CONVERSIONE E CARISMI
di P. Giuseppe Bentivegna

Senso della conversione cristiana

Cosa intendiamo quando usiamo il temine "conversione"' Cosa intendiamo quando usiamo il termine "carismi"?

Quale sia il rapporto che intercorra fra queste due realtà non possiamo inventarlo da noi, ma dobbiamo chiederlo alla Chiesa, che ci ha generato nella fede.

E' la Chiesa ci rimanda alla Scrittura. Ce l'addita infatti come la sede dove "il Padre che è nei cieli viene, con molta amorevolezza, incontro ai suoi figli e discorre con essi" e dove sono contenuti "per i figli della Chiesa la salvezza della fede, il cibo dell'anima, la sorgente pura, perenne della vita spirituale" (DV, 21). Guidati dalla Chiesa, chiediamo allo Spirito del Signore "che ha parlato per mezzo dei profeti" cosa dobbiamo imparare per rinnovarci nello spirito oggi, su questo tema della nostra fede.

"Conversione" in tutta la tradizione della Chiesa è un termine usato per indicare un "ritorno a Dio" nel   senso di un mutamento radicale dei nostri rapporti non buoni con lui. Non si tratta quindi di un mutamento  nei confronti di una dottrina su Dio, ma di una trasformazione interiore, di un rinnovamento, che coinvolge tutta la persona (cfr. UR, 7 1 PO, 7).

Questo atto fondamentale della vita cristiana viene reso nella Bibbia con termini vari: sub e derivati per il Vecchio Testamento e la coppia di verbi epistréphein e metanoèin con rispettivi derivati nel Nuovo Testamento. Non  si tratta però di termini rigorosamente fissati. Lo stesso contenuto (il ritorno a Dio) è anche Presentato con altre espressioni (cfr. Grande Lessico del N.T VII, 1183). 

Nel Vecchio Testamento viene messa in primo piano la conversione della comunità al Signore, la quale implica, come condizione, quella dei singoli       individui. Alla base di questa conversione sta il riconoscimento della slealtà dimostrata dalla comunità e dagli individui che la compongono verso il Signore  (cfr. Gs 24,25 2 Cr 15,12; Am 3,2).

L'appello, in generale, viene rivolto alla nazione intera (cfr. Ger 18,8; Zc 1,3), ma l'invito più pressante e concreto alla conversione è diretto alla coscienza di ognuno perché si umili interiormente, cambi realmente i sentimenti del suo cuore e cerchi sinceramente Iddio (cfr. Dt 4,29; 30,2.10:Is 6,9; Ger 24,6-7).

Tanto per la comunità quanto per gli individui, anche la conversione dalla slealtà verso la fedeltà all'alleanza, conclusa da Dio con gli uomini, è un'opera gratuita di Dio, realizzata in noi per opera del suo Spirito. Un individuo può tornare a Dio solo perché Dio lo farà tornare: "Convertimi e mi convertirò, perché tu sei il Signore mio Dio" (cfr Ger. 31,18). Il popolo può rispondere con fedeltà all'alleanza che gli offre diO, solo perché lui "porrà la legge nel loro animo e la scriverà sul loro cuore" (cfr. Ger 31,33: Dt 30,6). Nessuno può essere purificato dalle sue sozzure e liberato dai suoi idoli, se quest'opera non è compiuta da Dio che assicura: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i mie statuti" (Ez 36,26-27)

I benefici di questa conversione, operata da Dio in noi, consistono in una nuova capacità nella sua conoscenza, in una nuova esperienza della presenza di Dio, in una nuova forza per percorrere le sue vie, per vivere una nuova vita. In questa opera di conversione Dio dà all'uomo la piena capacità di essere anch'egli attore di primo piano e di aderire a lui restando nel più perfetto possesso della sua volontà. Altrimenti non gli rivolgerebbe alcun rimprovero.

E' questo il mistero della libera accettazione dell'uomo nel suo cammino di ritorno a Dio: "Se torneranno a me" darò loro un cuore capace di conoscermi, perché io sono il Signore» (Ger 24,7); «Formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o Israeliti? [ .. ]Parola del Signore Dio. Convertitevi e vivrete» (Ez 18,31-32); "Se tu ritornerai a me, io ti riprenderò e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile" (Ger 15,19; cfr. Dt 30,2 - 10).

 La conversione nel Nuovo Testamento

 Nel Nuovo Testamento la conversione veterotestamentaria riceve una luce nuova attraverso la stretta connessione in cui è posta con i termini «metànoia" e "metanoéin", tradotti spesso con "penitenza" e "pentirsi":Pentitevi [metanoéitel perché il regno dei cieli è vicino" (cfr. Mt 4,17); 'Pentitevi [metanoesate] dunque e ciascuno si faccia battezzare" (cfr. At 2,38; 3,19).

Nella predicazione di Gesù e degli apostoli si usano questi termini per indicare una rivoluzione radicale in tutto ciò che determina la personalità umana. E' un nuovo "noùs", una nuova "mente", che si produce in coloro nei quali si è imposta la "nuova creazione", operata in chi ha fede nel Cristo morto e risorto per noi (cfr. 2 Cor 3,17; Gal 6,15). Chi si converte al Signore ormai non vive più per se stesso, ma vive in vista di Cristo: è Gesù che vive in lui. E' divenuto un altro uomo, "un bambino" che comincia una nuova esistenza (cfr. Mt 18,3) ed ha sostituito I''io" di Gesù al proprio io (cfr. Gal 2,20):"Nessuno di noi vive per se stesso [ ..] se noi viviamo, viviamo per il Signore [ ..] Sia che viviamo sia che moriamo, siamo dunque del Signore" (Rm 14,7-8).

 Penseremo ancora, ma saremo "armati dello stesso pensiero di Cristo" (cfr. 1 Pt 4,1), perché noi facciamo prigioniero ogni pensiero per portarlo a Cristo, perché "noi abbiamo lo stesso pensiero di Cristo" (cfr. 1 Cor 2,16b): quel pensiero che comunica alla nostra mente Ia pace che supera ogni intelligenza" (cfr Fil 4,7) e ci fa riconoscere ogni verità (cfr. 2 Tm 2,5). Faremo dei programmi e prenderemo delle decisioni; ma chi veramente decide e opera per noi e in noi è il Signore "che suscita in noi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni" (Fil 2,13; cfr. Rm 14,15).

Avremo dei sentimenti, ma saranno "gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5). Soggiaceremo qualche volta alla tristezza, ma sarà "una tristezza secondo Dio, dalla quale non possiamo ricevere alcun danno" (cfr. 2 Cor 7,9), perché trabocchiamo di gioia in tutte le nostre tribolazioni" (cfr. 2 Cor 7,4; 2 Cor 6, 10).

Abiteremo in questo mondo, ma ci staremo finché vorrà il Signore, come «stranieri e pellegrini" (1 Pt 2,11; cfr. 1,17 ), come "esseri strani che "destano sorpresa nella gente perché non stiamo più al passo con loro" (cfr. 1 Pt 4,4). Siamo come dei deportati dal cielo dove abbiamo la vera patria (cfr. Eb 3,4). E pertanto viviamo "senza preoccupazioni": "piangiamo come se non piangessimo», "Ci rallegriamo come se non ci rallegrassimo, usiamo del mondo come se non ne usassimo a fondo" (cfr. 1 Cor 7,30-32). Per usare una immagine che si fa risalire a San Patrizio, ispirata peraltro a San Paolo (cfr, Rm 13,14) siamo tutti "avvolti" da Gesù: "dinanzi ai miei occhi, Gesù al mio fianco, Gesù alle mie spalle, Gesù sul mio capo, Gesù sui miei passi, Gesù nella mia anima, Gesù nel mio cuore, Gesù quando dormo, Gesù quando mi svegliò, Gesù nell'oscurità, Gesù nella luce, Gesù in ogni cuore che mi pensa, Gesù in ogni lingua che mi parla, Gesù in ogni occhio che mi guarda, Gesù in ogni orecchio che mi ascolta, Gesù sempre".

 La conversione come dono dello Spirito

A questo punto si inserisce il discorso sul rapporto tra conversione e carismi. Nella Lettera a Tito la conversione cristiana è descritta come "una palingenesi" (paliggenesia): è un "rinnovamento" che trasforma ontologicamente l'uomo per opera dello Spirito Santo (cfr. Ti 3,5).

Negli Atti degli Apostoli, lo stesso concetto è messo ancora più direttamente in rapporto con i doni carismatici che la presenza dello Spirito Santo manifesta in coloro nei quali egli discende. Dopo il discorso pentecostale di Pietro, gli uditori chiedono a lui e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli? E Pietro ad essi: Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel Nome di Gesù Cristo per ottenere il perdono dei peccati; e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti coloro [ ... 1 che il Signore Dio nostro chiamerà" (cfr. At 2,37-39).

Indubbiamente, il battesimo è il gesto fondamentale attraverso il quale lo Spirito ci libera da quanto in noi si oppone alla piena azione della sua grazia: "professiamo un solo battesimo per la remissione dei peccati. Ma, una volta tolto questo ostacolo, in noi si opera una trasformazione profonda della nostra personalità e si opera quella conversione che ci fa diventare figli del Padre e coeredi di Gesù (cfr. Rm 8,14). Quanto più questa conversione sarà perfettamente vissuta, tanto più diventeremo strumenti dei doni carismatici dello Spirito Santo. L questo il senso dell'affermazione di Pietro (cfr. C.M. Martini, "Atti degli Apostoli", in Novissima versione della Bibbia, EP 1, 1977, p. 46, n. 19).

Il dono dello Spirito Santo, che nella risposta di Pietro è promesso come segno della conversione connessa col battesimo (il cui scopo diretto è la remissione dei peccati), è la stessa effusione dei doni carismatici che erano stati concessi agli apostoli in seguito alla discesa dello Spirito in loro. Quei segni che vedete in nei", vuol dire San Pietro, «sono destinati anche a voi se, come noi, vi convertirete a riconoscere che Gesù è il Signore. La profezia di Gioele infatti è destinata ugualmente a voi, ai vostri figli, alle vostre figlie, ai giovani e agli anziani" (cfr. At 2,17-19).

 L'effusione di questi doni è la testimonianza che lo Spirito dà a coloro nei quali si è operata 1a conversione a Dio", che si manifesta "con la fede in Cristo nostro Signore" (cfr. At 5,3 1; 11,18; 20,21).

 E' questa la conclusione alla quale arrivano i giudeo-cristiani quando sono informati da Pietro sulla effusione dello Spirito avvenuta in casa di Cornelio (cfr. At 10). Se nella famiglia di Cornelio si sono manifestati i doni carismatici dello Spirito, come era accaduto negli apostoli "all'inizio", "dunque Dio ha concesso anche ai pagani la conversione [metànoia] per avere la vita" (cfr. At 11, 18). In altre parole, l'effusione dello Spirito che aveva ricevuta la casa di Cornelio era da essi considerata un segno della conversione operata in loro da Dio.

 Qualcosa di analogo notiamo nell'episodio di effusione dello Spirito Santo verificatosi ad Efeso sulle dodici persone che, in seguito all'intervento di Paolo, si convertono totalmente al Signore Gesù. Non appena accettano di essere battezzati nel Nome di Gesù, "lo Spirito Santo venne su di essi e cominciarono a parlare lingue e a profetare" (cfr. At 19,4-7).

I carismi come segno della conversione

 Da quanto abbiamo detto, una conclusione risulta evidente: si dà un rapporto, che potremmo chiamare connaturale, tra conversione vissuta nel Signore Gesù e discesa dello Spirito Santo con tutta la ricchezza dei suoi doni carismatici.

 Dicevo "conversione vissuta", perché nella nostra esistenza di credenti noi non ci convertiamo una volta per sempre, ma dobbiamo rinnovare continuamente questa conversione, specialmente quando notiamo che la presenza dei doni del Signore non si fa più avvertire o si è affievolita.E' anche questo il senso della preghiera continua, alla quale ci esorta Gesù (Le 21,36: "Vegliate e pregate in ogni momento [ ... 1 per essere degni di comparire davanti al Figlio dell'uomo" e sulla cui necessità insiste tanto San Paolo: Pregate senza interruzione Non spegnete lo Spirito" (cfr. 1 Ts 5,17. 19). «Mossi dallo Spirito pregate incessantemente con ogni sorta di preghiera e supplica [...] per tutti i santi e anche per me affinché mi sia concessa la libertà di parola" (cfr. Ef 6,18-19), cioè il dono carismatico con cui Dio fa uno annunciatore coraggioso del suo Vangelo (cfr. E. Peretto, "Lettera agli Efesini", in Novissima versione della Bíbbia II EP, 1977, p. 684, n. 20).

 Ogni credente sinceramente convertito, e quindi battezzato e posto sotto l'azione dello Spirito Santo (cfr. Gal 6, 1; 1 Cor 2,15), se professa con la trasformazione della sua vita che "Gesù è il Signore", è tra quelli ai quali lo Spirito distribuisce come vuole la ricchezza dei suoi doni carismatici (cfr. 1 Cor 12,13.7). Se la conversione a Gesù è veramente vissuta e sostenuta dalla preghiera, l'effusione dello Spirito, con i suoi carismi, non può mancare in una comunità cristiana; specialmente quando si prega ardentemente perché questo avvenga.

 Troviamo un caso emblematico di una effusione di questo tipo nell'episodio che Luca racconta al capitolo 4 degli Atti. Turbata dalle minacce dei giudei, la comunità dei primi cristiani si raccoglie in preghiera per ricevere dal Signore i carismi del suo Spirito, cioè "pieno coraggio nel proclamare la [sua] parola [ ... ] guarigioni, miracoli e prodigi nel Nome del [suo] santo servo Gesù" (cfr. At 4,29-30).

 La nuova effusione non si fa attendere: "Mentre pregavano [ .. ]furono riempiti tutti di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con pieno coraggio" (cfr. Ai 4,3 1).

 Effusione dello Spirito e guarigione interiore

 La comunità dei primi credenti in Gesù era una comunità che, già prima della effusione dello Spirito promesso dal Signore, aveva ricevuto la remissione dei peccati, altrimenti non avrebbe potuto ricevere l'eucaristia, appunto, "per la remissione dei peccati" (cfr. Mt 26,28), né pregare con Maria nell'attesa della Pentecoste (cfr. Ai 1, 14).

 L'effusione dello Spirito Santo con i suoi doni carismatici viene a suggellare la loro conversione, producendo quella guarigione interiore che diede loro 'Il potere di esprimere" pubblicamente, anche in lingue nuove, il loro tributo di lode al Signore: guarigione che si manifesta anche nella forza di annunziare con pieno coraggio il Vangelo e di confermare il loro annunzio con segni prodigiosi (cfr. At 2,41 9,20; 19,6).

 Quando questa conversione "si indebolisce" o è sottoposta a particolari prove, l'effusione dello Spirito viene riattualizzata mediante le preghiere della comunità. Per mezzo di queste preghiere l'individuo o gli individui per cui si prega, e la comunità stessa, ricevono un nuovo vigore, diventano "degni" di stare al cospetto del Signore (cfr. Le 21 36), "riaccendono" lo Spirito che rischiava di spegnersi (cfr. 1 Ts 5,17). Alla preghiera per l'effusione dello Spirito Santo, fatta dalla comunità credente, e certamente assicurato l'effetto: Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono» (Le 11,13; cfr. Mt 18,19-20).

 L'effetto della presenza dello Spirito, per chi veramente si converte a Dio, per chi sinceramente mette tutta la sua esistenza a servizio della causa di Cristo (cfr. 1 Cor 4,1; 2 Cor 5,14), consiste, soprattutto, nell'annunziare "con pieno coraggio" e libertà la parola del Signore (cfr. Ai 4,29.3 l; Ef 6,18). Ma a questo annunzio non può mancare la conferma dei segni che, per promessa del Signore, "accompagneranno quelli che credono" (Me 16,17-18.20): le guarigioni, i miracoli, i prodigi (cfr. Ai 4,30; 14,3; 2 Cor 12,12; Rin 15,18-19) e "doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà" (Eb 2,4).

 La parola del Signore che abbiamo analizzata può farci comprendere ancora meglio il significato che assume la preghiera di effusione nella vita spirituale di quanti partecipano ai gruppi di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo

 L'effusione dello Spirito Santo, che si produce in noi mediante la preghiera dei fratelli, è una grazia di conversione che si inserisce nel "progressivo cambiamento di mentalità e di condotta", cui si arrendono coloro nei quali Io Spirito Santo ha operato l'apertura del cuore" per una sincera e libera adesione di fede al Signore Gesù (cfr. AG, 13). Questa grazia, indubbiamente, fa parte di quei momenti di "gioia senza misura" con cui lo Spirito di Dio accompagna il nostro itinerario spirituale (ibidem).

 Primo frutto di questa grazia di conversione è una guarigione interiore, che muta i nostri sentimenti e ci concede 'Il potere di esprimere" pubblicamente le lodi del Signore; e, se lo Spirito ci dà questo dono, di lodarlo anche in lingue (cfr. Ai 1,4; 19,6).

Secondo frutto di questo atto di conversione è una riattivazione della nostra vocazione profetica, per cui viene rinnovata in noi la capacità di testimoniare senza timore, ma con libertà e franchezza, "con pieno coraggio", la parola del Signore (cfr. At 4,31; Ef 6,18)

 Terzo frutto è una riattualizzazione dei carismi, distribuiti dal Signore a quanti, convertitisi a lui, lo Spirito vuoi usare come strumenti dei suoi doni, convalidando la loro testimonianza "mediante segni e prodigi di ogni genere" (cfr. Eb 214; Ai 4,29; 14,11 2 Cor 12,12, Rm. 15,18; Me 16,20),

 da "Alleluja", sett/ott. 1979

 

 

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