Ad illustrazione del periodo riportiamo due documenti di analisi, i Prefetti di ferro; e il Sud zona criminale e un comunicato dell'Esecutivo Centrale sulle Misure Straordinarie adottate dal governo il 14-15 dicembre 1979, partendo da quest'ultimo, emesso e diffuso il 16 successivo.

 

 

 

1 - SULLE MISURE STRAORDINARIE

Comunicato dell'Esecutivo Centrale

 

 

 

 

Il governo consegna i centri industriali del Nord alla divisione dei carabinieri "Pastrengo", affidandone il comando al generale Dalla Chiesa ed istituendo prefetture militari. Decreta il fermo di polizia e un "nuovo codice" da galera permanente. Progetta altre misure soffocatrici dirette a statalizzare il comportamento delle masse. È una tappa avanzata nella militarizzazione della vita sociale a difesa degli interessi imperialistici, degli industriali e dei banchieri, del profitto e della rendita. Creare, sviluppare, rafforzare gli strumenti di difesa proletaria. Stabilizzare i comitati di difesa di classe nelle fabbriche, nei cantieri, nelle scuole. Sostenere, potenziare il partito rivoluzionario.

Nella notte tra il 14 ed il 15 dicembre il consiglio dei ministri, ha adottato una serie di "misure straordinarie", "rivolte" - come ha detto Cossiga nel comunicato letto alla TV - "a rafforzare la difesa dello Stato". Riassumiamo, sulla base delle scarne notizie date dal citato comunicato e dalla stampa, il contenuto di queste "misure straordinarie".

Nel complesso, lo "storico" consiglio dei ministri ha varato due decreti-legge e tre disegni di legge. Dei due primi provvedimenti, che entrano in vigore immediatamente, uno contiene "norme di coordinamento delle forze di polizia"; l'altro "norme di tutela dell'ordine democratico". I tre disegni di legge contemplano: 1) "norme contro la criminalità terroristica"; 2) "incorporamento di unità di leva nella pubblica sicurezza"; 3) "norme di reclutamento di ufficiali di pubblica sicurezza".

1°) DAL PO IN SU COMANDA IL GENERALE DALLA CHIESA - Questo il contenuto del primo provvedimento (più gli atti di nomina).

A) Il "nucleo antiterrorismo" viene sezionato in due: i reparti del centro-sud entrano nei ranghi del SISDE; quelli del nord nella divisione dei carabinieri "Pastrengo" con sede a Milano, avente potere in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia. A capo di questa divisione, che conta 25.000 uomini e che assume il ruolo di armata "anti-guerriglia" è posto il generale Dalla Chiesa.

B) Milano, Torino, Genova vengono considerate "zone sensibili"; da sottoporre, cioè, a costante controllo militare.

C) A prefetto di Genova viene preposto il generale di divisione dei carabinieri Edoardo Palombi. Il questore di Roma Emanuele De Francesco, viene nominato prefetto di Torino. Enzo Vicari, prefetto di Pavia, viene posto alla prefettura di Milano. Il generale di brigata dei carabinieri, Alberto De Lellis, sostituisce Dalla Chiesa nella vigilanza esterna delle carceri.

D) Tutte le forze di polizia sono immediatamente coordinate da due organismi: a) dal comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica; composto dal direttore generale di P.S., dai comandanti dei C.C. e G.d.F., dal direttore delle carceri e da alti magistrati e funzionari; b) dall'ufficio di coordinamento, vero organo operativo a disposizione del ministro dell'interno, composto da burocrati delle stesse specialità.

E) Inoltre, Cossiga ha comunicato di avere costituito il 13 dicembre, nell'ambito del comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (CESIS), un "gruppo di analisi e valutazioni del fenomeno del terrorismo".

2°) IL NUOVO CODICE DA GALERA PERMANENTE - Questo il contenuto del secondo provvedimento.

A) Chiunque verrà sospettato di attività "sovversiva" potrà essere fermato per 48 ore e tenuto in carcere per 96 ore anche se non ha violato alcuna legge (fermo di polizia).

B) La polizia potrà perquisire (rastrellare) interi caseggiati se sospetta che dentro si nasconda un elemento "sovversivo".

C) È stabilita la pena dell'ergastolo per chi uccide a "fini eversivi" e per chi uccide magistrati o appartenenti alle forze dell'ordine.

D) Tutti i reati compiuti per "finalità terroristiche" ed "eversive" subiranno un aumento di pena fino alla metà. Inoltre sono accompagnati da una "aggravante speciale" che impedisce ogni comparazione con qualsiasi attenuante.

E) Per i predetti reati è previsto il mandato di cattura obbligatorio; non può essere concessa la libertà provvisoria; sono aumentati i termini per la scarcerazione automatica.

F) Per polizia e giudici cade qualsiasi limite all'intercettazione telefonica (legalizzazione piena della prassi di polizia da tempo in atto).

G) È prevista una "speciale attenuante" con sensibile riduzione della pena, per chi confessa o denuncia i propri compagni di azione.

3°) SARÀ REATO ANCHE LEGGERE UN VOLANTINO - Il primo dei tre disegni di legge, da noi sopra elencati, prevede.

A) Verrà punita la detenzione di documenti attinenti al "terrorismo" e all'"eversione".

B) Costituisce reato la diffusione di documenti di questo tipo.

C) L'inasprimento delle pene per gli imputati di reati di associazione.

D) Il parere contrario del pubblico ministero sospenderà le decisioni di scarcerazione e di libertà provvisoria emanate dal giudice istruttore.

E) Sono stabilite misure di vigilanza contro chi viene messo in libertà provvisoria.

Sono queste solo una parte delle "misure straordinarie", adottate dal consiglio dei ministri nella "storica" notte tra il 14 e il 15 dicembre. Il governo Cossiga può passare alla storia, non per essere stato il primo governo europeo a ratificare l'impianto dei missili americani Cruise e Pershing 2, ma per aver portato a completamento la militarizzazione della vita sociale in Italia.

Nella risoluzione del 10° Congresso, dei primi di novembre scorso, ricapitolando le tappe percorse dalla militarizzazione della vita sociale così delineavamo questo processo: "La militarizzazione della vita sociale si è, finora, manifestata in tre aspetti principali. Dapprima come controllo preventivo, poliziesco, di massa. In un secondo tempo come coazione al lavoro (precettazione). In terzo e ultimo tempo come impiego di reparti dell'esercito in compiti di polizia". Ora bisogna aggiungere quest'ultimo aspetto: la trasformazione dei reparti specializzati di repressione in armata contro-rivoluzionaria; l'unificazione formale nell'arma dei carabinieri (e nello stato maggiore di questa), del comando direttivo e operativo di tutti i corpi e reparti di repressione e controrivoluzione (P.S., G.d.F., ecc.); l'instaurazione della reggenza militare sui centri industriali del paese (Milano, Torino, Genova). Con ciò la militarizzazione sociale raggiunge la pienezza.

L'Esecutivo Centrale di Rivoluzione Comunista denuncia queste "misure straordinarie" come codificazione della linea autoritaria, compendiata il 29 novembre, dal comandante dei carabinieri Corsini. Denuncia il governo Cossiga, interprete di questa linea, per il lurido pretesto di giustificare questi provvedimenti autoritari come contromisura alle azioni armate dei gruppi clandestini (riferimento all'incursione nella scuola manageriale della Fiat a Torino di "Prima Linea"). È una volgare menzogna. Altro che lotta al terrorismo; qui siamo di fronte al terrorismo aperto dello Stato imperialistico per soffocare le masse proletarie e salvaguardare, così, gli interessi della grande finanza, degli industriali e dei banchieri, degli speculatori e degli sfruttatori! Non a caso sono stati sottoposti a reggenza militare i centri operai del Nord!

Rivoluzione Comunista denuncia, in particolare, il fermo di polizia come la misura più autoritaria, disposta - in ordine di tempo - dalla "democrazia parlamentare". Ed osserva che con esso non solo il sospetto diventa reato; ma ogni proletario, ogni giovane che si discosta dal modello di condotta statale, rischia di trovarsi in galera da un momento all'altro. Fermo di polizia e pene feroci attestano il livore reazionario del marciume parlamentare; che, comunque, non potrà sfuggire alla propria bancarotta; e, alla fine, alla resa dei conti col proletariato.

Di fronte alla gelida determinazione degli agenti dello stato imperialistico (del governo e dei partiti parlamentari, del padronato e degli apparati di repressione) è necessaria una inflessibile volontà di lotta rivoluzionaria, piena di classismo sul piano tattico e su quello strategico. Per questo Rivoluzione Comunista, sottolineando le indicazioni date al 10° Congresso invita i proletari e i giovani più generosi e combattivi a non attardarsi o perdersi su posizioni di democratismo o radicalismo armato, che, nonostante il "livello di fuoco", restano sempre posizioni interclassiste o aclassiste; e a schierarsi risolutamente sulla linea della difesa proletaria. Creiamo e stabilizziamo in ogni luogo di lavoro e in ogni situazione di lotta i comitati di difesa di classe. Sviluppiamo e rafforziamo il partito rivoluzionario.

(Tratto dal Supplemento Murale n.45 del 31/12/1979)

 

 

 

 

2 - I "PREFETTI DI FERRO"

 

strumenti di controllo militare della forma attuale dello Stato

La nomina del generale Dalla Chiesa a prefetto di Palermo, col compito ufficiale di combattere la mafia, segna un momento caratteristico

nell'evoluzione del dominio statale, in Italia e al Sud.

Segna l'applicazione generalizzata, come fatto normale, istituzionale,

del modello prefettizio di controllo militare sul territorio

e sulla popolazione, introdotto dal governo Cossiga con le famigerate "misure straordinarie" del 14-15 dicembre 1979.

 

 

I "prefetti di ferro" non sono una novità storica per il Sud: il fascismo aveva istituito prefetti "anti-mafia" con poteri speciali. Ma i "prefetti di ferro" attuali (tipo Dalla Chiesa a Palermo, Boccia a Napoli) si distinguono dai passati prefetti fascisti, perché, mentre questi ultimi svolgevano compiti particolari di controllo e repressione nel quadro complessivo di controllo e repressione della macchina statale, i primi hanno il compito generale di controllare popolazione e territorio e reprimere (coordinando controllo e repressione) ogni forza confliggente con lo Stato. Quindi i poteri speciali conferiti dal governo ai prefetti delle metropoli meridionali, in nome della lotta alla mafia, servono al controllo militare delle aree più calde; a spezzare e colpire l'illegalismo di massa; il livello attuale della lotta sociale; che diviene sempre più violenta.

Per una migliore comprensione teorica di questa conclusione bisogna ricordarsi delle nostre tesi sulla forma attuale dello Stato imperialistico: lo "Stato reazionario". Nella risoluzione sul "Fronte meridionale", dicevamo: a) il Sud è sottoposto a un nuovo grado storico di impoverimento; b) ciò fa esplodere forme varie di lotta: manifestazioni sempre più violente di lotta sociale; c) il Sud è lo spazio sociale in cui lo Stato esperimenta ed applica i modelli e gli strumenti di controllo e di dominio militare. Successivamente, illustrando il concetto di controllo militare, osservavamo: l'impianto del controllo militare ha trasformato tutta la rete amministrativa locale in un reparto ausiliario delle prefetture. La prefettura si è eretta come struttura portante dell'intervento statale al diretto ordine dei generali; come pilastro del controllo militare della popolazione e del territorio. Pertanto i "prefetti di ferro" simboleggiano la pratica statuale del blocco dominante contemporaneo; rappresentano modelli di dominio locale (territoriale, periferico, regionale) dello Stato reazionario; sono gli strumenti del controllo militare, antiproletario e anti-meridionale, nelle mani della borghesia monopolista e multinazionale (dei grandi industriali, banchieri, vertici militari).

Cosa significa, allora, sul piano politico, la nomina del generale Dalla Chiesa a prefetto di Palermo e cosa c'entra, con questa nomina, la lotta alla mafia? La preposizione di Dalla Chiesa alla prefettura di Palermo significa che il governo Spadolini-Craxi potenzia il meccanismo di controllo militare di Palermo, Sicilia e Meridione; che il blocco "laico" articola i dispositivi territoriali della progrediente guerra statale contro le masse proletarie. Con la nomina di Dalla Chiesa, la mafia c'entra, e può entrarci, unicamente e nella misura in cui essa intralcia o collide con questa guerra. Lo Stato attuale è una macchina di controllo globale, che tende a risolvere, militarmente, ogni contraddizione interna, ogni resistenza e rissa interborghesi. Sono, quindi, i migliori servi di questo Stato quei democratici di sinistra che ingigantiscono il peso della mafia, della camorra o della 'ndrangheta, per richiedere più polizia, più fermezza statale! Il Sud viene sottoposto ai "prefetti di ferro" non perché le cosche mafiose o camorristiche costituiscono un pericolo o una minaccia per lo Stato (certo, nella misura in cui queste cosche fungono da veicolo di interessi multinazionali concorrenti o di servizi di spionaggio esteri, esse vengono sottoposte a controllo e repressione. In questo senso la piazza di Palermo è un punto nevralgico e conflittuale per la politica espansiva mediterranea dell'imperialismo italiano). Ma perché lo Stato reazionario non ha altri mezzi di controllo dei disoccupati e dell'acutezza delle tensioni sociali, di cui si riempiono la bocca questi democratici, all'infuori dei dispositivi militari.

La democrazia isolana, morsa dal "sistema mafioso" che essa ha nutrito e di cui si è nutrita, si è stretta in un "patto anti-mafia": un carrettino siciliano per il generale Dalla Chiesa. La bandiera di Lauricella, ispiratore di questo "patto", e della sua smorta compagnia è: repressione statale, "prefetti di ferro", controllo del Sud "manu militari". La figura più caricaturale di questa armata brancaleone è quella del Pci che, nel suo recente comitato centrale, ha scoperto che la mafia rimette in discussione il primo e il secondo "risorgimento": l'unità d'Italia e il regime democratico. Per questo marciume la "lotta alla mafia" è diventata la "questione nazionale". E Dalla Chiesa il novello Garibaldi! Anche se ciò può tediare, dobbiamo ribadire qual'è l'essenza dello Stato attuale. La forma attuale dello Stato imperialistico non teme affatto i poteri clandestini od occulti, né il "potere" della mafia, né quello della camorra. Riassume tutte queste forme di "potere". È una forma di Stato che organizza il potere del blocco dominante contro la massa della popolazione. È una macchina accentratrice e disgregatrice, allo stesso tempo, della vecchia struttura locale e regionale dello Stato nazionale. In breve, è uno Stato contro le masse meridionali. I "prefetti di ferro" sono i presidi di questo Stato, la nuova forma del rapporto "Stato-Meridione", che sostituisce le decrepite "clientele" con le istituzioni militari.

Dunque. Ci troviamo di fronte a un nuovo sviluppo della guerra statale controrivoluzionaria interna. Occorre saldare la lotta sociale con la lotta proletaria; trasformare la lotta immediata e violenta per la sopravvivenza in guerra sociale organizzata e rivoluzionaria contro lo Stato. Occorre, quindi, camminare sulla linea del "fronte giovani-disoccupati-operai".

(da RC Sud n. 29 del 31/5/1982)

 

 

 

3 - Il Sud "zona criminale"

 

 

 

Sono passati due anni dal terremoto che sconquassò l'Irpinia, Salerno, Napoli e la Basilicata. I terremotati sono ancora accampati nelle roulottes, nelle baracche o nei containers. È aumentata la disoccupazione; è avanzato il franamento economico; è cresciuto il malessere sociale. Due anni fa ci fu una fioritura, fuori tempo, della questione meridionale. Massime autorità dello Stato, esponenti politici e sindacali, intellettuali e uomini di affari, furono tutti un coro nell'indicare la ricostruzione come la nuova grande occasione storica per la rinascita del Sud. Due anni dopo, la questione meridionale, non solo è sparita nel vuoto delle occasioni perdute, ma si è trasformata in un problema più grave e più spinoso: in questione criminale. Il Sud, da terra di senza-tetto e disoccupati, è diventato terra di crimine e di delitto: zona criminale.

Va ricordato che il criminologo, Alfredo Niceforo, aveva elaborato sul finire del secolo scorso, per il rampante capitale industriale settentrionale, la nozione di zona delinquente indicando i contadini sardi di certi distretti come delinquenti costituzionali (si veda il volume intitolato: La delinquenza in Sardegna). Ma va pure ricordato che questo intellettuale borghese aveva anche detto ai sardi che non potevano aspettarsi nulla dallo Stato accentratore e che essi avrebbero potuto risolvere i problemi dell'isola solo col federalismo. La sostanza delle sue considerazioni giuridiche in materia penale stava in questa osservazione: lo Stato non si occupa degli individui concreti a cui applicare la legge penale, ma del reato in astratto. Questa osservazione è una testimonianza del profondo mutamento intervenuto nella politica criminale dello Stato (ovvero nella criminalità statale). Nel secolo scorso, l'astrattezza della legge serviva a sottoporre all'autorità dello Stato classi e territori. Nel periodo attuale la specialità della legge serve a eliminare le forze sociali antagoniste e a controllare militarmente i territori più esplosivi (infatti nel secolo scorso, lo Stato capitalista espropriava o favoriva l'espropriazione dei contadini meridionali per intrupparli nel processo industriale; oggi, invece, congloba giovani, disoccupati e forza-lavoro d'ogni tipo nell'armata nazionale del lavoro per gettarla ai piedi delle imprese). Quindi la politica criminale dello Stato nei confronti del Sud, politica di poteri speciali (super-prefetti) e delle leggi di confisca (tipo legge anti mafia), esprime il rapporto specifico di dominio tra la forma attuale dello Stato e il meridione: tra il blocco parassitario e il proletariato meridionale; tra il capitale monopolistico compartimentato nell'economia di guerra e le altre forme libere di capitale.

Perché lo Stato attuale considera il Sud zona criminale? Prima di rispondere va detto, a premessa, che la forma attuale dello Stato considerando illegali tutti i comportamenti non statuali, colpisce come criminali, le pratiche sociali difformi delle masse e quelle economiche delle stesse frazioni vinte della borghesia (secondo il broccardo: è criminale tutto ciò che non è statuale). Ciò detto, rispondiamo.

Lo Stato reazionario considera il Sud come una immensa area di devianza sociale, luogo di una popolazione di trasgressori, cuore della questione criminale italiana, perché: 1°) è in guerra aperta contro la gioventù e i disoccupati, i quali, per sopravvivere, sono costretti, quotidianamente, a pratiche illegali; 2°) il Sud è roccaforte militare e quindi, avamposto della guerra cotrorivoluzionaria interna; 3°) il Sud è, attualmente, terra di scontro tra capitale compartimentato e capitale libero. Illustriamoli e traiamo le conclusioni.

 

1) Il Sud prima linea della guerra statale contro-rivoluzionaria - Nel luglio 1982 il Pci fomenta una campagna di propaganda agitando lo spauracchio che in Sicilia si stia formando un "partito armato" gestito dalla mafia. Poco dopo esso amplia questa tesi e afferma che la questione nazionale, attuale, è la "criminalità"; che, in sostanza, il Sud è criminalità; e che la lotta alla criminalità esige un massiccio intervento statale, ossia il controllo militare della popolazione meridionale. Come frazione statalista dello schieramento borghese, il Pci esprime, in forma tipica anche se ideologicamente mistificata, le esigenze di dominio del blocco parassitario.

E la campagna, da esso aperta, diviene il segno della svolta statale nei confronti del Sud; mentre la tesi, che questo sia un'immensa area di "devianza sociale", assurge a punto di vista ufficiale, a linea criminologica e giudiziaria.

Questa svolta, in breve, va letta così: il Sud deve pagare costi crescenti all'economia di guerra in termini di disoccupazione, di riduzione dei salari e provvidenze, di rinuncia a qualsiasi ruolo politico; non accettare queste imposizioni è indice di trasgressione, di criminalità. Quindi il Sud è zona criminale, prima linea della guerra statale contro-rivoluzionaria.

La magistratura è allineata in questa guerra. I giudici inquirenti della Calabria, della Campania e della Sicilia, esaltano gli spiegamenti militari di forza argomentando che la "gente non collabora". Essi hanno accolto, con grande spirito di sollievo, la recente legge anti-mafia; evidenziando che, col nuovo reato di associazione mafiosa, è possibile finalmente spezzare la "corazza delle solidarietà familiari" e dell'"attitudine della gente a non collaborare". Dunque, con la trasformazione del Sud in "zona criminale", lo Stato è tutto l'individuo è nulla.

 

2) Il Sud roccaforte militare - La politica di dominio mediterraneo dell'Italia ha, da tempo, trasformato il Sud in roccaforte militare. L'impianto missilistico di Comiso sta trasformando la Sicilia in un avamposto di questa politica. Consegue che il controllo militare al Sud ha una marcata prospezione mediterranea e si intreccia col controspionaggio e il diritto militare (basti vedere i processi per spionaggio, o l'arresto degli indipendentisti sardi). Quindi la violenza statale assume i connotati del codice militare; stroncare con le armi le manifestazioni anti-missilistiche o anti-militariste; sparare a vista nelle zone riservate, istituire il coprifuoco nelle ore notturne; ecc.

Più in generale si può dire anche che il "monopolio della violenza legittima" (saldamente mantenuto dagli apparati militari-burocratici del blocco parassitario) non ammette concorrenze o attentati, contrastanti coi piani di sviluppo militare dell'imperialismo italiano; e che, di conseguenza, viene praticamente ad affermarsi un vero e proprio diritto di guerra.

 

3 ) Il Sud terra di scontro tra capitali - Il denaro da qualunque impresa derivi (lecita o illecita, legale o criminale) è tutto funzionale all'accumulazione. Perciò, nello scontro in corso tra capitale monopolistico compartimentato e capitale "criminale" libero, il compito dello Stato non è quello di eliminare quest'ultima forma di capitale (e, con esso, il suo detentore); bensì quello di coartarla negli schemi di compartimentazione e di militarizzazione. Lo Stato sta svolgendo questo compito in due modi: con la criminalizzazione e con la moralizzazione; ossia rompendo il precedente assetto della sua legalità ed istituzionalizzando una nuova forma di legalità, basata sulla confisca, sul sequestro, sul processo per sospetto, sulla costrizione soggettiva alla collaborazione, ecc.

Questo scontro tra capitali non è fonte di anarchia; è un momento della centralizzazione delle risorse e del comando; ed implica che, all'accumulo libero di ricchezza, subentra l'accumulo consentito dallo Stato, ove tutte le forme di capitale devono essere ricomposte gerarchicamente e adeguarsi al nuovo livello di guerra statale: cioè di sfruttamento, violenza militare, distruzione.

Riassumendo. Il Sud è considerato "zona criminale" perché: costituisce il fronte avanzato della guerra statale anti-proletaria; è avamposto militare; è luogo di esproprio del capitale compartimentato nei confronti del capitale "libero".

Traiamo le conclusioni. A due anni dal terremoto che sconquassò l'Irpinia, la Basilicata, Salerno e Napoli, il Sud è stato trasformato, dalla politica dello Stato, da zona disastrata in zona criminale. È questo l'ultimo travestimento storico della c.d. questione meridionale, operato dal blocco dominante; e che, però, indica in modo speculare il livello raggiunto dalla criminalità statale: il grado di violenza e distruttività dell'odierno Stato imperialistico nei confronti delle masse meridionali e del meridione.

Da qui, dunque, l'importanza tattico-strategica della nostra risoluzione sul "Fronte Meridionale", adottata 1'8 dicembre 1980; e l'estrema attualità delle indicazioni operative date.

(da RCSud n.34-35 del 30/11 e 31/12/1982)