|
A.M. Rocca CONCLUSIONE |
Il mio povero lavoro è giunto al suo termine... Prima di congedarmi dai miei buoni ed amati compatrioti, io vorrei, coi nomi che ho dovuto ricordare in queste mie Memorie, scrivere quelli almeno di tanti altri Rivaresi, che in tutti i passati tempi, in patria e fuori si distinsero in un modo, o in un altro; e segnalarli così alla pubblica stima e ad imperitura venerazione.
Ma sarei interminabile nel lungo elenco di tanti nomi, appartenenti a tutte quante le famiglie del paese.
Onore al nostro Rivara, che sempre portò alta e gloriosa la sua bandiera, e, in ogni tempo, poté vantare a sua gloria eminenti personaggi, che si distinsero nelle scienze, nelle arti, negli impieghi, nelle cariche e nelle lettere! Né mai mancarono al paese nostro individui, meritamente ricompensati delle loro benemerenze, o singolare valore militare con civili decorazioni ed onorifici premi.
Ne questa gloria venne meno oggidì... Anzi, confrontando i tempi che passarono coi presenti, pare a me l'odierna assai più bella e splendida.
Oh! se non temessi di offendere la delicatezza de' miei compatrioti viventi, io vorrei, stampare qui a lettere d'oro il nome e le virtù di tanti, che consacratisi al servizio degli altari, indefessamente lavorano per la gloria di Dio e pel bene delle anime, non solo nell'amata ed illustre nostra Archidiocesi, ma nelle stesse lontane missioni d'America; di tanti, che con splendida riuscita compirono la carriera dei loro studi, ed ora, laureati in una, o in altra facoltà. illustrano il posto che occupano nella società, di quelli, che con amore ed onore si gloriano di avere servito la patria nelle schiere del prode esercito italiano; di quelli che al paese nostro, con ammirabile disinteresse, prestano i più segnalati servizi... e di costoro non solamente, ma di tutti quelli ancora, che seriamente attendono all'educazione religiosa e civile della loro figliuolanza; che si nobilitano coll'assiduo lavoro, e nella onestà della vita esemplare, irreprensibile.
In faccia alla società, io non so, fra i primi ed i secondi, chi sia più degno di memoria e di encomio!
Ad altri questo compito, che troppo prolissa riuscirebbe la mia operetta; e sarebbe inoltre cosa superflua quando, al pari di me, i miei compatrioti conoscono costoro, e già li ammirano ed onorano.
Io piuttosto, mentre applaudo alla bella armonia, che sempre regnò fra tutti i ceti del nostro paese; al suo spirito buono, quieto, religioso; al suo naturale schietto, cordiale ed allegro; alla sua ammirabile subordinazione e rispetto alle autorità civili ed ecclesiastiche; al suo attaccamento e venerazione all'augusta dinastia sabauda; alla sua pietà e fede, alla sua ottima istruzione ed educazione... auguro ai miei cari Rivaresi che le glorie della comune patria siano giammai turbate od offuscate dalle discordie, dagli errori, dall'irreligione; ma anzi, a decoro delle nostre famiglie, del nostro paese e dello stesso nome nostro vengano tramandate ai posteri, sempre degne di memoria, di onore e di applauso!
UN CALDO VOTO,
E' vanto, e nel tempo stesso solenne dovere di un paese conservare le memorie delle sue antichità. In questo va data gran lode al nostro paese che, se non poté conservare i suoi antichi monumenti, volle conservarne almeno il ricordo e tramandarlo alle generazioni venture. E noi abbiamo così la piazza Barbacana, le vie dei Bastioni, dei Ripari e della Battaglia, che ci rammentano una gran parte della storia antica di Rivara.
Ma io vorrei (e con me, sono certo, lo vorranno quanti avranno letto il mio libro) che si ridesse all'attuale Via Meridiana l'antica e vera sua denominazione di VIA PORTA MERCIERA.
Oh! chi mai ebbe la brutta idea di appellare cotesta via col nome di Meridiana? Ma, dove mai, ha esistito una meridiana, e di tanta importanza da meritarsi un monumento, in questa strada?
Forse perché dal popolo è pure chiamata "contrada di mezzo" fu dedotto l'insignificante nome di meridiana! E perché allora non chiamarla anche "strada dei morti" perché così qualcuno la dice?
Io prego caldamente chi di ragione affinché vegga modo di appagare il giusto e comune desiderio, e così assicurare nell'avvenire il ricordo almeno del nome dell'unica porta, ancora ricordata dell'antico paese.