Forza e violenza nella lotta di classe

combattere il militarismo bellico, la metodologia

statale del terrore, con l’armamento proletario

 

PARTE SECONDA

"PARTITO ARMATO" e PARTITO RIVOLUZIONARIO

(I)

 

Dall’inizio dell’anno stiamo pubblicando una serie di testi selezionati appositamente che esprimono il punto di vista marxista sulla violenza. Nella prima parte (apparsa nei Supplementi 16/1, 1-16/2, 1-16/3, 1-16/4, 1-16/5, 1/6/2004) abbiamo riportato alcuni scritti di Engels Lenin e nostri, già raccolti e pubblicati nel volumetto "Rivoluzione e Terrorismo" edito nel 1978 dalle Edizioni L’Internazionale. Questi scritti danno l’inquadramento elementare, teorico e politico, del tema. In questa seconda parte pubblichiamo, in successione cronologica, le nostre prese di posizione apparse sui nostri organi di stampa a caldo nel corso dello sviluppo degli avvenimenti, più specificamente connesse all’attività e alla critica dei "gruppi lottarmatisti".

Riteniamo opportuno ripubblicare queste prese di posizione per l’utilità che esse conservano ai fini della lotta politica odierna contro il terrore statale e anche nei confronti dei falsi sinistri approdati al pacifismo sociale. Ogni testo è preceduto dall’organo di stampa da cui è tratto.

 

VERGOGNA! UN CONSIGLIO DI FABBRICA CHE PIANGE UN MARESCIALLO DEI CARABINIERI!

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale, n. 61 del 24/10/1974

 

Sulla cattura del giovane Roberto Ognibene, delle Brigate Rosse avvenuta a Robiano di Mediglia nelle prime ore del mattino di martedì 15/10 sappiamo finora solo quello che hanno detto i carabinieri.

Gli unici elementi certi sono che la pattuglia del maresciallo Maritano stava in agguato per arrestare l’Ognibene, che quest’ultimo ha quattro pallottole in corpo, che il Maritano in questa operazione ci ha rimesso la vita. Da ciò si può trarre una sola conclusione: se Ognibene ha ucciso il maresciallo Maritano ciò è avvenuto nel conflitto a fuoco provocato dalla cattura, non c’è alcun intento omicida. Niente, quindi, giustifica, sullo stesso piano della logica democratica, borghese, la esecrazione del primo e la glorificazione del secondo.

Detto questo la prima considerazione politica da fare è che la DC e partiti alleati, non solo continuano a giocare, quando ad essi fa comodo, la carta degli opposti estremismi, ma applicano la repressione statale solo a sinistra. La caccia alle Brigate Rosse, scatenata con intenti da soluzione finale, con l’arresto di Curcio e Franceschini, è condotta da quel reparto specializzato di poliziotti, che è l’antiterrorismo, cui apparteneva il maresciallo Maritano, e che è stato costituito da Taviani e compari per dare la caccia ai fascisti.

Noi non nutriamo simpatie per le Brigate Rosse. Consideriamo le Brigate Rosse una formazione clandestina di sinistra slegata dalle masse e senza alcuna strategia rivoluzionaria. Ma di fronte al coro generale di esecrazione delle Brigate Rosse, non possiamo che elevare il nostro, piccolo, ma sentito, grido di sdegno contro questo coro infame, a favore di Ognibene e degli altri arrestati. Vergogna per chi solidarizza con le forze di repressione statale.

È su questa base che la nostra sezione di Genova denuncia il consiglio di fabbrica dell’Italsider, il quale ha assunto la seguente posizione: "Esprimiamo il cordoglio dei lavoratori alle forze dell’ordine impegnate nel rispetto dei valori costituzionali e facciamo appello a tutti i democratici nel respingere e isolare qualsiasi provocazione che venga attuata in un momento così delicato della vita politica del nostro Paese. Denunciamo l’evidente matrice anti-operaia del crimine commesso a Milano di cui è rimasto vittima il maresciallo Maritano rinnovando il nostro impegno di vigilanza civile e democratica".

Si vergognino gli operai di questo consiglio! Proprio loro dell’Italsider, che è la fabbrica della morte, vanno a dire queste cose! Lasciate dire queste cose all’Unità, al giornale di un partito degenerato che si lamenta perché alle esequie del maresciallo Maritano non c’erano gli operai, che il sindacalista della federazione provinciale aveva invitato a partecipare durante lo sciopero del 17!

 

DUE "ESPROPRIATORI" ASSASSINATI DAI CARABINIERI

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale n. 62 del 5/11/1974

 

Giuseppe Romeo e Luca Mantini appartenenti alla formazione clandestina Nuclei Armati Proletari, sono stati assassinati dai carabinieri il 29 mattina mentre, con altri due loro compagni, svaligiavano una banca a Firenze.

Quello che comunque va rilevato su questo drammatico episodio che ha stroncato la vita di due giovani radicali, è il comunicato emesso dall’organizzazione di cui facevano parte la quale, rivendicandone l’azione la ha indicata come linea di lotta per il comunismo.

A noi dispiace la fine di Romeo e Mantini ma dobbiamo sottolineare che la loro azione, se poteva servire a certi fini, non ha nulla da vedere con la lotta per il comunismo, la quale va condotta, non con i metodi e le illusioni di gruppo clandestino, ma sul terreno della mobilitazione proletaria.

 

UNA SENTENZA FEROCE: 28 ANNI A OGNIBENE

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale, n. 72 del 7/2/1975

 

Il 29 gennaio la 2ª Corte di Assise di Milano ha condannato Roberto Ognibene a 28 anni di carcere ritenendolo responsabile di omicidio aggravato.

Nonostante la fragilità dell’accusa e l’evidenza contraria (Ognibene stava rincasando, mentre i militi dell’antiterrorismo erano in agguato per catturarlo e gli hanno lasciato 4 pallottole in corpo), i giudici non hanno avuto alcuna esitazione: hanno inflitto una feroce condanna per vendicare così la morte del maresciallo Maritano e dare un monito a chi sfida la legge, ovvero la violenza dello Stato.

Il verdetto pronunciato dai giudici di Milano è il frutto della campagna d’odio e di linciaggio morale fatta dalle forze democratiche (PSI, PCI ) contro le Brigate Rosse, e dell’esaltazione della figura del maresciallo Maritano. Per questo

il verdetto deve considerarsi una tipica sentenza del blocco d’ordine.

Poiché i quotidiani dei tre raggruppamenti putrefatti (Manifesto, Lotta Continua, Quotidiano dei lavoratori), fedeli alla consegna di tacere su fatti scabrosi e di deformare in senso piccolo borghese gli altri, hanno passato in sordina il fatto, riteniamo giusto per l’onore di questo giovane perseguitato, riportare, anche se abbiamo poco spazio, la dichiarazione da lui letta prima che i giudici si ritirassero (citiamo dal Corriere della Sera del 30).

 

"Mi ritengo assolutamente innocente dell’omicidio volontario. Si è voluto fare di questo processo un esempio, perché la classe politica, in gravissima crisi di credibilità, si aggrappa alla repressione violenta.

Esiste una guerra dichiarata unilateralmente dalla borghesia e per il proletariato esistono solo due possibilità: o abbandonare le conquiste fatte o lottare. La responsabilità della tensione ricade su una classe politica che difende una minoranza indegna. Questa classe politica è colpevole della morte di tanti innocenti. Con la generica affermazione che bisogna difendere lo Stato, si giustifica la repressione armata sul proletariato e si legittimano gli assassinii e la strage di Stato.

Dietro la maschera del perbenismo c’è il volto del fascismo, anche se in camicia bianca. Uomini come me si battono per far capire al proletariato da che parte stia il nemico vero."

 

FINE TRAGICA DI UN APPARTENENTE AI NAP

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale n. 84 del 31/5/1975

 

Ieri è saltato in aria sui tetti del manicomio giudiziario di Aversa, dilaniato dalla bomba che cercava di collegare agli altoparlanti per farli esplodere dopo la lettura del messaggio, un giovane appartenente ai NAP di cui, in questo momento, ignoriamo il nome.

Il manicomio di Aversa è uno dei più terribili e bestiali carceri italiani. Con questa azione i NAP intendevano invitare (come dice un loro volantino riportato a stralci dai quotidiani) i proletari sequestrati in questo luogo di detenzione a fare i nomi di coloro che applicano "senza scrupoli le leggi della sopraffazione e della repressione" al fine di dare ad essi la giusta risposta. Si tratta di una fallita azione, inquadrata nella protesta carceraria che da tempo conducono gli appartenenti ai NAP (nuclei armati proletari).

Di fronte a questo sventurato gesto dimostrativo c’è stato un coro infame di condanna. Gli estremisti putrefatti non hanno mancato di gridare come loro norma alla provocazione. Disonore a questa massa di ipocriti! Onore a questo giovane sconosciuto che ha perso la vita lottando, anche se in modo sbagliato, contro un’istituzione oppressiva del sistema!

 

MARGHERITA CAGOL: UNA NEO-PARTIGIANA CADUTA CON LE ARMI IN PUGNO CALUNNIATA VILMENTE DAI SOSTENITORI DELLA RESISTENZA

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale n. 85 del 10/6/1975

 

Via via sono passate le ore è apparso nei suoi drammatici contorni il significato del conflitto a fuoco avvenuto il 5 alla cascina Spiotta ai Arzello in zona Acqui Terme tra i rapitori di Vallarino Gancia e la pattuglia di carabinieri del tenente Rocca.

A rapire Gancia erano dunque state la Brigate Rosse per finanziarsi. Contro di esse è scattato un imponente apparato poliziesco; tanto che, a liberazione fortunosa dell’industriale dello spumante, tutta la stampa ha esultato in coro, nonostante il sangue versato, per la presenza dello Stato.

Nel conflitto a fuoco, sono rimasti gravemente feriti l’appuntato Giovanni D’Alfonso (è morente all’ospedale) e il tenente Rocca, meno gravemente il maresciallo Cattafi. Vi ha perso la vita Margherita Cagol dirigente delle Brigate Rosse, moglie del loro capo Renato Curcio.

Ecco quanto scrivono su questo drammatico episodio le stesse Brigate Rosse in un comunicato dei 5 giugno, che per la circostanza riportiamo interamente:

"È caduta combattendo MARGHERITA CAGOL, ‘MARA’, dirigente comunista e membro del Comitato Esecutivo delle Brigate Rosse.

La sua vita e la sua morte sono un esempio che nessun combattente per la libertà potrà più dimenticare.

Fondatrice della nostra organizzazione ‘Mara’ ha dato un inestimabile contributo di intelligenza, di abnegazione e di umanità alla nascita e alla crescita nell’autonomia operaia e della lotta armata per il comunismo.

Comandante politico-militare di Colonna, ‘Mara’ ha saputo guidare vittoriosamente alcune tra le più importanti operazioni dell’organizzazione. Valga per tutte la liberazione di un nostro compagno dal carcere di Casale Monferrato.

Non possiamo permetterci di versare lacrime sui nostri caduti, ma dobbiamo impararne la lezione di lealtà, coerenza, coraggio ed eroismo!

È la guerra che decide in ultima analisi, della questione del potere: la guerra di classe rivoluzionaria. E questa guerra ha un prezzo: un prezzo alto certamente, ma non così alto da farci preferire la schiavitù del lavoro salariato, la dittatura della borghesia nelle sue varianti fasciste o socialdemocratiche.

Non è il voto che decide la questione del potere; non è con una scheda che si conquista la libertà.

Che tutti i sinceri rivoluzionari onorino la memoria di ‘Mara’ meditando l’insegnamento politico che ha saputo dare con la sua scelta, con il suo lavoro, con la vita.

Che mille braccia si protendano per raccogliere il suo fucile!

Noi, come ultimo saluto le diciamo: ‘Mara’ un fiore è sbocciato, e questo fiore di libertà le Brigate Rosse continueranno a coltivarlo fino alla vittoria!

LOTTA ARMATA PER IL COMUNISMO!

5 giugno 1975 BRIGATE ROSSE"

La Cagol è morta, come dice il comunicato, sul fronte della libertà; da eroina dei nuovi partigiani. In essa apprezziamo il coraggio e lo spirito di abnegazione. Ma il suo esempio nulla può insegnare al proletariato o a noi rivoluzionari. Dimostra solo l’idealismo, la sfiducia nella masse, l’avanguardismo propri del radicalismo democratico.

Il suo posto non è nelle file della rivoluzione; è nelle file della democrazia radicale anche se, per ironia storica, sono coalizzati a denigrarla tutti coloro che dovrebbero, invece, immortalarla (vedi al riguardo il PCI che dopo avere definito le Brigate Rosse banditi da strada, rimprovera alla DC la stessa debolezza che le rimprovera Almirante: la mancanza di pugno di ferro; con questo florilegio che riprendiamo dall’Unità 7/6: "Siete voi che avete il potere e la forza in mano da trent’anni. Se la criminalità dilaga la colpa è vostra: perché ne avete creato le condizioni e perché non sapete porvi riparo. Mandate solo, ogni tanto, qualche agente o qualche carabiniere a farsi ammazzare".).

 

ANNA MARIA MANTINI: UN BRUTALE ASSASSINIO DELL’ANTITERRORISMO

Presa di posizione tratta da Lotte Operaie Murale, n. 88 del 10/7/1975

 

Nella notte tra lunedì 7 e martedì 8 a Roma un agente di polizia, appostato nel pianerottolo dell’abitazione, ha freddato con un colpo di pistola sparato in faccia Anna Maria Mantini, la giovane fiorentina appartenente ai NAP. Anna Maria aveva 22 anni ed era sorella di quel Luca Mantini che il 29 ottobre scorso lo stesso anti-terrorismo aveva crivellato di colpi mentre tentava di svaligiare una banca a Firenze insieme ad altri suoi compagni. Eleviamo la nostra sdegnata protesta contro questo crimine premeditato dell’anti-terrorismo e annoveriamo Anna Maria Mantini tra le vittime della violenza statale che un giorno la giustizia proletaria saprà vendicare.

Fra le espressioni di solidarietà manifestate dalle nostre organizzazioni riportiamo la presa di posizione delle donne internazionaliste della sezione di Milano: "Donne, compagne, a Roma questa notte l’anti-terrorismo ha assassinato una giovane appartenente ai NAP. Le è stato teso un vero e proprio agguato: un brigadiere nascosto nella sua casa per un giorno e mezzo le ha sparato in faccia appena la giovane è entrata in casa.

Queste squadre speciali di criminali non solo intervengono nelle manifestazioni per provocare e compiere assassini (ricordiamo l’assassinio, dell’operaio Rodolfo Boschi che fu ammazzato il 18/4 mentre tornava da una manifestazione) ma ora passano al chilleraggio freddamente organizzato contro le Brigate Rosse, i NAP e gli operai d’avanguardia e rivoluzionari.

Di fronte a questo infame assassinio, noi donne internazionaliste diamo la nostra solidarietà a questa giovane dei NAP che ha perso la vita lottando, anche se in modo sbagliato, contro le istituzioni oppressive dello Stato. Milano 8/7/75 La Commissione Femminile Internazionalista".

I NAP hanno fatto pervenire alla stampa un comunicato, che riprendiamo dai quotidiani di oggi e che sentiamo di pubblicare nella dolorosa circostanza, pur avendo poco spazio a disposizione.

"Ieri in un agguato teso dalla polizia è stata uccisa a freddo la compagna Annamaria. La volontà del potere di chiudere la partita con i compagni che si organizzano clandestinamente, ha armato la mano del killer di turno, che con la precisa coscienza di uccidere, ci ha privato di una compagna eccezionale. Annamaria era una dei compagni che hanno dato vita al nucleo 29 ottobre. Ha fatto parte del gruppo che ha sequestrato sotto casa il magistrato Di Gennaro e il contributo dato alla costruzione ed esecuzione di questa azione dimostrano il livello politico-militare che aveva raggiunto. Il prezzo che stiamo pagando è altissimo, ma è con la coscienza che il movimento si sta arricchendo in maniera definitiva del patrimonio di importantissime esperienze che questi compagni ci lasciano. Le giornate di aprile, le innumerevoli azioni armate, gli espropri per autofinanziamento, le azioni nelle carceri, dimostrano la crescita di una nuova generazione di combattenti e non bastano gli omicidi e gli arresti per distruggerla. La nostra esigenza di comunismo è indistruttibile". Segue una lista di elementi delle Brigate Rosse e dei NAP rimasti uccisi negli ultimi tempi: Luca Mantini, Sergio Romeo, Bruno Valli, Vitaliano Principe, Giampiero Tarras, Margherita Cagol e Anna Maria Mantini. "Non siete i soli e non sarete gli ultimi - termina il comunicato - ma rappresentate per tutti i rivoluzionari una scelta irrinunciabile. Lotta armata per il comunismo. Nucleo armato 29 ottobre".

(Continua)

SUPPLEMENTI 2004

HOME PAGE