Vivo in America, ma sono nato a Gerusalemme. La mia famiglia è un po’ particolare, mia madre è ebrea e mio padre musulmano, per questo sono cresciuto con due diverse culture. Ogni anno ricevo doppi regali: da parte della famiglia di mamma per le feste ebraiche, de parte di quella di mio padre, per le feste islamiche. Anche mangiare mangio il doppio, per ogni celebrazione c’è un piatto tipico e, quando finisce una festa, a casa mia ne arriva subito un’altra.

I miei genitori hanno lasciato Gerusalemme per vivere in pace, lontani dai conflitti, però tutti i miei zii e cugini sono ancora là.

Il mio sogno è di far tornare la tranquillità fra le mie famiglie, quella israeliana e quella palestinese.

Otto mesi fa seppi che un mio cugino, parente da parte di mia madre, era stato ucciso dallo zio di mio padre; per questo decisi di tornare a Gerusalemme e fare qualcosa.

Era un lunedì quando arrivai a casa di mia zia Rut, le chiesi di aprire la stanza di David, guardando i suoi libri pensai: “La guerra rende tutto più difficile”.

La mattina seguente, al mio arrivo, cercai i miei amici palestinesi e diedi loro un appuntamento per incontrarci nel pomeriggio.

Quando fummo tutti riuniti, discutemmo sulla situazione dei due popoli. All’unanimità fu deciso di aprire una scuola, come soluzione per mettere fine al conflitto. Una scuola che insegnasse ai bambini a leggere, scrivere e riflettere, in cui era possibile studiare su libri di tutti i paesi e di tutte le culture, ma soprattutto una scuola in cui i bambini potessero imparare a convivere.

I lavori stanno procedendo bene, io sono tornato in America per festeggiare la festa degli alberi con la mia famiglia. Speriamo che il mio sogno si realizzi.

 

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