La

costruzione

del Partito

 

 

 

 

Rivoluzione Comunista dal 1964 ad oggi

 

 

Presentazione

 

 

Nel novembre scorso Rivoluzione Comunista ha compiuto 40 anni di esistenza. È diventata, suo malgrado, un pezzo di storia. Ed è opportuno, specialmente per le nuove generazioni, ripercorrere sia pure in estrema sintesi la linea da essa tracciata nel suo lungo cammino di lotta. Come è noto all’ambiente rivoluzionario la linea di Rivoluzione Comunista è esposta in modo sistematico in diversi scritti. Principalmente in un opuscolo del 2 giugno 1993, dedicato appunto all’esposizione della linea; e nella Storia di Rivoluzione Comunista apparsa in prima edizione il 2 luglio 1999. Qui ne riassumiamo i tratti specifici, limitandoci a due aspetti: a quello politico e all’aspetto organizzativo.

Nel far questo ci corre l’obbligo di un chiarimento preliminare di metodo. La linea del nostro raggruppamento, come quella di qualsiasi altra formazione politica, si colloca nel quadro italiano e, in qualche modo, europeo. Essa è condizionata dalla posizione che occupa l’Italia nella catena imperialistica. E risente inevitabilmente l’influenza che in questa catena giuoca il sistema Italia. Si dovrà quindi sempre tener conto di questa correlazione nell’esame e nella comprensione degli avvenimenti.

Ciò detto abbiamo schematizzato il percorso politico-organizzativo del nostro raggruppamento nelle quattro tappe seguenti: 1ª) la tappa di impianto e di introduzione dell’internazionalismo militante nella classe operaia (1964-1971); 2ª) dal fronte proletario alla difesa proletaria (1972-1979); 3ª) la sfida proletaria al blocco parassitario e allo statalismo reazionario (1980-1993); 4ª) dallo sviluppo della linea mobilitativa all’armamento proletario (1994-2004).

I lavoratori e i compagni che intendono collegarsi con la nostra organizzazione possono prendere direttamente contatto con le nostre sedi oppure scrivendo alla sede centro di Milano P.za Morselli 3.

 

Milano, 15 febbraio 2005

L’Esecutivo Centrale

di Rivoluzione Comunista

 

 

 

Parte prima

Dall’impianto all’introduzione

dell’internazionalismo militante

nella classe operaia (1964-1971)

 

 

 

 

Il nostro raggruppamento nasce formalmente nella prima decade di novembre 1964 da una scissione del Partito Comunista Internazionalista - Programma Comunista, avvenuta al termine di una riunione generale svoltasi a Firenze. La scissione scaturì da un contrasto interno di carattere organizzativo ma che investiva la concezione del partito e che da tempo era vivo nell’organizzazione. La divergenza consisteva tra la posizione di chi voleva mantenere le riunioni di studio come perno della vita dell’organizzazione e chi voleva invece imperniare l’organizzazione sull’attività e sulla lotta. La prima posizione era rappresentata dall’anziana cerchia bordighiana. La seconda posizione dalla nuova leva che ha dato vita a Rivoluzione Comunista.

A seguito della scissione si staccano da Programma Comunista più di quattro quinti dell’organizzazione di Milano, che costituiva l’organizzazione più forte e numerosa del raggruppamento e che era sede del centro redazionale. Ma di questi quattro quinti solo un quarto concepisce il partito come organizzazione di lotta; gli altri tre quarti pensano di andare avanti con le riunioni di studio. Inizialmente, perciò, ai sostenitori del partito-lotta si affiancano i formalisti. Questi ultimi accusavano Bordiga, ma superficialmente, di avere compiuto una svolta per avere scritto negli "Appunti per tesi", dedicato alle questioni organizzative, che non si sarebbe più fatto uso in futuro del metodo elettivo. La delimitazione tra queste due diverse concezioni del partito fu questione di poco tempo. E questa avvenne, senza particolari problemi, a metà del 1965. Dopo questa delimitazione Rivoluzione Comunista si compone di una esigua cerchia di compagni e prende il suo assetto definitivo; identificata dal giornale omonimo, il cui primo numero esce nel gennaio 1965.

Il gruppo si struttura sull’impegno pratico e sull’intervento continuo nel movimento di lotta proletario. Su questa base gli elementi operai danno vita ai nuclei internazionalisti di fabbrica: centri propulsori del gruppo nelle aziende e nel movimento operaio. Via via il gruppo sistematizza approfondisce ed eleva l’attività acquisisce e mette in pratica i principi cardine di un’organizzazione di lotta, che sono; a) l’organizzazione deve avere carattere proletario anche nella sua composizione; b) il proletario deve svolgere ruoli dirigenti per creare giusti rapporti tra partito e classe; c) il militante deve impegnarsi nell’attività, a tempo pieno, sino a raggiungere il professionismo senza professionalizzazione; d) risolvere i problemi dell’attività con l’attività. Su questi cardini il gruppo, via via cresce, si dà una struttura organizzativa articolata in Organizzazioni di Base (Sezioni) nel Comitato Centrale in Commissioni di lavoro, in nuclei e gruppi di azienda. La fase di impianto si completa nel 1967 e si chiude con l’assimilazione del principio, che si impara operando e si applica operando, dalla pratica alla teoria e dalla teoria alla pratica. In conclusione il partito militante deve vivere e lottare con le masse oppresse per portare alle masse una linea precisa.

Col 1968 il gruppo estende l’attività in tutti i campi e diviene il veicolo naturale di trasporto dell’internazionalismo militante nella classe operaia e negli ambienti politici. Avvia l’analisi sulla crisi di regime e sull’inizio della crisi capitalistica. Il primo maggio pubblica il mensile Lotte Operaie con cui imposta la propria azione in campo operaio. Il bollettino vivrà 10 anni cessando nell’aprile del 1977 col numero 107-108. Nel dicembre del 1968 dà vita all’Agitatore Comunista organo dei gruppi studenteschi internazionalisti. Il periodico, a tiratura ciclostilata come Lotte Operaie, si protrarrà fino al 1979 chiudendo col 35º numero. Il criterio operativo, di cui esso si avvale intervenendo in campo studentesco, è la tattica della scissione: separare gli studenti rivoluzionari dai contestatori piccolo-borghesi per trasportarli sul terreno della lotta proletaria. Conducendo la propria lotta in campo economico sociale politico ideologico il gruppo tende a creare un clima di chiarezza, tra le varie tendenze che costellano la scena politica, sui compiti pratici del momento. Nel 1969 esso tiene il primo congresso con cui fa il bilancio dell’attività dell’anno e traccia la linea di azione. Nella seconda Conferenza di partito, che si svolge il 30 ottobre 1970, approva le Tesi sulla situazione e i nostri compiti; e vara lo Statuto. Nel secondo congresso, che si tiene il 2-3 gennaio 1971, riconosce ai nuclei di fabbrica, realtà allora in sviluppo, il rango di gruppi di azienda, cioè di organizzazione di base. Il gruppo possiede quindi una piattaforma politica ed organizzativa, che lo distingue da tutti gli altri raggruppamenti e che gli consente di affrontare adeguatamente i compiti pratici del nuovo decennio.

Nel 1970 Rivoluzione Comunista svolge attività stabile a Milano, Genova, Torino, Busto-Varese, Brescia, Marghera, Bologna, Firenze. Ed effettua interventi a Roma, Napoli, Catania, Ivrea, Dalmine. Il 23 luglio 1970 appare la voce dell’Operaio Internazionalista, un foglio a cura dei nuclei di fabbrica, con il quale questi propagandano la loro azione ed imprimono unitarietà di indirizzo alle lotte e ai problemi operai. Il principio dell’attività trova la sua espressione vincolante nello Statuto, il quale all’art. 1 stabilisce: "Il militante deve partecipare attivamente al lavoro rivoluzionario in una qualsiasi delle organizzazioni di base (sezione, gruppo di azienda) e sostenere il partito finanziariamente in proporzione alle proprie condizioni economiche".

A completamento dell’assetto organizzativo, raggiunto dal gruppo in questa prima tappa, resta da ricordare che l’8 settembre 1971 viene decisa la costituzione della Sezione Centro. Questa ha il compito di dirigere e coordinare tutta l’attività politica centrale e tutta l’attività pratica in tutti i luoghi ove non esistono sezioni di partito. In pratica essa si occupa di estendere l’attività in quasi tutti i centri concretamente raggiungibili.

 

 

Parte seconda

Dal fronte proletario

alla difesa proletaria (1972-1979)

 

 

 

 

La seconda tappa è caratterizzata dall’impegno del gruppo di affermare l’indirizzo rivoluzionario nel movimento proletario. Al 4º congresso del 1973 esso prende atto che il condominio USA-Russia dell’Europa è incrinato dall’ascesa delle potenze sconfitte della seconda guerra mondiale (Germania, Giappone, Italia) e dal riordinamento delle potenze europee e che il sistema imperialistico tende a scindersi nei seguenti centri rivali: a) Usa-Canada; b) CEE; c) Giappone; d) Russia. Esso prende altresì atto che col governo Andreotti-Malagodi il sistema compie una svolta moderata e che viene dato impulso al capitalismo delle sovvenzioni e degli esoneri fiscali. Nel triennio 1972-74 Rivoluzione Comunista, per affermare l’indirizzo rivoluzionario nel movimento proletario, svolge una vera e propria lotta di tendenza nei confronti degli altri raggruppamenti di estrema sinistra, putrefatti (filo-cinesi; Lotta Continua; Avanguardia Operaia; Potere Operaio), degenerati (Movimento Studentesco), teoricisti e inconseguenti (Battaglia Comunista, Programma Comunista, Lotta Comunista). Il gruppo promuove il fronte proletario di operai disoccupati edili emigrati giovani donne per il salario minimo garantito di £ 200.000 al mese, le 36 ore settimanali, l’aumento del salario e delle pensioni minime operaie; per case decenti e a fitti bassi, la riduzione dei prezzi e delle tariffe; per lo sviluppo dell’autonomia proletaria, dell’autodifesa, del partito rivoluzionario. E tesse l’autonomia operaia mediante i nuclei internazionalisti.

Il 3 novembre 1972 esce il primo numero di Lotte Operaie Murale, che appare come supplemento al bollettino sindacale. Esso viene affisso sui muri ogni 10-15 giorni a seconda dell’uscita; e dura fino al 31 marzo 1977, chiudendo col n. 139; ma sostituito subito dopo in aprile con la nuova testata Rivoluzione Comunista e come supplemento al giornale. Questa seconda serie del murale arriva fino al 31 luglio 1979 e cessa col numero 45. Nel maggio del 1973 pubblica Donna Proletaria per potenziare l’attività di propaganda tra le donne. La pubblicazione dura fino al 16 marzo 1984 realizzando 6 numeri di serie e 10 supplementi specifici.

 

 

1. Il primo grande sciopero autonomo dei ferrovieri

 

L’assiduo lavorio dei nuclei porta Rivoluzione Comunista alla testa della lotta operaia più importante del dopoguerra: quella dei ferrovieri del 1975-76. Questa lotta si apre col grande sciopero dei ferrovieri meridionali per l’aumento del salario di £ 100.000 mensili, che inizia il 16 agosto e si protrae fino al 26 agosto, sfidando il genio i racket anti-sciopero la crociata padronal-governativa-sindacale. Accanto all’aumento salariale i nostri nuclei rivendicano le 36 ore settimanali e miglioramenti normativi. Essi operano instancabilmente per formare gli organismi autonomi di lotta indispensabili allo sviluppo del conflitto. Il 6 novembre a Roma assumono la direzione della lotta ed indicono lo sciopero nazionale della categoria del 23-24 dicembre. Nei mesi successivi, quando la mobilitazione operaia diminuisce e i CUB si defilano, i nostri nuclei tengono duro. Ed è tutto il raggruppamento che sostiene la lotta e gli scioperi nazionali del 22 e del 30 aprile 1976. Questa storica lotta operaia, per tanti aspetti insuperata, ha tra l’altro prodotto i CUdL (Comitati Unitari di Lotta), che, animati o diretti dai nostri nuclei, hanno costituito la spina dorsale del movimento autonomo di lotta. Questo movimento ha trovato una cronaca fedele nella Voce dei ferrovieri in lotta, apparsa come bollettino dei nostri nuclei ferrovieri il 22 luglio 1975 e cessata il 31 dicembre 1978 dopo 19 numeri.

 

 

2. La riorganizzazione dei monopoli

 

Il 1975 registra la prima contrazione produttiva generalizzata post-bellica di tutti i paesi superindustrializzati. Ed è l’anno di svolta della riorganizzazione dei monopoli italiani. La riorganizzazione monopolistica procede sul ridimensionamento dell’industria leggera, sul rafforzamento dei settori strategici, sull’irregimentazione del lavoro la riduzione dei consumi, sulla spinta all’espansionismo esterno. E porta a un ordine depressivo tendente a spremere al massimo la forza-lavoro. Strumento politico di questa svolta è il governo Moro-La Malfa, poggiante sulla corruzione riformista e sul marciume parlamentare, che spiana la strada a un ordine reazionario e soffocatore. Nel febbraio 1976 Rivoluzione Comunista lancia un appello alla mobilitazione contro la riduzione dei salari, il razionamento alimentare, l’irregimentazione del lavoro, l’ordine della miseria e della reazione per la difesa proletaria rivolgendosi a operai disoccupati donne giovani emigranti pensionati proletari del Sud e del Nord. In questo appello essa mette in guardia che il sistema imperialistico si sta organizzando come sistema di distruzione sistematizzata, come macchina distruttiva; ed avverte che solo la più ferma ed inflessibile volontà di lotta proletaria e solo la più solida organizzazione di lotta proletaria, fuse insieme, non l’attentato o l’eliminazione di questo o di quel rappresentante della borghesia, possono affrontare e distruggere questa macchina. Passando dalla tattica del fronte proletario alla tattica della difesa proletaria Rivoluzione Comunista concentra l’attività sulle forze proletarie più oppresse; ne organizza la lotta immediata; promuove l’unità tra precari e operai, tra Sud e Nord, in una pratica solidale e antistatale.

All’inizio del 1977 essa elabora un’edizione speciale del giornale per il Sud allo scopo di "dare alla lotta delle masse meridionali un crescente contributo - teorico, pratico ed organizzativo - nel quadro della sua lotta generale per gli interessi del proletariato italiano". L’edizione speciale ha un formato ridotto. Si compone di 4 pagine ed ha una periodicità mensile. Il primo numero esce l’8 febbraio 1977; l’ultimo, il n. 71, il 31 dicembre 1985. Nei primi tre anni l’edizione speciale è un punto di riferimento nella difesa proletaria di disoccupati giovani donne.

 

 

3. La difesa proletaria

 

La difesa proletaria pone un argine all’offensiva padronal-statale centrata nell’attacco all’organizzazione del lavoro, al salario, alle basi di vita; e sulla sistematizzazione delle leggi eccezionali. Nel gennaio del 1978, a conclusione della quinta Conferenza Operaia (28-31 gennaio 1978) lancia le tesi "sul sindacalismo di crisi e sul compito dei comitati di agitazione" nella difesa proletaria e nella costruzione di una nuova organizzazione di massa operaia. Lancia inoltre, ai fini dello sviluppo della linea, una piattaforma per la difesa proletaria diretta a coagulare su obbiettivi unificanti le pratiche individuali. Al contempo chiama tutti i lavoratori a battersi contro il blocco del patto di emergenza che, col pretesto di combattere le Brigate Rosse, militarizza la vita sociale. Il 9 maggio 1978 poi, quando Aldo Moro viene trovato cadavere a Roma, essa non esita a dire ai proletari incerti che essi non possono dissentire dai gruppi radicali piccolo-borghesi come le B.R. per solidarizzare con lo Stato oppressore e sfruttatore, ma che possono farlo solo in nome degli interessi proletari, dei giusti metodi di lotta, del protagonismo di classe.

Al 9º congresso che si svolge il 29-30-31 luglio 1978 Rivoluzione Comunista mette in luce che i salvataggi aziendali effettuati e quelli in corso indicano il modo italiano di reagire alla sovrapproduzione mondiale; che la politica dei salvataggi mira ad elevare lo sfruttamento diretto e indiretto del proletariato e che il governo di unità nazionale (DC - PCI - PSI - PSDI - PRI - PLI) è lo strumento temporaneo di questa politica. Sulla base di questa analisi e di una analisi approfondita della modificazione dei rapporti sociali essa intensifica la difesa di disoccupati giovani donne operai sottopagati. Inoltre si impegna a migliorare la propria attività tra la gioventù, operando per vincere la sfiducia, l’individualismo e la spoliticizzazione che connotano vasti settori giovanili. Con questo impegno e prospettazione essa conclude gli anni settanta.

Sul piano organizzativo questa tappa condensa due risultati opposti: l’apice della crescita (1975) e la valle della discesa quantitativa. Nella prima fase della tappa (1972-75) Rivoluzione Comunista allarga la sua sfera operativa dal Nord al Sud. Il 25 gennaio 1973 il nucleo territoriale di Busto Arsizio assurge a Sezione. Il 25 gennaio 1975 il nucleo territoriale di Ancona diviene Sezione. Pochi mesi dopo la stessa trasformazione avviene per il nucleo territoriale di Torino.

In questa fase i nostri nuclei operai operano nelle seguenti fabbriche delle cinque Sezioni. A) Nell’ambito della Sezione di Milano: alla Farmitalia, Pirelli, , SIP (ora Telecom), Faset, TLM, Alemagna, Dalmine, Lepetit, Fantini Cosmi, Innocenti-Leyland, Sant’Angelo. B) Nell’ambito della Sezione di Busto Arsizio: al B.I.R., Spalt, Agusta, Bellora. C) Nell’ambito della Sezione di Genova: al deposito locomotive di Brignole, Ansaldo. D) Nell’ambito della Sezione di Ancona: alla stazione F.S., C.N.T.R.. E) Nell’ambito della Sezione di Torino: alla Fiat, Lancia. Inoltre essi operano nei seguenti settori: pubblico impiego, parastato, Comune di Milano, personale non insegnante dell’università.

La discesa organizzativa avviene nella seconda fase (1976-1979). Il primo cedimento riguarda la Sezione di Ancona. Ed è la conseguenza dell’opera di corrosione svolta dallo SFI nei confronti del nostro responsabile locale dopo la straordinaria lotta autonoma dei ferrovieri. La Sezione viene ridimensionata a nucleo territoriale. Nel settembre del 1976 comincia a cedere la Sezione di Torino. Gli elementi locali rallentano l’attività e nel 1977 la Sezione si esaurisce; rimanendo in piedi per effetto degli appoggi centrali. Nel corso del 1977 i nuclei territoriali esistenti vengono retrocessi a realtà simpatizzanti o sciolti. Al termine della discesa, che si conclude nel 1978, il raggruppamento rimane strutturato sulle tre Sezioni di Milano Genova Busto Arsizio.

Sul piano organizzativo vanno ulteriormente menzionati due fatti. Il primo fatto concerne due decisioni di straordinaria importanza per l’identità del raggruppamento prese dal 10º congresso tenutosi il 2-3-4 novembre 1979. La prima decisione riguarda il nome del raggruppamento. Il congresso stabilisce che, d’ora in avanti, esso si chiamerà soltanto Rivoluzione Comunista senza più la derivazione dal Partito Comunista Internazionalista per connotare in modo inconfondibile la fisionomia propria del gruppo rispetto agli altri raggruppamenti internazionalisti. La seconda decisione concerne il sistema di stampa del partito. Il congresso stabilisce che tutte le pubblicazioni di settore vengano assorbite dal giornale e che il giornale venga affiancato soltanto dal murale. L’altro fatto concerne il giusto modo di considerare i rapporti tra compagni e compagne nella coppia militante in coerenza con la linea di difesa proletaria. Gli anni settanta si chiudono con un profondo cambiamento dei rapporti sociali e dei rapporti tra uomo e donna nel senso di una divaricazione accresciuta tra le classi e all’interno delle stesse classi e tra i sessi. Questo cambiamento suscita forti tensioni anche all’interno della coppia militante. Concludendo un prolungato dibattito interno Rivoluzione Comunista riconosce che la difesa proletaria comporta un maggiore impegno per le donne e a favore delle donne. E stabilisce, conseguentemente, che i compagni diano una cooperazione piena alle compagne, nel quadro della partitizzazione della vita di coppia, senza rifarsi alla morale rivoluzionaria per subordinare le compagne ai compagni. La morale rivoluzionaria è la legge suprema della rivoluzione che comporta il vincolo fino al sacrificio personale. Ma la morale rivoluzionaria non può essere applicata sempre e dovunque e, quindi, i criteri da applicare nei rapporti tra compagne e compagni sono quelli della cooperazione reciproca e della pratica di partitizzazione. Con questa impostazione e visuale del ruolo femminile nel partito Rivoluzione Comunista affronta gli anni ottanta.

 

 

 

Parte terza

La sfida proletaria

al blocco parassitario e allo statalismo reazionario (1980-1993)

 

 

 

 

L’inizio degli anni ottanta segna un passaggio nell’evoluzione del sistema imperialistico. Il capitalismo finanziario trapassa nel capitalismo finanziario parassitario. I paesi superindustrializzati si trasformano in economia di guerra, in sistemi a profitto e rendita garantiti dallo Stato. Essi passano al monetarismo atlantico, alla politica di strozzinaggio dei paesi più deboli, che porta all’accentramento della ricchezza in poche mani e all’aumento spaventoso della povertà. I gruppi di potere si trasformano in gruppi parassitari, in bande di speculatori finanziari. Lo Stato parlamentare diviene lo strumento di queste bande e si trasforma in Stato reazionario. La crisi di regime transmuta in crisi di governabilità. Rivoluzione Comunista analizza e denuncia queste trasformazioni. Assume a perno della linea la rotta giovanile, contando sulla capacità e sull’azione rivoluzionaria delle nuove generazioni. Stimola l’iniziativa proletaria. Chiama alla guerra sociale contro la guerra statale. Promuove il fronte giovani-disoccupati-operai. Nel 1981, in coerenza con la rotta giovanile e con lo sviluppo dell’iniziativa proletaria, apre il fronte meridionale e organizza l’intervento stabile a Napoli e nel Sud.

 

 

1. Lotta offensiva contro lo schiavismo tecnologico

 

Nel primo quinquennio degli anni ottanta, dopo una fase di rapida ascesa, il capitale elettronico-informatico afferma la propria egemonia. L’industria meccanica si trasforma in meccatronica. E dà la base allo schiavismo tecnologico. Rivoluzione Comunista esamina i nuovi processi e i loro effetti tecnici e sociali. Essa valuta e denuncia: a) il formarsi dell’armata nazionale del lavoro, cioè la canalizzazione di tutta la forza-lavoro disponibile verso tutti gli usi delle imprese; b) la flessibilità del lavoro come flessibilità dell’esistenza, ossia come trasformazione del tempo di vita in tempo di lavoro; c) la campagna statale a favore dell’informatica come scolastica del supersfruttamento della gioventù, femminile e maschile. E sul piano operativo lancia la sfida proletaria e femminile al padronato tecnetronico, agitando una piattaforma specifica a protezione della forza-lavoro femminile dal modello informatico e spingendo i lavoratori in movimento a portarsi sul terreno della lotta anti-statale.

Nel 1986 Rivoluzione Comunista, valutando che vengono al pettine tutti i nodi della crisi prolungata del sistema, effettua il passaggio dalla tattica dell’iniziativa proletaria a quella della lotta offensiva. Questo passaggio è giustificato da due ordini di considerazioni. In primo luogo dal giudizio sugli aspetti più recenti della situazione che può essere sintetizzato in questi tratti: a) disgregazione definitiva del sistema imperialistico in centri rivali nel quadro dell’ascesa continua delle potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale (Germania, Giappone, Italia); b) franamento della Russia e del blocco orientale con inevitabile riassetto nazionale e interimperialistico dell’area interessata; c) generalizzazione del supersfruttamento giovanile e degli immigrati; d) trasformazione della politica in affare e predominio della logica di sopraffazione; e) estensione del controllo militare interno e dell’espansionismo estero; f) trasformazione della crisi di governabilità in crisi istituzionale; g) sviluppo di lotte autonome e di organismi rappresentativi operai. In secondo luogo dalla esigenza del legame col livello di sviluppo delle lotte sociali e dell’attrezzamento politico-teorico-organizzativo delle forze attive del proletariato e della gioventù. Su queste premesse essa traccia un programma di lotta offensiva, articolato sui seguenti 11 punti: 1) attaccare la politica di sopraffazione statale con una crescente organizzazione proletaria; 2) spezzare le catene dello schiavismo tecnologico; 3) i veri terroristi sono le centrali imperialistiche; nessuna tregua all’italo-imperialismo; 4) non c’è scampo alla distruzione senza lotta per la rivoluzione; 5) per la reale parità tra i sessi; 6) contro la scuola dell’armata nazionale del lavoro; per una scuola a servizio delle masse; 7) contro fiscalismo e sanzionismo meccanismi moderni di rapina e oppressione statali; 8) attaccare il servizio sanitario nazionale torchio para-fiscale e anticamera mortuaria; 9) contro gli sfratti per case decenti e a fitti bassi; 10) unità operativa di tutti i proletari, metropolitani e di colore; 11) contro il marciume parlamentare, contro il blocco dominante parassitario; contro la Repubblica superburocratizzata e autoritaria; per una società disinquinata, umanizzata, solidale.

Dopo la conclusione della lotta dei macchinisti uniti, che inizia nella seconda parte del 1987 e al cui sviluppo nella fase rivendicativa antiproduttivistica - ugualitaria è stato decisivo il contributo dei nostri nuclei, essa sistematizza la critica ai Cobas condannandone i limiti professionalistici il codismo sindacale l’inguaribile subalternità politica alla seppellita democrazia borghese. E traccia i seguenti compiti: a) promuovere la costruzione degli organismi di lotta proletari; b) criticare e neutralizzare le posizioni pacifiste e democratiche esistenti nella classe operaia e nella gioventù; c) svolgere un’opera di propulsione nei confronti delle avanguardie operaie e dei giovani più attivi; d) stabilire un legame concreto con le avanguardie degli immigrati; e) adeguare l’organizzazione e la vita interna alle esigenze della lotta. Essa articola inoltre specifiche indicazioni politiche e organizzative all’indirizzo della gioventù meridionale per combattere la criminalizzazione e l’occupazione militare del Sud.

 

2. L’inasprimento delle rivalità interimperialistiche

 

Gli anni ottanta si chiudono e gli anni novanta iniziano con l’inasprimento delle rivalità interimperialistiche e con la trasformazione di queste rivalità in scontri armati e in bracci di ferro; e con l’inasprimento dei contrasti e antagonismi sociali. Questo inasprimento, sconsolatamente chiamato dai politicanti accademici col nome di disordine mondiale, è il logico sviluppo dell’aggravamento della crisi generale, delle contrapposizioni tra le piraterie finanziarie, del militarismo, delle tensioni e delle lotte sociali. Rivoluzione Comunista nota e appunta: a) che aumentano le rivalità tra USA CEE e Giappone; b) che la CEE ha riprodotto la fungaia dei nazionalismi europei; c) che la riunificazione della Germania modifica i rapporti interstatali nel vecchio continente nonché l’equilibrio mondiale; d) che la finanza tedesca, inglese, francese, italiana, aspirano alla supremazia dei propri colossi e guardano all’integrazione economica solo da quest’angolo visuale; e) che ogni potenza accelera il proprio armamento e prepara i propri piani di aggressione armata. E fa appello ai proletari europei e alle loro avanguardie a creare un’unione di lotta da opporre ai colossi industrial-finanziari del Vecchio continente nel quadro dell’internazionalismo comunista.

 

 

3. Ipartiti parlamentari agenzie d’affari

 

Nel 1992 crolla il sistema dei partiti del dopoguerra. La Dc andreottiana e il Psi craxiano che, favorendo l’economia di guerra sfociata in un mare di debiti, avevano dato una risposta temporanea alla crisi degli anni settanta-ottanta (1978-1990), scompaiono di scena. Il blocco parassitario, basato sulla connivenza tra industriali - banchieri - alta burocrazia - classi medie, si sfalda. Si restringe e verticalizza sugli elementi finanziari speculativi. Al precedente equilibrio subentra il connubio banche-imprese. Queste bande di pirati avviano la politica di massacro dei lavoratori e di tartassamento delle classi medie in un quadro crescente di militarizzazione del lavoro e della società e di aggressivismo armato nei confronti dei paesi deboli. Dal disfacimento dei partiti tradizionali nascono vere e proprie agenzie affaristiche, che vanno a caccia di posti e di potere. Nonostante cariche e uffici vengano ripartiti sulla base del principio maggioritario, i contrasti tra queste agenzie sono senza fine ed esse operano in uno stato di rissa permanente.Rivoluzione Comunista concentra la propria azione sul nodo dello scontro sociale. Essa indirizza le proprie iniziative nello sviluppo delle lotte sociali e nel convogliamento di queste lotte nel fronte proletario. Combatte il crescente interventismo italiano nei Balcani in Medioriente e Africa. Respinge gli attacchi razzisti e antifemminili promuovendo l’autodifesa e l’unione di lotta. Si sforza di migliorare l’attività meridionale.

 

 

4. L’impegno militante e la partitizzazione

 

Sul piano organizzativo il raggruppamento è sovrastato da una mole di compiti impellenti. Questo sovraccumulo di compiti non dipende, in sé per sé, dalla stasi quantitativa del comparto militante; dipende più che altro dal fatto che esso si cimenta su vari terreni di lotta, al Nord e al Sud; e con una intensità e sistematicità mai raggiunte prima. L’apertura del fronte meridionale impone un contatto frequente con la realtà sociale partenopea. Questo contatto viene realizzato mediante trasferte periodiche di due o più compagni. Impone altresì un adeguamento della Sezione Centro per assicurare e preparare, politicamente e tecnicamente, queste trasferte. La stabilizzazione dell’intervento pone poi l’esigenza di una base logistica locale. Questa base viene creata e mantenuta finché il sistema delle trasferte conserva il suo ritmo. Ritmo che si mantiene per la durata della presente tappa. Fino al 31 dicembre 1985 esso si avvale di Rivoluzione Comunista Edizione Speciale per il Sud. Successivamente esso contribuisce all’orientamento dei disoccupati e dei proletari partenopei e meridionali con la stampa di partito e con opuscoli specifici. Nel 1990 esso vara la quarta serie del Murale col proposito di fare arrivare a quanti più giovani e proletari possibili, con continuità, le posizioni e le indicazioni di partito. Il Murale esce quindicinalmente; tocca le questioni più importanti del momento; viene affisso stabilmente nelle grandi città del Nord e nelle metropoli meridionali.

Ci si può chiedere che cosa ha reso possibile a un piccolo raggruppamento di svolgere la mole di compiti di cui si è fatto cenno prima. La risposta sta nell’impegno militante; nello sforzo permanente di far coincidere vita pratica e lotta. In questa tappa, che è stata selettiva al massimo, il comparto militante ha cercato di praticare in modo deciso il principio di partitizzazione. Questo principio comporta: a) la subordinazione della vita personale all’impegno militante; b) il coinvolgimento delle coppie e della prole nella vita di partito; c) la cooperazione tra compagni e compagne nella coppia con o senza figli; d) l’impegno del partito nella formazione della prole; e) il sostegno del partito alle attività di partitizzazione. In particolare la partitizzazione applicata alla prole ha tessuto una serie di iniziative pratiche, che hanno permesso di abbozzare una pedagogia per l’infanzia e di redigere un manualetto di marxismo per i bambini. L’insegnamento generale, che se ne ricava, è che non si possono reggere a lungo gli impegni della lotta senza vivere e organizzare la vita come costruzione militante.

Tra i vari problemi quotidiani che in questa tappa investono l’organizzazione, a parte i contrasti crescenti con gli apparati repressivi dello Stato, e che esemplificano i mutamenti nei rapporti sociali, spiccano gli attacchi della proprietà alle sedi. Nessuna delle nostre sedi, da quella di Busto a quella di Milano, da quella di Torino a quella di Genova, rimane indenne dalle azioni di rilascio o dalle richieste di aumento da parte della proprietà. L’ultimo attacco, che occupa gli anni novanta e che ha una coda tuttora, è quello alla sede di Gallarate. L’attacco alle sedi è una manifestazione della logica di sopraffazione che anima ogni redditiero o parassita. E veniamo all’ultima tappa.

 

 

 

Parte quarta

Dallo sviluppo

della linea mobilitativa

all’armamento proletario (1994-2004)

 

 

 

 

Quest’ultimo tratto del cammino di Rivoluzione Comunista è caratterizzato, nel suo insieme, dalla spiralizzazione dei processi di crisi e dei conflitti statali politici e sociali. L’intero decennio entra, nei suoi aspetti fondamentali, in fase conflagrativa.

 

 

1. La fase conflagrativa

 

Per conflagrativa bisogna intendere la situazione storica in cui vengono a maturazione le contraddizioni e i contrasti economico-sociali-politici da tempo accumulati. E, per fase conflagrativa, il periodo di tempo in cui le esplosioni cominciano a verificarsi susseguirsi e dispiegarsi in tutta la loro portata fino al realizzarsi di un nuovo equilibrio, di un nuovo assetto o di una nuova situazione.

Sintetizziamo in grandi linee i tratti di questo periodo. La crisi generalizzata di sovrapproduzione, dopo i collassi finanziari (1998) il crollo della new economy (2000) e la ripresa drogata americana (2002-2003), ricade nel ristagno-depressione. L’economia italiana, sfociata nel 1992 nel modello asfittico vale a dire in un meccanismo di supersfruttamento generatore di precarietà strutturale del lavoro e di miseria, procede a ritmi lenti e stazionari tendenti al ristagno depressionario. Las rottamazione delle macchine usate (1997); gli sgravi fiscali e le decontribuzioni; e, in generale, le politiche di sostegno dell’economia hanno puntellato nell’ultimo quinquennio (1999-2004) l’esangue organismo economico; ma senza la leva della svalutazione, cui ricorreva prima dell’avvento dell’euro, il sistema Italia non si schioda dalla tendenza depressionaria, passando da una bancarotta all’altra. La competizione intersistemi, avendo per molla la razzia del lavoro (gratuitificazione crescente del lavoro), ha trasformato dalla seconda metà degli anni novanta i paesi superindustrializzati in modelli sanguinari: in società di cerchie di straricchi e di masse di precari e poveri. Negli Stati Uniti, campioni di questa competitività, salgono in alto gli speculatori, decadono le classi medie, si impoveriscono gli operai, i poveri vanno a finire sul marciapiede. Le società europee sono su questa strada. Italia Francia Germania ecc. hanno smantellato, o stanno smantellando, i propri sistemi previdenziali a sfondo solidaristico per dare libero corso ai sistemi contributivi individualistici a rischio a sostegno della finanza e della speculazione. Questa competizione acutizza le rivalità interstatali, la conflittualità e il brigantaggio imperialistici, l’aggressivismo armato a caccia di risorse e di posizioni di dominio. In questo quadro ogni sistema statale superindustrializzato compie la svolta al militarismo sanguinario, alla metodologia militaristica di potere. Il 19 marzo 1997 il consiglio dei ministri proclama lo stato di emergenza, disponendo l’intervento armato contro l’insurrezione albanese allo scopo di ristabilirvi l’ordine neocoloniale.

 

 

2. Dal militarismo sanguinario al militarismo bellico

 

Nel 2001, prima a Napoli in marzo, poi a Genova in luglio, il militarismo sanguinario compie il suo passaggio al militarismo bellico. La metodologia di potere si trasforma in macchina bellica. Nel 2003, con l’intervento dei carabinieri a Nassirija in Iraq e col riassetto dispotico del mercato del lavoro, questa macchina bellica sprizza e semina terrorizzazione statale, intendendo per terrorizzazione statale la pratica intimidatoria diretta alla razzia del lavoro, delle risorse e al brigantaggio imperialistico. Alla base o a fianco dei processi tratteggiati operano e si intrecciano la crisi sociale profonda dei modelli sanguinari e la crisi di potere acuta del blocco parassitario. La seconda metà degli anni novanta e la prima metà del nuovo decennio sono un periodo di profonda frattura sociale che investe tutte le classi e i rapporti reciproci tra le stesse. Analizzando questo processo a scala mondiale nel 1998 il 28º Congresso qualifica la condizione del proletariato come terremoto sociale, come sommovimento-spostamento di centinaia di milioni di lavoratori e di senza salario dalle periferie alle metropoli, dalle zone di riserva ai centri di accumulazione, determinato dalla concentrazione economica e dalla finanza speculativa. Dal 2000 in avanti la frattura sociale trasforma gli stessi paesi superindustrializzati, l’Italia in particolare, in accumuli di antagonismi in esplosione. Da quattro anni si vive in questa condizione sul piano operaio popolare e territoriale. Non c’è realtà sociale di una certa consistenza (grossa fabbrica, disoccupazione, migrazione, alloggi, discariche, ecc.) che non si manifesti con questa carica esplosiva. Quanto ai rapporti tra Stati e al quadro mondiale è sufficiente richiamare, per la sua validità attuale, la puntualizzazione del 28º Congresso del 1998. Questo, rilevando che il quadro mondiale è sempre più retto dalla logica di potenza e dall’intervento armato, denuncia l’espansionismo militare del nostro sistema e il triplogiuochismo della Farnesina con una messa a punto che, dopo i bombardamenti e l’occupazione della Serbia (1999) e l’intervento in Afghanistan (2002) e in Iraq (2003), va ancor di più meditata. "Lo sviluppo della conflittualità armata, nell’area balcanica e mediorientale, vede le nostre forze armate sempre più impegnate in operazioni militari e la nostra diplomazia sempre più impelagata in doppi e tripli giuochi segreti per accrescere l’influenza italiana nella zona. Dopo il fallito colpo di Stato di settembre a Tirana da parte di Berisha Roma ha preteso e imposto al governo legittimo di non sottoporre nemmeno a processo il golpista e i suoi più diretti spalleggiatori. Come si vede a occhio nudo il nostro imperialismo lavora ad accentuare l’instabilità dei gruppi di potere locale, sfruttando i contrasti tra questi gruppi per meglio spadroneggiare in Albania. Esso ostacola qualsiasi soluzione autonoma e democratica, trattando i rappresentanti eletti dal popolo come birilli e impiegando i propri reparti speciali di polizia per ogni incombenza controrivoluzionaria (pattugliamento di Valona da parte della polizia italiana per impedire l’imbarco di emigranti verso la penisola). Pertanto la crescente contrapposizione interimperialistica spinge ogni sistema a ricercare i propri sbocchi con tutti i mezzi possibili; e il nostro ad accelerare la propria espansione verso Sud ed Est e ad assumere ruoli di gendarmeria sempre più squallidi sia all’esterno che all’interno". Infine L’aspetto politico può essere sintetizzato nei seguenti termini. Dopo il collasso del vecchio sistema politico e la riconfigurazione del marciume parlamentare in agenzie affaristiche, la crisi di regime si è trasformata da crisi istituzionale in crisi convulsiva e via via in crisi dissolutiva. Le coalizioni affaristiche, di maggioranza e di opposizione, non solo sono corrose da risse intestine senza fine; ma esse stesse, nel loro insieme, sono manifestazioni e strumenti di una crisi di potere che investe sempre più profondamente i gruppi dominanti finanziari parassitari. Questi gruppi si avventano, come sciacalli, sul corpo dell’economia per sbranarsela a vicenda. E premono su tutte le agenzie politiche, non solo su quelle di governo, per avere sostegni commesse sbocchi nella logica di sopraffazione e di intervento armato. Così i politici, come i ranocchi del pantano, gracidano all’ululare di questi sciacalli.

Nel quadro sopra tratteggiato Rivoluzione Comunista opera per dare sviluppo all’iniziativa di lotta proletaria, per costruire l’organizzazione autonoma operaia e il partito, per affinare i metodi di lotta, per l’armamento proletario, sulla base di una mobilitazione continua. Per ben capire la linea seguita da Rivoluzione Comunista in questa tappa bisogna ricordare a premessa qual è il giudizio che essa dà sull’evoluzione della classe operaia. Il giudizio è questo. La precarietà strutturale, che nella coscienza di massa si è già fissata come certezza dell’incertezza, è il logico sviluppo della flessibilità lavorativa ed esistenziale degli anni ottanta. Essa segna, non la fine del lavoro o della classe operaia (come piagnucolano i vecchi tradeunionisti trasformatisi in meschini reazionari), bensì l’estensione massima del lavoro salariato, l’estensione massima finora raggiunta dalla sottomissione reale della massa della popolazione mondiale al dominio del capitale (ora manipolazione distruttiva). Ciò che è finita è la struttura delle classi e la fisionomia del movimento operaio dello stadio dell’espansione (1951-1975) e del periodo fase del rallentamento produttivo e della stagnazione (1976-1990). E ciò che è intervenuto al loro posto è un enorme processo di impoverimento-dipendenza delle masse lavoratrici (dipendenti e autonome) e di polarizzazione sociale. Non c’è stata, né poteva esserci, alcuna sconfitta storica-epocale della classe operaia. È crollato invece il vecchio e falso mondo ideologico del riformismo e della democrazia; e si è fatta strada la consapevolezza dell’invivibilità del sistema e del carattere reazionario-affaristico dell’apparato di potere e del suo personale politico. In breve quella che passa sotto il cielo è l’apocalisse, non del proletariato, ma del capitalismo. Detto questo bisogna aggiungere, a chiusura della premessa, che l’attività mobilitativa di Rivoluzione Comunista in quest’ultima tappa attraversa due fasi distinte. La fase in cui l’attività è tesa al raggruppamento e all’unione delle forze attive e delle avanguardie proletarie sugli obbiettivi della rivoluzione e del potere (1994-1999); la fase in cui essa è diretta all’armamento proletario (2000 in avanti).

 

 

3. Per il raggruppamento delle forze attive

e delle avanguardie proletarie (1994-1999)

 

Conscia che solo con l’iniziativa di lotta è possibile costruire il partito, in quanto questo deve unire quanti fanno la lotta effettiva, Rivoluzione Comunista opera al raggruppamento delle forze attive e delle avanguardie proletarie stando sul terreno di mobilitazione e del protagonismo antagonistico.

 

 

a) L’iniziativa di lotta

 

Essa concentra le proprie energie sulle seguenti indicazioni operative: 1°) dare sviluppo all’organizzazione proletaria e al partito attraverso l’iniziativa di lotta; 2°) il centro dell’iniziativa di lotta deve stare in campo femminile e giovanile; 3°) approntare gli strumenti di azione necessari a donne e giovani; 4°) convogliare in un’organizzazione unitaria disoccupati giovani in cerca di prima occupazione cassintegrati e precari in genere; 5°) sostenere gli immigrati nella rivendicazione dei loro diritti, nel rispetto dell’uguaglianza e della loro cultura, in nome della solidarietà di classe e dell’internazionalismo proletario. Il raggruppamento delle forze attive e delle avanguardie non procede con particolari risultati. Si realizza solo come incontro temporaneo nel corso di specifiche lotte e nell’ambito delle stesse; esaurendosi con la loro cessazione. Nella primavera del 1997 essa traccia un piano specifico di mobilitazione e lancia un appello all’unione all’organizzazione e alla mobilitazione contro il militarismo la coazione al lavoro il salasso delle pensioni il punitivismo a tutto spiano a difesa degli interessi della gioventù e di tutti i lavoratori sugli obbiettivi della rivoluzione e del potere proletario. Il piano si articola sulle seguenti indicazioni operative. 1) Concentrare le forze del partito nella prosecuzione e sviluppo delle mobilitazioni politiche contro il militarismo sanguinario, coinvolgendo in queste mobilitazioni le avanguardie e gli elementi più decisi della gioventù. 2) Incentrare queste mobilitazioni sulle parole d’ordine: giù le mani dall’Albania; fuori gli eserciti NATO e UE dai Balcani; contro gli eserciti professionali per il disarmo degli eserciti oppressori; per l’armamento del proletariato; fronte proletario tra lavoratori locali e immigrati a difesa degli interessi comuni contro lo sfruttamento le macchine di guerra i colossi industriali-finanziari; contro l’imperialismo il nazionalismo per l’unione internazionale dei lavoratori. 3) Abbinare alla campagna di mobilitazioni azioni di vasto raggio contro la coazione al lavoro, l’attacco alle pensioni, il modello sociale sanguinario, a difesa della dignità dell’autonomia di iniziativa e movimento; per l’aumento del salario, la riduzione dell’orario, l’organizzazione autonoma di lotta. 4) Compatibilmente con gli impegni che precedono rilanciare la campagna femminile contro la crociata reazionaria; e quella per il salario minimo garantito di £ 1.500.000 mensili intassabile a favore dei senza salario e dei sottopagati. In autunno, denunciando il governo D’Alema che paventa la crisi per far passare la legge finanziaria falcidiatrice delle pensioni di anzianità e della sanità, essa focalizza come fronte principale la mobilitazione contro la politica massacratrice perseguita dal governo. Al contempo invita i giovani, che scendono in piazza a manifestare per il solidarismo contro l’egoismo, ad alzare il tiro, a battersi contro il governo il marciume politico e sindacale la macchina statale e padronale la militarizzazione dei quartieri e del territorio. Il 3 marzo 1998 a Crotone governo confindustria sindacati firmano i contratti d’area. Rivoluzione Comunista denuncia questi contratti come meccanismi di moderna schiavitù e procedure del meridionalismo piratesco e fa appello ai disoccupati ai sottopagati ai flessibili del Sud ad accelerare l’organizzazione autonoma e a sollevarsi contro le manovre razziatrici del padronato e del governo. Il problema operativo di alzare il tiro e di agire in base a un chiaro indirizzo proletario è un problema aperto in ogni campo.

 

 

b) Contro l’Europa delle patrie. Per l’unione di tutti gli operai.

 

Il 25 marzo la Commissione Europea decide l’adozione di una moneta comune per 11 dei 15 membri dell’UE. Rivoluzione Comunista, che ha già svolto analisi aggiornate sulla giungla dei nazionalismi europei sulla competizione e sulle rivalità intereuropee, avverte che una moneta comune senza una politica comune assomiglia a una casa sospesa al tetto. Sottolinea altresì che l’euro è la bandiera dell’alta finanza europea inalberata per razziare il lavoro ed allargare l’egemonia dei gruppi finanziari del vecchio continente. Essa chiama i giovani e i lavoratori a sollevarsi contro l’Europa delle monete e dei banchieri per l’unione dei lavoratori europei, unica prospettiva in grado di superare le rivalità tra Stati, di prevenire i macelli bellici e di unificare socialmente l’inconciliabile Europa delle patrie. In campo operaio essa stimola la solidarietà operaia e la lancia contro la competitività aziendale. Critica il settorialismo e il democraticismo dei cobas, che intralciano lo sviluppo del movimento operaio. E pone un punto fermo all’agire concreto evidenziando che la precettazione permanente è la regola delle relazioni industriali e il regolatore effettivo dei rapporti operai-padroni. Per cui bisogna rivoltarsi contro. Il 21 dicembre 1998 governo-confindustria-sindacati siglano il nuovo patto sociale, imperniato sulla ristrutturazione efficientistica della pubblica amministrazione, sulla metodologizzazione della concertazione, sulla fiscalizzazione degli oneri sociali gli sgravi contributivi alle imprese la modellazione dell’offerta formativa, su progetti di ulteriore flessibilizzazione dei dipendenti pubblici e privati e di furore sicuritario. Rivoluzione Comunista, rilevato che i patti e i protocolli dei primi anni novanta avevano di mira la riduzione e lo smantellamento dei "diritti operai" e tendevano alla manipolazione distruttiva della forza-lavoro, definisce il patto di Natale un piano di sterminio dei lavoratori. Chiama quindi le forze attive, le avanguardie proletarie e tutti i lavoratori combattivi, a mobilitarsi contro il nuovo patto, a rafforzare ed estendere l’organizzazione autonoma operaia, a costruire il partito rivoluzionario. In un opuscolo, dedicato ai problemi operativi (La linea mobilitativa, edito l’8/1/99), essa individua e prospetta i nodi su cui concentrare le forze per incanalare il terremoto sociale in un processo di lotta di classe e trasformare questo processo in un movimento rivoluzionario. I nodi da affrontare sono questi: a) attaccare il blocco di potere da ogni posizione; b) concentrare le forze non sui temi della reazione bensì su quelli della rivoluzione; c) portarsi con risolutezza sul terreno della mobilitazione. Essa opera, al contempo, un’agitazione continua contro la scuola-azienda (pubblica, privata, confessionale, mercantile) per una scuola al servizio delle masse. E lancia un attacco collaterale al nuovo regime delle locazioni (introdotto con la L. 1/12/98), mettendo in luce che questo pone gli inquilini alla mercé dei proprietari-locatori e che sistematizza lo sfratto come ricatto permanente; coinvolgendo gli inquilini sul terreno mobilitativo per affrontare il problema alloggi come uno dei problemi della condizione proletaria. Il 30 maggio 1999 lancia un appello alla mobilitazione proletaria contro i raid aerei e l’occupazione della Serbia. Ed infine, con riferimento agli scioperi nei trasporti, essa raccomanda agli operai in lotta che l’autonomia di organizzazione e di movimento non può costituire oggetto di contrattazione. Spetta agli operai decidere quando e come scioperare, mobilitarsi, insorgere.

 

 

 

4.Per l’armamento proletario (2000-2004)

 

Il 3 ottobre 1999 il 29º Congresso, valutando l’adeguamento tattico alla situazione, afferma che sul piano operativo è necessaria una mobilitazione permanente, partendo dalla fabbrica flessibile e dalla scuola azienda, luoghi di supersfruttamento e di plasmamento della gioventù. Esso approva la parola d’ordine "contro il militarismo sanguinario per l’armamento proletario".

 

 

a) Sviluppare ed attrezzare l’organizzazione proletaria

 

Il significato della parola d’ordine, quanto al secondo elemento dello slogan, è questo. Il concetto di armamento proletario è lo sviluppo e l’ampliamento delle indicazioni operative e di metodo date dai Congressi della prima parte degli anni novanta, che si sono informate in modo specifico alla necessità di attrezzare, politicamente praticamente e organizzativamente, la lotta proletaria. Esso esprime l’esigenza di dotare questa lotta, le formazioni e i reparti sociali che la conducono, degli strumenti e dei mezzi necessari a condurla: dal giusto impianto e prospettiva politiche alle forme adeguate di organizzazione ai metodi e mezzi di lotta occorrenti. Il concetto di armamento proletario indica ed esige che le forze attive del proletariato si attrezzino di tutto ciò che occorre a condurre le lotte e a reggere lo scontro col padronato e l’apparato statale. Attualmente questo concetto indica ed esige che le forze attive del proletariato si attrezzino della teoria rivoluzionaria del partito e delle altre forme proletarie di organizzazione dei metodi di lotta adeguati e dei mezzi idonei a difendersi e a colpire. L’esigenza dell’armamento proletario si pone in diretta contrapposizione al militarismo sanguinario. Essa riflette e sconta l’asprezza raggiunta dallo scontro sociale ed indica i requisiti operativi della lotta politica di fase. La contrapposizione dei due termini non rimanda a una mobilitazione armata con una implicita periferizzazione degli altri terreni di lotta. Non siamo ancora alla preparazione militare della rivoluzione che non è ancora all’ordine del giorno. La portata della contrapposizione è questa: le forze d’avanguardia e quelle attive del proletariato debbono prepararsi in modo adeguato, su ogni terreno e con ogni mezzo, per reggere il livello di scontro posto dai contrasti sociali e dal potere borghese e progredire sulla via della rivoluzione. È questo il senso e la portata della parola d’ordine, approvata dal Congresso, e in corso da un quinquennio. Il raggruppamento avvia il suo adeguamento operativo su questi due terreni. E, con lo sguardo puntato su di essi, promuove e organizza la risposta di classe e la lotta giovanile contro le tre radicali misure (radicali per i loro effetti permanenti) prese dal centro-sinistra nei primi mesi del 2000.

 

 

b) Il meridionalismo piratesco. La tolleranza zero. L’inasprimento della legge antisciopero.

 

La prima misura è messa in atto il 13 gennaio: il governo vara il riassetto societario dell’Agenzia per il Sud riunendo sotto il comando di Sviluppo Italia otto società di medie proporzioni prima controllate dalle holding Progetto Italia e Finanza Italia. La misura è rivolta a centralizzare gli strumenti di pilotaggio della politica di arricchimento padronale e di impoverimento meridionale, in quanto, mentre elargisce incentivi sgravi fiscali e contributivi e commesse alle imprese, incentiva per converso la flessibilizzazione della forza-lavoro la riduzione dei salari e il controllo militare del territorio. Rivoluzione Comunista denuncia la misura come un’operazione di meridionalismo piratesco, indica ai disoccupati meridionali a non limitarsi, nelle frequenti proteste, a rivoltare i cassonetti della spazzatura ma ad attaccare gli apparati di potere e a esigere il salario minimo garantito; ed opera a creare l’organizzazione adeguata di lotta.

La seconda misura viene presa il 15 febbraio: il governo vara il cosiddetto pacchetto sicurezza 2000. Si tratta di una serie di provvedimenti penalistici e di sicurezza (inasprimento delle pene per furti e scippi; restrizioni alle scarcerazioni; intensificazione dei controlli sugli scarcerati; restrizione alle impugnazioni; aumento delle forze di polizia; protezione delle imprese) che attestano la ferocia punitiva delle cosche parassitarie. Rivoluzione Comunista giudica questo pacchetto come un piano di livellamento del sistema punitivo alla galera permanente e di sistematizzazione della follia sicuritaria. Essa chiama la gioventù operaia e studentesca a rivoltarsi contro il potere autoritario. E promuove l’organizzazione dei giovani nei quartieri per salvaguardarsi dai controlli di polizia e scatenare la lotta sociale.

La terza misura viene presa il 15 marzo. La Camera approva gli inasprimenti della legge antisciopero: a) obbligatorietà delle procedure di raffreddamento e conciliazione; b) supremazia della Commissione anti-sciopero; c) potere ministeriale e prefettizio di blocco degli scioperi; d) sanzioni a tutto spiano; e) estensione delle restrizioni agli autonomi professionisti e piccoli imprenditori. Rivoluzione Comunista condanna fermamente le nuove restrizioni al diritto di sciopero che criminalizzano l’iniziativa e l’autonomia operaia, esaltano i poteri della Commissione, autorizzano l’intervento militare contro gli scioperanti, stabiliscono sanzioni enormi e fulminanti, estendono a tutti i lavoratori (dipendenti e autonomi) i meccanismi di restrizione e controllo. Essa osserva che i nuovi meccanismi anti-sciopero sono una espressione organica della metodologia di potere (il militarismo sanguinario); e che indicano la durezza con cui lo Stato conduce la sua guerra reazionaria contro le masse lavoratrici. Essa incita quindi, dalla tribuna della 15ª Conferenza Operaia che si svolge il 19 marzo, tutte le forze attive della gioventù, le avanguardie operaie, ad accrescere gli sforzi nella formazione e sviluppo degli organismi di lotta proletari (comitati, fronte, sindacato di classe), nel collegamento e unificazione dei reparti attivi del movimento operaio; e a intensificare la lotta alla militarizzazione del lavoro in difesa della gioventù, degli immigrati, di tutti i lavoratori.

La lotta alla fabbrica flessibile alla scuola-azienda in particolare al nuovo modello di istruzione basato sul riordino dei cicli scolastici e finalizzato alla creazione di forza-lavoro flessibile ne di tecno-burocrati ligi al potere, è un cimento prosaico che richiede grandi energie e che va sostenuto con lungimiranza. Nel corso del 2000, oltre al tonfo della New economy, c’è l’esplosione della questione femminile e della questione minorile, effetti dello schiacciamento sociale e generazionale.

 

 

c) Giovani e partito

 

Il 30º Congresso, che il 25-26 novembre svolge un’analisi appuntita sul trituramento della gioventù nella tramoggia dei materiali usa e getta e nella discarica del commercio carnale, osserva sul rapporto tra i sessi che ragazze e ragazzi vivono il rapporto di sesso in forma di competizione crescente, di attrito, impotenza, stress; sempre più costretti a praticare questi rapporti come mercificazione del corpo e in preda alla violenza maschile. E precisa che c’è un bisogno gigantesco di liberazione umana di cui la protagonista principale non può essere che la giovane. Il Congresso, a conclusione delle analisi e del bilancio dell’attività, impegna poi l’organizzazione sulle seguenti indicazioni operative: 1) lotta permanente contro la fabbrica flessibile a difesa della gioventù, femminile e maschile, locale ed immigrata; promuovendo la loro ricomposizione e organizzazione sul territorio; 2) promuovere l’organizzazione giovanile di difesa-attacco contro i meccanismi di schiacciamento sociale e generazionale; 3) operare all’unione della gioventù operaia e studentesca contro il nuovo modello di istruzione per una scuola istruttiva e collettiva; 4) attaccare la politica di militarizzazione razionamento criminalizzazione di lavoratori disoccupati immigrati organizzando l’autodifesa e il contrattacco proletario; 5) lavorare al collegamento delle avanguardie comuniste europee come punto di partenza per l’unione mondiale del movimento rivoluzionario.

Operando su queste direttrici, Rivoluzione Comunista svolge un intenso lavorio agitatorio tra la gioventù. Essa apre il 2001 sottolineando che i giovani più attivi sono da tempo impegnati a trovare una via di uscita dalla società mercificata e putrefatta. Invita i reparti d’avanguardia a trasformare la loro pratica in lotta rivoluzionaria, a fare la propria parte nella costruzione del partito, a delimitarsi nettamente dai movimenti di contestazione che si illudono, e illudono, di contrastare il mondialismo neoliberista senza una battaglia e una prospettiva comunista. Il 2001, se irrompe con l’esplosione del modello agro-alimentare europeo finito miseramente nella mucca pazza e se prosegue con sconvolgenti sviluppi militaristici; rimane tuttavia l’anno del protagonismo giovanile. Il 2 febbraio 147 giovani precari a Mirafiori si rivoltano nei reparti contro i licenziamenti trascinando l’intero stabilimento in due giornate di scioperi e cortei impetuosi. È il segno che la gioventù è ormai protagonista della lotta operaia e non solo di questa; e che la classe operaia è compatta nell’insorgere contro l’arroganza padronale. Nei mesi successivi c’è l’irruzione sulla scena politica di giovani e giovanissimi. Decine di migliaia in marzo a Napoli e centinaia di migliaia di giovani ragazze e ragazzini in luglio a Genova, benché spinti da motivi eterogenei, invadono le piazze per protestare contro le maggiori potenze imperialistiche. Il governo reagisce ferocemente alla marea giovanile. Polizia e carabinieri rovesciano sui manifestanti tonnellate di gas lacrimogeni, travolgono coi blindati i manifestanti isolati, sparano a bruciapelo lasciando sull’asfalto Carletto Giuliani, massacrano ragazzi inermi nelle scuole, nelle caserme e in carcere.

 

 

d) Il salto al militarismo bellico

 

Con l’operazione militare di Genova, il militarismo sanguinario compie un salto di qualità: si tramuta in militarismo bellico. Roma anticipa così di alcuni mesi la svolta bellica e il nuovo militarismo imposto al mondo intero dagli Stati Uniti dopo l’attentato al Pentagono e alle torri gemelle. Dagli avvenimenti di Genova Rivoluzione Comunista trae due lezioni, che è opportuno ricordare. La prima è che è finita la fase romantica della protesta contro la globalizzazione neoliberista e che il variopinto movimento di protesta è destinato a dividersi nelle sue tre componenti fondamentali: a) la componente democratica, che sogna una diversa globalizzazione (socialimperialista); b) la componente populista, che cerca protezione nello Stato nazionale (nazionalimperialista); c) la componente proletaria, che individua i mali nel modo di produzione capitalistico (anticapitalista). Delle tre componenti solo la terza è in grado di risolvere e superare questi mali. Le altre due sono subalterne al sistema. Quindi è la terza componente che deve delimitarsi nettamente dalle prime due e che merita tutto l’appoggio della gioventù combattiva. La seconda lezione è che la metodologia di potere si imbeve progressivamente e si avviluppa in tecniche di guerra. La sottoposizione di Genova per circa un mese a controllo militare, la divisione della città in due zone - la rossa e la gialla -, la sospensione del trattato di Schengen dal giorno 14 alle ore 24 del 21 luglio per il controllo delle frontiere, l’impiego dei nuovi blindati e dei nuovi gas lacrimogeni contro i manifestanti, ecc., segnano l’applicazione su vasta scala di procedure di guerra alle relazioni sociali, alla vita quotidiana di centinaia di migliaia e di milioni di persone. Ed indicano che il militarismo sanguinario, che è la metodologia di potere da quattro anni a questa parte, progredisce in senso bellico. Per questo possiamo dire che col vertice del G-8 di Genova il militarismo sanguinario fa un salto bellico. Senza afferrare questa evoluzione e questo passaggio è facile scadere in giudizi emotivi e fuorvianti. È sbagliato e retrogrado dire che l’incursione alla Diaz sia un blitz cileno, che le forze dell’ordine siano roba da dittature latino-americane perché hanno picchiato anche medici avvocati giornalisti, che ci troviamo temporaneamente sotto una dittatura militare, o che si sia fatta una prova tecnica di governo fascista perché sono state violate le garanzie giuridiche, o cose di questo genere. Le forze dell’ordine sono il prodotto del lungo processo di militarizzazione che rimonta ai primi anni settanta e lo strumento modernissimi del militarismo sanguinario. Gli uomini di governo, e questo vale con qualche sfumatura anche per quelli di opposizione, sono i rappresentanti di un sistema marcito, del capitalismo finanziario-parassitario (detto neoliberismo), basato sul lavoro usa e getta e sulla mercificazione di uomini donne e bambini. Essi sono molto più violenti e reazionari del fascismo in quanto per loro non c’è più nulla che tenga di fronte al denaro. Quindi la lezione da trarre assimilare praticare è che, col salto bellico del militarismo sanguinario, non solo bisogna procedere all’armamento proletario ma bisogna elevarne il livello.

 

 

e) L’accumulo delle contraddizioni e il terremoto sociale

 

A settembre essa mette a nudo il nuovo militarismo rilevando che la guerra dichiarata dalla Casa Bianca al terrorismo internazionale e a un numero indefinito di Stati musulmani segna la trasformazione definitiva della rappresaglia permanente, praticata da un quindicennio, in aggressione permanente e che il nuovo militarismo ufficializza l’usurpazione terrorizzante delle risorse planetarie da parte delle superpotenze. Rispondendo poi alla domanda diffusa dove va il mondo essa precisa. La fase che stiamo attraversando non è un momento facile per le cricche finanziarie e borghesi. È una fase che mette a nudo le loro debolezze e rivalità. Gli USA, potenza in declino e con essi il blocco parassitario-finanziario, non possono arginare il loro declino con la pirateria militare, col saccheggio e con le stragi. Più infliggeranno terrore e morte più avranno distruzioni e morte. Il terremoto sociale che si è scatenato sul pianeta come conseguenza dell’accumulo delle contraddizioni del sistema ha gettato il mondo intero in una fase di sconvolgimento totale. Chi pensa di mettere le braghe a questo terremoto col terrorismo statale fa male i conti con la storia e avrà le lezioni che si merita. Quindi la mobilitazione bellica degli USA non fa paura a nessuno. Vogliono orrore e morte; e morte avranno. Al termine del suo giudizio sulla reazione americana e sulla situazione essa mette in guardia la gioventù proletaria e tutte le forze attive giovanili a non cadere nella melma pacifista o nel pantano dell’irresolutezza del semplice rifiuto della guerra e del terrorismo. La gioventù deve schierarsi decisamente a favore della guerra sociale contro la guerra statale e combattere senza mezzi termini il terrorismo statale. E sottolinea che l’unico modo di combatterlo è l’armamento proletario. E che ciò importa in termini pratici e operativi: accelerare il raggruppamento e l’organizzazione delle forze attive della gioventù e delle avanguardie proletarie in adeguati organismi di lotta e nel partito rivoluzionario; attrezzare ogni organismo organizzato degli strumenti, teorici e pratici, occorrenti al proprio specifico sviluppo e all’attuazione delle azioni e iniziative di lotta da portare avanti; sviluppare le mobilitazioni politiche, partendo da ogni terreno di lotta (operaio, studentesco, sociale, ecc.), contro la macchina di potere; curare l’autodifesa contro la guerra permanente degli apparati di sicurezza; ingaggiare la guerra rivoluzionaria contro il terrorismo imperialistico; promuovere l’unione del proletariato e dei popoli oppressi per battere l’imperialismo, rovesciare il capitalismo, salvare l’umanità dalle distruzioni e marcimento, edificare il comunismo. Essa poi condanna, esprimendo la propria indignazione, l’aggressione dell’Afghanistan iniziata dal Pentagono il 7 ottobre con micidiali bombardamenti. Il 28 ottobre la 12ª Conferenza Femminile lancia una piattaforma politica al movimento femminile, che riprende e specifica queste indicazioni.

 

 

f) Diritto e forza nella lotta operaia

 

L’inizio del 2002 è scandito dagli scioperi nei trasporti. Rivoluzione Comunista spinge per lo sviluppo del movimento operaio. Essa puntualizza il quadro dei rapporti operai-padroni, evidenziando che questo quadro è contrassegnato da normative anti-sciopero e da meccanismi umilianti e lesivi della dignità operaia; e che è necessario un uso adeguato della forza e il ripudio di ogni pastoia legalitaria. Su questa premessa essa dà alle avanguardie e alla gioventù operaia i seguenti suggerimenti: 1º) battersi energicamente a difesa dei propri interessi sociali e di quelli di tutti i lavoratori affrontando il padronato e gli apparati di controllo e repressione con tutti i mezzi a disposizione; 2º) guardare avanti, alla esigenza del proprio sviluppo e dello sviluppo di tutti i lavoratori contro la società in putrefazione, e non infangarsi in scioperi a difesa, in continuo ribasso, di ciò che il sistema elimina o non riconosce più; 3º) buttare al macero i codici di autodisciplina e infrangere ogni prescrizione che limiti l’iniziativa operaia; decidendo autonomamente come quando dove e con che cosa agire e scioperare (solo ai lavoratori e a loro soltanto spetta stabilire le modalità i ritmi e ogni altro aspetto delle loro azioni e lotte); 4º) attrezzarsi di tutti gli strumenti necessari sul piano organizzativo e su quello operativo e impugnare tutte le armi possibili. Gli sfruttati hanno diritto di combattere gli sfruttatori con tutte le armi possibili e di rovesciarli. Il blocco dei treni attuato il 14 febbraio dagli addetti alle pulizie dei treni, una piccola categoria sul piano numerico, segnala la determinazione e compattezza esistente tra i lavoratori. La nostra organizzazione, nel darne atto, sottolinea il concetto che la compattezza delle lotte non deve dipendere dall’arroganza del padrone o del potere ma dal proposito operaio e dalla natura degli obbiettivi che si perseguono. E ribatte altri due concetti necessari allo sviluppo del movimento operaio: il concetto che il diritto risiede nella forza e che la garanzia dei diritti sta nell’organizzazione e nella capacità di lotta dei lavoratori; il concetto che gli operai hanno diritto a combattere i padroni utilizzando tutte le armi possibili. Tutti questi concetti vengono poi posti a base dello sciopero generale del 23 marzo e contrapposti ai falsi piagnucolii sui diritti negati di Confederazioni e Cobas. In questo sciopero, che vede a Roma 2 milioni circa di manifestanti, essa saluta i giovani operai che si pongono sul terreno di lotta e invita questi giovani a svolgere il lavorio organizzativo necessario a dare sbocco e prospettiva a questa lotta e a muoversi su queste indicazioni specifiche: 1º) battersi contro la politica di militarizzazione sanzionamento criminalizzazione dei lavoratori nonché contro le forme ultime di privatizzazione e individualizzazione del rapporto di lavoro; opponendo l’unione di lotta dei lavoratori, locali e immigrati, da costituirsi con la formazione degli organismi autonomi operai, il fronte proletario tra operai locali ed immigrati, il sindacato di classe; 2º) lotta permanente contro la fabbrica flessibile, le agenzie di intermediazione e le altre forme di caporalato, a difesa della gioventù più precaria; promuovendo la ricomposizione territoriale della forza-lavoro sparpagliata e ingaggiandola in questa lotta; 3º) sviluppare l’iniziativa operaia contro la legge anti-sciopero e gli apparati di controllo, infrangendo i codici di autodisciplina e ogni prescrizione limitativa dell’autonomia di movimento; decidendo come quando e per che cosa lottare sulla base del principio irrestringibile che spetta ai lavoratori e a loro soltanto stabilire i contenuti le modalità e ogni altro particolare delle loro azioni e scioperi; 4º) varare piattaforme rivendicative centrate sui seguenti obbiettivi: a) salario minimo garantito di 1032 euro mensili, intassabili, per disoccupati e giovani in cerca di lavoro; e quale minimo retributivo per ogni forma di retribuzione più bassa; b) trasporti gratuiti per giovani, operai e studenti, per disoccupati e pensionati operai; c) esigere l’aumento generalizzato del salario di 258 euro al mese e la riduzione dell’orario di lavoro a 33 ore settimanali in 5 giorni a parità di salario; d) esigere il pagamento integrale del T.F.R., l’esonero dell’IRPEF dal salario, l’abolizione dell’IVA sui generi di largo consumo; e) esigere alloggi decenti e a fitti non superiori al 10% del salario; f) pensione uguale al salario ed elevamento di quelle minime al livello del salario minimo garantito; g) scuola e sanità interamente gratuiti per tutti i lavoratori; h) parità salariale tra giovani e adulti e tra uomini e donne; 5º) attuare il controllo operaio sulle condizioni e ambiente di lavoro per proteggere l’incolumità fisica e la salute e prevenire infortuni morti e disastri; 6º) contro il militarismo bellico per l’armamento proletario.

 

 

g) Il programma rivoluzionario per la gioventù proletaria

 

La 2ª Conferenza Giovanile, che si svolge il 30 giugno, dopo avere analizzato la condizione il movimento le aspirazioni delle nuove generazioni, lancia il programma rivoluzionario alla gioventù proletaria con l’obbiettivo di orientare e organizzare la gioventù attiva, di realizzare la sua coesione politico-teorica, di dotarla delle linee di azione e della prospettiva di potere. Rivoluzione Comunista si sforza di elevare l’attività tra i giovani. E promuove dal terreno giovanile la mobilitazione contro il Patto per l’Italia siglato il 5 luglio da governo confindustria Cisl-Uil (la Cgil si astiene per motivi formali). Il patto, chiamato "intesa per la competitività e l’inclusione sociale" e definito testamento morale del prof. Marco Biagi ucciso dalle BR-PCC, prevede, oltre a diversi congegni di riduzione salariale, un ventaglio di nuove flessibilità. In sintesi: a) staff leasing (affitto anche a tempo indeterminato del personale); b) job on cell (contratto a chiamata col quale il lavoratore si impegna a stare a disposizione di una impresa ed in cambio riceve una indennità e la retribuzione più le ore lavorate; c) elasticizzazione del part-time sul piano dell’orario e dello straordinario; d) i co.co.co., anche se fittizi, debbono essere annoverati nel lavoro autonomo; e) collocamento privato; f) perdita dell’indennità di disoccupazione (calcolata secondo un meccanismo a scalare che stabilisce il 60% della retribuzione per i primi sei mesi; 40% e 30% per i due rimanenti trimestri) in caso di rifiuto dei corsi o dei lavori irregolari; g) trasferimento del ramo di azienda senza il requisito dell’autonomia funzionale, quanto dire legittimazione di ogni imbroglio contro le posizioni e i diritti acquisiti del personale; h) carico sui Comuni del reddito minimo di inserimento in cambio di un imprecisato reddito di ultima istanza da porre a carico della fiscalità generale. È un piano banditesco di razzia della forza-lavoro che va combattuto con ogni mezzo e senza tregua.

 

 

h) Gli anglo-americani attaccano l’Iraq

 

Il 5 settembre i cacciabombardieri anglo-americani effettuano i primi raid contro l’Iraq. Un centinaio di F-16 statunitensi e di Tornado inglesi martellano una località ai confini con la Giordania. Baghdad accusa la Casa Bianca di voler distruggere il governo iracheno per impossessarsi del petrolio. L’accusa coglie nel segno ma è limitata. Le mire americane sono più vaste. Non si limitano al cambio del regime e al possesso del petrolio iracheno. Investono il predominio sul Medioriente; il ricatto militare e finanziario di produttori e concorrenti; lo schiacciamento controrivoluzionario delle masse lavoratrici dell’area. Rivoluzione Comunista si leva contro la nuova aggressione. Denuncia la spartizione imperialistica dell’area. Mette in guardia che al centro del massacro e del riassetto politico della regione ci sono le masse oppresse curde caucasiche palestinesi. Sottolinea che l’unico baluardo contro gli usurpatori e le cricche locali è costituito dagli operai, dai braccianti, dai proletari e semi proletari. E dà le seguenti indicazioni: 1) fuori gli anglo-americani dal Golfo-Persico; 2) fuori gli eserciti iracheno turco israeliano dal Kurdistan e dalla Palestina; 3) attaccare la borghesia del proprio paese; 4) fronte proletario tra lavoratori iracheni curdi caucasici medio-orientali; 5) unione delle masse oppresse e dei lavoratori curdi iracheni caucasici palestinesi medio-orientali contro le cricche di potere per una federazione socialista di tutta l’area; 6) guerra rivoluzionaria contro guerra infinita controrivoluzionaria per il potere proletario e per il comunismo.

 

 

i) Cresce la mobilitazione operaia

 

L’anno, incominciato con gli scioperi nei trasporti, prosegue con le mobilitazioni operaie. Tutte le fasce del movimento operaio invadono le piazze a ondate ripetute. I settori in lotta hanno innalzato il protagonismo operaio a fattore centrale della situazione. Sono state occupate stazioni, porti, autostrade. C’è stata una continuità progressiva delle metodologie di azione anche se all’energia nell’azione non ha fatto seguito un innalzamento corrispondente dell’orizzonte politico. Il 15 novembre l’impetuosità operaia tocca l’apice con il blocco dello Stretto di Messina da parte degli operai Fiat di Termini Imerese. Il 22 dicembre il 32º Congresso facendo l’esame degli avvenimenti e dell’attività enuncia la tesi che la fase conflagrativa della crisi generale trapassa in una nuova fase di rivolgimenti e riassetti di ordine economico sociale politico militare ecc.. E trae otto conclusioni specifiche che è il caso ricordare: 1ª) l’economia mondiale entra, nel suo insieme, in deflazione-depressione; 2ª) ogni sistema, per sopravvivere, intensifica la razzia del lavoro, massimizzando le tecniche di elasticizzazione coercizione sottoremunerazione distruzione della forza-lavoro; 3ª) non c’è cricca di governo degli Stati imperialistici, che per sorreggere i propri colossi industriali e finanziari, non ricorra a misure crescenti di protezionismo, a nuovi sostegni pubblici, a folli spese militari, ad aggressioni e ricatti armati; 4ª) la ripartizione imperialistica del medioriente e del centro asiatico ha spinto le rivalità interimperialistiche al punto di rottura e questa rottura non si limita a Stati Uniti Inghilterra da una parte e Germania Francia Italia Spagna dall’altra ma investe in pieno queste ultime potenze tra di loro; 5ª) la crisi politica italiana si è definitivamente tramutata in crisi di potere; i gruppi di potere spingono a un riassetto statale controrivoluzionario terrorizzante; 6ª) i lavoratori in lotta si sono distinti per l’alto livello di mobilitazione pratica e l’incisività delle loro azioni; un peso crescente vanno assumendo gli immigrati come componente del movimento proletario; 7ª) la gioventù proletaria ha invaso le piazze, appoggiando gli operai in lotta, e agendo come protagonista contro il militarismo bellico; 8ª) per combattere le macchine di guerra imperialistiche e il potere reazionario è indispensabile l’armamento proletario. Perciò il compito d’avanguardia fondamentale è quello di attrezzare, armare, le forze attive giovanili per abilitarle a questa lotta.

 

 

l) L’occupazione dell’Iraq

 

Alle 5,30 del 20 marzo 2003 le truppe anglo-americane invadono l’Iraq. I nostri nuclei operai attuano uno sciopero immediato contro la guerra di occupazione imperialistica per la guerra di classe ed incitano allo sciopero generale prolungato in Italia in Europa e nel mondo per bloccare le macchine belliche. Gli scioperi scoppiano dappertutto. Ma non esistendo un organismo di direzione e/o di coordinamento internazionale tutto è rimesso alla spontaneità. Il 28 il Consiglio dei Ministri decreta lo stato di emergenza sul territorio nazionale giustificando la misura controrivoluzionaria con l’esigenza di fronteggiare "attacchi terroristici di tipo chimico batteriologico nucleare" non minacciati da nessuno. Rivoluzione Comunista esprime l’immediata condanna della misura eccezionale; invita alla vigilanza contro le manovre di prevenzione controllo ricatto degli apparati di potere; agita la parola d’ordine fuori gli anglo-americani dall’Iraq; fa leva sull’unione dei lavoratori italiani iracheni mediterranei mediorientali e del mondo intero. Poi attacca Palazzo Chigi che sta dietro a Bush, in rissa con Francia e Germania, per raccattare le briciole più grosse della spartizione. Condanna l’invio del primo contingente di carabinieri. E denuncia che la spartizione dell’Iraq accelera i contrasti intereuropei e i pericoli di scannamento reciproco.

 

 

m) I tentativi di aggirare e sfidare le norme anti-sciopero

 

L’1 e il 2 giugno gli assistenti di volo paralizzano all’improvviso i cieli. Un terzo circa della categoria, 1.100 sui 3.900 hostess e steward, si astengono dal lavoro per indisponibilità fisica certificata. Il ricorso in massa al certificato medico ha l’effetto di bloccare i voli; ma il marchingegno dell’impedimento giustificato messo in atto non è tanto edificante in quanto l’astensione dal lavoro invece di essere la manifestazione di una volontà di lotta viene fatta dipendere da malattia che è l’esatto opposto di volontà di lotta. Le restrizioni poste dalla legge anti-sciopero non possono essere aggirate coi trucchi. Gli strumenti per scavalcarle ci sono e dipendono tutti dalla volontà dei lavoratori. Il principio che bisogna assimilare è che l’iniziativa operaia non può sottomettersi a vincoli giuridici. Quindi la cosa da fare è quella di infrangere queste restrizioni e ogni disciplina imposta dall’esterno con la pratica di lotta e non di aggirarle riconoscendone la validità. L’esperienza accumulata dalle lotte precedenti consente e impone di elevare i metodi di lotta e le forme di organizzazione. Il primo dicembre, per restare sul tema operaio, gli autoferrotranvieri bloccano le principali città con lo sciopero improvviso di Milano che fa divampare l’incendio della rabbia accumulata dalla categoria. L’intero mese di dicembre diviene il mese degli scioperi improvvisi e a oltranza della categoria. Valutando questi scioperi, cui dà il suo contributo di orientamento e organizzazione, Rivoluzione Comunista con riferimento specifico all’atteggiamento degli autoferrotranvieri sulla precettazione osserva che una categoria che si blocchi per ordini impartiti dai prefetti è condannata all’umiliazione in quanto non c’è spazio di sviluppo o possibilità di successo senza il confronto-scontro con gli apparati di forza dello Stato e che è necessario travolgere la precettazione con la forza della compattezza e dell’iniziativa autonoma. D’altra parte per fare questo ci vuole l’organizzazione adeguata. E al riguardo essa rammenta che da diversi decenni i reparti più avanzati della classe operaia esperimentano organismi di lotta extrasindacali ma senza risolvere questo problema. Non basta che i tranvieri si autorganizzino dal basso; occorre che si diano un’organizzazione stabile cementata dagli interessi di classe non di semplice categoria.

 

 

n) La campagna di organizzazione della gioventù

 

Nel corso del 2003 l’azione della gioventù sale di livello e si esprime con maggior forza e decisione contro gli apparati di polizia e i meccanismi di precarizzazione, Rivoluzione Comunista si sforza di canalizzare spinte ed azioni, altrimenti destinate all’isolamento e alla dispersione, nell’alveo dell’organizzazione stabile e dell’obbiettivo del potere. Nel quadro di questo sforzo essa opera in modo specifico affinché tutte le energie di organizzazione spese dalle avanguardie portino alla costruzione del partito rivoluzionario. Dopo avere riproposto all’indultino, partorito il primo agosto dalla Commissione giustizia in sede legislativa, le critiche del 2002, ossia che è una presa in giro dei detenuti per spegnere la ripresa della protesta nelle carceri, e ribadito la rivendicazione di un indulto incondizionato di tre anni; agli inizi di settembre essa avvia la campagna di organizzazione delle forze attive giovanili. La campagna si impernia sulle seguenti indicazioni operative:

1. Difendere il proprio diritto all’esistenza, la propria dignità sul posto di lavoro; resistendo agli strumenti padronali di flessibilizzazione della forza-lavoro. Esigere il salario minimo garantito di euro 1.032 mensili intassabili per disoccupati e sottopagati. Esigere l’aumento del salario, la riduzione d’orario. Salvaguardare l’incolumità e l’integrità fisica costituendo i comitati ispettivi operai di fabbrica quartiere zona. Promuovere l’organizzazione autonoma operaia, respingendo con la pratica di lotta i bavagli delle leggi anti-sciopero e ogni disciplina imposta dal padrone. Costituire un sindacato di classe in contrapposizione alle Confederazioni istituzionali.

2. Chiudere i lager, aprire le frontiere. Gli immigrati debbono darsi un’organizzazione classista che superi le diversità di razza lingua religione ed assuma come interesse proprio quello comune di tutti gli immigrati. Fronte comune di tutti i lavoratori, locali ed immigrati, per combattere la razzia del lavoro, il dispotismo padronale, il dominio dei negrieri e della finanza.

3. Fuori i proletari dalle galere; dentro i padroni e i parassiti. Case per i senza tetto non nuove carceri. Contro l’indurimento carcerario e il potenziamento tecnologico dei controlli; amnistia per tutti i reati patrimoniali e non, a favore di proletari ed extracomunitari; indulto incondizionato di tre anni.

4. La criminalizzazione dei minori è figlia della tolleranza zero. I giovanissimi debbono essere liberi di esprimere i propri sentimenti e le proprie aspirazioni; respingere il paternalismo autoritario. Per contro i giovanissimi non debbono perdersi in pratiche individualistiche; debbono unirsi e avvicinarsi all’organizzazione politica per battersi contro il predominio senile e per una società solidale basata sullo sviluppo fisico ed intellettivo della gioventù. Combattere il commercio carnale dell’infanzia.

5. Superare la scissione e la contrapposizione tra i sessi creando unioni libere basate sul mutuo rispetto e sulla cooperazione tra partners; consapevoli che nel nostro periodo storico la possibilità di superare il separatismo tra i sessi esiste solo nella lotta rivoluzionaria in quanto solo attraverso di questa lotta è possibile spezzare la dipendenza dal denaro e realizzare rapporti umani e accoppiamenti, disinteressati e cooperativi. Opporsi a ogni discriminazione nei confronti di omosessuali e lesbiche. Dare tutela alle ragazze costrette a prostituirsi.

6. Devastazioni allagamenti black-out disastri sono eventi normali della catastroficità globale della società capitalistica, da troppo tempo in putrefazione e nel 21º secolo in pieno collasso. È impossibile poter salvaguardare le basi di vita senza abbattere questa società da cima a fondo e senza battersi per la società comunista. La gioventù proletaria e studentesca deve assumere la prospettiva del comunismo come scopo vitale e assoluto e gettare nella lotta per il comunismo le migliori energie.

7. Promuovere il fronte proletario tra lavoratori locali ed immigrati; promuovere il fronte dei lavoratori europei; promuovere l’unione mondiale della gioventù combattiva e delle avanguardie marxiste; innalzare le bandiere dell’internazionalismo proletario. Attaccare le cricche affaristiche di potere; attaccare i loro apparati di coercizione e controllo. Fuori le truppe italiane e le truppe delle grandi potenze dai Balcani, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal Medioriente e da ogni altro paese occupato; attaccare le macchine belliche imperialistiche. Tutti i mezzi sono legittimi nel condurre la lotta rivoluzionaria. Per l’armamento proletario; i maggiori sforzi vadano alla costruzione del partito.

Al contempo riarticola le proprie indicazioni specifiche contro il riassetto affaristico del sistema scolastico e a soddisfacimento delle esigenze formative della gioventù come segue: a) esigere la gratuità della scuola per tutti gli studenti proletari, locali e immigrati; b) esigere che tutti i costi accessori (trasporti, mense, ecc.) ricadano sull’amministrazione centrale o sugli enti locali dispensatori; c) esigere una scuola aperta, non confessionale (senza Cristo, Maometto e altri profeti) e anti-meritocratica (senza valutazioni monetarie e conteggi di crediti e debiti); d) battersi perché la scuola funzioni a servizio delle masse non delle imprese; respingendo ogni forma di individualismo competitivo e di personalismo, votato al fallimento e all’ignoranza; favorendo per converso lo sviluppo del sapere sociale; e) formare in ogni istituto gli organismi di lotta studenteschi per mobilitarsi su queste indicazioni; f) promuovere l’unione di studenti e operai per attaccare gli apparati di potere il militarismo bellico e battersi per il potere proletario.

 

 

o) Per l’organizzazione delle ragazze attive

 

Agli inizi di ottobre viene avviata la parallela campagna per l’organizzazione partitica delle ragazze più combattive. La campagna si incentra sulle seguenti indicazioni specifiche:

1°) Non piegarsi al dominio del denaro; preservare la propria autonomia di azione e di movimento; praticare il principio che senza lotta non c’è dignità.

2°) Esigere il salario minimo garantito di Euro 1.032 mensili intassabili per disoccupate sottopagate giovani in cerca di prima occupazione, a salvaguardia dell’esistenza e per contrastare le svariate forme di "gratuitificazione del lavoro".

3°) Assumere e praticare i principi del marxismo; lavorare alla costruzione del partito rivoluzionario; trasformare l’impegno pratico in militanza piena; consapevoli che questa è necessaria alla conduzione stabile delle lotte e alla direzione del movimento di lotta per il potere e per la transizione al comunismo.

4°) Difendere la dignità femminile contro la crociata familistica e sessuofobica di Stato, affermando la piena autodeterminazione della donna a disporre del proprio corpo. Attuare il controllo proletario sulla fecondazione assistita contro le manipolazioni della scienza medica mercantile. Combattere il commercio carnale dell’infanzia. Esigere la tutela delle ragazze costrette a prostituirsi mediante alloggi e posti di lavoro. Contro il ripristino delle "case chiuse" per l’assoluta libertà delle donne di decidere come e con chi stare.

5°) Ripudiare la famiglia della convivenza forzata e impazzita costituendo unioni libere e relazioni basate sul reciproco rispetto e sulla piena cooperazione tra partners. Per la parità piena tra donna e uomo. Opporsi a ogni discriminazione nei confronti di omosessuali e lesbiche.

7º) Attaccare le cricche affaristiche di potere; attaccare i loro apparati di coercizione e controllo. Fuori le truppe italiane e le truppe delle grandi potenze dai Balcani, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal Medioriente e da ogni altro paese occupato.

Entrambe le campagne sono rette dalla visuale aggiornata della situazione, che registra il riassetto dei rapporti sociali operato dal potere mediante la coercizione generalizzata e la terrorizzazione armata. Questi due meccanismi di coazione bellica impiegati per paralizzare le masse, ne infiammano l’antagonismo. Ne scaturisce una spinta enorme alla sollevazione di massa. In questa situazione ribollono e si generalizzano due distinte esigenze organizzative. La prima è l’esigenza del partito che, da pratica organizzativa di ristrette minoranze, si trasforma in un bisogno diffuso di classe. La seconda è che le forze rivoluzionarie debbono attrezzare dell’arma del partito tutti gli elementi combattivi del proletariato e radicare il partito tra le masse. E questo è il compito dei compiti politici attuali.

 

 

p) La piattaforma di difesa immediata del proletariato locale e immigrato

 

In novembre, dopo un mese di mobilitazioni contro la cricca di governo che il 3 ottobre cancella i residui del sistema pensionistico smantellato dalla controriforma Dini varando il modello pensionistico basato sul lavoro perpetuo e sul finanziamento di banche assicurazioni e parassiti attuando la più grande razzia del lavoro del nuovo secolo, Rivoluzione Comunista mette a punto i cambiamenti intervenuti nel mercato del lavoro nei rapporti padroni-operai, nel ruolo dei sindacati nella fase d’autunno. Innanzitutto denuncia l’intento cannibalistico della cosiddetta riforma Biagi rilevando che le nuove forme di flessibilità legalizzano la manipolazione negriera della forza-lavoro e che lo spirito di questa riforma non è propriamente quello di trasformare il mercato del lavoro in un self-service o in un supermercato della flessibilità, che c’era già, bensì quello di determinare la totale dipendenza del lavoratore per pochi soldi e di consentire al padronato la possibilità di disporre di una fabbrica senza lavoratori propri come condizione di superiorità competitiva assoluta. In secondo luogo mette in chiaro che la riforma del mercato del lavoro il varo del nuovo modello pensionistico l’attacco preventivo al diritto di sciopero costituiscono i cardini portanti di un riassetto negriero e dispotico dei rapporti di lavoro, dei rapporti tra salariati e padroni, dei rapporti tra proletariato e oligarchia finanziaria-parassitaria. In terzo luogo denuncia la trasformazione del sindacato in certificatore di lavoro schiavistico. In quarto luogo, definendo i caratteri di fase dell’autunno alla luce dei cambiamenti esaminati nonché della tensione sociale di massa esistente, osserva che la fase d’autunno può essere riassunta in questi tratti: 1º) legalizzazione del lavoro a comando e perpetuo come signoria piena dei padroni sui lavoratori trasformati in risorse umane; 2º) protezione militaristica di questa signoria, o razzia, da parte degli apparati di forza dello Stato; 3º) istantaneità della rottura di questa cappa di controllo come manifestazione dell’antagonismo operaio; 4º) trasformazione dello scontro sociale in confronto-scontro con le forze di polizia e gli apparati militari. Al termine di questa messa a punto della situazione essa indirizza ai giovani ai disoccupati agli operai agli immigrati ai pensionati una piattaforma di difesa immediata della propria esistenza e dignità articolata sulle seguenti indicazioni e obbiettivi. 1°) Promuovere l’organizzazione autonoma operaia costituendo, in ogni luogo di lavoro (fabbrica, cantiere, ufficio, ecc.) e nell’area territoriale di diffusione della fabbrica flessibile, gli organismi di lotta proletaria; collegare questi organismi tra di loro fino a scala nazionale con prospettiva di creare un sindacato di classe. 2°) Opporsi ai licenziamenti, alla Cig alla mobilità; contrastare ogni forma di flessibilizzazione infittendo i legami e la cooperazione tra lavoratori, tra occupati e in lista d’attesa o in disponibilità; attaccare le agenzie di lavoro e di intermediazione della manodopera; esigere che all’attività lavorativa, sotto qualunque forma contrattuale svolta, venga applicata la parità di trattamento (salariale e normativa) della categoria corrispondente. 3°) Esigere il salario minimo garantito di euro 1.032 mensili, intassabili, a favore di disoccupati, di giovani in cerca di lavoro, di lavoratori sottopagati, di pensionati con la minima. Nessuna forma di retribuzione per un lavoro qualsiasi (parziario, temporaneo, occasionale, ecc.) deve essere inferiore a questo livello. 4°) Rivendicare l’aumento immediato dei salari di euro 260 mensili in paga base senza distinzione di tipologie contrattuali; respingere gli accordi territoriali, trappole di divisione dei lavoratori e di superproduttivismo; salvaguardare l’unitarietà di trattamenti. 5°) Difendere la salute e l’incolumità personale dalla nocività e pericolosità degli ambienti di lavoro formando i comitati ispettivi operai di fabbrica quartiere zona col compito di controllare le condizioni di rischio in cui il lavoro è svolto e bloccare l’attività fino alla rimozione della fonte di danno e/o di pericolo e al ripristino di condizioni di sicurezza. 6°) Infrangere ogni bavaglio antisciopero, respingendo i ricatti padronali le precettazioni prefettizie le intimidazioni statali mediante la pratica di lotta, lo sciopero autonomo e ad oltranza, senza preavviso e autocondizionamenti. Tutti i mezzi necessari alla difesa operaia sono legittimi. 7°) Respingere il nuovo modello pensionistico e in particolare l’elevamento dell’età pensionabile e del periodo contributivo ed esigere l’aumento delle pensioni minime operaie a euro 1.032; stabilire il controllo operaio sui fondi INPS nonché quello sui fondi pensione per salvaguardarsi dalla pirateria finanziaria. 8°) Esigere la detassazione del salario almeno fino al livello del salario minimo garantito nonché l’abolizione dell’IVA sui generi di largo consumo contro un fisco sempre più leggero per profitti e rendite e sempre più pesante per i redditi di lavoro. 9°) Istruzione gratuita per tutti gli alunni e studenti proletari, locali ed immigrati. La scuola deve essere aperta, anticonfessionale e anti meritocratica; e a servizio delle masse non delle imprese. 10°) Analisi, medicine, cure, ricoveri, ecc., interamente gratuiti ed esenti da ticket per tutti i lavoratori. Stabilire il controllo operaio sulle strutture ospedaliere, presidi sanitari, centri di cura, ecc., per garantire le prestazioni necessarie e sviluppare la prevenzione. 11°) Esigere trasporti e mense, gratuiti, per i senza salario studenti e operai in difficoltà. 12°) Esigere il blocco degli sfratti; l’assegnazione di case decenti ai lavoratori, a partire da quelle sfitte; affitti non superiori al 10% del salario. Praticare e generalizzare occupazioni e autoriduzioni dei canoni. 13°) Amnistia a favore di tutti i detenuti, locali ed immigrati, per reati patrimoniali e di sopravvivenza. E indulto generalizzato e incondizionato non inferiore ai tre anni.

 

 

q) L’arma del partito contro la terrorizzazione statale

 

Il 2004 entra sotto la cappa della terrorizzazione statale, l’arma impugnata dai cannibali e dagli sciacalli del sistema Italia a protezione della razzia del lavoro e dei risparmi. Il 33º Congresso, che termina i lavori il 25 gennaio e che fa il punto della situazione mondiale e di quella interna demarcando il passaggio dalla fase conflagrativa (1998-2002) alla fase di rivolgimenti-riassetti (2003 in avanti) e soffermandosi sul protezionismo aggressivo (manovra con cui ogni sistema indebitato tende a scaricare sugli altri i propri debiti) sulla contrapposizione tra le potenze europee sulla crisi di potere e il riassetto negriero e dispotico del mercato del lavoro e dei rapporti sociali, raccomanda all’organizzazione e invita le forze rivoluzionarie a lavorare con risolutezza ed energia alla costruzione e sviluppo del partito. Rivoluzione Comunista porta avanti nell’anno le campagne avviate e le popolarizza con due opuscoli specifici: il primo, uscito il 22 febbraio, intitolato L’arma del partito; il secondo, pubblicato il 27 ottobre, intitolato Combattere lo Stato terrorizzante. Con lo sciopero del 26 gennaio, indetto dal coordinamento nazionale degli autoferrotranvieri, ma spostato al 30 dalla Commissione anti-sciopero, si conclude, dopo due mesi di mobilitazione, la lotta degli autoferrotranvieri. L’organizzazione, che in gennaio intensifica la sua attività di indirizzo, ne trae per i lavoratori stessi le seguenti conclusioni operative: 1ª) gli autoferrotranvieri, e questo vale per l’intero movimento operaio, debbono passare a una forma superiore di organizzazione e di lotta, al sindacato di classe; il sindacalismo di base non rappresenta un’alternativa al sindacalismo confederale in quanto rimane subalterno al sistema di potere e non va al di là di una azione legalitaria; 2ª) non bisogna accettare la logica di ripiegamento ma spostare in avanti la prospettiva di azione e attaccare l’arroganza padronale e il suo sistema punitivo con la lotta senza affidare agli avvocati la difesa dell’iniziativa e della dignità operaia; 3ª) lo sciopero ad oltranza è lo strumento necessario di lotta per poter aver successo o incidere; è l’armamento basilare di cui deve attrezzarsi il movimento operaio per poter reggere lo scontro col padronato nell’attuale fase di riassetto dispotico dei rapporti sociali sul piano lavorativo; 4ª) per garantire l’unità della categoria non basta respingere gli accordi territoriali e gli accordi di scambio; occorre battersi per gli interessi comuni (aumento del salario, riduzione dei ritmi e della disponibilità, difesa del TFR e del trattamento pensionistico, detassazione della busta paga, ecc.). Il 19 aprile gli operai della SATA di Melfi si rivoltano contro i turni massacranti e per l’equiparazione salariale. Dopo 21 giorni di sciopero a oltranza, piegano la Fiat. È il punto più alto raggiunto dal movimento operaio nella fase. Ed essa ne evidenzia gli insegnamenti ai fini del suo sviluppo. Questi sono: 1) i lavoratori di Melfi con la loro risolutezza di lotta e con la loro passione hanno costretto il gruppo Fiat a cedere, a trattare, a riconoscere ciò che questo non avrebbe mai concesso; questa carica, che rinnova e sviluppa le qualità espresse dagli operai di Termini Imerese, è stata l’arma vincente; 2) questa carica è il risultato di un decennio di azioni episodiche e di malcontento accumulato contro produttivismo bassi salari disciplinarismo; ed è esplosa in forma di rivolta perché nessun operaio ne poteva più delle condizioni di supersfruttamento; ed è una manifestazione tipica della fase d’autunno; 3) i protagonisti della sollevazione sono stati i giovani 25-30enni e la leva dei 30-35enni; si deve alla risolutezza, all’entusiasmo, di queste fasce di operai il peso determinante del successo; e la sollevazione è l’espressione di una contrapposizione crescente tra operai e fabbrica flessibile, di cui la Sata è stata un prototipo; 4) lo strumento decisivo del successo sta nelle forme di lotta praticate, nei blocchi dei cancelli e degli ingressi e nello sciopero ad oltranza; la lotta degli autoferrotranvieri aveva posto sul tappeto la duplice esigenza dell’impiego di metodi di azione adeguati e dell’organizzazione autonoma di classe; gli operai di Melfi hanno soddisfatto la prima esigenza; 5) l’altra esigenza resta da soddisfare; è necessario e urgente creare un’organizzazione che persegua realmente gli interessi operai; 6) la rivolta di Melfi ha trasformato i lavoratori lucani in un avamposto del movimento operaio; 7) questo avamposto può andare avanti come può tornare indietro; gli sviluppisti sognano di utilizzare questo punto avanzato per risolvere la questione meridionale, per loro questione di arretratezza non di avanzato sfruttamento del Sud; siccome la questione meridionale è risolvibile solo con la lotta rivoluzionaria contro il sistema statale, l’unica direzione in cui esso può avanzare è di inserirsi in questa lotta.

 

 

r) Senza lotta non c’è dignità

 

Il 18 maggio, facendo il punto sul momento politico e in particolare sulla dinamica operaia e dei senza salario, Rivoluzione Comunista formula il giudizio che il movimento proletario va armandosi nel suo insieme dell’insegnamento che senza lotta non c’è dignità e che soltanto con la lotta risoluta si possono modificare le condizioni di sfruttamento e di soggezione; e che stenta per converso a darsi una organizzazione stabile in grado di difenderne gli interessi di classe. Passando a valutare, poi, il movimento politico proletario essa osserva: a) che le posizioni prevalenti sono di carattere anti-governativo e anti-bellico e in minor misura di tipo anti-capitalistico; b) che il grosso della gioventù è impelagato in posizioni interclassiste (anti-imperialiste e pacifiste) e che la parte più radicalizzata, decisa a battersi contro il potere, oscilla tra il populismo e il classismo rivoluzionario; c) che l’attacco degli apparati di sicurezza contro il movimento giovanile, i raggruppamenti di estrema sinistra, le organizzazioni rivoluzionarie, le formazioni insurrezionaliste e brigatiste, elemento centrale della crociata terrorizzante di Stato, ha costretto tutte le formazioni sulla difensiva, consentendo al governo più in crisi del dopoguerra di imporre le misure più reazionarie sul piano interno e su quello internazionale. Essa conclude affermando che la condensazione delle forze attive giovanili e delle avanguardie proletarie, anche se ostacolata dall’azione disarticolante del militarismo bellico, è inarrestabile e favorita dagli antagonismi che esso stesso contribuisce a scatenare. Per cui bisogna procedere nell’aggregazione delle forze attive giovanili e delle avanguardie proletarie e nell’armamento corrispondente dei reparti più combattivi.

 

 

s) La farsa dell’Unione Europea

 

Il primo maggio entrano a far parte dell’Unione Europea 10 nuovi Stati da tempo in lista d’attesa: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Lituania, Slovenia, Estonia, Cipro, Malta. Il 12 e 13 giugno si svolgono contemporaneamente le elezioni per eleggere i deputati da inviare al parlamento europeo. Il nuovo parlamento, uscito da queste elezioni, è un’accozzaglia di europeisti ipocriti, di nazional-imperialisti, di eurofobici. Essi rappresentano tutto fuorché i lavoratori d’Europa. Il 18 giugno, dopo una sequela di contrasti e scontri tra potenze e piccoli Stati i capi di Stato e di governo dei 25 membri dell’UE sottoscrivono la bozza di trattato europeo ma dopo aver emendato il testo in termini sovranisti. Queste le principali modifiche in senso nazionalistico: a) nella Commissione Europea ci sarà un rappresentante per ogni Stato fino al 2014; b) il patto di stabilità verrà adattato alle situazioni nazionali; c) la Carta dei diritti fondamentali subisce un lavaggio nazionale in tutte le formulazioni che riguardano i diritti delle masse lavoratrici. L’unica decisione di rilievo federale, sovranazionale, presa all’unanimità riguarda l’istituzione della Procura europea. Proprio come ha costantemente denunciato Rivoluzione Comunista l’Unione Europea è sempre di più impelagata in un groviglio di egoismi nazionali e di rivalità interimperialistiche, sempre di più sprofondata nella melma rivalistica e forcaiuola. Dai capi di Stato e di governo che rappresentano l’U.E. e dai deputati del parlamento europeo non può essere fatta o scritta altra storia europea che non sia guerra di rapina e scannamento controrivoluzionario. Dalla Comune di Parigi del 1871 ad oggi l’unica forza sociale, che si è battuta e che continua a battersi contro ogni patria ogni padrone ogni papa per una società di liberi e uguali, è il proletariato. Pertanto soltanto e unicamente sotto le bandiere dell’internazionalismo proletario i popoli europei possono cessare di scannarsi e vivere affratellati.

 

 

t) Roma sposta la frontiera fino a Tripoli

 

In estate il governo mette in atto l’operazione di chiusura anti-immigrati che non ha precedenti. Il 10 agosto il prefetto Panza discute a Tripoli col governo libico la costituzione di centri di permanenza in terra libica col compito di bloccare la migrazione subsahariana. In un incontro successivo Berlusconi e Gheddafi sottoscrivono un accordo che prevede: a) pattuglie miste sulle coste per impedire il passaggio di barconi carichi di migranti; b) addestramento di polizia e marina libiche nel contrasto dell’immigrazione clandestina; c) fornitura di radar e strumenti di controllo; d) gestione dei rimpatri; e) costruzione di Centri in territorio libico. Roma sposta la frontiera anti-immigrati da Lampedusa alla Libia e getta la forza-lavoro africana, indispensabile alle metropoli europee, in nuovi lager e negli artigli dei peggiori trafficanti. Rivoluzione Comunista insorge contro questa nuova operazione di segregazione militare dei lavoratori africani. Denunzia la cooperazione razziatrice e controrivoluzionaria italo-libica. Dà la propria solidarietà a quanti insorgono o fuggono dai Centri di detenzione. Promuove il fronte proletario di lavoratori locali ed immigrati contro la razzia del lavoro i lager il terrore militare a difesa della dignità del salario dell’autonomia della salute. Indica anche di espropriare i mercanti di schiavi i Burga nigeriani e i Nadin libici.

 

 

u) La distruzione di Falluja

 

Il 14 ottobre, dopo l’assedio e la distruzione di Najaf in aprile, il Pentagono inizia l’operazione finale di distruzione di Falluja epicentro della rivolta sunnita. L’operazione è chiamata Furia Spettrale e viene messa in atto dopo le elezioni americane del 2 novembre. La vittoria elettorale di Bush è una espressione di consenso alla politica bellicista protezionista e brigantesca della Casa Bianca e non ci sono remore a Furia Spettrale. Il 7 novembre Allawi decreta lo stato di emergenza per due mesi in tutto l’Iraq tranne nella regione curda. L’8 mattino, dopo avere polverizzato tutto ciò che si muove, i marines prendono il controllo dei due ponti sull’Eufrate e dell’ospedale. E poi avanzano verso il centro della città attraverso un volume di fuoco terrificante. I resistenti, o sospettati tali, vengono trucidati bestialmente. Furia Spettrale è una distruzione apocalittica, basata sulla strapotenza tecnologica militare, per un’esecuzione di massa: rastrellamento cerca e distruggi casa per casa. Rivoluzione Comunista esprime tutta la sua indignazione dichiarando che la distruzione di Falluja grida vendetta e che la furia devastatrice dei marines è superiore a ogni nefandezza coloniale. Denuncia e condanna poi il contributo fornito dalle nostre truppe di occupazione e l’impegno dichiarato dal nostro ministro della difesa che l’Italia resterà in Iraq anche dopo il voto del 30 gennaio. Tributa onore ai guerriglieri caduti. E chiama infine i lavoratori di tutti i paesi interessati a costituire il fronte unito per abbattere le cricche di guerrafondai e le macchine belliche.

È con le immagini di una distruzione che continua che termina la rievocazione del 40º anniversario di Rivoluzione Comunista.

 

 

v) I tempi della crisi e quelli dell’organizzazione

 

Sul piano organizzativo quest’ultima tappa presenta buone potenzialità di sviluppo ma il ritmo del processo organizzativo rimane, nel complesso, statico. Nella prima fase (1994-1999) cresce l’influenza politica del raggruppamento nell’ambiente operaio giovanile politico. Rivoluzione Comunista estende i suoi legami in questi ambienti; e migliora il rendimento del comparto simpatizzante acquisito nella tappa precedente. Ma giunge a fine secolo nella sua stabilizzata compagine organizzativa. Nella seconda fase (2000-2004) cresce ulteriormente il peso politico del raggruppamento, ma questo aumento di peso politico non si traduce, nonostante la questione del partito sia diventata la questione centrale, in risultati organizzativi.

Valutando i tempi della crisi generale e i tempi dell’organizzazione rivoluzionaria alla vigilia del 30º Congresso che si tiene il 25-26 novembre 2000, Rivoluzione Comunista osserva che i ritmi della crisi generale del sistema imperialistico già in fase conflagrativa scorrono in modo veloce, che invece i ritmi di organizzazione delle forze rivoluzionarie nel partito sono alquanto più lenti e che questa lentezza priva le forze d’avanguardia della forza necessaria per imprimere svolte decisive al corso degli avvenimenti. E apre questo Congresso con la parola d’ordine "avvicinare i giovani al partito" in questo triplice significato: a) pone al centro della costruzione del partito il rapporto con la gioventù; b) concentrare l’attività tra la gioventù; c) verificare in che misura la gioventù saprà difendersi svilupparsi perseguire il rivoluzionamento dell’attuale sistema capitalistico finanziario parassitario per costruire una società disinquinata solidale di liberi e eguali. Essa ha poi effettuato la prima verifica nella 2ª Conferenza Giovanile, rilevando che nella fase esplosiva che attraversiamo i comportamenti singoli tendono a trasformarsi in pratiche di massa e che sono gli stessi giovani a porsi il problema dell’organizzazione e del partito.

 

 

z) Luciano Schielmann e Sergio Rosola: esempi di avanguardie operaie e comunisti rivoluzionari

 

Purtroppo, prima di chiudere, bisogna menzionare due gravi perdite. La prima riguarda Luciano Schielmann travolto il 4 marzo 2002 da un’auto. Schielmann, infaticabile costruttore dell’organizzazione di lotta operaia alla SEA di Linate e Malpensa era giunto a Rivoluzione Comunista dopo avere superato con brucianti esperienze in prima persona i limiti democratici della difesa economicistica e assunto un atteggiamento di lotta irriducibile contro la militarizzazione del lavoro. Inoltre egli aveva capito che i lavoratori non possono sconfiggere il padronato se non si costruiscono un forte partito e se non si battono per il potere. Il movimento operaio, in un momento cruciale, ha perso una guida collaudata e maturata nei propositi rivoluzionari. La seconda riguarda Sergio Rosola, nucleo operaio alla Telecom di Milano presso la centrale Barona e nostro dirigente centrale, perito il 10 giugno 2003 mentre si recava in moto al lavoro a seguito di una collisione di striscio con un automezzo. Rosola racchiudeva l’esperienza di lotta di tre generazioni operaie e proletarie: della generazione che aveva cominciato a fare le lotte extrasindacali e a costituire i primi organismi autonomi di lotta (anni settanta); di quella che ha dato vita agli organismi stabili di lotta (anni ottanta); di quella ulteriore che si è battuta e che si batte contro la militarizzazione del lavoro (anni novanta) e il militarismo bellico (anni successivi) per costruire il partito, il sindacato di classe, l’armamento proletario. La sua morte è una perdita incolmabile per Rivoluzione Comunista e da non sottovalutare per il movimento operaio e rivoluzionario del nostro paese.

Non possiamo esimerci, per finire, dal riportare una comunicazione di partito letta l’11 giugno 2004 nella conferenza pubblica di commemorazione a lui dedicata che ben calza col profilo organizzativo oggetto di esame intitolata "Sergio, i giovani, l’organizzazione". Sergio ha svolto un lavoro continuo nell’organizzazione della gioventù operaia nel sindacato di classe e nel partito. Egli non aveva dubbi sull’attitudine e sulla capacità di lotta delle nuove generazioni. Ogni generazione si forgia gli strumenti necessari a soddisfare i propri bisogni e interessi e quando esplode non c’è avversario che tenga. La rivolta dei giovani di Melfi (19 aprile - 9 maggio), i blocchi dei varchi attuati dai precari dell’Alitalia il 28-29-30 aprile, la più recente dura lotta dei giovani calabresi della Polti, sono un riconoscimento alla fiducia che egli nutriva nelle nuove leve. Sono la ripetizione e la conferma dell’insanabilità e storicità della lotta di classe. L’organizzazione è la struttura necessaria e adeguata che deve avere ogni lotta. Per 25 anni Sergio ha promosso l’organizzazione autonoma operaia all’interno della categoria dei telefonici, di cui faceva parte, e del movimento operaio attivo. L’organizzazione autonoma è necessaria, sia durante lo svolgimento della lotta, che nella fase conclusiva, nella fase della trattativa. È inconcepibile e suicida che la trattativa venga gestita dai burocrati sindacali e non dai rappresentanti degli operai in lotta. In tutta l’esperienza dell’autonomia operaia, nelle forme concrete in cui questa si è materializzata (comitati di lotta, cobas, coordinamenti, ecc.), c’è un’impronta del comp. Sergio. Un’impronta come stimolo e come critica. Come stimolo in quanto egli ha sempre favorito la formazione degli organismi autonomi operai extrasindacali. Come critica in quanto egli ha teso sempre a dare a questi organismi un fondamento classista e a denunciarne, a seconda dei casi, i limiti economicistici e professionalistici. Oggi, dopo 25 anni di questo lavorio quotidiano, il movimento operaio si è arricchito di un bagaglio eccezionale di esperienze, metodi, forme e organizzazione di lotta, che ne fanno l’antagonista centrale dei conflitti sociali. Più complessa problematica e difficile si è rivelata nello stesso periodo la costruzione dell’organizzazione rivoluzionaria. Il comunismo è la prospettiva più vasta e universale di lotta sociale della storia umana. E richiede la formazione di un forte partito di classe. Nella sua attività pratica Sergio ha usato come principio costruttivo quello proprio di Rivoluzione Comunista che il partito si forma e si sviluppa come organizzazione di combattimento e che si seleziona sul terreno della lotta effettiva. Egli non ha mai impiegato nella sua attività di organizzazione tecniche proselitistiche di persuasione, che non sono sempre da buttare, ma si è sempre ancorato alla selezione, soggettiva o di gruppo, operata dal processo di sviluppo della lotta. Dagli anni ottanta, e poi in modo metodico e sistematico dagli anni novanta, egli si è sempre rapportato alle forze attive giovanili e alle avanguardie proletarie, ponendo a queste forze la costruzione del partito come esigenza pratica assoluta per la conduzione della lotta rivoluzionaria. Anche in questo campo si è fatta molta strada. E l’armamentario accumulato, grazie al contributo anche del comp. Sergio non potrà mancare di dare i suoi frutti.

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