|
A.M. Rocca PARTE TERZA - RIVARA RELIGIOSA |
La Parrocchiale.
Solennità e pratiche religiose antiche.
S. Giovanni Decollato.
Cappelle scomparse.
L'Annunziata.
La Cappella di Viana.
Santa Croce.
San Rocco.
San Bernardino.
San Gaetano.
San Grato.
Cappelle Minori.
Dove ora s'innalza la nostra chiesa parrocchiale esistevano, prima del 1500, alcune case o magazzini spettanti al castello; e presso di questi un'antichissima cappella, sacra alla Nascita di Nostro Signore.
Questa cappella, o forse il solo suo presbitero, venne poi incorporata colla nuova chiesa; e forma tuttora il fondo della navata a destra dell'altare maggiore. E che la costruzione di cotesta cappella si di molto anteriore alla parrocchia, chiunque lo vede, per poco che esamini e confronti i muri esterni dell'una e dell'altra.
Ma troppo alta era la volta dell'antica cappella del Natale in proporzione dell'altezza, cui si voleva innalzare la nuova chiesa; e perciò, conservatala intatta (come si può vedere portandosi sulle volte della parrocchia), altra perfettamente simile fu costrutta più in basso, la quale forma l'attuale e vera volta della cappella in discorso.
La cappelletta della Nascita dipendeva essa pure dai Signori del luogo, ed era uffiziata per comodità di quelli che abitavano presso le mura, fra le antiche porte di Viana e Merciera.
Costrutta la nuova parrocchia, e molto probabilmente a spese dei Signori, che già, due secoli innanzi, avevano edificato la parrocchia di Forno, essi ne ritennero, cogli altri diritti e privilegi, il patronato, che naturalmente continuava pure sulla cappella della Nascita. E cotesto patronato, morto l'ultimo Conte, passò al Governo, cui spetta tuttora colla nomina del pievano.
Per questo, sull'altare antico della Nascita fu dipinto dopo il 1793, quasi cimasa sulle colonne e cornicione di legno scolpito, lo stemma di Casa Savoia; pel che vollero alcuni sostenere, ma senza documento, che spettasse a questa cappella, per non so quale diritto, il titolo di regia.
Nel 1867 e 68, rovinò per sua antichità, e per essere tutto corroso dai tarli, cotesto altare col suo frontone e colonne, il cui posto fu occupato da un confessionale, poi da un piccolo altarino di legno, proveniente da una cappella privata dei Gherra; e finalmente dall'attuale altare di marmo, eretto pochi anni sono. .
Nel 1879, riparandosi la parrocchiale, si scoprirono sui muri della cappella del Santo Natale due antichi affreschi, opera certamente di differente epoca e di differente pennello, rappresentanti uno, il più alto, la natività del Divin Bambino; l'altro (forse più antico e che formava la palla dell'altare primitivo, surrogato poi da quello in legno), l'adorazione del Verbo.
Quest'ultimo (per affermazione dell'Illustrissimo Direttore del museo Civico d'arte antica in Torino) risale ad un periodo dal 1480 al 1520, ed è un bel lavoro dell'arte piemontese, e, molto probabilmente, di scuola Vercellese. Io credo che, costrutta appunto verso il 1500, la nuova parrocchia, i Conti di, Rivara facessero. eseguire in questa cappella il pregevole dipinto.
Quando poi siano stati i due affreschi ricoperti di un malaugurato strato di calce, e su di essi collocato l'altare di legno, con una ancona ovale, figurante l'adorazione dei pastori è impossibile indovinarlo. Noi dobbiamo essere grati all'ottimo pittore Cav. Carlo Pittara, che ben con ragione possiamo chiamare gloria del nostro paese, se, l'affresco suddetto, nelle parti che si poterono salvare, rimane a testimoniare l'antichità della cappella della Nascita, visitata sempre dagli intelligenti con premura e soddisfazione.
All'altare della Nascita celebravasi, una volta, la Messa, che si dice in aurora, il dì del Natale.
Affresco identico al nostro e forse del medesimo pittore, esiste a Rivarolo nella vetusta chiesa di S. Francesco delle Orsoline, sul muro a destra di chi vi entra.
La nuova parrocchia era finita verso il 1500, ma non totalmente perché molte aggiunte e compimenti si fecero coll'andar del tempo, e veniva solennemente consacrata il 25 di luglio del 1604, ad onore della Vergine Assunta, essendo pievano D. Aimone Bianchetto. Ed ogni anno, anticamente, se ne solennizzava l'anniversario della dedicazione il 25 luglio con Messa cantata e processione, che si aggirava tre volte intorno alla chiesa coll'intervento di tutto il popolo; e pure distinguevasi la festa della Madonna Assunta, perché vera titolare della parrocchia (V. ms. del 1752).
Per molti anni si chiamò la nuova chiesa col solo titolo di S. Maria; poi prevalse naturalmente quello dell'antico patrono del paese, e già titolare della parrocchia. tanto più che i parroci continuavano a dirsi " pievani di S. Giovanni di Rivara ". Per differenziare quindi le due chiese., si appellava l'antica col nome di S. Giovanni "extra terram Ripariae ".
E' pure da sapersi che la nuova parrocchia era del tutto isolata, per cui liberamente potevansi fare le processioni ordinarie attorno alla medesima. Esiste negli archivi parrocchiali un'antica pianta della chiesa così formata. Ed in giro alla medesima, compreso il piazzale, seppellivansi, secondo l'uso dei tempi, i defunti. Trasportato poi il cimitero a S. Rocco, si construssero lo sfondo della cappella del suffragio, la scala che dà accesso alla canonica, la portierìa della medesima e la sala detta della Congregazione.
La nuova chiesa mancava di campanile, ed io sarei quasi per credere che, fin dalla sua fondazione o poco dopo, siasi usufruito, e molto bene a proposito per la sua posizione, della torre di ingresso al castello, su cui si collocarono le campane e, più tardi, l'orologio del comune. In seguito, cioè nel 1768, si innalzò il piccolo campanile presso la parrocchia, per gli ultimi segni ed avvisi della sacre funzioni, pei catechismi e per la scuola.
Chiunque può vedere che tanto il campanile, che la cappella di S. Margherita, già di S. Sebastiano, sono un'aggiunta più recente al resto della parrocchia.
Per dare gli ultimi segni delle sacre funzioni, ricorrevasi, prima della costruzione del campanile piccolo, ad una campanella, collocata sul frontone della chiesa, la cui fune riusciva nella cappella del suffragio.
Servivasi inoltre la nuova chiesa di una piccolissima sacrestia, forse annessa alla cappella della Nascita, mutata poi in seguito coll'attuale, ben poca cosa più dell'antica; ed aveva ai fianchi dell'altare maggiore, gli altari della Nascita e di S. Luigi, e quattro altri lungo le navate, di cui soltanto i primi due, del Rosario e di S. Sebastiano in apposite cappelle sfondate e gli altri due nel corpo delle navate stesse; l'uno sacro al crocifisso (che poi si disse del suffragio o delle anime), l'altro a S. Antonio da Padova.
L'altare di S. Sebastiano, di spettanza comunale, si disse poi di S. Margherita da Cortona quando, trasportato il quadro del primo all'altare maggiore nel 1772, qui si elevò quello della seconda, donato alla chiesa dal pievano D. Perini.
Tutt'altro che artistica era l'ancona dell'altare di S. Margherita (tolta poi per dare luogo alla nicchia, in cui è riposta la bella statua di S. Giovanni, benedetta il 29 agosto 1870, pel che si collocò sulla stessa nicchia un piccolo quadro ad olio della Santa), come e forse peggiore è quella dell'altare di S. Antonio, che rappresenta il Taumaturgo di Padova colla Vergine e coi Santi Giuseppe e Gaetano Thiene.
Questo quadro, ormai rovinato ed indecoroso fa strano contrasto coll'altare di marmo, eretto per sottoscrizione del paese, nel 1901, a ricordo del cinquantesimo anno di Messa e del venticinquesimo di parrocchia del M. Rev. Sig. Pievano D. Giuseppe Tarizzo da Favria, che per tale ricorrenza, fu meritatamente fatto cavaliere della Corona d'Italia e canonico onorario della collegiata di Cuorgnè.
Ricordo che, dietro al quadro di S. Antonio, trovasi altro antico affresco, ben differente da quello della Nascita, e che forse serviva da ancona all'antico altare.
Bello è il dipinto del Crocifisso colle anime purganti, sull'altare del Suffragio; e più bella assai l'ancona, che si alza sul coro, e sovrasta l'altare maggiore. Rappresenta colla Madonna del Carmine (che però mai ebbe culto speciale in Rivara) i,Santi Giovanni Battista e Sebastiano; quello patrono del paese, questo compatrono. In basso è dipinto un carro, tirato da buoi, sul quale sono distesi alcuni cadaveri.
Vogliono alcuni che cotesto spezioso dipinto venisse ordinato dal comune, per voto del paese, che, verso il 1760, temeva una seconda visita del cholera morbus, da cui invece, per grazia di Dio, andò totalmente immune. Il detto dipinto fu eseguito da celebre pittore torinese Molinaro, ed era stato collocato sull'altare di S. Sebastiano, donde poi levato, nel 1772, si collocò al posto che occupa al presente.
Una stupenda cornice con magnifica cimasa dorata adornava questo dipinto; ma nelle ultime riparazioni alla chiesa, si dovettero sopprimere, tanto erano rovinate dal tempo, dal tarlo e dalla polvere.
Sull'altare maggiore, prima che vi si collocasse il quadro attuale, trovavasi un'antichissima icone (qui certo trasportata dalla vecchia parrocchia) con tavole dipinte, aventi nel centro un tabernacolo, in cui si conservava la Reliquia del S. Legno; ed ogni anno, per la festa di S. Croce, dovevasi ricorrere ad una scala a piuoli, per calarla sull'altare e ricollocarla, dopo la processione, al posto primiero. Si era stabilito di trasportare detta icone all'altare di S. Sebastìano, ma, nel trasporto, per la sua antichità, andò totalmente in rovina (V. Registri Com.).
All'altare di S. Sebastiano era annessa una cappeliania laicale coll'obbligo della Messa quotidiana perpetua, che, viceversa, durò solo pochi anni!
L'altare di S. Antonio spetta alla parrocchia (esso pure con obbligo di Messe), come alle rispettive compagnie appartengono quelli del Rosario e del Suffragio.
Prima del 1879, in cui l'attuale Pievano, fece decorrere la chiesa, i muri della medesima erano semplicemente bianchi, senza ornato e decorazione di sorta. Una generale lavatura ai muri erasi fatta, nel 1865, dall'amministratore parrocchiale Rev. D. Luigi Marcellino, e furono allora molto opportunamente abbassate ed ingrandite le due finestre laterali alla porta maggiore sulla quale si dipinse l'immagine del Battista, predicante sulle rive del Giordano, bel lavoro del bravo pittore Masuero.
Sul muro fra le cappelle del Rosario e delle Anime, stava un quadro antico, avente in alto la SS. Trinità, ed in basso S. Antonio Abbate, con altro Santo in paludamenti vescovili. Tolto di qui e collocato sopra l'apertura che dalla cappella di S. Luigi mette al coro, venne definitivamente ritirato nell'accennata decorazione del 1879. lo sentii più volte a dirsi da alcuni vecchi del paese, fra cui dal Cav. Gays, morto più che ottuagenario nel 1877, che detto quadro proveniva dall'antica chiesa dei Conti in castello, come dalla cappella della Regia militare Accademia proviene il quadro ovale di S. Carlo Borromeo, che presentemente con quello stupendo della Vergine Addolorata, trovasi in canonica. Quest'ultimo serviva una volta da sottoquadro all'altare di S. Margherita.
Nel 1871 fu tolto l'organo vecchio, costruzione dei Sarassi di Bergamo, che erasi acquistato, e certo non più in ottimo stato, dalla collegiata di Cuorgnè, e sostituito dal nuovo, opera dell'egregio costruttore Cav. Bossi-Vegezzi di Torino.
Le adiacenze ed il piazzale stesso della parrocchia, come già dissi, servirono, e ciò per circa 300 anni, di cimitero al paese, cioè dalla traslazione della parrocchia al 22 agosto 1802, in cui cominciò a funzionare il nuovo camposanto di S. Rocca. Bisogna dire però che nel detto trasferimento del cimitero, o non siansi trasportati i resti dei sepolti, o molto malamente estratti, giacchè non si può tuttora praticare uno scavo nei luoghi indicati senza che si trovino avanzi umani e persino degli scheletri interi!
Entro, alla chiesa, ancorché trasportato il cimitero, conservarono le loro tombe alcune famiglie del paese, fra cui i Gays, i Pola ed i Cavallo, seppellendovi i loro defunti, e così a S. Giovanni Decollato ed alla cappella di Viana, fino all'ultima legge che rigorosamente lo proibì.
Il clero aveva la propria sepoltura avanti la balaustra dell'altare maggiore; ma i parroci seppellivansi nel presbitero, dall'una o dall'altra parte dell'altare (Vedi atti di morte).
Nella cappella di S. Luigi esisteva il sepolcro dei Conti; ma altra tomba, pure di loro spettanza, doveva trovarsi nella cappella della Nascita; una pei Signori del castello superiore, l'altra per quelli dell'inferiore.Con l'accennata decorazione del 1879, la chiesa fu provvista dell'igienico pavimento in catrame.
Ma la nostra parrocchia, irregolare nella sua forma (al punto da avere i pilastri, per circa sessanta centimetri fuori di simmetria, nella disposizione, da quelli che loro stanno in faccia; il che apporta un disordine incalcolabile negli archi delle tre navate, nella balaustra maggiore, nella orchestra e nella distribuzione dei banchi), nulla ha di artistico e di prezioso tranne i ricordati dipinti di San Giovanni e del Crocifisso, cui si possono unire quelli non spregevoli della Via Crucis il sacro ostensorio delle solennità, la statua del S. Patrono e quella pur bella del S. Rosario. Solido e decoroso assai il pulpito, sostituito, nel 1846, alla preziosa cattedra di S. Bernardino, di cui parlerò discorrendo della cappella del Santo.
Dono dell'ultima contessa di Rivara fu il paramentale di damasco verde e bianco, ma di poco pregio e valore. Più ricco e bello è il ternario di preziosa stoffa broccato, che si adopera nelle principali solennità, acquistato, come già ho detto, dalle Compagnie del S. Rosario e del Suffragio, verso il 1765, con danari loro provenuti dall'eredità del farmacista Carlo Agostino colli. Costò circa 2000 lire.
La canonica, o casa parrocchiale con piccolo giardino è, nella parte a mezzogiorno, di costruzione moderna, eseguita, nel 1837, a spese del Demanio, essendo Pievano D. Carlo Mya. Una piccola lapide, appiccicata al muro della canonica verso il giardino, le indica. Bella, comoda, soleggiata, vasta assai, offre sana ed ottima dimora a chi vi abita. A nostra ricordanza, una strada costeggiava il muro della sacrestia e del coro, e tagliando in due il giardino suddetto, sbucava nel Ballo, presso gli antichi bastioni.
Ho potuto formare, ma non totalmente autentico, il seguente elenco dei pievani del paese, a partire però solamente dal 1303, essendo impossibile assolutamente conoscere i nomi di quelli che ressero prima la nostra parrocchia:
? - D. Giovanni Ricalda di Cuorgnè.
1247 - D. Bernardo de Silvesco di Cuorgnè.
1303 - D. Giacomo …..
1344 - Fra Matteo da Cuorgnè, dell'Ordine Gerosolimitano.
? - D. Giovanni
1389 - D. Michele de Raymonda.
? - D. Martino ……
1441 - D. Ugone de Gallizio, francese.
1454 - Fra Martino de Menis de Cumis, Canonico regolare del G. S. Bernardo.
1456 - Fra Tommaso Ballardi, dell'Ordine di S. Antonio di Vienna.
1479 - D. Riccardino de Silvesco, di Cuorgnè.
1534 - D. Cristoforo dei 'Conti di Valperga.
1555 - D. Pagliero di Castelnuovo d'Ivrea.
1581 - D. Aimone Bianchetto (cominciò a tenere regolarmente i registri parrocchiali).
1618 - D. Giovanni Paolo Gays di Rivara.
1639 - D. Bertetto Giovanni Paolo.
1668 - D. Giovanni Cresto della Rocca di Corio. Commutò la parrocchia col seguente:
1679 - D. Giovanni Bertino, della Rocca, già parroco in patria.
1689 - D. Carlo Morutto di Rivara.
1690 - D. Giovanni Antonio Gays di Rivara, canonico d'Ivrea.
1713 - Teol. Domenico Maffei di Leynì.
1752 - D. Perini Francesco di Valperga, già Canonico prevosto di Cuorgnè.
1773 - D. Lupo Gio. Antonio della Loggia (Torino).
1780 - Teol. Andreis Giuseppe di Racconigi.
1784 - D. Simone Cesano di S. Michele (Saluzzo).
1817 - D. Mollo Gio. Batt., di Busano.
1833 - D. Carlo Mya, di Leynì.
1850 - D. Giovanni Antonio Aimerito, di Poirino.
1878 - D. Giuseppe Tarizzo di Favria, Canonico onorario di Cuorgnè.
1911 - D. Pietro Allora di Riva Presso Chieri.
1937 -
Don Luigi Baracco di Mondovì.
1972 - Don Domenico Berbotto di Sommariva Bosco.
1978 - Don Gioacchino Riassetto di Front Canavese.
1982 - Don Mario Anfosso di Barbaresco.
Solennità e pratiche religiose antiche.
Non sarà discaro ai Rivaresi di conoscere le pie pratiche e le funzioni sacre, che si praticavano una volta nel nostro paese.
In antico era grande la devozione che si aveva alla Vergine e Martire Santa Riparata, che si considerava (a causa anche del nome, che tanto si avvicina a quello di Riparia) come speciale patrona del comune. Di questa Santa si conservano in un'urna alcune Reliquie, ma, o non munite di regolare autentica, o coi sigilli infranti. L'Arcivescovo Mons. Rorà, nella sua visita pastorale, non avendo potuto riconoscerle ed approvarle, ordinò, come si pratica in simili casi, che venissero bruciate. Il medesimo Arcivescovo provvide altra reliquia della Santa, che, sino verso il 1877, con solenne processione portavasi per le vie del paese, la quarta domenica di maggio. Una volta, molto facilmente in Rivara, si imponeva nel battesimo alle bambine il nome di Riparata.
Pure solenne e con processione era la festa di S. Sebastiano M., comprotettore del paese, di cui si possiede tuttora l'antica Reliquia. Erano priori di questa festa due giovani " di primo pelo ", e portavano la così detta "carità", che allora dicevasi il "caritone".
Alla processione, che compiva il medesimo giro di quella del Corpus Domini, vistando le due cappelle dei castelli, intervenivano due agenti delegati del Comune. Per la festa patronale di S. Giovanni Battista, previa solenne novena, erano trascelte a priore due giovani fra le nubili del paese. Esse pure dovevano preparare e portare in chiesa la carità. Per questa festa, prima della Messa solenne facevasi la processione, in cui si portava l'urna delle preziose Reliquie, e alla quale intervenivano i due delegati del comune. Si ascendeva alla chiesa del castello superiore.
Eranvi pure i priori. e si incaricavano della solita carità, per le feste di San Rocco e di S. Antonio Abbate. Quella si faceva alla cappella del Santo con processione votiva, questa in parrocchia all'altare proprio.
Erano considerati come di festa e cantavasi la Messa solenne, ed i Vespri nel pomeriggio, i giorni di S. Barnaba Apostolo e di S. Bernardino da Siena, essendosi sempre creduto che amendue i Santi abbiano visitato i nostri paesi. Dubbiosa la venuta del primo, anzi rigettata affatto da eruditi scrittori; certa quella di San Bernardino, che nel 1418 visitava Rivara.
In tutte le domeniche, correnti dal 3 maggio al 14 settembre, cioè come si diceva, da una S. Croce all'altra, avanti alla Messa, che dicevasi, come tuttora, Messa prima, si faceva una devota processione dalla parrocchia alle cappelle di S. Croce e di Viana; e ciò per ottenere dal Signore la benedizione e conservazione dei frutti delle campagne.
In occasione di intemperie e di minaccia di grandini, si accorreva alla chiesa; ed un sacerdote, dalla porta della medesima recitava le preghiere stabilite per simili occorrenze. E persino di notte si andava alla parrocchia, si pregava, si esponeva il SS. Sacramento! Quest'ultime devozioni furono poi proibite dall'Arcivescovo Cardinale Costa.
In tutti i venerdì dal 3 maggio al 14 settembre, alla sera, si impartiva la benedizione col Venerabile; per le quali suddette funzioni i capi di famiglia davano al pievano un covone (cheuf o gorba) di grano, ed un secchio di vino.
In tutte le domeniche dell'anno neppur una eccettuata, e permettendolo il tempo, dopo i Vespri, facevasi la processione pel cimitero attorno alla parrocchia col canto del Miserere e colle esequie.
In tutte le prime domeniche d'ogni mese, dopo la Messa cantata, si portava attorno alla chiesa in processione l'urna delle Reliquie dei Santi, le quali stavano poi, per tutto il giorno, esposte alla venerazione dei fedeli all'altare del S. Rosario.
Il dì di tutti i Santi, cantati in parrocchia i due Vespri, e fatte nel circostante cimitero le assoluzioni solenni, la processione sfilava alla chiesa di S. Giovanni, dove rinnovavansi le preghiere e le esequie pei fedeli sepolti nel vicino camposanto.
La festa della Decollazione di S. Giovanni, che cominciò a solennizzarsi appena verso il 1800, facevasi precedere, prima da una novena poi solo più da un triduo di processioni, dalla nuova all'antica parrocchia.
La quaresima predicavasi tre volte la settimana, pel che il comune dava l'elemosina di L. 75.
I priorati, di cui ho fatto parola, per causa di gravi disordini che apportavano, specie per le collette, furono soppressi per ordine arcivescovile il 9 aprile 1788, con approvazione regia del 6 luglio 1790.
Fin verso il 1800 esistevano diverse cappelianie, ma tutte laicali, con obblighi di Messe, che, per un motivo o per un altro, cessarono di esistere. Una volta il municipio concorreva nelle spese, e somministrava la cera, per la celebrazione delle feste, di cui ho parlato; ma poi, causa i tempi in cui viviamo, il governo che proibì ai comuni tali somministranze, la povertà delle chiese e cappelle... quasi tutto andò in disuso e persino in dimenticanza!
Nè devo scordare che la bella e preziosa Reliquia di S. Croce (che oggidì ancora si espone all'altare di S. Margherita, la domenica prima di maggio, e si porta in processione fu donata alla Comunità di Rivara, nel 1755, ai 3 di agosto dalla Marchesa Francesca Maria Solaro di Breglio, contessa di Favria. I membri del consiglio comunale, con a capo il sindaco ed il pievano Don Francesco Perini, andarono espressamente a pigliarla in Favria. Ai 14 del susseguente settembre fu portata per la prima volta in solenne processione pel paese, coll'intervento della Comunità e del feudatario (V. Registro comun. 1755). Parmi si dicesse che, per questa occasione, si adoprasse la prima volta il magnifico paramentale di velluto in seta rossa.
Quanto si narra nella vetustissima chiesa monumentale di S. Maria in Doblasio sopra Pont Canavese (V. Parte Prima), si ripeteva una volta, e qualcuno lo dice e lo crede anche oggidì, a riguardo del nostro S. Giovanni Decollato. Ma di tale affermazione, che deve però avere qualche lato di vero, di storico, non abbiamo documento di sorta, se si eccetua la continua tradizione passata attraverso a tanti secoli, e giunta sino a noi. Ad ogni modo noi possiamo credere con tutta certezza, che la prima parrocchia di Rivara già sorgesse dove tuttora s'innalza la chiesa di San Giovanni Decollato, anche qualche secolo prima del 1000.
Del 1277, ai 10 agosto, abbiamo la donazione di due giornate di terreno a S. Giovanni di Rivara, fatta dal Conte Corrado.
E presso la vetusta parrocchia, là dove dicesi Ville Vecchie, fra il Mantello ed il Castello, si estendeva il primitivo borgo o villaggio di Rivara.
Ho sentito più volte a dire che, facendosi scavi in quei terreni, si trovino, ed in abbondanza, ruderi delle antiche case.
E la giurisdizione spirituale della plebania di Rivara era, verso il 1000, estesissima. Da lei, ancora nel 1364 dipendeva la popolazione del Forno. Fu in quest'anno, ai 10 di aprile, redatto lo strumento di scorporazione del Forno dalla plebania di Rivara. Al Forno, fin dal 1300, i Signori di Rivara avevano fatto costrurre la chiesa, che è l'attuale parrocchia. Ed io credo che Busano, Camagna e Levone abbiano in origine fatto pur parte della plebs, cioè della plebania rivarese.
Ma l'attuale San Giovanni Decollato ha nulla a che fare colla primitiva chiesa, della quale non rimangono che alcuni calcinacci stupendamente dipinti, raccolti da qualche pio muratore, mentre innalzavasi la seconda costruzione, ed incastrati nell'arricciatura del muro esterno verso il giardino.
Devesi sapere che, poco dopo il trasloco della parrocchia, la chiesa di S. Giovanni, per la sua antichità, era cadente; e rovinò infatti distruggendo così, e per sempre, chissà quanti preziosi ricordi, che si sarebbero altrimenti potuto salvare, ed oggidì illustrerebbero a meraviglia la storia del nostro paese.
Sui muri interni della distrutta chiesa era dipinto lo stemma, o blasone, del paese, a un dipresso come ora si vede sulla facciata del palazzo comunale.
Ho visto un foglio di antica carta ritraente a colori detto stemma, coll'indicazione del luogo da cui fu tolto, così concepita: Antiqua insigna in Ecclesia S. Joan. Decollati. La parola Decollati fa vedere chiaramente che cotesto dipinto fu fatto non prima del 1800; mentre invece, su altro foglio, ben più antico del primo, e forse già appartenuto agli archivii dei nostri Conti, la provenienza dello stemma è così dichiarata: Ex antiquis insignis in pristina Ecclesia S. Joannis etxra terram Ripariae.
Quell'antiqua insigna mi farebbe quasi supporre che col nostro fossero pure dipinti gli stemmi dei paesi dell'antica plebania, o di quelli che formavano il feudo dei Conti di Rivara. In amendue i fogli, in alto, è scritto: Ferrati Riparia Montis; dal che, si deduce che tale, stemma era stato dipinto fin da quando i signori di Rivara dipendevano dai, Marchesi del Monferrato. L'uno e l'altro foglio hanno nella cornice dello stemma, un tralcio di vite da una parte, dall'altra un intreccio si spighe di frumento. In basso, sotto lo scudo, il motto blasonale : Salubrior hisce montibus aer.
Stava innanzi all'antichissimo S. Giovanni un portico od atrio, sotto cui raccoglievansi i maggiorenni del paese per trattare e decidere cose di importanza; e pure vi convenivano i notai per istrumenti ed atti di compere e vendite. E trovo infatti nel Cartario pubblicato dall'Ill. G. Frola, che un atto notarile si compiva nel 1345 sub porticus S. Joannis. La chiesa diroccata non tardò a risorgere, dalle sue rovine; ma in proporzioni molto più piccole e meschine. E infatti essa occupava appena il tratto che si stende, dalla porta al gradino del presbitero, il quale, come al presente si vede, coll'altare in stucco, coi cappelloni laterali, coro e sagrestia è lavoro del 1815, fatto colle elemosine di tutto il paese.
Ben antiche devono essere quattro statue in terra cotta, di assai bella fattura, che una volta erano collocate fra i candelieri dell'altare, e già ricordate in un manoscritto anteriore al 1800.
Entrando nella casa annessa alla chiesa, in parte avanzo, dell'antica canonica, poi abitazione del rettore, e in ultimo del maestro sacerdote, in faccia alla porta d'ingresso, trovasi un'iscrizione, composta nel 1815, anno in cui si fecero straordinarie feste ad onore di S. Giovanni pei lavori felicemente eseguiti dell'ingrandimento suddetto. È la seguente:
DIVO.
IOAN. BAPT. DECOLLATO,
ROMAE . NEMOR . NUNCUPAT .
BIS . QUINQUE . CIRCITER . AB HINC . AEVIS .
SACRUM .
POPULI . ET . SOCIETATIS . RELIGIO.
INSTAURABAT . ET . AMPLIABAT
M . D . CCC . XV.
Va benissimo quanto afferma l'iscrizione, che ricorda l'antichità della chiesa, ascendente già nel 1815 a circa 1000 anni; ma è pienamente falso che la medesima sia dedicata a S. Giovanni sotto il titolo della Decollazione. Fu sempre invece dedicata (ed io sono certo anche consacrata, la primitiva almeno perché tali erano tutte le antiche parrocchiali, specie poi le plebane), come lo è tuttora, alla natività del Battista.
Della stessa iscrizione trovo inesplicabili le parole " Romae - nemor - nuncupat ".
Nella supposizione potesse trovarsi a Roma una chiesa, o confraternita dal titolo di San Giovanni del Bosco, cui fosse affiliata la nostra, scrissi colà a diversi amici per averne qualche notizia, ma nessuno seppe trarmi dal ginepraio. In seguito mi parve aver trovato una spiegazione del némor - nuncupat cioè nenoris nuncupato. Nel 1797, ai 28 di novembre, nella nomina di D. Venere Francesco Maria à Rettore della Chiesa di S. Giovanni, è detto che al medesimo si affìda la chiesa di S. Giovanni del Bosco, già vecchia parrocchia del comune etc. Ma è sempre un enigma la parola Romae.
A1 tempo del accennato restauto, era in fiore una società che si intitolava di S. Giovanni Decollato, alla quale accenna l'iscrizione, suddetta. Non so fino a quando la medesima abbia durato.
Dopo il trasloco della parrocchiale nel 1500 (ricordisi sempre che la chiesa del paese fu dedicatale consacrata a S. Maria), l'antica seguitò ad appellarsi di S.,Giovanni. e quando il popolo cominciò a chiamare con egua1 nome la nuova parrocchia, per differenziarle, si chiamava la prima " S. Giovanni extra terram Ripariae ". E venne denominata di S.,Giovanni Decollato solo al principio del 1800, quando concessa l'antica canonica ad abitazione del suddetto Rettore, si fece, forse a spese, o per iniziativa del medesimo, dipingere il quadro (ora totalmente in rovina) rappresentante la decollazione del Santo. Il manoscritto dell'Avv. Gays del 1807, dice che tale quadro fu fatto dipingere recentemente per fini secondari!?
La chiesa è di spettanza del comune, che, anni sono, vendè l'annessa casa ed il giardino cintato, che per più secoli aveva servito di cimitero a Rivara ed ai paesi dipendenti dalla giurisdizione spirituale della sua plebania.
Durante il governo napoleonico, in data 25 del mese di Pratile, anno decimo, fu spiccato ordine del signor Marochetti, Sotto-Prefetto del Circondario di Chivasso, di sospendere, entro tre mesi, il seppellimento dei cadaveri nelle adiacenze della parrocchia, e di ritornare all'antico camposanto delle Ville vecchie. Dopo non poche difficoltà si ottenne di formare il cimitero a S. Rocco, il quale infatti venne benedetto il 22 agosto 1802.
Se presentemente la chiesa di San Giovanni, non spregevole nella sua costruzione, e degna certo di maggior cura e devozione per parte del paese, non possiede cosa di valore, può vantarsi però del privilegio perpetuo di celebrare con rito di prima classe ed ottava la festa della Decollazione. Inoltre il Sommo Pontefice Pio VI, con breve del 22 di aprile 1799, concesse l'indulgenza plenaria, pure in perpetuo, a tutti i fedeli che confessati e comunicati, visitano detta chiesa il 29 di agosto, e nel triduo precedente il medesimo.
Altra gloria dell'antico S. Giovanni era di aver ricevuto, nel 1418, il glorioso S. Bernardino da Siena, che ivi forse celebrò i divini misteri, e certamente vi predicò dalla cattedra portatile, trasferita poi nella nuova parrocchia, dove si conservò sino al 1846, e di cui parlerò scrivendo della cappella dedicata al Santo.
Una volta, per la festa del 29 agosto, era straordinario il concorso del popolo, che vi accorreva per la novena, ridotta poi a triduo, e specialmente pei primi vespri, dopo i quali si godeva lo spettacolo di un magnifico falò che si incendiava innanzi a S. Bernardino.
La festa della Decollazione, che si faceva in qualsiasi giorno fosse occorsa, era rispettata da tutti quasi fosse stata di precetto. Ma dessa non incominciò a solennizzarsi che dopo il 1800, e certamente per la collocazione del quadro suddetto sull'altare della chiesa.
Diverse cappelle, ora distrutti, esistevano anticamente nel territorio comunale di Rivara. Credo ottima cosa ricordarle in queste Memorie.
La più grande era quella di S. Salvatore, che forse perciò appellavasi: Gesia lunga. Doveva sorgere nelle vicinanze della Macchia, se pure tale cascina non sorse sugli avanzi stessi della cappella distrutta.
E' ricordata nel Cartario del Frola in uno strumento del 1308, ed in altro del 1309, da cui si apprende che spettavano alla medesima alcune terre, come beneficio del suo rettore, o cappellano per la celebrazione dei divini uffici. Nulla potei trovare per conoscere quando venisse soppressa ed abbandonata, o forse anche distrutti nei diversi fatti guerreschi, che tante volte devastarono il nostro paese.
Altra cappella era dedicata a S. Leonardo. Parmi se ne mostrassero ancora, quando io era giovane, alcuni ruderi, nelle vicinanze della Braia, che tuttora si chiamano S. Lanard. Di questa cappella abbiamo un documento autentico, per cui si è certi che. nel 1460, era ancora uffiziata e visitata dal popolo.
Una terza cappella era sacra all'Apostolo S. Giacomo; ed una quarta dicevasi in Santa Maria de Posatorio. Quest'ultima potrebbe anche essere l'attuale Chiesa di S. Rocco. Nell'archivio arcivescovile di Torino esiste un documento, da cui apprendiamo che, addì li dicembre 1351, le Cappelle di S. Giacomo e di S. Maria de Posatorio si affidano alla cura di Don Nicolao Dobiacio dei frati ospitalieri.
Una quinta dicevasi di S. Banesco.
Ho fatto tutte le ricerche possibili per conoscere se, fra i Santi, avessi potuto trovarne uno di tale nome... ma fu fatica inutile! Che sia forse questo nome una corruzione del già corrotto S. Balegn, per San Benigno? Cosi deve essere. tanto più che i monaci di San Benigno, come abbiamo visto, possedevano terre e cascine nel territorio di Rivara.
Il castello aveva due cappelle. La più grande, dedicata alla SS.ma Trinità ed a S. Giorgio, trovavasi all'angolo del castello nuovo, a mattino. Come dissi apparteneva ai Signori del castello superiore, cioè ai veri feudatari del paese. Qui ascendeva ogni anno la processione del Corpus Domini, e dalla porta della chiesa davasi la benedizione col SS. sul paese sottostante. Anche per S. Giovanni la processione veniva a cotesta cappella, la cui porta, come ho ricordato, serve ora di ingresso al teatro.
Nello stesso giorno del Corpus Domini, dalla chiesa della Trinità, la processione passava alla cappella di S. Antonino del castello inferiore; e poi per una strada, che ora non esiste più, dietro la casa dei Gherra, ora Bruno, entrava nell'attuale Via dell'Annunziata, e portavasi alla Confraternita.
Nel palazzo già dei Conti Sillano, e prima dei nobili Cavallo, ed ora della famiglia Bottino, esisteva una cappella privata, costrutta dal Senatore Cavallo; ed io ricordo che l'altare di questa, in legno massiccio, era stato donato alla parrocchia dalla contessa Sillano della Rovere.
Per la sua architettura e per l'artistica facciata, pel suo interno grandioso, con volta svelta ed adorna di stucchi e pitture, con capitelli e cornicione maestosi; e pel suo snello triangolare campanile è dessa certo la più bella e decorosa chiesa di Rivara.
E' confraternita della Ven. compagnia dei disciplinanti ed umiliate, sotto il titolo dell'Annunziata, che, fin dalla sua istituzione, sempre si distinse pel numero degli aggregati, pel zelo della gloria di Dio e pel decoro della propria chiesa.
I primi Signori e Signore del paese, una volta, andavano a gara, e ritenevano per onore l'essere ascritti alla pia Confraternita. Nei registri della medesima troviamo, nel 1745, il Conte Ignazio Maria con diversi cavalieri del secondo castello; e la prima priora delle consorelle fu, nel 1748, la contessa Rosa Pastoris di Saluggia-Rivara.
Il più antico registro della Confraternita (ed è il vol. 20) porta la data del 1613, e dice nel primo foglio " seguono i legati fatti alla Compagnia dell'Annunziata dei Disciplinanti di Rivara ". Da questo si vede che la data apposta all'iscrizione, esistente sulla porta maggiore della chiesa, 1684, indica, non l'anno della erezione della chiesa stessa, ma quello in cui o fu decorata la facciata, o fatta l'iscrizione. Essa dice:
O TER BEATA VIRGO
ADMITTE NOSTRAS PRECES AD SANCTUARIUM
EXAUDITIONIS ET REPORTA NOBIS ANTIDOTUM
RECONCILIATIONIS.
ANNUNCIATIONIS EJUSDEM B. V. M. SOCIETAS
1684
La sua prima costruzione deve ascendere al 1500 circa. Ma allora la chiesa era piccolissima e non aveva le cappelle laterali del Crocifisso e della Concezione; arrivava appena al gradino del presbitero, il quale in quei tempi, trovandosi l'altare più in basso quasi nel centro della cappella, serviva di sagrestia e di coro. Ma nel 1750 si costrusse il magnifico coro superiore, sotto il quale si collocò, nella parte più vicina all'altare, la nuova sagrestia, mentre l'altra parte (incorporata poi alla medesima nel 1885) formante uno spazioso androne, serviva di pubblico passaggio a quelli, dice il Reg. dell'Annunz., che abitavano lungo i fossi e le mura di Porta Regarda; e per accedere all'antico torchio, già proprietà della Confraternita. Contemporaneamente alla costruzione del coro, si edificarono le due cappelle laterali, si innalzò il campanile e si trasportò l'altare maggiore dove al presente si trova. Per tale trasporto, delicato e difficile, si fece venire apposita. mente un pratico scultore di Lanzo, chiamato Bertini.
Da ragazzo sentii a raccontare, anche dal ricordato Cav. Gays, ma non so con quali prove, che S. Francesco di Sales, trovandosi in Torino, pregato da un sacerdote rivarese, avesse dato qualche sussidio a favore di questa chiesa; pel che venne poi collocato, in fondo al coro, un quadro del, Santo Vescovo di Ginevra Dottore della Chiesa
Dai periti trovasi bello 1'altare maggiore colle sue colonne a spira ed alta cimasa. Di buon pennello ne è reputata l'ancona. Le due statue in legno dipinto di S. Anna e San Gioacchino, collocate nelle rispettive nicchie, ai lati del presbiterio, una volta, pel dì dell'Annunziata e della Concezione, venivano trasportate nelle nicchie vuote della facciata.
La bella e devota statua della Vergine Immacolata è dono, di un Sig. Carlo Qbert, che la fece fare per voto.
Anticamente, e fin verso il 1870, si aveva nella confraternita per ogni festa di precetto e di buon mattino, la Messa che dicevasi dell'Offìzio.
Nell'interno, sopra l'apertura per cui si ascende alla cantoria, sta murata la seguente iscrizione:
CLEMENS XIII PONT. MAX.
INSTANTE P. FEDERICO, GAYS A RIPARIA, CAPUCCINO, PRIVILEGIUM SINGULIS ALTARIBUS HUJUS ECCLESIAE PRO SOLIS VERO CONFRATVIBUS ET CONSORIBUS DEFUNCTIS SOCIETATIS ANNUNCIATIONIS B. M. V. RIPARIAE ET QUIDEM IN PERPETUUM BENIGNE INDULSIT.
ANNO 176l
Da 'questa iscrizione si apprende che tutti e tre gli altari della Confraternita sono privilegiati a favore dei defunti confratelli e consorelle dell'Annunziata. E tale insigne e perpetuo privilegio è purtroppo totalmente ignorato. La chiesa possedeva un camice, ricco di un preziosissimo ed antico merletto di Venezia, valutato dagli antiquari qualche centinaio di franchi. Un anno, dopo il 1870, per una delle feste solenni, che si celebrano, si andò per pigliare il camice prezioso da adoprarsi alla Messa cantata; ma, con generale meraviglia ed indignazione, lo si trovò vandalicamente mozzato alcuni centimetri sopra il pizzo; e questo involato misteriosamente da mani ignote e sacrileghe!
Pittoresca è la posizione di questa Cappella sacra alla Visitazione di Maria Vergine a S. Elisabetta. Sorge fuori l'antichissima Porta Regarda o Soprana, sulla strada che tende al vicino Camagna. Da1 torrente che scorre ai piedi della sponda su cui si innalza, le venne il nome di cappella e di Madonna di Viana.
Fu costrutta, stando a quanto riferisce il Bertolotti a pag. 530 del Vol. VI, nell'anno 1610; ma sull'affresco interno bello e devotissimo nella sua semplicità, e fin qui ottimamente conservato, è la data " 1683 ". Io credo sia del medesimo tempo la statua in calce, collocata nella nicchia, sopra la porta.
Morto il pio fondatore, D. Carlo Moruto, pievano di Rivara, la proprietà della cappella passò alle tre famiglie con lui imparentate, Gays, Pola e Merla, i cui discendenti ne sono tuttora i compatroni. Delle tre famiglie il solo sacerdote vivente è il distintissimo Teol. Collegiato D. Giuseppe Pola, curato di S. Francesco da Paola in Torino.
Diversi membri della famiglia Gays furono qui sepolti; l'ultimo, e già a nostra ricordanza, fu il priore D. Placido Gays, ivi tumulato nel 1857.
Grandissima è la devozione dei Rivaresi non solo, ma anche dei vicini paesi, alla cara Madonna di Viana, cui ricorrono fidenti in ogni loro bisogno e travaglio spirituale e temporale.
Le pareti della cappella sono letteralmente coperte di cuori d'argento e di tabelle votive, segno delle innumerevoli grazie ottenute per intercessione della Vergine benedetta.
Anticamente era legato a questa cappella un benefizio coll'obbligo della Messa ebdomadaria ed,aitra cantata il 2 di luglio, per lascito del Pievano D. Carlo Morruto, in data 12 giugno 1690.
Sul principiare del secolo passato la cappella di S. Croce dicevasi ancora "fuori le mura del distretto". Venne essa riedificata nel 1760, a spese del Canonico Giulio Cesare Gays, figlio di Guglielmo, i1 quale aveva venduto alla famiglia Obert, o Oberti, varii siti attigui alla medesima. Alla stessa famiglia, in questi ultimi anni, venne pure ceduta la cappella, in cui nuovamente si celebra la Messa per la festa del 14 di settembre.
Niente di prezioso e di attraente in questa cappelletta, che misura in grandezza pochi metri quadrati; e ben meschino il dipinto sul muro, ritraente la Vergine Addolorata ai piè della croce, con in grembo la salma del morto Unigenito.
In tempi passati, la processione del Corpus Domini quì pure si fermava, e si dava la benedizione col Venerabile.
Per detto giorno, una volta, la medesima solenne processione sostava, e vi sì dava la benedizione, in una cappella posticcia, che si erigeva per l'occorrenza nel portone di Casa Gays, in Via della Parrocchia; il quale portone aprivasi sotto l'affresco del 1600.
Antichissima è la cappella detta ora di San Rocco. Io sarei quasi per credere fosse dessa in principio la chiesa di S. Maria de Posatorio, già esistente nel 1350, e così detta forse dall'atrio che le stava innanzi, sotto cui posavano i viandanti per riposarsi, o per salutare la Madre celeste, la cui festa solennizzavasi ogni anno ai 5 di agosto.
L'antico atrio, o portico, nella seconda metà del sec. XVII era caduto; e l'attuale, poco dicevole all'estetica della cappella, venne innalzato un poco dopo il 1800. Questo rilevo dal ms. dell'Avv. Gays del 1807. Dell'atrio antico parmi esista una traccia nei segni di un arco, sulla porta e finestre laterali della facciata. Sembra che la cappella venisse poi dedicata ai Santi Defendente e Dalmazzo Martiri, e pigliasse il presente titolo di S. Rocco nel 1630, per implorare il patrocinio del gran Santo, quando anche Rivara, come i circonvicini paesi furono visitati dal colera. A tale anno deve pure riferirsi il voto fatto dal comune di fare ogni anno, il 16 di agosto, la processione dalla parrocchia alla cappella di S. Rocco, la quale tuttora si pratica e sempre con grande devozione e concorso di popolo.
Dal 1897, in detta processione, si porta la statua in legno del Santo, dono del Rev. Pievano Can. Tarizzo e di chi scrive queste pagine.
E dell'epoca stessa doveva anche essere il quadro di mediocre pittore, che si vide sino a pochi anni sono sull'altare di legno, rappresentante colla Madonna i Santi Rocco, Sebastiano e Carlo Borromeo, che nella chiesa si invocano come speciali protettori contro le epidemie. Questo quadro, rovinato dal tempo e dall'Umido, appena lasciava scorgere le suddette sacre immagini; e tutta la cappella reclamava ultimamente una generale riparazione ed un po' di abbellimento.
Ed il paese intero, con ammirabile religioso slancio, nel 1907, concorse nelle spese necessarie per tale restauro.
Si procurò la piccola statua del Santo in terra cotta, e si provvide la cappella (decorata dal pittore rivarese Carlo Pallia) di un bel pavimento di mattonelle in cemento.
Scrostandosi i muri si scoprì, sull'altare, un antico affresco coll'immagine della B. Vergine, la quale si poté conservare, e vedesi tuttora sul finto drappo, dietro la statua del Santo. Sotto questo affresco, rovinato nella massima parte dall'umidità del muro, altro, se ne trovò (ma più verso il cimitero), lavoro forse del IV o V secolo dopo il mille, ma pur desso rovinatissimo dall'umido non solo, ma dai colpi di martello ricevuti perchè, con maggior facilità, si appiccicasse sopra l'intonaco dell'affresco superiore.
Nell'interno della cappella era stato seppellito un alunno della R. Militare accademia, Giuseppe Carotti di Novara, distintissimo per condotta e studio, morto a 16 anni nel 1833.
Accanto alla cappella di S. Rocco si estende il camposanto del comune. Io non so quale altro dei vicini paesi possa vantare un cimitero così bene ordinato, decoroso e pulito; così ricco di tombe (fra cui quella sontuosa di casa Ogliani) e di lapidi come il nostro, visitato, ogni domenica dell'anno, con tanta pietà da sì numerosi fedeli!
Il trasporto del cimitero dalla piazza e adiacenze della parrocchia a S. Rocco, ebbe luogo pe1 comando del governo napoleonico, nel 1802, previa solenne benedizione, impartita dal Pievano D. Cesano il 22 agosto di detto anno. Fin dal 1779, con lettera del 23 luglio, l'Arciv. di Torino, Card. Costa di Arignano, aveva ingiunto al comune di veder modo trasportare altrove il cimitero; il che non si poté allora effettuare per mancanza di mezzi (V. Reg. com.).
Pare che tale trasferimento incontrasse molte difficoltà, specie pel luogo poco sano, dove necessariamente si raccolgono le acque delle circostanti colline. Il ms. del Gays dice che "si finì poi di aderire a tale trasferimento, ancorchè in luogo improprio ed indecente, solo per non turbare la tranquillità, sempre mantenuta in tutti i passati tempi nel nostro comune".
Sulla facciata della cappella è scritta in latino un'iscrizione, che io qui arreco in italiano, e che potrebbe ottimamente servire, per devota preghiera.
Ti saluto, o S. Rocco, e ti prego che, come curi le infermità dei vivi, così voglia ottenere dal Nostro Divin Redentore Cristo Gesìt, l'ingresso in Paradiso a quelle sante anime, le cui ceneri riposano in questo cimitero.
Il Segretario comunale Giuseppe Poletto, morto nel 1903, lasciò al comune, cui legò le sue sostanze pel mantenimento delle classi elementari IV e V, l'obbligo di far celebrare ogni anno, il dì dei Santi, una Messa in San Rocco, a suffragio dell'anima sua.
Decoro e gloria dell'Ordine francescano, S. Bernardino nacque d'illustre e nobile famiglia in Massa Marittima nel 1380. Si dice da Siena pel lungo suo soggiorno in detta città.
Fu il più illustre predicatore del suo tempo ed uno dei più insigni teologi del suo Ordine. Morì in Aquila nel 1444.
Lavorò strenuamente per introdurre nella famiglia francescana una rigorosa riforma, che ottenne. Per questo santo scopo, nel 1418 venne in Piemonte; e molto nostre città e paesi, fra cui Torino, Ivrea, Rivarolo, Cuorgnè e il nostro Rivara ascoltarono la sua parola e furono edificati dalla sua vita sì austera e santa.
Negli archivi comunali di Cuorgnè conservasi prezioso documento dell'epoca, dimostrante fatto storica la venuta di S. Bernardino nei suddetti paesi. Forse qualche relazione amichevole coi Signori o con qualche sacerdote del luogo procurò ed nostro paese la visita di S. Bernardino, qui giunto non so se da Rivarolo, o da Cuorgnè,
Rivara sola però vide perpetuato il ricordo della preziosa visita di tanto uomo coll'erezione di una cappella dedicata al suo nome e che tuttora noi chiamiamo di S. Bernardino.
Quando il Santo venne a Rivara, uffiziava ancora l'antica chiesa di S. Giovanni, ed ivi, od anche in aperta campagna, predicò al popolo, accorso in folla enorme ad udire la sua celeste parola. Trasportata la parrocchiale in S. Maria, vi si portò pure il pulpito, o meglio cattedra, da cui il Santo aveva predicato, ed vivi rimase sino all'anno 1846, in cui addivenuta inservibile per la sua antichità, le si sostituì l'attuale pulpito.
E fu provvido il pensiero del Can. Teologo Giacomo Gays di avere per sè gli avanzi di quella sacra cattedra, che davvero dovevansi conservare quale preziosa reliquia del Santo.
Con questa cattedra, o meglio coi quattro specchi delle faccie, si costrusse il piccolo orchestra che tuttora si vede in S. Bernardino. Nel centro leggesi le seguenti iscrizioni, che avrebbe dovuto essere più spiegativa:
AD LAUDES DEI CANENDAS
ANNO 1846
THEOL. JACOBUS MARIA GAYS
CANON. ARCHID. BASILICAE VERCELLARUM
EQUES RELIGIONIS ET ORDINIS
SS. MAURITII ET LAZARI
RECTOR VEN. SEMINARII
HUIUS SACELLI PATRONUS
EX TABULIS PRISCAE CATHEDRAE PARR. RIPARIAE
IN QUA DIVUM BERNARDINUM PRAEDICASSE
TRADITIO SERVATUR
UT CONSTRUERETUR CURAVIT.
Si è visto più sopra che quanto è annunziato da cotesta iscrizione come semplice tradizione, è invece un fatto sicuro e storico. - La cappella fu fabbricata dalla famiglia Gays, e venne restaurata nel 1830, per la quale occasione si collocò nella facciata della medesima una lapide così concepita:
DIVO BERNARDINO
QUAM MAJORES DE GAYS
EREXERANT ANNO 1499
TEMPORUM INIURIIS LABENTEM
INSTAURANT NEPOTES
1830
Sull'altare meschinissimo, senza ornamento di sorta, sta una piccola e povera statua del Santo entro una nicchia con cornice di marmo, qui già trasportata certamente da non so quale altro luogo. All'unico altare laterale, di semplici tavole, molto più misero del maggiore, è collocato un bel quadro ad olio rappresentante la Visitazione della Vergine; ed in faccia, nel muro opposto, in una nicchia è posta un'immagine dell'Addolorata, vestita di stoffa nera, di nessun pregio. Squallida, misera, coi muri quasi ancor greggi, io non so come siansi spese, pei restauri di questa chiesa, L. 4.000, come riferisce il Bertolotti nel suo vol. VI.
Il Teol. Giacomo Maria Gays, che fu canonico arcidiacono della Cattedrale e Rettore del Seminario di Vercelli, già stato prima professore nei Seminari di Torino e di Ivrea, poi Arciprete di S. Giorgio Canavese, uomo caritatevole, amico dei più insigni personaggi del suo tempo, e che Rivara può considerare come sua fulgida gloria aveva ottenuto dal sommo Pontefice Gregorio XVI, il dì 8 agosto 1835, la plenaria indulgenza, lucrabile nella cappella di S. Bernardino per le seguenti festività: 1a di San Bernardino da Siena - 2a di S. Giacomo Maggiore, Apostolo - 3a di S. Placido Monaco M. - 4a di S. Carlo Borromeo.
Queste indulgenza, sebbene il foglio stampato non lo dica, o forse omesso ad arte, devono aver cessato da molti anni, giacché è regola della Chiesa di concederle e rinnovarle ogni quinquennio. Se fossero state concesse in perpetuo, si sarebbe certo fatto notare, come si è visto per quelle di S. Gio. Decollato.
Una volta diversi quadri ed oggetti sacri, ed un magnifico lampadario in cristallo adornavano questa cappella; in cui pure, in apposito ripostiglio si conservava una copia delle opere del Santo.
Da molti anni la festa stessa di S. Bernardino (che anticamente, quasi fosse stata di precetto, si solennizzava anche in parrocchia con Messa cantata e Vespri alla sera) passa inosservata; ed ultimamente poco mancò, se si fosse potuto, venisse la cappella non solo venduta, ma ridotta persino ad uso profano! Chissà quale sarà la fine di questa povera cappella! ?
Alla borgata di Crosaroglio abbiamo la cappella di S. Gaetano Thiene, costrutta, verso il 1730, a totali spese degli abitanti del piccolo villaggio e dei vicini cascinali.
Fra tutti , molto si distinse per le sue elargizioni un certo Beruatto del medesimo Crosaroglio, morto poi in Carignano.
Sull'altare è esposto un bel quadro ad olio, rappresentante la Madonna SS. e, ai suoi piedi, il taumaturgo della Provvidenza, San Gaetano Thiene.
Nel 1836 la cappella minacciava una totale rovina; pel che fu indispensabile una pronta e generale riparazione. Nelle spese concorse il bravo Giovanni Bertino, vera celebrità del borgo e degno di venire ricordato. Costui aveva combattuto sui campi di Austerlitz e di Jena, dove riportò ferite gravissime. Decorato dell'Aquila d'argento della Legione di onore, col grado di tenente e rispettive pensioni, fu collocato a riposo. Morì nel 1843 in Montanaro.
Altra riparazione ebbe la cappella nel 1845; e verso il 1900 fu decentemente decorata e provvista di sacre suppellettili.
Tuttochè senza redditi e fondi, si conserva la cappella colle più oblazioni dei particolari della frazione, per cura e zelo dei quali, ogni anno, si celebra bella e solenne la festa del titolare, alla quale si accorre non solo da Rivara, ma anche da Levone e dal Forno.
Un po' dopo il 1600, fu edificata nella regione Ponte, sulla strada tendente a Barbania la cappella di S. Grato. Anche questa è proprietà del comune, cui pure spetta la piccola casa con orto cintato, che si lasciano a vantaggio del custode della cappella, che anticamente chiamavasi dal popolo col solo nome di eremita di S. Grato. Costui faceva il catechismo ai fanciulli della regione, e prestava servizio da chierico in parrocchia nei giorni festivi.
Nel 1695 un eremita, Giacomo Michelotto, di nazione francese, che indossava l'abito di terziario francescano, fondava un lascito col capitale di L. 500; affidato al comune coll'obbligo della celebrazione di 25 messe annue, da dirsi in parte il giorno di S. Barnaba, contitolare della cappella e di S. Grato, ed in parte nella parrocchia.
Durante il periodo napoleonico, dal sottoprefetto del circondario di Chivasso, signor Marocchetti. fu soppresso il lascito, e derogato a scopo profano!
Colla sospensione di questa, cessò pure la festa dell'Apostolo S. Barnaba, che devotamente si celebrava in San Grato agli 11 di giugno ed anche contemporaneamente in parrocchia. con Messa cantata e Vespro.
La festa di S. Grato è celebrata ogni anno con grandissimo concorso di popolo, anche di Busano e di Barbania. Una sacra reliquia dei due Santi, con rispettiva autentica in cornice, e reliquiario di legno dorato, fu donato alla cappella dall'autore di queste Memorie, il quale pure vi regalò i due quadri di San Giuseppe e di S. Antonio.
L'ancona, preziosa assai ed in ottimo stato, rappresenta la Vergine Assunta coi Santi Barnaba e Grato.
Anche in castello fu benedetta una nuova cappella, in cui ogni festa si celebra la Santa Messa, specialmente per comodità dei signori Conti Arborio di Gattinara.
Privata è la cappelletta di mia famiglia, dedicata al S:S. Cuore di Gesù e a S. Michele Arcangelo,
Fra i molti sacri oggetti, di cui è provvista, ricordo una bella pianeta di finissimo damasco regalatami da S.S. Pio X, per avergli io dedicato la mia opera "Le Vite dei Santi Apostoli". Altra preziosissima pianeta ebbi in dono da S. M. la Regina Margherita, che volle così troppo generosamente ripagarmi di un piccolo dono, che io mi ero permesso di farle, e che erale tornato graditissimo. Stupendo è il calice che, per altro motivo, mi fu regalato da S. A. la Principessa Elisabetta, duchessa di Genova.
E non va scordata, fra le cappelle di Rivara, quella dal nostro paese edificata a Belmonte, e che forma la stazione XI della Via Crucis.
Cotesta cappella, e così le altre della Via Crucis, vennero erette nella, prima metà del secolo XVIII; e, sebbene ristorate nel 1872, in questi ultimi anni avevano bisogno di un nuovo restauro ed abbellimento.
Le statue rappresentanti la dolorosa crocifissione di N. S. Gesù Cristo, decorate dal Cav. Beroggio, sono fattura e dono munifico del nostro compatriota Sig, Carlo Musso.