S T O R I A

DI RAVANUSA

( Tratta dal testo " RAVANUSA - Territorio e tradizioni " di Gina Noto Termini, Canicattì 1994)

Ricostruire la storia di Ravanusa non è stato un lavoro semplice perché nel corso dei secoli nessuno si è occupato di raccogliere documenti, tradizioni o reperti vari della nostra terra. Alla fine dell'800 si è avuto qualche tentativo che può considerarsi il punto di partenza per avere un quadro organico delle tradizioni e degli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della nostra gente arricchiti dai recenti scavi archeologici.

Ferdinando Lauricella nel 1890 pubblicò: "Sull'origine di Ravanusa e sui baroni che governarono questo Comune". In seguito, in tempi a noi più vicini si occupò di Ravanusa Mons. Angelo Noto che pubblicò nel 1985 " Ravanusa, novecento anni di storia religiosa, 1086-1985".

Ricorreva in quell'anno il novecentesimo anniversario della fondazione di Ravanusa di cui fu artefice Ruggero d'Altavilla nel lontano 1086. Postumo, dello stesso autore viene pubblicato nel 1989 il testo "Origini di Ravanusa".

La storia di Ravanusa si ricava dalle opere di questi due benemeriti concittadini.

FERDINANDO LAURICELLA collegandosi a Tucidide e a Diodoro Siculo afferma che l'antica città di Ravanusa, fiorente sul Monte Saraceno, dovesse chiamarsi IBLA, divinità sicana protettrice della terra che diede il nome a tre città sicule: Ibla Maggiore, Ibla Minore ed Ibla Minima. Quest'ultima per il Lauricella corrisponde alla città del Monte Saraceno.

Mons. ANGELO NOTO afferma che il territorio circostante il nucleo urbano di Ravanusa era abitato sin dal X-IX secolo a.C. A testimonianza di ciò sono le moltissime grotte che si trovano nel territorio della Bifara, della Grada, della Fiumarella e del Monte Saraceno ed una vera e propria necropoli in contrada Bartolo ( Monterosso ) dove si possono visitare ben sei grotte all'interno delle quali si trovano molti loculi scavati nella roccia. Si tratta certamente di una zona preistorica databile tra i secoli X-IX a. C. e quelle ben conservate furono utilizzate in periodo paleo-cristiano e quindi nel IV secolo d. C.

Si può quindi affermare che il nostro territorio era abitato non solo nel periodo greco-romano VII-IV secolo a.C., ma anche nel X-IX secolo a. C.

Sul periodo greco-romano gli studiosi della Sicilia Occidentale accennano al ritrovamento, nella nostra zona di monete statuine e vasi. Ma uno studio prettamente scientifico comincia nel I 928 quando Pirro Marconi soprintendente alle Antichità e Belle Arti di Agrigento, volse lo sguardo su Ravanusa e trovò monete greche e romane di argento e bronzo; confermò così sul Monte Saraceno l'influenza prima di Gela e dopo di Agrigento e di Roma.

Monte Saraceno su cui sorse il primo nucleo di Ravanusa

I lavori ripresero nel 1938 per opera di Paolino Mingazzini che trovò altre monete e materiale vario e scoprì sulla vetta il tracciato di tre templi di cui uno di grandi dimensioni (metri 20 per 40) ed altri due più piccoli. Egli propose il nome dell'Acropoli in MAKTORION basandosi su un testo di Tucidide. Dopo un altro periodo di silenzio che stimolò molto gli scavatori di frodo o i contadini ignoranti che per timore di aver espropriato il podere facevano scomparire quanto trovavano, la ripresa dei lavori si ebbe nel 1956 per merito del rumeno Dinu Adamasteanu che approfondì gli studi del Mingazzini confermando l'esistenza di tre templi e propose il nome di KAKIRON basandosi sul testo di Diodoro Siculo.

Altro periodo di silenzio si ebbe fino al 1973 quando Pietro Orlandini e soprattutto Ernesto De Miro iniziarono un lavoro di ricerche raccolte successivamente nel volume: "Greci ed indigeni nella Valle dell'Himera: Scavi a Monte Saraceno di Ravanusa". Il volume contiene anche ~1 catalogo di tutti i reperti trovati sul Monte Saraceno tra il 1973-79.

Possiamo cosi sintetizzare il periodo greco-romano: la Polis sul monte Saraceno (MAKTORION o KAKTRON o anonima) fu dapprima sotto l'influenza di Gela: passò poi sotto la dominazione di Akragante, specialmente al tempo di Falaride (570-554 a. C). Gli scavi hanno permesso di identificare l'Acropoli costituita dai tre templi. due terrazzi, il superiore e l'inferiore con strade regolari ed una necropoli, nella parte meridionale del Monte: sempre nella parte meridionale si trova pure un recinto e tante fortificazioni che la rendevano cosi inespugnabile dalla parte del Salso o Imera meridionale.

La polis sul Saraceno fiorì tra il 700 e il 300 a.C. poi scomparve. Dell'antico splendore non si sa nulla: si pensa che sia stata distrutta durante la prima guerra punica che vide la Sicilia teatro di lotte.

Il terzo momento della storia di Ravanusa può indicarsi col nome di Periodo Bizantino (V-VII sec.) e Arabo (VIII-XI sec.). E' il periodo più oscuro della storia di Ravanusa. Dei Bizantini non abbiamo alcuna traccia. Degli Arabi non abbiamo reperti archeologici: possiamo trovare la loro influenza solo nella lingua ancora parlata dalla nostra gente e specialmente nella toponomastica. Secondo gli studiosi il nome di Ravanusa deriva dall'arabo Ravin che significa fortezza aggiungendo il suffisso "usa" diviene Ravinusa e quindi Ravanusa.

Il nuovo paese fondato nel periodo normanno risale al 1086. anno in cui Ruggero d'Altavilla conquistò Agrigento e il territorio circostante. Racconta la leggenda che l'esercito normanno assetato per l'eccessivo caldo e la mancanza di acqua. stava per soccombere. Ruggero invocò la Vergine che gli indicò il fico che si trovava ai piedi del monte dal quale sgorgò l'acqua. L'esercito si dissetò e, riprese le forze, sconfisse i Saraceni. Vicino al fico per ringraziare la Madonna venne eretto il primo tempio cristiano dedicato alla Madonna del Fico e del Fonte. Ciò fa pensare che il conte Ruggero dovette trovare degli abitanti cristiani e la costruzione della chiesetta riunì le poche famiglie.

 

Ruggero prega la Madonna di dargli l'acqua per l'esercito.

Affresco del soffitto del Convento dei FF. MM.

 

Nel 1452 Giovanni Andrea Crescenzo, che possiamo considerare il padre fondatore della Ravanusa religiosa e civile, chiese a re Alfonso il Magnanimo l'autorizzazione a fabbricare un fondaco e una osteria nel feudo di Ravanusa che aveva ricevuto in dote dalla moglie. Il vescovo mons. Domenico Xart concesse la fondazione di un monastero dove vennero chiamati i canonici di 5. Giorgio in Alga. Giovanni De Crescenzo ottenne inoltre da Alfonso il Magnanimo che il feudo di Ravanusa fosse elevato da semplice a nobile e gli fosse concessa la giurisdizione civile e criminale. Questo avvenne il 30 dicembre del 1472. Ravanusa quindi ha una sua chiesa, un signore, un fondaco - albergo e i canonici.

Un'altra tappa della storia di Ravanusa ci è data dalla fondazione della Chiesa Madre. Anche questa volta troviamo un signore, don Giacomo Bonanno Colonna, e un vescovo, mons. Francesco Trama. Fu proprio don Giacomo Bonanno Colonna che nel 1621 con una solenne assemblea di popolo promulgò la liberazione di Ravanusa dalla feudalità di Licata e chiese al vescovo mons. Trama l'autorizzazione a costruire una chiesa più grande di quella della Madonna del Fico. La chiesa venne costruita nel 1632 e nello stesso anno venne proclamata Chiesa Madre.

Nel frattempo Ravanusa si è accresciuta, ha un'amministrazione comunale indipendente e i suoi giurati. L'abate Rocco Pirro afferma che Ravanusa nel 1617 ha 85 famiglie, 250 abitanti che orbitano attorno alla chiesa della Madonna del Fico che si pensa sia caduta in rovina per incuria nel I 840. La chiesa Madre fu dedicata a 5. Giacomo in onore del fondatore.

Ravanusa continua ad ingrandirsi e ad affrontare tutte le difficoltà e i problemi dei contadini. I baroni si susseguono e, secondo la loro disponibilità, migliorano o peggiorano le condizioni della povera gente. A tal proposito Ferdinando Lauricella dà un elenco minuzioso e preciso di tutti i baroni che governarono la nostra terra. L'amministrazione baronale

si interruppe nel 1806 quando Ferdinando III di Borbone abolì i privilegi baronali.

Nel 1873 Ravanusa conta ben 7652 abitanti e nel 1900 saranno 12110. Con il nuovo secolo il nostro paese vive i problemi di tutte le realtà comunali del meridione. La miseria spinge i contadini a cercare fortuna oltre oceano e molti emigrano in America. Si diffondono intanto le idee socialiste e la chiesa dopo la Rerum Novarum si inserisce nel sociale cercando di venire incontro alle esigenze dei poveri. Nascono le casse rurali, i movimenti cattolici e socialisti. Il paese affronta le due guerre e l'emigrazione del secondo dopoguerra porta i nostri contadini, clandestinamente, in Francia e in Germania.

Oggi la situazione socio economica del paese è molto migliorata; i 16.464 abitanti godono di una discreta agiatezza.

Il livello culturale è notevolmente migliorato aprendosi alle istanze che provengono dai maggiori centri dell'isola, ma anche del continente per effetto della maggiore frequenza degli studi universitari. Il salto di qualità in senso culturale però ha creato nuovi e più seri problemi occupazionali. In passato, quando in genere i figli continuavano il lavoro dei padri, per lo più dediti al lavoro dei campi, alla pastorizia e in casi più rari all'artigianato, tale problema non si poneva. Oggi le nuove generazioni chiedono una sistemazione adeguata che non sempre viene soddisfatta. Per questo motivo si riscontra una crisi sociale piuttosto inquietante che favorisce 1' attecchimento di comportamenti non sempre irreprensibili che diffondono inquietudini e preoccupazioni.