Vis Polemica

Ragionamenti su un caso

A cura del
Collettivo



 

Recentemente, il presidente del parco Velino Sirente ha adombrato la possibilità di alleggerire la pressione del randagismo sulle specie selvatiche con la semplice soppressione degli animali abbandonati dall’uomo. La reazione più veloce sembra essere stata quella degli Animalisti Italiani, i quali, per bocca dell’illustre e onnipresente Walter Caporale, presidente dell’associazione, hanno dissotterrato l’ascia di guerra.

"E' gravissimo" - dichiara Walter Caporale, Presidente dell'associazione  Animalisti Italiani Onlus, abruzzese promotore di numerose battaglie per la  tutela degli animali (ultima la denuncia delle cattive condizioni del Centro  Cinofilo del Fucino, dove lo scorso maggio un volontario dell'associazione e  la troupe di Striscia la Notizia sono stati aggrediti a colpi di forcone) -  "che il Presidente del Parco Sirente Velino in Abruzzo, Giulio De Collibus,  per risolvere il problema del randagismo proponga l'abbattimento selettivo  dei cani randagi inselvatichiti. Si tratta di una proposta illegale ed in contrasto con le leggi nazionali e  regionali: nessun Sindaco o responsabile ASL può autorizzare l'uccisione dei  cani randagi, e denunceremo chi dovesse autorizzare questa pratica  vergognosa ed indegna di un Paese civile! Il randagismo si risolve con la  prevenzione, l'affidamento consapevole degli animali, la sterilizzazione, il  loro tatuaggio e l'iscrizione all'anagrafe canina e non con soluzione  demagogiche e populiste”

Un commento che si distingue per tante ragioni. Alcune divertenti. Per esempio, l’implicita personalizzazione del messaggio che ci offre la sensazione di essere di fronte a un cultore della personalità di prima classe (altro che Mao). Oppure l’inserimento di straforo di "imprese" che con il problema evocato non hanno nessuna relazione. Ma questi sono particolari spassosi. Non devono avere il potere di oscurare l’aspetto essenziale che getta seri dubbi sul modo con il quale gli AI operano. Modus operandi, del resto, che mostra in termini paradigmatici il vizio di tutto l’associazionismo animalista italiano.

  • Doveroso protestare a gran voce contro una proposta di abbattimento di animali colpevoli solo di cercare la sopravvivenza con gli unici strumenti a loro disposizione.

  • Doveroso invocare le leggi che ogni tanto sono dalla “parte nostra”.

  • Doveroso minacciare di denuncia chi dovesse infrangerle.

  • Va anche bene snocciolare ovvietà come “prevenzione, l'affidamento consapevole degli animali, la sterilizzazione, il  loro tatuaggio e l'iscrizione all'anagrafe canina”.

Ma se lo scopo dell’associazionismo è questo allora si riduce a ben poca e miserevole cosa. Le leggi, soprattutto quelle invocate, sono oggi concepite come elementi regolatori e funzionali, inquadrabili  in un pragmatismo estremo e basate esclusivamente sugli interessi dei gruppi di pressione. Solo un matto potrebbe considerarle pilastri inamovibili e espressione di diritti naturali e inalienabili oltreché indicatori dell'avanzamento della civiltà dell'uomo. Perciò Walter Caporale stia attento. Se la pressione del randagismo sulle specie selvatiche dovesse diventare un problema generalizzato, il Parlamento non impiegherebbe neanche un attimo a cambiare la ln281/91.

Le leggi sono purtroppo l'effetto delle costellazioni di forze degli interessi. E gli interessi vengono promossi attraverso  una serie di iniziative di cui le dichiarazioni come quelle degli AI non dovrebbero essere le sole messe in campo, bensì solo l'aspetto terminale. Poi i problemi dovrebbero essere intercettati prima che si manifestino o, al massimo, alle loro prime avvisaglie. Ora il rinselvatichimento, il randagismo, gli abbandoni, nel nostro Paese, sono storie ormai incancrenite. L'insieme di questi problemi, tra l'altro, assorbe il 99% della pratica protezionista delle associazioni animaliste.

In altri ambiti della vita italiana sarebbero già nate delle iniziative forti per affrontare il problema alla radice. Invece l'animalismo italiano non sa fare altro che piagniucolare all'inizio dell'estate per un numero di abbandoni sempre maggiore. Poi giù a recuperare quella piccola percentuale di animali che vengono tradotti in campi di concentramento i quali, lungi che costituire dei luoghi di passaggio, diventano luoghi di reclusioni a vita.

Se l'animalismo fosse qualcosa di più concreto di un pallido fantasma, la questione degli animali di affezione sarebbe già stata risolta perché le dichiarazioni di principio tanto impiegate da Walter Caporale, ma non solo da lui, avrebbero da tempo illuminato una prassi quatidiana che avrebbe costretto il Parlamento a prendere soluzioni draconiane contro allevatori, produttori casalinghi, importatori e tutta quella bella umanità che trae sostentamento dal commercio o semplicemente semina in giro animali di affezione (o presunti tali). E probabilemente nessun presidente di nessun parco italiano avrebbe oggi il problema dei cani inselvatichiti.

Continuiamo a essere convinti (Rinascita Animalista è nata su questo presupposto) che la questione degli animali di affezione sia l'unica che possa essere risolta alla radice in una società pure specista. A patto che la società italiana acquisisca quell'ingrediente che sembra così difficile da acquisire. Un movimento animalista degno di questo nome.

Se i tempi attuali continueranno a veder sfornare piccole vittime che per sfamarsi cercano soluzioni lontane dagli ambienti antropizzati, il problema c'è! Ed è a monte rispetto alle ansie dei presidenti dei parchi. Allora, una volta inquadrate le soluzioni che ammettono il problema (la  prevenzione, l'affidamento consapevole degli animali, la sterilizzazione, il  loro tatuaggio e l'iscrizione all'anagrafe canina), queste non devono essere soltanto "dette", ma risolte assumendo un ruolo e un'egemonia culturale, costringendo il Legislatore a intervenire su un ambito ritenuto di interesse generale da milioni di cittadini.

Altrimenti accade quello che è accaduto questa estate e che costituisce un modello di disfatta ideale: la traduzione in legge del ddl sui "maltrattamenti animali". Il lungo sonno di molti, i giri di valzer di altri, l'ambiguità dei rimanenti hanno fatto sì che il problema dei maltrattamenti venisse affrontato dal Parlamento in modo autonomo e, per di più, dal versante specista con i risultati che tutti conosciamo.

La risposta apprezzabile ma tardiva delle 50 associazioni non ha rappresentato altro che un sussulto degno ma pur sempre espressione di una incapacità di fondo ad assumere un ruolo di direzione su un piano che non dovrebbe essere delegato a nessuno.

 



Data: 10/07/04

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