Ghor

Capo Tribù Della Spada

 

                   

 

Storia

Tanto tempo fa, in una assai poco tranquilla cittadina mezzorca, nasceva un pargoletto che i genitori Ghur e Gah vollero chiamare Ghor. La tribù di mezzorchi ormai era cresciuta a Cove e la sua gente era a tutti gli effetti un popolo libero dal proprio passato. Un passato fatto di violenza, di unioni tra razze, che avevano assai poco in comune (orchi e umani) e di certo non consensuali...
La vita da reietti che spettò alle prime generazioni ebbe fine col tempo e Cove divenne il centro dove i mezzorchi potevano vivere in libertà... o quasi.
Un'altra razza infatti, guidata dal potente dio Kargoth, stendeva la sua mano tenebrosa sulla cittadina mezzorca, e i suoi figli, i malkavian, spadroneggiavano per le vie di Cove, chiamando "schiavi" i figli del dio battuto... Gruumsh appunto.
La leggenda narra degli scontri tra divinità, e pare che Gruumsh non ne fosse uscito molto bene in più di un'occasione... forse anche per questo alcuni giovani mezzorchi, simpatizzarono per il dio dei malkavian, al punto di farne il proprio credo, abbracciando il culto di Kargoth.
Gli anziani però non vedevano bene questi giovani e tanto che fecero, riuscirono a inculcare nella popolazione un certo odio per loro, frammisto al timore verso il dio dei malkavian, antico retaggio dei rapporti tra le due razze.
Ghor crebbe agile e forte, ma meno robusto di molti suoi compagni d'infanzia. Il più grosso di loro, Vurash, era già quasi adulto e raccontava che da grande sarebbe stato un grande barbaro, capotribù e comandante di Cove. Ghor non aveva la spiccata indole violenta degli altri coetanei, e anche il padre, Ghur se ne accorse. Dopo l'età della maturazione decise che Ghor doveva essere vagliato dai saggi del posto. Tuttavia in quei giorni l'attenzione era attratta da un altro fatto che aveva spezzato la monotonia di quei luoghi...
Un giovane mezzorco, ferito e quasi morto era stato rinvenuto da una squadra di esploratori. Il giovane aveva un equipaggiamento da battaglia, ma non sembrava far parte di eserciti malkavian o cose simili; gli anziani quindi escludevano che potesse essere uno dei "traditori" schieratosi dalla parte di Kargoth. Aveva delle ferite, che però sembravano chiudersi col passare del tempo, la qual cosa fu letta come un presagio dai capi.
Si chiamava Gell e pare fosse un mezzosangue, nato cioè da un orco e un umana, come i primi mezzorchi. Era stato allevato a Vesper e infatti aveva il tipico dialetto di quei posti; almeno così dissero i capi, gli unici che osavano avventurarsi oltre la foresta...
Ghor era molto curioso di conoscere questo nuovo venuto, date le circostanze del suo ritrovamento, ma la guaritrice, l'anziana Ghenda, aveva detto che il giovane aveva bisogno di riposo e per questo non doveva essere disturbato.
Con aria dimessa Ghor tornò allora a giocare coi compagni, tutti intenti a fare il classico gioco dei bimbi di Cove: il "picchia-coboldo"!
Ghor amava duellare con le armi di legno. Non aveva fratelli con cui giocare e il padre tornava la sera, stanco dall'aver maneggiato un'accetta, per ben altri scopi però. Così Ghor aveva solo gli amici. Con essi si divertiva a inscenare duelli, assalti a bande di goblin, nani e simili. Gli altri però si limitavano a tirare colpi imprecisi e carichi di potenza, facilmente schivabili da chi aveva un corpo più agile e snello. Ogni tanto comunque qualcuno lo raggiungeva, provocandogli acute fitte di dolore. Per questo lui voleva a tutti i costi evitarli! E così più che giocare, per lui questo passatempo divenne quasi un'idea fissa in cui passare intere giornate nel tentativo di migliorarsi.
Passarono le stagioni e il giovane Ghor aveva ricevuto la notizia dagli anziani del villaggio
che non sarebbe mai diventato un barbaro. Era troppo poco robusto, alto solo 195 cm e inoltre non aveva quella "cattiveria" che era tale dei ragazzi di Cove, che crescevano con l'idea di emulare gli adulti, quasi tutti barbari guerrieri e/o lavoratori infaticabili.
"Forse potrà fare il taglialegna", dissero al padre, "ma non sarà mai forte e robusto come te, sebbene il lavoro costante lo irrobustirà parecchio".
La notizia venne accolta con molta mestizia dalla famiglia di Ghor, che sperava in un futuro migliore per il ragazzo, che una vita da avventuriero gli avrebbe senza dubbio permesso.
Ghor invece non se ne dispiaceva, perchè l'idea di girare con delle pelli e maneggiare armi grandi e ingombranti non lo allettava.
La spada! Quella era la sua arma. Ne aveva avuta una in dono da Vurash, di ritorno da una delle solite scorrerie degli adulti. Era di semplice ferro e anche abbastanza consunta, ma Ghor la custodì come una reliquia. La notte, si alzava dal suo giaciglio e immaginava fantasmagorici scontri con mostri sputafuoco e colossi d'argilla, mulinando la sua nuova spada.
Una di queste notti però, in una delle più fantastiche battaglie che avvenivano nella mente del ragazzo, un nano dalla testa stranamente appiattita lo disarmò, facendo volare la spada un paio di metri lontano. Il fracasso che fece svegliò i genitori e il padre lo sgridò e lo picchiò per una mezzora, al punto che Ghor non seppe mai se si addormentò di sua spontanea volontà o il sonno fu in qualche modo "indotto"...
Al risveglio la spada non c'era più e Ghor restò triste per alcuni giorni.
Il padre diceva che l'aveva buttata via, ma lui non lo credeva possibile; dopotutto Ghur era una padre severo, ma non malvagissimo. Meno di molti altri comunque.
Il tempo passava e intanto Ghor aveva conosciuto bene Gell, il ragazzo trovato moribondo qualche tempo prima. Era rimasto colpito dalla storia ricca di eventi del suo amico, una storia triste certo, ma ricca di avventure, proprio quelle che erano mancate a lui.
Forse per questo, o perchè nelle tardi sere d'autunno Gell gli confidava che Gruumsh gli parlava, Ghor prese ad avere quasi una venerazione per l'amico. Da canto suo non era molto credente, e molte delle storie che sentiva sembravano più leggende per bambini che storie credibili per un adulto. Ma Gell era molto serio quando ne parlava e Ghor gli credeva!
Crebbe imparando a lavorare la legna, sebbene si notasse che lo facesse con poca lena e voglia... La sera Ghor usciva e i familiari avevano compreso che in qualche modo, lui continuava a "giocare alla guerra" come diceva la mamma.
Una sera Gell gli propose di uscire di soppiatto da Cove per andare in cerca di avventure.
Gli occhi di Ghor brillarono a quelle parole e non si fece nessuna remora nell'accettare. Con loro andò anche il misterioso Sharko, un mezzorco di qualche anno più grande di Ghor. Sharko era uno studioso delle arti arcane, almeno gli umani così lo avrebbero classificato. A Cove era solo l'aiuto sciamano, un mezzorco esile e malaticcio che si era dedicato a imparare i segreti e le arti della magia. Tutti lo tenevano in disparte, tranne Gell, che era dotato di grande carisma, forse proprio perchè cresciuto tra gli umani.
I tre si avventurarono nella foresta qualche ora dopo il tramonto. Gell portava una torcia per fare luce, ma la accese solo quando era lontano dalle guardie cittadine, per non destare sospetti. Un fantastico mondo si aprì agli occhi dei tre giovani, come un tesoro per sempre rimasto nelle loro menti, nelle loro fantasie, per troppo tempo... Ogni rumore era una cosa nuova, i movimenti degli animali nel sottobosco probabili nemici in agguato... tutto era intriso di una strana "magia"... e tutto sembrava non dover finire mai... fino a quando Sharko disse di udire dei rumori strani da nord est! Subito i tre persero ogni inibizione e corsero eccitati verso il rumore, che Gell riconobbe come dell'acciaio contro altro acciaio: una battaglia! In mezzo a una radura un orco era attorniato da tre goblin. Le quattro figure sembrarono non accorgersi dei tre mezzorchi, nonostante il baccano e la loro torcia. La foga della battaglia era tale da non distogliere l'attenzione dal nemico... l'orco lo sapeva perchè nonostante la mole e la sua forza fisica, aveva diverse ferite lievi e una lancia goblin infilata nel fianco destro.
Un cervo morto, trafitto da una lancia simile a quella che aveva provocato la ferita dell'orco, giaceva al suolo, forse l'oggetto della contesa che ogni fazione reclamava come sua. Uno dei goblin zoppicava vistosamente, colpito dalla clava dell'orco; difficilmente avrebbe recuperato l'uso di quella gamba, molto difficilmente per i tre amici, il cui sangue ribolliva nelle vene e sembrava assordarli con il suo rumore, ormai simile ad un frastuono... Quest'attimo fu interrotto dalla voce di Sharko, che prese a salmodiare qualcosa a occhi chiusi, in una lingua ignota agli altri due.
Come per risposta a questa sinistra chiamata, una strana energia circondò l'apprendista sciamano, che sorrise come per sottolineare il successo del suo incantesimo.
Quel sorriso, quasi di sfida, sembrava dire "che aspettate"?
A quel punto l'istinto sanguinario si impadronì dei tre, e sprezzanti del pericolo, si lanciarono nella mischia!
Ghor si lanciò sul goblin ferito, che si accorse troppo tardi dell'arco mortale disegnato dalla sua spada. Un attimo dopo giaceva esanime a terra.
Il primo sangue...
Sharko, tenendosi nelle retrovie, stava lanciando una nuova magia, e un sorriso quasi sadico affiorò sul suo viso; subito dopo dei dardi di energia scaturirono dalle sue dita e cessarono la loro corsa nel petto di un altro goblin, che finì gambe all'aria, in un tanfo di carne bruciacchiata. L'orco ne approfittò per spiattellare la testa del terzo nemico, felice di avere trovato tre alleati nel momento forse più difficile. Il cervo lo avevano ucciso sì i goblin, ma nelle sue zone di caccia, e quindi aveva tutto il diritto di reclamare ciò che era suo. Ma tutte queste motivazioni erano ignote ai tre, a uno in particolare, che frattanto, nello stupore degli stessi suoi compagni, colpiva con precione e forza la testa dell'orco con la sua mazza ferrata. Ghor e Sharko restarono stupiti dalla mossa del loro amico, di meno l'orco, che nonostante la mazzata che avrebbe steso un cavallo, si riprese prontamente, confermando che gli orchi sono ottimi incassatori, e con un urlo terribile si scagliò su Gell.
Passato lo stupore generale, i due compagni capirono che il loro fratello era in grave pericolo e si lanciarono in quella danza di morte. Sharko aveva finito le magie a sua disposizione, per cui estraendo un coltello da chissà dove, cercava di ferire il colosso di carne che avevano di fronte. Ma questi era insensibile alle lievi ferite di quella sottile lama e con colpi poderosi prese a percuotere Gell, che parava come poteva.
Uno di questi fendenti particolarmente potente, mandò in frantumi lo scudo di legno del mezzorco, che capì in quel momento di non essere in una situazione particolarmente positiva. Sharko giaceva a terra, dolorante, col naso rotto dal pugno dell'orco.
Ghor capì che toccava a lui salvare il compagno e si lanciò nella guardia del nemico. Evitò un fendente del "cugino" di taglia maggiore, e affondò la punta della sua spada nelle carni
dell'orco. Urla di dolore miste a urla di trionfò... ma la battaglia non era terminata. L'orco tirò un cazzotto in pieno viso al suo più recente aggressore, che barcollò all'indietro...
Gell in tutto questo aveva approfittato per piazzare un altro colpo di mazza nel fianco del bestione, ma giunse un po' debole per via delle forze che venivano a mancare al giovane mezzorco a causa dell'assalto subito poc'anzi...
Le cose parevano mettersi molto male, per quella che all'inizio sembrava una scappatella goliardica di tre giovani dal villaggio.
Un'esplosione distolse l'attenzione di tutti, in particolare dell'orco, dato che il fuoco divampò proprio sotto i suoi piedi... Sharko aveva gettato un'ampolla contenente uno strano liquido, che appena il vetro si ruppe, esplose. Anche questo rientrava nelle sue conoscenze...
Gell e Ghor risultarono lievemente bruciati dalle lingue di fiamma, ma solo superficialmente. Quello che non passava un buon quarto d'ora era l'orco, che si dibatteva selvaggiamente, per evitare di ardere vivo. Fu allora che Ghor ne approfittò e colpì violentemente la mano del bestio che reggeva la clava, ottenendo il risultato voluto di farla cadere in terra. Spesso questa tecnica pagava negli scontri giocosi tra amici... ma qui c'era la vita stessa in palio.
Ghor colpì e colpì ancora, preso ormai da quella selvaggia felicità che si ha assaporando l'imminente vittoria. L'orco con le ultime forze, balzò all'indietro, goffamente, tenendosi
un braccio malridotto. Tentava la fuga!
I tre erano stanchissimi, feriti, orgogliosi di quanto avevano fatto, e si sarebbero accontentati. Se uno dei tre non odiasse a morte gli orchi! Se uno dei tre non avesse perso per colpa loro la famiglia... se uno dei tre non avesse covato per anni un sentimento che ora, poteva avere finalmente sfogo...
Gell assunse una posa seria, quasi buffa per quel frangente e disse: "Mirate la potenza di Gruumsh"! e prese a sussurrare strane parole... una silenziosa preghiera al Dio...
Al termine della quale, il mezzorco strinse il pugno in direzione della schiena pelosa dell'orco, ormai lontano per essere visto agevolmente. I compagni infatti non scorsero tutta la scena con nitidezza, ma parve che il nemico si accasciò al suolo come colpito da forze invisibili.
Corsero a controllare, Gell più indietro, con passo lento e sicuro. Era morto.
Gell o meglio Gruumsh lo aveva ucciso, agendo per tramite del loro amico. Cosa ancora più eclatante, a cui sarebbe arrivato Sharko il giorno dopo, Gruumsh aveva risposto alla preghiera di Gell per colpire un suo figlio! Questo faceva riflettere, molto... Gell era in qualche modo, "segnato". La cosa andava discussa al consiglio degli anziani... ma ogni cosa a suo tempo... ora si godevano il loro momento...

Il cervo abbrustoliva lentamente al centro della piazza di Cove, mentre i tre raccontavano l'avventura vissuta. Vurash li guardava con manifesta invidia, mentre staccava un pezzo di cervo ancora crudo e lo divorava...
Quella notte era la loro notte. Non erano più dei ragazzi.
Erano diventati adulti...

Info

Nome

Antonio (Homo Ludens)

Età

28

Località

Nocera Inferiore (SA)

Interessi

letteratura fantasy, GDR, tutto ciò che è ludico

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