogarsi, tranne i due figli: uno troppo giovane, ed io forse poco capace a frenare il suo pianto. Lo sai che l’amarezza, quando è chiusa dentro, cresce; lo sai che passare giorni solitari fa morire ogni gioia; e fa vivere ogni fantasma. Sai cosa significa aspettarti così lungamente e stare a tremare ogni giorno per te! Come può mai essere quella di prima? Scusa il suo stato, metti da parte ogni pensiero fosco e il tuo atteggiamento dolce spegnerà presto il suo dolore. Credimi, padre, vedrai risorti in lei, tra breve, la tenerezza , la fiducia e l’amore.

    Agamenn. Mi giova almeno sperarlo. Oh, che piacere sarebbe per me, se anche lei mi aprisse ogni segreto del suo cuore! Ma, intanto dimmi: Il figlio di Tieste che viene a fare , dove io regno? Che fa? Che si aspetta? Ho saputo che lui è qui e mi pare che ciascuno ne abbia ribrezzo, anche solo a nominarlo.

    Elettra E’ figlio di Tieste, e tu lo sei di Atreo: da qui nasce il ribrezzo. Egisto è venuto qui esule, a cercare asilo: egli considera nemici anche i suoi fratelli.

    Agamenn. In quella stirpe gli odi fra fratelli sono ereditari: forse vogliono così Atreo e l’ira degli Dei. Ma che tuttavia cerchi asilo presso il figlio di Atreo, mi pare una cosa assai strana. Ho già disposto che venga davanti a me; voglio vederlo e sentire raccontare da lui ciò che ha da dire del suo caso, le sue intenzioni...

    Elettra Non c’è dubbio, padre, che è un Egisto infelice. Ma tu che sai indagare ogni animo, al primo aspetto, vedrai da solo se merita di esserlo.

    Agamenn. Eccolo, viene. Chissà se quella persona, così garbata, nasconde un cuore nobile o volgare.

    Scena seconda

    (Agamennone, Elettra, Egisto)

    Egisto Posso venire senza timori, davanti al glorioso vincitore di Troia, al cospetto del sublime Re dei re? Sulla tua fronte venerabile, io vedo la maestà e lo splendore alto di una terribile divinità... Terribile, si, ma insieme pietosa , perché gli Dei dalle loro altezze hanno lo sguardo volto agli infelici. Egisto è tale. Egisto, colpito finora da grande sfortuna, ha gli avi comuni con te: uno stesso sangue scorre nelle nostre vene; per questo ho osato cercare asilo, se non soccorso, che valesse a salvarmi dai miei nemici crudeli, che pure sono a me fratelli.

    Agamenn. Mi fai fremere, nel ricordare che siamo di uno stesso sangue, sarà certo meglio per tutti dimenticarlo. Che i figli di Tieste si detestino fra loro, è pur necessario; non è necessario invece che cerchino asilo nella reggia d’Atreo. Egisto sei stato e sei tuttora, per me, uno sconosciuto: io non ti odio, né ti amo; eppure, benché io voglia mettere in disparte gli odi nefandi, no, io non posso guardare, né udire la voce del figlio di Tieste, senza provare in petto un... non so che.

     

     

     

    Egisto Che Atride non sa odiare, né può, io già lo sapevo prima che lo dicesse: Un sentimento vile non entra in un cuore sublime. Tu dagli avi hai ereditato il valore, non gli odi. Sapresti punire, o perdonare, chi avesse l’ardore di offenderti : ma chi, come me, ti è ignoto ed è infelice, ha diritto alla tua pietà, fosse anche figlio di Troia. La Grecia non ha scelto te, duce per quell’impresa, a caso, ma perché ti stimava maggiore di ogni altro re, in cortesia, valore, giustizia e fede. Tale ti reputo anch’io; non mi sono mai sentito più sicuro che all’ombra della tua gloria. Non ho ricordato di essere figlio di Tieste: io sono figlio della sorte avversa. Mi sembrava di aver lavato appieno le macchie del mio sangue, nelle mie disgrazie. Se dovevi inorridire al nome di Egisto, ho sperato che poi, dentro al tuo generoso petto regale, tu avresti dovuto, e dovresti, trovare in me pietà ai nomi di mendico, esule, oppresso, infelice.

    Agamenn. Se io pure lo volessi, accetteresti pietà da me?

    Egisto E chi sono io, per osare disprezzare un tuo dono?

    Agamenn. Chi sei tu? Sei nato pur sempre dal più mortale nemico di mio padre: tu mi odi e mi devi odiare; non te ne posso fare un biasimo: i nostri padri ci hanno disgiunti eternamente; né solo noi, ma i figli e i più lontani nipoti nostri. Lo sai, l’empio Tieste rapì e disonorò la sposa d’Atreo ; e Atreo, dopo che ebbe uccisi i figli di Tieste, con i loro resti imbandì la mensa per il loro padre. Che dire più? Storie di sangue, a che serve rammentarti le atroci vicende? Mi fa raccapricciare... Orrido gelo...Io, in te, vedo Tieste e le sue furie: puoi tu vedere me con altri occhi? Non rappresento per te l’immagine viva di Atreo sanguinario? Puoi stare tra queste mura, che vedi tinte del sangue dei tuoi fratelli, senza che il tuo ribolla, dentro ad ogni tua vena?

    Egisto La vendetta di Atreo fu orrenda, è vero, ma fu giusta. Quei suoi figli, che Tieste vide porsi sulla mensa abominevole, erano nati da un doppio tradimento. Egli ne era il padre, si, ma la consorte infedele di Atreo, troppo offeso senza potersi vendicare, li aveva procreati furtivamente con lui. Un oltraggio grave, richiedeva una pena ancora più grave. E’ vero, Atreo e Tieste erano fratelli, ma a dimenticarlo per primo fu Tieste e l’altro per secondo. A me pare che lo sdegno del cielo non voglia ancora cessare; la tua stirpe è meno colpevole : è colma di ogni bene. Tieste mi ha dato altri fratelli, e quelli non sono nati da incesto, come me,. Io non ho mai rapito le loro spose, eppure verso di me sono spietati molto più di quanto lo è stato Atreo con il fratello: Essi mi hanno escluso dal trono e, per di più, mi hanno tolto ogni parte dell’eredità paterna; e non basta : i crudeli vogliono togliermi anche la vita, come prima i beni. Vedi se fuggo a torto.

    Agamenn. Fuggi a ragione; ma non è questo il rifugio per te.

    Egisto Dovunque io metto piede , porto con me l’infamia del nome paterno e della mia nascita, lo so; ma dove posso pronunciare il nome di Tieste, e arrossire meno, se non davanti al figlio di Atreo? Se tu andassi meno carico di gloria, se tu fossi infelice al pari di Egisto, sentiresti allora il peso e tutto l’orrore che è legato alla nascita del figlio di Atreo, non meno che di Tieste. Anche Atride, dunque, si renda partecipe del mio male e faccia di me ciò che lui vorrebbe che altri facessero di lui, se fosse Egisto.

     

     

     

    Agamenn. Egisto io?... Sappi che qualunque fosse stata la mia fortuna, avversa o disperata, non avrei rivolto mai i miei passi, verso il seggio di Tieste. Che io non ti presti orecchio, me lo grida in cuore una voce che lo chiude alla pietà. Ma poiché vuoi la mia pietà, né sono solito negarla mai, mi adoprerò ( per quanto possa valere il mio nome e il mio potere fra i Greci) per farti tornare nei diritti paterni. Intanto fuggi lontano da Argo.

    Io, vicino a te, ti procurerei sempre giorni torbidi e notti irrequiete. Una città non può contenere chi è nato da Tieste e chi da Atreo. Forse anche dentro i confini della Grecia, siamo purtroppo ancora vicini.

    Egisto Allora mi scacci? Qual è la mia colpa?

    Agamenn. Il padre.

    Egisto E basta?

    Agamenn. E’ troppo! Vai, il nuovo giorno non ti veda in Argo; avrai soccorso, purché ti sappia lontano.

     

    Scena terza

    (Agamennone, Elettra)

     

    Agamenn. Lo crederesti Elettra? Solo a vederlo, sentivo dentro di me non so quale tremore, mai sentito prima.

    Elettra Hai fatto bene, padre, a congedarlo: neppure io riesco a vederlo, senza fremere.

    Agamenn. I nostri padri crudeli hanno scolpito in noi, con lettere di sangue, un odio reciproco. La ragione può frenarlo bene, in me; ma nulla può mai spegnerlo.

     

    Scena quarta

    (Clitennestra, Agamennone, Elettra)

     

    Clitenn. Signore, perché protrarre la speranza del tuo popolo, con altro ritardo? Gli altari sacri fumano già d’incenso; e nelle vie che vanno al tempio, cosparse di fiori, ondeggia una moltitudine di gente che fa risuonare al cielo il nome di Agamennone.

    Agamenn. Non dipende da me; avrei già soddisfatto il mio popolo se non fossi stato trattenuto qui finora, forse più a lungo di quanto volevo, da Egisto.

    Clitenn. Egisto?...

    Agamenn. Egisto. Ma dimmi: perché non mi hai detto che si trovava in Argo?

    Clitenn. Signore, fra le tante altre tue preoccupazioni io non credevo che lui...

    Agamenn. Egisto non è nulla in sé stesso, è vero, ma è nato, lo sai, da un sangue che è mortale al mio.

    Non credo che venga a nuocere (e come potrebbe?), pure mi pare che la sua presenza non sia una cosa grata, il giorno in cui si festeggia il mio ritorno in Argo. Gli ho imposto di partire, con il nuovo giorno. Intanto regni qui la gioia. Vado al tempio, sposa, per avere gli Dei più benevoli. Fa’ che il tuo amabile sorriso torni a splenderti in volto. Un giorno quel sorriso mi dava una pace beata: non sarò mai felice, finché non ritorna.

    Scena quinta

    (Elettra, Clitennestra)

     

    Elettra Senti che è un buon re e un marito migliore!

    Clitenn. Ahi me! Sono stata tradita, mi hai tradita Elettra. Mantieni così le tue promesse? Al re hai rivelato di Egisto, e lui...

    Elettra Neppure l’ho nominato, lo giuro! L’ha saputo da altri. Ognuno fa a gara per aggraziarsi il re, in mille modi, ognuno vuol rendersi a lui utile: dovresti meravigliarti che non lo sapeva già prima.

    Clitenn. Ma di cosa l’accusa? Che sospetta? Hai sentito le loro parole? Perché lo scaccia? E lui che ha risposto? Gli ha parlato di me, Atride?

    Elettra Rassicurati, madre, non c’è alcun sospetto nel cuore di Atride. Lui non pensa neppure che tu possa tradirlo; quindi non lo devi tradire. Le sue parole con Egisto non sono state da nemico.

    Clitenn. Ma lo vuole subito messo al bando, da Argo.

    Elettra Dovresti esserne felice! Sei così tolta dal precipizio, prima che tu vada oltre.

    Clitenn. Partirà?

    Elettra Con la sua partenza, sarà sepolto il tuo amore segreto e avrai anche intero il cuore del consorte; non c’è cosa che desidera quanto il tuo amore. I delatori di mestiere non gli hanno ancora riempito l’animo di veleno: è tutto ancora intatto. Guai se costoro, vili e malvagi, vedessero vacillare l’amore, la pace e la fiducia che c’è tra voi: subito gli narrerebbero... Ah, madre! Lasciati muovere dalla pietà di te, di noi e di quello stesso Egisto. Fuori da Argo, egli sarà salvo dallo sdegno del re...

    Clitenn. Se perdo Egisto, che mi resta da temere?

    Elettra L’infamia...

    Clitenn. Oh, cielo! Lasciami ormai al mio destino, anche se terribile...

    Elettra Ah, no! Cosa speri? E che farai?...

    Clitenn. Lasciami, figlia innocente di una madre colpevole. Non mi sentirai più nominare Egisto, mai, non ti voglio disonorare; la mia figlia infelice non deve entrare a far parte dei miei sospiri iniqui.

    Elettra Oh, madre!...

    Clitenn. Lasciami sola con i miei pensieri, con la fiamma funesta che mi consuma. Te lo impongo.

     

    Scena sesta

    (Elettra)

     

    Misera me! ... misera madre!... Quale orribile nuvola sovrasta tutti noi! Che sarà, o Dei, se voi non la disperdete.

     

    ATTO QUARTO

    Scena prima

    (Egisto Clitennestra)

     

    Egisto Questo è l’ultimo nostro addio, donna!. Povero me: mi vedo cacciare via da dove sono voluto andare. Eppure non mi duole di averti obbedita, rimanendo. Se ho sofferto tanto oltraggio per un tuo comando e per amore tuo, se ci tenevi, mi è caro. Ben altro dolore è per il mio cuore, lasciarti per non avere mai più speranza di rivederti, mai.

    Clitenn. Egisto, io merito ogni rimprovero, lo sento, e anche se nessun lamento mi giunge dalle tue labbra, il tuo dolore e il tuo destino purtroppo mi squarciano il cuore. Tu soffri questo oltraggio per me; ed io per te sono pronta a soffrire tutto: le offese, gli stenti e la morte; e ,se sarà necessario, anche il disonore. E’ tempo, è tempo di agire. Io dovrei lasciarti? Ah, credi che non può essere, finché respiro.

    Egisto Ora vuoi perdere anche te stessa, insieme a me? Che altro puoi fare tu? No, rinuncia... contrastiamo invano il potere assoluto di un sovrano assoluto. Lo sai, la sua ragione sono le armi; non sente altre ragioni che le sue armi.

    Clitenn. Se non si può affrontare a viso aperto, si può ingannare e conviene tentarlo. Egli ha già fissata la tua partenza all’alba; il sorgere del sole mi vedrà partire con te.

    Egisto Oh, cielo! Che dici? Mi fai tremare. Il tuo onore mi è caro tanto, quanto il tuo amore e più... Ah, no; non devo soffrire, né voglio: verrebbe poi il giorno terribile, anche se lontano nel tempo, in cui sentirei nominare da te stessa Egisto, come colpevole della tua infamia. La messa al bando mi sarà meno dura e anche il morire (verso cui correrò a grandi passi, appena sarò lontano da te), piuttosto che sentire dalle tue labbra un tale biasimo.

    Clitenn. Tu sei la sola ragione della mia vita; Come potrò mai crederti la causa della mia infamia? Se tu hai nell’animo l’idea di abbandonarmi, sappilo, mi immergi nel seno un pugnale.

    Egisto Sarei più crudele a trafiggerti, se ti portassi con me. Ammettiamo che ti porto con me, chi mai potrà sottrarci all’ira terribile di Atride? Chi ci difenderà contro lui? Dove trovare asilo? Elena fu rapita, la portò, dentro al suo regno, il figlio di un re possente; eppure che valse al rapitore avere avuto il coraggio, le armi, le mura e le torri? Non gli furono tolti, a viva forza , la preda, il regno e la vita, dentro la sua reggia, davanti agli occhi paterni, e ai sacri Lari, fra le grida, i pianti e il sangue e le minacce dei suoi?

    Privo di ogni soccorso, esule, ramingo, che potrei fare, io? Lo vedi, il tuo progetto è vano in partenza. Avresti tu sola il disonore di una fuga vergognosa, tentata inutilmente. Io padrone di te e insieme privato di te, ne avrei in cambio la cattiva fama di rapitore e la pena meritata: sarebbe questa la sorte a noi riservata, se tu ti ostinassi a fuggire con me.

    Clitenn. Tu vedi appieno gli ostacoli e nient’altro: un vero amore non li ha mai considerati.

     

     

    Egisto Un vero amante ha mai portato alla rovina certa l’oggetto del suo amore? Lascia che stia solo nel pericolo e allora ti farò vedere, se conosco gli ostacoli o se mi preoccupano. Io vedo bene che la tua vita non ti sta a cuore: vedo bene che ti è meno cara la reputazione che il tuo amore. Purtroppo mi ami più di quanto io non meriti. Ah, se potessi risanare il tuo cuore piagato, lo sa il cielo , se non lo farei ad ogni costo!... Si, tutto, farei tutto... fuorché cessare di amarti. Questo non lo posso fare; posso però morire bene, e lo desidero. Ma se devo vederti mettere a rischio evidente la vita e il tuo onore, per me... Almeno , donna, trova mezzi più sicuri per farlo.

    Clitenn. Più sicuri? Ve ne sono altri?

    Egisto Partire... sfuggirti... morire; i soli mezzi miei sono questi. Tu, lontana da me e fuori da ogni speranza di rivedermi mai più, mi cancellerai presto dal tuo cuore: ben altro amore vi risveglierà il grande Atride e passerai ancora i tuoi giorni felici al suo fianco. Anche se fosse così, ormai non ti posso dare una prova più vera del mio amore che partendo: terribile, dura, ultima prova.

    Clitenn. La scelta di morire sta a noi, se sarà necessario. Ma non resta nient’altro da tentare prima?

    Egisto Un’altra soluzione forse ci sarebbe, ma indegna...

    Clitenn. Ed è?

    Egisto Crudele.

    Clitenn. Ma è certa?

    Egisto Ah, certa, purtroppo!...

    Clitenn. E a me non la dici?

    Egisto E la chiedi a me?

    Clitenn. Quale sarà? ...Non lo so.. parla! Io mi sono fatta avanti troppo e non torno indietro: Atride forse già mi sospetta. Forse ha già il diritto di disprezzarmi : quindi io sono già costretta a detestarlo. Ormai non posso più vivere al suo fianco; non lo voglio, né lo tento. Egisto, mi insegni, quale che sia, un mezzo con cui sottrarmi per sempre a lui?

    Egisto Sottrarti a lui? Te l’ho già detto, ora è una cosa del tutto impossibile.

    Clitenn. Ma che si perde a tentare?

    Egisto Nulla.

    Clitenn. Ora ho capito. Oh, quale lampo di luce terribile e funesta, ad un tratto, mi rischiara la mente ottusa; che bollore mi sento dentro ad ogni vena! Ho capito: il rimedio crudele, il solo, unico, rimedio è il sangue di Agamennone.

    Egisto Non parlo...

    Clitenn. Ma tacendo, lo chiedi.

    Egisto Anzi, te lo vieto. E’ vero: il solo ostacolo al nostro amore e alla tua vita (della mia non parlo), è la sua vita; ma pur sai che è sacra, e a te conviene amarla, rispettarla, difenderla: a me conviene tremarci. Finiamola: ormai è passata l’ora e il mio lungo ragionamento potrebbe dar luogo a qualche sospetto. Ricevi allora l’ultimo addio...da Egisto.

    Clitenn. Ah, mi odi... Solo Atride è di ostacolo al nostro amore... al tuo vivere? Si; Non vi è altro ostacolo: purtroppo il suo vivere è per noi morte.

    Egisto Su, non badare alle mie parole: me le ha suggerite l’amore.

    Clitenn. E l’amore a me le fa intendere.

    Egisto Non senti orrore?

    Clitenn. Orrore?... Si, ma di lasciarti!

     

    Egisto E hai coraggio a sufficienza?

    Clitenn. Amore, quanto basta per non temere cosa al mondo.

    Egisto Il re sta in mezzo ai suoi; quale mano, quale punta acuminata può farsi strada dentro il suo petto?

    Clitenn. Quale mano? Quale punta?

    Egisto Sarebbe vana qui, lo vedi, un’aggressione aperta.

    Clitenn. Ma,... anche il tradimento...

    Egisto E’ vero, non merita di essere tradito Atride: lui che ama tanto la sua consorte e che ha trascinato da Troia Cassandra, legata ai polsi come una schiava; si, Cassandra di cui lui è l’amante e schiavo lui stesso, si...

    Clitenn. Che ascolto?

    Egisto Intanto aspetta che, stanco di te, divida con lei il regno e il letto: aspetta che ai tuoi danni si aggiunga il disonore. Non ti devi sdegnare tu sola, da sola ormai, di ciò che muove a sdegno tutta Argo.

    Clitenn. Rendere Cassandra pari a me?

    Egisto Lo vuole Atride.

    Clitenn. Atride muoia.

    Egisto Come? Con quale mano?

    Clitenn. Con questa! Questa notte, dentro questo letto, che lui spera di dividere con la sua schiava schifosa.

    Egisto Oh, cielo! Ma pensa...

    Clitenn. Sono già decisa...

    Egisto Ma se poi ti penti...

    Clitenn. Lo sono d’aver tardato troppo.

    Egisto Eppure...

    Clitenn. Io lo voglio; io , anche se tu non lo vuoi. Vuoi che io lasci che conducano te, che solo meriti il mio amore, a una morte crudele? Dovrei lasciar vivere chi non bada al mio amore? Domani , te lo giuro, tu sarai il re in Argo. Non mi tremerà la mano, né il cuore .... Chi viene?

    Egisto Elettra...

    Clitenn. Oh, cielo evitiamola! Affidati a me.

     

    Scena seconda

    (Elettra)

     

    Egisto mi sfugge, e va bene; ma vedo che anche mia madre mi evita. Misera madre! Non ha saputo resistere alla voglia colpevole di rivederlo per l’ultima volta . Hanno parlato qui insieme, a lungo... Ma Egisto mi è sembrato troppo baldanzoso, troppo sicuro in volto, per un uomo che va in esilio... E ho visto lei turbata non poco; ma sembrava che esprimesse la rabbia o l’odio, più che il dolore... Oh, cielo! Chissà come l’avrà ingannata, quell’essere spregevole, con i suoi raggiri! E a quale passo l’avrà forse indotta! Ora si che io tremo: Oh quanti e quali delitti io vedo!... Eppure, se parlo, metto a rischio la vita di mia madre... e se non dico niente?

    Scena terza

    (Elettra, Agamennone)

    Elettra Dimmi, padre, hai visto Clitennestra?

    Agamenn. Credevo di trovarla in queste stanze, ma verrà fra breve.

    Elettra Lo desidero tanto.

    Agamenn. Verrà di certo. Sa che voglio parlarle.

    Elettra Oh, padre! Egisto sta ancora in Argo.

    Agamenn. Gli ho parlato per tutto il giorno; lo sai: ormai finirà. Al massimo domani se ne andrà via da noi per sempre. Ma, figlia, quale pensiero ti turba così? Volgi attorno uno sguardo inquieto e sei pallida! Cosa c’è? Ogni volta inizi a parlarmi di Egisto, poi taci...

    Elettra Vorrei vedere Egisto lontano; non so il perché, credimi! Per un uomo che aspetta forse il luogo e il momento per nuocere, la notte è lunga ed è solita coprire ogni delitto. Padre amato, ti scongiuro : fa che Egisto venga messo al bando , prima che il sole tramonti.

    Agamenn. Ma cosa dici? Mi è dunque nemico! Tu lo sai? Allora ordisce qualche trama...

    Elettra Non lo so... Eppure... Non lo credo. Ma è figlio di Tieste. Sento nel cuore un presagio vago, ma funesto. Forse è eccessivo il mio timore, ma in parte è vero. Padre credimi, non lo sottovalutare; anch’io non lo so, né posso dirlo, ma ti prego. Io intanto torno accanto al caro Oreste: voglio stare sempre vicino a lui. O padre, te lo dico: quanto più presto andrà lontano Egisto, tanto più avremo certo la nostra pace interna.

     

    Scena quarta

    (Agamennone)

    Oh, spirito indignato di Atreo, mai placato! Come scorri dentro ai tuoi nipoti, insieme al loro sangue! Fremono al nome di Tieste. Ma che? Se freme il vincitore di Troia, solo alla vista di Egisto, perché sorprendersi se, a tale vista, palpita e trema il cuore di una fanciulla? Se lui tentasse qualche inganno , con un solo mio cenno potrei annientare ogni sua trama. Ma dovrei rendermi più duro, solo per un sospetto? Affrettare di poche ore l’esilio già imposto, sarebbe una viltà. Non posso fargliene una colpa se tremo, come posso aggravargli la pena.

     

    Scena quinta

    (Agamennone, Clitennestra)

    Agamenn. Vieni, consorte, vieni; e toglimi dal cuore ogni dubbio spiacevole che Elettra vi ha lasciato, solo tu puoi farlo.

    Clitenn. Elettra?... Dubbi?... Che ti ha detto?... Oh, cielo! Così ti ama, da rovinarti questo giorno con falsi dubbi?... Quali dubbi?

    Agamenn. Egisto...

    Clitenn. Ma senti!

    Agamenn. Egisto, del quale mai ti ho sentita parlare, pare che turbi la quiete e la mente di Elettra.

    Clitenn. Non lo hai messo al bando? Che teme Elettra da lui?

    Agamenn. Ah, tu non sei del sangue d’Atreo, come lo siamo noi: un altro non riesce a capire quale sia l’orrore che il sangue di Tieste ispira al nostro sangue. Ma non cedo al terrore di una timida fanciulla; nulla cambierò a quanto prefissato: Egisto andrà lontano e mi basta. Mi toglierò un gran peso dal cuore. Sarebbe l’ora piuttosto, consorte amata, che tu ti aprissi sul grave dolore che ti opprime e che ti leggo, tuo malgrado, in volto. Se lo nascondi a me, con chi confidarti? Se la causa del tuo pianto sono io, chi meglio di me può riparare, o porvi rimedio, o dividerlo con te?... Oh, cielo, tu taci, e neppure rimuovi gli occhi dal suolo... sono immobili, gonfi di lacrime... Ahi me! Elettra mi ha detto il vero.

    Clitenn. Il vero?... Elettra, ha parlato di me? E... le credi?

    Agamenn. Ti ha tradita si, parlando con me. Mi ha detto il motivo del tuo dolore...

    Clitenn. Oh, cielo! Ti ha presentata, forse, la mia fedeltà dubbia? Ah, vedo bene; Elettra mi ha sempre amata poco.

    Agamenn. T’inganni. Mi ha parlato di te, come deve parlare una figlia ossequiosa di una madre amata: in altro modo , non l’avrei ascoltata.

    Clitenn. Allora, che ha detto?

    Agamenn. Ciò che avresti dovuto dirmi apertamente prima, senza arrossire: che nel cuore ti resta, tuttora, il ricordo penoso della figlia uccisa.

    Clitenn. D’Ifigenia? ...Respiro...Si, quel giorno resterà per me sempre...

    Agamenn. Che posso dire, che tu già non sappia al pari di me? In ogni cuore, fuorché nel tuo, ho trovato pietà per il mio caso: Ma seppure giova al tuo dolore ancora vivo, lo sfogo di un duro rimprovero, o del pianto materno, perché non mi biasimi; lo subirò, benché io non lo meriti ; o perché non piangi con me? Non è degno il mio pianto? Sai bene se mi tratterrei dal piangere, nel ricordare nostra figlia con te. Ah, si, consorte, se anche mi odi tu me lo devi dire: mi sarà più cara la tua ira aperta, che un affetto finto.

    Clitenn. Il fatto che non sei quello di prima, forse fa che io appaia ai tuoi occhi troppo diversa da quella che sono. Eppure te lo dirò: Cassandra, si, Cassandra è quella che mi rende a te meno gradita.

    Agamenn. Oh, cielo! Cassandra? Di che mi incolpi donna? Lo credi? Lo sai, abbiamo diviso fra noi il ricco bottino di Troia bruciata e l’illustre giovane, alla quale le armi Achee hanno tolto il padre e la patria, è toccata a me. La legge crudele, ma comune, del vincitore ha voluto che io la conducessi, ora, prigioniera in Argo: un triste esempio delle vicende umane. Io, si, compiango il destino di Cassandra; ma amo te sola. Non lo credi? A prova del vero, dono Cassandra a te: puoi sottrarla ai miei occhi; e disporre di lei a tuo piacimento. Ti voglio solo ricordare che lei è la figlia infelice di un re possente; e che infierire su di essa sarebbe cosa non degna di un’anima regale.

    Clitenn. Non l’ami?... Oh, cielo...Misera me! ... Ami così tanto anche me? Ma non sia mai che ti tolga la tua preda! Ah, no! Spetta a te: ti è costata troppo in tempo, in affanni e sangue.

    Agamenn. Finiscila per una volta, basta! Ora via, a che serve alludere e non dire? Se il pensiero che ti angustia è questo; e se nel tuo cuore trovano appiglio i dubbi della gelosia, voglio toglierti il martirio alla radice: vieni, consorte; su vieni per convincere te stessa, perché Cassandra, nella tua reggia, può essere solo la tua prima e ubbidiente serva.

    ATTO QUINTO

    Scena prima

    (Clitennestra)

    Ecco l’ora è giunta. Agamennone giace immerso nel sonno...E non aprirà mai più gli occhi alla luce vitale! Questa mia destra, già a lui data come prova del mio casto amore e della mia fedeltà, sta ora per dare a lui la morte. Ho giurato tanto? Si, purtroppo, mi conviene agire... Devo andare. Il piede, il cuore, la mia mano... tremo tutta: Ahi me! Che ho promesso? Ah, vile, che sto facendo? Oh, come svanisce il coraggio in me, allo sparire di Egisto! Vedo solo l’immensa atrocità del mio orribile delitto. Io sola vedo l’ombra sanguinante di Atride... Ahi, vista! Invano ti attribuisco i delitti. Ah, no, tu non ami Cassandra!: ami solo me, più di quanto non merito. Non hai commesso alcun delitto al mondo che quello di essere mio consorte. Atride, oh, cielo! Tu, dalle braccia di un sonno sicuro, passi in braccio alla morte, per mano mia? Dove mi nascondo poi?... Oh, tradimento! Posso mai più sperare pace?...Quale vita orrenda di rimorsi, di lacrime e di rabbia! Lo stesso Egisto, si Egisto, come oserà giacere al fianco di una sposa parricida, in un letto sporco di sangue, e non tremare per sé? Lontano da me, ferro odioso, strumento orribile di ogni mio danno e del mio disonore. Perderò l’amante e la vita insieme: ma non avverrà che un tale eroe cada da me ucciso. Vivi onore della Grecia, terrore dell’Asia, vivi per la gloria, vivi per i figli cari e... per una consorte migliore. Ma , questi passi silenziosi? Chi viene in queste stanze, di notte?... Egisto?... Ahi me, sono perduta!

     

    Scena seconda

    (Egisto, Clitennestra)

     

    Egisto Hai compiuto l’opera?

    Clitenn. Egisto...

    Egisto Che vedo, donna, ti struggi nel pianto, qui, ora? Il tuo pianto è intempestivo, arriva tardi, è vano: ci può costare caro.

    Clitenn. Tu qui?... Ma come?... misera me! Che ti ho promesso? Che decisione errata?

    Egisto Non è stata una tua decisione? Te l’ha suggerita l’amore e il timore te la toglie. Ora via, poiché sei pentita, va bene! Almeno morrò io, lieto di non saperti colpevole. Te lo dicevo che l’impresa era ardua; ma tu, fidando troppo nel coraggio, che tu non hai, hai osato scegliere tu stessa la tua mano fiacca, per dare il colpo. Voglia ora il cielo, che la sola idea di ucciderlo non torni a tuo danno! Io spero di ritornare, da qui, nelle tenebre, di nascosto e inosservato. Ti volevo solo annunciare, io stesso, che la mia testa è già consacrata, alla vendetta irrevocabile del tuo re.

    Clitenn. Che dici? Come lo sai?

    Egisto Atride ha già capito del nostro amore, più di quanto non voleva; ed io ho già avuto per questo l’ordine di non muovermi più da Argo. Mi vuole davanti a sé, appena sarà giorno.: capisci bene che per me è una condanna a morte. Ma non temere, perché adoprerò ogni stratagemma per incolpare me solo.

     

    Clitenn. Che sento? Sa tutto!

    Egisto Sa troppo! Ma se io mi do subito la morte, mi sottraggo al pericoloso interrogatorio; sarà la scelta migliore, quella più sicura. Così salvo il tuo onore e insieme mi sottraggo ad una morte infamante. Sono venuto a darti l’ultimo addio e un ultimo avviso di ciò che sto per dirti, niente di più. Vivi e rimanga intatto il tuo onore. Non farti più prendere dalla pietà per me: io sarò tanto felice se mi è dato di morire per te, di mia mano.

    Clitenn. Egisto, Ahi me, Quale furore mi sento ribollire nel petto, quando parli! Sarà vero? La tua morte?

    Egisto E’ più che certa..

    Clitenn. E ti uccido io...

    Egisto Io voglio te salva.

    Clitenn. Chi ti ha portato davanti a me; quale malvagia furia dell’Averno accompagna i tuoi passi, Egisto? Sarei morta di dolore se non ti avessi più visto; ma almeno morivo innocente. Ora, mio malgrado, sono già spinta dalla tua presenza a compiere l’orrendo delitto... Oh, cielo! Un tremore sconosciuto mi invade tutte le fibre e le ossa... E sarà pur vero; non resta altro da fare? Ma chi ha rivelato il nostro amore?

    Egisto Chi ha avuto il coraggio di parlare di te, se non Elettra? (è suo padre) Chi , se non lei, può nominarti al re? La tua figlia spietata, ti ha immerso la lama nel seno e ti vuole togliere l’onore, prima della vita.

    Clitenn. Ahi me, devo crederlo?

    Egisto Se non vuoi credere a me, credi allora alla mia spada; che io muoia almeno in tempo!

    Clitenn. Oh, cielo! Che fai? Riponi la spada. Oh, notte terribile... Ascolta... Atride forse non ha in mente...

    Egisto Che forse? ... Atride è offeso; il re Atride nella sua mente superba non pensa ad altro che alla vendetta e al sangue. La mia morte è certa; la tua è dubbia. Ma se ti conserva la vita; tu pensa a quale. E se io sono stato visto entrare qui da solo, in un’ora così tarda,... Ahi me, tremo di paura per te. Fra poco sorgerà l’alba a toglierti dal dubbio: io non l’aspetto: ho deciso di morire prima... Addio... per sempre...

    Clitenn. Aspetta... no, non morirai.

    Egisto Di certo non per mezzo di un’altra mano che della mia, o della tua, se lo vuoi. Su vibra tu il colpo: uccidimi; porta me moribondo e spirante, davanti a lui, al tuo giudice severo: il mio sangue ti discolperà.

    Clitenn. Che dici? No, misera me! Non posso perderti!

    Egisto Ora quale mano destra, tu hai, che non riesci ad uccidere né chi più ti ama, né chi più ti odia? Deve dunque supplire la mia?

    Clitenn. Oh, ... no...

    Egisto Vuoi morto Atride, o me?

    Clitenn. Quale scelta!

    Egisto Devi scegliere!

    Clitenn. Devo dare la morte io?

    Egisto O riceverla, e vedermi trucidato prima di te.

    Clitenn. E’ un delitto necessario?

    Egisto E il tempo stringe...

     

    Clitenn. Ma... la forza... il coraggio?...

    Egisto L’amore ti darà il coraggio, la forza e tutto.

    Clitenn. Con la mia mano tremante... io.. un pugnale contro mio marito...

    Egisto Eccoti il pugnale , di ben altra tempra: vi sta, ancora rappreso, il sangue dei figli di Tieste. Non aspettare a pulirlo nel sangue empio di Atreo; vai, corri, rimangono pochi istanti, vai! Se tu assesti male il colpo o se tu te ne pentissi prima, o donna, non volgere più il passo verso queste stanze: troveresti me, qui, svenato per mano mia, in un mare di sangue. Vai, non tremare, coraggio, entra, uccidilo.

    Scena terza

    (Egisto, Agamennone dentro)

     

    Egisto Esci ora, Tieste, dall’Averno profondo: ora è tempo. Mostra ora in questa reggia la tua ombra orribile. Ora si appresta per te un ricco banchetto di sangue: Già il pugnale pende sul cuore del figlio, nudo, del tuo nemico mortale; già vibra: lo vibra la sua perfida moglie. Lei doveva fare ciò, non io. Tanto più dolce sarà per te la vendetta, quanto è più grave il delitto... Porgi attentamente l’orecchio con me; non temere che lei non lo compia: l’amore, lo sdegno e il timore porteranno la donna al misfatto necessario.

    Agamenn. (da dentro) Oh, tradimento!... tu, sposa?... Cielo!... Io muoio... Oh, tradimento!

    Egisto Muori, si, muori. E tu , o donna, raddoppia i colpi; nascondi tutto il pugnale dentro al suo cuore; spandi tutto il sangue di quell’empio; lui che voleva bagnarsi con il nostro sangue.

     

    Scena quarta

    (Clitennestra, Egisto)

     

    Clitenn. Dove sono? ...Che ho fatto?...

    Egisto Lo hai ucciso. Finalmente sei degna di me.

    Clitenn. Il pugnale... gronda di sangue... le mani... le vesti... il volto .. sangue dappertutto... Oh, quale vendetta si farà per questo sangue!... Già lo vedo... già vedo questo stesso ferro ritorcere contro il mio seno... Da quale mano!... Agghiaccio... fremo... vacillo... Ahi me! Mi mancano le forze... la voce... il respiro... Dove sono io? Che ho fatto?... Povera me!

    Egisto Già tutta la reggia intorno risuona delle grida di dolore: ora è tempo di mostrare quanto valgo; ora è il momento di raccogliere il frutto delle mie lunghe sofferenze. Io corro...

     

     

     

     

     

    Scena quinta

    (Elettra, Egisto, Clitennestra)

     

    Elettra Infame, vile assassino di mio padre, ti manca di uccidere me... Che vedo? Oh, cielo! Mia madre?... donna malvagia, tieni tu l’arma in mano? Tu mi hai ucciso il padre... Oh, vista!

    Egisto Taci. Liberami il passo; presto ritornerò. Trema. Ora sono io il re di Argo. Ora m’interessa troppo, più che Elettra, uccidere Oreste.

     

    Scena sesta

    (Clitennestra, Elettra)

     

    Clitenn. Oreste? Oh, cielo!... Ora ti conosco Egisto...

    Elettra Dammi, dammi quel ferro...

    Clitenn. Egisto!... Fermo... Uccidermi il figlio? Ucciderai prima me.

    Scena settima

    Elettra

    Oh, notte!... Oh, padre! Ah, fu opera vostra, o Dei, quel mio pensiero di porre prima in salvo Oreste. Traditore, vile, non lo troverai. Oh, vivi Oreste, vivi: io conserverò questo ferro spietato per la tua mano adulta. Spero che un giorno verrai in Argo, a vendicare nostro padre.

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