-Paese Sera. Venerdì 7 maggio 1954 -

Impressionante bilancio di una sciagura che getta il lutto in tutto il Paese.


Q uarantatre sono le vittime della tragica esplosione di Ribolla. Ventitre sono le salme estratte. Si dispera di poter strappare alla miniera i resti di altri minatori. La disperazione ha invaso tutte le case del paese. Il drammatico racconto di uno scampato. A colloquio con la moglie di una vittima. Si avvalorano le ipotesi avanzate ieri sulle responsabilità della Società. Una reticente dichiarazione.


Dal nostro inviato.

E' stato confermato questa notte, in forma ufficiale, che il numero delle vittime è purtroppo 43.
Le bare nel teatro di Ribolla, trasformato in camera ardente, sono salite a 23; altri due poveri morti, irriconoscibili, attendono appunto il riconoscimento prima di venire trasportati nella camera ardente.
Sono così 25 le salme estratte dalla miniera: altre 18 sono ancora laggiù e per alcune di esse sembra molto difficile il recupero.
Qualche giornale ha voluto ieri, pietosamente, parlare di "sepolti vivi"; in realtà fin da ieri l'altro nessuna speranza poteva sussistere di trovare qualche sopravvissuto.
I funerali sono stati fissati per le ore 9 di domani mattina.
I minatori che hanno iniziato nel primo mattino di martedì scorso il difficile lavoro e il recupero delle salme non hanno mai dubitato che qualcuno potesse essere sopravvissuto laggiù.
Nessuno infatti ha udito il benché minimo segno di vita.
 Uno di questi, di nome Berto, questa notte davanti al pozzo Raffo ci parlava appunto del grande silenzio che regna nella tragica miniera, sconvolta dall'esplosione: solo di tanto in tanto si ode una frana in profondità o un improvviso gocciolare di acque.
Abbiamo appreso anche, che a mano a mano che le ricerche si spingono verso la galleria numero 31 le condizioni della miniera appaiono sempre più catastrofiche; là si notano i segni di una larga voragine provocata dall'esplosione e ricolmatasi poi di detriti.
Densi vapori rendono l'aria irrespirabile.
La temperatura raggiunge e supera i 40 gradi.
Per proseguire nelle ricerche occorre scavare nel materiale smosso, terriccio, roccia e lignite: occorre costruire i sostegni.
Questa notte soltanto due operai erano stati autorizzati ad inoltrarsi lungo i cunicoli provvisori, faticosamente scavati e protetti da provvisorie armature al fine di evitare nuove disgrazie.
L'aria è resa laggiù maleodorante per la presenza dei poveri resti umani sepolti sotto la frana, spesso a breve distanza dai centri di combustione in attività, esposti cioè a temperature molto elevate.
Si teme purtroppo che una parte delle salme, quelle della compagnia della 31, ad esempio, risulteranno in condizioni tali da impedire ogni riconoscimento, anche se sarà possibile estrarle dalla miniera.
Il lavoro degli uomini che si presentano all'opera pietosa e rischiosa insieme del recupero è reso anche più duro dalla necessità di procedere muniti di maschera, il che rende faticosa la respirazione.
La Direzione della miniera ha provveduto ora ad immettere l'aria nelle gallerie con il nuovo impianto.
Sempre nuovi e più convincenti indizi confermano la versione del disastro da noi data ieri in seguito alle rivelazioni fatteci dai minatori.
Si è appreso, ad esempio, questa notte che la squadra di salvataggio, composta di cinque uomini, era scesa in miniera prima delle ore 8 di martedì, non già a scopo di esercitazione, come in un primo momento era stato detto dai funzionari della Montecatini.
Quella squadra aveva il compito di spegnere o isolare i fuochi accesi nella galleria n.13 che era stata riaperta da soli cinque giorni.
Il disastro si è verificato verso le 8,30 del mattino; il turno di lavoro era già iniziato da mezz'ora circa.
Ciò significa che anche quella squadra aveva iniziato il suo lavoro.

PAROLE SIGNIFICATIVE

D obbiamo rilevare a questo punto che parlando con noi giornalisti un funzionario della Montecatini al pozzo Camorra ieri l'altro sera, aveva detto che il disastro si sarebbe verificato fra le ore 7,30 e le ore 8.
Aveva precisato anzi che non tutti gli operai del turno smontante erano usciti dalle gallerie e che alcuni di essi si trovavano ancora negli spogliatoi sotterranei dove abitualmente indossano gli indumenti intimi, la camicia, le mutande, i calzini, prima di risalire alla superficie.
Ma questa versione contrasta con tutte le circostanze successivamente accertate e sembra anzi tradire una grave preoccupazione.
Anche la squadra di salvataggio era logicamente costretta a lavorare con mezzi rudimentali: in genere, trattandosi di isolare e spegnere i fuochi nelle gallerie che si sviluppano all'interno della massa del minerale, in profondità, come nel caso della 31, gli operai debbono talvolta scavare la massa infuocata, picconandola o trapanandola a distanza, il che determina la caduta di corpi in fiamme.
Può anche darsi che proprio nel corso di una operazione del genere si sia verificato il disastro.
La Montecatini in un suo ultimo comunicato afferma che la miniera di Ribolla era attrezzata modernamente e attribuisce la sciagura a "mera fatalità".
Ma i documenti che abbiamo ieri pubblicato e gli altri che l'autorità inquirente avrà modo di controllare presso l'Ispettorato delle Miniere di Grosseto, smentiscono la Società.
Sarà cura del magistrato tener conto della circostanza che i tecnici della Montecatini non si trovano nelle circostanze migliori per manifestare liberamente il loro pensiero, perché preso o tardi potrebbero pagare le conseguenze della loro "indipendenza".

DENUNCE FONDATE

Del resto, rispondendo alle denunce del Sindacato minatori l'Ispettorato delle Miniere di Grosseto ne ha già implicitamente riconosciuto la fondatezza, proprio rispondendo che le opere di sicurezza richieste dagli operai non si potevano imporre alla Montecatini perché "antieconomiche".
La coincidenza della mentalità del funzionario dello Stato con quella degli amministratori del grande capitale privato è purtroppo all'origine di questa come di altre sciagure nel corso delle quali hanno perduto la vita centinaia e centinaia di cittadini.
Bene sarebbe che il funzionario dello Stato esercitasse il suo mandato nell'interesse di tutti: in questo caso l'interesse da far prevalere su ogni altro era la salva guardia della vita di questi poveri uomini, oggi chiusi nelle bare dentro una camera ardente o ancora sepolti nella miniera.
La conferma della circostanza che con ogni probabilità la squadra di salvataggio aveva iniziato già il suo lavoro, l'abbiamo avuta indirettamente anche conversando con uno dei 15 minatori che si sono salvati, il suo nome è Mario Sbrana e faceva parte della compagnia n.14.
Riferisco il suo drammatico racconto testualmente così come ho potuto raccoglierlo dalla sua viva voce.
"sono disceso in miniera con la mia compagnia, la numero 14, alle 7,20 circa.
Poco dopo le 7,30 ci eravamo già cambiati.
Anche le compagnie n.12, 11, 13, 41 e 33 erano già avviate al lavoro verso le rispettive gallerie".

UNA GROSSA FRANA

Quando siamo arrivati al posto di lavoro non abbiamo potuto cominciare subito perché il giorno prima si era verificata una grossa frana.
Volevamo attendere il consiglio del caporale prima di proseguire.
Il caporale è giunto poco dopo; ci siamo consigliati con lui e si è deciso di costruire un castello protettivo per raggiungere la volta.
Io dovevo proprio fissare il castello principale alla galleria, mentre gli altri uomini della squadra dovevano costruire il "quadro" e cioè i rinforzi laterali dell'armatura.
Per poter compiere il lavoro affidatomi avrei dovuto picconare alcune sporgenze.
Nel preciso istante in cui mi apprestavo a vibrare i primi colpi di piccone ho udito la terribile esplosione.
Ciò conferma che la squadra n. 14 aveva dunque iniziato il suo lavoro, dopo avere atteso la venuta del caporale e dopo avere concordato il da farsi.
Anche le altre squadre, e quindi anche gli uomini della squadra di salvataggio, avevano certamente iniziato la loro opera nella zona dei fuochi.
Il minatore Sbrana ha proseguito affermando: "Ho pensato subito che il grisou fosse scoppiato alla compagnia 31".
Nel linguaggio dei minatori, la squadra e la galleria ove lavorano vengono indicate con il nome unico di compagnia.
Era una rivelazione importante: ho invitato Mario Sbrana a riflettere bene su di essa e gli ho chiesto perché avesse pensato che proprio dalla galleria 31 fosse partito il disastro. Ecco la sua risposta:
"Già nel 1951, alla 31 era avvenuta un'altra disgrazia per la presenza del grisou: fu quando restarono feriti Pallini e Cartolina; guardi che il suo vero nome è Pianciardi, ma noi lo chiamavamo così.
Il povero Pallini che era rimasto allora nella galleria 31 ha perduto ora la sua vita sempre a causa del grisou nella stessa galleria".

I TECNICI SAPEVANO?

A questo punto, bisogna domandarsi se i tecnici della Montecatini sapevano, così come lo sapevano gli operai, prima di ordinare la riapertura della galleria 31, che tre anni or sono si era già verificata in quel luogo un'esplosione di grisou.
Ecco ora come la squadra 14 ha potuto porsi in salvo. é sempre Mario Sbrana che racconta:
"Quasi subito la nostra galleria è stata invasa da un denso fumo e un polverone nero irrespirabile.
Bisognava restare calmi.
Tutto intorno si sentiva franare la terra, come una cascata. Da tutte le parti la miniera scricchiolava e dopo il primo boato abbiamo udito schianti e rimbombi che pareva il finimondo; credevamo di finire schiacciati come tanti topi.
Ma bisognava restare calmi: solo così si poteva sperare di salvarci.
Noi conosciamo la miniera meglio di casa nostra: dopo aver valutato la situazione, sicuri ormai che l'esplosione doveva essere avvenuta alla 31, abbiamo stabilito concordemente che bisognava poter raggiungere il pozzo numero 19, unica via di salvezza.
Ma per raggiungere il pozzo bisognava discendere più in basso, lungo una serie di gallerie intermedie.
Arrivati a quelle gallerie ci siamo sentiti soffocare: il polverone, il fumo e un caldo che pareva di avere le vampe al viso, impedivano di proseguire.
Ci siamo consigliati ancora: i nostri nervi resistevano bene.
Non potevamo proseguire in quella direzione.
Abbiamo deciso allora di raggiungere il n. 15; era l'unica via attraverso la quale avremmo potuto raggiungere il pozzo numero 10.
Ma giunti alle gallerie intermedie della compagnia 18, il fumo era anche più denso.
Abbiamo messo allora le mascherine antipolvere per poter proseguire e siamo andati avanti.

SIAMO PERDUTI

Qualcuno ormai disperava; ho udito una voce che diceva "siamo perduti, qui c'è il fuoco!" ma subito dopo, sempre barcollando nel buio e respirando a fatica mi sono accorto che l'aria migliorava.
Poi ho udito qualcuno che gridava: Venite! Qui c'è l'aria buona.
Il primo della fila era già arrivato al pozzo numero 10.
Il nostro piano era dunque giusto. Qui purtroppo abbiamo visto i vagoni accavallati l'uno addosso all'altro a causa dello spostamento d'aria.
Un'altra squadra proveniente dalla 18 ci ha raggiunto: erano tutti salvi anche loro.
Accanto ai binari vi era un uomo caduto a terra.
Mi sono curvato, lo ho afferrato per la testa sperando che fosse ancora vivo.
Ho sentito il suo cranio fra le mie mani, tenero come un bambino appena nato.
Quell'uomo era già senza vita. Allora mi sono messo a piangere, non ho avuto il coraggio di toccarlo una seconda volta.
Lo avevo riconosciuto, era Angelo Vannini di Roccastrada.
Siamo andati oltre: abbiamo incontrato un sorvegliante che ci ha avvertiti che era inutile proseguire in quella direzione perché la croce 12 / 13 era chiusa a notte in seguito alla frana.
Purtroppo nel pozzo 10 non vi sono le gabbie e non potevamo raggiungere in nessun modo l'uscita fino alla Camorra.
Allora ci siamo avviati verso il pozzo Raffo, abbiamo trovato il passaggio libero e abbiamo potuto raggiungere l'uscita.
Quando abbiamo visto la luce del sole, ci siamo abbracciati piangendo.
Ci siamo contati: eravamo 15 uomini".
Mi sono recato questa mattina nella casa del minatore Silvano Simonelli, che sorge non lontana dal centro di Ribolla.
Una casetta tutta nuova, ad un solo piano, ancora odorosa di calce. Il minatore Simonelli non vi tornerà più: il suo corpo non è stato ancora ritrovato.

BIMBE IGNARE

Là vi erano la moglie Flora, una giovane donna meno che trentenne, la madre, le sorelle del minatore e le sue due bambine, una di 4 e l'altra di 5 anni, con le treccine bionde, lunghe, le gonnelline a quadretti bianchi e rosa e la maglietta rossa, le scarpine nuove comprate per Pasqua.
Nella casa del minatore Silvano Simonelli ogni cosa pareva appena uscita dal negozio: i mobili, le stoviglie, la bicicletta all'ingresso.
Era un giovane uomo forte e sano, lavorava a cottimo e guadagnava abbastanza per una vita decorosa.
È difficile scrivere quello che là dentro ho udito e visto.
È difficile parlare della casetta nuova del minatore Simonelli.
La moglie circondata dalle altre donne diceva:" non se l'è nemmeno goduta la sua casa nuova; tutto è suo qua dentro: ha piantato con le sue mani ogni chiodo e pagato con il suo sudore ogni mattone.
Adesso è sepolto nella miniera".
Le due bambine in disparte parlottavano fra di loro serie, ma senza piangere.
Non sapevano ancora che il babbo era morto. Erano serie e buone come sanno essere i bimbi della povera gente quando vedono i grandi che piangono.
"maledetta la miniera di Ribolla!" ripeteva la vecchia madre, immobile, accanto alla nuora.

CORRETE!

La sposa mi ha poi raccontato come ha avuto notizia della sciagura. Poco dopo le 8,30 si era recata ad accompagnare a scuola la bimba maggiore, Robertina.
"è passato un giovane dicendo: correte, è scoppiato il gas alla Camorra!".
"mio marito è alla Camorra ed è morto" ho pensato subito.
Non potevo sperare nulla. Silvano me lo diceva sempre che c'era pericolo. Se lo avessero ascoltato!
Perché non lo hanno ascoltato?"
"oh! Se potessi avere qui anche la sua ombra!
Se potessi solo vederlo, mutilato, stroppiato magari, ma vederlo nella sua casa!
Anche se lo troveranno sfracellato, voglio vederlo!".
Le donne adesso tacevano e si è fatta avanti la bimba Robertina di 5 anni.
Si è avvicinata alla madre ed ha detto:"guarda, mamma, ho la lingua tutta nera perché ho mangiato la liquirizia".
Poi con la manina ha cominciato a carezzare il volto arrossato e bagnato di lacrime di sua madre, quasi volesse consolarla ed ha continuato:" è vero, mamma, che io resterò dalla zia Lina?"
"e mi lasci sola, Robertina? Perché mi lasci sola?"
"no, non resterai sola, c'è la nonna qui con te".
E dopo una breve pausa, nel silenzio profondo: " il babbo tornerà domani l'altro".
"si, cara, lo porteranno all'ospedale".
"allora, domani l'altro tornerà".
Le donne del vicinato che erano sulla soglia di casa singhiozzavano tutte insieme.
E tutta Ribolla è un pianto desolato, lungo, straziante, di donne raccolte attorno alle 23 bare nel teatro tramutato in camera ardente, di altre donne che si aggirano per le vie del paese.
La voce della giovane figlia del minatore Francesco Femia, un calabrese che lavorava qui da 9 anni, grida e canta la vita e le lodi del padre, secondo l'uso della sua terra.
È una cantilena senza tregua, angosciata, terrificante che si leva sul pianto sommesso delle altre donne.
Altri familiari sono qui giunti dai villaggi intorno, nella speranza, oggi ancor vana, di trovare almeno le salme dei loro congiunti.
Anche la salma di Calabrò non è stata ritrovata.
Il povero corpo martoriato nel quale era stata in un primo momento riconosciuta la sua persona , era un altro minatore, non ancora identificato con sicurezza.
La moglie di Calabrò è sempre a letto ed attende la nascita di un figlio.
Si aggirano uomini e donne smarriti, lo sguardo sbarrato, lungo le viuzze di Ribolla, senza sosta.
Qualcuno aspetta immobile da due giorni e due notti davanti al garage della Montecatini o davanti alla elevatrice del pozzo Camorra.
Là abbiamo incontrati i familiari dell'elettricista Luschi, che martedì mattina è disceso in miniera e vi ha perduto la vita.
Una sua sorella ci ha detto:"Con la morte di mio fratello, la famiglia Luschi ha perduto in miniera 4 uomini: mio padre, due miei cugini, prima, ed ora lui:
nessuno degli uomini della mia famiglia è giunto ai 40 anni di età!".

DURANTE I FUNERALI DELLE VITTIME SARA' SOSPESO IL LAVORO IN TUTTA ITALIA

Un comunicato della Confederazione del Lavoro contiene gravi e documentate accuse sulla responsabilità della Società per i mancati lavori.
Una interpellanza presentata alla Camera dei Deputati.
La Segreteria della CGIL, riunita in seduta straordinaria per udire la relazione del Segretario confederale sen. Bitossi e del Vice Segretario Rossi, di ritorno a Roma da Ribolla, sulle condizioni in cui si è verificata l'immane sciagura mineraria, ha emesso ieri il seguente comunicato:
"La Segreteria confederale denuncia alla coscienza nazionale, commossa dalle tragiche conseguenze di questa catastrofe, la grave responsabilità della Società Montecatini la quale, nonostante i ripetuti e documentati richiami della Commissione Interna e del Sindacato, si è rifiutata di prendere le misure di sicurezza indispensabili che erano state espressamente richieste.
Al contrario, i dirigenti della Montecatini hanno accentuato le forme vessatorie di supersfruttamento e di minaccia, giungendo al licenziamento del Segretario della Commissione Interna che aveva denunciato i gravi pericoli a cui erano esposti i lavoratori".
" pesante responsabilità incombe anche sulle Autorità governative locali.
Infatti, non più tardi del mese di aprile scorso, in un memoriale diretto al Ministero dell'Industria, Direzione Generale delle Miniere, come al Prefetto di Grosseto, e all'Ufficio Provinciale del Lavoro, il Sindacato locale dei minatori denunciava ancora una volta lo stato di pericolo in cui si svolgeva il lavoro nelle miniere di Ribolla, nel quale fra l'altro si diceva testualmente:
.
Tutto questo comprova che i rischi cui andavano incontro i lavoratori, che sono rimasti vittime in fondo ai pozzi, non solamente erano prevedibili ma erano stati espressamente previsti e denunciati dai lavoratori, senza che né la Società Montecatini né le Autorità interessate abbiano preso le misure di sicurezza che si imponevano.
La Segreteria della CGIL riservandosi di svolgere nel Paese e nel Parlamento l'azione necessaria perché i colpevoli dell'immane catastrofe siano rigorosamente puniti e perché delle misure concrete ed immediate siano prese per impedire il ripetersi di simili delitti e creare nelle aziende condizioni di lavoro più umane e compatibili con i diritti democratici dei lavoratori, decide quanto segue:
1) che in concomitanza dei funerali delle vittime, una sospensione del lavoro della durata di 10 minuti abbia luogo in tutta Italia in segno di cordoglio e di fraternità per le vittime, e di protesta;
2) di approvare la deliberazione della Federazione Nazionale Minatori dello sciopero di 2 ore in tutte le miniere italiane, nel giorno dei funerali;
3) di partecipare ai funerali con una propria rappresentanza diretta dall'On. Giuseppe Di Vittorio;
i funerali si svolgeranno domattina alle ore 9.
Dal canto suo la FILIE (Federazione Italiana Lavoratori delle Industrie Estrattive) ha rivolto a tutti i lavoratori un appello perché lo sciopero di 2 ore sia una possente e tangibile manifestazione con la parola d'ordine:
< Basta con gli omicidi bianchi nelle miniere e nelle cave!>.
Gli on.li Targetti, Bardini, Tognoni, Zannerini, Baglioni, Ferri, Bigiandi, e Maria Maddalena Rossi hanno presentato alla Camera una interpellanza .

UN UOMO E UN GIORNO

Stamane c'è un solo giornale, in tutta Italia, che non riporti in prima pagina le terribili notizie giunte da Ribolla.
In prima pagina di questo giornale ci sono sei titoli: il più grosso serve a contrastare il piano socialdemocratico contro la disoccupazione, gli altri parlano di Eisenhower che sarebbe d'accordo con la politica di guerra, del corso della sterlina, del parlamento europeo, di insulti a Molotov, di un preteso primato produttivo italiano nei confronti dell'Europa.
La notizia della strage di Ribolla è in seconda pagina e, nel titolo, questo giornale non scrive neppure la cifra dei morti.
Il titolo dice testualmente: (sicchè, in fondo, si può anche pensare che non valga la pena di spendere altri quattrini nel ricercarli) e il sottotitolo mette in primo piano le provvidenze della Montecatini per le famiglie delle vittime.
Non abbiamo nessuna difficoltà a rendere noto ai nostri lettori che il giornale in questione è Il Globo e Il Globo, per chi non lo sapesse, è l'organo della Confindustria.
La Confindustria, a sua volta, è l'organizzazione degli industriali e la Montecatini, proprietaria della miniera di Ribolla, è naturalmente una delle colonne della organizzazione degli industriali.
Ogni giornale - diciamo noi - è evidentemente libero di mettere in prima pagina o in seconda, di dare maggiore o minore risalto, alle notizie che meglio crede.
Il pubblico, d'altra parte, è libero di trarre da questa scelta le conseguenze che vuole.
Noi, per esempio, dal comportamento del giornale della Confindustria traiamo la conseguenza che agli industriali della Montecatini l'eccidio di Ribolla importa poco o punto, certo assai meno di quanto interessa il cambio della sterlina o le manovre in atto per bloccare il modesto "piano Vigorelli".
E, del resto, è giusto che sia così. È più che regolare, più che normale, è scontato e previsto.
La morale degli azionisti non è quella dei minatori. Non è neppure colpa degli azionisti, è colpa di un sistema che non fa posto alle lacrime se non retoriche e di occasione.
Meglio così: meglio che Il Globo non finga neppure una commozione che non sente.
Tutto diventa più chiaro.

BENELUX

LA COMMISSIONE D'INCHIESTA SULLA TRAGEDIA DI RIBOLLA

La Commissione d'inchiesta sulla sciagura di Ribolla - disposta ieri dal Consiglio dei Ministri di concerto col Ministero dell'Industria - ha già iniziato il suo lavoro di indagine.
Essa è composta dal Capo di Gabinetto del Ministro del Lavoro Consigliere di Stato prof. Lionello Levi - Sandri, con l'incarico di presidente, dall'ing. Giovanni Girolami, Ispettore Superiore delle miniere e dall'ing. Gaetano Fracassi, Ispettore Superiore del Lavoro.
La Commissione dovrà presentare la sua relazione entro due settimane ed il Paese - profondamente colpito dalla eccezionale gravità della sciagura - confida che siano accertate tutte le responsabilità date, fra l'altro, le denunzie a suo tempo avanzate dai Sindacati.