Rumesh Rajgama Achrige
30/3/2006 COMO. Un ragazzo di 19 anni è stato ridotto in
fin di vita ieri pomeriggio su un marciapiede di Como, colpito
alla testa da un vigile urbano. Il proiettile, sparato da una
distanza di due-tre metri, ha trapassato il giovane dalla nuca
alla fronte e si è perso sull'asfalto della strada provinciale che
porta da Como a Lecco. Il giovane, dichiarato clinicamente morto -
i medici dell'ospedale Sant'Anna di Como hanno avviato il
conteggio alla rovescia per l'espianto degli organi alle 19 - è un
immigrato di seconda generazione proveniente dallo Sri Lanka,
Raigama Achrige Rumesh Ku. Non aveva precedenti penali. Fino a
ieri notte Mariano Fadda, il magistrato che procede sulla morte di
«Ganesh» - come lo chiamavano tutti nel quartiere in
cui era cresciuto - procedeva nei confronti del vigile Marco
Dainati, 39 anni, con l'accusa di lesioni personali gravissime,
ipotesi di reato destinata a non mutare almeno fino a stamattina.
Nel frattempo ha avuto il tempo di ricostruire l'operato della
pattuglia di vigili, composta da tre agenti, assegnati al «nucleo
investigativo» del corpo di polizia locale, una sorta di piccola
squadra mobile che si dedica alla lotta contro le scritte e i
graffiti spray. Il nucleo «anti-writer» ha fatto parlare di sé,
nei tre anni della sua costituzione. Voluto dall'assessore alla
polizia locale Francesco Scopelliti, di An, ha ottenuto il plauso
dei rappresentanti della piccola proprità edilizia e un premio dal
presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per
operazioni di polizia giudiziaria che hanno portato alla denuncia
di decine di graffitari, poi costretti a patteggiare condanne in
tribunale per danneggiamento. Non mancano però i detrattori, che
contestano metodi definiti sbrigativi e l'opportunità di
contestare a ragazzi poco più che maggiorenni reati quali
l'associazione per delinquere, grazie alla quale sono state
compiute decine di perquisizioni domiciliari alla ricerca di
bombolette e foto dei graffiti. Agli atti anche la dichiarazione
di Nadir, uno dei quattro amici di Ganesh, tutti minorenni.
Secondo il ragazzo, il vigile avrebbe spintonato l’amico contro il
muro, mostrandogli la pistola: «Guarda qui», avrebbe detto il
vigile. Poi è partito il colpo. Mentre Ganesh si accasciava,
Dainati si sarebbe rivolto verso i colleghi, mormorando: «Ho
sbagliato». Poco dopo i quattro amici di Ganesh si sarebbero
scagliati sul vigile ormai immobilizzato dal poliziotto, senza
reagire. Momenti di urla e insulti: «Bastardo cos'hai fatto, ti
ammazzo». Poi l'arrivo dei carabinieri, il sequestro delle tre
pistole dei vigili, la corsa dell'ambulanza verso l'ospedale, la
madre di Ganesh che sviene mentre i medici le chiedono
l'autorizzazione all'espianto degli organi.
Nel pomeriggio un centinaio di ragazzi si è riunito nella
piazza principale per protestare contro la giunta; l’opposizione
chiede le dimissioni dell’assessore alla Polizia Locale,Francesco
Scopelliti (An), l’ideatore insieme con il sindaco Stefano Bruni (Fi)
del reparto speciale. Il comandante dei vigili di Como ha diramato
un comunicato: «Non siamo dei rambo», ha detto.Poi ha espresso la
solidarietà alla famiglia di Rumesh e la «vicinanza al nostro
collega che, pur con un tremendo epilogo, ha fatto il suo dovere».
TESTIMONIANZA
Sei amico di Rumesh?
Sì, ero in macchina con lui.
Come ti chiami?
Nessuno, mi chiamo nessuno.
Sei Nadir?
No, ti ho detto: sono nessuno.
Quanti anni hai?
18.
Mi vuoi raccontare che cosa è successo?
Perché lo chiedi a me? Vai all’ospedale (Sant’Anna
di Como, dove Rumesh Rajgama Achirige, 19 anni, è in coma da due
giorni dopo che un vigile del nucleo anti-graffitari gli ha
sparato un colpo di pistola alla testa ndr). Vai lì, troverai
anche il magistrato e l’uccisore. L’uccisore è a piede libero, e
il mio amico è morto. (L’amico di Rumesh non usa la parola
“uccisore”,ne usa una molto più forte, che noi abbiamo preferito
non trascrivere,ndr)
Rumesh non è morto. E’in coma, ma è
ancora vivo. Ho appena parlato con l’ospedale.
No, no, il mio amico è morto davanti a me.
E comunque il suo assassino è libero, capisci?
Nonostante l’abbia ammazzato.
Ieri sera siamo stati all’ospedale per ore a rispondere alle
domande dei giornalisti della tv, della radio e dei giornali, e
questa mattina vedo che il mio amico ci fa la figura del
delinquente graffitaro, mentre neanche una riga sull’agente che
l’ha ucciso.
Rumesh non è un criminale, è solo uno che va in giro con la
bomboletta. Ma poi mica ci hanno fermato per quello, i vigili.
E perché vi hanno fermato?
Non è vero che c’è stato un inseguimento.
Non siamo scappati. Il problema è che Rumesh guidava la macchina
di suo zio senza avere la patente, solo il foglio rosa. Questi due
agenti ci hanno fatto segno di fermarci con la paletta, Rumesh ha
proseguito, ha fatto una rotonda e poi si è fermato al semaforo.
Loro sono scesi, ci hanno puntato la pistola attraverso il
finestrino e ci hanno fatto uscire dalla macchina. Uno di loro
l’ha preso violentemente per il cappuccio, gli ha puntato la
pistola sul collo e gli ha detto “Adesso ti faccio vedere io”.
Poi è partito il colpo. Il vigile si è subito portato le mani sul
viso, e ha detto: “Oddìo ho perso il lavoro, ho perso tutto”.
Capisci? Neanche si è preoccupato che Rumesh era per terra, morto.
L’ambulanza l’ha chiamata un passante (un agente in borghese che
passava per caso facendo jogging, e che ha immobilizzato il
vigile, ndr).
Quanti eravate in macchina?
In cinque. Il più piccolo ha 15 anni. Io
lo ammetto, siamo stati dei coglioni ad andare in giro senza
patente. Ma nei paesi dell’Africa non fanno così nemmeno agli
animali.
In Africa uno pensa che succeda di tutto, e invece non ammazzano
la gente in questo modo. Qui a Como nessuno è scioccato perché
pensano che Rumesh fosse un delinquente e che se lo meritasse.
Il suo uccisore è libero.
Lo sta interrogando la magistratura.
Su di lui pende l’accusa di lesioni personali gravissime. E’un
reato serio.
Macché. Non gli faranno niente. I
poliziotti non vanno in carcere. Tu che non vivi a Como scrivilo
per favore: questa è stata una esecuzione, non è stato un
incidente.
E perché il vigile avrebbe voluto
ammazzare Rumesh?
Perché era un negro, perché ha la pelle
scura.
Prima di ieri eravate spesso nel mirino
dei vigili o della polizia?
C’è stata un’inchiesta, archiviata qualche
mese fa.
Erano partite 42 denunce.
C’eravate anche tu e Rumesh tra gli
indagati?
Alcuni di noi, sì.
A Como come si vive?
E’ una città invivibile.
Niente bar, né discoteche.
Non c’è niente.
Per i giovani,intendi dire?
No, non c’è niente nemmeno per gli
anziani. Per nessuno.
Vivo qui da 18 anni e posso dire che questa è una città fasulla.
Tu che vivi a Roma, vieni qui un mese, prendi in affitto una casa
e racconta che cosa significa vivere a Como.
Cosa scriverei?
Che Como non è la città tranquilla che
tutti immaginano.
Ogni giorno bande di ragazzini spaccano le vetrine, entrano nelle
farmacie coi taglierini, commettono rapine.
E sono tutti minorenni.
E perché lo fanno?
Perché stanno male, perché qui nessuno ti
ascolta.
Qui è peggio di Scampia e Secondigliano, te lo assicuro.
Non hai fiducia di nessuno, sembra.
Come faccio ad avere fiducia?
Nei prossimi giorni il centrosinistra organizzerà una
manifestazione di protesta contro il sindaco di Forza Italia
(Stefano Bruni, che ieri pomeriggio ha espresso «dispiacimento per
l’accaduto», ma al contempo «pieno sostegno agli agenti che
quotidianamente operano nel territorio nell’interesse della
convivenza civile», ndr); ma so che lo fa per interesse
elettorale.
Cosa chiederesti a un nuovo sindaco?
Nulla, perchè ho visto che quando c’era un
sindaco di centrosinistra non è cambiato niente. So che nessun
sindaco mi risponderà mai.
Sei arrabbiato?
Sono arrabbiato perchè c’è stato un
omicidio ma l’attenzione si è spostata sulla vittima.
Non dico che Rumesh sia un martire, ma non è nemmeno un
delinquente. Sono arrabbiato perché non mi posso più fidare della
legge.
Come faccio a chiamare la polizia se ne ho bisogno, se penso che
loro hanno ucciso il mio amico? E sono arrabbiato perché nessun
rappresentante delle istituzioni è andato dalla madre di Rumesh a
darle un fiore, nessuno si è fatto vivo per portarle delle scuse,
per chiederle come sta.
Che farai?
Se poi succederà come in Francia saranno
cazzi loro...
|