IL NUOVO RISVEGLIO

Giornale Murale Indipendente iscritto al n.154 R.S. del Tribunale Patti

Direttore Responsabile: Giuseppe Restifo

Redazione: Via Gramsci, 12 - 98067 RACCUJA

 Giornale Murale n.3 chiuso il 17.03.2002

LA SITUAZIONE

 

    Ancora il Medio Oriente è al centro dell’attenzione del mondo, perché, lì, si continua a morire.

    E morire, oltre che a decine di palestinesi e israeliani, è toccato anche ad un giornalista-fotografo italiano, Raffaele CIRIELLO, collaboratore del Corriere della Sera, che è stato mitragliato a freddo da un carro armato israeliano. A freddo, perché in quel momento non vi erano scontri o sparatorie nei dintorni.

    Tutti questi morti addolorano il mondo, ma la diplomazia internazionale, quanto meno, è troppo lenta per impedirne altri.

    E l’odio, le sparatorie e le offensive contro le città non fanno che aumentare.

   L’ONU con una sua risoluzione che riconosce lo stato Ebraico accanto a quello Palestinese (per la prima volta n.d.r.) si limita "a chiedere la immediata cessazione di tutti gli atti di violenza" e "decide di continuare a seguire con grande attenzione la questione".

    Berlusconi gira dall’Arabia Saudita a Barcellona per "portare" il piano di pace del principe Abdallah e la nostra speranza è che il piano venga approvato dall’Unione Europea, dagli USA, dalla federazione Russa e dai paesi Arabi, e venga, poi, imposto nel Medio Oriente.

    Più che sperare……….. non possiamo.

    Sharon dice di "liberare" Arafat, e ciò ha provocato le dimissioni di due ministri dell’estrema destra che spinge per un’occupazione totale dei territori palestinesi.

    E’ da rilevare, poi, che, purtroppo, non tutti gli ebrei si ricordano dell’olocausto! Tanto è vero che, come le SS, hanno marchiato, con un numero sul braccio, i civili palestinesi rastrellati nelle case delle città.

    Tuttavia, qualcosa si muove in questi ultimi giorni.

    Bush vuole che comincino le trattative di pace, perché, diversamente, non può dare il via alla seconda fase della sua guerra: attaccare l’Iraq. E questa, certamente, non è una consolazione.

    Sharon ha ritirato i carri armati dal centro di alcune città, ma, purtroppo, i territori palestinesi restano occupati dalle truppe israeliane.

    In Italia, grande rilievo hanno avuto i "GIROTONDI" degli autoconvocati attorno alle sedi RAI di Roma, Milano, Torino, Palermo, Bologna, Firenze, Venezia, Trieste, Bari, Cosenza, Trento, Genova, Perugia, Catania, ove decine di migliaia di cittadini hanno protestato contro il monopolio di Berlusconi sulle reti televisive (ora diventate sei) e per un’informazione libera e pluralista.

    In sede politica, il congresso del Partito Popolare Italiano, all’unanimità, ha deliberato di "sospendere" il partito e di confluire nella Margherita di Rutelli, ove confluiranno pure gli amici di Dini, il partito Rinnovamento. I girotondi

    Ancora il Medio Oriente all’attenzione del Mondo, per la strage che continua. E, morire con una mitragliata a freddo sparata da un carro armato israeliano, I girotondi

    Il congresso dell’UDEUR (Mastella) invece, ha deliberato di restare nell’Ulivo, ma come partito autonomo.

    In campo sindacale, continuano i preparativi per il grande sciopero generale in difesa dell’Art.18 dello Statuto dei lavoratori, che vieta il licenziamento senza giusta causa e in difesa della previdenza e delle pensioni.

    Tanto più, ora che il Governo ha riproposto la legge delega e l’abolizione dell’Art. 18, vergognosamente, solo nel meridione d’Italia, escludendo il nord. Evidentemente, per fare un favore a Bossi i cui elettori non condividono la proposta del governo che, d’altra parte, ha ricompattato i sindacati.

    Concordano con lo sciopero generale, infatti, anche la UIL e la CISL.

    Si tratta solo di stabilire unitariamente la data.

    Berlusconi, in Spagna, con spavalderia ha detto di non temere la piazza (cioè lo sciopero) ed ha fatto qualche larvata minaccia, contando sull’appoggio della CONFINDUSTRIA, che raggruppa il padronato italiano.

    Schierandosi così apertamente con i padroni, contro le conquiste dei lavoratori, ha aperto un grave conflitto e scontro nella società ed ha dimostrato a tutti qual’ è la sua vera collocazione politica.

    Bisogna prendere coscienza di ciò in ogni angolo d’Italia e partecipare con impegno alla lotta sindacale che sarà dura, ma che certamente sconfiggerà il disegno di Berlusconi e dei suoi amici.

    A Palermo, dopo un’estenuante seduta, con 41 voti favorevoli su 90 deputati e su 63 della maggioranza di centro-destra -completamente spaccata- è stata approvata la finanziaria (bilancio) 2002.

    I deputati dell’opposizione, durante la votazione, non sono usciti dall’aula ed hanno assicurato, purtroppo, il numero legale, sostituendo gli assenti della maggioranza.

   Ancora, succedono queste cose in Sicilia: trasversalismo compiacente!

    La legge, comunque, è scandalosa. Prevede spese sicure ed entrate molto incerte, ma, soprattutto, a fronte di un notevole sperpero clientelare ed elettoralistico, prevede la vendita del 49% dell’EAS (l’ente acquedotti), dell’Ast, delle aziende termali di Acireale e di Sciacca e impone nuove e odiose tasse, come i ticket sui medicinali (1,5 euro per un solo medicinale, 3 euro per due o più farmaci), una tassa sui ricoveri al pronto soccorso, sulle cure termali, sulle prestazioni in day-hospital e sulle riabilitazioni. Ed, inoltre, viene istituito il "tributo ambientale" sul metano.

    A parte, pubblichiamo un servizio dell’Espresso sulla grave situazione regionale che svergogna Cuffaro e il suo governo di centro destra, con precise denuncie.

A Raccuja:

    -Si è tenuta il 3 marzo, nella sala del Consiglio comunale, la conferenza del prof. Alfonso Sidoti sul tema: "Questione israeliana – palestinese: il perché di un interminabile conflitto". Il conferenziere, sembra che l’abbia mandato Sharon. Dell’attuale conflitto, tutto ha addebitato all’"intifada" palestinese.. Giustamente, tutti gli intervenuti lo hanno contestato.

    - Riguardo alla diminuita capienza della discarica, nel Consiglio comunale, è stata denunciata l’arbitrarietà del Sindaco che ne ha concesso l’uso, senza relazionare, al Comune di Sinagra e a quello di S. Piero Patti. Quest’ultimo comune non ha pagato una lira. La giustificazione è che l’ha disposto il Prefetto. Ma, allora, bisognerebbe dire: venga il Prefetto ad ampliarla. Comunque, un Sindaco, ha sempre il dovere e l’obbligo di informare, di tutto quello che succede, il proprio Consiglio, perché non è a casa sua.

    Per esempio, abbandonando la seduta senza neanche chiedere scusa, non ha informato il Consiglio di ciò che è avvenuto al Castello, nell’incontro con il Direttore dei lavori e con l’Impresa.

    Quali accordi sono stati presi? Supponiamo che, sicuramente, non vanno bene al Comune. Ne parliamo a parte, in questo giornale.

    Circa la campagna pre-elettorale, i più indaffarati continuano a essere i vecchi democristiani. Il solito gruppetto di, a quanto pare, nullafacenti, dalla sera alla mattina confabulano e, naturalmente, architettano come riconquistare il Comune, accettando, pare, persino un candidato a Sindaco diessino, archiviando, così, quelli in pectore: Salvatore La Cava e Lucio Tuccio, dopo avere fatto un pensierino, nientemeno che, a Mico Previti che, però, si identifica in altra parrocchia.

    Circolano altri nomi di candidati a Sindaco, ma sono top secret, ovvero non gli quadrano bene i conti con gli alleati; ipotesi questa, che giustifica il loro "bisbigliare".

    I diessini, abbandonata la sinistra, (se ne fregano, beati loro, di quanto succede e di ciò che va maturando in campo nazionale) si sentono in una botte di ferro.

    Proclamano di avere già fatto l’accordo (evidentemente con i moderati della ex democrazia cristiana, oltre che con Severino e con Forza Italia, non si sa con chi altro), e di essere il solo partito rimasto in Italia, dopo lo smantellamento della DC e del PSI, che ha diritto ad amministrare il potere.

    Della novità di un gruppo di giovani, ne parliamo nella "breve cronaca pre-elettorale".

    Qui, confermando il nostro interesse ed apprezzamento anche per la battuta, nel convegno, che la politica di partito va fatta fuori dai confini del paese, diciamo che una sola cosa preoccupa noi e tanti Raccujesi: che non si montino la testa.

   Soprattutto, se pensano, non dicendolo apertamente, che bisogna scartare tutti i vecchi politici e chi, in passato, è stato nell’amministrazione.

    Sommessamente, rammentiamo loro che non si può diventare facilmente maturi, senza attingere all'esperienza.

    Delle mosse degli altri gruppi politici non sappiamo granché, oltre a quanto abbiamo scritto nel precedente numero de "Il Nuovo Risveglio". O perché aspettano, o perché il loro ermetismo è completo.

   Raccuja, 17 marzo 2002                                                                  Francesco Barone


ANCORA SUL CASTELLO BRANCIFORTI

 

   Torniamo a parlare del Castello Branciforti di Raccuja.

   Questa volta per fare una precisa denuncia: per accusare l’attuale sindaco di omertà, sospetta.

   Qualche settimana fa, vi è stato un secondo incontro col Direttore dei lavori e con l’Impresa.

   Con quale risultato? Ufficialmente, non se ne sa NULLA.

   Il Sindaco non ha informato la cittadinanza e nemmeno il Consiglio comunale che, data l’importanza della questione, andava riunito in seduta straordinaria.

   Abbiamo il sospetto che l’Impresa e il Direttore dei lavori, per difendersi, tramino qualche brutto scherzo per il Comune e che da parte del Comune (Sindaco) non si appronti una adeguata salvaguardia.

    In particolare, sospettiamo che sarà inventata la scusa che il difetto che ha causato i danni al Castello, non sia dovuto a inosservanze della Direzione o dell’Impresa, ma ad insufficienti previsioni del progetto.

    In questo caso, l’Impresa provvederebbe ai lavori di riparazione, ma non avendo alcuna colpa nella causa del danno, avanzerebbe al Comune la richiesta di mettere a carico dello stesso, la spesa occorrente o parte di essa.

    Accettare o subire questa impostazione, sarebbe abbastanza grave.

    Nell’ultimo incontro è stata verbalizzata qualcosa? E’ stato fatto qualche accordo?

    I cittadini lo voglio sapere e, comunque, vogliono sapere quali provvedimenti ha adottato il Sindaco perché non finisca come al campo sportivo.

    E’ stato dato qualche incarico ad un esperto di fiducia per fare una perizia tecnica sul danno e sulle cause?

    Il Direttore dei lavori o l’Impresa erano assicurati contro i danni provocati, involontariamente, durante o a causa dell’esecuzione dei lavori?

    Il silenzio su questi quesiti equivale ad una colpa.

    Sia ben chiaro: NON CONSENTIREMO CHE LE RESPONSABILITA’ RESTINO IMPUNITE E CHE IL CASTELLO NON VENGA, AL PIU’ PRESTO, RIPRISTINATO A REGOLA D’ARTE.

    Intanto riteniamo che sia opportuno indire da parte delle Associazioni locali, dei sindacati e dei partiti, una manifestazione pubblica in difesa del Castello, del Campo sportivo e dell’Auditorium.

    Raccuja 17 marzo 2002

    La redazione


Si puo’ avere fiducia in questi uomini?

 

-Gianfranco Fini nel 1994:

"Con il leader del Carroccio non siamo disposti a prendere neanche il caffè".

 

-Silvio Berlusconi:

nel 1994 "Ho fatto un fioretto: mai nominare Bossi".

nel 1995 "Scrivete: non mi siederò mai più a un tavolo dove ci sia anche il sig. Bossi".

-Umberto Bossi:

nel 1994 "Non andremo mai al governo con la puzzolente porcilaia fascista"

"Finché ci sarò io, un piduista come Berlusconi non metterà mai piedi a Palazzo Chigi".

"Berlusconi è un furbastro venditore di fustini".

nel 1995 "E’ un Peron della mutua e noi gli abbiamo smontato il bancone da cui intendeva affacciarsi".

-Roberto Maroni:

nel 1994 "Un incontro con Fini? E’ tutto da ridere. Noi non ci sederemo mai allo stesso tavolo con i fascisti: li spazzeremo via".

ORA STANNO A BRACCETTO mo mai alllo s ss cicici

-e, infine, il prete Ennio Pintacuda:

quando è venuto a Raccuja, accolto con la musica dall’Amministrazione di sinistra, alla domanda quale doveva essere il punto di riferimento o la linea di guida verso cui dovevano tendere le battaglie che proponeva, ha risposto: "la coerenza".

Nel 2001 è diventato consigliere di Forza Italia e della destra e si PAPPA 516 mila euro concessi dalla REGIONE Siciliana di Cuffaro, al Cerisdi.

f.b.


BREVE CRONACA PREELETTORALE…..COMMENTATA

 

    Nel numero scorso dicevamo che cominciavano a delinearsi due tendenze per le prossime elezioni amministrative: una di tipo amministrativo ed una di tipo politico.

    Non ci siamo sbagliati. Pur se, due tendenze, non vuol dire due liste; ma potrebbe anche esserlo.

   Le più frenetiche riunioni sono state quelle degli ex DC, anche di piccoli gruppi: in case private, nelle strade, nelle piazze –specialmente in quella 2 giugno- ed anche nel Circolo che una volta era dei "nobili" ed ora è diventata dei "partiti nobili", Alleanza nazionale e nuova DC dei riciclandi.

    Quest’ultimo partito, ancora senza un nome preciso, pare che abbia già scelto il candidato a Sindaco, Salvatore La Cava; pur se qualcuno parla di Tuccio Lucio (forse, rimembrando il passato).

    Riuscirà ad imporre il proprio candidato a Forza Italia, a Mastrantonio, ai Ds, a Severino? E a Salpietro e ai giovani?

    Rispondere è complicato. Perché, alla fine, potrebbe accettare anche il nome di un diessino. (A quanto si dice tra i Ds).

    I compari di Forza Italia si muovono con meno appariscenza, ma si muovono.

    I Ds, piuttosto, si agitano e pur se qualche "esponente" annuncia che hanno già un accordo, non sembra che quest’accordo l’abbiano raggiunto nella riunione di Oliveri, perché d’accordo sembra ancora che non siano neanche tra di loro. Il dubbio che hanno è: andare "tutto a destra"? Andare "tutto al centro"? Andare all’ammucchiata?.

    Nessun dubbio hanno, invece, sul NON andare a sinistra o restare a sinistra.

    E tutto questo, è veramente sconcertante.

    La novità-novità, è stata quella del convegno promosso dal movimento giovanile "La Svolta", tenutosi il 10 marzo, nella sala consiliare. Avevamo espresso apprezzamento per l’iniziativa di questo gruppo di giovani e lo confermiamo: perché riteniamo positivo che i giovani si occupino di politica amministrativa e perché, costoro, si sono presentati al pubblico, inventandosi un metodo nuovo, aperto, di presentazione, con la volontà di raffrontarsi direttamente con la gente. Hanno riscosso approvazione, quasi da parte di tutti, ma, secondo noi, più formale che sostanziale. Infatti, in quasi tutti gli interventi si notava un certo distacco da loro con quel "Voi…Voi…" con il quale vi si rivolgevano.

    Ma sui propositi di questi giovani per le elezioni comunali, veramente, non si è capito molto, pur se, in qualche battuta, si è capito chiaramente che la loro tendenza è di tipo amministrativo e non di tipo politico di partito.

    Qualcuno sostiene che il gruppo vuole essere promotore di mediazione tra le forze politiche, per raggrupparle, al fine di una svolta amministrativa – per un’unica lista, cioè - , ma ciò significherebbe promuovere una inutile ammucchiata.

    Altri sono rimasti incerti: ma è dovuto, forse, al fatto che il convegno era improntato all’appello-invito rivolto ai cittadini di esprimere la loro opinione e non a pronunciarsi sulla proposta di un progetto, o piattaforma politica per amministrare in modo nuovo il Comune (progetto o piattaforma che non vogliano dire il consueto programma). Infatti, non risulta che sia stato presentato un piano, un progetto di "svolta", nel metodo di amministrare e sul quale potevano pronunciarsi gli intervenuti.

    Se poi il gruppo sia "per dare o per ricevere", prima di tutto è il gruppo stesso che doveva dirlo, non il pubblico della sala al quale, semmai, restava la facoltà di dargli credito o meno.

    Comunque, le consultazioni nella loro sede, fatte come li fa il Presidente della Repubblica quando deve dare l’incarico per la formazione del governo, saranno opportune, ma non depongono bene.

    Queste brevi osservazioni non vogliono essere critiche malevoli, ma semplici riflessioni.

    Non vogliono e non tendono a scoraggiare, ma vogliono essere un semplice contributo, riconoscendo la sincerità e la buona fede che ha animato questa novità, che si palesa alla luce del giorno.

    Chissà, che non se ne faccia un altro di convegno. Ma di questo, quale conclusione hanno tratto?

    Altre ragguardevoli notizie, non ne abbiamo.

f. barone


IDEA PER UN PIATTAFORMA DI "SVOLTA" NELLA POLITICA AMMINISTRATIVA DI RACCUJA

 

    Schematicamente e senza alcuna pretesa, con l’intesa che vada ordinata, completata o arricchita ed anche, solo formalmente, corretta, esprimiamo qualche idea su un modo o metodo nuovo, "di svolta", per amministrare Raccuja.

 

    """ Prima di tutto, anteporre, in ogni momento dell’attività amministrativa, l’interesse collettivo e quello del Comune;

   -adottare il metodo democratico (no nel senso che la maggioranza vince sempre) ma nel senso del rispetto leale reciproco con i colleghi dell’amministrazione e della ricerca, per quanto più possibile, dell’accordo per deliberare all’unanimità: sempre nell’ambito della propria compagine consiliare;

    -preferire sempre l’attività collegiale;

    -evitare di trovarsi interessati, compresi i propri familiari, riguardo alle concessioni o agli affari del Comune;

    -bandire ogni forma di discriminazione nei confronti dei cittadini, in ogni campo, considerandoli tutti uguali nei diritti e nei doveri;

    -promuovere la collaborazione dei cittadini per il decoro del paese, per dare loro conto dell’attività amministrativa, convocando frequenti incontri assembleari, e sollecitando critiche e suggerimenti;

    -istituire gruppi di lavoro con volontari presso ogni Assessorato per coadiuvare l’Assessore nelle scelte e nelle decisioni;

    -non assumere mai provvedimenti senza consultare gli organi collegiali, ricercando il massimo consenso;

    -rendere trasparente la vita amministrativa;

    -salvaguardare il patrimonio del Comune, mobile ed immobile, storico, culturale o artistico contro ogni deterioramento e senza perdonare il vandalismo;

    -instaurare rapporti di fiducia con i dipendenti, favorire la loro professionalità, rispettare i loro diritti legittimi ed esigere la funzionalità degli uffici;

    -consorziare, con altro od altri Comuni, alcuni servizi (p.e.: segreteria, ragioneria, stato civile, ….) al fine di risparmiare alcune decine di milioni di euro e utilizzare meglio i dipendenti;

    -applicare e fare applicare, senza alcuna deroga, i regolamenti comunali;

    -promuovere ed elogiare la solidarietà tra i cittadini;

    -adoperarsi, nei limiti del possibile, contro la disoccupazione giovanile, sfruttando al meglio ogni risorsa;

    -curare e seguire, passo passo, le pratiche dei lavori pubblici e controllare e pretendere la corretta esecuzione, in collaborazione con l’ufficio tecnico, ma senza aspettare che vi provveda da solo, dando la precedenza alle opere incomplete;

    -predisporre la progettazione esecutiva di quei lavori che possono essere finanziati, ricorrendo per la spesa a qualunque possibilità;

    -istituire un ufficio consulenza e sviluppo, attrezzato con le leggi, le circolari e quant’altro può servire alla conoscenza e all’utilizzo, anche per consulenza e assistenza ai privati;

    -organizzare seriamente il servizio riscossioni imposte e tasse, eliminando gli errori e l’arretrato nell’interesse del Comune e dei contribuenti, facendo nuovi e aggiornati accertamenti, anche per evitare il ricorso all’anticipazione bancaria con aggravio di interessi (attualmente l’anticipazione è di circa 400 milioni di lire);

    -riunire tempestivamente le commissioni comunali, senza lasciare le pratiche a dormire, o rinviando per anni le decisioni (da cinque anni si rinvia la richiesta di licenza di una edicola);

    -transigere e chiudere le controversie giudiziarie in corso, se c’è parere legale favorevole, per evitare accumulo di spese a danno del Comune (vedi pratica Mobilia che è costata al Comune circa 50 milioni);

    -non assumere alcun impegno di spesa fuori bilancio;

    -unirsi agli altri Comuni per difendere l’autonomia comunale, assai maltrattata, nei confronti dello Stato, della Regione e della Provincia;

    -costituire una commissione comunale per lo sviluppo economico in cui siano rappresentate tutte le realtà;

    -organizzare o patrocinare e, comunque, favorire ogni iniziativa di svago, sportiva o culturale e predisporre periodiche apposite conferenze, coinvolgendo le scuole;

    -prodigarsi per la realizzazione del "paese albergo" ricorrendo alle provvidenze provinciali e agli aiuti del "bed and breakfast" (aiuti de "minimis", previsti dalla legge regionale 23 dicembre 2000, n.32, attuazione POR);

    -incoraggiare, in tutti i modi, lo svolgimento di sagre dei prodotti locali, interessando i produttori ed allestendo un’area attrezzata per periodiche esposizioni;

    -non lasciare nulla di intentato per rivendicare e ottenere tutti i diritti del paese."""

    Quanto sopra, può sembrare una elencazione di luoghi comuni, invece è un "breviario" da accettare, sottoscrivere e rispettare sempre da tutti i candidati ad amministrare il Comune. La sua importanza si può capire, solo se si prova a scoprire quanti amministratori hanno rispettato queste regole.

   


SPIGOLATURE

 

D’Amato, Presidente della Confindustria, sull’Art.18:

-"Il governo non tema la piazza: deve assumersi la responsabilità di fare le riforme per le quali è stato votato". Cioè: rispetti gli impegni assunti col padronato!

 

Giovanni Sartori, in merito alla legge sul conflitto d’interessi:

"Le modifiche preannunciate da Frattini per il riesame del Senato, sono soltanto foglie di fico. Alzata la foglia, l’impudicizia sottostante resta".

 

Marcello Pera, Presidente del Senato: "Sul conflitto d’interessi la legge va cambiata al Senato in tre punti: sistema sanzionatorio, possesso di mezzi d’informazione, incompatibilità a ricoprire cariche pubbliche". (Ma la proposta non convince per niente la maggioranza di centro-destra).

 

Filastrocca di Antonio da Milano. Giornata tipo.

-"Vivo in un palazzo costruito dal presidente del Consiglio; lavoro a Milano, in una azienda di cui è azionista principale il presidente del Consiglio; l’assicurazione

dell’auto con cui mi reco al lavoro è del presidente del Consiglio; vado la mattina a comprare il giornale e il proprietario è il presidente del Consiglio; vado in banca ed è del presidente del Consiglio;…….".

 

Caponnetto Antonio, ex capo del pool antimafia di Palermo:

"Finché l’informazione è in mano a gente come Berlusconi, la libertà e la democrazia sono in pericolo".

 

Padre Angelo Arrighini, parroco della chiesa Sacro Cuore Cristo Re, benedicendo il girotondo attorno alla RAI di Roma, al quale ha partecipato, ha detto: "Penso abbiamo espresso un disagio che non è il disagio di pochi, ma di tanti".

 

Rocco Buttiglione, nel Consiglio dei Ministri, a Maroni che proponeva di abolire completamente tutte le garanzie dell’Art.18 ai neoassunti nelle regioni meridionali, ha protestato: "Questo governo non è la CONFINDUSTRIA". Ma, poi, alla fine, non si è affatto opposto alla decisione unanime del Consiglio di mantenere nella proposta di deroga la modifica richiesta dalla CONFINDUSTRIA sull’Art.18.

 

Berlusconi, nel Consiglio dei Ministri, proponendo di cambiare l’Art.18 a favore del padronato, con grande sfacciataggine ha detto : "Ci sarà più lavoro, in otto mesi di governo ho fatto miracoli, chi sciopera lo fa contro i suoi figli"

Evidentemente vuole diventare santo, per i miracoli ed anche per le menzogne.

 

Differenze:

gli israeliani contro i palestinesi combattono con ventimila soldati bene armati, con carri armati, con elicotteri, con missili e moderni fucili automatici, e con l’occupazione dei territori;

i palestinesi, sotto occupazione, combattono con le pietre, con qualche Kalashnikov, ma soprattutto con la vita umana dei kamikaze.

E Sharon dice che gli israeliani, i suoi soldati, combattono per "legittima difesa".


Regione Siciliana……..Attualità

Riportiamo dal n.10 de L’Espresso, il servizio:

"Regione Sicilia/Viaggio in una terra governata dal Polo"

Non lavoro e faccio miracoli

Nei primi 7 mesi, solo 29 ore di aula, 8 leggi approvate e 52 giorni di vacanza. Con i soldi distribuiti a pioggia e i conti che non tornano".

di Peter Gomez e Giuseppe Lo Bianco

""O MARIA, A TE OGGI AFFIDIAMO IL FUTURO DELLA NOSTRA AMATA SICILIA: CUSTODISCILA E PROTEGGILA…..

Arrivato a fine ottobre, dopo aver visto lavorare in aula i deputati della sua maggioranza meno di due ore alla settimana, il Presidente della regione Salvatore ‘Totò Cuffaro, si è rivolto alla Madonna. Davanti a 15 mila fedeli, riuniti a Siracusa nel santuario delle Lacrime, ha pregato la ‘’Bedda Matri’’ di guidare i ‘’governanti’’. E ha chiesto aiuto per potere ‘’promuovere opere che servano a dare equilibrio, dignità e lavoro ad ogni figlio di questa terra’’. In attesa che l’atto di affidamento, stampato in 20 mila copie, sortisca il suo effetto, sei milioni di siciliani sperano, più modestamente, che dai 90 deputati regionali riuniti (di tanto in tanto) a Palazzo dei Normanni, giunga qualche segnale di vita.

Il Parlamento più antico d’Europa, come recitano le locandine turistiche, è, infatti, paralizzato. E anche se il centro-destra, reduce da una trionfale campagna di primavera, ha in mano una maggioranza bulgara (63 rappresentanti), in sette mesi di attività sono state varate solo otto leggi. (Le cose non sono cambiate in meglio, fino a febbraio, n.d.r.). Qualcuno, come il deputato regionale leader di Democrazia Europea, Sergio D’Antoni, l’ha presa cinicamente con ironia: ‘’E’ un bene. Qui in passato con le leggi si sono fatti solo disastri’’. Sebastiano Gurreri, neoeletto nelle fila della Margherita, ha invece investito un mese di stipendio (9.800 euro netti ai quali bisogna aggiungere oltre 4 mila euro destinati al portaborse), per acquistare una pagina pubblicitaria su ‘’Il Giornale di Sicilia’’ è ha denunciato lo scandalo dell’assemblea che non fa niente. Infatti, secondo uno studio del deputato ds Roberto De Benedictis, in sedici settimane, dall’inizio della legislatura al 13 novembre scorso, gli onorevoli regionali hanno lavorato in aula 20 ore, contro le 45 trascorse tra rinvii, ritardi e sospensioni. Nell’ultima settimana di ottobre una sola seduta, durata tre minuti: il tempo di rinviare tutto al successivo 13 novembre, al ritorno di un viaggio dei parlamentari in Cina. Da quella data un altro mese di lavori a singhiozzo e poi una nuova sospensione, questa volta per le vacanze di Natale, o meglio di Carnevale, visto che l’Ars (l’Assemblea regionale siciliana), è rimasta chiusa dal 21 dicembre al 12 febbraio. Il risultato è che oggi (7 marzo 2002, n.d.r.) non è stato approvato nemmeno il bilancio. E la Sicilia che deve fare i conti con un ‘’buco’’ di cassa di 4 miliardi e 130 milioni di euro, naviga nelle perigliose acque dell’esercizio provvisorio.

Migliore è invece la situazione della legge finanziaria regionale: il Dpef che doveva essere approvato a luglio e che invece è passato (con otto mesi di ritardo) solo due settimane fa. Ma non grazie al centro-destra. Durante le votazioni, infatti, il numero legale era mancato alla prima chiamata, alla seconda alle 22 e persino la mattina successiva. A quel punto le opposizioni si sono messe una mano sul cuore e hanno dato il loro appoggio determinante al documento.

‘’Credo che ridurre il problema alla scarsa produttività dell’assemblea sia sbagliato’’, protesta il presidente della commissione bilancio Nino Croce (F.I.): Capisco che il mio collega della margherita sia rimasto sorpreso nell’assistere alla chiusura dell’Ars. Ma lui è alla sua prima legislatura e, forse per inesperienza, non sa che durante le sessioni di bilancio si possono discutere e approvare solo leggi di bilancio. E se l’assemblea è chiusa lavorano invece le commissioni. Senza dimenticare, infine, che le leggi non vanno giudicate dal numero, ma dalla loro qualità. Soprattutto perché qui uno dei primi problemi è la delegificazione’’.

Al di là di ogni polemica, resta il gigantesco deficit siciliano.

A fine novembre è stata votata una manovra collettiva da 380 milioni di euro relativa alla finanziaria 2001. Addirittura 106 articoli con cui il governo Cuffaro, ha introdotto di tutto. Ci sono 103 mila euro stanziati a favore del musicista ‘’iscritto almeno da dieci anni alla Siae’’ (chissà perché) che comporrà l’inno siciliano; ci sono 516 mila euro concessi al Cerisdi, il centro di formazione manager diventato la base dell’ex prete rosso e neo consigliere della destra, padre Ennio Pintacuda; ci sono 258 mila euro dati a un centro ricerca sul teatro popolare per realizzare un film su Ettore Majorana; ci sono quasi 26 mila euro destinati a un Centro europeo di studi economici e sociali; 258 mila per acquistare mobili liberty da piazzare in una casa museo di Chiaromonte Gulfi e 77 mila vanno all’Officina studi medievali di Palermo. Molti anche i soldi distribuiti a pioggia a chiese ed enti religiosi: 279 mila euro per i restauri degli organi delle cattedrali di Trapani e di Sciacca; 51 mila euro per l’associazione culturale per la promozione delle ricerche teologiche. E via finanziando….

Cuffaro che a Roma si è fatto sulle ginocchia la scala Santa, non fa del resto mistero del suo stretto legame con le gerarchie ecclesiastiche . ‘’Anche le suore sono come me’’ ha gongolato in un’intervista, ‘’Le Collegine’’ , le sorelle del collegio di Maria, in Sicilia hanno cinquanta istituti. Sceglietene uno a caso e chiedete per chi hanno votato. Diranno per Totò Cuffaro’’. Non per niente uno dei primi provvedimenti presi quando è arrivato alla testa della regione è stata la ratifica di un intesa raggiunta già nell’aprile del 2001 dall’ex assessore alla sanità Giuseppe Provenzano (Forza Italia) con il cardinale De Giorgi. Sulla base di questo accordo Totò Cuffaro ha assunto a tempo indeterminato 200 sacerdoti destinandoli all’assistenza spirituale dei ricoverati in ospedale. Le spese intanto vanno a gravare sui bilanci delle Asl già indebitate per un miliardo e 84 milioni di euro.

Quasi contemporaneamente il nuovo responsabile della Sanità, il ginecologo Ettore Cittadini, ha proposto l’introduzione di un ticket regionale di 0,50 euro su ogni medicinale acquistato. A pagare la nuova tassa dovrebbero essere tutti i siciliani, dal grande imprenditore al poveraccio. Cittadini pensa di ricavarci circa 20 milioni e 700 mila euro e punta sull’effetto psicologico del provvedimento: ‘’Così la gente non va in farmacia a fare lo shopping’’.

In realtà, il problema rischia di essere risolto all’origine dai farmacisti che in questi giorni minacciano di non consegnare gratuitamente i medicinali prescritti dai medici. ‘’Per forza, non ricevono non ricevono i rimborsi da maggio ‘’, spiega Angelo Capodicasa, capogruppo dei Ds, ‘ e lo stesso discorso vale per i biologi i quali hanno già scaricato i costi sull’utenza passando all’assistenza indiretta. Aspettano di essere pagati anche centinaia di docenti della formazione professionale e quelle imprese che vantano decine di miliardi di crediti per i beni e i servizi erogati.’’.

Insomma, il piatto piange. Proprio per questo gli uomini della giunta Cuffaro, il 2 ottobre, con un gesto di alto valore simbolico, hanno deciso di autoridursi l’indennità del 10 per cento. Così ora gli assessori ‘guadagnano’ solo 2 mila e 500 euro al mese in più di un consigliere(deputato ndr).

A riequilibrare la situazione (in favore delle uscite) ci pensa intanto un’altra iniziativa: la creazione di 17 "uffici speciali", da quello "per le relazioni euromediterranee e per la insularità" a quello "per l’accelerazione e la qualificazione della spesa pubblica" dove, a 35 mila euro l’anno, siedono molti ex alti funzionari e anche un ex candidato alla presidenza della Regione caduto in disgrazia.

All’austerità del governo corrispondono analoghi comportamenti del palazzo di fronte, quello dei re normanni, che ospita l’Ars. Qui il presidente Guido Lo Porto (An) ha applicato alla lettera il manuale Cencelli garantendo ecumenicamente l’ingresso nell’ufficio di presidenza a un rappresentante (detto segretario) per ogni gruppo parlamentare e raddoppiando i vicepresidenti di commissione. I nuovi segretari percepiranno dunque oltre 3 mila e 200 euro di bonus suppletivo , oltre ad avere un ufficio con segretario e una macchina con autista. Il secondo vice-presidente di commissione (finora ce ne era, come vuole la logica, uno solo) percepirà, invece, oltre 500 euro in più. "Ogni nuovo segretario costerà 258 mila euro l’anno, denuncia Franco Piro della Margherita: E’ uno scandalo".

Se per far fronte ad una marea di debiti si pensa anche ad una "tassa ambientale", cioè ad un balzello di tipo medioevale, imposto alle aziende che gestiscono reti del metano(compresa una sorta di servitù sul gasdotto Italia-Algeria), per gli investimenti si fa ricorso alle banche estere e all’Europa. A marzo Merrill Lynch, che ha fin qui fatto da advisor per oltre 2 miliardi e 582 mlioni di euro di prestiti internazionali, dovrà decidere se confermare il buon rating(A1 e A) attribuito ai bond siciliani all’epoca del governo di centrosinistra. Entro fine anno dovrà invece essere speso il primo miliardo di euro di fondi Unione europea targati Agenda 2000. Se verrà superata la data del31 dicembre ci sarà una riduzione proporzionale alla mancata spesa delle tranches di successivi finanziamenti. In ballo c’è una somma enorme: 10 miliardi e 100 milioni di euro. Quanto basta per far cambiare la faccia all’isola. "E’ l’ultima occasione", spiega il capogruppo della Margherita, Giovanni Barbagallo, "dopo questi fondi non ce ne saranno altri, perché l’Europa si sta allargando a est" Insomma, se si sbaglia i rubinetti si chiudono. Per questo a Bruxelles è stata aperta a un costo complessivo di 774 mila euro l’anno una sede di rappresentanza della regione affidata all’ex sindaco Dc di Catania Francesco Attaguile. Ma l’errore è già nell’aria. Il primo appalto, quello per il piano di comunicazione (circa 2 milioni e 65 mila euro), che dovrà pubblicizzare per sei anni tutta Agenda 2000, è stato vinto dalla Innovazioni culturali, una piccola cooperativa di Caltanissetta (7 mila e 800 euro di fatturato) presieduta da Peppe Cannavò, il titolare trentatreenne di un minuscolo negozio di souvenir e gadget. Cannavò, sebbene la sua cooperativa (fino a dicembre) risultasse avere sede nella casa Iacp dove vive con i genitori, ha sbaragliato una dozzina di concorrenti del calibro di Young & Rubicam ed Ansa. Un vero miracolo. Un segno tangibile di come qualcuno, lassù, i ragazzi siciliani li ama davvero.""

(Marzo 2002)


APPELLO AI CITTADINI, AGLI ORGANIZZATORI ED AI PARTECIPANTI

ALL’ASSEMBLEA DEL 10 MARZO 2002

    Ritenendo sia un dovere di ogni cittadino partecipare alla vita politica del proprio paese e, non essendo possibile essere presente alla odierna assemblea, ho deciso di inviare questo scritto che vuole essere un mio primo contributo al dibattito sulle prospettive politiche e sulle possibilità di sviluppo sociale ed economico di Raccuja.

    Mi preme, innanzitutto, ringraziare gli organizzatori di questa assemblea, che hanno lanciato un sasso nell’ambito piuttosto stagnante della vita politica Raccujese, costituendo una piacevole novità ed un elemento positivo per vivacizzare e, spero, aprire nuove prospettive per lo sviluppo del nostro paese. Mi rammarica il non potere ascoltare le motivazioni, percepire i sentimenti e gli obiettivi che animano gli organizzatori di questa giornata, ma è certo che la presa di coscienza, la voglia di "essere presenti", di "contare", di contribuire al proprio destino ed al destino della propria comunità costituisce un elemento fondamentale ed essenziale della democrazia e dimostra la vitalità e la fertilità intellettuale dei giovani di Raccuja.

    Entrando nel merito della situazione politica del nostro paese bisogna, preliminarmente, fare alcune brevi considerazioni sulle cause della crisi profonda e drammatica che investe la nostra comunità, evidenziandone gli elementi essenziali, e lasciando ad un successivo momento, in altra sede, il loro approfondimento.

    Le cause della crisi economica, sociale, culturale e politica di Raccuja, a mio parere, dipendono da due fattori concorrenti:

  • uno esterno, strutturale, legato a scelte politiche generali dei governi nazionali, regionali e provinciali, passati, presenti e probabilmente futuri, che attengono all’abbandono delle comunità montane a loro stesse, alla mancanza di sostegno all’agricoltura dei nostri paesi, ad una politica cieca nei riguardi dei pericoli e dei danni derivanti dal dissesto idrogeologico causato dall’abbandono delle nostre montagne;
  • uno interno, dovuto alla lacerazione del tessuto socio-politico del nostro paese, legato sia ad una quanto mai inutile frammentazione politico-partitica in ambito amministrativo locale, che non consente la messa in comune di tutte le potenzialità, competenze ed intelligenze dei Raccujesi, sia all’incapacità di ascoltare, all’incapacità a farsi collaborare degli attuali amministratori; ed è certo che la contrapposizione netta tra i vari gruppi, e tra questi e l’amministrazione uscente non ha giovato e non giova allo sviluppo di Raccuja.

    Ambedue questi fattori hanno concorso in questi anni a rendere la situazione attuale gravissima: Raccuja tende sempre di più a scomparire, a spopolarsi, e non emerge alcun segnale di ripresa.

    Se contro la crisi strutturale che investe le comunità montane bisogna lottare in un ambito più vasto, con un disegno comune, assieme alle altre comunità dei Nebrodi, è in ambito locale che si può sin da oggi invertire la rotta.

    Occorre, a mio parere, un comitato di salvezza cittadino.

    Occorre il contributo di tutti, nessuno escluso (cittadino, associazione, gruppo politico).

    Occorre mettere insieme tutte le intelligenze, tutte le volontà, tutte le competenze, tutte le capacità.

    Occorre abbattere gli steccati e le barriere, spesso mentali, che ci dividono.

    Per fare questo bisogna rendersi conto che nessuno di noi, nessun gruppo o partito o associazione, da solo è autosufficiente; da solo è in grado di fare sviluppare Raccuja; da solo è in grado di delineare e concretizzare un progetto serio di sviluppo.

    La complessità di una corretta gestione amministrativa; il trasferimento sempre più massiccio di competenze, spesso di natura fiscale, ai comuni; le difficoltà di reperimento di finanziamenti per la realizzazione di lavori pubblici; la necessità di attingere quanto più possibile ai contributi della Comunità Europea; impongono lo sfruttamento di tutte le risorse e potenzialità, in termini di donne e di uomini, che vivono o che, comunque, mantengono un legame con Raccuja.

    Per fare questo bisogna rendersi conto che "fare politica" non deve necessariamente significare il ricoprimento di cariche elettive (di consigliere, assessore o sindaco); "fare politica" significa occuparsi della propria città, del proprio quartiere, del posto in cui si vive e può essere fatta partecipando con le proprie idee, con le proprie competenze, con il proprio amore, anche da semplice cittadino.

    Certo, affinché ciò possa incidere realmente ed avere un maggiore effetto, è necessario che chi ricopre cariche pubbliche sia aperto verso l’esterno, sia capace di ascoltare gli altri, sappia prendere in considerazione i consigli di chi magari non può, ovvero non vuole, impegnarsi direttamente, in prima persona, negli organi democratici elettivi.

    Io credo che se queste mie considerazioni risulteranno condivise dagli altri cittadini, dalle associazioni ed anche dalle forze politiche, potranno aprirsi realmente nuovi orizzonti, potrà essere ricostruita la trama di un tessuto sociale, nel quale prevalga la collaborazione sulla divisione, lo sforzo collettivo di una comunità verso la sua rinascita sullo sforzo disarticolato di ciascun gruppo contro l’altro.

    E’ ovvio che ritengo questa opzione la più difficile, quasi irrealizzabile, ma ritengo anche che sia l’unica praticabile se si vuole mantenere la speranza di un futuro per Raccuja, l’unica via possibile per tentare di uscire da questa profonda ed apparentemente inarrestabile crisi.

    Ognuno di noi è tenuto, oggi, in questa drammatica situazione, a mettere da parte i motivi di divisione e gli eventuali rancori personali, in quanto vi è in gioco la sopravvivenza del nostro stesso paese.

    Bisogna sedersi tutti attorno allo stesso tavolo, trovare una persona o un gruppo di persone che possano avere la fiducia di ognuno di noi, che possano rappresentare tutti, che siano aperte al dialogo e soprattutto sappiano ascoltare, ed elaborare insieme, nessuno escluso, portando ciascuno il proprio contributo, un progetto di sviluppo per Raccuja, serio, articolato, verificabile nel tempo.

    Un progetto che possa essere l’orizzonte di riferimento per tutti noi, cittadini, associazioni e gruppi politici, che possa indicare l’insieme degli obiettivi attorno ai quali incanalare i nostri sforzi e le nostre speranze, un progetto per salvare Raccuja, uno strumento per la futura attività amministrativa.

    E’ questa la mia speranza. E’ questo un mio sogno.

    Spero che a sognare siamo in tanti, cosicché il sogno diventi realtà.

 

    Palermo, 10 marzo 2002                                                                             Giovanni Barone

 


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